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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

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Anno 48 - n. 67 28 marzo 2006
TERRITORIO
  • Cia Piemonte: Roberto Ercole eletto presidente
  • La Cia di Ascoli al Banco enogastronomico artigiano
  • Toscana: Arcicaccia, Cia e Legambiente presentano un documento congiunto
  • Trattativa per il latte in Lombardia: ennesima chiusura di Assolate. Prezzi ridicoli e disconoscimento della qualità

 

TERRITORIO


Cia Piemonte: Roberto Ercole eletto presidente

 

L'Assemblea  regionale della Cia del Piemonte ha eletto Roberto Ercole alla carica di Presidente regionale. Per la prima volta un alessandrino viene chiamato a dirigere la Cia piemontese, succedendo ad Attilio Borroni che ha gestito la Confederazione negli ultimi anni.

Entrato nel mondo agricolo organizzato nell’Alleanza dei Contadini, Roberto Ercole, ha vissuto l’evoluzione dell’Associazione che si è trasformata prima in Confcoltivatori e poi in Cia. Ercole è stato direttore del Patronato Inac di Alessandria fino al 1981 quando è passato al Regionale dapprima come Direttore del Patronato e poi come responsabile del settore organizzativo.

A Torino è rimasto fino al 1987 quando ha assunto la carica di Presidente Provinciale prima della Confcoltivatori e poi della Cia, carica rinnovata nella recente ultima Assemblea.

Tra gli obiettivi principali tracciati dal neo-presidente quello di avviare al più presto, tra le organizzazioni agricole piemontesi, un tavolo comune di confronto al fine di affrontare le problematiche dei singoli comparti.

Altresì, Ercole ha ribadito come sia importante dare vita al “patto” con tutte le forze che operano nel settore economico, non solo agricolo, per trovare soluzioni che coinvolgano tutti i passaggi del settore agro-alimentare.

Impegno prioritario resta, comunque, quello di far affermare la Cia piemontese come una delle protagoniste dell’agricoltura regionale e come una delle più importanti interlocutrici delle istituzioni, Regione Piemonte in testa. 

Lodovico Actis Perinetto, coltivatore diretto con azienda ad indirizzo cerealicolo, è stato confermato nella carica di vicepresidente regionale vicario.

Secondo Scanavino, Valentina Masante, Sergio Suardi, Carlo Ricagni, Gianfranco Fasanino sono stati chiamati a comporre la Giunta regionale della Cia del Piemonte, con la carica di vicepresidenti regionali.

Si sono svolte anche le Assemblee elettive in tutte le sedi provinciali ed interprovinciali della Cia del Piemonte, con la sola eccezione della sede di Biella dove l’Assemblea elettiva si svolge con una diversa cadenza.

Sono stati riconfermati presidenti  Lodovico Actis Perinetto a Torino, Secondo Scanavino ad Asti, Valentina Masante a Cuneo e Giancarlo Tacchini a Novare/Vercelli/Vco.


La Cia di Ascoli al Banco enogastronomico artigiano

 

La Confederazione italiana agricoltori della provincia di Ascoli Piceno è tra gli enti organizzatori della Bea, Banco enogastronomico artigianato del medio versante Adriatico, che si svolgerà il 23, 24 e 25 aprile prossimi a San Benedetto del Tronto in zona rotonda -centro-; iniziativa alla terza edizione e che nell'edizione 2005 ha attratto molteplici operatori e turisti.

L'edizione 2006 si svolge in collaborazione anche con la Croce Rossa Italiana, mentre fanno parte, tra l'altro, degli enti organizzatori la Slow Food e l'Ais.

“Le aziende agricole del Piceno avranno, grazie al Bea, una ‘vetrina’ per far conoscere ed apprezzare le proprie produzioni, vere eccellenze del territorio -spiega Tonino Cioccolanti, presidente della Cia provinciale- e parte integrante dell’offerta turistica di San Benedetto e del suo hinterland”.

In occasione di tour appositamente organizzati in occasione della rassegna fieristica verranno inoltre visitate alcune aziende agricole per far conoscere da vicino le realtà agrituristiche del territorio e farne apprezzare la qualità e la genuinità.


Toscana: Arcicaccia, Cia e Legambiente presentano un documento congiunto


Un documento congiunto fra Arcicaccia, Cia (Confederazione italiana  agricoltori) e Legambiente, insieme ai partiti dell'Unione Ds, Margherita,  Rifondazione e Comunisti Italiani in vista delle elezioni politiche del 9 e  10 aprile, è stato presentato a Firenze nel corso di una conferenza stampa  presso il Caffè Giubbe Rosse, alla quale hanno preso parte Massimo Logi  presidente Arcicaccia Toscana, Giordano Pascucci presidente Cia Toscana, Piero Baronti, presidente Legambiente  Toscana, Fabrizio Vigni, deputato dei Ds candidato al Senato e responsabile  nazionale della Sinistra Ecologista, Erasmo D'Angelis, presidente Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio Regionale, Nicola Danti, segretario  provinciale di Firenze della Margherita e candidato alla Camera nella lista  dell'Ulivo, Mario Ricci candidato alla Camera per Rifondazione Comunista, Marco Montemagni,  assessore al Bilancio ed alle Politiche del Mare per i Comunisti Italiani.

Il documento congiunto contrasta la linea del Governo uscente, tutta tesa a far passare la deregulation venatoria muovendosi verso  un'impostazione consumistica della caccia, che non si pone il problema delle specie protette, del rispetto dell'ambiente, attraverso uno sconsiderato smantellamento degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) che oltre a danneggiare la fauna ed a non curarsi del territorio, nuocerebbe persino al reddito dell' impresa agricola multifunzionale. Cia, Arcicaccia e Legambiente si presentano uniti per una pratica venatoria che afferma e definisce con chiarezza la caccia conservativa, vale a dire la progressiva eliminazione dei ripopolamenti pronta caccia, dannosi per l'ambiente e per gli equilibri naturali, e punta invece su tutte quelle opere di miglioramento dell'ambiente, quali ad esempio le coltivazioni per il mantenimento della fauna selvatica e della biodiversità. Il documento congiunto tra ambientalisti, cacciatori e agricoltori prevede tra le altre cose la sostituzione dei ripopolamenti pronta caccia con la libera  riproduzione naturale della fauna selvatica, garantita anche attraverso una corretta gestione degli istituti faunistici preposti (come già sperimentato nell'Atc 19 Siena), la protezione, il recupero e la conservazione delle zone umide e riduzione del carico inquinante di alcune pratiche agricole.

Le tre organizzazioni firmatarie ribadiscono il giudizio fortemente critico sul tentativo operato in questi anni dal governo di far passare una legge  che liberalizza e deregolamenta la caccia e che se fosse stata approvata  avrebbe favorito soltanto i cacciatori delle riserve private a pagamento, avrebbe smantellato gli Atc, eliminato il legame cacciatore territorio affermato con la Legge 157 del 92, riportando decine di migliaia di cacciatori provenienti anche da fuori la Toscana in quei territori della nostra regione dove la caccia è gestita da agricoltori e cacciatori locali che ne sarebbero stati fortemente penalizzati, avrebbe aumentato in modo  sconsiderato e antiscientifico l'elenco delle specie cacciabili e consentito  le attività venatoria anche nel mese di Febbraio in disprezzo alle Direttive Comunitarie. Inoltre, il governo ha spogliato le Regioni delle risorse che spettavano loro in ambito venatorio. Dal 2003 e nel corso di due finanziarie, sono stati tagliati i concordati trasferimenti. La legge finanziaria del 2000 aveva introdotto il trasferimento del 50% della tassa governativa alle regioni, le quali avrebbero destinato questi fondi al miglioramento ambientale dei territori di caccia agro-silvo-pastorali, integrandoli con i contributi messi a disposizione dalle misure comunitarie. L'attuale governo ha mancato all'accordo, sottraendo alle casse regionali il 50 per cento dei contributi che spettavano alle regioni.

 Quei soldi usciti dalle tasche dai cacciatori per migliorare l'ambiente, non possono oggi essere messi a disposizione per la corretta gestione del territorio e per creare opportunità all'impresa agricola in un  quadro di crisi profonda del settore. Per la Toscana i mancati trasferimenti portano alle seguenti cifre: 698.000 euro da incassare per il 2002, 7 milioni di Euro all'anno per tre anni consecutivi (2003-2005) pari 21  milioni di euro che non sono mai arrivati e che potevano essere investiti in interventi di miglioramento degli istituti faunistici, per gli ATC, le  zone protette e quelle deputate alla sosta ed alla riproduzione naturale degli animali.  "I soldi dei cacciatori che il governo doveva dare alle Regioni - dichiara Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana- potevano servire fra le altre cose a fare miglioramenti ambientali e gestione del territorio in tutte quelle zone che fanno parte del sistema delle aree protette e che al tempo stesso sono territori dove la caccia è consentita. Mi riferisco, in particolare, a parte delle Anpil (Aree naturali protette di interesse locale) e parte zone S.I.C (siti d'interesse comunitario) e Sir (Siti d'interesse regionale). Ma potevano servire anche a far funzionare meglio determinati istituti faunistici come le zone di protezione; le Oasi di Protezione, le zone di protezione, le zone di rispetto venatorio e quelle di ripopolamento e cattura".

 "Siamo di fronte -dichiara Massimo Logi, presidente di Arcicaccia Toscana- ad un drammatico fallimento del governo Berlusconi anche sulla materia faunistico ambientale. Come per la promessa non mantenuta del miracolo economico e della ricchezza per tutti, anche sulla caccia si è fatto credere che presto sarebbe arrivato il paese del bengodi. In realtà i cacciatori hanno subito con questo governo le più grandi umiliazioni della storia come il famigerato Decreto Pisanu sui porto d'armi e l'aumento delle tasse. Hanno tentato una controriforma della legge in parlamento che è miseramente fallita ma che ha prodotto danni culturali profondi nel rapporto tra caccia e società. Grazie all'esperienza - continua Logi - messa in campo da regioni  come la Toscana potremo ricostruire una alleanza per la corretta gestione della materia sulle basi che le nostre tre associazioni presentano in questo documento. In quest'ottica sarà fondamentale l'interazione tra le risorse che il mondo venatorio mette a disposizione e quelle previste dalla Politica agricola comunitaria (Piano di Sviluppo Rurale, ecc.) nella direzione prevista dalla Comunità europea stessa per sostenere l'impresa agricola multifunzionale che rivesta un ruolo fondamentale nella salvaguardia del territorio, dell'ambiente e della fauna".

"I governi non sono né amici né nemici -afferma Giordano Pascucci,  presidente della Cia Toscana- ma si giudicano per gli atti che compiono. In  questo settore come in molti altri interventi in materia agricola si è  manifestato in questi anni una incapacità del governo a operare in un quadro  di armonia istituzionale con le regioni. Le scelte operate vanno in senso esattamente opposto al tanto sbandierato federalismo".

"Il documento congiunto con Legambiente e Arci Caccia -prosegue Pascucci- rappresenta un punto di convergenza importante dal quale far partire, con le forze politiche del futuro governo, un impegno serio in questo settore, che favorisca una gestione dell'attività venatoria sostenibile e promuova nuove opportunità per le imprese agricole".


Trattativa per il latte in Lombardia: ennesima chiusura di Assolate. Prezzi ridicoli e disconoscimento della qualità

 

Nulla di fatto dall’incontro tra le organizzazioni professionali agricole lombarde e Assolatte per la definizione del prezzo del latte alla stalla per la nuova campagna lattiero-casearia.

 “Le posizioni espresse unitariamente dal mondo agricolo -sostengono  i presidenti Nino Andena per Coldiretti, Franco Bettoni per Confagricoltura e Mario Lanzi per la Cia-Confederazione italiana agricoltori- erano di totale disponibilità a valutare il reale andamento di mercato per la definizione di un prezzo base equo e, nel contempo, di rifiuto della modifica dell’attuale tabella qualità che, se adottata come proposto da Assolatte, avrebbe comportato una forte riduzione sul prezzo base, disconoscendo la reale qualità del prodotto lombardo”.

Di fronte all’ennesima chiusura di Assolatte la trattativa è saltata.

I presidenti di Coldiretti, Confagricoltura e Cia della Lombardia stigmatizzano il comportamento tenuto dagli industriali che ancora una volta hanno dimostrato l’incapacità di guardare alla realtà del mercato ed all’esigenza di mantenere viva e vitale la filiera produttiva radicata sul territorio a partire proprio dalle imprese agricole che devono veder riconosciute le loro ragioni con la definizione di un prezzo base equo e con la giusta remunerazione della qualità del loro latte. La stessa qualità che consente proprio alle industrie di realizzare produzioni di gran pregio e di grande interesse per il mercato non solo a livello nazionale.

E’ troppo comodo -hanno aggiunto i presidenti di Coldiretti, Confagricoltura e Cia della Lombardia- voler pagare il nostro latte a prezzo europeo e non riconoscerne la qualità e poi vendere prodotti tipici di qualità  ed incassare a prezzi italiani. E’ una politica miope ma anche un insulto alle imprese agricole che non accettano simili lezioni di competitività da chi cerca solo di massimizzare i propri profitti e poi parla a sproposito di interessi di filiera.

I presidenti delle organizzazioni agricole lombarde hanno anche posto in risalto un altro fatto: le imprese agro-industriali che propongono simili astrusità sono le stesse che hanno beneficiato di ingenti risorse provenienti dal settore agricolo, cioè dal Piano di sviluppo rurale, per ristrutturare le loro realtà produttive senza poi rispettare gli obblighi che lo stesso Piano prevede, ossia che tali investimenti debbano generare ricadute positive per le imprese agricole conferenti il latte.

Le organizzazioni agricole hanno chiesto  alla Regione  Lombardia di verificare questo stato di cose e di revocare ogni sorta di finanziamento futuro e di avviare le procedure per la restituzione di quanto già accordato alle industrie che non hanno rispettato gli obblighi previsti. Nel contempo chiediamo anche che la Regione garantisca il rispetto della tabella qualità in vigore attualmente ed una accelerazione delle procedure sanzionatorie per ogni comportamento elusivo della Legge 119 posto in essere dai diversi soggetti della filiera.

Ai produttori Coldiretti, Confagricoltura e Cia hanno  chiesto di tenere duro e di non sottoscrivere contratti proposti unilateralmente dalle industrie soprattutto se tali proposte prevedono un pagamento della qualità diverso da quello attualmente in vigore.

 

 

 

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