| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 46 - n. 18 | 30 gennaio 2004 |
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Frutta, verdura e legumi sono elementi essenziali per una dieta equilibrata e hanno un valore “preventivo” nei confronti del cancro. Per tale motivo è necessario che questi prodotti vengano consumati sempre di più, come del resto la Cia-Confederazione italiana agricoltori va da tempo sostenendo, anche attraverso iniziative portate avanti in questi ultimi anni in collaborazione con il mondo scientifico e con quello medico. Quindi, trovano pienamente d’accordo la Confederazione le recenti affermazioni del prof. Umberto Veronesi proprio sul rapporto ortofrutta-alimentazione e sull’importanza della ricerca, che deve però svilupparsi in pieno rispetto del principio della precauzione. D’altra parte, la Cia ha sottolineato, in un documento sugli Organismi geneticamente modificati, l’essenzialità della ricerca nel campo delle nuove tecnologie biologiche. Esse, infatti, possono prefigurare scenari di alto valore sociale e produttivo: riduzione degli impatti ambientali, miglioramento delle caratteristiche nutrizionali degli alimenti dell’efficienza fotosintetica, della resistenza delle piante alle avversità e agli stress climatici. Il tutto però -sottolinea la Cia- attraverso linee scientifiche rigorose che tengano assolutamente conto della sicurezza della salute umana. La Cia, quindi, in tema di biotecnologie, ha un atteggiamento serio, aperto e pragmatico, mai preconcetto o ideologico. Nei confronti della ricerca non c’è una posizione oscurantista, ma attenta e rispettosa, in quanto essa, fermo restando il principio di precauzione, può aiutare a costruire e decifrare i potenziali vantaggi dell’uso delle biotecnologie in agricoltura rispetto ai rischi latenti anche in materia ambientale. Ed è per questo motivo che la Cia sollecita chiarezza sia in Europa che in Italia in tema di Ogm, al fine di evitare confusione e sterili polemiche. Un discorso che assume maggior valore dopo l’indicazione della Commissione Ue di dare via libera al mais dolce trasgenico BT11, quindi non al seme come inizialmente era apparso, per essere trasformato, tra l’altro, in pop-corn e merendine. La Cia ritiene, dunque, che nella delicata materia degli Ogm venga aperta una discussione concreta e con il contributo di tutti, dalle istituzioni alle forze sociali ed economiche ai consumatori, per arrivare ad una posizione senza preconcetti, ma che dia una risposta chiara ai molti interrogativi ancora aperti.
Uno studio della Cia-Confederazione italiana agricoltori svela le enormi potenzialità di un comparto agricolo in continua ascesa. Un mercato fiorente, trainato dalle grandi proprietà salutistiche e curative delle piante:rosmarino, origano, alloro e maggiorana sono sempre più consigliate dai medici per sanare piccole disfunzioni dell’organismo. Ed è boom anche per l’utilizzo ornamentale. Le piante aromatiche e officinali costituiscono per Italia un enorme potenziale patrimonio del settore agricolo. Il comparto e l’indotto, muovono un fatturato di 400 milioni di euro che arriva a sfiorare i 600 milioni se si considerano l’omeopatia e la cosmesi naturale. Le attività connesse alla produzione e alla commercializzazione impegnano più di 30.000 addetti. Il numero degli esercizi interessati, in particolare le erboristerie, è in continua crescita (oggi sono più di 4500), ma nell’arco di pochi anni, considerato il trend, è facile ipotizzare il moltiplicarsi delle attività . E’ quanto emerge da uno studio condotto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, che oltre a proporre domenica prossima1 febbraio nell’ambito di Vegetalia, un convegno nazionale sul tema “La produzione di piante officinali e aromatiche oggi: l’impresa, il mercato, l’uso dei principi e delle essenze”, ha recentemente pubblicato un utile “prontuario” delle principali piante aromatiche e la fitoterapia, disponibile, all’interno della rassegna fieristica cremonese. Quindi, solo per citarne alcune, si scopre come l’alloro, il basilico, l’erba cipollina, il finocchio selvatico, la maggiorana, la melissa, la menta pi perita, l’origano, la pimpinella, il prezzemolo, il rosmarino, la salvia e il timo sono straordinarie per gusto su ghiottonerie gastronomiche e posseggono, come dimostrato dai medici attraverso la fitoterapia, qualità benefiche per la cura dell’uomo che trova giovamento grazie a tinture, decotti e infusi. In Italia, negli ultimi due anni, si registra, inoltre, un vero e proprio boom dell’utilizzo di piante officinali per impieghi ornamentali. Peperoncini, rosmarino e alloro abbelliscono, sempre più frequentemente, splenditi balconi, giardini e ville. Nel nostro Paese -spiega la Cia- le piante officinali non sono state mai oggetto di studi approfonditi e relativi progetti di sviluppo. Poiché, con ogni probabilità, si è pensato che il comparto produttivo non potesse avere grossa consistenza e rilevanza economica. Negli ultimi anni -continua la Cia- si è però iniziato a rivolgere particolare attenzione alla possibilità di incentivare la coltivazione di piante officinali, per favorire la diversificazione della produzione agricola mediante nuovi indirizzi produttivi. La coltivazione delle officinali -prosegue la Cia- può contribuire ad integrare il reddito delle aziende esistenti e portare a nuove iniziative con possibilità di impiego soprattutto per i giovani imprenditori. Gli areali di coltivazione delle officinali si stanno rapidamente sviluppando in molte aree marginali ed in tale contesto queste produzioni sono doppiamente opportune. Nonostante la coltivazione e il commercio di tali piante accompagna l’uomo dall’ alba dei tempi, poco si conosce delle loro esigenze colturali e delle loro produzioni e le informazioni tecniche a disposizione dei coltivatori sono esigue. Per tale motivo risulta complesso ottimizzare e razionalizzare la produzione. Così come sarà opera ardua censire le specie esistenti nel mondo (centinaia) e quelle che nel corso secoli si sono estinte o hanno subito naturali modificazioni. Il compimento della propagazione -conclude la Cia- è l’esigenza basilare degli utilizzatori delle piante, poiché la germinazione dei semi di molte specie officinali è spesso al di sotto della soglia del 50 per cento. Tale percentuale è inaccettabile per la maggior parte delle specie coltivate in coltura intensiva, ma viene considerata quasi inevitabile per le specie officinali, per la loro peculiarità di specie poco selezionate o importate da altri areali, o semplicemente perché botanicamente appartenenti a famiglie con limitata germinabilità.
Si è tenuta, su proposta dell'Associazione provinciale florovivaisti di Bari, una singolare iniziativa che ha coinvolto le aziende associate della Cia. Una dozzina di androni caratteristici del centro storico cittadino, compreso l'androne del Palazzo municipale, sono stati addobbati a cura delle aziende floricole unitamente ai fioristi specializzati del più importante "distretto dei fiori" della provincia di Bari, in particolare ne comuni di Terlizzi, Molfetta, Ruvo e limitrofi. Nonostante il freddo intenso, migliaia di terlizzesi e baresi hanno sfilato in coda davanti agli androni così allestiti, con temi colorati e delicati frutto della fantasia e dell'arte dei fioristi e dei floricoltori. Temi che in taluni casi hanno ripreso momenti e tradizioni cari all'agricoltura barese, simboli di prosperità e fortuna, quale la Cornucopia, oggetti del lavoro agreste (aratri, carretti, falci) che hanno caratterizzato gli spazi urbani messi a disposizione, legandoli non solo virtualmente alle origini e alla storia comune della cittadinanza e delle famiglie terlizzesi, ancora largamente dedite alla coltivazione dei campi e allo sviluppo delle innovative tecnologie floricole. L'iniziativa, fortemente voluta dal presidente zonale della Cia Raffaele Cipriani, è stata intensamente sentita e partecipata anche dall'amministrazione comunale. Essa ha contribuito a rinnovare un rapporto costruttivo tra il peculiare tessuto di imprese agricole floricole e vivaistiche unitemente all'indotto a prevalenza artigiana che vi ruota attorno ed il resto della comunità terlizzese. Il florovivaismo rappresenta, infatti, in questa area una delle maggiori risorse per l'economia non solo agricola, legando insieme oltre 600 nuclei familiari e centinaia di operatori dell'artigianato, del commercio, dei servizi. Un vero e proprio "distretto" che si autoalimenta, pur conoscendo momenti alternati di rilancio e di crisi, in assenza di un vero supporto delle politiche regionali e nazionali, con un diffuso "fai-da-te" che se da un lato valorizza le capacità individuali con vere e proprie punte di eccellenza, dall'altro non riesce a diventare "sistema". L'impegno della Cia e della sua Associazione si sta sviluppando, oltre che sulle tematiche generali del florovivaismo, in particolare sul problema del nuovo mercato dei fiori, sulla concentrazione dell'offerta e soprattutto sulla definizione di un marchio di qualità che dia riconoscibilità e dignità alle produzioni locali.
Nella splendida sala concerti di Palazzo de Nobili, sede del Comune di Catanzaro, organizzata dalla Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni affari), si è tenuto un incontro, con il patrocinio della Cia regionale della Calabria, sul tema: sicurezza alimentare, acquisti consapevoli e responsabili. I lavori sono stati presieduti e introdotti dalla presidente della Fidapa Rosetta Bonaiuto. “L’agricoltura, malgrado tutte le difficoltà che deve costantemente affrontare, continua a dare un contributo enorme all’economia calabrese e dell’intero Paese. Gli agricoltori procedono con decisione e sacrifici verso l’adattamento produttivo, professionale e tecnologico delle loro aziende, per ottenere qualità sempre più elevata, offrire sicurezza alimentare e dare certezza ai consumatori. A fronte di ciò, però, non vi è un’adeguata attenzione delle forze politiche, istituzionali, della società nel suo complesso”. E’ quanto, tra l’altro, ha sostenuto il presidente della Cia Calabria Giuseppe Mangone. “Per questo -ha proseguito Mangone- la Cia è fortemente interessata a sviluppare relazioni con tutti e, soprattutto, con le organizzazioni che rappresentano gli interessi e le aspettative di soggetti extragricoli. In tal senso rientrano anche le numerose iniziative che la Cia rivolge al mondo della scuola con l’obiettivo di ricomporre il rapporto delle nuove generazioni con l’agricoltura”. Mangone, infine, si è soffermato sullo sviluppo rurale e sulla valenza che il territorio assume per realizzare una grande sinergia fra risorse produttive nei vari settori, risorse culturali, paesaggistiche e ambientali per un progetto di sviluppo dell’economia e della società calabrese. Pensare globale, mangiare locale: nelle campagne per sapere gustare e comprare. In Calabria ci sono circa 1.200 aziende agricole iscritte all’albo agrituristico, di queste, però, solo 150/160 sono in attività. Sull’importanza di avere sul territorio calabrese aziende agrituristiche di qualità si è soffermata il presidente regionale di Turismo Verde Calabria Rosa Critelli. “E’ da ritenersi conclusa la fase pionieristica dell’agriturismo -ha detto la Critelli- in cui tutto poteva andare bene affinché crescesse il numero delle aziende agrituristiche. Oggi l’agriturismo è diventato un fenomeno. Oggi ci troviamo di fronte da una parte, consumatori più attenti e consapevoli, quindi, consumatori esigenti ma, anche disponibili a cercare e pagare la sicurezza e la qualità, dall’altra agricoltori sempre più professionisti e capaci di produrre prodotti di qualità, sicuri, garantiti e di offrire, nelle proprie aziende, ormai multifunzionali, servizi di qualità”. “Come Cia e Turismo Verde, abbiamo promosso sul mercato turistico solo le aziende agrituristiche che rispondessero alle caratteristiche necessarie e obbligatorie. La selezione -ha aggiunto- è avvenuta attraverso la conoscenza diretta dell’azienda e dell’agricoltore, in assenza di metodi e strumenti di certificazione dell’agriturismo, anche se stiamo predisponendo un disciplinare da proporre alle aziende per poi arrivare alla certificazione delle stesse”. Quello che l’etichetta non dice… Su questo argomento oggi tanto attuale si è soffermata Milena Torcia dell’Ufficio Politiche di Mercato Cia Calabria che ha dato dei chiarimenti, utili, per ridurre le perplessità e favorire gli acquisti consapevoli. “Intanto -ha detto la Torcia- prediligere le varietà di stagione, in serra e pieno campo, che presentano le migliori caratteristiche qualitative e il prezzo più conveniente, preferire produzioni e varietà locali che non essendo soggette a tempi lunghi di trasporto garantiscono maggiore freschezza, scegliere frutti con il giusto grado di maturazione, optare per acquisti ridotti e ripetuti nel tempo a garanzia di un’elevata freschezza”. L’agronomo Silvano Molfese ha esposto alcune considerazioni di natura economica e salutistica. “Intanto la legislazione che regola la commercializzazione dell’olio d’oliva genera ancora confusione tra i consumatori, è complessa -ha detto- e il consumatore non riesce a cogliere quelle differenze qualitative che vi sono tra olio extra vergine e olio d’oliva, optando poi alla fine per il prodotto che ha un prezzo più basso”. Molfese ha spiegato che il processo di ottenimento dell’olio extra vergine, ottenuto solo dalle spremiture di olive sane è diverso da quello dell’olio “semplice”, e pertanto è giustificata tale differenza nel prezzo. E così il paragone tra il pomodoro in scatola e quello fresco: anche nel periodo invernale il prodotto fresco costa meno di quello in scatola, poiché in quest’ultimo si paga anche…l’acqua. Consapevolezza vuol dire conoscenza: l’auspicio è quindi quello di stimolare nuove curiosità e conoscenze di questo mondo antichissimo, ma ancora sconosciuto. Alla fine dei lavori tutti i partecipanti si sono intrattenuti per degustare i prodotti tipici offerti dalla Cia.
Manuela Botteghi, presidente della Confederazione italiana agricoltori del Friuli-Venzia Giulia, è stata designata alla guida del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio, industria, agricoltura e artigianato di Gorizia. Un traguardo veramente importante per chi, come Manuela Botteghi, ha sempre seguito da vicino le problematiche delle donne imprenditrici e impegnate nella conduzione di aziende. E anche sulla futura attività del Comitato, la presidente ha le idee chiare: “Occorre -ha detto- stimolare la nascita di nuove imprese e lo sviluppo di quelle gestite da donne attraverso strumenti quali consulenze, magari gratuite, mirate su progetti specifici o semplicemente cercando di infondere più fiducia possibile nelle protagoniste con corsi di formazione o mezzi di informazione ad hoc”. Tra gli altri ingredienti della ricetta figurano “il sostegno all’innovazione tramite il potenziamento di corsie preferenziali o l’assegnazione di punteggi più elevati nelle leggi di concessione di contributi nazionali, regionali e via dicendo, o ancora la valorizzazione del lavoro femminile tramite interventi nel sociale o studi di fattibilità incentrati sugli strumenti legislativi atti a promuovere azioni positive nel mondo della flessibilità del lavoro”. E proprio in questi giorni, Manuela Botteghi ha ottenuto un altro importante riconoscimento: il presidente della Regione, Riccardo Illy, su proposta di associazioni e movimenti di donne rappresentativi a livello regionale, ha nominato la Botteghi nella commissione regionale per le Pari Opportunità tra uomo e donna. Una designazione che ancora una volta va a sottolineare l’ impegno profuso sul fronte lavorativo femminile e che premia tutte le donne della Cia impegnate nell’Associazione Donne in Campo .
Insaccati, marmellate, conserve, sciroppi e carni macellate: ecco i prodotti che, secondo la Confederazione italiana agricoltori del Friuli-Venezia Giulia, devono rientrare nella lista dei beni che godranno di una tassazione ridotta dell’Iva al 50 per cento e di altre agevolazioni fiscali. E così, la Cia regionale ha preso carta e penna e ha scritto ai ministri competenti, quello all’Economia Giulio Tremonti e quello alle Politiche agricole, Gianni Alemanno, sollecitandoli a stilare quanto prima l’elenco interessato. L’importante decisione è stata assunta durante un incontro su un tema fondamentale come “Il fisco e le nuove opportunità dell’impresa multifunzionale”, svoltosi a Palmanova presente un folto pubblico di associati. Nel corso della riunione è stato evidenziato dal relatore Luigi Ferrante come la finanziaria 2004 abbia fatto proprio, sul piano fiscale, il nuovo identikit del imprenditore agricolo tracciato dalla legge di orientamento, prevedendo forme di tassazione semplificata sia sul fronte Irpef che Iva. Una delle novità più importanti riguarda le attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti, prevedendo, nei limiti della prevalenza dell’impiego di materie prime aziendali, una tassazione sulla base delle tariffe catastali, ossia del reddito agrario dei terreni. L’Iva da versare in questi casi verrebbe dimezzata del 50 per cento. Il fatto è, però, che non tutti i prodotti trasformati beneficeranno di questo trattamento, ma solo quelli indicati in un apposito decreto del ministero delle Finanze su proposta del ministero delle Politiche agricole. “Da qui, dunque -spiega la presidente regionale Cia Manuela Botteghi- la decisione di scrivere ai ministri e far sentire la propria voce. Se le nostre richieste dovessero essere accettate, ci saranno ripercussioni positive per moltissime aziende nella nostra regione”.
Riunita, il 27 gennaio scorso, la Giunta regionale della Cia del Lazio per rilanciare l’azione della Confederazione in vista di alcuni importanti appuntamenti a livello nazionale ed europeo. Ai lavori ha partecipato il vicepresidente vicario nazionale, Giuseppe Politi, il quale nelle sue conclusioni si è soffermato sul ruolo che l’organizzazione dovrà assumere nei prossimi mesi per incalzare la soluzione di alcuni problemi che hanno una rilevanza fondamentale per il futuro dell’agricoltura italiana. “Il nostro obiettivo -ha detto- è quello di stare dentro i problemi per correggerne il tiro e per avviarli a soluzione, tenendo conto, in modo particolare, delle esigenze primarie dei nostri associati verso cui la nostra organizzazione dovrà avere la massima attenzione. “ L’agricoltura italiana -ha detto ancora Politi- è stata attraversato in questi ultimi anni da una serie di grossi problemi che ne hanno frenato lo slancio. Dobbiamo lavorare per evitare il ripetersi di casi clamorosi che hanno destato allarme nei consumatori e messo in crisi molte aziende”. “Abbiamo dovuto lavorare molto per ricucire il rapporto con i consumatori che stava per appannarsi ed ora dobbiamo proseguire su questa strada se vogliamo creare le condizioni per un’alleanza tra agricoltura e società rispettosa degli interessi dei coltivatori e dei consumatori. “E’ su questa strada -ha concluso Politi- che dobbiamo lavorare e profondere il massimo del nostro impegno se vogliamo misurarci con i compiti nuovi che attendono la nostra agricoltura e se vogliamo dare nel contempo alla nostra Confederazione il peso che merita nei rapporti con le istituzioni e la società”. Ad aprire i lavori della Giunta è stato il presidente regionale Alessandro Salvadori, il quale si è soffermato sugli importanti obiettivi raggiunti dalla Cia del Lazio soprattutto per quanto riguarda l’anagrafe bovina e la lotta alla “Blue tongue”. “Abbiamo cercato in questi anni -ha detto- di adeguare la struttura organizzativa alle mutate esigenze dei nostri associati. Il nostro obiettivo è quello di tutelare i loro redditi e di accrescere la loro professionalità per far sì che possano rispondere al meglio alla sfida dei mercati interni ed internazionali. La dotazione di uno strumento informativo come il nostro giornale regionale e l’acquisto della nuova sede ci consentono di muoverci in quest’ottica, per fornire cioè ai nostri associati nuovi strumenti di contrattazione e servizi più qualificati”.
Le conclusioni saranno svolte dal vicepresidente vicario della Cia Giuseppe Politi. Giovedì 5 febbraio, alle ore 14.30, alla Fiera di Bologna, nel contesto Europolis (Saloni delle tecnologie per vivere la città), si terrà nella sala Armonia un interessante convegno sul tema “I protagonisti della gestione del territorio: enti pubblici e Imprese agricole”. Il convegno è stato organizzato dalla Cia, dall'Agia (Associazione giovani imprenditori agricoli) e da "Il Sole 24 ore-Edagricole". L’evento, che sarà moderato dal direttore della rivista Terra e Vita, Roberto Bartolini, ospiterà tra gli altri gli interventi e le relazioni di Giulio Fantuzzi, presidente della Cia regionale Emilia Romagna, Gianluca Cristoni presidente dell’Agia-Cia, Massimo Bagnoli responsabile politiche fiscali della Cia, e Enzo Pierangioli, presidente della Cia regionale Toscana, ha come obiettivo quello di offrire un contributo alla lettura del nostro territorio che riporti al centro del dibattito i soggetti attori della sua manutenzione. Questa fondamentale funzione pubblica è fortemente connessa ad un modello di sviluppo sostenibile e collegato a valori tra i quali il trasferimento alle generazioni future dell’ambiente rurale e del suo paesaggio che resta uno dei più significativi patrimoni del nostro paese. Previsti anche gli interventi di: Giuseppe Torchio, presidente Anci Lombardia, Giovanni Cafiero, Legambiente, Giovanni Quaranta, Università della Basilicata, Fabio Panchetti, Mario Grasso, Maurizio Pagliarani e Paolo Mazzoni. L’intervento conclusivo sarà svolto dal vice presidente nazionale vicario della Cia Giuseppe Politi.
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