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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 53 - n. 153 28 luglio 2011
COMUNICATI
  • Agricoltura: puntare sulle Op per superare la frammentazione e rendere le imprese più competitive
  • Le parti sociali: un Patto per crescere e rilanciare il Paese
TERRITORIO
  • Alluvione nel Metapontino: Cia Basilicata, decisioni positive al Tavolo verde
  • Anbi: Donato Distefano confermato vicepresidente nazionale
  • Cia di Reggio Emilia: subito un tavolo sul lupo. Estendere la prevenzione, indennizzare gli allevatori
  • Cia Veneto: florovivaismo in crisi. ripristinare le agevolazioni sul combustibile da riscaldamento per le serre

 

COMUNICATI


Agricoltura: puntare sulle Op per superare la frammentazione e rendere le imprese più competitive

 

La regolamentazione dei mercati e l’aggregazione aziendale al centro del seminario organizzato dalla Cia a Roma. Il presidente Giuseppe Politi: solo uniti, i produttori possono avere più forza contrattuale nella filiera e operare con più efficienza in campo economico.

 

È ora che la qualità dell’agricoltura italiana si accompagni alla competitività delle imprese. E perché questo avvenga la parola d’ordine è organizzazione della filiera. In una giornata di lavori, che si è svolta oggi a Roma, dedicata alla regolamentazione dei mercati e all’aggregazione dell’offerta, la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha aperto il confronto su un documento di proposte volte ad affrontare i problemi atavici dell’agricoltura italiana, affetta dalla tipica frammentazione aziendale e dalla scarsa forza contrattuale dei produttori nella filiera.

“È diventato sempre più urgente definire misure condivise in grado di regolamentare il mercato, con lo scopo di renderlo più equo ed equilibrato”. Ha affermato il presidente della Cia Giuseppe Politi. “Per questo è necessario lavorare per l’unità delle imprese, evitando però facili scorciatoie e ricette semplicistiche”.

Di fronte all’evidente necessità di regole per il mercato agricolo, la Cia rileva l’urgenza di un punto di svolta della politica agraria, che lavori seriamente a un rafforzamento e a una riforma delle Organizzazioni di produttori (Op), che devono diventare delle strutture economiche con funzioni d’impresa, costituite da agricoltori attivi e orientate a una gestione più equa dei rapporti di filiera.

“Le inefficienze delle organizzazioni di filiera sono la prima causa della scarsa competitività dell’agricoltura italiana”, ha sostenuto il responsabile del Dipartimento sviluppo agroalimentare della Cia Giuseppe Cornacchia, che ha ricordato i vantaggi di una filiera efficiente e organizzata, in grado di ridurre i costi burocratici e di sistema, di incrementare i redditi degli agricoltori, e di assicurare una più equa distribuzione del valore aggiunto a vantaggio degli agricoltori.

È assolutamente necessario -sostiene la Cia- partire dall’esperienza italiana dell’Ocm ortofrutta, per migliorarla, costruendo un modello nuovo che abbia una base esclusivamente agricola e che sia in grado di gestire i rapporti di filiera in modo da dare garanzie ai produttori. Cedendo il 75 per cento del prodotto aziendale alla Op, gli agricoltori contribuiscono all’accrescimento del valore aggiunto del prodotto che, aggregato, costituisce una massa critica in grado di stare sul mercato.

Si deve guardare alle Op -continua la Cia- come ai soggetti prioritari delle politiche agricole, che siano in grado di intercettare al meglio i finanziamenti pubblici, soprattutto in vista della nuova Pac. In tal senso, è indispensabile una razionalizzazione della Politica agricola comune, anche attraverso lo stanziamento di adeguate risorse per il rafforzamento del sistema delle Op. Ma rafforzare le organizzazioni di produttori non vuol dire finanziarne l’avviamento, altrimenti il rischio è di una corsa ai contributi anche da parte di quelle imprese che non hanno realmente intenzione di crescere in queste forme di aggregazione. Piuttosto si finanzino le Op che dimostrano di avere una strategia competitiva e un progetto d’impresa valido per stare sul mercato.

La maggiore efficienza e capacità commerciale legata a queste forme di aggregazione -conclude la Cia- dà all’agricoltura una maggiore forza contrattuale nelle dinamiche interne alla filiera. Solo superando l’annoso problema del caratteristico “nanismo” dell’agricoltura italiana, si può lavorare all’accrescimento della competitività dell’agricoltura.

 

 


Le parti sociali: un Patto per crescere e rilanciare il Paese

 

Appello di associazioni imprenditoriali (tra cui la Cia) e sindacali e del mondo bancario.

 

Le parti sociali (Abi, Alleanza cooperative italiane -Confcooperative, Lega cooperative. Agci-, Cgil, Cia-Confederazione italiana agricoltori, Cisl, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Reteimprese Italia -Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti-, Ugl) hanno sollecitato, in comunicato congiunto, “una discontinuità” che possa “realizzare un progetto di crescita del Paese, in grado di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione”, con una “grande assunzione di responsabilità da parte di tutti”

Ecco il testo del comunicato congiunto.

"Guardiamo con preoccupazione al recente andamento dei mercati finanziari. Il mercato non sembra riconoscere la solidità dei fondamentali dell'Italia. Siamo consapevoli che la fase che stiamo attraversando dipende solo in parte dalle condizioni di fondo dell'economia italiana ed è connessa a un problema europeo di fragilità dei Paesi periferici. A ciò si aggiungono i problemi di bilancio degli Stati Uniti.

Ma queste incertezze dei mercati si traducono per l'Italia nel deciso ampliamento degli spread sui titoli sovrani e nella penalizzazione dei valori di Borsa. Ciò comporta un elevato onere di finanziamento del debito pubblico ed un aumento del costo del denaro per famiglie ed imprese.

Per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile occorre ricreare immediatamente nel nostro Paese condizioni per ripristinare la normalità sui mercati finanziari con un immediato recupero di credibilità nei confronti degli investitori.

A tal fine si rende necessario un Patto per la crescita che coinvolga tutte le parti sociali; serve una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti ed una discontinuità capace di realizzare un progetto di crescita del Paese in grado di assicurare la sostenibilità  del debito e la creazione di nuova occupazione".

 

 

 

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TERRITORIO


Alluvione nel Metapontino: Cia Basilicata, decisioni positive al Tavolo verde

 

Al Tavolo verde che si è riunito per un aggiornamento della situazione relativa al dopo alluvione del primo marzo nel Metapontino è prevalso il buon senso per le cose da fare al più presto rispetto ai meccanismi burocratici di intervento. E’ il commento del direttore regionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Basilicata Luciano Sileo.

In particolare -riferisce Sileo- sono state accolte le tre proposte prioritarie: l’applicazione immediata della delibera di aprile 2011, che prevede il concorso sui costi sostenuti dalle aziende agricole rientranti nell'area delimitata e danneggiata, per la fruizione di servizi irrigui relativa per il 2010; l’attuazione dei contenuti della delibera 539 del 18/4/2011, tesa a riconoscere quale primo intervento a parziale copertura dei danni subiti, per la ripresa produttiva e per i costi di ripristino, un contributo a tutte le aziende agricole che hanno subito un danno rilevante almeno del 70 per cento a domanda tramite i Consorzi di difesa, attivando la misura nel rispetto delle procedure del "regime di deminimis" (tra 7.500 e 15.000 euro); l’immediata attuazione della misura 126 del Psr 2007/2013, per favorire il ripristino del patrimonio aziendale danneggiato. Su quest’ultimo punto è stato da poco chiuso il negoziato con Bruxelles e quindi -rileva sempre Sileo- si può passare alla fase pratica. Di rilievo è il percorso concordato tra organizzazioni professionali agricole e Dipartimento Agricoltura per semplificare le procedure burocratiche e velocizzare l’erogazione degli aiuti agli agricoltori.

Purtroppo, le inadempienze sono tutte del governo: ad oggi –sottolinea la Cia Basilicata- l’unico atto che poteva dar concrete risposte al tragico evento alluvionale, (anche a parametro zero), era l’ordinanza del presidente del Consiglio, di cui non solo non conosciamo i tempi d’emanazione, ma rimangono incerti anche i suoi contenuti. A noi è apparso subito chiaro che con le modifiche del “Milleproroghe” unitamente alla legge 225/92 e alla gestione degli eventi calamitosi, il tema centrale ha finito per essere quello di ordine finanziario e quindi le modalità di copertura e reperimento delle risorse per governare e fronteggiare l’evento a partire dalle fasi di emergenza.

Una palese contraddizione -a parere della Cia Basilicata- provoca l’attuale impianto disciplinare in merito alla non automaticità tra la decretazione dello stato di emergenza e la conseguente emanazione in tempi accettabili (non osiamo dire in tempi stretti) l’Opcm per attivare le relative derogatorie. In questo modo è evidente che si finisce per invalidare e inficiare lo status di eccezionalità in cui versa l’area colpita, relegando il problema a mera tematica contabile e finanziaria. Questa è la prima parte dell’attuale disciplina da modificare, rivendicando una legislazione uniforme, efficace ed in linea con lo stato di emergenza e dei bisogni reali delle aree colpite.


Anbi: Donato Distefano confermato vicepresidente nazionale

 

Il Consiglio dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni (Anbi) ha confermato presidente Massimo Gargano e Donato Distefano, presidente della Cia Basilicata, vicepresidente nazionale per il prossimo triennio 2011-2014. Altri due vice presidenti sono Giovanni Tamburini e Dante Dentesano.

L’Ufficio di Presidenza della Cia di Basilicata, in una nota, ha espresso soddisfazione per la riconferma e si è detta convinta che Distefano continuerà il proficuo lavoro svolto finora, dando ulteriore impulso ai temi della bonifica dell'irrigazione e della gestione della risorsa idrica nel paese, della modernizzazione del servizio d’irrigazione, avendo per obbiettivo centrale, l’ottimizzazione d’uso dell’acqua.

Distefano, nel ringraziare la Cia nazionale, il presidente Giuseppe Politi, i componenti del Consiglio Anbi per la riconferma, ha ribadito l’esigenza di dar continuità nel lavoro avviato e di impegnarsi affinché  il settore agricolo possa contare su una bonifica e un sistema irriguo moderno, efficiente e sostenibile, parte integrante e fattore di competizione della nostra economia e del nostro sistema produttivo del nostro agroalimentare e quindi del “made in italiy”.

Quattro i temi toccati ed evidenziati da Distefano nel suo intervento: oltre alla necessità e l'auspicio di contare su un’Anbi al passo con i bisogni del Paese, con l’esigenze del mondo e dell'economia agricola e rurale, oltre che autorevole sintesi del sistema dei 140 consorzi e costante interlocutore verso gli addetti ai lavori ma sempre più come avviato in questi anni, di parlare alle istituzioni, ai governi centrale e locali, al resto delle economia ed alle sue rappresentanze, all'intero Paese ed alla società.

1) Completare ed uniformare la normativa su tutto il territorio nazionale in materia di bonifica e irrigazione, richiamandosi in forma stabile e coerente ai contenuti, alle indicazioni dell'intesa Stato-Regioni del 2008 , alle 12 indicazioni giuridico-disciplinari riassunte, affrontando e rimuovendo in primis i casi di gestione straordinaria come quelli presenti nelle regioni quali la Sicilia, in Puglia e nelle Marche, completando quelli in itinere, migliorando quelli in linea ma bisognosi di essere adeguati, come il caso della Basilicata, per la quale al solo fine di arrivare in tempi rapidi a soluzioni adeguate e avanzate, si riconferma l’esigenza di insediare un apposito gruppo di lavoro e di esperti sulla questione acqua in generale all’interno della quale procedere ad un coerente riordino dei CdB.

2) Governare le due importanti normative in essere in materia di risorsa idrica:

-a) la Direttiva Ue 60/2000 sull'acqua, le indicazioni circa i costi, la corretta applicazione dl concetto chi inquina paga, gli usi plurimi, la govenance, la gestione razionale della risorsa, gli strumenti di pianificazione per la salvaguardia, la tutela e preservazione degli schemi e dell'idrografia nel paese, la tempistica indicata circa i costi, la ripartizioni, i servizi integrati, quelli diretti, gli standard, i vincoli, le ottemperanze da garantire entro il 2015;

-b) la legge 152 in materia ambientale, idraulica, la gestione dei rifiuti, la questione dei bacini idrografici di area vasta, le competenze fra queste e le regioni, i modelli di governance, e partecipazione, i piani d'ambito, la gestione del suolo e delle risorse.

3) Un più incisivo ruolo anche di accompagnamento, consulenza ed assistenza sul versante dei programmi e degli interventi previsti dal “piano nazionale irriguo e quello in materia di gestione di rischi idrogeologici”, recuperando una nuova e più attenta pianificazione in materia di sistema di accumulo, e di invasi,  temi tutti che impongono una rigorosa verifica in particolare alle regioni del Sud Italia che devono adoperarsi per una miglior fruizione delle opportunità offerte dai piani .

4) I Consorzi di bonifica nella nuova Pac o meglio nella programmazione Ue 2014- 2020 e quindi nelle politiche di sviluppo rurale, agro ambientali e di coesione.

Questa tematica è attuale e di prospettiva noi riteniamo che vi sono spazi e opportunità per dare impulso ai CdB quali soggetti erogatori di servizi che in qualche modo richiamano vincoli e standard e vanno certificati, oltre che garanzia di uso razionale di risorse, l'idea utile alle nuove linee di programmazione devono innanzitutto essere indirizzate a rafforzare :

- Ulteriore sinergia ed integrazione fra le politiche di sviluppo rurale e quelle in materia agroambientale

- Sinergia e interventi integrati in materia di salvaguardia e tutela del suolo e delle risorse locali

- Forte interazione con le politiche di coesione territoriali specie nelle realtà a forte vocazione agro-rurale e nelle realtà con tasso demografico sotto la media nazionale.

In questo si deve derubricare una funzione nuova del settore agricolo e delle aziende in direzione di due grandi obiettivi:

- Il pareggio energetico delle aziende e dei CdB teso ad abbattere i costi ed essere competitivi garantendo servizi a tutti gli utenti a costi equi

- Un grande piano di manutenzione che preveda almeno per le attività di idraulica e alvei fluviali minori, gestione di canali e fossi e briglie contratti di servizi agro-meccanici da parte delle aziende agricole, fattore per abbattere i costi, effettuare una manutenzione diffusa, dare ossigeno e protagonismo al mondo agricole, concretizzare multifunzionalità ed autogoverno.

Sono solo alcuni di temi posti con l'auspicio -ha concluso Distefano-che  possiamo affrontarli proficuamente, collegialmente e con il contributo delle rappresentanze del mondo agricolo prime e fondamentali protagoniste di un percorso teso a costruire una moderna bonifica alla base di un modello sussidiario  sostenibile che garantisce a costi equi una risorsa sempre più strategica e fattore di competitività dei nostri areali produttivi, per una agricoltura di qualità e redditiva. Per questo, siamo chiamati a fare un lavoro ancor più proficuo, abbiamo l’obbligo di agire con professionalità e rigore, dobbiamo aprire e vincere la sfida circa l’uso consapevole dell’acqua, tutti noi dobbiamo essere consapevoli che i nostri comportamenti e le nostre azioni quotidiane sono rivolte a gestire un bene sempre più prezioso ed esauribile e, quindi, dobbiamo agire secondo il principio del risparmio, dell’uso giusto, consolidare una nuova coscienza ad ogni livello verso la risorsa,sia sul versante del potabile, che dell’ irriguo ed industriale, convinti di dover fare i conti inoltre con ulteriore grande tema rappresentato dai cambiamenti climatici e dai loro effetti, altra grande sfida per il settore delle bonifiche  e per il mondo agricolo.


Cia di Reggio Emilia: subito un tavolo sul lupo. Estendere la prevenzione, indennizzare gli allevatori

 

“Per noi l’attività agricola non può essere in alcun modo considerata subalterna, pertanto riteniamo che di fronte al problema costituito dai lupi, in montagna ma ormai anche in un territorio più ampio, serve uno stretto rapporto di collaborazione tra i soggetti interessati per affrontare i problemi che alla presenza del lupo sono connessi”. E’ il pensiero di Francesco Zambonini, responsabile per le attività venatorie della Cia di Reggio Emilia.

“E’ indubbio che il lupo sia arrivato agli onori della cronaca per le sue predazioni negli ultimi tempi in un’area molto vasta della Provincia di Reggio Emilia -aggiunge-. Tale situazione non è altro che il naturale irraggiamento su un territorio ricco di selvaggina e in assenza di antagonisti. Con questa realtà pertanto ci dobbiamo confrontare, ma il problema si sta rilevando di non facile soluzione”.

“Siamo molto preoccupati -afferma ancora Zambonini- dalle predazioni che sono avvenute nel corso dell’anno 2011 agli allevamenti di pecore e altri animali da reddito, in territori molto antropizzati e distanti dall’area del Parco nazionale. Altrettante preoccupazioni crescono nel constatare le difficoltà reali nel realizzare validi interventi di prevenzione che diano garanzia agli allevatori, e da parte nostra dobbiamo rimarcare pure le difficoltà per gli iter burocratici presso gli enti competenti per avere il riscontro del danno e il relativo indennizzo”.

“Non possiamo permetterci di sottovalutare il problema -aggiunge-, forse abbiamo perso anche troppo tempo, le esperienze positive esistono di come affrontare il tema, dobbiamo portarle sul territorio, anche al di fuori del Parco nazionale. Quando parlo di esperienze pensiamo alle opere di prevenzione (recinti) ma anche alle modalità di risarcimento dei danni stimati agli allevatori: questi non possono avere sul territorio provinciale due pesi e due misure diverse nella liquidazione dei danni”.

“Riteniamo fondamentale -afferma in conclusione Zambonini- alla luce di quanto enunciato uno stretto rapporto di collaborazione fra i soggetti interessati a tali problematiche: Ente parco, associazioni agricole; assessorato Agricoltura e assessorato Caccia provinciale, Atc4 e Atc 3, Servizi veterinari Ausl. La Cia chiede, quindi, di convocare urgentemente i soggetti interessati per mettere in piedi il percorso utile al fine di dare quelle risposte che ci vengono richieste dagli allevatori”.


Cia Veneto: florovivaismo in crisi. ripristinare le agevolazioni sul combustibile da riscaldamento per le serre

 

“Il florovivaismo è il settore più giovane dell’agricoltura veneta, un comparto in cui i giovani agricoltori credono valga ancora la pena lavorare e investire. Per questo condividiamo e facciamo nostro l’invito rivolto dall’assessore all’Agricoltura veneta Franco Manzato al ministro per le Politiche agricole Francesco Saverio Romano di affrontare uno dei problemi che sta fortemente penalizzando il settore: l’aumento del prezzo del combustibile”. Il presidente della Cia del Veneto Daniele Toniolo si unisce all’appello dell’assessore Manzato rivolto ieri alla commissione Agricoltura della Camera dei Deputati che è tornata ad affrontare la questione delle agevolazioni per il combustibile da riscaldamento da serre.

Da quando l’Agenzia delle Dogane decise nel 2009 di sospendere i benefici, assoggettando il gasolio per le coltivazioni sotto serra a quello utilizzato genericamente in agricoltura, eliminando tutte le agevolazioni agli operatori per il suo acquisto, è iniziata la battaglia della Confederazione italiana agricoltori contro l’accisa del gasolio con la richiesta del ripristino della agevolazioni per il combustibile da riscaldamento serre. Il riscaldamento incide infatti tra il 15 e il 20 per cento sul totale costi aziendali. Quindi, tra gli aumenti veri e propri e il mancato ripristino delle agevolazioni, il prezzo del combustibile agricolo è cresciuto per gli operatori ben del 35 per cento in un solo anno. Nonostante queste premesse il comparto del florovivaistico veneto è caratterizzato dalla presenza di un’alta percentuale di giovani rispetto alle altre specializzazioni dell’agricoltura (almeno l’80 per cento). Ed è vivaio di nuove professionalità altamente specializzate che guardano oltre la crisi.: “Si tratta di un settore importante non soltanto in termini di produzione -spiega il presidente di CiaVeneto- ma soprattutto perché occupa i giovani. E’ il settore più giovane dell’agricoltura italiana”.

In Veneto in un quadro di ristrutturazione del settore primario, le imprese dedite alle attività florovivaistiche si distinguono perché evidenziano un trend in crescita.  In particolare, dopo una compressione verificatasi tra il 1997 ed il 2002, le imprese che svolgono questa attività stanno aumentando in cinque delle sette province venete (Venezia, Verona, Rovigo, Treviso, Belluno). Per le province di Padova e Vicenza si registra, tra il 2002 ed il 2009, un calo delle imprese che però non intacca il ruolo di leadership della provincia di Padova. Nella sola provincia di Venezia, le aziende sono passate dalle 228 del 1997 alle 211 del 2002, alle 238 del 2009, con un aumento del 13 per cento negli ultimi sette anni.

 

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