| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 47 - n. 158 | 30 agosto 2005 |
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Di seguito pubblichiamo il testo integrale della lettera Egregio Presidente, il settore agricolo italiano, nonostante i positivi risultati produttivi per quantità e qualità che ha contribuito nello scorso anno ad incidere positivamente sul PIL complessivo del nostro Paese, è interessato da una grave crisi economica che si evidenzia con una drastica caduta dei redditi delle imprese. Quanto drammaticamente avvenuto in questi giorni in Puglia è il segnale evidente del grave disagio economico e sociale degli agricoltori che non riescono, dopo un anno di lavoro ed investimenti, a collocare sui mercati a prezzi giusti le loro produzioni. Paradossalmente le nostre imprese hanno prodotto di più e hanno in maniera significativa aumentato il livello qualitativo dei prodotti, ma hanno realizzato meno reddito. Considerando i negativi risultati economici del triennio 2000/2003 che a causa delle ripetute calamità naturali hanno ridotto in maniera significativa la produzione agricola totale, il positivo risultato dell’annata agraria dello scorso anno rappresenta la volontà degli imprenditori agricoli italiani a voler continuare ad investire nel settore contribuendo allo sviluppo del comparto agricolo-alimentare-industriale italiano e, quindi, all’intera economia del nostro Paese. L’agricoltura alla pari degli altri settori produttivi e, forse in maniera più difficile, deve confrontarsi in un mercato sempre più globale. Le produzioni agricole italiane per la loro forte diversificazione, tipicità e qualità legata al territorio, insieme alla grande professionalità dei nostri agricoltori, hanno tutte le potenzialità di poter competere sul mercato globale. Queste potenzialità devono però essere utilizzate con la definizione di regole certe ed uguali per tutti i soggetti che operano sugli stessi mercati. La nostra scelta favorevole ad indicare in maniera chiara e certa ai consumatori l’origine e la tracciabilità delle produzioni agricole, rappresenta la definizione di regole finalizzate alla valorizzazione delle nostre produzioni tipiche e di qualità sui mercati interni ed internazionali. Queste regole, importanti ed indispensabili, per la competizione, da sole però non sono sufficienti se non accompagnate da scelte politiche finalizzate alla riduzione dei costi di produzione pari a quelli sostenuti dai nostri maggiori concorrenti all’interno dello stesso bacino produttivo che per la nostra agricoltura è quello dell’UE. Su questa necessità da anni abbiamo individuato i problemi e gli interventi da compiere. “Sul tappeto vi sono problemi complessi che non riescono a trovare una adeguata soluzione. Tra questi, insieme ai costi energetici, alla modernizzazione delle infrastrutture e a nuovi servizi finanziari ed assicurativi, abbiamo individuato la necessità e l’urgenza di interventi nel campo della previdenza agricola. È’ questa una questione centrale di grande rilevanza alla quale è necessario dare una risposta urgente ed efficace. Si va dal costo insostenibile degli oneri contributivi sul lavoro dipendente, al riordino delle prestazioni temporanee. agli incentivi per l’emersione del lavoro irregolare (con particolare riguardo alla questione del lavoro stagionale degli extracomunitari) alla necessità di rivedere le regole per i lavoratori autonomi e di allargare l’attuale platea di contribuenti e, quindi, di adeguarsi alle nuove figure professionali agricole disciplinate dalla recente normativa e di regolarizzare le “figure miste”. Purtroppo su fronte previdenziale agricolo si sono accumulati incomprensibili ritardi che stanno mettendo in risalto un sistema, anacronistico ed inadeguato, che frena fortemente lo sviluppo del settore agricolo, che oltretutto vive una fase di notevole difficoltà e di profonde incertezze. Non basta. Negli ultimi tempi si sono aggiunti i problemi relativi alle richieste dell’Inps di contestazione nei confronti degli agricoltori dell’omissione di versamenti contributivi che hanno contribuito a rendere lo scenario ancora più grave. In tutto questo dobbiamo registrare che il Tavolo sulla previdenza agricola, costituito ormai da molti mesi, ha subito una nuova preoccupante battuta d’arresto. L’insediamento di una commissione di esperti per elaborare proposte da sottoporre alle parti sociali non ha prodotto finora alcun risultato visibile. Del resto, abbiamo sempre sostenuto che il Tavolo doveva essere l’occasione per affrontare a tutto campo le questioni del lavoro agricolo. Ciò non è avvenuto e ha reso in salita la strada per gli agricoltori che oggi si trovano a scontare ostacoli e soprattutto pesanti oneri economici e burocratici. Per tale motivo riteniamo opportuna, da parte Sua, la convocazione immediata del Tavolo agro-alimentare sui problemi della previdenza agricola dove poter subito affrontare le questioni attualmente aperte. Da parte nostra, Le confermo la piena disponibilità ad offrire un fattivo contributo allo scopo di giungere a soluzioni condivise da tutte le parti sociali agricole, orientate a sciogliere i nodi principali sulla previdenza agricola e sul mercato del lavoro. Insomma, la nostra proposta è rivolta a dare soluzione ai tanti problemi irrisolti che interessano la previdenza in agricoltura dando seguito agli impegni da tempo presi e nel pieno rispetto delle indicazioni che sono chiaramente emerse dal settore agricolo. Certo che comprenderà i motivi che mi hanno spinto a formulare una tale richiesta, confido in un Suo positivo riscontro. Con l’occasione, Le porgo distinti saluti. Giuseppe Politi
Attraverso una lettera, inviata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi denuncia lo stato di crisi del settore e chiede con urgenza la convocazione del tavolo agro-alimentare “Il settore agricolo italiano, nonostante i positivi risultati produttivi per quantità e qualità che ha contribuito nello scorso anno ad incidere positivamente sul PIL complessivo del nostro Paese, è interessato da una grave crisi economica che si evidenzia con una drastica caduta dei redditi delle imprese”. E’ quanto si legge nella lettera inviata dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori all’indirizzo del Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi. Quanto drammaticamente avvenuto in questi giorni in Puglia -si evidenzia nel testo- è il segnale evidente del grave disagio economico e sociale degli agricoltori che non riescono, dopo un anno di lavoro ed investimenti, a collocare sui mercati a prezzi giusti le loro produzioni. Paradossalmente -sostiene Politi- le nostre imprese hanno prodotto di più e hanno in maniera significativa aumentato il livello qualitativo dei prodotti, ma hanno realizzato meno reddito. Considerando i negativi risultati economici del triennio 2000/2003 che a causa delle ripetute calamità naturali hanno ridotto in maniera significativa la produzione agricola totale, il positivo risultato dell’annata agraria dello scorso anno rappresenta la volontà degli imprenditori agricoli italiani a voler continuare ad investire nel settore contribuendo allo sviluppo del comparto agricolo-alimentare-industriale italiano e, quindi, all’intera economia del nostro Paese. Le produzioni agricole italiane -continua Politi- per la loro forte diversificazione, tipicità e qualità legata al territorio, insieme alla grande professionalità dei nostri agricoltori, hanno tutte le potenzialità di poter competere sul mercato globale. Queste potenzialità devono però essere utilizzate con la definizione di regole certe ed uguali per tutti i soggetti che operano sugli stessi mercati. La nostra scelta favorevole ad indicare in maniera chiara e certa ai consumatori l’origine e la tracciabilità delle produzioni agricole, rappresenta la definizione di regole finalizzate alla valorizzazione delle nostre produzioni tipiche e di qualità sui mercati interni ed internazionali. Queste regole, importanti ed indispensabili, per la competizione, da sole però non sono sufficienti se non accompagnate da scelte politiche finalizzate alla riduzione dei costi di produzione pari a quelli sostenuti dai nostri maggiori concorrenti all’interno dello stesso bacino produttivo che per la nostra agricoltura è quello dell’UE. Su questa necessità -prosegue nella lettera- da anni abbiamo individuato i problemi e gli interventi da compiere.“ Sul tappeto vi sono problemi complessi che non riescono a trovare una adeguata soluzione. Tra questi, insieme ai costi energetici, alla modernizzazione delle infrastrutture e a nuovi servizi finanziari ed assicurativi, abbiamo individuato la necessità e l’urgenza di interventi nel campo della previdenza agricola. È’ questa una questione centrale di grande rilevanza alla quale è necessario dare una risposta urgente ed efficace. Si va dal costo insostenibile degli oneri contributivi sul lavoro dipendente, al riordino delle prestazioni temporanee. agli incentivi per l’emersione del lavoro irregolare (con particolare riguardo alla questione del lavoro stagionale degli extracomunitari) alla necessità di rivedere le regole per i lavoratori autonomi e di allargare l’attuale platea di contribuenti e, quindi, di adeguarsi alle nuove figure professionali agricole disciplinate dalla recente normativa e di regolarizzare le “figure miste”. Purtroppo -evidenzia Politi- su fronte previdenziale agricolo si sono accumulati incomprensibili ritardi che stanno mettendo in risalto un sistema, anacronistico ed inadeguato, che frena fortemente lo sviluppo del settore agricolo, che oltretutto vive una fase di notevole difficoltà e di profonde incertezze. Non basta. Negli ultimi tempi si sono aggiunti i problemi relativi alle richieste dell’Inps di contestazione nei confronti degli agricoltori dell’omissione di versamenti contributivi che hanno contribuito a rendere lo scenario ancora più grave. In tutto questo dobbiamo registrare -viene sottolineato da Politi- che il Tavolo sulla previdenza agricola, costituito ormai da molti mesi, ha subito una nuova preoccupante battuta d’arresto. L’insediamento di una commissione di esperti per elaborare proposte da sottoporre alle parti sociali non ha prodotto finora alcun risultato visibile. Del resto, abbiamo sempre sostenuto che il Tavolo doveva essere l’occasione per affrontare a tutto campo le questioni del lavoro agricolo. Ciò non è avvenuto e ha reso in salita la strada per gli agricoltori che oggi si trovano a scontare ostacoli e soprattutto pesanti oneri economici e burocratici. Per tale motivo -conclude Politi nella lettera- riteniamo opportuna, da parte Sua, la convocazione immediata del Tavolo agro-alimentare sui problemi della previdenza agricola dove poter subito affrontare le questioni attualmente aperte. Da parte nostra, Le confermo la piena disponibilità ad offrire un fattivo contributo allo scopo di giungere a soluzioni condivise da tutte le parti sociali agricole, orientate a sciogliere i nodi principali sulla previdenza agricola e sul mercato del lavoro.
La Cia-Confederazione italiana agricoltori rileva come l’attuale situazione sia stata determinata dalla miopia di chi era preposto a trovare soluzioni e dall’assenza di una adeguata programmazione preventiva: “Da oltre due anni, tutti erano a conoscenza che senza interventi mirati sui settori, si sarebbe arrivati ad una crisi pesantissima. “Sono più di due anni che denunciamo alle istituzioni ciò che si stava profilando nei comparti del pomodoro da industria e dell’uva da vino, dell’ortofrutta e dell’agricoltura in generale. La crisi era evitabile, gli agricoltori non fanno reddito e non sono in nessun modo responsabili di quanto sta succedendo. Le proteste sono legittime, ma ora servono decisioni repentine e soluzioni da parte di chi ha tenuto un atteggiamento miope ed a sottovalutato le nostre reiterate denuncie.” E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla crisi che sta attanagliando l’agricoltura. Nell’attuale situazione non siamo tenuti ad esaminare o ad esprimere giudizi sui comportamenti individuali, ma sull’operato dell’intero Governo. E il Governo, purtroppo, nulla ha fatto per prevenire e scongiurare l’attuale situazione. Quindi non comprendiamo la posizione del Ministro Alemanno nei confronti di dirigenti della nostra Organizzazione che hanno solo tempestivamente denunciato la situazione di crisi. Quando si verificano crisi di questa entità -prosegue la Cia- bisogna ammettere che vi è stata una grave mancanza di programmazione, ora alle porte ci sono le campagne produttive dell’olio d’oliva e dell’uva da tavola, e senza la dovuta attenzione e prevenzione nelle misure da adottare, da parte delle istituzioni preposte, ci troveremo a fare i conti con altri pesantissimi disagi da parte degli agricoltori. C’è bisogno di regole di mercato -afferma la Cia- e di vincoli per la grande distribuzione organizzata, oltre che una seria concertazione con il mondo agricolo. E’ indispensabile altresì adottare e realizzare quelle scelte,da tempo individuate, per dare più certezze di mercato agli agricoltori e per ridurre i costi di produzione, effettuando al contempo i controlli sulle importazioni che oggi sono praticamente inesistenti. In questo senso non è più rinviabile l’adozione di scelte finalizzate alla riduzione degli oneri previdenziali a carico delle aziende agricole e misure capaci di incidere sull’ aumento generalizzato dei fattori della produzione ad iniziare da quelli energetici. Non accetteremo più -conclude la Cia- una politica agricola che arranca nelle emergenze e arriva sempre in ritardo sulle questioni decisive della nostra agricoltura. Così come non tollereremo le mere azioni speculative di quanti dovrebbero impegnarsi a dare risposte, invece di cavalcare il disagio degli agricoltori continuando a fare promesse e non mantenendo mai gli impegni presi, salvo poi negare le proprie responsabilità quando si presentano momenti critici.
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