| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 49 - n. 43 | 27 febbraio 2007 |
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La Cia critica la posizione assunta dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Riaffermata l’esigenza del principio di precauzione. Troppa contraddizione nell’Europa sugli organismi geneticamente modificati. Invitiamo gli europarlamentari a rivedere la posizione assunta oggi dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo che ha respinto, peraltro in netto contrasto con la Commissione Ambiente, l’emendamento per la “tolleranza zero” sulla contaminazione accidentale Ogm per le colture biologiche, non escluse così dalla soglia dello 0,9 per cento. E’ questo l’appello lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che ribadisce l’esigenza di tutelare l’agricoltura biologica e riafferma l’importanza del principio di precauzione. Per la Cia vanno salvaguardati sia i consumatori che i produttori, e, quindi, auspica un ripensamento su una materia molto delicata, riaffermando il valore della qualità e della sicurezza alimentare. Quello che è avvenuto in Commissione nel Parlamento europeo -sottolinea la Cia- è in contrapposizione con l’orientamento del Consiglio europeo che ha già adottato due posizioni negative nei confronti della Commissione Ue in materia di organismi geneticamente modificati, confermando la moratoria su alcune varietà in Austria e in Ungheria. La Cia conclude ribadendo ancora un volta l’esigenza di una normativa completa e trasparente sulla coesistenza e sulla soglia di contaminazione per le sementi.
Il comparto ortofrutticolo lucano vive una delle crisi più gravi degli ultimi decenni a causa delle alte temperature di questo inverno assolutamente anomalo. La maturazione delle produzioni di ortaggi si sono concentrate ed accavallate, senza la naturale scalarità che si verifica in presenza di un andamento climatico “normale”. E’ quanto denuncia la Cia Basilicata. Non è più commerciabile e, quindi, invenduta oltre il 60 per della produzione orticola regionale che ha visto in questa campagna un investimento – in Basilicata - di circa 3.500 ettari (tra scarola,lattuga, finocchi, prezzemolo, cavoli, ecc), a cui bisogna aggiungere le quantità di agrumi (arance emandarini) invenduti che -da una stima-corrisponde a circa il 50 per cento dell’intera produzione. I danni alla produzione ortofrutticola nella regione si attestano – da una valutazione ancora provvisoria - ben oltre 20 milioni di euro. Una situazione -afferma la Cia lucana- senza precedenti che costringe gli agricoltori a distruggere sul campo le produzioni, perdendo in questo modo sia una prospettiva di reddito che gli investimenti realizzati. E’ da sottolineare che i prezzi alla produzione sono crollati e quelli al consumo sono maggiorati di quattro volte. Permangono le distorsioni di mercato che penalizzano il produttore e il consumatore finale. Gli imprenditori agricoli -rilevano i vertici della Cia Basilicata - non sono in grado di far fronte al pagamento delle spese per l’acquisto e il trapianto delle piantine, dei concimi, degli antiparassitari, del carburante agricolo, dell’energia elettrica e delle tantissime giornate lavorative per la coltivazione. E’ da sottolineare, inoltre che la difficile situazione del comparto ortofrutticolo si riflette negativamente anche sui dati occupazionali (se si considera che un solo ettaro di ortaggi impiega mediamente 100 giornate lavorative). La mancanza di disponibilità finanziarie rischia di compromettere pesantemente anche l’avvio delle coltivazioni orticole primaverili ed estive. Un vero disastro che richiede un rapido intervento per creare le condizioni minime che consentano la ripresa dell’attività per migliaia di aziende orticole lucane. La Cia Basilicata, considerato che tale situazione coinvolge tutte le realtà ortofrutticole meridionali (le stesse condizioni si registrano in Puglia, Calabria, Campania, Sicilia), ha richiesto l’attivazione di un tavolo di crisi nazionale e regionale per la definizione di un pacchetto di misure per affrontare la difficile crisi dovuta ad un andamento climatico negativo ed allarmante sul piano più generale. La riforma in atto dell’Ocm (Organizzazione comune di mercato) dell’ortofrutta da parte della Unione europea dovrà contenere -a parere della Cia Basilicata - interventi più efficaci in presenza di crisi di mercato e danni dovuti a sensibili cambiamenti climatici. Alla nuova Ocm dovranno essere assegnate risorse finanziarie adeguate al peso dell’ortofrutta nell’economia nazionale e comunitaria. Oggi viene messo a disposizione solo il 4 per cento dei finanziamenti Ue rispetto all’incidenza del 17 per cento del settore ortofrutticolo sulla Plv agricola europea. La Cia Basilicata chiede, inoltre, al governo nazionale e regionale la dichiarazione dello stato di grave crisi del settore e di grave calamità atmosferica, nonché un intervento straordinario che utilizzando tutti gli strumenti normativi disponibili che (a partire dall’utilizzazione del fondo, previsto nella finanziaria 2007, sulle crisi di mercato e, per il prosieguo, l’attivazione delle misure ammissibili nell’ambito degli aiuti di stato anche a favore del comparto ortofrutticolo che preveda l’incentivazione alla copertura assicurativa delle colture, aiuti alle aziende in difficoltà a seguito di investimenti strutturali, piena attuazione delle misure previste dal Fondo di solidarietà attraverso le Organizzazioni di prodotto nella gestione delle crisi di mercato) possano rimettere in moto il processo produttivo fortemente compromesso. Una attenzione immediata potrebbe essere, secondo la Cia Basilicata, manifestata attraverso un provvedimento di defiscalizzazione e detassazione di tutti gli oneri a carico delle aziende diretto coltivatrici che hanno subito le conseguenze della crisi di mercato. Su queste problematiche la Cia Basilicata ha richiesto un tempestivo intervento della Regione Basilicata che, oltre a sviluppare le azioni di propria competenza, dovrà -nell’ambito di una indispensabile concertazione istituzionale con le Regioni Meridionali- attivare tutti i canali politici ed istituzionali per avviare, sul tema, un proficuo confronto di merito con il governo nazionale e con la stessa Unione europea.
Il 23 febbraio scorso, a Perugia, è stato presentato il Piano triennale 2007-2009 del Patronato della Cia Umbria. Oltre ai responsabili Inac provinciali e di zona, hanno partecipato all’incontro il presidente regionale della Cia Antonio Sposicchi, che con la presenza sua e di altri componenti la presidenza (Sarnari e Casagrande) ha voluto testimoniare l’importanza attribuita ad INAC nel contesto del Progetto di risanamento e sviluppo regionale, in corso di attuazione, sollecitando l’Istituto a raggiungere gli obiettivi di crescita contenuti nel Piano, per partecipare, in tal modo, al rafforzamento del sistema confederale. Palmiro Marini, direttore regionale dell’Inac, ha presentato le linee principali del Piano triennale, scaturite dal Gruppo di lavoro nominato dalla direzione regionale Cia, approvate in seno al Comitato regionale Inac. Muovendo dal reporting dei risultati conseguiti negli ultimi tre anni, il direttore ha evidenziato i punti di debolezza, dovuti principalmente alla diminuzione numerica degli addetti e dei presidi territoriali, più accentuata in alcune realtà provinciali, quindi, sulla scorta delle proposte contenute nel Piano nazionale Inac, ha voluto indicare anche per l’Umbria le due scelte prioritarie ivi contenute, ovvero: a) l’acquisizione del nuovo ruolo di Segretariato sociale attribuito ai patronati dalla nuova legge istitutiva 152/2001 e dalla legge nazionale sull’assistenza, 328/2000; b) la stipula di convenzioni con la Pubblica amministrazione da sottoscrivere prioritariamente con l’Università di Perugia, e con i Comuni umbri. Il Piano umbro contiene precisi obiettivi di crescita, elencati in 10 punti: 1) aumento del 5 per cento annuo (15% nel triennio) dell’attività statisticata; 2) aumento del 3 per cento (9 per cento nel triennio) dell’attività non- statisticata; 3), parificazione del punteggio medio per addetto alla media nazionale; 4) raggiungimento, nel 2009, del 100 per cento nell’invio telematico delle pratiche; 5) stipula nel triennio di almeno una convenzione per ciascuno dei 14 comuni umbri con popolazione al disopra di 15.000 abitanti; 6) posizionamento, nel 2009 , di Inac al 5° posto fra i patronati regionali; 7) posizionamento al 2,5 per cento, nel 2009, nel punteggio Inac nazionale ; 8) progetto regionale sul Servizio civile, da proporre nel corso del 2007; 9) potenziamento Marketing & Comunicazione Inac regionale : miglioramento pagina regionale di N. A.- Umbria, lancio in Umbria del periodico Diritti Sociali;10) Piano di formazione e aggiornamento annuale per tutti gli operatori di patronato.. Sui temi del Piano umbro sono intervenuti i responsabili degli Uffici di Zona che ne hanno condiviso le scelte e gli obiettivi, chiedendo che il loro impiego in seno alla Confederazione sia maggiormente dedicato all’attività di patronato. Pietro Torresan, consulente nazionale di Inac presente all’incontro di Perugia, è intervenuto soffermandosi sull’importanza degli strumenti di pianificazione e di controllo per l’attività di patronato, invitando l’ Umbria a migliorare il proprio lavoro, in termini quantitativi: puntando sulle convenzioni e in termini qualitativi: estendendo l’uso dell’informatica e potenziando le competenze. Carla Donnini, presidente nazionale di Inac, ha concluso l’incontro, affermando che quello umbro è stato il primo degli appuntamenti regionali, dopo la presentazione del Piano nazionale, programmati per riscontrare nel territorio l’attività in corso. Ha ribadito la necessità di potenziare le scelte indicate nel Piano nazionale e riprese anche in Umbria, dove maggiore dovrà essere l’impegno per lo sviluppo di Inac, in primo luogo da parte degli operatori e di tutta la Cia. Inoltre, ha voluto richiamare il ruolo del direttore regionale nel definire, annualmente, gli obiettivi di crescita e nel monitorare costantemente i risultati. Ha, infine, ricordato la manifestazione del 12 maggio 2007: “Inac in piazza per te”, che si svolgerà in tutte le province d’Italia per promuovere l’attività di patronato, dialogare con i cittadini, far conoscere i servizi messi a loro disposizione. Anche l’Inac dell’Umbria si è impegnata a svolgere due iniziative provinciali: a Perugia e Terni. Sul sito www.ciaumbria.it è possibile scaricare il piano regionale Inac.
La Cia di Viterbo chiede un incontro istituzionale fra provincia di Viterbo e Regione Lazio per l'istituzione del Distretto dei Cimini. In particolare, il resoconto della riunione congiunta del Tavolo Verde e della commissione Agricoltura della Provincia presentato alla stampa dal consigliere Battistoni, necessita di alcune puntualizzazioni utili ad evitare posizionamenti sbagliati. La Cia di Viterbo -si afferma in una nota- è rispettosa della dialettica e dei diversi ruoli politici ed istituzionali e non è nostra intenzione entrare nel merito del confronto-scontro delle diverse parti e posizioni politiche .Vogliamo però, rivolgere -sottiolinea la Confederazione- un invito ed evidenziare una preoccupazione, indirizzate entrambi non solo a Battistoni, ma a tutti i soggetti coinvolti nel confronto in atto. L’ invito, secondo la Cia di Viterbo, riguarda la necessità di attenersi ai fatti. Ed i fatti sono questi: - In materia di Distretti rurali ed agroalimentari - il Tavolo Verde provinciale nel settembre - criteri e modalità per l’elaborazione e l’adozione del piano di distretto sono ben definiti nel “Regolamento attuativo dei Distretti rurali ed agroalimentari n° 5 del 6 settembre Alla luce di questi elementi, attestare E qui veniamo alla preoccupazione, derivante anche dall’ andamento del confronto al Tavolo Verde provinciale. La scelta del Distretto dei Cimini è ormai irreversibile. Il nostro compito –sottolinea la Cia di Viterbo- è di riempirla di contenuti con proposte ed iniziative. Siamo alle prime esperienze nell’ attuazione della legge sui distretti rurali. E’ un capitolo tutto da scrivere. Facciamo noi uno sforzo di elaborazione di programmi e progetti e proponiamoli alla Regione. In mancanza di un nostro ruolo attivo, allora sì potremmo essere espropriati e prevaricati. La Cia provinciale ha proposto all’ assessore Trapé di convocare un incontro con l’assessorato regionale all’ Agricoltura sul tema del Distretto dei Cimini. Ci sembra -conclude la nota- la strada migliore per sciogliere le incertezze, fugare i dubbi e camminare spediti sulla strada della realizzazione dei distretti rurali ed agroalimentari.
In preparazione della mobilitazione delle “Cento Assemblee”, indetta dalla direzione nazionale dell’Associazione pensionati (Anp), per l’aumento dei minimi di pensioni e l’aumento degli assegni familiari è stato convocato per venerdì prossimo 2 marzo, alle ore 9,30, nei locali della Confederazione, il Comitato direttivo provinciale dell’Associazione pensionati Cia di Catania, allargato ai responsabili zonali e comunali del Patronato Inac. Ai lavori, aperti da Ruggiero Pardo segretario provinciale dell’Associazione pensionati, parteciperanno Francesco Costanzo, presidente provinciale Cia, e Michele Spatafora, vicepresidente nazionale dell’Anp.
Lunedì prossimo 5 marzo, con inizio alle ore 9,00, presso il Centro Civico di Borgoricco (Padova), in viale Europa, si terrà un confronto su “Agricoltura, dove vai?” con il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro e il presidente della Cia nazionale Giuseppe Politi. Parteciperanno, inoltre, il presidente della Cia di Padova Daniele Toniolo e il sindaco di Borgoricco Lino Sorato. Coordinerà i lavori il presidente dell’Associazione giornalisti agroalimentari veneto Mimmo Vita.
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