| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 50 - n. 208 | 28 ottobre 2008 |
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La crisi delle banche e la fame nel mondo, La copertina di Agri3 è dedicata alla questione dei paesi più poveri. Per salvare le banche -si chiede Agri3- si sono trovati, in poco più di quindici giorni, 2 mila miliardi di dollari. Ed è cosa buona e giusta. Eppure sono anni che non si riescono a trovare quei 30 milardi che, erogati per un decennio, dimezzerebbero il popolo degli affamati. Un milardo di persone. Abbiamo fatto 30, tanto vale fare 31. E trovarle -si afferma nella trasmissione- i quelle poche decine di miliardi.
La Cia giudica positivamente la circolare dell’Inps che, dopo la vendemmia, conferma il buon esito che ha avuto l’utilizzo del nuovo strumento in termini di emersione del lavoro, di trasparenza e di semplificazione. L’estensione è -secondo Il principale vantaggio dei “voucher”, che consiste nel coniugare la semplicità e la chiarezza delle processo con le tutele fondamentali dei prestatori, potrà ora essere esteso a tutte le attività agricole stagionali rese da studenti e pensionati e a tutte le attività agricole rese da qualunque soggetto nei confronti delle aziende di piccole dimensioni. Tale estensione -secondo Impostazione, questa, che fuga anche ogni timore di possibile utilizzo dei buoni lavoro come alternativa all’assunzione e come breccia per intaccare il lavoro subordinato in agricoltura.
Dopo che la contaminazione da melamina si è estesa anche alle uova e che la Fao ha chiesto garanzie a Pechino, la Cia ribadisce l’esigenza di una reale tracciabilità del prodotto in modo da tutelare la salute dei cittadini. Continuare e rafforzare i controlli, una reale tracciabilità degli alimenti, indicazione d’origine nell’etichettatura, “tolleranza zero” contro ogni tipo di sofisticazione e adulterazione dei cibi. Specialmente in una fase in cui la crisi economica ha contribuito a “tagliare” i consumi e ha favorito gli acquisti di prodotti di scarsa qualità e di dubbia provenienza, D’altra parte, il pericolo maggiore per l’agroalimentare italiano è proprio quello cinese. Un dato per tutti: il 75 per cento dei 255 milioni di articoli contraffatti sequestrati, nel 2006, nell'Unione europea provengono, infatti, dal paese asiatico. Le esportazioni cinesi -sottolinea
La Cia evidenzia l’importanza delle precipitazioni che allontano, almeno per il momento il rischio siccità. La pioggia che in queste ore sta cadendo su tutta l’Italia porta beneficio ai campi, soprattutto nel momento delle semine autunnali, e scongiura, almeno per il momento, il rischio siccità che riguarda molte regioni sia del Nord, del Centro che del Mezzogiorno. Lo sottolinea L‘importante, comunque, è che la pioggia -avverte Tuttavia, il problema della carenza idrica resta. Infatti, le precipitazioni, pur essendo utili all’agricoltura, se non cadono con costanza non possono modificare di molto la situazione. E’, infatti, nel periodo di novembre-febbraio, con piogge continue e abbondanti nevicate, che si ricaricano gli invasi e le falde acquifere.
Giuseppe Politi, in qualità di vicepresidente del Copa, apre a Bruxelles i lavori del seminario sul partenariato euromediterraneo, promosso in collaborazione con la Fipa. “Nella prospettiva dell’area di libero scambio euromediterranea è opportuno tenere in considerazione la necessità di una più equa diffusione dei vantaggi economici tra i diversi paesi del Mediterraneo ed all’interno dei sistemi agricoli dei singoli paesi. L’abbattimento delle tariffe non è condizione sufficiente per l’accrescimento delle relazioni economiche in campo agricolo e per il raggiungimento di uno sviluppo dell’area stabile e duraturo. Il processo di liberalizzazione commerciale, così come l’integrazione economica, deve presupporre l’armonizzazione, tra i paesi che fanno parte dell’area euro mediterranea, dei livelli qualitativi ed igienico-sanitari (sistemi di qualità), oltre che delle regole di origine. Le opportunità della liberalizzazione possono, inoltre, essere ampiamente percepite solo in seguito al superamento dei ritardi strutturali ed infrastrutturali”. Sono questi alcuni dei concetti espressi oggi dal presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi che, in qualità di vicepresidente del Copa (Comitato delle organizzazioni agricole europee), ha introdotto a Bruxelles il seminario promosso dalla stesso Copa e dalla Fipa (Federazione internazionale produttori agricoli) sul partenariato euromediterraneo. Politi ha sostenuto l’esigenza del passaggio dall’area di libero scambio ad una visione di sviluppo integrato tra le due sponde del Mediterraneo e ribadito che “la grave situazione degli approvvigionamenti di cereali nel sud Mediterraneo e l’eccessiva dipendenza dalle importazioni impongono una nuova centralità delle misure di sostegno interne ed internazionali per l’aumento della produttività e per il miglioramento del funzionamento dei mercati, soprattutto nella prospettiva di un maggiore accesso dei produttori locali ai mercati”. Dopo aver rilevato la necessità di nuove politiche mirate alla razionalizzazione delle strutture agricole, includendo le politiche inerenti la terra e l'acqua, l'educazione e la formazione, l'accesso al credito e ai mercati, il sistema dei trasporti dei prodotti deperibili, Politi ha sottolineato l’esigenza di una reale integrazione economica e di investimenti strutturali. “La creazione di una Banca euromediterranea, pur nelle attuali difficoltà del sistema bancario e finanziario internazionale, potrebbe -ha affermato- favorire la concessione di un canale di finanziamento privilegiato per le opere infrastrutturali a beneficio dei sistemi agricoli”. “Integrazione -ha aggiunto Politi, che ricopre anche l’incarico di vicepresidente del Comitato Mediterraneo della Fipa- è anche sinonimo di pacificazione e di sviluppo: lo testimoniano le esperienze virtuose già in atto nei territori palestinesi ed in Israele. Questo, d’altronde, è il senso dell’attività agricola: garantire sviluppo economico, laddove rappresenta una rilevante quota della ricchezza nazionale, come in molti paesi arabi, assicurare l’equilibrio sociale, laddove offre ampie opportunità occupazionali”. Il presidente della Cia ha, infine, rimarcato l’approccio complementare tra produttività e sostenibilità, alla luce dei mutamenti climatici in corso e della riduzione della disponibilità di risorse idriche e suolo ed evidenziato l’importanza del rafforzamento commerciale delle produzioni mediterranee attraverso la valorizzazione della tipicità (legame con il territorio, marchi collettivi) e della qualità (rispetto standard produttivi e commerciali europei).
La Direzione nazionale della Cia approva un articolato documento teso a rilanciare la suinicoltura italiana contro l’assalto dall’estero di prodotti poco controllati, di qualità inferiore e fortemente competitivi nei prezzi. Tutelare e valorizzare le Dop e le Igp. Rafforzare i rapporti di filiera e un’informazione trasparente per i consumatori. Ormai è una vera “invasione”. L’assalto del “suino straniero” (875 mila tonnellate per un valore di oltre 1 miliardo e 700 milioni di euro l’import del 2007, con oltre 60 milioni di cosce di maiale fresche) rischia di mettere in discussione il futuro dei nostri produttori. Tre prosciutti (cotti e crudi) su quattro sono esteri. In pratica, un prodotto con cosce di suino importate. E con nomi di fantasia si cerca anche di confondere il consumatore spacciandoli per “made in Italy”: “prosciutto del contadino”, “prosciutto nostrano”, “prosciutto di montagna”, “dolce di Langhirano”. Uno scenario, dunque, sempre più difficile che occorre fronteggiare con adeguate misure anche per venire incontro alle esigenze dei suinicoltori italiani alle prese con costi di produzione a livelli insostenibili e con consumi in forte calo. A lanciare l’allarme è Obiettivo prioritario è quello di tutelare e valorizzare la qualità e le Dop dei prosciutti e dei salami “made in Italy” con adeguate politiche ed interventi mirati. D’altra parte, il settore suinicolo nazionale -si evidenzia nel documento della Direzione Cia- subisce da anni la concorrenza dei prodotti provenienti dall'estero, di minore qualità, ma fortemente competitivi nei prezzi di produzione. In sostanza, l'Italia importa oltre il 40 per cento del proprio fabbisogno di carne suina in assenza di qualsiasi sistema obbligatorio di indicazione della provenienza che informi il consumatore rispetto al luogo di produzione e di macellazione delle carni. La filiera è, inoltre, gravata da consistenti e crescenti oneri derivanti dalle normative ambientali e sanitarie. Costi che pesano sul sistema allevatoriale e che risultano spesso distorsivi della concorrenza sul mercato. Infatti, non sono garantiti controlli che certifichino che i prodotti e gli animali importati adottino le stesse garanzie per il consumatore. In un simile contesto, è necessario riaffermare una progettualità della filiera nazionale suinicola, che ne tuteli la tipicità e il livello di eccellenza qualitativo e che -si afferma nel documento- possa determinare condizioni di mercato idonee al suo sviluppo, supportando anche le politiche settoriali con idonei progetti di sostegno e di promozione nazionali per il rilancio del "made in Italy". D’altra parte, l’importanza del settore suinicolo italiano viene da numeri che sono significativi. Sono oltre 100 mila le aziende, con oltre 9 milioni di capi suini. Il valore al consumo della carne suina è di 1,2 miliardi, quello dei salumi di 3,6 miliardi (460 milioni per le Dop). Solo nello scorso anno sono stati prodotti 9 milioni 900 mila prosciutti di Parma (con un giro d’affari di 1,7 miliardi di euro), mentre quelli di San Daniele sono stati circa 2 milioni e 700 mila. Il documento della Cia ricorda la recente mobilitazione dei suinicoltori italiani e il confronto con Assica, l’organizzazione dei macellatori, che ha dato vita ad un importante “Piano di impegni esecutivi per il piano del settore suinicolo”. La crisi del settore, tuttavia, non è ancora risolta e Tra le misure, Non solo. Nel documento, inoltre, si rimarca l’importanza di creare un rapporto sinergico fra gli allevatori ed il sistema di macellazione e di trasformazione governato dalla cooperazione al fine di creare iniziative strategiche comuni finalizzate a sostenere e sviluppare la filiera della suinicoltura italiana, di programmare le produzioni nazionali in relazione al mercato per coprire le percentuali di prodotto importato, di giungere in tempi brevi alla piena attivazione ed al riconoscimento comunitario Dop del "Gran Suino Padano". Infine,
Il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi parteciperà domani, a Roma, al Forum organizzato dalla Fondazione Cloe sul tema “Sicurezza e legalità in agricoltura nell’era della globalizzazione”. L’incontro si articolerà in due sessioni. La prima dedicata, appunto, al primo rapporto sulla sicurezza e la legalità in agricoltura, i cui lavori -introdotti da Francesco Baldarelli, segretario generale della Fondazione Cloe, e coordinati dal giornalista del Tg1 David Sassoli- vedranno gli interventi, fra gli altri, dell’on. Massimo D’Alema, di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, dei ministri dell’Interno Roberto Maroni e delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia, del presidente della Fondazione Cloe Marco Minniti. Nella seconda parte si parlerà di sistema agroalimentare italiano e competitività. Introdurrà Daniela Valentini, assessore all’Agricoltura della Regione Lazio. In programma, fra gli altri, gli interventi, oltre a quello del presidente Politi, del sen. Paolo De Castro, del ministro dell’Agricoltura del governo ombra del Pd Alfonso Andria, del sottosegretario alle Politiche agricole Antonio Buonfiglio. Le conclusioni saranno svolte dal capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro.
La presidente della Cia di Milano e Lodi Paola Santeramo è intervenuta all’incontro intitolato “I mercati dei contadini a Milano, un’alleanza possibile tra agricoltori e cittadini consumatori” organizzato dai circoli del Pd milanese. L’incontro si è svolto giovedì scorso “I consumatori -ha proseguito Paola Santeramo- oltre ad cquistare prodotti freschi, genuini e con la garanzia della territorialità, riscoprono, e questo è il valore aggiunto della filiera corta, il rapporto con il mondo agricolo con il territorio che circonda la città, si riallacciano i rapporti spezzati con il mondo contadino e con i suoi valori, sapori, sapienze e soprattutto con l’ambiente che è l’habitat naturale dell’agricoltura. Un habitat di cui gli agricoltori sono presidio e garanzia di cura e tutela contro il degrado e l’abbandono”.
In una recente riunione del Consiglio provinciale dell'Associazione pensionati Cia di Pesaro e Urbino, si sono affrontate le problematiche della categoria degli anziani, con particolare riferimento alle pensioni minime (che rappresentano, peraltro, la maggioranza delle pensioni del settore agricolo), ai redditi complessivi degli altri pensionati e quelle legate all'estrema gravità sociale della famiglie con la presenza al proprio interno di componenti non autosufficienti. L'Associazione ha sostenuto nel corso degli anni la necessità di un adeguamento delle pensioni al costo della vita, anche attraverso la riformulazione di un paniere Istat specifico per le persone anziane, basato sui reali consumi degli stessi. Altro aspetto preoccupante per la vita economico-sociale di tante famiglie è quello che riguarda il dramma di convivere, in casa, con persone non autosufficienti o con grave handicap. Per questo si è richiesto uno specifico Fondo nazionale per la non autosufficienza adeguato alle reali necessità delle famiglie costrette ad immensi sacrifici umani, di tempo e di denaro. Oltre a questi aspetti, nell'incontro, si è discusso anche della necessità di costituire nella provincia di Pesaro e Urbino i Comitati di zona del sindacato pensionati Cia, nonché l'apertura dello “sportello anziani” in tutte le sedi Cia, dove gli stessi possono liberamente rivolgersi per informazioni in merito alla propria situazione pensionistica, segnalare disfunzioni da parte della Pubblica amministrazione ed Enti vari, soprattutto della funzionalità della sanità, proporre e programmare iniziative socio ricreative e di svago: gite, feste. Il Consiglio, inoltre, ha deliberato la convocazione in tutta la provincia di assemblee aperte per informare gli associati e non circa la piattaforma rivendicativa che il sindacato continua a proporre ed anche per meglio organizzarsi, per rendere più incisiva la propria iniziativa per assicurare agli anziani e all’intero paese, un futuro di crescita economico e sociale, di tranquillità, di sicurezza e convivenza civile. C'è da rimarcare che il Consiglio provinciale dei pensionati Cia di Pesaro e Urbino ha indicato come estremamente negativa la manovra economica proposta dal governo soprattutto verso le persone anziane: infatti, non si parla più di quattordicesima mensilità, né di bonus fiscale (già concessi dal precedente governo), ma si propone un buono per l’acquisto di beni e servizi a favore di cittadini che versano in condizioni di maggior disagio economico, fissato in una somma ridicola e del tutto insufficiente, che sa tanto di “Tessera del pane” di infausta memoria. In sintesi, le rivendicazioni urgentissime emerse dall'incontro sono: un adeguamento delle pensioni in ragione delle necessità del vivere; la parificazione degli assegni famigliari tra lavoratori autonomi e dipendenti; un sostanziale finanziamento del Fondo per la non autosufficienza; un moderno sistema socio-sanitario che possa ridurre le liste di attesa per la diagnostica strumentale e specialistica e l’abolizione completa dei ticket; la piena applicazione della Legge 328/2000 con la definizione dei livelli essenziali di assistenza. Su questi punti forte è anche l'impegno unitario da parte del Cupla (Comitato unitario pensionati lavoratori autonomi), del quale l’Associazione pensionati della Cia è una componente di rilievo. Alla riunione del Consiglio provinciale dei pensionati, presieduto dalla presidente Fiammetta Russo e introdotto da una relazione del segretario Terenzio Ciaroni, hanno partecipato anche i Coordinatori di zona della Cia e Enrico Biettini che ha espresso la propria disponibilità a collaborare con l’Associazione pensionati Cia.
I titolari delle piccole e medie imprese agricole lucane fanno ricorso ai servizi creditizi e finanziari sino al 60 per cento se si tratta di aziende che operano nel settore ortofrutticolo; tra il 30 e il 35 per cento per le aziende zootecniche; per il 25-30 per cento nel settore cerealicolo; per il 10-15 per cento nel settore olivicolo; per il 40-50 per cento nel settore vitivinicolo; per il 20-30 per cento nel settore vivaistico-forestale; per il 30-40 per cento se si tratta di aziende agrituristiche; per il 30-35 per cento per quelle che svolgono attività di acquacoltura. Sono questi i dati che -a parere della Cia Basilicata- testimoniano la grande preoccupazione per la crisi della finanza e dei mercati borsistici: con il taglio di mutui bancari e le nuove difficoltà di accesso al credito c’è il rischio di chiusura per alcune centinaia di aziende lucane specie quelle di più piccola dimensione. Per Per questo -evidenzia Donato Distefano, presidente della Cia lucana- abbiamo deciso la mobilitazione sull’intero territorio nazionale. Uno degli aspetti che intendiamo sviluppare riguarda proprio l’esigenza di dare vita a disposizioni Regionali in grado di concretizzare la politica e i servizi creditizi nella nostra regione Inoltre,
Lo storno non può più essere un bersaglio delle doppiette. Il Tribunale amministrativo regionale ha, infatti, sospeso la deroga che consente in Emilia Romagna la caccia ad alcune specie protette di uccelli che arrecano gravi danni all'agricoltura quali lo storno. “Il provvedimento rischia di aggravare la situazione nei campi -sostiene Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna- perché questo volatile arreca danni ingenti alle colture di pregio del nostro territorio”. Lo scorso anno “Se non verrà accolto il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar (annunciato dall'assessore regionale alla caccia dell'Emilia Romagna, Marioluigi Bruschini) il prossimo anno questo dato potrebbe lievitare”, precisa ancora Battelli. Attualmente nella Regione Emilia Romagna i fondi arrivano a coprire meno del cinquanta per cento dei danni per cui il “costo” della salvaguardia di un bene “indisponibile dello Stato”, come è ritenuta la selvaggina, in particolare quella protetta, viene sostenuto dai produttori agricoli e dai cittadini. Su due milioni e 650 mila euro di danni all’agricoltura dell’Emilia Romagna rilevati nel 2007, i 437 mila euro a carico della storno rappresentano il 16,4 per cento. E’ la percentuale più alta di danni da selvaggina a carico dell’ente pubblico, maggiore ai 333 mila euro della lepre (12,5 per cento) e ai 304 mila euro del cinghiale (11,4 per cento). Le Province risarciscono i danni da animali selvatici all’interno di aree protette (zone di ripopolamento, parchi, oasi), mentre un’altra parte di danni viene risarcita dagli Atc (Ambiti territoriali di caccia). “Auspichiamo che al più presto venga fatta chiarezza in materia -conclude Battelli- per evitare che sull’annata 2009 gravi questa ‘ipoteca’ sulle imprese agricole dove il rischio è che si moltiplichino i danni alle colture di pregio”.
La presidente della Cia di Milano e Lodi Paola Santeramo è stata invitata ad intervenire al convegno organizzato dall’Unione contadini ticinesi in occasione dei centoquarant’anni anni del settimanale di cultura rurale “Agricoltore Ticinese” e dei dieci anni del marchio di garanzia “Ticino”. Il convegno si è svolto venerdì scorso 24 ottobre a Mendrisio nel Canton Ticino. L’agricoltura ticinese è una realtà per molti versi simile a quella della provincia di Milano. I temi e le problematiche dell’agricoltura periurbana sono comuni a quelli milanesi, anche qui gli agricoltori sono sensibili alle questioni relative alla tutela e conservazione del paesaggio sempre più minacciato dall’espandersi del tessuto urbano, un ‘espansione che mette a rischio un bene irriproducibile alle sorti del quale l’agricoltura è irrimediabilmente legata. L’intervento di Paola Santeramo ha riguardato anche l’importanza del marchio per i prodotti locali. “Il marchio -ha affermato- conferisce identità a un prodotto, esalta le caratteristiche che ha già in sé e che lo connotano come un manufatto proveniente da quel preciso territorio, come il frutto della sapienza e della cultura dell’agricoltura di quella regione, l’espressione naturale di un ambiente specifico e con caratteristiche uniche. Nello stesso tempo offre al consumatore garanzie di autenticità, territorialità, genuinità”. “Il consumatore -ha proseguito Paola Santeramo- grazie ad una rinnovata sensibilità verso l’ambiente e verso il proprio benessere sente il bisogno di sperimentare nuove tipologie di consumo e quindi di approvvigionamento, che lo portano a riallacciare il rapporto con la campagna, con chi direttamente produce. Un rapporto che si è allentato negli ultimi decenni e che va ripristinato se vogliamo cominciare a pensare in termini di sostenibilità ambientale. Il marchio locale, inoltre, avvantaggia i piccoli e medi produttori che senza quest’opportunità non potrebbero accedere a mercati più ampi, e in questo modo assicura la sopravvivenza di prodotti che altrimenti rischierebbero di scomparire e con essi anni e anni di lavoro esperienza e sapienza contadina”.
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