Stampa il documento

Invia un commento sul documento

Chiudi la finestra

  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 46 - n. 58 26 marzo 2004
COMUNICATI
  • Ambiente e sviluppo sostenibile: conferita alla Cia la qualifica di socio fondatore della Fondazione Sorella Natura
TERRITORIO
  • Cia Piemonte: i controlli dei Consorzi di Tutela aumentano solo i costi e la burocrazia
  • La Cia reggiana sui nuovi vigneti: lavori fermi per maltempo, chiesta una proroga
APPUNTAMENTI
  • Riforma Pac: seminario della Cia di Agrigento

 

COMUNICATI


Ambiente e sviluppo sostenibile: conferita alla Cia la qualifica di socio fondatore della Fondazione Sorella Natura

 

Siglato ad Assisi un protocollo d’intesa con il quale la Confederazione fa suoi i principi etici universali ed i dettami della “Saggia Ecologia” . Una dichiarazione del presidente Massimo Pacetti.

 

La Cia-Confederazione italiana agricoltori prosegue con decisione nella strategia di difesa e valorizzazione dell’ambiente e del  territorio e di uno sviluppo realmente sostenibile. Una tappa significativa di questo importante percorso si è avuta ad Assisi, dove è stato siglato tra la Cia e la Fondazione Sorella Natura il protocollo d’intesa con il quale la fondazione conferisce alla Confederazione la qualifica di socio fondatore. Alla firma del protocollo, che è avvenuta presso la nuova  Sala Stampa del Sacro Convento di S. Francesco, erano presenti per la Cia il presidente Massimo Pacetti, per la Fondazione Sorella Natura il presidente Roberto Leoni ed il portavoce dei frati francescani di Assisi Padre Enzo Fortunato.

Significativo il luogo scelto per la stipula di questo accordo: Assisi e la Basilica di S. Francesco, simboli dei principi ispiratori legati all’amore per l’uomo, alla difesa della natura e dei suoi frutti. Principi ai quali si ispira la Fondazione Sorella Natura, la quale, attraverso l’impegno per lo sviluppo di una corretta cultura solidale ed ambientale, fa propri valori etici universali, quelli della cosiddetta “Saggia Ecologia”, che anche per la Cia rappresentano punti fermi della sua azione.

“La Cia -ha affermato Pacetti- porta avanti da anni molti progetti nel perseguimento di uno sviluppo sostenibile, attraverso il rispetto per l’ambiente e per il lavoro dell’uomo. Tra questi, rientrano anche iniziative come quella della firma del protocollo con la Fondazione Sorella Natura.  Per un’Organizzazione come la nostra, che spesso deve affrontare temi squisitamente economici, un accordo del genere  assume un significato del tutto particolare, che segna un elemento di grande importanza e riafferma l’impegno nel sociale”.

“D’altra parte -ha aggiunto il presidente della Cia- rappresentiamo un’associazione che ha elaborato, tra l’ altro, un proprio codice etico e che è impegnata per una crescita corretta ed equilibrata che si ispira ai dettami della ‘Saggia Ecologia’  e per iniziative umanitarie. Gli agricoltori sono da sempre protagonisti nella difesa della natura  e del paesaggio e come Cia vogliamo che questo lavoro assiduo e quotidiano venga valorizzato proprio perché costituisce lo strumento indispensabile per garantire un’effettiva tutela ambientale. Quindi, i nostri principi non possono che avvicinarsi a quelli di Sorella Natura”.

“Siamo orgogliosi -ha affermato Roberto Leoni- dell’ingresso della Cia all’interno della Fondazione come socio fondatore. Questo rappresenta per noi un momento di crescita e può avere una valenza operativa rilevante. Gli agricoltori, fin  dall’inizio dei tempi, sono i primi che con il loro lavoro operano su ‘Madre Terra’. L’agricoltura deve essere garanzia di qualità dei prodotti. Ritengo che oggi occorre portare avanti, nella giusta dimensione, una serie approfondimenti etici e scientifici a tutto campo, ma in un’ottica di progresso, costruttiva, con una corretta apertura mentale”.

Alla manifestazione di Assisi di hanno preso parte anche Walter Trivellizzi, presidente della Cia dell’Umbria, l’on. Pierluigi Polverari, delegato della Fondazione Sorella Natura per l’area mediterranea, Alberto Giombetti, responsabile per le politiche sociali della Cia e presidente del patronato Inac, docenti universitari dell’Università di Perugia con la quale la Fondazione ha creato un Consorzio per portare avanti azioni di approfondimento formativo.

 

 

 

 

 

torna al sommario

TERRITORIO


Cia Piemonte: i controlli dei Consorzi di Tutela aumentano solo i costi e la burocrazia

 

La Cia del Piemonte si è già  occupata, a più riprese, della normativa che assegna ai Consorzi di Tutela dei vini i controlli nei confronti di tutti i produttori e di quella che decreta i criteri di rappresentanza dei Consorzi medesimi. Adesso queste due problematiche sono tornate di pressante attualità in quanto due Consorzi piemontesi -quello dell’Asti e quello del Barolo- hanno ottenuto il decreto ministeriale per il piano sperimentale di controllo e, contestualmente, il Consorzio del Barolo ha rinnovato i propri organi dirigenti ed eletto il suo nuovo presidente.

I dubbi della Cia piemontese sono rimasti immutati come immutata è rimasta l’avversione alla cosiddetta “erga omnes” sancita da un decreto ministeriale in base alla quale i Consorzi che godono di una rappresentatività pari almeno al 66 per cento della produzione dei vigneti possono esercitare i controlli anche nei confronti dei non associati.

Contro questa norma sono intervenuti altri soggetti del mondo vitivinicolo, tant’è che il ministero ha sì avviato un piano di controlli, ma l’ha definito sperimentale, viste proprio le forti opposizioni incontrate.

Per la Cia piemontese l’aspetto che  pare più eclatante, in questo momento, è comunque il fatto che siano stati emanati i decreti senza tener conto neppure del parere della Regione Piemonte che intendeva avocare a sé i controlli sui vigneti, in quanto intenzionata a passare dall’anagrafe vitivinicola regionale allo schedario nazionale e rifare una puntuale fotografia del “vigneto Piemonte” attuale ed esatta.

La Ci del Piemonte  non è assolutamente d’accordo con questi piani di controllo affidati ai Consorzi nel momento in cui si sta concludendo la raccolta di firme sulla petizione rivolta al Consiglio Regionale che invoca una “semplificazione burocratica” del settore con la creazione di un unicità di modello ed una unicità di sportello di raccolta dati per le varie denunce in campo vitivinicolo, sulla quale si è ricevuto l’entusiastico assenso di tutti i protagonisti della filiera vitivinicola. L’assegnazione di ulteriori controlli ai Consorzi va invece esattamente nella direzione opposta: aumenta le incombenze, i costi, la carta, ma non garantisce maggiore serietà né trasparenza al comparto.

E non è certamente ai Consorzi di Tutela che si pensa quando la Cia piemontese propone l’unicità di sportello, semmai alle Camere di Commercio che nella nostra Regione bene hanno operato ed operano, mentre i Consorzi hanno una rappresentatività a macchia di leopardo ed a volte dubbia anche laddove parrebbe abbiano raggiunto il 66 per cento delle rispettive Doc o Docg, in quanto la rappresentatività è sicuramente raggiunta per il settore della vinificazione e dell’imbottigliamento, ma è molto più incerta sulle superfici e sulle singole matricole degli Albi.

Il vino, in Piemonte, è il prodotto alimentare sicuramente più controllato e gli Enti e Uffici che lo controllano  stanno facendo bene il loro mestiere e, la Cia regionale pensa sia giusto che continuino: dalla messa a dimora delle barbatelle all’applicazione della capsula e/o della fascetta sulla bottiglia si conosce vita, morte e miracoli di ogni goccia di vino. Di lì in poi il vino piemontese (come tutto quello italiano) non viene più controllato. Qui si apre il vero spazio d’azione per i Consorzi di Tutela: non sarebbe male che qualcuno controllasse cosa succede alle varie bottiglie di vino sugli scaffali, cosa viene cioè venduto come vino piemontese.

I produttori che seguono il processo del vino dalla vigna alla bottiglia di controlli ne subiscono a sufficienza, non è proprio il caso di aggiungerne altri, che risultano poi solo -oltretutto- costosi doppioni.

Diverso problema ancora è quello che ha suscitato nell’albese largo dissenso tra i vitivinicoltori ed è legato al sistema di votazione all’interno del Consorzio: ogni azienda ha un certo numero di voti determinato dalle quantità prodotte e non un voto ogni singolo iscritto. Questo sistema favorisce in modo inequivocabile le grandi realtà produttive e rende ininfluenti quelle medio-piccole. E’ evidente che la Cia non condivide una tale impostazione: i consorzi sono enti volontari di tutela, non società per azioni.

La storia recente della viticoltura piemontese in generale, e di quella albere in particolare, dimostrano poi che il grande rilancio del settore è stato opera dei piccoli e dei medi produttori.

Un discorso di filiera, l’aspirazione a “fare sistema” hanno senso se -sottolinea la Cia del Piemonte- sono legati alla qualità del prodotto, non alle quantità. Tra l’altro, il premiare le quantità a discapito della qualità va in controtendenza rispetto a tutta l’enunciata politica agricola dell’Italia, che sostiene di voler rendere competitive le proprie aziende nel confronto con quelle extracomunitarie, ma anche con quelle dei Paesi che a maggio entreranno nell’Unione, esaltando la professionalità dei nostri produttori, l’eccellenza e la tipicità dei nostri prodotti. Alla Cia regionale non pare che si raggiunga questo obiettivo facendo sì che chi ha più quantità ha più voti.

 


La Cia reggiana sui nuovi vigneti: lavori fermi per maltempo, chiesta una proroga

 

“Serve qualche settimana in più ai viticoltori reggiani per completare i lavori d’impianto dei nuovi vigneti; chiediamo che la Regione conceda questa dilazione, evitando rigidità immotivate ed aggravi di costi per gl’interessati”. Ad esprimersi così, per conto della Cia di Reggio Emilia, è Antonio Senza, responsabile dell’assistenza tecnica e credito alle imprese.

Cosa succede per motivare una richiesta di tal natura? Secondo il Piano regionale di sviluppo rurale, è possibile avere un contributo per il reimpianto di vigneti (il che presuppone l’esistenza di un vigneto estirpato o da estirpare, o di un “diritto” acquistato da un altro viticoltore). Nel reggiano, per l’annata 2003-4, erano state presentate 155 domande per un totale di circa 215 ettari. Ci sono però dei termini da rispettare: i lavori dovevano concludersi entro il 20 marzo scorso ed i collaudi entro il 30, cioè, a giorni.

E’ evidente a tutti -afferma la Cia di Reggio Emilia- che da circa un mese, a causa di piogge e nevicate, è impossibile entrare nei campi per eseguire i lavori, soprattutto dovendo usare mezzi pesanti, il che farà uscire dai termini gran parte dei viticoltori in questione. L’orientamento della Regione, che non sembra voler derogare alle scadenze, farà sì che tutti questi viticoltori siano considerati ritardatari e che debbano garantire il contributo accendendo una fideiussione bancaria per un anno.

“Non si tratta di grandi cifre, dato che la fideiussione in genere costa circa l’1 per cento della somma a garanzia -rileva Senza- che in questo caso è il 120 per cento del contributo; ma è in ogni caso un aggravio di costi inutile, dato che in molti casi un paio di settimane basterebbero a concludere i lavori, nei casi in cui si sono interrotti per ragioni oggettive”.

Tra l’altro -segnala il dirigente della Cia- “quest’anno già si registrano notevoli aumenti dei costi d’impianto, che raggiungono i 15-16mila euro ad ettaro. Siccome il contributo è al massimo il 50 per cento della spesa, ma con dei massimali che con queste spese sono superati, l’incidenza del contributo in molti casi risulterà ridotta rispetto ai costi reali sostenuti dai viticoltori”.

“Insomma sono contributi che risultano ‘tosati’ per diverse cause -conclude Senza- ed a questo punto ci pare che un po’ di ragionevolezza sulla questione delle scadenze davvero non guasterebbe”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

torna al sommario

APPUNTAMENTI


Riforma Pac: seminario della Cia di Agrigento

 

La Cia  provinciale di Agrigento, alla luce delle novità introdotte dalla riforma della Pac, ed in considerazione che tale riforma, specie per i seminativi, introduce novità rilevanti, ha organizzato un seminario   per  martedì  30 marzo, alle ore 10.00,  presso la  propria sede provinciale, in  viale della Vittoria,  177 .

Al seminario parteciperanno, oltre al presidente Giovanni Greco, l'amministratore unico del Caa-Cia  nazionale Giuseppe Alagia  e il coordinatore regionale Angelo Forgia.

 

torna al sommario