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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 46 - n. 38 27 febbraio 2004
ATTUALITÀ
  • Forum internazionale sul tema: “E’ ancora valida la cooperazione allo sviluppo?”
COMUNICATI
  • Frutta in guscio: i produttori italiani sotto scacco. L’Ue taglia gli aiuti e i prodotti turchi invadono il mercato
TERRITORIO
  • Cia dell’Emilia-Romagna: “no” alla “spremuta” del vino!
  • Cia Marche sugli Ogm: si alla legge regionale, no alle posizioni ideologiche
  • Grandi difficoltà per l’agricoltura del Molise

 

ATTUALITÀ


Forum internazionale sul tema: “E’ ancora valida la cooperazione allo sviluppo?”

 

Il commento del presidente dell'Ases e vicepresidente vicario Cia Giuseppe Politi

 

“E’ ancora valida la cooperazione allo sviluppo?”: è stato questo l’interrogativo di fondo che ha caratterizzato la giornata di lavori del Forum internazionale promosso dai partiti del centrosinistra con la collaborazione del Cespi, svoltosi il 26 febbraio a Roma.

Il presidente dell’Ases (Associazione solidarietà e sviluppo), nonché vicepresidente vicario nazionale della Cia, Giuseppe Politi, nel commentare l’importante iniziativa, ha sottolineato le difficoltà che, in questa fase politica, incontra la solidarietà ai paesi in via di sviluppo. “Si tratta -ha precisato- di difficoltà istituzionali e tecniche, dovute ad una sempre minore attenzione del governo verso questi problemi e ad una scarsa applicazione delle leggi esistenti”.

“Il rischio -ha detto ancora Politi- è quello di vanificare lo sforzo di tante associazioni come l’Ases, impegnate quotidianamente sul terreno dell’emancipazione delle aree più povere del mondo, ancora senza possibilità di diritti e senza gli strumenti necessari per combattere un diffuso stato di arretratezza e di sottosviluppo”.

“L’Ases -ha concluso il vicepresidente vicario nazionale della Cia- da sempre sensibile a questi problemi, proseguirà nella sua costante opera e si attiverà ai vari livelli istituzionali affinché la solidarietà esca dall’angusto ambito concettuale, per assurgere a vera e propria missione da compiere in difesa di una idea di pace e di civiltà”.

Al Forum, erano presenti parlamentari, responsabili delle Ong (Organizzazioni non governative), associazioni impegnate nel volontariato, semplici cittadini.

Ad aprire i lavori, nell’affollata sala del Cenacolo, all’interno del palazzo Valdina, è stato Nicola Manca, responsabile del Dipartimento solidarietà e sviluppo dei Ds, al quale ha fatto seguito la relazione del direttore del Cespi, José Luis Rhi Sausi.

Manca si è soffermato sul ruolo importante svolto dalle Ong, sottolineando la necessità di valorizzare e sostenere quelle che “hanno un rapporto vero con la società e che sono espressione reale di un movimento dotato di strumenti idonei per realizzare azioni volte allo sviluppo umano”.

“Purtroppo -ha sottolineato- senza una certezza di regole e soprattutto di risorse cresce il pericolo che queste organizzazioni possano, via via, perdere ogni autonomia nella definizione di un progetto di intervento politico e culturale”.

Il direttore del Cespi, nella sua relazione, ha analizzato ampiamente il nuovo scenario internazionale entro il quale si sviluppa il dibattito sulla cooperazione. “Da un lato -ha rilevato- i movimenti internazionali della società civile hanno sollevato una serie di tematiche che mettono al centro l’aiuto pubblico; dall’altro, in particolare in Europa, il dibattito sul rapporto tra flussi migratori e sviluppo. Infine, le politiche economiche neoliberiste ed egemoniche, messe in discussione dagli stessi organismi multilaterali che le avevano applicate, oltre che da numerosi paesi in via di sviluppo”.

“Oggi c’è la necessità -ha sostenuto José Luis Rhi Sausi- di ridare vitalità alla politica di aiuti internazionali. L’attuale cooperazione italiana è drammaticamente esigua e continua a pagare le conseguenze di problemi gestionali. Una riforma, quindi, è obbligatoria e l’odierno dibattito dovrà fare emergere il suo orientamento”.

Il dibattito ha posto l’accento sulla esiguità delle risorse e sulle responsabilità del governo che nella prossima finanziaria tende a tagliare del 15 per cento il già magro bilancio destinato alla cooperazione. E’ un fatto gravissimo -è stato evidenziato- che si combina con lo stanziamento di ben 1.200 milioni di euro per provvedere alle necessità derivanti da proroghe delle missioni di “pace” italiane all’estero. Per non parlare del tentativo di mettere le mani sui fondi della cooperazione (non spesi) per finanziare iniziative imprenditoriali.    

     

 

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COMUNICATI


Frutta in guscio: i produttori italiani sotto scacco. L’Ue taglia gli aiuti e i prodotti turchi invadono il mercato

 

Il presidente della Cia Massimo Pacetti scrive al ministro Giulio Tremonti e chiede un immediato intervento nazionale per contrastare la dilagante concorrenza della Turchia

 

Nuova tegola per i produttori italiani di frutta in guscio (nocciole, mandorle, noci, pistacchi). Non bastava la concorrenza della Turchia, le cui importazioni massicce invadono ogni anno i nostri mercati (180 mila tonnellate l’anno in tutti i paesi dell’Ue), ora è arrivato un altro pesante colpo da parte della Comunità che, di fatto, ha ridotto drasticamente gli aiuti al settore. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che, attraverso una lettera inviata dal presidente nazionale Massimo Pacetti al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha sollecitato un immediato intervento del governo italiano.

Infatti, i produttori di frutta in guscio si trovano oggi -scrive Pacetti- di fronte ad un nuovo regime comunitario di sostegno che diminuisce il livello medio di aiuto sinora percepito. Aiuto assolutamente necessario per contenere, in parte, la schiacciante concorrenza soprattutto delle nocciole turche.

D’altra parte, la stessa Commissione Ue, in base al principio di sussidiarietà, ha previsto che il nuovo aiuto comunitario, giudicato insufficiente, venga integrato da un aiuto nazionale fino al raggiungimento del vecchio valore pari a 120,75 euro ad ettaro.

La legge finanziaria 2004, purtroppo, non ha previsto questa integrazione nazionale e ciò ha provocato non poche preoccupazioni tra i produttori. Riuscire a recuperare -sottolinea il presidente della Cia- gli stanziamenti necessari  a favore del comparto, così importante in particolare per le aree collinari e montane del nostro Paese, sarà di grande rilevanza per i produttori che già vivono un momento di grave tensione. Pacetti, quindi, sollecita il ministro Tremoti ad impegnarsi per reperire i fondi per questo aiuto nazionale, indispensabile al perseguimento di un’attività produttiva che ha anche una valenza sociale e ambientale.

 

 

La produzione di frutta in guscio in Italia

 

 

ettari coltivati

tonnellate prodotte

Nocciole

68.125

119.077

Mandorle

89.532 

119.375

Noci

4.000

12.000

Pistacchi

3.602

1.087

 

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TERRITORIO


Cia dell’Emilia-Romagna: “no” alla “spremuta” del vino!

 

Con una raffica di decreti pubblicati tra la fine di dicembre 2003 ed i primi di febbraio scorso, il ministero delle Politiche agricole ha conferito ufficialmente ad alcuni Consorzi di Tutela delle D.O. le funzioni di controllo previste dal Decreto del 29 maggio 2001. Ciò ha dato la stura a delle circolari applicative da parte degli stessi consorzi incaricati (in primis Ente Tutela Vini di Romagna e Consorzio Vini Colli Bolognesi) che sono state inviate, in questi giorni, a tutti i fruitori delle D.O., associati e non.

Le procedure introdotte da tali circolari, anche se non difformi dall’incarico ricevuto, sono -afferma la Cia dell’Emilia-Romagna- devastanti per i produttori di uve e di vini di qualità. Ai diritti camerali ed ai molteplici balzelli già esistenti, infatti, si vengono ad aggiungere nuovi e ulteriori sistemi di pagamento e di gestione della materia che graveranno pesantemente sulle aziende interessate. Il solito pasticcio all’italiana. Mentre in tutte le occasioni i nostri ministri e viceministri promettono la famosa semplificazione amministrativa, i viticoltori e le cantine si sentono vittima di un insensato accanimento burocratico.

Le cantine dell’Emilia Romagna -rileva la Cia regionale- sono da sempre controllate e vigilate. Il vino è uno dei prodotti più regolamentati e sorvegliati in Europa ed in Italia. Perché vessarlo ancora e inutilmente? A chi giova questa innaturale spremuta della bevanda prediletta da Bacco?

La Cia dell’Emilia-Romagna è per le “cantine aperte”. Aperte per ogni tipo di verifica e controllo da parte di chicchessia, e, se possibile, aperte anche per accogliere piacevolmente gli enoturisti. Ma è fortemente contraria ad ogni iniziativa che le apre allo stress di nuovi ed inutili gravami amministrativi ed economici. Il governo deve intervenire immediatamente per bloccare l’iter dei provvedimenti in atto e per rivedere il Decreto del 29 maggio 2001.

La regione Emilia-Romagna -sottolinea la Cia- deve far sentire la sua voce per contrastare questa improvvida ed ennesima iniziativa centralistica, poco rispettosa delle sue competenze istituzionali. In mancanza di ciò, ai produttori vitivinicoli dell’Emilia-Romagna non resta che la strada del boicottaggio di questo insieme di adempimenti che non servono a nulla.

 


Cia Marche sugli Ogm: si alla legge regionale, no alle posizioni ideologiche

 

“Riteniamo la legge sugli Ogm appena approvata dal Consiglio Regionale un passo molto importante nella tutela degli imprenditori agricoli. Mi riferisco in particolar modo alla divisione dei prodotti e delle sementi anche all’interno degli esercizi commerciali, così come al potenziamento dei controlli e delle sanzioni”. Nevio Lavagnoli, vicepresidente della Cia Marche, esprime soddisfazione per il provvedimento della Regione.

“Sulla questione Ogm la Cia -afferma Lavagnoli- non si arrocca su una posizione ideologica. Perseguiamo da sempre una politica orientata alla qualità delle produzioni ed alla valorizzazione delle tipicità. Per questo motivo siamo contro l’introduzione degli Ogm nelle Marche. In sostanza, si tratta di una scelta politica ed economica. Le produzioni marchigiane annoverano numerose eccellenze, ma è chiaro che solo materie prime di alta qualità possono assicurare l’esistenze delle tipicità”.

Un’impostazione, quella della Cia, che esaltando il modello marchigiano, è ovviamente “incompatibile” con l’utilizzo degli Ogm. “Un’agricoltura dalle mille sfaccettature, produzioni dalle molteplici peculiarità, biodiversità: questi, al di là del discorso Ogm, devono diventare sempre di più i veri punti di forza del settore”, evidenzia Lavagnoli. 

Allo stesso tempo la Cia sottolinea l’importanza di garantire la libertà di ricerca, una ricerca, che in ogni caso, non deve compromettere le produzioni, ma essere al contrario un’arma contro il pericolo di inquinamento e di contaminazioni. “Del resto -conclude Lavagnoli- la posizione della Confederazione su questi temi è chiara ed è quella che emerge in maniera ufficiale anche dai nostri documenti congressuali”.

 


Grandi difficoltà per l’agricoltura del Molise

 

La Cia e la Confagricoltura del Molise nei giorni scorsi hanno riunito congiuntamente i propri organismi dirigenti per fare il punto sulla situazione del settore agricolo a livello regionale. Dall’analisi è emerso uno stato di grandi difficoltà che si aggrava ogni giorno di più per una serie di problemi legati alla crisi congiunturale, ai ritardi strutturali, al susseguirsi di fenomeni calamitosi, al problema del credito ma anche all’inerzia della regione Molise incapace di programmare e di saper spendere le risorse comunitarie.

E’ di assoluta gravità, secondo le due organizzazioni, che di fronte alla cessazione di attività del 18 per cento all’anno delle aziende attive, le massime Istituzioni regionali rimangano indifferenti ed inerti.

Di fronte a questo stato di cose non è più possibile continuare a tacere: il compito che spetta alle organizzazioni di rappresentanza è quello di salvaguardare gli interessi e, quindi, il reddito dei propri associati, sempre più incerto ogni giorno che passa.

Si è ritenuto, quindi, che fosse indispensabile una netta presa di posizione, per sollecitare il governo regionale ad attivarsi immediatamente per recuperare il tempo finora perso, definire le istanze inevase e mettere in circolo le risorse necessarie per il rilancio del settore, dichiarando lo stato di mobilitazione del settore che si articolerà nei prossimi giorni e nei prossimi mesi a seconda del riscontro ottenuto e delle risposte che la Regione sarà in grado di dare.

La Cia e la Confagricoltura illustreranno la loro piattaforma in una conferenza stampa che si terrà il 3 marzo prossimo presso la Biblioteca provinciale “Albino“, in via D’Amato a Campobasso, a partire dalle ore 10,30.  

 

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