| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 52 - n. 187 | 29 settembre 2010 |
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Il presidente della Cia Giuseppe Politi a Bruxelles nel corso di una sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, convocata dal presidente Paolo De Castro, denuncia una situazione difficile non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa. I mercati invasi dalle importazioni a “dazio zero” dei paesi terzi. Il preoccupante fenomeno della delocalizzazione. Presentato un articolato documento della Confederazione. Il fiore “made in Italy”, e più in generale quello europeo, è sempre più in crisi. I costi in sensibile crescita (a cominciare da quelli del gasolio, il cui “bonus” per le serre è stato soppresso dal novembre dello scorso anno), i prezzi in caduta libera, ma soprattutto le dilaganti importazioni da parte dei paesi terzi, che hanno invaso i mercati di tutta Europa e in particolare quelli italiani, sono le cause principali di una situazione drammatica per le nostre imprese floricole, molte delle quali rischiano di chiudere, mentre altre negli anni passati sono state già costrette a cessare l’attività. Un quadro estremamente allarmante che si riscontra in tutta l’Ue e che il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha delineato oggi a Bruxelles nel corso di una sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, presieduta da Paolo De Castro. Una sessione che la Cia ha sollecitato proprio perché il problema floricolo ha ormai raggiunto una dimensione preoccupante e richiede pronti e efficaci interventi per evitare un tracollo. Negli ultimi cinque anni la produzione di fiori recisi nel nostro Paese (un settore che rappresenta un’elevata quota della Plv agricola -6 per cento- e conta un totale di circa 36 mila aziende, con circa 100.000 addetti) è diminuita -ha rimarcato Politi, che nel corso della sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha presentato un documento della Cia sulla crisi del settore floricolo- di oltre un quarto (meno 26 per cento) e con essa c’è stata la perdita di più di mille ettari (soprattutto strutture serricole). Particolarmente grave è lo scenario per le rose, la cui produzione si è dimezzata e i costi aumentati del 30 per cento. Difficoltà che vengono riscontrate anche da altri paesi Ue, dove le aziende floricole continuano a manifestare un trend sempre più al ribasso. “Già nel 2007 -ha ricordato il presidente della Cia- si è potuto registrare un ridimensionamento della superficie coltivata in Europa. Molte aziende sono uscite dal mercato per l’insostenibile concorrenza dei prodotti importati (tra questi, appunto, le rose del Kenya). La perdita di competitività del fiore europeo, ovviamente, deriva dalle migliori condizioni climatiche dei paesi terzi, ma anche e soprattutto dal bassissimo costo della manodopera che, in alcuni paesi africani, è addirittura 15 volte inferiore a quello delle aziende in Europa. Ecco perché la maggioranza dell’import di fiori recisi proviene proprio dal Kenya, Colombia ed Ecuador”. Politi ha rimarcato il fatto che verso molti paesi terzi l’Ue ha da tempo avviato politiche di sostegno allo sviluppo che si sono tradotte, per il settore floricolo, in un totale taglio dei dazi. Per la precisione, di questi accordi commerciali a “dazio zero” ne usufruiscono Kenya, Etiopia, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Costarica. Il nocciolo della questione è, però, che la competizione in atto in questo comparto non è fra paesi ricchi e paesi poveri, ma -ha rilevato il presidente della Cia- fra piccole e medie imprese che operano in Europa e grandi imprese, sempre europee, che hanno delocalizzato le loro produzioni. “Queste entrano nell’Ue sia in esenzione di dazio che senza alcun controllo fitosanitario. L’aumento di tali importazioni risulta in costante aumento, facendo nascere un problema di eccessiva quantità di offerta su un territorio, quello europeo, dove, a causa della crisi economica, si è registrato un calo dei consumi. Naturalmente ne deriva un deprezzamento che velocizza ancora di più la crisi del comparto”. Una situazione estremamente critica che i produttori europei, e soprattutto quelli italiani, non sono più in grado di sopportare. I dati, del resto, parlano da soli: oltre all’Italia, anche in Olanda, negli ultimi anni, si è avuta una perdita superiore ai mille ettari coltivati a fiori recisi; stesso discorso per la Spagna dove si è avuta una flessione di superficie di oltre il 12 per cento e per la Francia con una diminuzione di circa 700 ettari. Lo scenario in Italia è, tuttavia, ancora più preoccupante. “Senza interventi tempestivi -ha detto il presidente della Cia- le produzioni di fiori recisi sono destinate a sparire sia nel nostro Paese che in tutta Europa, facendoci così diventare dei semplici importatori”. “La complessità del problema -ha sottolineato Politi- deve essere affrontata con molteplici strumenti che insieme concorrano a facilitare una ripresa del settore. E’ indispensabile una revisione delle politiche comunitarie che oggi prevedono facilitazioni e sostegni per le aziende che investono fuori dal mercato europeo e una regolamentazione dei flussi di import di fiori e fronde recisi che, alla luce del calo di reddito e di produzione di molte aziende europee negli ultimi tre anni, potrebbe prevedere la possibilità di un avvio della procedura di ‘clausola di salvaguardia’, prevista dalla normativa in casi analoghi. In ogni caso la normativa comunitaria dovrebbe prevedere analoghi obblighi sanitari (passaporto verde, gassificazione del prodotto) per le merci in ingresso, esattamente come le merci europee quando vengono esportate verso un paese extra-Ue”. Il presidente della Cia ha, inoltre, sollecitato “l’inserimento, nell’ambito delle politiche della Pac post 2013, di strumenti di sostegno al settore florovivaistico. Ciò diventa possibile anche alla luce di un cambio del sistema di erogazione degli aiuti che non dovrebbe basarsi più sul criterio storico. Inoltre, lo strumento della promozione, che già include il settore florovivaistico, dovrà essere utilizzato maggiormente in futuro”. Secondo Politi, occorre, infine, una revisione della normativa comunitaria relativa alla possibilità di concedere agevolazioni sull’accisa gasolio che, in Italia, negli ultimi anni hanno avuto un ruolo importante di sostegno per i produttori florovivaistici. In ogni caso, il presidente della Cia ha sollecitato uno specifico intervento da parte del governo italiano.
La Cia, che ha organizzato insieme a Confagricoltura e Fedagri-Confcooperative l’incontro bilaterale Ue-Turchia a Caprarola (Viterbo), evidenzia i problemi dei nostri produttori che, oltretutto, fanno i conti con una crescita considerevole dei costi. Si riducono così i margini remunerativi. Per le nocciole italiane futuro ancora molto incerto. Dopo che il governo di Ankara ha deliberato un aiuto a superficie (circa 700 euro l’ettaro) verso i propri produttori, che renderà il prodotto molto competitivo su tutti i mercati, la situazione si è fatta sempre più difficile. Con l’aggravante che i nostri agricoltori, oltre ad un prezzo non certo remunerativo, fanno i conti con un’impennata dei costi di produzione (in particolare quelli dei carburanti e dei fitofarmaci), contributivi e burocratici). A questo si aggiunge un calo produttivo di circa il 20 per cento. Insomma, un quadro complesso che rischia di mettere fuori gioco molte imprese del settore. E’ quanto sostenuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso dell’incontro bilaterale Ue-Turchia organizzato a Caprarola (Viterbo) insieme a Confagricoltura e Fedagri-Confcooperative. Per questo motivo la Cia ha espresso la sua forte preoccupazione. Le decisioni del governo turco vanno ad offuscare il già delicato panorama in cui oggi operano i nostri produttori di nocciole, che vendono ad un prezzo che si aggira attorno ai 180 euro al quintale, ben lontano dai circa 400 euro di quattro anni fa. Una quotazione, comunque, che si è stabilizzata rispetto al 2009, ma che la crescita dei costi rende non affatto remunerativa. Da rilevare che la Turchia rappresenta il 65 per cento della produzione mondiale, mentre l’Italia è il secondo produttore al mondo di nocciole, la cui coltivazione è concentrata per il 90 per cento in Piemonte (Cuneo e Asti), nel Lazio (Viterbo e Roma), in Campania (Avellino, Salerno e Napoli) e in Sicilia (Messina e Catania). La Cia ha evidenziato, inoltre, anche la necessità di rafforzare nel nostro Paese i rapporti di filiera attraverso contratti pluriennali con le industrie. Una prospettiva importante che permetterebbe di valorizzare il lavoro degli agricoltori e di salvaguardare le nocciole “made in Italy”, che subiscono non solo l’attacco competitivo delle produzioni turche, ma operano in presenza di una non armonizzazione delle norme fitosanitarie che provocano una concorrenza sleale.
Il presidente della Cia Giuseppe Politi giudica negativamente le proposte del Governo. Indispensabile un'intesa con le Regioni per dichiarare lo stato di crisi del comparto, misura divenuta fondamentale. “Anche per il settore ovicaprino siamo costretti a registrare risposte totalmente insufficienti per gli allevatori, che stanno vivendo una drammatica situazione. Attendiamo che Governo e Regioni si esprimino in maniera concreta sulla richiesta di stato di crisi del comparto che ha urgente bisogno di provvedimenti incisivi e mirati. Non si può aspettare oltre. Tra i pastori c’è esasperazione e malessere profondo”. Così si è espresso il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi sull’incontro che si è svolto oggi al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. “Gli allevatori ovicaprini -ha rimarcato Politi- sono ormai sull’orlo del baratro, assillati da costi sempre più onerosi e da prezzi del latte in vertiginosa caduta libera. La nostra Confederazione è mobilitata affinché si risolvano i gravissimi problemi che condizionano pesantemente il settore e si diano reali certezze future. Nei giorni scorsi abbiamo predisposto un articolato documento presentato al tavolo del confronto. Tra gli interventi indispensabili abbiamo proposto proprio la dichiarazione dello stato di crisi, che diventa un passaggio obbligato per venire incontro alle esigenze di tantissimi produttori che non possono più andare avanti”. “Nel documento evidenziamo, infatti, che l’attuale difficile scenario deve essere affrontato con la dovuta incisività e concretezza. C’è l’esigenza di operare con la massima tempestività per evitare il tracollo. Da qui la richiesta di un’azione congiunta di Governo e Regioni per predisporre, appunto, lo stato di crisi del settore, e dell’ impegno per ottenere, in tempi rapidi, la relativa l’approvazione da parte dell’Unione europea”. La Cia, come ha ricordato Politi, ha anche sollecitato il varo di un apposito Piano di settore; la costituzione di un Tavolo nazionale permanente presso il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali; il blocco del pagamento dei mutui, oneri sociali e previdenziali per un periodo sufficiente alla ripresa delle attività produttive; provvedimenti comunitari e nazionali finalizzati a governare la volatilità dei prezzi e il mercato; azioni di valorizzazione e promozione dei prodotti.
Il 24 settembre scorso, alla presenza del ministro degli Interni Maroni, Il progetto, denominato “Restitutio” è finalizzato alla messa a punto di un piano d’impresa ed allo svolgimento di tutte le azioni tecniche ed amministrative necessarie fino alla costituzione di una cooperativa sociale di giovani ed al suo accompagnamento, specie nella fase di sturt up.
I pensionati dell’Anp-Cia Salerno esprimono forte dissenso rispetto al decreto firmato dal presidente della Regione Stefano Caldoro, commissario per la sanità in Campania, che porterà ad un raddoppio dei ticket sulle ricette dei farmaci, sulle visite specialistiche e sui “codici bianchi” dei pronto soccorso. Si tratta di una scelta ingiusta che colpisce i soggetti più deboli e coloro che maggiormente necessitano di cure e assistenza medica. I pensionati Anp-Cia evidenziano, inoltre, che l’aumento del ticket, insieme alla ventilata chiusura di alcuni ospedali (Agropoli, Roccadaspide, etc.), favorirà l’ulteriore abbandono delle zone rurali, con pesanti conseguenze sull’assetto idrogeologico del territorio salernitano, già teatro di innumerevoli tragedie. L’Anp-Cia mobiliterà i suoi iscritti contro questi provvedimenti per tutelare i pensionati e la ruralità del territorio salernitano.
“Le eccellenze agricole di Monza e Brianza possono essere un altro catalizzatore di questo territorio, per questo ci stiamo impegnando attivamente insieme agli imprenditori e alle istituzioni locali. I prodotti della terra e dell’acqua - ha dichiarato “Tra i prodotti - ha sottolineato la presidente - vogliamo ricordare il Salame Brianza Dop, Grazie al lavoro dei Gruppi di acquisto solidale, del Parco del Molgora, dei panettieri e degli agricoltori è stato recuperata la produzione dei grani Glasco e Agadir, con tanto di invenzione di nuove birre locali, prodotte da artigiani che li usano tra gli ingredienti. Non possiamo dimenticare il settore della trasformazione del latte che sta vedendo una crescita dei piccoli caseifici”. “Tutte queste attività -ha concluso Santeramo- stanno creando occupazione: sostenibile e durevole. E’ necessario fare sistema di questa ricchezza per combattere il grave consumo di suolo, partendo dai Pgt e dal Ptcp, perché il paesaggio è anche parte integrante della nostra identità. Per questo pensiamo che la rete di Plis, che si innesta sui parchi regionali, sia un’importante infrastruttura per valorizzare l’agricoltura”.
Presso la sala Eventi del Palazzo Pirelli ( sede della Regione Lombardia) a Milano in un’affollata conferenza stampa è stata presentata il 28 settembre scorso dalle organizzatrici Chiara Nicolosi (Donne in Campo-Cia), Pina Alagia (Coldiretti-Donna Impresa) e Gabriella Poli (Coordinamento imprenditoria femminile di Confagricoltura) e dall’assessore regionale all’agricoltura Giulio De Capitani “Fattoria nel Castello” 2010. Giunta al Le donne che lavorano in agricoltura sono costantemente impegnate nel valorizzare il ruolo del settore agricolo nella società e nel difenderne i valori anche attraverso la promozione dei prodotti agricoli e tornano a rivestire in forme nuove e consapevoli il ruolo atavico di “nutrici del pianeta”. Inoltre, con “ Più di settanta Aziende, provenienti da tutte le province del Per i bambini saranno organizzati L’elenco completo delle aziende presenti e delle iniziative col Oltre all’assessore regionale, hanno espresso vivo apprezzamento per l’importante ruolo che l’evento ha sempre più, nel corso degli anni, assunto a favore della valorizzazione dell’agricoltura lombarda e dei suoi prodotti, del ruolo delle donne e, in particolare per i valori che le imprenditrici portano avanti con determinazione, anche il direttore del settore agricoltura della Provincia di Milano Paolo Lassini, l’assessore all’Agricoltura del comune di San Colombano Davide Panzetti, Il rappresentante dell’agricoltura nella Giunta della Camera di Commercio di Milano e Il presidente Coldiretti Carlo Franciosi e i direttori di Cia e Confagricoltura Massimo Benolli ed Umberto Bertolasi.
Nei giorni scorsi il presidente della Cia Puglia Antonio Barile, con una lettera inviata al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e all’assessore regionale alle Opere pubbliche Fabiano Amati, ha evidenziato la problematica della manutenzione delle strade provinciali che sta a molto cuore agli agricoltori pugliesi, perché sono tra i maggiori fruitori di tali arterie stradali. In quella occasione il presidente della Cia Puglia ha chiesto di accelerare le procedure di accredito alle Province dei finanziamenti previsti dalla Legge112/98, al fine di avere un’adeguata manutenzione delle strade provinciali prima della stagione invernale, periodo nel quale la manutenzione è fondamentale per la sicurezza. Ieri (martedì 28 settembre) “Diamo atto al presidente Vendola e all’assessore regionale Amati -spiega il presidente della Cia Puglia Antonio Barile- di aver accolto le nostre istanze e all’impegno del presidente dell’Upi Francesco Schittulli che hanno reso disponibili i finanziamenti per la manutenzione e messa in sicurezza delle strade provinciali”.
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