Stampa il documento

Invia un commento sul documento

Chiudi la finestra

  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 52 - n. 40 25 febbraio 2010
COMUNICATI
  • Accordo sul pomodoro: prezzo inferiore al 2009, ma per i produttori agricoli rappresenta un punto
  • Assemblea Cia: prioritaria la Conferenza nazionale per una nuova politica agraria. Sostegni al reddito dei veri imprenditori agricoli
  • Consumi: più 0,6 per cento, ma cambia il carrello della spesa. Meno pane, carne, vino e olio d’oliva. Più pasta, frutta, verdure e latte
  • La tavola nel tempo della crisi: il 60 per cento delle famiglie cambia menù, il 42 per cento riduce gli acquisti, il 35 per cento sceglie prodotti di qualità inferiore, il 30 per cento compra soltanto “promozioni”

 

COMUNICATI


Accordo sul pomodoro: prezzo inferiore al 2009, ma per i produttori agricoli rappresenta un punto

 

La Cia sottolinea l’esigenza di un’azione di filiera che contrasti l’importazione di pomodoro da lavorare per conto terzi ai fini su una successiva commercializzazione.

 

Il prezzo di 70 euro a tonnellata, inferiore al 2009, rappresenta un punto di equilibrio legato alle basse quotazioni di mercato dei derivati del pomodoro, sia a causa delle massicce importazioni di semilavorati dai Paesi terzi, sia alla grande quantità di prodotto stoccato. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori nel commentare l'accordo sul pomodoro da industria che é stato raggiunto nel Centro-Nord con una settimana di anticipo rispetto alle scadenze previste dalla normativa, in tempo utile, quindi, per programmare le semine e l'organizzazione della campagna di trasformazione 2010.

L’accordo quadro segue le linee dell’intesa interprofessionale, siglata a livello nazionale, dove sono state fissate importanti riduzioni dei valori delle superfici e delle quantità di prodotto rispetto all’annata 2009, al fine di evitare dannosi esuberi produttivi. Insieme all’accordo, la Cia ritiene urgente attuare una azione di filiera che contrasti l’utilizzo fraudolento del sistema chiamato “traffico di perfezionamento attivo”, ovvero l’importazione di pomodoro da lavorare per conto terzi ai fini di una successiva commercializzazione.

La Cia, inoltre, valuta positivamente l’accordo perché, nonostante i bassi livelli remunerativi per i produttori, consente di mantenere un importante equilibrio tra industria e produzione anche per il futuro.

Riguardo alle Regioni del Mezzogiorno, si attende -conclude la Cia- la definizione dell’accordo quadro dopo le prime trattative che hanno portato, per una parte di prodotto, al prezzo concordato di 72 euro/ tonnellata per il pomodoro “corto”, e 82 euro /tonnellata per il “pelato”.

 

 


Assemblea Cia: prioritaria la Conferenza nazionale per una nuova politica agraria. Sostegni al reddito dei veri imprenditori agricoli

 

Nella seconda giornata della V Assemblea elettiva affrontati i temi più urgenti per aprire nuove prospettive al settore. Il presidente Giuseppe Politi: occorre dare risposte adeguate alle esigenze dei produttori. Gli interventi del presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro e del sottosegretario delle Politiche agricole Antonio Buonfiglio. Domani le conclusioni.

 

La Conferenza nazionale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale è un appuntamento fondamentale per delineare, in maniera condivisa, un nuovo progetto che apra prospettive certe per le imprese agricole italiane che stanno vivendo una crisi profonda, la più difficile degli ultimi trent’anni. Questa esigenza è risuonata forte nel corso della V Assemblea elettiva della Cia-Confederazione italiana agricoltori che si sta svolgendo a Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur.

Bisogna riprendere -è stato affermato- il percorso avviato nella scorsa legislatura, quando lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano partecipò, in Campidoglio a Roma, alla manifestazione di apertura dell’iter che doveva portare alla Conferenza nazionale. Un percorso che, purtroppo, si è interrotto in questa legislatura. E che oggi, davanti alla drammatica situazione del settore e in vista dei prossimi decisivi appuntamenti sulla riforma della Pac e del bilancio Ue, occorre al più presto riprendere per arrivare a celebrare la Conferenza entro il 2010.

La Conferenza nazionale -come ha rilevato il presidente della Cia Giuseppe Politi- deve affrontare, sulla stregua di ciò che avvenne nelle precedenti Conferenze del 1961 e del 1979, le grandi e complesse sfide della globalizzazione. Un momento, quindi, importante per un confronto serio e approfondito dal quale far scaturire, con il contributo di tutte le parti interessate (dal Governo alle Regioni, dalle organizzazioni agricole alle varie componenti della filiera agroalimentare), una rinnovata politica agraria nazionale in grado di rispondere alle mutate esigenze delle imprese.

Una nuova politica è, d’altra parte, indispensabile per consentire al sistema produttivo agroalimentare di superare le difficoltà ed essere parte attiva della ripresa economica del Paese. L’esigenza di dare strumenti adeguati all’agricoltura e in particolare di realizzare la Conferenza nazionale, è stata evidenziata, nel suo intervento all’Assemblea, da Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, il quale ha annunciato una grande iniziativa a livello Ue per discutere con attenzione sui problemi del mondo agricolo.

Sulla difficoltà delle imprese agricole -soffocate da onerosi costi produttivi, contributivi e burocratici e da prezzi sui campi in netta discesa- si è soffermato il sottosegretario alle Politiche agricole, alimentari e forestali Antonio Buonfiglio. Bisogna affrontare -ha detto- l’attuale difficile momento con grande senso di responsabilità e puntare ad una adeguata politica di sostegno al reddito degli agricoltori professionali.

I lavori della V Assemblea elettiva della Cia si concluderanno domani con le relazioni delle Commissioni, le votazioni degli ordini del giorno e con le elezioni degli organi.


Consumi: più 0,6 per cento, ma cambia il carrello della spesa. Meno pane, carne, vino e olio d’oliva. Più pasta, frutta, verdure e latte

 

Indagine 2009 della Cia. Le modifiche negli acquisti alimentari, oltre che dalla crisi, sono dettate da nuovi stili di vita e di consumo. Le scelte vengono determinate soprattutto dai prezzi. Obiettivo delle famiglie: spendere al meglio le risorse (poche) disponibili. Comunque, grazie al rallentamento dell’inflazione, i listini sono più accessibili. Si è speso l’1,4 per cento in meno rispetto al 2008.

 

Cambia il carrello della spesa alimentare. Nel 2009 diminuiscono i consumi a tavola di pane, carne (in particolare bovina), vino e olio d’oliva, crescono, invece, quelli di pasta, frutta, verdure e latte. Gli acquisti domestici, comunque, non cedono e, nonostante la crisi economica faccia sentire ancora i suoi effetti, registrano, in quantità, una lieve ripresa (più 0,6 per cento rispetto al 2008), mentre vedono una diminuzione in valore (circa meno 1,4 per cento nei confronti dell’anno precedente), favorita anche dal rallentamento dell’inflazione (i prezzi degli alimentari hanno avuto in media una contrazione dell'1,3 per cento su base annua). Per quanto riguarda il dettaglio per area geografica, i consumi domestici risultano in lieve aumento nel Nord-Est e nel Centro, stabili nel Nord-Ovest e al Sud. Le famiglie italiane, tuttavia, sono molto attente alle “promozioni” e comprano sempre di più nei “discount”. Sono questi alcuni dei dati contenuti in un’indagine che la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha condotto a livello nazionale, anche sulla base delle rilevazioni dell’Ismea, che è stata presentata in occasione della V Assemblea elettiva che si tiene a Roma.

Durante lo scorso anno -rileva la Cia- si evidenzia una flessione, su base quantitativa, nella domanda di derivati dei cereali (meno 2 per cento), dovuta soprattutto al pane, ai primi piatti surgelati e ai biscotti dolci, mentre continua a crescere la pasta, che mette a segno un aumento (tra il 2 e il 2,5 per cento). Si registrano, sempre in quantità, diminuzioni anche per la carne bovina (meno 2,1 per cento) e avicola (meno 1,2 per cento), per l’olio di oliva (meno 3,4 per cento) e per i vini e spumanti (meno 1,3 per cento).

Da rilevare che tra quest’ultimi, alla buona domanda per i vini a denominazione ha fatto riscontro una diminuzione degli acquisti di vino da tavola. Restano, invece, invariati gli acquisti domestici di carne suina e salumi (più 0,1 per cento), mentre crescono quelli di ortaggi (più 1,4 per cento). Una domanda più vivace si è avuta anche per il latte e i derivati del latte (più 1,1 per cento), in particolare i formaggi e lo yogurt. In crescita i consumi di frutta (più 3,4 per cento) e di prodotti ittici (più 3,7 per cento).

La crisi economica non sembra, quindi, aver svuotato il carrello della spesa delle famiglie italiane, ma piuttosto ha contribuito a modificarlo. Il consumatore -come si rileva anche nell’ultima indagine dell’Ismea sulle tendenze agroalimentari- appare ancora cauto e, sebbene non riduca i volumi acquistati, tuttavia fa più ricorso alle promozioni e agli acquisti effettuati presso i canali più convenienti, come gli hard-discount. Anche davanti a prezzi che non hanno subito rincari, sussiste un clima d’attesa e non s’intravede un riorientamento della composizione di spesa verso un carrello complessivo di maggior valore, anzi il fenomeno a cui si assiste da tempo è quello di un “impoverimento” della spesa.

Tra i prodotti premiati dal consumatore nel 2009, si possono citare in particolare: la frutta fresca (tranne gli agrumi), il riso bianco e le uova, che, se raffrontati al contemporaneo calo della domanda di succhi di frutta, riso “parboiled” e carne bovina, suggeriscono che a prevalere siano state scelte di consumo maggiormente orientate alla convenienza.

Molte delle modifiche alla spesa alimentare sono di natura strutturale, cioè indipendenti dal momento di crisi, ma dettate da nuovi stili di vita e di consumo. E’ il caso del calo costante che sta sperimentando il consumo di pane, di olio di oliva normale e di sansa, del vino da tavola, che presentano una valida alternativa rispettivamente nei sostituti del pane, nell’olio extravergine e nei vini a denominazione. E’ anche il caso, d’altro canto, della crescita degli ortaggi e legumi surgelati e conservati, degli ortaggi IV e V gamma e dello yogurt, prodotti che soddisfano bisogni specifici del consumatore quali la praticità e comodità d’uso o sono in grado di rispondere all’aspetto salutistico.

Alcune modifiche, invece, sono più facilmente riconducibili allo specifico momento di crisi attuale. Si può citare, ad esempio, la flessione del riso “parboiled” e dei primi piatti surgelati, prodotti evidentemente più cari e ai quali i consumatori hanno preferito il riso bianco. A ciò si aggiunga che gli italiani non hanno diminuito i consumi di pasta, la quale, nonostante i forti rincari degli ultimi due anni, mantiene un prezzo altamente competitivo nei confronti degli altri prodotti potenziali sostituti.

Nel periodo di crisi si è ricominciato a consumare frutta fresca, fatta eccezione per gli agrumi, mentre ha rallentato la domanda di succhi di frutta.

Tra gli alimenti proteici, in calo la carne bovina, quella cunicola e i salumi a denominazione, sostituiti da uova, carne di tacchino e salumi senza denominazione.

In questo caso è evidente la sostituzione tra prodotti con prezzi differenti a favore di quelli meno cari. In aumento anche la domanda di formaggi e burro. Tra gli ittici freschi, triglia e sogliola (uno tra i pesci comuni più costosi) sono state sostituite da merluzzo e alici, che presentano prezzi decisamente più contenuti. Tra i molluschi, giù le seppie e in aumento i mitili, anche in questo caso evidentemente per questioni di risparmio. Bene, nel complesso, anche il pesce surgelato e il tonno naturale e sott’olio.

La attuale crisi economica -come evidenzia anche l’Ismea- è forte e diversa da quelle che hanno caratterizzato il passato. I comportamenti di acquisto avevano già cominciato a modificarsi negli ultimi anni come risultante di un cambiamento dei valori e dello stile di vita. La crisi in alcuni casi ha solo accelerato questi cambiamenti: si acquista con maggiore consapevolezza e maggiore attenzione al prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le risorse disponibili.

Si consideri, inoltre, che i consumi alimentari sono tradizionalmente meno ciclici rispetto ai consumi di altri tipi di beni e che la spirale inflazionistica innescatasi alla fine del 2007 e proseguita nel 2008, si è arrestata a partire dai primi mesi del 2009. Si aggiunga anche che i consumi alimentari avevano già attraversato una fase difficile precedentemente alla crisi (tra il 2000 e il 2005 l’Indice Ismea delle quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie presenta un tasso medio annuo di variazione del meno 1,4 per cento). I consumi alimentari avevano, quindi, già subito una contrazione e difficilmente avrebbero potuto essere ulteriormente contratti.

 

 

Il carrello della spesa nel 2009

 

Derivati dai cereali

-2%

Carne bovina

-2,1%

Carne suina e salumi

+0,1%

Carne avicola

-1,2%

Latte e derivati

+1,1%

Prodotti ittici

+3,7%

Ortaggi e patate

+1,4%

Frutta e agrumi

+3,4%

Olio d’oliva

-3,4%

Vino e spumante

-1,3%

Altri alimenti e bevande analcoliche

+2,1%

 

 


La tavola nel tempo della crisi: il 60 per cento delle famiglie cambia menù, il 42 per cento riduce gli acquisti, il 35 per cento sceglie prodotti di qualità inferiore, il 30 per cento compra soltanto “promozioni”

 

Indagine della Cia. La spesa media mensile per l’alimentazione è stata nel 2009 di 482 e rappresenta il 19,2 per cento di quella totale. Si tagliano di più le compere di carne bovina e di pane. Nelle regioni del Mezzogiorno alla spesa alimentare è destinata più di un quinto di quella totale. La Campania guida la classifica della spesa per acquisti di prodotti agroalimentari (26,6 per cento). Imprenditori e liberi professionisti spendono per imbandire le loro tavole il 15,2 per cento della spesa totale, i lavoratori autonomi il 19,0 per cento, i dirigenti e gli impiegati il 16,0 per cento, gli operai il 20,5 per cento, i pensionati il 21,0 per cento. Poco meno del 14 per cento ha rinunciato a pranzi e cene fuori dalla mura domestiche.

 

La tavola nel tempo della crisi. Nel 2009 sei famiglie su dieci sono state costrette a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari; mentre il 42 per cento ha ridotto la spesa. Il 35 per cento ha optato per prodotti di qualità inferiore e il 30 per cento ha comprato soltanto “promozioni”, sempre più frequenti nella nostra catena distributiva, poco meno del 14 per cento ha rinunciato a pranzi e cene fuori dalla mura domestiche (ristoranti, trattorie, tavole calde, fast food, pizzerie). Per riempire il carrello e per l’alimentazione in genere si sono spesi in media 482 euro mensili e la spesa per generi alimentari rappresenta il 19,2 per cento di quella totale, per complessivi 145 miliardi di euro. Sono questi alcuni dei dati contenuti in un’indagine che la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha condotto a livello nazionale, anche sulla base delle rilevazioni dell’Ismea e sugli ultimi dati Istat, che è stata anticipata in occasione della V Assemblea elettiva in corso a Roma.

Nel contesto dei “tagli” alimentari, si riscontra -fa notare la Cia- che il 53,7 per cento delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e verdura, il 49,4 per cento quelli di pane, il 43,2 per cento quelli di pasta, il 55,7 per cento quelli di carne bovina, il 58 per cento quelli di pesce, il 36 per cento quelli di olio d’oliva e il 35 per cento quelli di vino.

Per quanto concerne la scelta di prodotti di qualità inferiore, l’orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato il pane per il 41,6 per cento, la carne bovina per il 48,2 per cento, la frutta per il 45,5 per cento, gli ortaggi per il 40,7 per cento, i salumi per il 34,5 per cento.

Nella ripartizione geografica, notiamo che al Nord il 34 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti (il 41 per cento ha ridotto le “voci” pane e pesce). Al Centro la percentuale di chi ha dato un colpo di forbice ai consumi sale al 39 per cento (il 40 per cento ha ridotto il pane, il 49 per cento il pesce, il 44 per cento la carne bovina); mentre nelle regioni del Mezzogiorno si arriva al 50 per cento (il 38 per cento ha ridotto il pane e il 56 per cento la carne bovina).

Sempre per quanto riguarda le aree geografiche, al Nord -sottolinea la Cia- la spesa alimentare mensile è stata di 458 euro (più 1,9 per cento nei confronti del 2008), al Centro è di 496 euro (più 2,4 per cento) e al Sud è di 492 euro (più 2,8 per cento).

La percentuale della spesa destinata all’alimentazione varia, tuttavia, tra le classi sociali e per condizione di lavoro. Gli imprenditori e i liberi professionisti -come si rileva anche dall’ultima indagine Istat- spendono per imbandire le loro tavole il 15,2 per cento della spesa totale, i lavoratori autonomi il 19,0 per cento, i dirigenti e gli impiegati il 16,0 per cento, gli operai il 20,5 per cento; mentre per i pensionati la percentuale è del 21,0 per cento.

Dalla ricerca risulta che nelle regioni del Mezzogiorno alla spesa alimentare è destinata più di un quinto di quella totale. Percentuale che scende sia al Centro che al Nord. Più nel dettaglio, si riscontra che Campania guida la classifica della spesa per acquisti di prodotti agroalimentari (26,6 per cento del totale). Seguono Sicilia (25,2 per cento), Puglia (24,6 per cento), Calabria (24,4 per cento), Sardegna (23,1 per cento), Basilicata (22,9 per cento). Al Centro si va dal 19,8 per cento del Lazio al 18,1 per cento della Toscana. Al Nord le percentuali sono molto più basse: dal 18,1 per cento del Piemonte al 16,5 della Lombardia, dal 15,7 per cento del Veneto al 14,4 per cento del Trentino Alto Adige.

La percentuale del 19,1 per cento della spesa alimentare su quella complessiva è così ripartita: 3,3 per cento pane e cereali, 4,3 per cento carne, 1,6 per cento pesce, 2,6 per cento latte, formaggi e uova, 0,7 per cento oli e grassi, 3,5 per cento frutta, ortaggi e patate, 1,4 per cento zucchero, caffé, tè e altri, 1,7 per cento bevande.

Insomma, sulla spesa alimentare hanno inciso maggiormente gli acquisti di carne che, nonostante il calo dello scorso anno, registra 31,5 miliardi di euro, il pane e i trasformati dei cereali (26,3 miliardi di euro), gli ortofrutticoli (24,2 miliardi di euro), i lattiero-caseari e le uova (18 miliardi di euro).

I livelli e la composizione della spesa alimentare dipendono, comunque, in misura rilevante dalla dimensione familiare. Un diverso numero di componenti determina -come rileva l’Istat- un differente budget. La spesa media mensile totale varia da un minimo di 1.692 euro per le famiglie composte da un solo individuo a un massimo di 3.251 euro per quelle di cinque o più componenti. Tra queste ultime famiglie si osserva la quota di spesa più elevata per i generi alimentari: il 21,2 per cento contro il 18,4 per cento della famiglie di un solo componente.

Le famiglie di anziani hanno livelli di spesa decisamente più bassi di quelli delle famiglie con a capo un giovane o un adulto: circa i due terzi della spesa sono destinati al cibo e alla casa. Una quota superiore al 5 per cento è infine assorbita dalle spese per la salute e i servizi sanitari.

Le famiglie più giovani, single e coppie con persona di riferimento di età inferiore ai 35 anni, si caratterizzano per una contenuta quota di spesa totale destinata ai generi alimentari e bevande (inferiore al 16 per cento). Al contrario, le coppie giovani spendono di più per arredamenti, elettrodomestici, servizi per la casa (7,7 per cento) e per spostamenti e comunicazioni, queste ultime superano, addirittura, il 20 per cento.

 

 

La spesa alimentare degli italiani nel 2009

 

Nord

458

+1,6%

Centro

496

+1,4 %

Mezzogiorno

492

+1,8%

Totale

482

+1,6 %

 

Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Istat e Ismea

 

 

 

 

Spesa media mensile delle famiglie nel 2009

 

 

Nord

Centro

Mezzogiorno

Spesa media mensile totale

2.863

2.558

1.997

Alimenti

458

496

492

- Pane e cereali

2,8%

3,2%

4,0%

- Carne

3,6%

4,5%

5,5%

- Pesce

1,2%

1,8%

2,6%

- Latte, formaggi e uova

2,2%

2,4%

3,3%

- Oli e grassi

0,6%

0,7%

0,9%

- Frutta, ortaggi e patate

2,9%

3,5%

4,2%

- Zucchero, caffé ed altro

1,1%

1,3%

1,8%

- Bevande

1,6%

1,7%

2,0%

 

* I valori percentuali sono rispetto alla spesa totale.

 

Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Istat e Ismea

 

 

Struttura dei consumi alimentari nel 2009

(dati in percentuale)

 

 

Carne

22,5

Pane e trasformati cereali

19,2

Lattiero-caseari e uova

12,8

Ortaggi e patate

10,6

Frutta

6,6

Pesce

6,2

Zucchero e dolciari

6,2

Vino e bevande alcoliche

4,8

Acque minerali e altre bevande

5,1

Oli e grassi

4,4

Caffè, tè e cacao

1,3

Altri alimenti

0,3

 

Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Istat e Ismea

 

 

 

torna al sommario