| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 50 - n. 183 | 24 settembre 2008 |
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La Cia sollecita il ministro Zaia ad intervenire presso il commissario Ue all’Agricoltura Fischer Boel. La sospensione dei dazi venne decisa per far fronte all’impennata dei prezzi. Ora, in una fase produttiva decisamente positiva, la misura va reintrodotta. Sollecitata un’indagine sul fenomeno di importazione massiccia di grano duro di dubbia qualità sul territorio italiano, come è avvenuto di recente nei porti pugliesi. Ripristino immediato dei dazi all’importazione dei cereali per favorire la commercializzazione del prodotto italiano ad un prezzo equo per l’agricoltore. E’ quanto chiede la Cia-Confederazione italiana agricoltori al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia sollecitando ad intervenire presso il commissario Ue all’Agricoltura Mariann Fischer Boel affinchè si muova in questa direzione. La Cia ricorda che la sospensione temporanea dei dazi doganali all’importazione di cereali fu decisa per far fronte all’impennata dei prezzi mondiali. Sospensione che è tuttora vigente a livello comunitario e si applica alle importazioni di prodotto sia di alta qualità che di media e bassa qualità. La decisione di sospendere i dazi all’importazione comunitaria di cereali, dunque, era stata assunta al fine di garantire al mercato comunitario, in una fase di elevato deficit produttivo e prezzi di mercato incontrollabili, un approvvigionamento di cereali dai paesi terzi a prezzi più bassi. La decisione di sospendere temporaneamente il dazio venne assunta con il regolamento Ce 1/2008 del 20 dicembre 2007 per la campagna di commercializzazione 2007/2008. Tale sospensione è stata rinnovata nel giugno scorso anche per la campagna 2008/2009. Pertanto, fino al 30 giugno 2009 non verranno applicati dazi all’importazione di cereali extracomunitari. Tuttavia, cita il Regolamento comunitario 608/2008 “la sospensione dei dazi deve peraltro poter essere immediatamente revocata in caso di turbativa o di rischio di turbativa sul mercato comunitario, a causa dei quantitativi importati o della disponibilità sul mercato di quantitativi sufficienti a garantire l’equilibrio del mercato”. La richiesta della Cia è avvalorata anche dal fatto che, nonostante l’annata decisamente favorevole all’approvvigionamento di materia prima italiana per la trasformazione industriale, recentemente è stato riscontrato l’arrivo nei porti pugliesi di ingenti quantitativi di grano duro e semiduro di non elevata qualità provenienti prevalentemente dal Messico. Nell’attuale condizione di mercato, con il prodotto italiano disponibile in quantità e qualità, ed una quotazione al ribasso presso le Borse merci, la Cia al ministro Zaia ha anche chiesto di intervenire per verificare, attraverso una indagine conoscitiva, la reale portata del fenomeno di importazione massiccia di grano duro di dubbia qualità sul territorio italiano. Si fa presente che tale fenomeno è presente sul mercato italiano da numerosi anni. Al momento, le stime sulla campagna del grano duro in Italia -afferma Andamento del prezzo del grano duro nelle Borse Merci di Foggia e Bologna
La Cia denuncia: nella manovra economica per il 2009 non c’è traccia delle indispensabili agevolazioni contributive, in particolare per le aziende di montagna e delle zone svantaggiate. Con le impennate dei costi dei mezzi di produzioni e il calo dei prezzi all’origine, la situazione per gli imprenditori agricoli diventa drammatica. Appello a Governo e Parlamento perché si adottino i necessari interventi. Non bastavano i forti rincari dei costi produttivi (con punte anche del 50 per cento), ora sulle imprese agricole, e soprattutto quelle collocate in zone di montagna e svantaggiate, rischia di abbattersi pesante la scure degli aumenti degli oneri contributivi. Le conseguenze potrebbero essere disastrose. Molte di queste aziende andrebbero fuori dal mercato, con i riflessi facilmente immaginabili. A denunciarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale la legge finanziaria per il 2009, approvata ieri dal Consiglio dei ministri, ignora totalmente il problema degli oneri sociali dell’agricoltura, rendendo così la situazione insostenibile per migliaia di imprenditori agricoli. Nella manovra economica per il prossimo anno -sottolinea Non solo. Molte di queste imprese -rileva Davanti a questa allarmante situazione, la Cia richiama l’attenzione di Governo e Parlamento affinché si possano attivare gli interventi necessari per garantire la sopravvivenza di migliaia di imprese agricole che, soprattutto in montagna e nelle zone svantaggiate, svolgono anche una fondamentale azione di presidio e di salvaguardia del territorio.
Secondo un’analisi della Cia, le quotazioni del prodotto nella seconda settimana di settembre si attestano ad un livello inferiore ai 150 euro alla tonnellata, il 38 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2007. Forti aumenti per i fertilizzanti, le sementi e le lavorazioni meccaniche. I produttori rischiano di registrare preoccupanti perdite. Raccolti stimati in aumento, ma prezzi in discesa e costi produttivi per gli agricoltori in sensibile crescita. Così si presenta la situazione del mais “made in Italy” che la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha fotografato in un’indagine dalla quale emerge una produzione soddisfacente sotto il profilo della qualità. Attualmente -avverte Dal primo gennaio scorso -sottolinea In particolare, l’indice dei prezzi Ismea, che riporta la media dei prezzi del mais a livello nazionale, ha registrato nella settimana che va dall’8 al 16 settembre una flessione del 7,3 per cento rispetto alla prima settimana di settembre, attestandosi a 149,40 euro alla tonnellata (la settimana precedente aveva registrato un valore di 161,20). La caduta del prezzo -conclude
Inizia venerdì prossimo ad Agrigento il processo contro un gruppo di usurai rinviati a giudizio grazie alla denuncia di un coraggioso imprenditore associato alla Cia Sicilia. “Con questa iniziativa -dichiara il presidente della Cia siciliana, Carmelo Gurrieri - dopo avere più volte denunciato la gravità dei fenomeni criminali purtroppo frequenti, ma eccessivamente sottovalutati, l’Organizzazione intende essere a fianco dei propri associati e sostenere chi ha scelto la strada della denuncia e della collaborazione con le forze dell’ordine”. La celebrazione di questo processo ha un valore importante: da una parte si rompe il muro del silenzio e della paura degli imprenditori agricoli, che più di altri vivono in solitudine il dramma del racket e dell’usura, dall’altra è la chiara dimostrazione del fatto che le imprese agricole sono esposte a rischi di criminalità diffusa e spesso più subdola nei mezzi e nelle espressioni di quanto non accada alle imprese di altri settori. Racket, estorsioni, usura, abigeato, macellazioni clandestine, sofisticazione, riciclaggio di capitali illeciti mediante reinvestimento in attività agricole, controllo del lavoro degli immigrati clandestini, sono, infatti, le molteplici attività che la mafia svolge nel settore agricolo e nella filiera agro-alimentare. Oggi tutto ciò emerge con maggiore chiarezza grazie alle coraggiose denunce degli agricoltori e degli amministratori delle coop agricole che con determinazione hanno deciso di non abbassare la testa, di denunciare e di collaborare con le forze dell’ordine.
I rappresentanti agricoli del Comitato provinciale della Borsa Merci presso Il mondo agricolo con questo segnale vuole portare all'attenzione del comparto agroalimentare, ma anche della società, intesa come istituzioni, politica e cittadini, che il produttore primario non può essere il soggetto su cui scaricare il peso delle dinamiche economiche che investono le diverse filiera agoalimentari e che sottostanno ai diversi fenomeni speculativi. Confagricoltura e Cia dell'Umbria, condividendo il gesto simbolico dei propri rappresentanti nel Comitato, affermano la grave preoccupazione nel registrare il crescere dei costi di produzione sempre più scollegati dai ricavi agricoli, ma invece agganciati ai fenomeni più ampi del mercato. In un momento di crisi che in questi ultimi mesi ha toccato molte delle produzioni nazionali e regionali Confagricoltura e Cia dell’Umbria chiedono a tutti i soggetti attivi sul mercato responsabilità per scongiurare il rischio della disattivazione produttiva, primo passo per il crollo dell'agroalimentare italiano. Per evitare che ciò possa avvenire crediamo che -affermano le due confederazioni- le organizzazioni imprenditoriali dei diversi settori produttivi e la politica dovrebbero, con senso di resposabilità, senza sostituirsi agli attori economici cui spettano le scelte imprenditoriali e gli accordi mercantili, condividere scelte strategiche che favoriscano la razionalizzazione delle filiere produttive oltre al consolidamento e la crescita armonica dell'economia. E' necessario tener presente che la disattivazione produttiva che si prospetta non è un fenomeno privo di costi per l'economia e per il territorio. Confagricoltura di Perugia e Cia dell'Umbria invitano a non sottovalutare l'atto simbolico della non avvenuta fissazione dei prezzi e chiedono pertanto alle altre rappresentanze di agire con responsabilità nell'interesse congiunto di mantenere saldo e forte il tessuto imprenditoriale.
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