| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
|
Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 48 - n. 67 | 28 marzo 2006 |
|
||||
|
L'Assemblea regionale della Cia del Piemonte ha eletto Roberto Ercole alla carica di Presidente regionale. Per la prima volta un alessandrino viene chiamato a dirigere Entrato nel mondo agricolo organizzato nell’Alleanza dei Contadini, Roberto Ercole, ha vissuto l’evoluzione dell’Associazione che si è trasformata prima in Confcoltivatori e poi in Cia. Ercole è stato direttore del Patronato Inac di Alessandria fino al 1981 quando è passato al Regionale dapprima come Direttore del Patronato e poi come responsabile del settore organizzativo. A Torino è rimasto fino al 1987 quando ha assunto la carica di Presidente Provinciale prima della Confcoltivatori e poi della Cia, carica rinnovata nella recente ultima Assemblea. Tra gli obiettivi principali tracciati dal neo-presidente quello di avviare al più presto, tra le organizzazioni agricole piemontesi, un tavolo comune di confronto al fine di affrontare le problematiche dei singoli comparti. Altresì, Ercole ha ribadito come sia importante dare vita al “patto” con tutte le forze che operano nel settore economico, non solo agricolo, per trovare soluzioni che coinvolgano tutti i passaggi del settore agro-alimentare. Impegno prioritario resta, comunque, quello di far affermare Lodovico Actis Perinetto, coltivatore diretto con azienda ad indirizzo cerealicolo, è stato confermato nella carica di vicepresidente regionale vicario. Secondo Scanavino, Valentina Masante, Sergio Suardi, Carlo Ricagni, Gianfranco Fasanino sono stati chiamati a comporre Si sono svolte anche le Assemblee elettive in tutte le sedi provinciali ed interprovinciali della Cia del Piemonte, con la sola eccezione della sede di Biella dove l’Assemblea elettiva si svolge con una diversa cadenza. Sono stati riconfermati presidenti Lodovico Actis Perinetto a Torino, Secondo Scanavino ad Asti, Valentina Masante a Cuneo e Giancarlo Tacchini a Novare/Vercelli/Vco.
L'edizione 2006 si svolge in collaborazione anche con “Le aziende agricole del Piceno avranno, grazie al Bea, una ‘vetrina’ per far conoscere ed apprezzare le proprie produzioni, vere eccellenze del territorio -spiega Tonino Cioccolanti, presidente della Cia provinciale- e parte integrante dell’offerta turistica di San Benedetto e del suo hinterland”. In occasione di tour appositamente organizzati in occasione della rassegna fieristica verranno inoltre visitate alcune aziende agricole per far conoscere da vicino le realtà agrituristiche del territorio e farne apprezzare la qualità e la genuinità.
Il documento congiunto contrasta la linea del Governo uscente, tutta tesa a far passare la deregulation venatoria muovendosi verso un'impostazione consumistica della caccia, che non si pone il problema delle specie protette, del rispetto dell'ambiente, attraverso uno sconsiderato smantellamento degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) che oltre a danneggiare la fauna ed a non curarsi del territorio, nuocerebbe persino al reddito dell' impresa agricola multifunzionale. Cia, Arcicaccia e Legambiente si presentano uniti per una pratica venatoria che afferma e definisce con chiarezza la caccia conservativa, vale a dire la progressiva eliminazione dei ripopolamenti pronta caccia, dannosi per l'ambiente e per gli equilibri naturali, e punta invece su tutte quelle opere di miglioramento dell'ambiente, quali ad esempio le coltivazioni per il mantenimento della fauna selvatica e della biodiversità. Il documento congiunto tra ambientalisti, cacciatori e agricoltori prevede tra le altre cose la sostituzione dei ripopolamenti pronta caccia con la libera riproduzione naturale della fauna selvatica, garantita anche attraverso una corretta gestione degli istituti faunistici preposti (come già sperimentato nell'Atc 19 Siena), la protezione, il recupero e la conservazione delle zone umide e riduzione del carico inquinante di alcune pratiche agricole. Le tre organizzazioni firmatarie ribadiscono il giudizio fortemente critico sul tentativo operato in questi anni dal governo di far passare una legge che liberalizza e deregolamenta la caccia e che se fosse stata approvata avrebbe favorito soltanto i cacciatori delle riserve private a pagamento, avrebbe smantellato gli Atc, eliminato il legame cacciatore territorio affermato con Quei soldi usciti dalle tasche dai cacciatori per migliorare l'ambiente, non possono oggi essere messi a disposizione per la corretta gestione del territorio e per creare opportunità all'impresa agricola in un quadro di crisi profonda del settore. Per "Siamo di fronte -dichiara Massimo Logi, presidente di Arcicaccia Toscana- ad un drammatico fallimento del governo Berlusconi anche sulla materia faunistico ambientale. Come per la promessa non mantenuta del miracolo economico e della ricchezza per tutti, anche sulla caccia si è fatto credere che presto sarebbe arrivato il paese del bengodi. In realtà i cacciatori hanno subito con questo governo le più grandi umiliazioni della storia come il famigerato Decreto Pisanu sui porto d'armi e l'aumento delle tasse. Hanno tentato una controriforma della legge in parlamento che è miseramente fallita ma che ha prodotto danni culturali profondi nel rapporto tra caccia e società. Grazie all'esperienza - continua Logi - messa in campo da regioni come "I governi non sono né amici né nemici -afferma Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana- ma si giudicano per gli atti che compiono. In questo settore come in molti altri interventi in materia agricola si è manifestato in questi anni una incapacità del governo a operare in un quadro di armonia istituzionale con le regioni. Le scelte operate vanno in senso esattamente opposto al tanto sbandierato federalismo". "Il documento congiunto con Legambiente e Arci Caccia -prosegue Pascucci- rappresenta un punto di convergenza importante dal quale far partire, con le forze politiche del futuro governo, un impegno serio in questo settore, che favorisca una gestione dell'attività venatoria sostenibile e promuova nuove opportunità per le imprese agricole".
Nulla di fatto dall’incontro tra le organizzazioni professionali agricole lombarde e Assolatte per la definizione del prezzo del latte alla stalla per la nuova campagna lattiero-casearia. “Le posizioni espresse unitariamente dal mondo agricolo -sostengono i presidenti Nino Andena per Coldiretti, Franco Bettoni per Confagricoltura e Mario Lanzi per Di fronte all’ennesima chiusura di Assolatte la trattativa è saltata. I presidenti di Coldiretti, Confagricoltura e Cia della Lombardia stigmatizzano il comportamento tenuto dagli industriali che ancora una volta hanno dimostrato l’incapacità di guardare alla realtà del mercato ed all’esigenza di mantenere viva e vitale la filiera produttiva radicata sul territorio a partire proprio dalle imprese agricole che devono veder riconosciute le loro ragioni con la definizione di un prezzo base equo e con la giusta remunerazione della qualità del loro latte. La stessa qualità che consente proprio alle industrie di realizzare produzioni di gran pregio e di grande interesse per il mercato non solo a livello nazionale. E’ troppo comodo -hanno aggiunto i presidenti di Coldiretti, Confagricoltura e Cia della Lombardia- voler pagare il nostro latte a prezzo europeo e non riconoscerne la qualità e poi vendere prodotti tipici di qualità ed incassare a prezzi italiani. E’ una politica miope ma anche un insulto alle imprese agricole che non accettano simili lezioni di competitività da chi cerca solo di massimizzare i propri profitti e poi parla a sproposito di interessi di filiera. I presidenti delle organizzazioni agricole lombarde hanno anche posto in risalto un altro fatto: le imprese agro-industriali che propongono simili astrusità sono le stesse che hanno beneficiato di ingenti risorse provenienti dal settore agricolo, cioè dal Piano di sviluppo rurale, per ristrutturare le loro realtà produttive senza poi rispettare gli obblighi che lo stesso Piano prevede, ossia che tali investimenti debbano generare ricadute positive per le imprese agricole conferenti il latte. Le organizzazioni agricole hanno chiesto alla Regione Lombardia di verificare questo stato di cose e di revocare ogni sorta di finanziamento futuro e di avviare le procedure per la restituzione di quanto già accordato alle industrie che non hanno rispettato gli obblighi previsti. Nel contempo chiediamo anche che Ai produttori Coldiretti, Confagricoltura e Cia hanno chiesto di tenere duro e di non sottoscrivere contratti proposti unilateralmente dalle industrie soprattutto se tali proposte prevedono un pagamento della qualità diverso da quello attualmente in vigore.
|
|
|
|
|