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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

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Anno 52 - n. 165 26 agosto 2010
COMUNICATI
  • Mozzarella rosa: Cia, “no” alla caccia alle streghe
  • Pomodoro da industria: Cia, le difficoltà di questa campagna vanno affrontate con maggiore tempestività

 

COMUNICATI


Mozzarella rosa: Cia, “no” alla caccia alle streghe

 

Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori: “E’ giusto perseguire con fermezza e rapidità chi mina la sicurezza alimentare dei consumatori con prodotti scadenti o sofisticati, ma occorre cautela e senso di responsabilità per non sommare ulteriori danni ai 15 miliardi già persi dal sistema agroalimentare negli ultimi 25 anni”.

 

Sulla mozzarella in Italia si sta creando, tra i consumatori, un pericoloso clima da caccia alle streghe. In Italia si produce della straordinaria mozzarella di latte vaccino, come di bufala. Il prodotto in commercio è generalmente ottimo, sottoposto a rigidissimi controlli degli organismi preposti e vanto dell’agroalimentare nostrano nel mondo. Oggi la mozzarella rosa, ieri quella blu e domani forse quella fosforescente rappresentano solo casi isolati e infinitesimali rispetto al volume del prodotto in commercio. Tra l’altro, tutte le anomalie sono prontamente individuate e oggetto di serie analisi. La ricaduta negativa, tutta a discapito dei produttori che operano nella qualità, di un discredito generalizzato sul prodotto ‘mozzarella’ costa milioni di euro, in termini di mancata vendita. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori commentando l’ultimo caso di “mozzarella rosa” riscontrato, in queste ore, nelle Marche.

E’ chiaro -sottolinea la Cia- che qualora si dimostrasse un comportamento, da parte di operatori senza scrupoli, di un attentato alla sicurezza alimentare dei consumatori, questi dovranno essere perseguiti dalla legge con veemenza.

Resta il fatto -ricorda la Cia- che i “falsi allarmi” su produzioni alimentari italiane sono costati al settore già 15 miliardi di euro, dal 1990 ad oggi. La vicenda dell’“aviaria”, solo per citare un esempio che non riscontrò un solo caso di contagio nel nostro Paese, costò, in poche settimane, posti di lavoro e condusse alla chiusura di svariate aziende di pollame.

Alcuni meccanismi mediatici e un’informazione a volte troppo superficiale e sensazionalistica -conclude la Cia- sono capaci di scatenare psicosi collettive che spesso precedono la valutazione scientifica sull’effettiva pericolosità del fenomeno, di fatto, come è accaduto costantemente negli ultimi 25 anni nel nostro Paese.

 

 


Pomodoro da industria: Cia, le difficoltà di questa campagna vanno affrontate con maggiore tempestività

 

Secondo la Cia il mancato rispetto degli impegni contrattuali degli industriali rende critiche le condizioni dei produttori

 

I gravi problemi che stanno affrontando i produttori di pomodoro in seguito al parziale o mancato ritiro del prodotto da parte delle industrie sono sempre più allarmanti e occorre la massima tempestività d’intervento. Tanto più che si sta registrando una stagnazione dei mercati, compresi quelli dei derivati, ed un progressivo crollo dei prezzi alla produzione, scesi ormai a 45/50 euro/tonnellata per la polpa e a 60 euro/tonnellata per il pelato. E’ quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai gravi problemi che stanno caratterizzando l’attuale campagna del pomodoro da industria in Italia.

Il mancato rispetto degli impegni contrattuali riguarda quasi esclusivamente le aziende trasformatrici del Centro-Sud Italia, ma penalizza fortemente anche i produttori toscani che conferiscono quasi il 60% del prodotto alle aziende campane.

Le industrie meridionali stanno lavorando a ritmi ridotti e si permettono di eccepire sulla qualità del prodotto per abbassare ulteriormente i prezzi o non ritirare integralmente il pomodoro che resta nei campi diventando stramaturo. Al contrario -sostiene la Cia- in questa campagna il prodotto è ottimo e deve essere assolutamente trasformato.

La Cia chiede alle istituzioni competenti il massimo impegno affinché le industrie rispettino i contratti sottoscritti e, inoltre, continuino a tenere aperti i ritiri di prodotto almeno fino al 20/22 di settembre allungando i tempi dell’attività di trasformazione.

E’ fondamentale -conclude la Cia- inoltre, che in questa situazione di emergenza, vengano adottate misure straordinarie a sostegno dei redditi dei produttori e, in primis, non vengano applicate le penalizzazioni previste dal decreto ministeriale, qualora il produttore non riesca a raggiungere la resa minima regionale, dato che la mancata consegna del prodotto non dipende dalla volontà di quest’ultimo.

 

 

 

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