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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 50 - n. 231 28 novembre 2008
ATTUALITÀ
  • Siglato l’accordo tra suinicoltori e macellatori. Nuove regole trasparenti nella definizione dei prezzi dei maiali stabiliti con criteri oggettivi e condivisi dalle parti
COMUNICATI
  • Crisi: misure poco incisive. Per l’agricoltura la situazione resta grave
  • Inflazione: frenano l’agricoltura e il calo dei consumi. Sui campi prezzi in picchiata. Ma gli alimentari sono ancora troppo cari
  • Maltempo: è emergenza anche per l’agricoltura
  • Natale: l’albero non rincara e gli italiani rinnovano la tradizione. Quelli “veri” battono gli “artificiali”: se ne venderanno 7,5 milioni
  • Olio d’oliva: dal governo solo impegni parziali
TERRITORIO
  • Cia Sicilia: continua la politica delle briciole per l’agricoltura meridionale
  • Cia Umbria: dalla riunione di Città di Castello una forte spinta alla coesione della filiera e alla prosecuzione della coltivazione di tabacco
  • La Cia Calabria nell’Osservatorio regionale per l’imprenditoria in agricoltura
  • L’agricoltura toscana ha bisogno di scelte condivise
  • Olio d’oliva: per la Cia Puglia nessun impegno concreto da parte del ministro
APPUNTAMENTI
  • Il sindaco di Padova convoca agricoltori e commercianti
  • La Cia Abruzzo incontra i candidati alla Presidenza della Regione

 

ATTUALITÀ


Siglato l’accordo tra suinicoltori e macellatori. Nuove regole trasparenti nella definizione dei prezzi dei maiali stabiliti con criteri oggettivi e condivisi dalle parti

 

E’ stato firmato questa mattina a Roma l’accordo sul cosiddetto “mercato unico” nel settore suinicolo. Si tratta di un documento importante siglato tra allevatori e macellatori  che prevede regole trasparenti nella definizione dei prezzi dei maiali non più stabilito in base alle attuali metodologie -cioè quotazioni scaturite da una trattativa che prende spunto dai prezzi rilevati nelle piazze principali di riferimento- ma parte da dati oggettivi condivisi dalle parti e che tengono conto delle dinamiche dei consumi, dei volumi di mercato ed altri parametri ‘misurabili’.

“L’accordo di fatto istituisce la ‘Commissione unica nazionale’ (la riunione di primo insediamento  si terrà il prossimo 10 dicembre presso il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali mentre i successivi incontri si svolgeranno, in via sperimentale, a Reggio Emilia) che ha il compito di concordare le previsioni sulle tendenze dei prezzi  di mercato dei suini da macello, fissandone i relativi prezzi”, sottolinea Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna e componente della Giunta nazionale della Cia.

Il lavoro della Commissione è quella di formulare le tendenze e il prezzo dei suini per la settimana successiva .  La definizione delle tendenze di mercato e dei prezzi ha per oggetto la categoria di prodotto suini da macello, con declaratorie separate per i suini da macello certificati per le Dop e per i suini da macello non certificati. Le tendenze di mercato e la formulazione anticipata dei prezzi potrà costituire una indicazione  di riferimento per i mercati e per le contrattazioni future da inserire nei singoli contratti di fornitura che verranno volontariamente sottoscritti tra le parti.

In sostanza la Commissione raccoglie e analizza i dati e segnala se il mercato è “in calo”, è “stabile” o “in crescita”, sulla base di dati e proprie analisi, modifica e integra i prodotti oggetto di formulazione anticipata dei prezzi e le relative unità di misura delle merci. Su  richiesta del ministero delle Politiche agricole, formula, inoltre, pareri e proposte -non vincolanti - nell’ambito del procedimento della formulazione anticipata della tendenza di mercato e dei prezzi.

“Per quanto riguarda i  principali punti contenuti nell'accordo sull’Health check della Pac e raggiunto dal Consiglio agricolo Ue c’è da evidenziare la cancellazione dell’ aiuto allo stoccaggio alle carni suine - evidenza Battelli- e viene così a mancare  un potenziale aiuto al settore del quale peraltro l’Italia ha raramente potuto beneficiare, ma che è stata una possibile valvola di sfogo per il mercato comunitario. Fortunatamente adesso il picco della crisi è stato attraversato anche se il livello di attenzione va mantenuto alto”. 

Solo qualche settimana fa i suini avevano raggiunto quotazioni di 1,60 euro al chilogrammo, quando nel giugno scorso valevano appena un euro e nello stesso periodo  i costi delle materie prime pesavano in modo rilevante sui costi di produzione.  Ora in media i prezzi si aggirano da 1,30 a 1,40 euro al chilo con il vantaggio che i costi dei mangimi si sono ridotti. “In pratica -conclude Battelli- siamo in una fase importante di rilancio del comparto e delle politiche interprofessionali per dare un futuro meno incerto agli allevatori italiani”.

 

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COMUNICATI


Crisi: misure poco incisive. Per l’agricoltura la situazione resta grave

 

La Cia giudica insufficienti i provvedimenti varati dal governo. Irrisolto il pesante problema dei costi produttivi e degli oneri sociali per le imprese agricole.

 

Le misure varate dal governo non risolvono i gravi problemi dell’agricoltura. Appaiono insufficienti a ridare vigore alle imprese che fanno i conti con elevati costi produttivi, pesanti oneri sociali e prezzi sui campi in continua discesa. Questo il primo commento della Cia-Confederazione italiana agricoltori al pacchetto anticrisi predisposto oggi dal Consiglio dei ministri.

Dai provvedimenti ci aspettavamo molto di più. Giusta l’attenzione per i redditi più bassi, ma per affrontare e superare una crisi complessa ed imprevedibile come quella che stiamo vivendo -rileva la Cia- occorrono misure più coraggiose, incisive e realmente mirate per ridare fiato alle imprese e rilanciare i consumi delle famiglie.

Per quanto riguarda l’agricoltura, dalle proposte del governo -afferma la Cia- non intravediamo passi avanti. Alle nostre sollecitazioni, espresse nel corso della mobilitazione, non sono venute risposte concrete. Il problema dei costi produttivi e degli oneri sociali resta grave.

Per quanto concerne gli investimenti, la Cia riafferma l’esigenza di intervenire sia per le grandi che per le piccole opere pubbliche. In questo contesto devono essere ripristinati i finanziamenti del Piano irriguo nazionale.

Sempre in tema di infrastrutture, la Cia ribadisce che per l’agricoltura è indispensabile potenziare anche le strutture di comunicazione e per la logistica, dalle infrastrutture per la commercializzazione locale ai centri di raccolta ed alle piattaforme di stoccaggio dei prodotti. Non solo. La costruzione delle linee ferroviarie ad alta velocità libera tratte che dovranno essere destinate al trasporto locale, alleviando le difficoltà di collegamento delle aree rurali.

 

 

 


Inflazione: frenano l’agricoltura e il calo dei consumi. Sui campi prezzi in picchiata. Ma gli alimentari sono ancora troppo cari

 

La Cia ricorda che da mesi i listini all’origine dei prodotti agricoli continuano a scendere. Solo ad ottobre c’è stata una flessione del 6,8 per cento. I cereali in caduta libera (meno 33,4 per cento), mentre la pasta prosegue la sua ingiustificata corsa al rialzo (più 30 per cento).

 

La forte discesa dei prezzi sui campi e il calo dei consumi hanno frenato la corsa dell’inflazione, ma i prezzi al consumo dei prodotti alimentari sono ancora troppo cari (più 4,7 per cento a novembre) e certe impennate, come quelle registrata dalla pasta (più 30 per cento), non si giustificano, visto che i listini all’origine dei cereali da mesi segnano consistenti flessioni (solo ad ottobre c’è stata una diminuzione del 33,4 per cento rispetto all’analogo periodo del 2007). Ad evidenziarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati provvisori resi noti oggi dall’Istat.

I prezzi agricoli alla produzione -ricorda la Cia- ad ottobre scorso sono diminuiti del 6,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007. Un eguale andamento, purtroppo, non si è avuto nei vari passaggi della filiera e così i prodotti alimentari non hanno avuto, al dettaglio, la tanto attesa flessione. Si registrano lievi correzioni al ribasso: si è passati dal più 5,2 per cento di ottobre al più 4,7 per cento di novembre. Troppo poco. I listini, nel complesso, hanno mantenuto livelli eccessivamente alti e alcune quotazioni non trovano alcuna giustificazione.

La caduta verticale dei prezzi sui campi -annota la Cia- avrebbe dovuto quanto meno bloccare i listini sino alle vendite al dettaglio. Dunque, nessun alibi per nuovi aumenti. Purtroppo, a novembre non è andato esattamente così. Il caso della pasta è emblematico, ma non il solo .Stesso discorso per il settore dell’olio d’oliva e dell’ortofrutta, dove si sono registrati, sempre all’origine, una diminuzione, rispettivamente, del 20 per cento e del 4,5 per cento.

Il calo dei prezzi agricoli ha, tuttavia, permesso che si riscontrassero sul mercato impennate vertiginose. Un apporto che per gli agricoltori, che anche in questo frangente hanno dimostrato grande senso di responsabilità, ha significato sacrifici e problemi, vista la difficile situazione del settore che presenta alti costi di produzione e gravosi oneri sociali. Quindi, non può essere soltanto l’agricoltura a stringere la cinta, anche le altre componenti della filiera agroalimentare devono fornire il loro contributo per determinare prezzi più equi nei confronti dei consumatori.

Un’ultima annotazione. Il calo dell’inflazione a novembre è anche riconducibile alla riduzione dei consumi soprattutto sul fronte alimentare che a fine anno -conclude la Cia- dovrebbero scendere tra il 3 e il 4 per cento rispetto al 2007.


Maltempo: è emergenza anche per l’agricoltura

 

La Cia segnala pesanti danni in tutta Italia, ma in particolare in Sardegna dove la situazione è molto difficile. Allagati molti campi coltivati ad ortofrutta e appena seminati. Pesanti conseguenze per le strutture aziendali e per gli allevamenti zootecnici. Diversi gli smottamenti dei terreni.

 

E’ emergenza per l’agricoltura. L’ondata di maltempo che sta colpendo in queste ore il nostro Paese, con nevicate, piogge, temporali, nubifragi violenti, trombe d’aria sta provocando gravi danni anche alle campagne. Particolarmente colpiti i campi appena seminati, le strutture aziendali (come le serre) gli orti a campo aperto dove sono andate distrutte molte coltivazioni. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che segnala conseguenze pesanti in quasi tutta Italia, soprattutto in Sardegna dove si hanno danni gravissimi non solo per le coltivazioni e le aziende, ma anche per gli allevamenti zootecnici.

Secondo la Cia, risultano gravemente danneggiate, a causa delle abbondanti nevicate e degli smottamenti di terra in seguito alle copiose e persistenti piogge e alle esondazioni di alcuni fiumi, strutture agricole e in particolare serre orticole e florovivaistiche. Stesso discorso per le stalle e per le cascine per il rimessaggio di foraggio e di attrezzature.

Anche per la zootecnia -sostiene la Cia- il quadro è preoccupante. Il maltempo ha provocato, infatti, danni agli allevamenti. La neve e la pioggia hanno praticamente reso impraticabili le strade di campagna che conducono alle imprese agricole. Sono ancora una volta a forte rischio gli approvvigionamenti (mangime e foraggio) per il bestiame, mentre si cominciano a verificare difficoltà nel trasporto del latte.

Per questo motivo la Cia solleciterà la delimitazione delle zone colpite al fine di richiedere lo stato di calamità naturale.

I danni alle coltivazioni -secondo un primo monitoraggio della Cia- si sono avute nella maggior parte delle regioni. Danni che rendono ancora più difficile lo scenario della nostra agricoltura che già attraversa una fase di grande incertezza. Gli imprenditori agricoli continuano a vedere calare i propri redditi e diminuire sempre di più la loro competitività sui mercati a causa degli alti costi di produzione e dei gravosi oneri sociali. 

 

 


Natale: l’albero non rincara e gli italiani rinnovano la tradizione. Quelli “veri” battono gli “artificiali”: se ne venderanno 7,5 milioni

 

La Cia sottolinea che i prezzi sono rimasti fermi rispetto al 2007, quando si era avuta una crescita del 30 per cento. La spesa per l’acquisto degli alberi “naturali” si avvicina ai 150 milioni di euro. Saranno, comunque, 12,5 milioni le famiglie che orneranno l’albero per le prossime feste.

 

La crisi economica risparmia l’albero di Natale. I prezzi di quelli “veri” non subiranno impennate e così gli italiani non rinunceranno alla tradizione. La scelta è, comunque, orientata per quelli “naturali” che ricordano meglio il clima delle feste e superano abbondantemente quelli “artificiali” (le cui vendite negli ultimi anni sono andate calando).

Nella prossima settimana, che coincide con l’inizio del “ponte” della festa dell’Immacolata dell’8 dicembre (giorno in cui per consuetudine moltissime famiglie si dedicano agli addobbi natalizi nelle proprie case), di “veri” se ne compreranno più di 7,5 milioni di esemplari, pari ad una spesa complessiva che si avvicina ai 150 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno poco meno di 5 milioni di quelli “artificiali”, molti dei quali già acquistati negli anni precedenti e messi giù dalle soffitte per essere addobbati. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale rileva che gli alberi di produzione nazionale in vendita sono oltre il 60 per cento del totale, mentre gli altri provengono dai Paesi del Nord Europa, in particolare dalla Danimarca.

Nel 2007 i prezzi erano aumentati, anche del 30 per cento, per via del cambio di coltivazioni in molte parti d’Europa, dove si era preferito tagliare gli alberi per piantare biodiesel. E proprio in Danimarca, maggiore produttrice ed esportatrice europea di questi particolari alberi, si era avuto un aumento generalizzato dei prezzi a causa di una minore produzione. Elemento -avverte la Cia- che era stato comune anche ad altri Paesi, come Germania, Francia e Austria.

Saranno, quindi, 12,5 milioni le famiglie che rispetteranno, per il prossimo Natale, la tradizione dell’albero. I prezzi per quelli “naturali” di dimensioni normali variano dai 20 ai 50 euro. Ovviamente, il costo cresce se si è in presenza di un albero che supera i due metri di altezza. Per gli altri, quelli “finti”, si va da un minimo di 10 ad un massimo di 200-250 euro. Quotazioni superiori si hanno per gli alberi di grandi dimensioni e prodotti con materiali particolari, i cui prezzi possono superare anche i 500-600 euro. E questi vengono principalmente dalla Cina che copre per l’80 per cento il mercato nazionale in questi giorni.

La Cia rileva che gli abeti prodotti in Italia e destinati all’addobbo natalizio vengono, per la maggior parte, dai vivai (circa l’85 per cento), mentre il restante 15 per cento (cimali o punte di abete) dalla normale pratica forestale. Questi vengono coltivati in terreni particolari, difficili e collinari proprio per tutelare l’assetto idrogeologico, evitando così frane e smottanti. Il ricambio è, infatti, continuo. La coltivazione dell'albero di Natale è concentrata prevalentemente in Toscana (province di Arezzo e Pistoia), in Veneto e in Friuli.

Ornare un albero nella ricorrenza del Natale ha origini lontane. E’ una tradizione che -conclude la Cia- troviamo in Germania già nel VII secolo. In Italia questa pratica, che nell’Ottocento era molto sviluppata sia negli Stati Uniti che nei Paesi dell’Europa del Nord, si cominciò a diffondere solo all’inizio del Novecento, ma ebbe la sua massima espansione soltanto a partire dagli anni Cinquanta.

 

 


Olio d’oliva: dal governo solo impegni parziali

 

La Cia sottolinea che da parte del ministro Zaia non c’è stata una risposta esauriente alle gravi difficoltà dei produttori olivicoli. Servono reali certezze.

 

Gli impegni assunti dal governo sono parziali. Il settore ha bisogno di certezze, ma soprattutto di interventi concreti. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta l’esito dell’incontro con il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia sulla crisi dell’olivicoltura, in particolare in regioni come la Puglia, la Calabria, la Basilicata e la Campania.

Rispetto alle richieste avanzate, sia dal mondo agricolo che dalla istituzioni presenti all’incontro, la risposta del ministro -afferma la Cia- non è stata esauriente.

Niente, comunque, di realmente concreto. Siamo ancora a livello interlocutorio. Ora -avverte la Cia- bisogna verificare l’esito del confronto in sede Ue del ritiro del prodotto dal mercato per sostenere il prezzo.

La proroga al 31 marzo 2009 degli sgravi contributivi -rileva la Cia- non è sufficiente e gli oneri per le imprese restano pesanti. Servono -sottolinea ancora la Cia- certezze sulle risorse a disposizione sia da parte del piano di settore che dell’articolo 68 della Pac.

Comunque, al di là dell’emergenza, è indispensabile -conclude la Cia- avviare al più presto un confronto organico per definire un Piano strategico nazionale per dare risposte certe all’olivicoltura e fornire ai produttori prospettive di sviluppo e competitività.

 

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TERRITORIO


Cia Sicilia: continua la politica delle briciole per l’agricoltura meridionale

 

La Giunta regionale della Cia, riunitasi per fare il punto sullo stato della mobilitazione messa in atto nelle scorse settimane in tutto il territorio siciliano, giudica del tutto insufficienti le misure inserite nel testo della norma relativa al rilancio competitivo del settore agroalimentare approvato ieri al Senato. Dopo l’approvazione dell’emendamento che stanzia solo 10 milioni di euro per indennizzare i viticoltori danneggiati dalla peronospora nel 2007, ora si prospetta una mini-proroga di soli 3 mesi (fino al 31 marzo 2009) degli sgravi contributivi per le aziende agricole che assumono manodopera  e che sono ubicate nelle zone montane, svantaggiate e nelle regioni dell’ ex Obiettivo1.

“E’ una provocazione e un’offesa per gli agricoltori -afferma Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia- che non può essere tollerata”.

“Gli agricoltori siciliani -aggiunge Gurrieri- non meritano né briciole, né tantomeno elemosine. Per questo motivo continueremo la mobilitazione messa in atto in queste settimane perché sia più incisiva ed estesa in tutta la Sicilia. Investiremo della problematica tutti i parlamentari siciliani perché la Camera dei deputati  -dove il disegno di legge approderà per la definitiva approvazione- si apportino le necessarie modifiche capaci di dare una risposta seria e credibile alle richieste degli agricoltori dell’Isola”.

La Cia sottoporrà queste considerazione al Presidente Lombardo che ha preannunciato per i prossimi giorni un incontro con i vertici della Cia regionale. “Gli chiederemo -dichiara il presidente regionale della Cia- di essere al fianco degli agricoltori siciliani che rivendicano rispetto e interventi più incisivi e corposi per fronteggiare la drammatica situazione di crisi”.

La Giunta regionale della Cia ha anche valutato positivamente la significativa partecipazione di migliaia di agricoltori alle diverse iniziative. La massiccia presenza degli operatori del settore conferma lo stato di malessere che serpeggia tra tutti gli imprenditori agricoli e zootecnici che devono fare i conti con il calo netto del proprio reddito a causa della riduzione dei prezzi all’origine e dell’aumento dei costi di produzione. Uno stato di malessere che necessita di interventi più strutturali e consistenti per evitare la chiusura di migliaia e migliaia di aziende e la caduta vertiginosa dell’occupazione nel principale settore economico dell’Isola.


Cia Umbria: dalla riunione di Città di Castello una forte spinta alla coesione della filiera e alla prosecuzione della coltivazione di tabacco

 

La Cia Umbria plaude all’iniziativa presa dal sindaco di Città di Castello Fernanda Cecchini che ieri giovedì 27 novembre ha invitato tutti i soggetti della filiera ad un franco e serrato confronto dopo la chiusura dell’Health check della Pac del 19 novembre scorso che ha fortemente deluso tutti i soggetti imprenditoriali della filiera tabacchicola europea. E’ noto, infatti, come il commissario Ue all’Agricoltura Mariann Fischer Boel abbia impedito di fatto la riapertura del dossier sul tabacco dopo la riforma del 2004.

La sala del Consiglio comunale era veramente colma dalla presenza di oltre 300 persone in prevalenza agricoltori e comunque con ampie rappresentanze di tutti soggetti impegnati nella filiera del tabacco. Cia e Confagricoltura, cooperative, associazioni dei produttori, rappresentanti di interprofessioni, sindacato dei lavoratori, hanno dato vita ad una discussione franca e rapportata al momento di svolta che il settore vive.

Il presidente della Cia regionale Antonio Sposicchi, nel suo intervento, ha sottolineato come l’agricoltura sia messa in forte difficoltà oltre che dalle crisi di mercato anche da un atteggiamento delle istituzioni che non è attento alla profonda crisi che il settore vive e anzi assume decisioni e provvedimenti che lo penalizzano ulteriormente a partire dal governo nazionale con la finanziaria 2009.

Ha, quindi, evidenziato che è in atto un tentativo, assolutamente palese, di ridurre il budget della Pac nell’ambito del bilancio dell’Unione europea.

Per questi motivi ha chiesto agli agricoltori di restare uniti, resistere e seguitare a coltivare; quest’ultima condizione, secondo Sposicchi, si potrà realmente concretizzare a condizione che l’industria manifatturiera incrementi in modo significativo il prezzo del prodotto agricolo che ritira.

Ai lavori hanno partecipato anche Oriano Gioglio per Unitab, Carlo Sacchetto per l’industria manifatturiera, l’europarlamentare Catiuscia Marini, che nel corso degli ultimi mesi ha svolto in Parlamento un costante lavoro di attenzione all’evoluzione dei provvedimenti e di persuasione nei confronti di tanti altri colleghi europarlamentari per favorire la votazione di proroga al 2013 della riforma della Ocm del tabacco. Come è noto, tutto ciò è avvenuto ma la Commissione e il Consiglio dei ministri agricoli europei non ne hanno tenuto conto.

 L’incontro si è chiuso con l’intervento della presidente della Giunta regionale dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti che ha indicato alla filiera il seguente percorso da seguire nei prossimi mesi:

-la filiera ha perso una battaglia ma nonostante ciò deve restare coesa e impegnata a mantenere la produzione;

- il governo nazionale, e quindi il ministro dell’agricoltura Luca Zaia, si devono impegnare concretamente, da oggi a luglio, a lavorare sul rapporto riguardante lo “Stato di salute del tabacco” alla luce della riforma dell’Ocm del 2004 così come previsto dal Regolamento 864/04;

- il ministro si deve impegnare quindi a riaprire la trattativa con la Commissione utilizzando proprio il rapporto che sicuramente evidenzierà che la riforma del 2004 non ha funzionato;

- il ministro deve impegnare il proprio dicastero e il governo a realizzare dei provvedimenti nazionali che possano aiutare il settore così come è stato scritto nell’accordo sull’ Health check;

- la Regione dell’Umbria si impegna a studiare e adottare provvedimenti specifici utilizzando il Programma di sviluppo rurale,

- le manifatture si debbono impegnare a garantire che una parte dell’ intervento sulle accise sia destinato ai produttori.

Al termine della riunione -afferma la Cia Umbria- si respirava un clima tra i presenti di assoluta coesione e determinazione a proseguire, pur nella consapevolezza delle reali difficoltà che abbiamo di fronte.

 


La Cia Calabria nell’Osservatorio regionale per l’imprenditoria in agricoltura

 

La Regione Calabria, con delibera di G.R. del  20 ottobre 2008, ha istituito l’Osservatorio regionale per l’imprenditoria in agricoltura.

L’Osservatorio ha funzione di analisi e  di monitoraggio delle Politiche a favore del lavoro femminile in agricoltura e nelle aree rurali.

La Cia regionale della Calabria, su richiesta dell’assessorato regionale all’Agricoltura, ha nominato quali propri rappresentanti: Maria Giuseppa Bonifati, imprenditrice agricola e presidente di Donne in Campo di Cosenza, e Patrizia Guzzo Bonifacio, componente il Direttivo di Donne in Campo Calabria  che, da alcuni anni, collabora con la Cia per l’attuazione del progetto “A Scuola con la Cia”.


L’agricoltura toscana ha bisogno di scelte condivise

 

“Ieri la stragrande maggioranza degli agricoltori e dell’agricoltura toscana non erano in piazza a Firenze dove ha manifestato una componente significativa, ma non esclusiva e nemmeno maggioritaria del settore”. Lo sottolinea Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana, in seguito alla manifestazione organizzata nel capoluogo toscano da Coldiretti.  Da tempo ormai  - aggiunge Pascucci- è in atto da parte di Coldiretti il tentativo di accreditarsi come l’unica rappresentanza dell’agricoltura italiana”, cercando -sottolinea la Cia regionale-  sponde politiche ed istituzionali, che di tanto in tanto si manifestano; sollecitando l’adesione delle strutture economiche e provocando profonde spaccature, in particolare nei consorzi agrari e nelle cooperative, come ad esempio nei casi  dei Consorzi agrari di Siena e di Grosseto.

“Lo sviluppo dell’agricoltura, in particolare quella toscana -sostiene Pascucci- richiede strategie, azioni, sostegni diversificati e plurimi che possono realizzarsi solo con il concorso di una rappresentanza plurale, che non è prerogativa di una sola organizzazione ma di tutti coloro che operano a fianco ed in difesa degli imprenditori”.

La Cia ha ribadito Pascucci, è da sempre in Toscana in prima linea: “abbiamo scelto il metodo del confronto con le Istituzioni, spesso critico e determinato, ma sempre costruttivo e con l’unico obiettivo di risolvere i problemi ed ottenere risposte possibili, adeguate e tempestive”. L’impegno e la mobilitazione della Cia di questi mesi hanno contribuito in maniera determinante a sbloccare con la Regione alcune emergenze che avevamo individuato, ed oggi si salda con quella in atto nei confronti di una Legge finanziaria tra le più punitive degli ultimi anni nei confronti dell’agricoltura. “Stupisce che la Coldiretti -aggiunge Pascucci- mentre boccia senza appello le politiche della Regione Toscana, si schieri apertamente a favore della Legge finanziaria e dei suoi tagli”.

I problemi dell’agricoltura sono comuni a tutti, ed a maggior ragione in questa situazione di crisi economica è necessario che si superino   l’autocelebrazione, l’autoreferenzialità, gli atteggiamenti strumentali; vanno messi da parte l’arroganza ed ogni tentativo di promuovere iniziative per provocare ulteriori divisioni nel mondo agricolo che, al contrario, ha bisogno di essere unito per  relazionarsi con i soggetti della filiera, per poter tornare a crescere ed a competere.

Apprezziamo -rileva la Cia regionale- la presa di posizione del presidente della Regione Toscana Claudio Martini, che confermando la prassi istituzionale seguita in questi anni, esclude rapporti privilegiati con qualche  organizzazione. In questa direzione la Cia Toscana è disponibile, come ampiamente dimostrato in questi anni, ad intensificare le relazioni ed il confronto con le altre rappresentanze, a partire da quelle agricole, per individuare strategie ed iniziative comuni.


Olio d’oliva: per la Cia Puglia nessun impegno concreto da parte del ministro

 

“Pochi fatti e nessun impegno concreto”. È il commento della Cia Puglia sull’esito dell’incontro svoltosi ieri a Roma, presso il dicastero delle Politiche agricole, con il ministro Luca Zaia, per discutere proprio degli interventi da attuare per far fronte alla crisi senza precedenti che sta interessando il comparto olivicolo pugliese.

L’esito dell’incontro appare insoddisfacente per la Cia Puglia. Sui diversi punti del documento di richieste presentato dal governatore della Puglia Nichi Vendola e sottoscritte dalle organizzazioni agricole, il ministro Zaia ha dato risposte vaghe senza assicurare impegni precisi.

È il caso della richiesta di attivare un piano di controlli contro le sofisticazioni, prevedendo in particolare verifiche chimico-fisiche ed organolettiche approfondite, partendo delle bottiglie di olio delle marche presenti sugli scaffali dei supermercati italiani ed europei, mentre attualmente i controlli sono, stranamente, tutti a carico dei produttori e delle cooperative.

È inconsistente l’impegno del ministro a dare piena attuazione alla legge sulla indicazione in etichetta dell’origine delle olive

Il ministro ha, poi, rinviato a Bruxelles l’attuazione del ritiro di significative quantità di olio da parte di Agea da destinare agli aiuti alimentari, utilizzando tutti i fondi ancora disponibili. Il ministro non ha mostrato la stessa solerzia dimostrata per il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano.

Senza alcuna concretezza -rileva la Cia Puglia- risulta l’impegno assunto per la attuazione di specifiche campagne promozionali per l’olio extravergine di oliva “made in Italy”, per le quali il ministro ha messo a disposizione poche briciole di finanziamenti, cioè 10 milioni di euro per tutti i settori produttivi agricoli.

La Cia Puglia, infine, ritiene totalmente inadeguato l’impegno assunto circa la proroga della fiscalizzazione dei contributi Inps, in scadenza il 31 dicembre .2008, di soli tre mesi. La speranza è che almeno venga mantenuto l’impegno al pagamento degli aiuti comunitari Agea agli agricoltori pugliesi a partire dal 15 dicembre e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2008.

 

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APPUNTAMENTI


Il sindaco di Padova convoca agricoltori e commercianti

 

Il sindaco di Padova Flavio Zanonato, dopo un incontro-confronto con il presidente della Cia di Padova Daniele Toniolo sulle tematiche della crisi economica, della diminuzione dei consumi , della diminuzione dei redditi agricoli, ha convocato per lunedì prossimo primo dicembre le organizzazioni dell’agricoltura e del commercio.

L’obiettivo prioritario dell’incontro -sottolinea la Cia di Padova- è la sottoscrizione di un accordo che preveda l’approvvigionamento, da parte dei rivenditori finali, direttamente dai produttori agricoli. Ciò consentirebbe l’accorciamento della filiera, ma soprattutto un maggior prezzo per il produttore agricolo, una giusta remunerazione per i commercianti, ed un risparmio per i consumatori.

L’accordo dovrebbe prevedere anche  la creazione di una piattaforma logistica all’interno del Mercato agroalimentare di Padova dove i produttori conferiscono il prodotto a disposizione dei vari rivenditori finali. Inoltre, in ogni negozio o banco di rivendita sarà evidenziato e valorizzato la presenza di un prodotto locale, oggetto dell’accordo agricoltura e commercio.


La Cia Abruzzo incontra i candidati alla Presidenza della Regione

 

Lunedì prossimo primo dicembre, con inizio alle ore 10.00, presso la Sala “ Figlia di Iorio”, Palazzo della Provincia di Pescara (piazza Italia), la Cia Abruzzo incontrerà i candidati alla Presidenza della Regione.

Al centro dell’incontro le esigenze e le prospettive dell’agricoltura abruzzese contenute in un apposito documento predisposto dalla Cia sul quale l’Organizzazione agricola chiederà ai candidati non una generica condivisione ma un preciso impegno per  atti e provvedimenti della prossima legislatura regionale.

All’incontro, che vedrà la partecipazione dell’intero gruppo dirigente della Cia abruzzese, sono stati invitati tutti i candidati alla Presidenza della Regione.

 

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