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Anno 47 - n. 246 28 dicembre 2005
COMUNICATI
  • Cenone di San Silvestro un po’ più austero, a tavola vincerà la tradizione italiana.

 

COMUNICATI


Cenone di San Silvestro un po’ più austero, a tavola vincerà la tradizione italiana.

Cenone di San Silvestro un po’ più austero, a tavola vincerà la tradizione italiana. Pochi prodotti stranieri. Lenticchie e cotechino battono caviale e salmone. Si spenderà però di meno rispetto al 2004

 

 

Il 2006 sarà salutato dal salto di 30 milioni di tappi di spumante

 

Secondo la Cia, sono in decisa flessione i consumi di salmone, caviale e champagne.  In diminuzione anche le vendite di frutta esotica. Per festeggiare il nuovo anno si acquisteranno prodotti alimentari per un miliardo e 330 milioni di euro, il 2,5 per cento in meno rispetto al 2004.

 

Una fine d’anno un po’ più  austera,  ma sempre all’insegna della tradizione e del mangiare tipico. Il cenone di San Silvestro vedrà, infatti, sulle tavole prodotti nella stragrande maggioranza italiani e allo scoccare della mezzanotte del prossimo 31 dicembre verranno fatti saltare più di 30 milioni di tappi di spumanti soprattutto nostrani. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori, secondo la quale per la cena dell’ultimo dell’anno si spenderanno circa 950 milioni di euro (il 3,5 per cento in meno rispetto al 2004)  per l’acquisto di prodotti legati alle usanze delle nostre terre (lenticchie, cotechino, zampone, tacchino, frutta secca), mentre il brindisi al 2006 costerà circa 280 milioni di euro (il 2,0 per cento in meno nei confronti dello stesso periodo dell’anno scorso). Dunque, una spesa globale di un miliardo e 330 milioni di euro, con una flessione del 2,5 per cento.

Come è avvenuto per il Natale appena passato, sulle tavole degli italiani -evidenzia la Cia- si troveranno sempre meno prodotti stranieri. Gli acquisti di caviale sono, infatti, scesi del 35 per cento nei confronti dell’anno scorso, mentre quelli di salmone e di champagne sono diminuiti, rispettivamente, del 15 e del 30 per cento. Anche per quanto riguarda i formaggi (in particolare quelli provenienti dalla Francia), i salumi esteri e la frutta esotica (tanto ricercata negli scorsi anni), si registrano notevoli flessioni nelle compere (dal 25 al 40 per cento).

Dunque, la scelta alimentare, secondo l’analisi della Cia, si è fatta sempre più mirata verso i prodotti tipici delle nostre regioni. Non solo, però, prodotti Dop, Igp e Doc, ma anche quelli che hanno tradizioni profonde e non hanno ancora avuto un riconoscimento. C’è, infatti, una ricerca, da parte degli italiani, di prodotti di nicchia, frutto della paziente e secolare opera dei nostri agricoltori. Prodotti per i quali si va ad acquistare nei tantissimi mercati che si sono organizzati in questi giorni di festa.  Non si spende più tanto per comprare, ma si guarda alle caratteristiche del prodotto e le scelte divengono più oculate.

Così come a Natale, quando si è speso più di un miliardo e 150 milioni di euro in prodotti tipici, anche a Capodanno -rileva la Cia- sulle tavole degli italiani questi  prodotti  faranno la parte del leone. Vini, extravergini di oliva, formaggi, salumi, legumi secchi, castagne, frutta secca. Si va dal prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal culatello di Zibello al capocollo, alla soppressata di Calabria, allo zampone e al cotechino di Modena, dallo speck dell’Alto Adige al Lardo d’Arna della Val d’Aosta, dal Gorgonzola al Parmigiano Reggiano, al Grana Padano al Pecorino Romano e Sardo, alla mozzarella di bufala campana al caciocavallo Silano, dalle arance rosse di Sicilia alla nocciola del Piemonte, dalla lenticchia di Castelluccio ai capperi di Pantelleria, alla nocciola di Giffoni, dall’olio di oliva di Brisighella a quelli di Canino, del Cilento, della Riviera Ligure, della Sabina, dell’Umbria, della Puglia e delle Valli Trapanasi, al pane casereccio di Genzano e di Altamura.

Per quanto riguarda il brindisi dell’ultima notte del 2005, gli italiani non hanno dubbi: sceglieranno, secondo quanto emerge dall’ indagine della Cia, ancora una volta spumanti nostrani. Su cento bottiglie vendute, più di 90 saranno di produzione nazionale. Il resto sarà champagne francese. La preferenza va anche quest’anno all’Asti. Il Prosecco occupa il secondo posto nella scelta dei consumatori.

Un dato, comunque, emerge chiaro: il calo dei consumi registrato a Natale -afferma la Cia- si avrà anche per l’ultimo giorno dell’anno. Tuttavia, gli italiani non abbandonano  la tradizione alimentare del nostro Paese, la buona tavola e spenderanno soprattutto in prodotti tipici e di qualità, anche se a livelli decisamente inferiori nei confronti del 2004, quando già si era avuta una decisa flessione.

A tal proposito la Cia ricorda che i prodotti tipici costituiscono un patrimonio economico sempre più importante. Questi rappresentano oltre il 10 per cento della produzione agricola italiana, realizzano un fatturato annuo che tocca i 9,5 miliardi di euro e danno lavoro, tra attività dirette e indotto, a più di 300 mila persone.

 

 

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