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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 46 - n. 17 29 gennaio 2004
ATTUALITÀ
  • Audizione della Commissione Ue sul piano d’azione per l’agricoltura biologica
  • Incontro Cia- Federcaccia
COMUNICATI
  • “Campagne sicure 2003. La criminalità in agricoltura nelle regioni del Sud”: il 3 febbraio conferenza stampa della Cia con il procuratore antimafia Vigna
  • Smaltimento rifiuti di plastica: beffati gli agricoltori. Pagati 35 milioni di euro senza avere il servizio !
TERRITORIO
  • Cia del Piemonte: l’agricoltura della Regione ha bisogno di mano d’opera. Troppo bassa la quota di extracomunitari assegnata
  • La Cia di Napoli presenta la CiaCard e il nuovo portale web
  • La Cia di Reggio Calabria adotta il codice etico
  • La direzione provinciale della Cia di Arezzo
  • Reggio Emilia: documento sulle attività estrattive
APPUNTAMENTI
  • Cia di Roma contro la riconversione a carbone della Centrale Enel di Torre Valdaliga Nord
  • Lombardia: Donne in Campo all’”Arte da mangiare-mangiare l’arte”

 

ATTUALITÀ


Audizione della Commissione Ue sul piano d’azione per l’agricoltura biologica

 

Lo scorso 22 gennaio si è svolta a Bruxelles un’audizione indetta dalla Commissione europea sul Piano d’azione per l’agricoltura biologica. L’idea del Piano nacque in una Conferenza Europea che si tenne in Austria nel 1999 e fu sviluppata in un ulteriore incontro in Danimarca nel 2001.

La presidenza svedese ed il Consiglio agricolo del giugno 2001 diedero mandato alla Commissione di studiare e mettere a punto una prima ipotesi del Piano. Le numerose consultazioni, tra cui gli approfondimenti all’interno del Copa e la successiva consultazione attraverso internet promossa da Fischler, sono culminate, appunto, nell’audizione pubblica.

Una sorpresa o forse una conferma dell’interesse che il settore delle produzioni biologiche suscita a vari livelli in Europa, è stata data dalla numerosa e molto convinta adesione che l’iniziativa ha raccolto.

Altrettanto convinta la posizione di Fischler che ha partecipato all’audizione insieme al ministro irlandese Walsh, il quale ha dichiarato la volontà di trasmettere il Piano, entro il prossimo aprile, al Parlamento Europeo nella edizione redatta dal Governo italiano ed approvata all’unanimità dal Consiglio Agricolo dello scorso dicembre.

I numeri del biologico europeo, che registra una crescita annua del 30 per cento e con andamenti eccezionali se guardiamo al periodo 1998-2000 durante il quale il biologico dell’Europa a 15 è passato da 2.287.577 a 3.823.306 ettari, con una crescita del 67 per cento, confermano che il settore, in tutto il comparto agricolo, è l’unico in costante crescita.

Sul fronte dei consumi i prodotti biologici in Europa hanno conquistato un 2 per cento del mercato con punte, sull’ortofrutta, che hanno raggiunto il 7-10 per cento. Questo andamento è giudicato molto positivo da diversi analisti e perciò meritevole di particolare attenzione.

Nell’audizione si sono affrontati tutti gli aspetti che riguardano il biologico: il rapporto con i consumatori, l’ottimizzazione del mercato ed il logo europeo, l’armonizzazione del sistema di controllo, le etichette e la comunicazione, la trasformazione, commercializzazione e distribuzione (Gdo), la verifica dell’adeguatezza delle norme, la gestione Ogm e le sementi, le politiche per il biologico, la ricerca

L’analisi è stata svolta in maniera approfondita con una serie di relazioni di esperti dei vari Stati membri.

Le conclusioni dell’ audizione, inserite nella proposta avanzata dal governo italiano, andranno a far parte del documento che la Commissione sottoporrà al Parlamento.

Su due questioni Fischler è stato molto chiaro: sulla coesistenza non si torna indietro; la Commissione non intende andare oltre la direttiva già emessa. I parlamenti nazionali, in base alle loro esigenze, adotteranno una propria normativa che dovrà riguardare, ovviamente, anche le garanzie per il biologico.

Sulle sementi biologiche l’orientamento è quello di fissare a livello europeo una tolleranza allo 0,1 per cento.

Sulla questione risorse: non ci saranno risorse specifiche. Gli Stati membri adotteranno opportunamente, con la modulazione e le misure dello sviluppo rurale, le proprie politiche per il settore delle produzioni biologiche.

A tal proposito un’occasione importante per l’Italia è rappresentata dalla discussione della bozza di decreto legislativo che si sta esaminando in questi giorni: mantenere nella sua intierezza l’impostazione del documento, riformare il sistema di controllo salvaguardando l’integrità nazionale dello stesso, definire alcuni aspetti di natura fiscale e dare inizio alla stesura del Piano d’azione italiano per l’agricoltura biologica sono quei segnali che si attendono dal ministro delle Politiche agricole Alemanno a conferma della sensibilità da sempre dimostrata verso il biologico.

 

 


Incontro Cia- Federcaccia

 

Lo scorso 21 gennaio si è svolto un incontro tra una delegazione della Federcaccia, rappresentata dal presidente Fausto Prosperini e dal vicepresidente Massimo Cocchi, e della Confederazione italiana agricoltori con il presidente nazionale Massimo Pacetti, accompagnato da Marino Berton responsabile della politiche faunistico-venatorie della Cia.

L’incontro si è tenuto presso la sede nazionale della Cia.

La riunione, che si è svolta in un clima di cordialità e cortesia reciproca, è stata l’occasione per riaffermare la collaborazione tra le due associazioni e scambiare i rispettivi punti di vista in tema di politiche venatorie e gestione del patrimonio faunistico. Da parte dei presidente Federcaccia Prosperini sono state evidenziati gli aspetti di sintonia tra cacciatori ed agricoltori nel quadro di esercizio venatorio responsabile e attento alle esigenze delle imprese agricole che operano sul territorio.

Il presidente Pacetti ha sottolineato che, nell’ambito della multifunzionalità dell’agricoltura, anche le attività collegate alla gestione del patrimonio faunistico possono rappresentare una opportunità per le imprese agricole.

L’incontro si è concluso con il reciproco impegno a continuare nella collaborazione e a mantenere un rapporto proficuo per consolidare le positive relazioni in atto.

 

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COMUNICATI


“Campagne sicure 2003. La criminalità in agricoltura nelle regioni del Sud”: il 3 febbraio conferenza stampa della Cia con il procuratore antimafia Vigna

 

L’agricoltura del Mezzogiorno  continua ad essere terrorizzata dalla criminalità organizzata. Migliaia di produttori agricoli sono nelle mani della mafia, della camorra, della ’ndrangheta. E sono soggetti a pressioni, minacce e a ogni forma di sopruso.

L’allarme è stato lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che in un “dossier”, elaborato insieme con la Fondazione Cesar, mette in risalto i gravi problemi che oggi sono costretti ad affrontare gli imprenditori agricoli delle regioni meridionali.

La vibrante denuncia venuta dalla Cia, che ha evidenziato con il “dossier” gli atti criminosi che purtroppo si registrano in molte regioni del nostro Mezzogiorno nei confronti dei produttori agricoli, è stata accolta dal procuratore nazionale Direzione nazionale Antimafia Piero Luigi Vigna il quale ha istituito uno specifico Ufficio per combattere la criminalità nel settore agricolo. 

Il “dossier”, dal titolo “Campagne sicure 2003. La criminalità in agricoltura nelle regioni del Sud”, sarà illustrato nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Roma il prossimo 3 febbraio, alle ore 11,30, presso la sede nazionale della Cia, in via Mariano Fortuny, 20.

La conferenza stampa sarà introdotta dal vicepresidente vicario nazionale della Cia Giuseppe Politi e dal segretario generale della Fondazione Cesar Giancarlo Brunello. Seguiranno gli interventi del procuratore nazionale Piero Luigi Vigna e del presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti, che risponderanno alle domande poste dai giornalisti.


Smaltimento rifiuti di plastica: beffati gli agricoltori. Pagati 35 milioni di euro senza avere il servizio !

 

La Cia-Confederazione italiana agricoltori denuncia come l’approvazione dell’articolo 10 del D.L. 335, il cosiddetto “mille proroghe”, cancelli con un colpo di spugna tutti i soldi che i produttori agricoli hanno pagato anticipatamente  per smaltire e riciclare correttamente la plastica utilizzata  per operazioni colturali.

 

Gli agricoltori sono nuovamente beffati da una legge. Il decreto conosciuto come “mille proroghe”, votato ieri al Senato, contiene un articolo che spazza via un debito di oltre 35 milioni di euro dovuto dalle case produttrici di polietilene al Consorzio preposto per la raccolta ed il riciclo della plastica. Una somma di denaro pressocchè equivalente è stata già versata dagli agricoltori al momento dell’acquisto dei teloni per le serre. Più precisamente 60 delle vecchie lire ogni chilogrammo di polietilene, una sorta di contributo che avrebbe dovuto garantire la raccolta e il riciclo dei materiali una volta in disuso. La Cia- Confederazione italiana agricoltori, dopo avere denunciato ciò che avrebbe comportato, per gli agricoltori e per il Consorzio, l’approvazione di tale articolo contenuto nel “mille proroghe”, si interroga circa il destino di quelle somme sborsate dagli agricoltori a fronte di un servizio che non avranno.

In sostanza -spiega la Cia- senza finanziamenti il Consorzio, peraltro costituito per legge, non potrà operare, e quindi i rifiuti rimarranno sulle spalle degli imprenditori agricoli, che dovranno in qualche modo risolvere il problema per non ricorrere nelle sanzioni previste per chi non smaltisce correttamente la plastica.

Una situazione -sostiene la Cia- paradossale che sta creando confusione  tra gli agricoltori, i quali non intendono pagare in nessun modo un’ ulteriore gabella per lo smaltimento in privato dei rifiuti.

Gli organismi preposti -conclude la Cia- dovranno necessariamente trovare soluzioni idonee al problema, prima che la situazione degeneri in manifestazioni clamorose di protesta o, ancor peggio, prenda piede il pericoloso smaltimento abusivo. Pertanto, è necessario che nella discussione alla Camera per l’approvazione definitiva venga rivisto il provvedimento e cancellata così una norma iniqua per gli agricoltori.

 

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TERRITORIO


Cia del Piemonte: l’agricoltura della Regione ha bisogno di mano d’opera. Troppo bassa la quota di extracomunitari assegnata

 

L’agricoltura piemontese ha bisogno di mano d’opera. Non essendoci disponibilità di mano d’opera nella quantità necessaria sul mercato interno, l’agricoltura deve ricorrere agli extracomunitari.

Tali affermazioni -evidenzia la Cia del Piemonte-   sono così aride che possono sembrare poco rispettose nei confronti dei lavoratori subordinati o stagionali che già operano o si spera possano operare nelle aziende agricole, ma sono necessarie per far comprendere la drammaticità della situazione.

Da una parte ci sono aziende agricole moderne, dinamiche, che hanno bisogno di mano d’opera per consolidarsi o per crescere, dall’altra c’è un decreto del governo che regola i flussi d’ingresso in Italia degli extracomunitari, il quale ha assegnato complessivamente al Piemonte 1.330 extracomunitari per il lavoro subordinato (a tempo indeterminato e determinato) e 1800 per l’impiego stagionale. Ne occorrono -sostiene la Cia regionale- almeno il doppio per soddisfare le richieste delle aziende piemontesi, tra cui quelle agricole.

Molte aziende agricole non hanno potuto neppure presentare le richieste di mano d’opera, in quanto, nel giro di mezz’ora dall’apertura delle domande (lunedì 26 gennaio), le Direzioni provinciali del Lavoro le hanno dichiarate irricevibili per esaurimento delle disponibilità.

Solo dopo molte pressioni, le Direzioni provinciali del Lavoro hanno accolto ugualmente le richieste in soprannumero, che potranno però essere soddisfatte solo se il Governo emanerà un ulteriore decreto sui flussi.

La Cia del Piemonte ha scritto una lettera al prefetto di Torino per far presente allo stesso Prefetto e, tramite il Prefetto, al Governo che occorre un intervento urgente per risolvere la questione. Molte aziende agricole e molte imprese piemontesi degli altri settori rischiano di trovarsi in seria difficoltà.

 

 

 

    

                                                                                                                           


La Cia di Napoli presenta la CiaCard e il nuovo portale web

 

Parte dalla Confederazione degli Agricoltori di Napoli un progetto ambizioso di rilancio del settore primario nell’area metropolitana all’insegna dell’innovazione e di un nuovo protagonismo imprenditoriale degli operatori.

Ne parliamo con Vincenzo Califano, presidente provinciale, che al New Europe Hotel di Napoli ha presentato lo scorso 27 gennaio l’iniziativa insieme a Massimo Pacetti, presidente nazionale della Confederazione, a Ilaria Ascione, sociologa, che ha curato il nuovo sito web Cia all’insegna dell’interattività nell’ambito del sistema e in relazione con il mercato e a Giuseppe Castiello, responsabile dell’Ufficio Sviluppo & Promozione.

“Con la Carta dei Servizi e la CIACard  -spiega il presidente Califano - abbiamo raggiunto l’obiettivo di offrire agli associati, ai cittadini e alle Imprese che operano nel sistema-Cia un nuovo strumento operativo che rappresenta un’importante novità ed un’opportunità per tutti. Per chi lavora nella Confederazione e nei suoi Istituti, con diversi livelli di responsabilità, perché è chiamato ad adeguare cultura, tempi e metodologie di lavoro rispetto a una nuova dimensione organizzativa, in particolare nel rapporto con gli Associati e con gli Utenti dei servizi. Per chi intende non solo partecipare, ma essere attore del processo di cambiamento della società e dell’economia forte di un’appartenenza a un’Associazione che, nelle radici della sua storia, rinnova le ragioni di una presenza e di un’azione sempre più puntuale e qualificata. Per quanti, istituzioni pubbliche, enti, associazioni, forze sociali, politiche ed economiche, istituti di credito con cui ogni giorno ci relazioniamo, affinché prendano nuova consapevolezza della forza-sistema e delle potenzialità che esprimiamo non solo in termini di rappresentanza quanto nella coerenza del progetto politico globale che proponiamo alla società”.

Perché una confederazione agricola si è fatta promotrice di un’iniziativa così innovativa rispetto al mercato in cui opera? “L’idea che ci ha mossi è stata quella di realizzare una più moderna forma della rappresentanza degli interessi che permetta -evidenzia Califano-   all’agricoltura e a tutti quanti vivono e operano in questo settore di essere protagonisti dello sviluppo e dei processi sociali ed economici di una grande realtà metropolitana qual è Napoli e la sua provincia. Insomma un salto di qualità, oltre che di responsabilità, che si traduce soprattutto in un modo nuovo di comunicare e di essere associazione di rappresentanza del mondo rurale partenopeo, con un valore aggiunto rappresentato dalla moltitudine di servizi, agevolazioni e opportunità che offriamo a tutti i cittadini, a partire dall’agricoltore e dal suo nucleo familiare. Offerte che aumenteranno ogni giorno, già a partire dalle prossime settimane, e che saranno aggiornate sul nostro sito internet che rappresenta l’altra grande novità per il suo essere interattivo allargando gli orizzonti delle relazioni che ogni giorno intessiamo e coltiviamo e che è stato realizzato dalla dott.ssa Ascione tenendo presente la complessità del sistema e la nuova domanda che proviene dal mondo agricolo che rappresentiamo”.

Alla dott.ssa Ilaria Ascione abbiamo chiesto di spiegare qual è la novità del nuovo portale Cia. “Nell’area dell’informazione e della globalizzazione non è possibile più elaborare un messaggio in modo tradizionale e poi affidarlo a internet. Piuttosto -evidenzia Ilaria Ascione- bisogna cercare di capire come la nostra organizzazione, i nostri servizi e la nostra identità possano essere rappresentati e comunicati nella complessità dell’attuale sistema di comunicazione. Per questo il nuovo sito web è stato pensato in funzione di un nuovo codice di lavoro sia interno sia esterno e abbiamo lavorato su due fronti: usabilità e semplicità dell’interfaccia e ascolto. Usabilità significa interfaccia utente amichevole, tale che senza istruzioni potrà essere in grado di usare da subito il sistema; interfaccia semplice è quella che si spiega da sola, che ci guida all’uso corretto del sistema e che si modella sui nostri problemi; ascolto significa che l’organizzazione dovrà adattarsi all’utente, imparare ad ascoltarlo per capire bene che cosa vuole…In sintesi la logica che ha guidato il nostro percorso non è stata quella di essere presenti in rete, ma come essere presenti, come articolare i messaggi, che cosa offrire, come strutturare i percorsi di navigazione, come ottimizzare i flussi di informazione tra u reparto e l’altro, come tenere aggiornate le informazioni in modo che chi si collega abbia sempre l’impressione di trovare qualcosa di nuovo”.

La Card e la Carta dei Servizi si avvalgono di numerose partnership. Ne parliamo con Giuseppe Castiello, responsabile dell’Ufficio Sviluppo & Promozione della Cia di Napoli. “Grazie alla collaborazione con Banca Clarima del Gruppo Unicredito presentiamo un prodotto nuovo, la CiaCard, cioè una vera e propria carta di credito che consente ai suoi possessori di accedere al sistema e ai suoi servizi con indubbi vantaggi anche rispetto ai nostri istituti di credito di tradizionale riferimento. In più disponendo di un fido che inizialmente è di 1300 Euro, ma anche su questo siamo già pronti a proporre altre interessanti novità. E’ la testimonianza della credibilità e dell’affidabilità che in questi anni la Cia ha saputo conquistarsi sul mercato e un’ulteriore prova di fiducia sulle nostre capacità di modernizzare la rappresentanza agricola  a Napoli. Le novità sono tante e altrettante le opportunità che i nostri partner hanno inteso offrire a chiunque opera nell’ambito Cia. Sta qui la novità, quella di aver consolidato una rete e di allargarla nella società partenopea lungo la direttrice dello sviluppo rurale”.

Ultima battuta per il presidente Califano. La Cia ha proposto queste novità coniando uno slogan suggestivo…“Si, il cuore agricolo di Napoli, cioè il motore di uno sviluppo che tutti insieme vogliamo perché il cuore agricolo di Napoli pulsa forte, perché è ansioso di vivere e di realizzare, con gli interessi, anche il sogno di una società che rispetti l’uomo, l’ambiente e la terra in cui viviamo e lavoriamo per migliorare la qualità della vita di tutti noi”.

 

 

 

 


La Cia di Reggio Calabria adotta il codice etico

 

In una partecipata riunione è stato approvato ed adottato dalla Cia di Reggio Calabria il Codice etico dell’Organizzazione che insieme allo Statuto ed al Regolamento governano la vita della Confederazione.

Il presidente provinciale Nino Inuso, nel suo intervento, ha affermato che il Codice etico ed il Regolamento, oltre a rappresentare una tappa fondamentale della vita della Confederazione, per Reggio Calabria è la fase conclusiva di un periodo transitorio necessario a vecchi e nuovi dirigenti della Confederazione eletti dall’Assemblea Provinciale del 6 Dicembre 2002. Le regole, la trasparenza, i comportamenti etici, all’interno e verso l’esterno consentono ai dirigenti della Cia di essere una squadra competitiva in grado di rispondere in maniera concreta e positiva alle aspettative delle aziende agricole associate ed allo sviluppo più complessivo dell’agricoltura quale settore imprescindibile per lo sviluppo della società moderna.

E’ toccato al vicepresidente vicario Tonino Laganà illustrare i documenti. Ha affermato che il Codice etico non potrà che rafforzare la Cia quale organizzazione democratica, autonoma ed indipendente che mette al centro della sua attività non solo l’impresa agricola, ma anche la persona con le sue esigenze ed aspettative di crescita culturale, morale, civile ed economica.

Numerosi gli interventi, tra cui, Peppe Serra, Leo Pangallo Vincenzo Carnà, Giovanni Staltari, Ercole Sansalone, Pino Zappavigna.

Il presidente della Cia della Calabria Giuseppe Mangone ha valorizzato il ruolo della Cia regionale e le molteplici iniziative che si stanno svolgendo nel territorio, anticipando che sarà convocata da parte dell’Assessore regionale Dima la Conferenza regionale dell’agricoltura.

A conclusione dei lavori il presidente della Cia nazionale, Massimo Pacetti, ha sostenuto che la Confederazione fa propri i valori di riferimento ed i principi contenuti nella Costituzione della Repubblica italiana, nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo.

Coerentemente a questi principi, il sistema confederale, con senso di responsabilità e con integrità morale, si pone l’obiettivo di continuare a contribuire al processo di sviluppo dell’agricoltura italiana ed europea e alla crescita civile del Paese. Un riconoscimento alla Cia di Reggio Calabria che nel 2003 è diventata la prima in Calabria per numero d’associati.  Questo dato deve servire per ulteriori successi in quanto oggi la Cia si rinnova e si modernizza al contrario del mondo politico e delle istituzioni che raramente possono essere presi a modello perché non corrispondenti alle esigenze di modernità e trasparenza provenienti dalla Società.

Si assiste, purtroppo, ha continuato Pacetti, alla caduta verticale dell’economia, all’abbandono della logica solidale, all’aumento della povertà. Il sistema Paese è in crisi per mancanza d’investimenti e d’infrastrutture. Concludendo, il presidente della Cia prende un impegno: “per l’agricoltura meridionale faremo una grande battaglia; l’agricoltura deve tornare ad essere un fattore economico centrale nel nostro Paese”.

 


La direzione provinciale della Cia di Arezzo

 

Le conclusioni del vicepresidente vicario nazionale, Giuseppe Politi

 

Il vicepresidente vicario nazionale della Cia, Giuseppe Politi, ha concluso ieri ad Arezzo i lavori della direzione provinciale della Cia, convocata per rilanciare una serie di iniziative in grado di dare un rinnovato slancio ed impulso alla politica della Confederazione. Al centro del dibattito la preparazione della conferenza organizzativa, la nuova campagna di tesseramento per il 2004, l’acquisto di una nuova sede.

Politi, nel suo intervento, ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare l’impianto organizzativo per adeguarlo alle mutate esigenze dell’agricoltura italiana e ai nuovi processi in atto in ambito nazionale ed europeo.

“Abbiamo già avviato -ha detto Politi- un processo di cambiamento della nostra organizzazione, con nuove regole interne per definire diritti e doveri di ciascuno”.

“L’obiettivo -ha continuato- è quello di esaltare e valorizzare le potenzialità professionali, la progettualità, le idee e le intelligenze per offrire servizi sempre più rispondenti alle mutate esigenze del panorama politico-professionale e per conferire maggiore peso contrattuale ai nostri associati”.

Riferendosi poi al tesseramento, Politi ha rilevato che “porre al centro della nostra attività l’associato nella duplice veste di coltivatore e consumatore, ci pone con grande determinazione l’esigenza di finalizzare la nostra attività ad incrementare il numero degli iscritti e a dare maggiore impulso alle attività direttamente collegate al tesseramento, anche attraverso la promozione di iniziative specifiche e capillari”.

Il vicepresidente vicario non ha tralasciato di indicare alcune linee guida, sul piano interno ed internazionale, sulle quali l’organizzazione dovrà muoversi nel prossimo futuro.

“Ci troviamo, nel nostro paese -ha detto ancora Politi- di fronte ad una inflazione preoccupante, superiore alla media europea, che comprime il potere di acquisto della nostra moneta e che incide fortemente sulla capacità di spesa delle famiglie, soprattutto per quanto riguarda l’acquisto di beni alimentari. Bisogna adoperarsi per correggere questa tendenza involutiva, proponendo una riduzione dei costi e delle tariffe più consona alla ripresa dei consumi e al rilancio dell’agricoltura”.

Sulla politica agricola comunitaria, Politi ha rilanciato l’esigenza di un rapporto sempre più stringente tra la produzione e il sistema agroalimentare e tra agricoltura e società.

“Si tratta -ha concluso- di una sorta di alleanza per rendere più competitive le nostre produzioni tipiche e di qualità sui mercati internazionali e per vincere la sfida della globalizzazione”.

I lavori della direzione sono stati aperti dal presidente provinciale Paolo Tamburini, il quale nella sua relazione ha sostenuto che la convocazione della Conferenza di organizzazione nasce dalla esigenza di ricollocare meglio la confederazione aretina rispetto agli appuntamenti futuri.

“Pensiamo -ha detto- ad una formazione professionale sempre più aderente alle numerose richieste degli associati, ad una riorganizzazione delle zone, in direzione di un più proficuo e razionale rapporto con le aree rurali, ad una più efficace azione degli istituti confederali in un’ottica di maggiore concorrenzialità con le altre organizzazioni”.

Tamburini si è soffermato, quindi, sul tesseramento che “dovrà essere consolidato e sviluppato per rendere l’organizzazione sempre più rappresentativa nel tessuto economico e sociale della provincia”.

Sull’acquisto della nuova sede, infine, il presidente provinciale ha detto che “per sostenere un tale straordinario impegno sarà necessario il coinvolgimento diretto di tutti gli associati attraverso una significativa sottoscrizione”.  


Reggio Emilia: documento sulle attività estrattive

 

Cia e Coldiretti di Reggio Emilia hanno sottoscritto un documento comune di osservazioni e proposte al Piano delle attività estrattive. Il documento è stato inviato alla Provincia. L’intenzione di Cia e Coldiretti è di trovare percorsi che portino ad un uso del territorio sostenibile e compatibile, partendo dall’importanza per i prodotti tipici e di qualità che le aree di produzione risultino integre e correttamente disciplinate dal punto di vista agro-ambientale.

Le indicazioni Cia-Coldiretti sono per dare priorità all’ampliamento dei siti esistenti o recuperare siti dimessi, in modo da sottrarre la minor superficie agricola all’attività produttiva e contenere gl’impatti. Le due organizzazioni sottolineano poi che si valutino con attenzione gli aspetti idrogeologici e di drenaggio dei terreni e si indichino chiaramente le modalità di escavazione nei singoli siti. Chiedono inoltre che siano concordati i metodi di recupero e la predisposizione di piano del traffico per le zone interessate da nuovi siti.

Cia e Coldiretti auspicano, infine, uno studio aggiornato per il polo estrattivo di Barco di Bibbiano, a ridosso del campo pozzi dei Quercioli, che può creare impatti sul drenaggio superficiale e sotterraneo, con gravi conseguenze per l’inquinamento delle falde, con conseguenze per l’agricoltura e l’ambiente, ma anche per il rifornimento dell’acqua potabile, dato che proprio il campo dei Quercioli rifornisce la città e gran parte della provincia.

 

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APPUNTAMENTI


Cia di Roma contro la riconversione a carbone della Centrale Enel di Torre Valdaliga Nord

 

La Cia di Roma e provincia ha aderito alle iniziative contro la riconversione a carbone della centrale Enel di Torre Vadaliga Nord, e parteciperà alla manifestazione che si terrà sabato prossimo 31 gennaio a Civitavecchia. La protesta, alla quale hanno aderito istituzioni, partiti politici, molte forze sociali e associazioni di cittadini, è tesa a tutelare la salute e l’ambiente per un futuro ecosostenibile.


Lombardia: Donne in Campo all’”Arte da mangiare-mangiare l’arte”

 

L’associazione  “Donne in Campo Lombardia” partecipa all’edizione 2004 della manifestazione “Arte da mangiare- mangiare arte”, giunta ormai al suo nono appuntamento.

Una manifestazione, caratterizzata da numerose iniziative dai chiostri dell’Umanitaria al Castello Sforzesco, che, dal 30 gennaio al 1 febbraio, “farà sedere alla tavola dell’arte Milano”, presentando nelle vie cittadine e in numerosi spazi culturali le opere di artisti contemporanei e, insieme a queste, anche “ l’Arte da gustare” che viene dall’agricoltura e dalle donne dell’agricoltura.

“Donne in Campo”  partecipa con entusiasmo anche per contribuire all’obiettivo principale che si pone “Arte da mangiare”, nata all’interno della Società umanitaria: avvicinare al mondo dell’arte coloro i quali abitualmente non frequentano mostre e gallerie e viceversa.  E per le donne dell’agricoltura essere protagoniste attive di questa importante operazione culturale è particolarmente significativo.

 

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