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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 50 - n. 186 29 settembre 2008
COMUNICATI
  • Cereali: la proposta della Cia per reintrodurre i dazi all’import trova consensi anche nell’Ue
  • Vino: un fermo “no” all’ipotesi “de-alcolizzazione”. Così si penalizza la qualità e la tipicità del prodotto
TERRITORIO
  • Appello della Cia Puglia: a rischio i finanziamenti comunitari per le imprese agricole. Il Comune di Fasano aderisca al Gal
  • La Cia Emilia Romagna denuncia la difficile situazione del Parmigiano Reggiano
APPUNTAMENTI
  • Incontro nazionale sulle “Società agricole”
  • Donne in Campo: i sapori dell’autunno al mercato agricolo di via Spallanzani a Milano

 

COMUNICATI


Cereali: la proposta della Cia per reintrodurre i dazi all’import trova consensi anche nell’Ue

 

Il Consiglio dei ministri agricoli europei affronta il problema messo in risalto da un documento presentato dalla Polonia. Davanti ad una crescita produttiva e a prezzi in netto calo, la sospensione del provvedimento non ha più alcuna ragione di sussistere.

 

La proposta della Cia-Confederazione italiana agricoltori di reintrodurre i dazi doganali all’importazione dei cereali trova consensi anche in ambito comunitario. Su iniziativa della Polonia, che ha predisposto un apposito documento, il tema verrà, infatti, discusso nel contesto dei lavori del Consiglio dei ministri agricoli Ue in svolgimento a Bruxelles.

La proposta all’esame dei 27, come del resto aveva rilevato la Cia, evidenzia che la necessità di annullare la sospensione dei dazi doganali sui cereali è motivata dal fatto che sono completamente mutate le condizioni di mercato rispetto all’inizio dell’anno, quando la misura fu decisa per far fronte all’impennata dei prezzi mondiali. Oggi, davanti ad una crescente produzione e ad un calo netto delle quotazioni, il provvedimento non ha più alcuna ragione di sussistere. Occorre garantire prezzi più equi per gli agricoltori europei e, in particolare, per quelli italiani.

A tal proposito la Cia rimarca che la sospensione dei dazi viene attualmente applicata all’import di prodotto sia di alta qualità che di media e bassa qualità.

La decisione di sospendere i dazi all’importazione comunitaria di cereali era stata presa, dunque, per garantire al mercato comunitario, in una fase di elevato deficit produttivo e di prezzi di mercato incontrollabili, un approvvigionamento di cereali dai paesi terzi a prezzi più bassi.

D’altronde, lo stesso Regolamento comunitario -ricorda la Cia- afferma che “la sospensione dei dazi deve, peraltro, poter essere immediatamente revocata in caso di turbativa o di rischio di turbativa sul mercato comunitario, a causa dei quantitativi importati o della disponibilità sul mercato di quantitativi sufficienti a garantire l’equilibrio del mercato”.

La Cia, che auspica una pronta decisione da parte dell’Ue, rileva di aver sollecitato il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia ad intervenire presso il commissario Ue all’Agricoltura Mariann Fischer Boel affinché si muova per la reintroduzione di questi dazi doganali.

 


Vino: un fermo “no” all’ipotesi “de-alcolizzazione”. Così si penalizza la qualità e la tipicità del prodotto

 

La Cia sottolinea che tale tecnica rischia di provocare pesanti contraccolpi per l’intero settore vitivinicolo. Sollecitato l’impegno dell’Italia per respingere questa proposta. Vanno tutelati i produttori e salvaguardato il legame con il territorio.

 

Un’ipotesi che va respinta senza mezzi termini. In questo modo si penalizza la qualità e la tipicità del prodotto. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla proposta -sostenuta in particolare da Francia e Spagna- del vino parzialmente “de-alcolizzato”.

Alla vigilia dell’ incontro della filiera vitivinicola italiana, che si svolgerà domani al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, la Cia mette in evidenza i rischi derivanti dall’immissione in commercio di questo vino. Siamo, infatti, in presenza di una pratica di cantina, finora vietata, volta a sottrarre, con tecniche industriali, dal vino una parte dell'alcol prodotto naturalmente dalla fermentazione. Pratiche enologiche per le quali, peraltro, non sono ancora state definite specifiche tecniche dall'Organizzazione internazionale del vino (Oiv) per una corretta applicazione.

Il problema non è costituito dalla semplice sottrazione di alcol da un prodotto naturale finito come il vino, ma anche dal fatto -rileva la Cia- che l'apparecchiatura “una colonna a coni rotanti”, oltre ad allontanare l'alcol, porta con se, la possibilità di alterare il quadro aromatico e non solo del prodotto, generando un vero e proprio sottoprodotto che ci allontana dall'idea della qualità e della tipicità, del legame con il territorio.

La Cia ribadisce che i vitivinicoltori italiani non sono contrari alle innovazioni anche in campo enologico; ma chiedono il rispetto dei valori associati al vino, prodotto principe del “made in Italy” agroalimentare. Valori che non si possono alterare con semplici manipolazioni.

E' poi evidente -sostiene la Cia- l’opportunità di non superare alcuni limiti, altrimenti si rischia di arrivare in breve tempo ad un “vino alcol free”, sui cui imbastire messaggi di comunicazione, che potrebbero recare danni di immagine al vino come prodotto tradizionale, fatto di tecniche naturali di vinificazione e di maturazione dei mosti.

Un prodotto che, d’altra parte, trova un ampio riscontro da parte dei consumatori. Il vino -afferma la Cia- non è una bevanda frutto di un brevetto riproducibile dalla combinazione di ingredienti in modo industriale, ma è e resta il punto di arrivo di un percorso di maturazione, ricco di tradizioni, di cultura e di saperi che danno valore al territorio ed alle collettività che lo vivono.

La Cia auspica, quindi, un forte impegno dell’Italia, che insieme alla Grecia si oppone alla “de-alcolizzazione” del vino, per tutelare i produttori ed evitare che vengano introdotte tecniche che rischiano di dare un pesante colpo alla qualità di un prodotto, quello italiano, apprezzato in tutto il mondo.

 

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TERRITORIO


Appello della Cia Puglia: a rischio i finanziamenti comunitari per le imprese agricole. Il Comune di Fasano aderisca al Gal

 

La Cia Puglia lancia un appello al Comune di Fasano (in provincia di Brindisi) affinché aderisca al più presto al Gal (Gruppo di azione locale). “In un territorio a fortissima vocazione agricola quale è quello del comune di Fasano è impensabile che l’Amministrazione Comunale tardi ad aderire ad uno dei Gal operativi nella zona”, è il commento di Donato Petruzzi, vicepresidente regionale vicario della Cia di Puglia.

“Come è risaputo i Gal nell’ambito della programmazione dei fondi comunitari e del nuovo Psr (piano di sviluppo rurale) 2007-2013, i cui bandi saranno pubblicati a breve, rivestiranno un ruolo di fondamentale importanza nella erogazione di finanziamenti per il rilancio del settore agricolo. Ad oggi il Comune di Fasano, nonostante le rassicurazioni in merito -spiega Petruzzi- sta tardando a formalizzare la propria adesione al Gal. Una simile situazione non può che compromettere seriamente il futuro dell’agricoltura fasanese. Una agricoltura intensiva che rappresenta il primo settore produttivo del territorio e che potrebbe non vedersi riconosciuti milioni di euro di finanziamenti comunitari e regionali solo perché il Comune di Fasano non riesce ancora a stanziare pochissime centinaia di euro per aderire al Gal. Non c’è più tempo da perdere”.

“I Gal, ormai -conclude il vicepresidente regionale vicario della Cia- rappresenteranno il volano per lo sviluppo rurale della Puglia. Come Cia, dunque, facciamo appello alla sensibilità del sindaco della città Lello Di Bari e agli amministratori comunali affinché si faccia presto per consentire alle migliaia di imprese agricole del territorio di poter usufruire delle prossime opportunità contenute nel Piano di sviluppo rurale della Regione Puglia 2007-2013”.


La Cia Emilia Romagna denuncia la difficile situazione del Parmigiano Reggiano

 

“Alla riduzione della produzione dell’ultimo anno ha corrisposto una pesante riduzione delle quotazioni, invertendo i fondamentali dell’equilibrio domanda-offerta. L’oligopolio delle cinque centrali d’acquisto, ormai monopolista del mercato, sta abusando del suo potere  per mantenere a livelli insostenibilmente bassi i prezzi corrisposti ai fornitori, imponendo loro condizioni inique, determinando il rischio reale della sopravvivenza del formaggio Parmigiano Reggiano, mettendo in discussione il diritto dei consumatori a conservare questo prodotto, parte del patrimonio culturale del nostro Paese”. Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna, interviene sulla difficile situazione di mercato del “re dei formaggi” che stenta ad uscire da una lunga crisi.

“Non si tratta di spingere per aumenti dei prezzi al consumatore, ma evitare che le promozioni e le vendite sottocosto determinino in modo fittizio il valore d’acquisto dai produttori”, sollecita Battelli.

Il Parlamento europeo, nel febbraio scorso, ha chiesto alla Dg Concorrenza di avviare uno studio sugli effetti che la concentrazione del settore dei supermercati nell'Ue sta avendo sulle piccole aziende, i fornitori, i lavoratori e i consumatori e, in particolare, di valutare le eventuali violazioni di potere d'acquisto che possono derivare da tale concentrazione e proporre azioni adeguate per tutelare i consumatori, i lavoratori e i produttori da qualsiasi abuso di posizione dominante o da eventuali altri effetti negativi rilevati nel corso del suo studio.

“È necessaria, quindi, la stessa attenzione da parte delle Istituzioni, dell’Antitrust e degli organi di controllo comunali sulle modalità con cui la grande distribuzione effettua vendite chiaramente sottocosto di un prodotto alimentare non propriamente deperibile quale è il formaggio Parmigiano Reggiano  -chiede Battelli-  per il quale riteniamo che non sia applicabile la deroga prevista per i prodotti freschi e deperibili. Le scelte unilaterali della grande distribuzione organizzata, dove si esitano i due terzi del ‘re dei formaggi’, e gli ondivaghi comportamenti sul prezzo, rendono difficile perseguire relazioni di filiera serie in grado di salvaguardare il reddito di consumatori ed agricoltori”.

A giudizio della Cia, la Regione Emilia Romagna “e non solo l’assessorato all’Agricoltura”, anche tenendo conto che circa la metà delle forme vengono consumate nel territorio d’origine, deve farsi carico di aprire rapidamente un confronto interprofessionale con la grande distribuzione “richiamando tutti gli interlocutori, a cominciare dagli Istituti di credito, sulla drammatica e strutturale crisi che investe i produttori del Parmigiano -conclude Battelli -  e sul reale rischio di perdere un sistema produttivo e la relativa ricchezza di quel vasto territorio”.

 

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APPUNTAMENTI


Incontro nazionale sulle “Società agricole”

 

Si svolgerà a Roma mercoledì prossimo primo ottobre l’incontro nazionale sulle “Società agricole”. L’iniziativa, promossa da “Agricoltura è Vita” e dal Caf-Cia, si terrà, a partire dalle ore 9.30, presso il Centro Congressi Frentani (via Frentani, 4)

I lavori verranno aperti da Giuseppe Cornacchia, presidente dell’associazione “Agricoltura è Vita”. Seguiranno le relazioni di Massimo Bagnoli, direttore settore consulenza fiscale e finanziaria di “Agricoltura è Vita”, sul tema “Dalle società in agricoltura alle società agricole professionali”, di Maria Chiara Guzzon, notaio di Rovigo, (“Atto costitutivo e fatti modificativi delle società agricole”),  di  Pierluigi Sodini, dirigente dell’Ufficio legale Unioncamere, (“Le società agricole ed il Registro Imprese”), di Angelo Donato Berloco,  dirigente Ismea - Direzione Riordino Fondiario, (“Le società agricole e il mercato fondiario”).

Dopo il dibattito ci saranno le relazioni di Maurizio Leo, presidente della Commissione bicamerale Anagrafe Tributaria, (“L’evoluzione della disciplina fiscale delle società agricole”) e di Stefano Vaccari, dirigente del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, (“Misure di incentivazione per le società agricole”).

I lavori saranno conclusi dal presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi.


Donne in Campo: i sapori dell’autunno al mercato agricolo di via Spallanzani a Milano

 

Sarà all’insegna della stagionalità il mercato delle imprenditrici agricole, organizzato da Donne in Campo, l’associazione della Cia, che si terrà mercoledì  primo ottobre prossimo, dalle 9 alle 19, in via Spallanzani a Milano.

Castagne, zucche, porri ed altre verdure di stagione, ciclamini e peperoncini ornamentali: tutti prodotti tipici dell’autunno lombardo che saranno proposti accanto ai salumi e ai formaggi, al riso, al miele, ai vini e a tutti gli altri prodotti provenienti da diverse zone della regione che sono stati proposti nei precedenti appuntamenti.

Questo mercato agricolo di Milano che rinnova mercoledì il suo appuntemento è interamente al femminile. Tutta la gestione è affidata  alle imprenditrici e alle donne impegnate nelle aziende agricole che, con la loro passione, anche in queste occasioni contribuiscono a far conoscere, insieme ai prodotti,  i territori e le tradizioni delle campagne lombarde.

Questa iniziativa milanese si aggiunge a quella che da tempo l’associazione Donne in Campo organizza a Melegnano, in piazza della Vittoria, ogni terza domenica del mese.

 

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