| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 48 - n. 68 | 29 marzo 2006 |
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La Cia esprime apprezzamento per gli annunciati interventi europei. Nel nostro Paese la situazione, però, resta difficile: i consumi sempre in forte calo. Si allungano i tempi per l’erogazione dei 100 milioni di euro, peraltro insufficienti per fronteggiare i drammatici problemi del settore. E’ un altro positivo riconoscimento che conferma la gravità della crisi di mercato che ha colpito il settore del pollame, specialmente in Italia, dove i produttori si trovano in una situazione sempre più difficile, con redditi in costante calo e con consumi sempre più in picchiata. E’ quanto evidenziato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla proposta della Commissione Ue, avanzata dalla commissaria all’Agricoltura Mariann Fischer Boel, di sostegni finanziari che prevedano un cofinanziamento del 50 per cento a livello europeo. Per la Cia tutto ciò è positivo, ma gli allevatori non si possono accontentare degli impegni. Essi si aspettano concreti provvedimenti alla luce di una crisi di mercato perdurante che nel nostro Paese non ha precedenti e che rischia di far scomparire un settore importante dell’agricoltura nazionale. Finora i danni subiti superano i 550 milioni di euro, mentre i consumi, a causa di un’assurda psicosi da aviaria, hanno fatto registrare un crollo del 30 per cento. Per quanto riguarda i più volte promessi interventi del governo italiano, è da tempo che -afferma la Cia- gli allevatori aspettano l’emanazione del decreto attuativo della legge Il tutto con l’aggravante che -sottolinea la Cia- tale decreto attuativo prevede, da parte delle Regioni, le procedure di notifica degli aiuti all’Unione europea, con prevedibile ulteriore ritardo nella concreta attivazione dei provvedimenti di aiuto alle aziende avicole. Così i tempi di un’erogazione concreta dei finanziamenti si prevedono ancora lunghi. Per gli allevamenti -conclude la Cia- le prospettive non sono incoraggianti, soprattutto per quelli rurali e biologici, i più colpiti dalla crisi e che senza interventi validi rischiano di scomparire.
“Nel 2005 gli agricoltori italiani hanno perso oltre il 12 per cento del proprio reddito a differenza degli altri imprenditori europei che lo hanno aumentato di circa l’8 per cento”. Ha esordito con queste parole il presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci, rivolgendosi al presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, Joseph Daul, che il 28 marzo scorso è stato accolto dalla Regione Toscana per approfondire le questioni legate all’attuazione della riforma della Politica agricola comunitaria (Pac) e alle sue ricadute in Toscana. Il presidente Pascucci, apprezzando l’iniziativa intrapresa dalle istituzioni toscane e concordando con le proposte avanzate dall’assessore Cenni per la definizione del nuovo Piano di Sviluppo Rurale della Toscana, ha sollecitato il presidente Daul affinché vengano affrontati con maggiore efficacia dal Parlamento Europeo alcuni aspetti relativi alle politiche agricole. In particolare, il dislivello che separa l’agricoltura italiana da quella europea, secondo quanto sostenuto dalla Cia Toscana, sarebbe avvenuto sia per la scelta del disaccoppiamento introdotta con Giordano Pascucci ha sollecitato più determinazione per la definizione in ambito Wto di accordi multilaterali che dettino regole condivise e sostenibili assicurando ai sistemi locali ed alle imprese pari opportunità e reciprocità. “Occorre anche una decisa azione per l’abbattimento della burocrazia -ha sostenuto il presidente della Cia- semplificando e snellendo le norme, la loro attuazione e la loro gestione”. Tra i vari punti toccati da Pascucci anche la necessità di un rafforzamento dell’organizzazione commerciale ed economica delle imprese potenziando la cooperazione, le filiere (corte e lunghe), l’integrazione economica locale e lo sviluppo rurale; servizi ed infrastrutture per le aree rurali; la valorizzazione della programmazione dal basso e della sussidiarietà oltre che un potenziamento delle azioni per l’innovazione, la divulgazione, l’animazione rurale e la formazione che sono strategiche nell’attuale processo di cambiamento e di trasformazione dell’agricoltura, che per affrontare le nuove sfide necessita di un forte ricambio generazionale che può assicurare, attraverso giovani e donne, una maggiore dinamicità e reattività all’impresa. « Erano presenti all’incontro i presidenti della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, Marco Remaschi, e della Commissione speciale Unione europea sempre del Consiglio regionale, Angelo Pollina; l’assessore regionale della Toscana, Susanna Cenni; Giuseppe Cortese, direttore di Artea; Oreste Giurlani, presidente Uncem; nonché i rappresentanti delle agenzie, dirigenti della Regione Toscana, i presidenti delle organizzazioni agricole e delle cooperative, quindi i protagonisti istituzionali e socio-economici del comparto agricolo toscano.
“Quando le aziende agricole sono in crisi come in questo periodo, non possono certo ‘delocalizzarsi’ e trasferirsi magari in Romania” è stata la considerazione di Emilio Deri nel suo intervento a “Previdenza o Miseria?”, il dibattito svoltosi in occasione della V Festa di Primavera di Bibbona (in provincia di Livorno) sulle prospettive future dei giovani agricoltori che, a causa del sistema contributivo, si ritroveranno ad avere anche dopo 40 anni di versamenti, pensioni di 200 euro al mese. “Inoltre -ha proseguito Deri- l’attuale legislazione non facilita il versamento: anche chi non ha versato nessun contributo può avere lo stesso il “Milione” di pensione “. Sono intervenuti gli assessori Lippi e Agostini dei comuni di Cecina e Bibbona, con i quali, i buoni rapporti con Stefano Poleschi, presidente provinciale della Cia di Livorno, riconfermato nella carica il 4 marzo scorso, ha chiesto alle coalizioni in lizza una vera politica per l’agricoltura. Sulla questione previdenziale dei giovani ha sollecitato da una parte la fiscalizzazione degli oneri sociali e, dall’altro, il superamento del pagamento dei contributi con il rigido sistema a “fasce” aggacciandoli, invece, alla tassa Irap, in modo che se un’azienda attraversa un periodo di crisi, gli oneri sociali si abbassano. Al termine dei lavori si è svolto il pranzo sociale e poi Francesca Cappellacci, dell’associazione di Cecina, e Franca Nobili, del Patronato Inac, hanno donato alle signore ed alle mogli presenti il tradizionale omaggio.
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