| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 50 - n. 40 | 27 febbraio 2008 |
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La proroga al 31 dicembre prossimo dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine della carne di pollo è sicuramente un elemento positivo. Ora, però, è necessario che questo obbligo diventi definitivo. Così L’etichettatura sull’origine -ricorda Un provvedimento del genere -sottolinea La Cia rileva che il riconoscimento della provenienza dei prodotti permette di salvaguardare l’agricoltura di qualità. L’origine in etichetta, d’altra parte, è resa obbligatoria in Europa per alcuni importanti prodotti, quali la carne bovina, le uova, l’olio d’oliva, gli ortofrutticoli freschi e il miele. Obbligo che, dopo il pollo, andrebbe esteso per la carne di maiale e di agnello, le conserve vegetali, i succhi di frutta, la pasta e i derivati dei cereali e i derivati del latte.
L’Anp-Cia predispone una piattaforma di proposte su cui confrontarsi nelle prossime settimane con le forze politiche in vista della consultazione elettorale. Alleggerire il carico fiscale e sviluppare un’attenta azione di controllo sui prezzi. Rispondere con efficacia alle esigenze delle persone non autosufficienti. Una politica che permetta di recuperare il potere d’acquisto delle pensioni; servizi sanitari più efficienti e potenziati soprattutto nelle aree interne e nelle zone rurali; misure adeguate per garantire le persone non autosufficienti; esenzione dal pagamento dell’Ici per tutti i pensionati ultrasessantacinquenni con reddito individuale inferiore a due volte il minimo di pensione. Sono queste alcune delle richieste contenute nella piattaforma predisposta dall’Associazione nazionale pensionati (Anp) della Cia-Confederazione italiana agricoltori che è alla base di una grande mobilitazione in tutto il Paese con assemblee durante le quali si intende dar vita ad un confronto con i programmi delle forze politiche in vista delle elezioni del 13 e 14 aprile. Nel documento i pensionati della Cia evidenziano la necessità che il nuovo quadro politico che uscirà dalla consultazione elettorale realizzi alcune riforme generali del Paese. Riforme che sappiano ricostruire un clima di fiducia dei cittadini nelle istituzioni ed avviare quel processo rinnovatore per riportare il Paese ad una fase di crescita economica, civile e sociale. In particolare, si sottolinea l'importanza di una riforma delle istituzioni che riporti nel contempo efficienza decisionale, rapidità nelle decisioni, partecipazione dei cittadini alle scelte più importanti e produttività dell’attività legislativa e di governo. Secondo l’Anp-Cia, le grandi scelte per il Paese devono avere un orizzonte temporale che travalica il ristretto periodo di una sola legislatura. Esse devono guardare al futuro, alle prospettive ed all’avvenire della popolazione e delle aziende. In questi anni -ricorda l’Anp-Cia- le pensioni sono rimaste ferme recuperando sono in parte, nel potere d’acquisto, i livelli dell’inflazione determinatasi dall’entrata nell’euro. Soprattutto le pensioni più basse, che rappresentano la maggioranza delle pensioni del nostro Paese, hanno maggiormente subito un deciso indebolimento fino a raggiungere livelli di vita al di sotto dei livelli minimi di povertà. In tale contesto viene sollecitato il garante ad una sempre più puntuale e ferma azione di controllo sui prezzi per contrastare rincari e speculazioni, di cui proprio i pensionati sono le principali vittime. Per combattere questo stato di cose occorre una politica che recuperi il potere d’acquisto dei pensionati. Da qui una precisa richiesta dell’Anp: rivedere i livelli delle aliquote fiscali alleggerendo il carico per i pensionati. Comunque, per ridare potere d'acquisto alle pensioni l’Anp-Cia chiede alcuni chiari interventi: -uscire dal calcolo dell’inflazione programmata ed attivare un paniere Istat mirato ai consumi dei pensionati volto alla salvaguardia del potere d’acquisto reale delle pensioni e superare l’attuale meccanismo di rivalutazione; -rendere fisso il bonus della finanziaria -mantenere detassata per intero la quattordicesima introdotta nel 2007; -parificare gli assegni familiari dei lavoratori autonomi a quelli dei lavoratori dipendenti; -realizzare la rivalutazione dei contributi estendendo gli effetti della legge anche ai lavoratori autonomi; -permettere alle coltivatrici il recupero della contribuzione da Per quanto riguarda sanità e assistenza, i pensionati della Cia chiedono una qualificazione dei servizi sanitari rafforzando la prevenzione, elevando la medicina di base con una politica di “presa in carico” del cittadino nel principio di universalità del diritto alla salute. E’ indispensabile, poi, riorganizzare la rete dei servizi stimolando la realizzazione di ospedali, ad alto contenuto scientifico, ed una rete di servizi, medici, assistenziali e di trasporto, in grado di rendere fruibili i servizi a tutti i cittadini presenti anche nelle aree interne e decentrate. Per quello che concerne le politiche per la non autosufficienza, l’Anp-Cia sollecita il nuovo Parlamento ad approvare la legge che ne regola tutta la materia riportando ad unica azione i fondi distribuiti nei vari ministeri. Il servizio deve essere adeguato ai principi fissati dai Leps (Livelli essenziali delle politiche sociali) in tutto il territorio nazionale. Infine, l’Anp-Cia chiede la realizzazione dell’unificazione dei servizi sociali e sanitari al fine di evitare una duplicazione di strumenti, sedi e attrezzature, tenendo ben distinti i canali finanziari al fine di eliminare il malcostume realizzato in alcune Regioni, di distogliere i fondi dalle politiche sociali e chiudere i buchi della sanità.
“Nella storia recente delle riforme della Politica agricola comune (Pac), l’Italia ha sempre mancato gli appuntamenti in cui si sono definite le strategie per le produzioni agricole e in cui si è deciso del futuro dell’agricoltura e dello spazio rurale”. Sono queste le valutazioni di Mario Lanzi, presidente della Cia della Lombardia, sul timido avvio a livello nazionale della discussione sullo “stato di salute” della Pac. “Quando si apre un confronto a livello europeo -continua Lanzi- stiamo alla finestra, con la scusa che si sia di fronte solamente a delle prime ‘indicazioni’, accorgendoci poi che si trattava, invece, di posizioni ben definite, strutturate e inamovibili. La verità è che tra noi e l’Europa ci sono due linguaggi diversi: in Europa la Commissione e la Direzione agricoltura parlano in modo univoco e con un approccio scientifico coerente, l’Italia viceversa parla con mille voci diverse, divise e quasi sempre sorrette da analisi approssimative”. L’occasione della verifica in atto sullo “stato di salute” della Pac riformata, con le conseguenti decisioni da adottare sulle azioni transitorie e sul futuro del “dopo 2013”, è troppo importante e occorre, quindi, cambiare radicalmente rotta. La Cia Lombardia è disponibile a ricercare con gli altri soggetti di reale rappresentanza una posizione condivisa, in modo da presentare alle istituzioni regionali e nazionali un chiaro e univoco indirizzo a difesa degli interessi degli agricoltori e dei consumatori. “Sì, perché sostenere le ragioni della nostra agricoltura -evidenzia Lanzi- significa aiutare i consumatori e le famiglie a spendere meno e meglio per l’alimentazione”. Occorre superare la politica dei “due pesi e due misure”, ossia tra le risposte alle attese del commercio e quelle date alla produzione agricola. Se, infatti, per far fronte alle tensioni sui mercati dei cereali, la decisione di eliminare provvisoriamente la messa riposo obbligatoria dei terreni è stata annunciata e immediatamente adottata, per contro sul versante del latte siamo ancora in un’attesa che dura da mesi. Un atteggiamento questo che fa emergere in modo palese il tentativo di assegnare alla sola attività commerciale, e alla distribuzione in particolare, un ruolo egemone nel governo dei prezzi dei prodotti alimentari, limitando la straordinaria potenzialità dell’agricoltura di tutelare i consumatori in termini di prezzi, inflazione, trasparenza e sicurezza alimentare. In un quadro fortemente dinamico tra economia, imprese, mercati globali e domanda mondiale di cibo, la Cia Lombardia sottolinea la necessità di sviluppare un sistema flessibile e condiviso d’orientamento delle imprese agro-alimentari, che sia capace di dare risposte puntuali ai consumatori e di far cogliere alle imprese agricole le opportunità di crescita.
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