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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 53 - n. 63 25 marzo 2011
COMUNICATI
  • Istat: tavole sempre più “povere”. A gennaio vanno giù anche i discount
TERRITORIO
  • Criminalità in agricoltura: la Cia Puglia incontra il sottosegretario all’Interno Mantovano
  • La Cia Emilia Romagna sul “Lambrusco Emilia Igt”
  • Una giornata di studio della Cia di Reggio Emilia sul futuro dei prodotti tipici

 

COMUNICATI


Istat: tavole sempre più “povere”. A gennaio vanno giù anche i discount

 

Le vendite alimentari perdono l’1,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2010. Dopo il calo complessivo dell’anno scorso (meno 0,6 per cento), il 2011 si apre ancora peggio: le famiglie comprano meno, anche negli esercizi considerati più convenienti. E’ destinata a crescere la quota di italiani che acquista solo “promozioni” commerciali: dal 30 al 40 per cento in un anno.

 

Altro che crisi finita. Gli italiani continuano a tirare la cinghia, risparmiando ancora una volta sulla tavola. Il 2010 è stato già un anno negativo per i consumi domestici, eppure il 2011 si è aperto ancora peggio: le vendite di prodotti alimentari sono diminuite dello 0,5 per cento rispetto a dicembre e dell’1,2 per cento nel confronto con lo stesso mese dell’anno precedente. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat sul commercio fisso al dettaglio.

Ciò che desta più allarme però -osserva la Cia- è il calo indistinto degli acquisti a prescindere dal canale di vendita. Nel 2010 le famiglie italiane si erano rivolte ai discount abbandonando le botteghe di quartiere e i “classici” supermercati pur di risparmiare qualcosa sul carrello della spesa. Così il dettaglio tradizionale aveva perso nell’anno il 5,7 per cento rispetto al 2009 e iper e supermercati un più lieve 1,1 per cento, mentre discount e liberi servizi erano volati rispettivamente dell’1,4 per cento e del 6 per cento. A gennaio invece il crollo è generale: perdono le imprese operanti su piccole superfici (meno 1,5 per cento), gli ipermercati (meno 2,7 per cento), i supermercati (meno 1,4 per cento), ma soprattutto cedono il passo anche i discount. Segnando per la prima volta “rosso”, con un meno 0,6 per cento.

Questo vuol dire che la gente semplicemente non compra -spiega la Cia- e che, rispetto a dodici mesi, fa la situazione non è affatto migliorata. Anzi, la percezione sulla situazione economica resta negativa e, di conseguenza, gli italiani continuano a “tagliare” su tutto, anche sul cibo.

Eppure -ricorda la Cia- già nel 2010 le famiglie avevano cambiando drasticamente menù e abitudini alimentari, rinunciando non più solo al superfluo ma a prodotti di prima necessità come pane e pasta (calati rispettivamente del 2,7 per cento e dell’1,8 per cento sul 2009), carne rossa (meno 4,6 per cento), pesce (meno 2,9 per cento), frutta e agrumi (meno 1,8 per cento), vino da tavola (meno 2,1 per cento).

Lo stallo dei consumi, insomma, sembra destinato a rimanere tale anche nel 2011 -conclude la Cia- mentre, secondo le nostre stime, continuerà a crescere la quota di italiani che, proprio a causa delle difficoltà economiche, acquisterà prodotti alimentari di qualità inferiore e ricorrerà quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali: era pari al 30 per cento nel 2010, salirà fino al 40 per cento quest’anno.

 

 

 

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TERRITORIO


Criminalità in agricoltura: la Cia Puglia incontra il sottosegretario all’Interno Mantovano

 

La Cia Puglia ha incontrato il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano e ha denunciato gli  effetti disastrosi dell’economia criminale e dell’inganno sull’agricoltura e ha evidenziato l’importanza di dare vita ad un Patto per la sicurezza in agricoltura.

“L’attività della criminalità comune e organizzata in agricoltura –ha affermato il presidente regionale Antonio Barile- ha compiuto un salto di qualità, trasformandosi in quelle che definiamo agromafie e agropiraterie. Esse sono intente soprattutto alla sofisticazione e alle operazioni di dumping sui prodotti agricoli, e alla depredazione dei certificati verdi con i grandi parchi eolici e fotovoltaici grazie alle maglie larghe della normativa regionale e nazionale. Queste nuove forme criminali stanno mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza ed il futuro della nostra agricoltura, e in alcuni casi attentano pesantemente alla salute dei cittadini. Basta pensare al fenomeno delle importazioni di grano duro all’ocratossina. Basta pensare alla mozzarella blu, a circa il 50 per cento di olio extravergine d’oliva italiano falso che circola nella nostra grande e piccola distribuzione, all’ortofrutta egiziana, turca e dei Paesi del Maghreb importata da commercianti locali in Puglia attraverso i ‘green corridor’ e gli accordi di associazione, e venduta fraudolentemente come pugliese sui mercati nazionali e internazionali. Per non parlare dell’attività criminale di numerosi soggetti che commercializzano l’uva da vino soprattutto nella Bat e nel foggiano, costituiscono trust illegali, deprimono i prezzi durante la raccolta, fomentano la protesta ‘spontanea’ degli agricoltori, con gravi problemi di ordine pubblico contro le organizzazioni di categoria per ottenere misure d’intervento Ue, anche intimidendo tutti coloro che si oppongono con l’abbattimento dei vigneti. Per questo nei giorni scorsi abbiamo sollecitato l’assessore alle Risorse agroalimentari a fare un monitoraggio delle giacenze di vino nelle cantine, che dovrebbero essere vuote, per scongiurare le improvvise e inspiegabile eccedenze che si verificano a settembre. Questi casi costituiscono una vera e propria criminalità economica che sta mettendo in crisi l’agricoltura pugliese, e che la Cia Puglia definisce economia dell’inganno”.

“Più di due agricoltori su tre hanno subito e subiscono gli effetti della criminalità comune, organizzata, delle agromafie e dell’agropirateria. Per questa ragione -ha rimarcato il presidente della Cia Puglia- chiediamo nell’ambito di un Patto per la sicurezza in agricoltura anche l’istituzione e la convocazione permanente di una Cabina di regia sui controlli, con Nas, Repressioni frodi o, come si chiama adesso, Ispettorato per la qualità, Osservatorio fitopatologico, Sanità marittima, Dogane, Guardia di Finanza, Arpa Puglia. La Cia Puglia, considerato il disinteresse di altre istituzioni, propone d’istituire la Cabina di regia presso il ministero dell’Interno. È da anni che abbiamo chiesto maggiori controlli in materia di frodi alimentari e di controllo dei prezzi dalla campagna agli scaffali della grande distribuzione. I controlli, comunque, non devono solo scaturire dalle inchieste, ma devono essere sistematici e mirati, tesi a colpire il malaffare e l’economia dell’inganno. Occorre andare ancora a fondo e colpire le importazioni illegittime, il falso ‘made in Italy’ che ormai danneggia ogni comparto dell’agricoltura pugliese (grano duro, olio vino, ortofrutta, latte, uva da tavola, ciliege). Per le stesse ragioni la Cia Puglia ribadisce con forza e determinazione l’istituzione rapida a Foggia dell´Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare”.

 In Puglia i reati classici della criminalità comune e organizzata, di cui i nostri ricercatori hanno avuto contezza attraverso centinaia d’interviste anonime svolte su tutto il territorio regionale, che colpiscono l’attività agricola sono -ha aggiunto Barile- i furti di mezzi agricoli (16 per cento), l'abigeato (12 per cento), i furti di prodotti agricoli (11 per cento), il racket (9 per cento). Tra i reati si segnalano, inoltre, il danneggiamento alle colture e le aggressioni nei confronti delle persone. Sempre più gli agricoltori confermano, nei vari incontri, che la criminalità in agricoltura è sempre più presente, invasiva e incisiva condizionante per l'attività economica delle imprese agricole. L’agricoltura è sempre più terrorizzata dalla criminalità organizzata. Molti produttori agricoli sono preda di una malavita violenta e spregiudicata. E così sono soggetti a pressioni, minacce e a ogni forma di sopruso.

“Come organizzazione di categoria -ha concluso il presidente della Cia Puglia- non faremo mancare alle forze dell’ordine e alla magistratura quella necessaria collaborazione indispensabile a reprimere sul nascere odiosi reati che stanno creando non poca preoccupazione ed allarmismo nelle campagne pugliesi”.

 


La Cia Emilia Romagna sul “Lambrusco Emilia Igt”

 

“Per compiacere alle pretese di utilizzo dell’Igt Emilia (Indicazione geografica tipica) da parte delle Regioni Veneto e Piemonte e dei relativi industriali del settore è stata bocciata la richiesta di modifica del nuovo disciplinare per il ‘Lambrusco Emilia Igt’, nonostante il sostegno di tutte le rappresentanze agricole”. Lo sottolinea con rammarico Antonio Dosi, presidente della Cia Emilia Romagna, a seguito della decisione assunta dal Comitato nazionale vini che, in sostanza, “ha fatto cadere una proposta di riforma finalizzata ad una maggior tutela dei consumatori e all’innalzamento del ruolo giocato dagli operatori presenti nelle aree di produzione del Lambrusco”.

Per la Confederazione emiliano romagnola, che ha sostenuto e sostiene tale proposta, apprezzando peraltro l’azione dell’assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni, “è una decisione paradossale, incomprensibile ed una offesa al mondo agricolo regionale”.

“Risulta evidente un comportamento profondamente scorretto verso la nostra Regione e i suoi produttori -lamenta Dosi- e una eccessiva compiacenza verso gli interessi delle imprese che imbottigliano, particolarmente forti ed attive”.

La Cia auspica, tuttavia, che lo strappo istituzionale si risolva in sede di Conferenza delle Regioni con la conferma del sostegno alla proposta di Disciplinare.

“Tale disciplinare era stato condiviso dalla Regione Emilia Romagna con l'intera filiera vitivinicola e con le organizzazioni di categoria del settore, anche a livello nazionale -conclude Dosi- al fine di rafforzare il legame tra produzione, territorio e per consentire la tutela della zona di produzione dei vini Emilia. Auspichiamo, inoltre, che dagli industriali del settore emiliano romagnoli parta l’invito alle loro rappresentanze nazionali a recedere da questa sterile opposizione”.


Una giornata di studio della Cia di Reggio Emilia sul futuro dei prodotti tipici

 

Ritorna un’agricoltura improntata ad un modello “contadino”, invece di, oppure accanto ad un modello oggi prevalente contraddistinto da “industrializzazione” e specializzazione spinta? Se così fosse, i prodotti tipici dell’agricoltura reggiana potrebbero guardare al futuro senza i timori che hanno segnato gli ultimi anni, quando la crisi e la sempre più accentuata “globalizzazione” dei mercati facevano paventare una sempre più precaria marginalità se non la scomparsa per i prodotti caratteristici del territorio, almeno fino a quando la spettacolare ripresa del Parmigiano-Reggiano non ha fugato –in parte- il clima funereo che sembrava incombere sulle nostre produzioni.

Di modello “contadino” ha parlato espressamente il prof. Jan Douwe Van Der Ploeg nel corso di una giornata di studio organizzata presso la Cantina Albinea-Canali dalla Cia di Reggio Emilia e da Dinamica, nel quadro di un corso sulle politiche europee, dedicata a capire “Quale futuro per i prodotti tipici”.

Un’agricoltura, secondo il docente di sociologia rurale dell’Università olandese di Wageningen, che ritrova un approccio più tranquillo con il territorio, che sviluppa la “multifunzionalità” fornendo nuovi servizi, che si riconcilia con l’ambiente e incrementa la biodiversità, un modello che (è stata una sorpresa per molti) sta trovando spazio nella super-intensiva campagna olandese. Un’agricoltura dove c’è spazio anche per le produzioni tipiche, espressione del territorio, e che sembra più adatta ad affrontare la situazione di crisi che il settore attraversa, un po’ dappertutto. Va aggiunto che il professore, che ha fatto esperienza in diversi paesi di 4 continenti (tra le sue tappe c’è stata anche Reggio Emilia con il Crpa-Centro ricerche produzioni animali), si dichiara “innamorato” dell’agricoltura italiana e nutre una grande ammirazione per i nostri agricoltori.

Ma come sta questa agricoltura “contadina” nei mercati globali? C’è spazio, secondo i dati: solo il 15 per cento degli alimentari prodotti al mondo varca le frontiere, ben l’85 per cento si consuma nei paesi d’origine, una quota importante non si sposta più di 15 km da dove viene prodotto. Insomma, si può e si deve pensare ad agricolture al plurale, secondo modelli diversi in grado di recuperare il legame con il territorio d’origine e quindi la varietà e specificità delle produzioni.

L’iniziativa -introdotta dal presidente della Cia reggiana Ivan Bertolini- ha visto un saluto dell’assessore provinciale all’Agricoltura Roberta Rivi e gli interventi di Carlo Malavolta per la Regione Emilia-Romagna che illustrato gli interventi per valorizzare i prodotti tipici, inoltre ad una tavola rotonda con il docente olandese ed il funzionario della Regione ha partecipato per la Provincia Massimo Bonacini; questa parte della giornata è stata condotta da Claudio Ferri, direttore di Agrimpresa, periodico della Cia regionale dell'Emilia-Romagna..

 

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