| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 48 - n. 185 | 25 settembre 2006 |
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Lo scorso 19 settembre si è svolto a Roma il seminario interno organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori dal titolo: “La gestione del rischio in agricoltura: gli strumenti e le proposte”. I lavori si sono articolati attraverso tre relazioni che hanno affrontato tre diversi aspetti del tema della gestione del rischio nel settore primario. La relazione di Federica Angelucci, della Confederazione, ha sintetizzato il sistema dell’assicurazione agevolata in agricoltura mettendo in luce come nonostante la riforma del marzo 2004, che permette all’agricoltore di sottoscrivere polizze assicurative sulle rese beneficiando di un sussidio pubblico che può raggiungere l’80 per cento del costo del premio, lo strumento assicurativo non abbia registrato una diffusione generalizzata. Le cause della scarsa domanda di polizze assicurative agevolate è da ricondurre a ragioni diverse, tra cui, l’incidenza di altri strumenti cui gli agricoltori fanno ricorso per poter stabilizzare il proprio reddito. Ad esempio, la diversificazione della produzione tra colture diverse o la diversificazione delle fonti di reddito attraverso lo svolgimento di attività estranee a quella di produzione riducono la propensione dell’imprenditore agricolo ad acquistare una polizza assicurativa che lo tutela, da una tipologia di rischio, la perdita di prodotto, che incide in maniera minoritaria sull’impresa pluriattiva. Un altro elemento che scoraggia gli agricoltori dall’acquistare polizze assicurative è l’impossibilità di conoscere tempestivamente la reale entità del contributo pubblico al pagamento dei premi e l’insufficienza delle risorse pubbliche a titolo di sussidio al pagamento dei premi. Il capitolo Fondo di solidarietà nazionale assume infatti una particolare importanza nella finanziaria se non altro perché è una delle poche spese finalizzate al potenziamento delle imprese. Anche qui, tuttavia, ci troviamo, ormai da anni, in una situazione di precarietà. Gli stanziamenti previsti nel 2004 e 2005 si sono dimostrati insufficienti, tanto che è stato necessario attingere alle risorse previste per il 2006 (34 milioni per il 2004, 36 per il 2005 ai quali si aggiungono 10 milioni per gli interventi per l’influenza aviaria. Poiché il fabbisogno per il 2007 è stimabile intorno ai 160-180 milioni, per azzerare la situazione sarebbe necessario stanziare circa 240 milioni di euro nel 2007. Anche dopo la riforma del 2004 il sistema di gestione dei rischi in agricoltura stenta ad andare a regime: prevale l’assicurazione monorischio rispetto a strumenti più evoluti ed efficaci (polizze multirischio sulle rese, fondi mutualistici ecc.). Altro elemento che può aver generato una scarsa disponibilità degli agricoltori nei confronti delle assicurazioni sta nel fatto che la copertura assicurativa protegge l’agricoltore dal solo rischio di un calo della produzione. In Italia, non esiste una “rete di protezione” che tuteli l’agricoltore nel caso del verificarsi di crisi di mercato che vengono “tamponate” con provvedimenti ad hoc, peraltro non giudicati ammissibili da parte della Commissione europea. Anche a questo fine, nell’ambito del seminario, è stata avanzata la proposta di allargare la gamma degli strumenti a disposizione degli agricoltori per tutelarli da una riduzione dei redditi, sia che questa scaturisca da un calo produttivo che da un calo dei prezzi, rendendo operativi i fondi mutualistici che possono essere costituiti tra agricoltori appartenenti ad uno stesso comparto produttivo e beneficiare di un sussidio pubblico della stessa entità prevista per il sussidio al pagamento dei premi assicurativi. La relazione di Fabian Capitanio, dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, è stata incentrata sulle problematiche inerenti l’offerta di prodotti assicurativi in agricoltura che in Italia è resa particolarmente difficoltosa dalla scarsità di dati circa la rischiosità delle diverse colture e la frequenza degli eventi atmosferici diversi dalla grandine. Tutto ciò incide specialmente sulle cosiddette polizze innovative (multirischio e pluririschio) che tuttora presentano tariffe molto elevate ed anche per questo motivo stentano a diffondersi. Infine, l’offerta non avviene in condizioni di mercato concorrenziali poiché a differenza di paesi come Infine, Vito Murrone, vicepresidente di Asnacodi, si è soffermato sull’evoluzione del sistema e sulle modalità di funzionamento dei Consorzi in base alla recente normativa riaffermando l’importanza del ruolo svolto nella raccolta dei certificati e nel tentativo di diffondere le polizze innovative. Dopo un breve ma intenso dibattito, il presidente della Cia Giuseppe Politi ha concluso i lavori valutando positivamente l’iniziativa che costituisce un punto di partenza al fine di rafforzare la politica della Confederazione in materia di gestione del rischio, in linea con le nuove proposte avanzate in sede Comunitaria. La strategia della Commissione sembra, infatti, essere quella di cercare strumenti alternativi per la gestione delle crisi congiunturali che siano compatibili con le norme Wto in materia di sussidi al settore agricolo.
La Cia evidenzia una situazione difficile in molte zone del Paese. In Sardegna gravi le conseguenze della pioggia e degli allagamenti. Ortofrutta e vitivinicoltura i settori più colpiti. Il ritorno del maltempo si è abbattuto violento anche sull’agricoltura. I temporali, le grandinate, gli allagamenti e gli smottamenti dei terreni hanno, infatti, devastato le campagne di molte regioni (in particolare Le abbondanti piogge -rileva Diversi -avverte
“Riteniamo che la scelta di costruire ad Aprilia una centrale alimentata a metano, pur rappresentando il male minore tra le soluzioni da adottare nell’immediato, risponde ancora a logiche dettate dall’emergenza e non rappresenta un chiaro cambio di indirizzo della politica energetica regionale”. Lo ha detto il presidente della Cia del Lazio Alessandro Salvadori, “La moderna tecnologia (eolica, fotovoltaica, sfruttamento delle biomasse, etc.), infatti, applicata in maniera appropriata e diversificata a seconda delle caratteristiche territoriali, offre -ha aggiunto- soluzioni innovative e più sicure. In questo senso il comparto agricolo rappresenta un enorme potenziale e può contribuire per un 3-5 per cento al risparmio sulla bolletta energetica ottenendo grandi benefici ambientali”. La nuova sfida dell’agricoltura ricade proprio sui temi fondamentali della protezione e della salvaguardia ambientale. Per questo “L’iniziativa della Giunta Regionale, seppur motivata dalla necessità di dare risposte al crescente fabbisogno energetico e soprattutto alla necessità di abbattere il costo e la dipendenza energetica, non rappresenta nel merito e nel metodo -ha concluso Salvadori- una chiara inversione di marcia verso politiche energetiche orientate al risparmio, alla diversificazione delle fonti e al pieno coinvolgimento delle comunità locali”.
Diffusione dell’innovazione culturale e delle competenze professionali in materia di produzione energetica da fonti rinnovabili; attivazione di partenariati locali e di collaborazioni nel territorio; maggiore consapevolezza sul tema da parte delle imprese grazie alla formazione. Questi in sintesi i principali obiettivi raggiunti dal progetto europeo “Pro Aere”, promosso da Cipa.at Toscana, l’agenzia formativa della Cia, grazie al supporto del programma “Leonardo da Vinci”. I risultati sono stati resi noti questa mattina nel corso di un convegno promosso a Firenze da Cipa.at Toscana sul tema “Conoscere per creare nuove energie”. “Le imprese agricole e le aree rurali -ha affermato nel suo intervento il presidente di Cipa.at Toscana, Marco Failoni- possono essere il campo di sviluppo sia per filiere di produzione energetica direttamente derivanti dalla trasformazione dei prodotti primari (biomasse solide, biocarburanti, biogas), sia per filiere di produzione energetica a servizio delle imprese e del territorio (solare, fotovoltaico, mini-idro, eolico)”. Il progetto “Pro Aere” in questo senso è sorto per favorire la diffusione di nuove conoscenze e competenze professionali nel campo delle energie rinnovabili e per attivare nuovi percorsi di produzione e di utilizzo sostenibile dell’energia. Dagli studi condotti nell’ambito del progetto è risultato che l’attivazione di una filiera agri-energetica richiede una molteplicità di competenze interdisciplinari oltre al bisogno di soggetti, i cosiddetti “mediatori di apprendimento”, che trasferiscano le competenze del settore alle imprese agricole attraverso azioni mirate. “Per la varietà dei soggetti ai quali si rivolge il progetto -ha dichiarato la coordinatrice del progetto, Mariangela Claps- il mediatore rappresenta un ruolo fondamentale nell’azione di formazione dei destinatari. Il progetto ‘Pro Aere’ anche in questo senso ha cercato di colmare le lacune sulle agri-energie che ancora oggi si possono trovare nelle imprese agricole”. “Uno sviluppo delle fonti rinnovabili nelle aree rurali -ha sottolineato Failoni- risulta in linea con la strategia comunitaria di valorizzazione ambientale dei territori rurali e con l’orientamento verso lo sviluppo dell’impresa agricola multifunzionale. Il Cipa.at ha inteso sviluppare anche in Toscana e in Italia le linee guida comunitarie con un progetto integrato mirato alla consapevolezza di un settore in crescita”. “L’impresa multifunzionale -ha affermato il presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci- rappresenta oggi la chiave di successo per le imprese agricole italiane e la produzione di energia, sia da fonti rinnovabili che da fonti naturali, è senza dubbio un potenziale enorme su cui puntare”. Il progetto “Pro Aere”, sorto nel 2003, si inserisce nell’ambito delle strategie dell’Unione Europea per rafforzare i sistemi di formazione professionale e garantire ai cittadini la formazione durante tutto l’arco della carriera professionale. Il programma “Leonardo da Vinci” rappresenta uno dei programmi che l’UE ha messo in atto per favorire questo processo, attraverso azioni pilota finalizzate a realizzare prototipi formativi su temi innovativi.
Nella Sala Azzurra della Camera di Commercio di Foggia si è riunita, giovedì 21 settembre, Ha aperto i lavori il presidente provinciale Michele Colangelo il quale, oltre ai temi in discussione, non ha potuto non introdurre anche la questione dello sfruttamento in terra foggiana dei raccoglitori extracomunitari che, nei giorni scorsi, è stato denunciato da tutti i mass-media a seguito di uno scoop giornalistico dell’Espresso. “Si tratta -ha detto Colangelo- di non nascondersi dietro facili giustificazioni, ma di assumersi, ciascuno, le proprie responsabilità al fine di non lasciare spazio alle organizzazioni criminali che, nelle pieghe di sistemi burocratici avutisi dai bisogni reali delle imprese agricole, innescano meccanismi di illegalità diffusa fino alla sopraffazione degli agricoltori ed alla truffa di esseri umani”. “Per questo -ha proseguito Colangelo- Il presidente Colangelo ha poi parlato della riforma dell’Ocm vino evidenziando le particolarità della vitivinicoltura della provincia di Foggia ed infine ha illustrato il bilancio confederale del 2005 che, sebbene si chiuda con un risultato positivo, sconta alcune pesantezze a causa della presenza di crediti verso soci probabilmente inesigibili e la forte incidenza dei contributi alle istanze nazionali e regionali che, essendo calcolate a paniere, penalizzano fortemente la struttura foggiana. Colangelo ha affrontato anche altri problemi agricoli . “Per il grano, il prezzo è aumentato, dagli ultimi dati del borsino prezzi della camera di commercio di Foggia, il prezzo si è assestato attorno ai 18 euro/q contro i 13-14 euro/q del periodo di luglio, favorevole a che si realizzasse questo rialzo, l’ andamento climatico ma soprattutto le scelte di molti agricoltori che, in base alle possibilità offerte dalla nuova Pac, hanno deciso di non seminare grano”. Colangelo ha spiegato che il prezzo del grano si assesterà a questi livelli fino a gennaio, quando si inizierà a trebbiare in Australia causando una inevitabile diminuzione del prezzo. Positivo anche il giudizio sulla campagna di raccolta dei pomodori, “quest’anno -ha precisato- sull’annata hanno influito le scelte oculate degli agricoltori, infatti si è trapiantato di meno rispetto all’ anno scorso, e questo ha determinato una mancanza di eccedenze”. Positivo, in generale, il commento sul Ocm zucchero dopo la ripresa delle trattative sulla superficie da seminare a barbabietola e la riunione prevista per fine mese sulla ricapitalizzazione della società “zuccherificio del Molise”. Pietro Palumbo, responsabile dell’Ufficio olivicolo e vitivinicolo della Cia nazionale ha, quindi, illustrato le proposte della Commissione europea sulla riforma dell’Ocm vino ponendo l’accento sulla delicatezza del confronto apertosi a tutti i livelli dove ognuno vuole tutelare se stesso e cambiare per gli altri. “Il pericolo maggiore in questo momento -ha detto Palumbo- è rappresentato dalla scarsa chiarezza sulla destinazione delle risorse che andate all’Italia negli ultimi tre anni per oltre il 30 per cento, rischiano ora di essere distribuiti in maniera diversa”. Le altre questioni cui Dopo un ampio dibattito, cui hanno dato il loro contributo i membri della Direzione Nicola Saracina e Angelo Gentile di Regnano Garganico, Leonardo Leonetti e Michele Paradiso di Cerignola, Raffaele Carraba e Giovanni Cera di San Severo, Valentino Vannini di Margherita di Savoia, Pietrantonio Casoli di Troia e Giacomo De Michele di San Ferdinando di Puglia, e che ha messo in risalto la produttività e l’importanza delle vitivinicoltura in provincia di Foggia, ha tratto le conclusioni dell’incontro Antonio Barile, presidente della Cia regionale pugliese. “Sul fenomeno del caporalato, ieri come oggi -ha detto Barile- si tratta di promuovere una cultura della legalità perseguendo gli atti criminali, mettendo le aziende in grado di reperire per le vie ufficiali e senza le tante pastoie burocratiche la manodopera di cui hanno bisogno per le campagne di raccolta e ad un costo sopportabile e soprattutto, come ha sostenuto anche il presidente nazionale Giuseppe Politi che si è prontamente attivato sulla questione, non colpevolizzando in maniera indistinta tutti i nostri agricoltori”. Per quanto riguarda la riforma dell’Ocm vino, Barile ha sostenuto che i problemi posti dai viticoltori intervenuti, in particolare sul mantenimento della distillazione, sul divieto dello zuccheraggio, sulla sanatoria e sull’estirpazione, sono importanti contributi di cui “Anche perché -ha concluso Barile- la vitivinicoltura in Puglia oltre a rappresentare uno dei settori agricoli economicamente rilevante, è stata una vera e propria azione di riscatto sociale delle nostre campagne”. Ha termine dei lavori,
Inaugurata sbato 23 settembre dalle donne della Giunta Comunale di Viareggio, “Agricoltura e/è Arte”, questo il titolo che ha caratterizzato questa edizione dell’appuntamento annuale promosso dall’associazione. Il “taglio del nastro” è avvenuto in occasione di un convegno dal titolo “Dai mercatini al mercato… insieme guardando al futuro” al quale hanno preso tra gli altri il presidente di Donne in Campo Toscana, Anna Maria Dini; l’Aamministratore dell’Arsia, Maria Grazia Mammuccini; il presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci. Nel corso dell’incontro si sono incrociate le esperienze di alcune imprenditrici agricole toscane. “La donna in agricoltura non è più una novità -ha esordito Anna Maria Dini- ma una realtà molto sviluppata in Italia e in Toscana in particolare dove l’impresa femminile rappresenta oltre il 30 per cento delle aziende. Fondamentale l’impegno delle nostre imprenditrici per lo sviluppo dell’innovazione e del concetto di agricoltura multifunzionale, futuro del settore». Concetto ribadito anche dall’amministratore dell’Arsia, Maria Grazia Mammuccini che nel suo intervento ha sottolineato quanto il ruolo femminile nell’agricoltura toscana stia crescendo sempre di più facendo della Toscana la regione con più donne operanti nel settore. “Fin dalla prima edizione di questa festa -ha detto l’Amministratore dell’Arsia- si è sviluppato un importante percorso di riflessione sui valori profondi dell’agricoltura come il legame con l’arte, con il territorio. Su proposta di Donne in Campo stiamo valutando seriamente l’ipotesi di un progetto pilota che permetta al concetto di ‘mercato’ di svilupparsi in maniera sistemica». L’appuntamento è stato l’occasione per focalizzare l’attenzione sul concetto della filiera corta, aspetto molto caro alla Cia Toscana che nel corso degli ultimi anni ha investito molto per sviluppare delle linee che accorcino sempre di più la distanza tra produttore agricolo e consumatore. “Il mercatino è senza dubbio il metodo più rapido per avvicinare il consumatore al produttore dei nostri prodotti tipici -ha affermato il presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci- e in questo senso voglio sottolineare con un plauso l’impegno dell’Associazione Donne in Campo che con questo genere di iniziative permette alla nostra agricoltura di svilupparsi nel mercato contribuendo in maniera forte all’accorciamento della filiera. Dai mercatini al mercato: abbiamo la formula, ora serve proseguire in questa direzione mettendo a sistema l’esperienza maturata in questi anni e Donne in Campo in questo senso si sta impegnando in maniera crescente”. Nella mattinata di sabato è stata inaugurata anche All’interno della Mostra Mercato alcune artiste locali hanno esposto le loro opere alternandosi alle imprenditrici e creando un’insolita galleria dove saranno protagoniste le “arti delle donne”, l’arte di produrre, di fare e di creare. Inoltre laboratori sulla cartapesta e sull’utilizzo delle tinture naturali promossi dall’Associazione “Donne in Campo”.
Sono stati migliaia i bambini che con le loro famiglie hanno visitato ieri 24 settembre le aziende agricole e agrituristiche che hanno aderito alla seconda edizione della giornata “Fattorie Didattiche a porte aperte”. Una bella giornata di inizio autunno ha fatto da cornice al grande successo di questa iniziativa, realizzata dalla Regione Lombardia in collaborazione con le Fattorie Didattiche lombarde accreditate e le associazioni agrituristiche (Agriturist, Terranostra e Turismo Verde), che ha permesso ai bimbi di “città”, ma non solo a loro, di immergersi e vivere una realtà diversa, riscoprendo i ritmi ed i profumi della campagna lombarda, gustando cibi genuini prodotti con metodologie tradizionali e/o biologiche, e scoprendo le tradizioni e la cultura rurale. “Abbiamo centrato il nostro obiettivo -è il commento di Silvana Sicuri, direttrice di Turismo Verde Lombardia che è stato il capofila dell’iniziativa- di offrire una giornata che faccia scoprire un modo nuovo di conoscere la natura e la vita in campagna destinato ai più piccoli e alle loro famiglie”. Nelle 58 aziende agricole e agrituristiche coinvolte nell’iniziativa sono state proposte attività didattiche e laboratori: “imparare da dove nascono i cibi e conoscere l’attività di una cascina divertendosi: questo è quanto offrono -sottolinea Sicuri- le Fattorie Didattiche della Rete promossa alla Regione Lombardia con precisi ed elevati standard qualitativi offerti alla scuole e alle famiglie”.
Oltre 40.000 contatti sul sito www.agripark.ciapuglia.it in meno di due mesi, più di 6.000 documenti scaricati, centinaia di agricoltori che hanno ricevuto risposte dirette dallo sportello di front-office, innumerevoli richieste di chiarimenti attraverso telefonate ed e-mail (raccolte in una apposita sezione del sito “Faq”). La possibilità di verificare, tramite un software online, l’appartenenza o meno di un terreno al Parco delle Gravine, costituito da oltre Il progetto, promosso e realizzato dalla Cia, con il patrocinio della Regione Puglia-Assessorato all’Ecologia, ha permesso di offrire informazioni specifiche e personalizzate alle tante aziende agricole incluse nel più grande Parco Regionale pugliese. Per maggiori informazioni consultare il sito www.agripark.ciapuglia.it, oppure telefonare al numero 099-8213291 o inviare un e-mail agripark@cia.it.
Passare dalla fase dei vincoli burocratici – ben 23 adempimenti per le 5 mila aziende agricole lucane – a quella delle nuove opportunità di accrescimento del reddito, di sviluppo e di acquisizione di nuovi mercati. E’ questo l’obiettivo della “campagna di informazione e di assistenza” promossa dalla Cia della Basilicata che partirà oggi e si concludere nel mese di dicembre prossimo, attraverso una quarantina di incontri-seminari e convegni, presentata in un incontro con i giornalisti, al quale hanno partecipato Donato Distefano e Luciano Sileo, della presidenza Cia lucana, Pino Cornacchia, responsabile del Centro assistenza agricola nazionale della Cia, l’assessore regionale Gaetano Fierro e il commissario straordinaria dell’Alsia Dell’Acqua. La nuova politica agricola comunitaria modifica sostanzialmente il sistema di sostegno diretto al reddito degli agricoltori che ha caratterizzato l’ultimo decennio della storia agricola europea e che prevedeva premi differenziati per coltura ed ottenibili solo attraverso la reale coltivazione di una coltura e l’allevamento di una precisa tipologia animale. Con La condizionalità introdotta come elemento fondamentale per la percezione dei pagamenti diretti, conferma l’esigenza di posizionare il settore agricolo in una prospettiva rigorosamente ambientale, capace di soddisfare le aspettative e gli interessi dei consumatori in tema di qualità delle produzioni e di Sicurezza Alimentare, raccogliendo il consenso sociale al sostegno del settore (che assorbe circa il 50 per cento del Bilancio dell’Unione Europea). Il campo di applicazione della condizionalità è articolato su 2 livelli: - Il primo, stabilisce i criteri di gestione obbligatori (Cgo) richiamando l’agricoltore al rispetto di Direttive e Regolamenti in materia di ambiente, sanità pubblica e salute e benessere degli animali. Si tratta di provvedimenti legislativi (18 atti comunitari) già da tempo in vigore ed il cui rispetto è comunque dovuto. Ciò che la condizionalità introduce è legare il pagamento del premio unico al rispetto di tali norme. - Il secondo, demanda alla definizione nazionale e regionale dei requisiti minimi per il mantenimento delle superfici in Buone condizioni agronomiche ed ambientali (Bcaa) per il raggiungimento di 4 obiettivi: proteggere il terreno dall’erosione; mantenere i livelli di sostanza organica del suolo; mantenere la struttura del suolo mediante misure adeguate; assicurare un livello minimo di mantenimento al fine di evitare il deterioramento degli habitat. Al rispetto delle norme di condizionalità sono interessati tutti gli agricoltori che richiedono un pagamento diretto all’Unione europea. E’ da sottolineare che gli oltre 50.000 operatori agricoli lucani, chiamati ad ottemperare agli obblighi previsti dalle norme comunitarie, nazionali e regionali, non hanno avuto ancora nessuno strumento per conoscere i molti vincoli posti a carico delle aziende e le modalità di adempimento. Appare, quindi, evidente come sia importante perseguire una efficace azione di informazione e formazione degli agricoltori sulle dinamiche vincolistiche imposte dalla condizionalità, sull’impatto che ogni norma avrà sulla dinamica produttiva, consentendo al produttore stesso di percepire con più chiarezza il percorso di ottemperanza che dovrà perseguire. Il programma si articola in 2 azioni contestuali: - la realizzazione di una diffusa azione divulgativa / seminariale che si svilupperà in tutte le Aree Pit della Regione e che vedrà il convolgimento di circa 4.000 conduttori di aziende agricole in fase di svolgimento di 40 incontri. Quindi, una prima informazione/formazione agricoltori delle aree Pit della Basilicata sulla Riforma della Pac e sulle misure della condizionalità, di altre misure cogenti gravanti sull’impresa connesse con le tematiche della condizionalità e sulle possibilità concrete di sviluppare processi produttivi conformi alla norma; - una seconda azione interesserà circa 400 aziende e sarà finalizzata ad una puntuale individuazione applicativa delle norme, calandole sui sistemi agricoli territoriali delle diverse aree interessate al progetto. Si tratta di focalizzare in particolare: - alcune normative della condizionalità relative alle zone ambientalmente a rischio o difficili, o comunque interessate da interventi specifici; - le tipologie aziendali e gli indirizzi produttivi più importanti del territorio e l’impatto su questi delle normative igienico sanitarie in essere o di prossima applicazione (Benessere degli animali). Questa azione verrà svolta con il supporto di tecnici della Cia appositamente formati dal Cipa-at (il Centro di formazione ed assistenza tecnica della Cia nazionale), attraverso: - l’analisi documentale e cartografica di vari strumenti programmatici e normativi sul territorio lucano; - l’analisi di alcune realtà aziendali rappresentative dei sistemi agricoli territoriali lucani; - interviste In questo modulo verranno messi a punto diversi strumenti di intervento operativo quali: - le check list di valutazione aziendale - manualistica contenente le diverse opzioni per la risoluzione dei problemi e delle non conformità tra processi e norme. - gli strumenti di registrazione aziendale per il rispetto della norma (documentazione di tracciabilità, registro trattamenti, manuali di buona prassi agronomica, eccetera) - il documento riassuntivo degli impegni del produttore per il rispetto delle diverse norme, con eventuali riferimenti alla documentazione aziendale ufficiale prevista dalle diverse normative di riferimento. Attraverso questa azione si dovrà redigere, sostanzialmente, il “documento di impegno” del produttore rispetto alla “condizionalità relativa alla propria azienda” (che sarà parte integrante del “fascicolo aziendale”) con lo scopo di certificare l’ ottemperanza alle norme e di semplificare il sistema di monitoraggio e controllo da parte della Pubblica amministrazione. Il programma si concluderà entro la metà di dicembre 2006 con un seminario-convegno, quale momento di verifica e valutazione pubblica dei risultati del progetto, dei problemi riscontrati e delle soluzioni individuate per le diverse tipologie di aziende, del grado consapevolezza degli agricoltori, nonché sul modello di servizi di sviluppo agricolo da attivare dal 2007 rispondenti al reale fabbisogno dell’imprenditorialità agricola. Nell’iniziativa saranno coinvolti gli imprenditori agricoli, il Dipartimento Agricoltura ed il governo regionale, i dirigenti e tecnici dell’Alsia e dell’ organismo Arbea (deputato alla fase di controllo dell’ottemperanza alla condizionalità ), esperti e tecnici con l’obiettivo di offrire un concreto contributo alla impostazione di un Servizio di Consulenza Aziendale capace di far vivere, alle imprese agricole, il pacchetto di regole sulla condizionalità non come un insieme di prescrizioni vincolistiche (che appesantirebbero ulteriormente la gestione e la competitività delle imprese) ma come una opportunità per lo sviluppo di strategie imprenditoriali che partendo dall’ottemperanza dell’ eco-condizionalità promuovano scelte e processi produttivi di qualità ed integrati al territorio, in grado di fornire redditi e benessere sociale. Il commissario dell’Alsia Dell’Acqua ha sottolineato che “si tratta di un’azione pilota a cui seguiranno altre” ed ha ribadito l’impegno dell’Agenzia a “supportare gli operatori agricoli nella fase degli adempimenti, favorendo ogni forma di semplificazione burocratica”. Per l’assessore Fierro “l’attività della Cia è encomiabile per il grande sforzo organizzativo ed ha un forte valore perché sosterrà direttamente gli imprenditori agricoli lucani.
La riforma dell’Ocm ortofrutta impone un adeguamento delle imprese agricole e delle organizzazioni professionali dei produttori. Intanto, le risorse di bilancio del settore degli ortofrutticoli andrebbero aumentate, innalzando il contributo finanziario ai Fondi di Esercizio delle Organizzazioni professionali dall’attuale 4,1 per cento almeno al 6 per cento, tenendo conto che il settore ortofrutticolo continua ad avere un rilevante peso economico (17 per cento del valore della produzione agricola europea, a fronte dell’incidenza degli aiuti che ne rappresentano solo il 4 per cento). Per discutere delle prospettive del settore ortofrutticolo in Basilicata nell’ambito della riforma Ocm ortofrutta, Il programma dei lavori prevede, dopo un intervento del presidente Cia Basilicata Donato Distefano e il saluto del sindaco di Scanzano J. Salvatore Iacobellis, l’introduzione del presidente Cia Metapontino Antonio Stasi. Seguiranno interventi programmati di Giuliana Roncolini, responsabile Settore Ortofrutta Cia nazionale, Salvatore Martelli, presidente del Distretto Agro-alimentare Metapontino, Rocco De Canio, Ufficio Produzioni vegetali della Regione Basilicata. E’ prevista la partecipazione dell’assessore regionale all’Agricoltura Gaetano Fierro. Le conclusioni saranno affidate a Nazario Battelli della Giunta Nazionale della Cia e presidente della Cia Emilia Romagna. L’obiettivo centrale -sottolinea il presidente regionale Cia Donato Distefano- è quello di delineare una proposta sulle produzioni ortofrutticole del Mediterraneo, anche in previsione del Psr 2007-2013 per l’apertura dell’area di libero scambio nell’area euromediterranea che si sostanzierà a partire dai prossimi anni. Sarà l’occasione oltre che per presentare le proposte Cia sulla stesura definitiva del documento di riforma, anche per fare il punto della campagna estiva dell’ortofrutta che -secondo l’Osservatorio di Settore della Cia- non ha dato particolari problemi ai produttori principalmente per due ordini di motivi: la minore produzione ed i consumi sostenuti, soprattutto nel mese di luglio, in virtù delle temperature torride che hanno agito come stimolo all’acquisto di frutta e verdura. Allo stesso tempo, la produzione di pesche, nettarine, albicocche, susine è stata minore degli anni scorsi a causa di eventi climatici di marzo e aprile, con una diminuzione di prodotto che si aggira intorno al 30 per cento rispetto ai volumi della scorsa campagna. La diminuzione delle quantità commercializzabili ha comportato prezzi considerati “molto interessanti”. Anche la campagna pomodoro da industria sta rilevando un trend sostanzialmente positivo dei prezzi rispetto agli anni passati. Attualmente in Basilicata e nel resto delle regioni del Sud, la “forbice” del prezzo per il “tondo” è di 55-60 euro/ton (con punte sino a 65) e per il “pelato” di 65-70 euro/ton (cn punte sino a 75). C’è ancora molto prodotto da raccogliere e si prevedono code per la prima settimana di ottobre.
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