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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 52 - n. 39 24 febbraio 2010
ATTUALITÀ
  • La diretta dei lavori della V Assemblea elettiva della Cia
COMUNICATI
  • Assemblea Cia: agricoltori protagonisti , nuovo progetto di politica agraria, Conferenza nazionale, unità, difesa del “made in Italy”,
  • Assemblea Cia: anche i “paccheri della legalità” contro le mafie. La pasta prodotta sui terreni confiscati alla criminalità organizzata
  • Assemblea Cia: il messaggio del Presidente Giorgio Napolitano. Una strategia di sviluppo per l’agricoltura, un settore essenziale dell’economia del Paese
  • Assemblea Cia: i messaggi di Schifani e Fini. Una nuova politica di sviluppo per l’agricoltura italiana
  • Assemblea Cia: per l’agricoltura è urgente un nuovo progetto. Tutti d’accordo: serve un salto di qualità per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese
  • A tavola con frodi, sofisticazioni e prezzi “stracciati”. Prodotti “clandestini” per 2 miliardi di euro invadono i mercati italiani. Rischi per i consumatori e danni per gli agricoltori
  • I tentacoli della criminalità sulle campagne: oltre 150 reati al giorno. Un agricoltore su tre colpito da furti, racket, usura, pizzo e aggressioni. Un “business” da 50 miliardi di euro per l’azienda “Mafie S.p.A.”
  • “Profondo rosso” per l’agricoltura: meno produzione, calo record per redditi e valore aggiunto, crollo dei prezzi e costi alle stelle 30 mila imprese hanno chiuso. 2009, un “anno nero” da dimenticare

 

ATTUALITÀ


La diretta dei lavori della V Assemblea elettiva della Cia

 

A Roma dal 24 al 26 febbraio la V Assemblea nazionale elettiva della Cia. Per seguire i lavori clicca http://si.servizicia.it/web_tv.html

 

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COMUNICATI


Assemblea Cia: agricoltori protagonisti , nuovo progetto di politica agraria, Conferenza nazionale, unità, difesa del “made in Italy”,

Pac adeguata ai bisogni dei produttori, lotta alla criminalità, sicurezza alimentare

 

 

Il presidente nazionale Giuseppe Politi apre a Roma i lavori della V Assemblea elettiva e indica le priorità per ridare slancio e vigore alle imprese agricole, che oggi si confrontano con una grave e profonda crisi. Istituzioni e forze politiche devono avere più attenzione bei confronti del settore. L’importante ruolo dell’associazionismo e della cooperazione. Azioni a favore dei pensionati, delle donne e dei giovani.

 

“Colgo l’occasione della presenza dei rappresentanti delle forze politiche, del Governo e del Parlamento per chiedere più attenzione e rispetto per un settore economico che coinvolge direttamente ed indirettamente più di 4,5 milioni di persone tra agricoltori, lavoratori e attività industriali direttamente collegate alla produzione agricola. Più di 1 milione di famiglie vivono di agricoltura. L’agricoltura e le sue potenzialità di sviluppo se valorizzate rappresentano una leva importante per lo sviluppo complessivo dell’Italia”. E’ questo uno dei passaggi della relazione introduttiva che il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che ha svolto oggi durante la V Assemblea elettiva che si tiene a Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur, sul tema “Agricoltori protagonisti. Uniti per vincere”.

Ecco una sintesi.

Agricoltori protagonisti - Con questa Assemblea vogliamo contribuire a costruire un riconosciuto ruolo degli agricoltori nella società e nell’economia, ma anche di governo nella nostra confederazione. Per il raggiungimento di questo obiettivo riteniamo fondamentale l’unità tra le rappresentanze degli agricoltori e delle loro forme di autotutela economica della produzione ad iniziare dalla cooperazione e dall’associazionismo, ma siamo fortemente convinti della necessità di allargare l’orizzonte per coinvolgere quanti producono ricchezza nella nostra società con beni di consumo e servizi, per valorizzare il sapere imprenditoriale, il rischio d’impresa, la legalità e il lavoro”.

Azione riformatrice - E’ fuori dubbio che il nostro Paese necessita di una forte azione riformatrice. Questa necessità è fortemente sentita dalla stragrande maggioranza dei cittadini ed è necessaria per meglio far funzionare lo stato in quasi tutti i settori. il nostro Paese si dibatte da anni sulla urgenza di varare le necessarie riforme. Tutti avvertiamo e condividiamo l’urgenza della loro realizzazione, ma, purtroppo, non si arriva mai al capolinea.

Le riforme spesso, anzi quasi sempre, sono l’occasione di nuovi contrasti e polemiche tra le forze politiche e di conseguenza nel Paese la politica sembra aver smarrito l’obiettivo affidatagli e i partiti quello di interpretare l’esigenze dei cittadini e tradurli nei diversi campi di attività e per i diversi ruoli svolti, in scelte utili per far progredire la nostra società. In molte situazioni c’è mancanza di responsabilità, che si traduce nella mancanza di ciò che viene definito il senso dello Stato, del rispetto delle istituzioni, della legalità, del rispetto della persona. Si ha l’impressione di una verticale caduta dell’etica pubblica e l’interesse personale o di gruppo spesso sovrasta quello generale.

Ambiente e tutela del territorio - L’agricoltura è l’unico settore che con le proprie attività contribuisce alla manutenzione e salvaguardia del territorio. Nelle aree interne e svantaggiate se si abbandonano le attività agricole viene meno la presenza dell’uomo e le conseguenze, purtroppo, rappresentano la grave attualità di questi giorni. Attualità contrassegnata da lutti e distruzione di ampie aree territoriali e di interi paesi che rischiano di essere cancellati. L’agricoltura, quindi, non è solo produzione di alimenti, ma è territorio, ambiente, vivibilità delle aree rurali, coesione sociale. L’agricoltura è vita che va difesa e valorizzata.

La crisi agricola - L’agricoltura sta attraversando un periodo di grave e prolungata crisi. Il 2009 è un anno da dimenticare. Un anno che ha visto gli agricoltori perdere reddito e riconoscimento economico della loro produzione; un’agricoltura che, nonostante le dichiarazioni del G8 agricolo, non è stata al centro, anzi ha perso peso nelle scelte del Governo e del Parlamento. La legge finanziaria dello Stato per il 2010 non conteneva nulla per l’agricoltura. Grazie alle nostre iniziative propositive e sindacali il Parlamento ha corretto, anche se in misura parziale ed insufficiente, il testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il ministro Zaia ha affermato che essa destina all’agricoltura nel triennio 2010-2012, 1.115 milioni di euro. questo è certamente vero, ma dimentica di dire che 877 milioni sono per il finanziamento delle assicurazioni agevolate e che di questi ben 420 milioni provengono dalla Pac, cioè dagli aiuti diretti agli agricoltori.

Contemporaneamente, però, 1.000 milioni sono stati tolti all’agricoltura: tra cui 450 milioni dei fondi Fas per le aree sottoutilizzate, 550 milioni per la cancellazione delle agevolazioni sul gasolio utilizzato nelle aziende agricole, la mancata proroga per il 2011 e 2012 delle agevolazioni sulla piccola proprietà contadina (l’emendamento approvato al decreto milleproroghe prevede l’agevolazione solo per il 2010) e, dal luglio 2010, delle agevolazioni contributive a favore degli agricoltori nelle zone montane e svantaggiate. La legge sulle quote latte, fortemente osteggiata dalla nostra Confederazione è rimasta praticamente bloccata per lungaggini amministrative e per le azioni legali avviate da alcuni produttori. La recente sentenza del Tar del Lazio ha fatto giustizia e sbloccato, augurandoci definitivamente, la situazione. Avevamo ben ragione a chiedere la rinuncia a tutti i contenziosi legali al momento dell’assegnazione delle nuove quote.

Per quanto ci riguarda torneremo a chiedere misure urgenti per la riduzione dei costi produttivi da quelli previdenziali a quelli energetici. Non riteniamo chiusa la partita sulla fiscalizzazione degli oneri sociali per il lavoro nelle aree interne e svantaggiate del nostro Paese, come non riteniamo chiusa la richiesta per le agevolazioni sui carburanti per le attività agricole. Vogliamo utilizzare il confronto elettorale per il rinnovo dei consigli regionali per sollecitare le forze politiche, il Parlamento e il Governo a varare misure capaci di ridurre da subito i costi produttivi. A sostegno delle nostre richieste siamo pronti a promuovere tutte le iniziative sindacali anche a livello nazionale. Questo ci hanno chiesto a gran voce gli agricoltori e questo vogliamo fare lavorando, ovviamente, per realizzare la più ampia unità possibile con le altre organizzazioni agricole ad iniziare da quelle che con noi sul territorio e a livello nazionale hanno condiviso un percorso di azione unitaria.

Nuova politica agraria e Conferenza nazionale - È tempo di costruire una nuova politica agraria nazionale che consenta al nostro sistema produttivo di superare le difficoltà ed essere parte attiva della ripresa economica del Paese. Chiediamo alle nuove amministrazioni regionali che usciranno dalle elezioni di marzo di porre tra i primi impegni la convocazione di forum sulla situazione e le prospettive dell’agricoltura per preparare la convocazione, in previsione degli appuntamenti sulla riforma della Pac e del bilancio dell’Unione, della Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Un’iniziativa a parole condivisa, negata nei fatti.

Come già avvenne con le due precedenti Conferenze del 1961 e 1978, anche oggi siamo chiamati a disegnare un progetto di agricoltura che ci permetta di affrontare, con adeguata capacità competitiva, le sfide di un’economia globalizzata.

Difesa del “made in Italy” - Decisamente, caro ministro Zaia non ci siamo. Non basta esaltare i primati delle nostre indicazioni geografiche. Il regolamento per l’etichettatura dell’olio di oliva è stato indubbiamente un successo per l’Italia: ha dimostrato che lavorare in squadra, senza forzature e nel rispetto dei ruoli e delle regole comunitarie porta a risultati positivi e condivisi.

Ora il prossimo appuntamento sarà il regolamento comunitario su etichettatura e origine dei prodotti alimentari. Il Parlamento europeo ha proposto che sia assegnata priorità all’origine di quei prodotti agricoli che sono alla base del prodotto finito e lo caratterizzano.

L’orientamento del Parlamento europeo rafforza la nozione che, per quanto ci riguarda, l’eccellenza del “made in Italy” alimentare è, insieme, origine, ricetta, tradizione gastronomica e cultura. In un prodotto alimentare di eccellenza c’è un pezzo della nostra storia ed il saper fare dei nostri agricoltori ed industriali consolidato nel tempo.

L’esaltazione del “made in Italy” di un hamburger, solo perché fatto con carne italiana, desta quanto meno qualche perplessità. Il messaggio che traspare è che un hamburger è più “made in Italy” del panettone! Se così fosse, il kebab sarebbe nuovamente accolto, solo se fatto con carne italiana, ma il baccalà alla vicentina sarebbe espulso dalla tradizione gastronomica italiana.

Nuovamente non ci siamo. Non è così, né tanto meno con il ricorrente richiamo a pratiche protezionistiche, che si valorizza la nostra produzione. Chiediamo una solida rete di sicurezza per la tutela della produzione italiana che si basi sulla puntuale applicazione della normativa sull’origine dei prodotti, sul contrasto alla pratiche anticoncorrenziali, a partire dalle contraffazioni e dalle imitazioni, sul rispetto universale delle norme igienico-sanitarie per i prodotti agricoli immessi nel mercato comunitario, sulla ripresa della funzione pubblica di regolamentazione dei mercati.

Criminalità in agricoltura - Il fenomeno della criminalità a danno degli agricoltori è diffuso in numerose regioni: i reati si estendono dal furto ai danneggiamenti, dagli scarichi abusivi alle truffe nei confronti dell’Unione europea, dallo sfruttamento dell’immigrazione clandestina e del lavoro irregolare. Ribadiamo il nostro impegno affinché si contrasti, con la dovuta efficacia, il lavoro nero: nel nostro codice etico vi è un articolo contro ogni tipo di abuso del lavoro.

Abbiamo condiviso il piano straordinario di vigilanza varato dal Governo: bisogna, però, andare avanti. I tre capitoli: governo del mercato del lavoro, integrazione degli immigrati, valorizzazione del lavoro regolare sono ancora in gran parte da scrivere.

Appare contraddittorio che il Governo, da un lato contrasta il lavoro irregolare, dall’altro penalizza quello regolare con la cancellazione delle agevolazioni contributive nelle aree svantaggiate.

Aziende agricole chiuse - Migliaia di agricoltori sono stati costretti ad abbandonare l’attività. Tra il 2000 ed il 2007, l’agricoltura perde 474 mila aziende, 1/5 del totale censito nel 2000. La Sau si riduce “solo” del 2,4 per cento. Ma la dimensione media aziendale di 7,4 ettari è ancora poco più di 1/3 di quella della media comunitaria (Ue a 15). La riduzione interessa principalmente le piccole e medie aziende inferiori a 30 ettari di Sau; aumentano quelle di maggiore dimensione. Sempre nello stesso periodo, perdiamo 179 mila aziende attive iscritte nel registro delle imprese delle Camere di Commercio. A conferma che il fenomeno dell’abbandono non interessa solo le aziende marginali.

Pensionati, donne e giovani - Chiediamo attenzione per il settore, rispetto per i nostri prodotti e per le attività imprenditoriali, pari opportunità con gli altri settori per i giovani e le donne impegnate o che vogliono impegnarsi nel settore, per il lavoro, per i pensionati e per i cittadini delle aree rurali.

Giovani e agricoltura - Solo 112 mila aziende hanno un conduttore giovane, il 6,6 per cento del totale, ma il loro peso in termini di Sau e reddito prodotto raddoppia. Nell’agricoltura italiana non vi è ricambio generazionale: solo il 16 per cento delle nuove aziende è guidato da un giovane, solo nel 2,3 per cento delle aziende storiche è subentrato un giovane alla conduzione. Abbiamo concepito il “progetto giovani” come una sfida alle istituzioni ed a noi stessi perché molto di ciò che è stato fatto non appare sufficiente.

Troppi e troppo forti sono gli ostacoli: accesso al credito e burocrazia, aiuti Pac e costo della terra. Tra le politiche per la mobilità fondiaria è stato, di recente, proposta la privatizzazione di beni demaniali: si tratta di 935 mila ettari, però l’85 per cento sono situati in montagna. La loro naturale destinazione sarebbe la conservazione del territorio, non l’insediamento di un’impresa agricola produttiva. Chiediamo alle nuove amministrazioni regionali di porre tra le priorità un progetto per il ricambio generazionale in agricoltura.

Filiere e produzione agricola - Vogliamo valorizzare tutte le iniziative progettuali finalizzate ad intervenire nel governo delle filiere per garantire trasparenza e una diversa e più giusta ripartizione nella catena del valore ai vari soggetti, ad iniziare, ovviamente dalla produzione. In questo senso non verrà meno il nostro contributo e la nostra azione con l’unica condizione che non può essere di parte o esclusiva di una sola organizzazione.

Per dare più forza alla produzione tutta l’agricoltura deve sviluppare un’idea progettuale e di azione il più unitaria possibile, valorizzando ciò che è utile e con coraggio, abbandonare quello che non serve. Le organizzazioni professionali, le cooperative, le associazioni dei produttori, i consorzi agrari appartengono al patrimonio dell’agricoltura e dei loro soci. Il nostro compito è quello di valorizzarlo con un’idea progettuale e di realizzazione capace di includere e non escludere.

Regioni e agricoltura - Chiediamo alle nuove amministrazioni regionali di porre tra le priorità una legislazione organica sulla regolazione dei mercati e sull’interprofessione; un programma di rilancio delle organizzazioni economiche dei produttori e di promozione degli strumenti per contrastare la volatilità dei prezzi, contrattazione interprofessionale, assicurazioni sulle rese e sui redditi, accesso al credito.

Nella prospettiva del federalismo fiscale, noi dobbiamo saper cogliere tutte le possibilità per gli agricoltori di accedere all’insieme delle politiche regionali. Emerge, dai programmi regionali, che ci sono settori di intervento (ricerca, infrastrutture territoriali, formazione, azioni ambientali), che interessano direttamente le imprese agricole; altre (per esempio, infrastrutture collettive, logistica, miglioramento della qualità della vita), che, pur non riguardando direttamente i singoli operatori, hanno ricadute rilevanti sulla loro attività.

Lo sviluppo dell’agricoltura e delle aree rurali non deve essere relegato alla riserva indiana della Pac. Dobbiamo guardare al di là dei nostri steccati. Dobbiamo cogliere tutte le opportunità che la politica unitaria regionale può offrire per lo sviluppo dell’agricoltura. Questo dovrà essere tema di confronto con le Regioni.

Politica agricola europea - La futura Pac dovrà porre al centro l’agricoltura e le imprese agricole. Come è scritto nel documento per l’Assemblea: il sostegno pubblico dovrà essere destinato agli agricoltori professionali e alle imprese agricole che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. Vogliamo sostenere gli imprenditori agricoli, non i percettori di rendita fondiaria. Dobbiamo superare l’anomalia della Pac che concentra l’80 per cento del sostegno sul 20 per cento delle aziende e riserva il regime di aiuti ai beneficiari storici.

Da quanto detto, emerge che l’attuale architettura della Pac basata sui tradizionali pilastri (politiche di mercato, aiuti diretti e sviluppo rurale) è inadeguata. Per ipotizzare una nuova architettura, dobbiamo partire dagli obiettivi che ci proponiamo e dalla visione unitaria delle politiche di sostegno.

Il sostegno della Pac finalizzato all’innovazione ed allo sviluppo delle aziende deve essere separato da altre forme di sussidio a finalità sociale. Una politica di integrazione di reddito ed ammortizzatori sociali è necessaria in agricoltura per tutelare le aziende più deboli, garantire il mantenimento delle attività agricole nelle aree meno produttive e favorire il ricambio generazionale.

Il bilancio dell’Unione non è cosa separata dai bilanci degli Stati membri. È essenziale il collegamento tra politiche nazionali e comunitarie. Questo collegamento è, tradizionalmente, realizzato attraverso i due strumenti del cofinanziamento e dell’addizionalità.

Il primo (che caratterizza lo sviluppo rurale) serve a rendere gli Stati membri corresponsabili degli interventi finanziari dell’Unione; il secondo (adottato con il fondo per le aree sottoutilizzate) fa sì che le risorse comunitarie non si sostituiscano a quelle nazionali, ma siano aggiuntive ad esse. Attraverso questi meccanismi, la spesa comunitaria ha un effetto leva in grado di accrescere gli investimenti a favore della crescita. Il cofinanziamento è, dunque, cosa diversa dalla rinazionalizzazione della Pac.

Più agricoltura e sicurezza alimentare - L’ Unione europea deve cogliere la sfida della sicurezza alimentare posta dal G8 de l’Aquila e dalla Fao. I paesi sviluppati scoprono di non essere in grado di soddisfare la crescente domanda alimentare mondiale. Al centro della Pac del futuro vogliamo porre la sicurezza alimentare, intesa come disponibilità, accesso e qualità del cibo. Un problema che si affianca a quelli dei mutamenti climatici e delle risorse idriche ed energetiche.

Dobbiamo allora porci l’obiettivo, nei paesi sviluppati e non, di aumentare la produzione, sia destinando nuove terre all’agricoltura, sia, soprattutto, incrementando la produttività con un impiego efficiente e sostenibile delle risorse. Non vale la tesi secondo cui i paesi ricchi possono rinunciare all’obiettivo dell’autosufficienza alimentare contando sull’importazione di materie prime agricole dai paesi emergenti più competitivi sul piano dei costi. Insomma, più agricoltura per sfamare il mondo.

Unità del mondo agricolo - Per la Confederazione che rappresento l’unità del mondo agricolo non è solo una necessità, ma una scelta fortemente condivisa. Nel titolo di questa nostra assemblea abbiamo voluto ancora una volta marcare con forza un impegno a lavorare per questo obiettivo. Nel corso delle assemblee territoriali quasi tutti gli agricoltori intervenuti hanno voluto sottolineare positivamente questa scelta. Gli agricoltori italiani indipendentemente dalla loro appartenenza auspicano una forte intesa tra le organizzazioni professionali agricole nel confronto con le scelte di governo e nei rapporti nelle filiere.

La situazione dell’agricoltura e il grave disagio economico e sociale degli agricoltori impone a quanti rappresentano questi interessi a mettere da parte ciò che divide e valorizzare quello che può unire. Credo, cari colleghi presidenti delle organizzazioni professionali agricole e delle centrali cooperative e delle unioni di prodotto, che sia giunto il momento di fermarsi, riflettere e cercare di lavorare tutti insieme intorno ad un progetto per l’agricoltura italiana. Questo non significa cambiare o annullare ciò che ognuno di noi ha proposto o fatto. Viceversa significa mettere sul tavolo le diverse proposte, su di esse discutere e vedere insieme di lavorare ad una sintesi non solo condivisa, ma che diviene il patrimonio comune di proposta e di impegno sindacale.

Ragioniamo insieme sugli strumenti economici degli agricoltori, lavoriamo sul territorio e per filiere per valorizzare e rafforzare la cooperazione e l’associazionismo operando scelte imprenditoriali capaci di razionalizzare e rafforzare gli strumenti esistenti, compiendo scelte che non tengano conto dell’appartenenza a quella o a quell’altra centrale cooperativa o di riferimento ad una o all’altra organizzazione agricola. Scegliamo ciò che serve, valorizziamolo, vigiliamo per garantire la democrazia economica, il ruolo dei soci, la trasparenza nelle scelte aziendali. Portiamo nel progetto anche i consorzi agrari che appartengono al patrimonio dell’agricoltura italiana. Mettiamo a disposizione del progetto anche le risorse finanziarie disponibili provenienti dai crediti vantati dalla vecchia Federconsorzi o accumulate per settori produttivi sui quali non è possibile più investire a causa delle scelte dell’Unione europea. Tutti insieme, organizzazioni professionali e cooperative, apriamo un confronto con i sindacati dei lavoratori dipendenti ed apriamo un serio confronto con chi deve compiere scelte di governo per rendere possibile la realizzazione del progetto.

La riforma della Pac, le nuove regole del governo delle filiere, le organizzazioni interprofessionali, la politica agricola nazionale e quelle regionali, la riduzione del peso della burocrazia, la costruzione di una nuova e forte rete di strumenti dell’autogoverno economico degli agricoltori a, nostro giudizio, possono essere i temi su cui avviare un confronto e possono essere i capitoli di un progetto unitario per l’agricoltura italiana.

La Cia che cambia - La nostra è una decisione forte e coraggiosa, una decisione irreversibile e fortemente condivisa dal nostro gruppo dirigente e dai soci. Abbiamo deciso insieme, nei gruppi dirigenti e nel rapporto con gli iscritti, un lungo, ricco e responsabile confronto dal quale è scaturita la scelta e le regole di governo per la sua realizzazione.

Voglio ancora una volta affermare che abbiamo scelto di cambiare riaffermando e valorizzando la nostra scelte di politica economica che ci porta a privilegiare i rapporti di filiera, le interprofessioni e ancora una volta a voler investire sull’associazionismo e sui valori della cooperazione. 

Vogliamo, però, creare le condizioni di dialogo e di reciproco rispetto con l’industria alimentare italiana che ha contribuito a valorizzare il “made in italy” utilizzando la produzione agricola e alla quale vogliamo dire che non c’è “made in italy” senza i prodotti agricoli italiani. Lo stesso messaggio vogliamo mandare alla grande distribuzione chiedendo rispetto per i nostri prodotti, basta con le vendite sottocosto, basta con la svalutazione economica dei nostri prodotti di qualità.

 

 

 


Assemblea Cia: anche i “paccheri della legalità” contro le mafie. La pasta prodotta sui terreni confiscati alla criminalità organizzata

 

Il prodotto verrà commercializzato con i marchi della stessa Cia e di “Libera”, che nel 2008 hanno sottoscritto un accordo di collaborazione. L’annuncio è stato dato da Don Luigi Ciotti. Il presidente Giuseppe Politi: il nostro impegno contro la criminalità organizzata è stato sempre fermo e deciso.

 

Ora le mafie si battono anche con la pasta, più precisamente con i “paccheri”. Da oggi sono, infatti, in vendita pacchi di questo caratteristico prodotto del “made in Italy” con i marchi della Cia-Confederazione italiana agricoltori e della “Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” che attestano che il grano utilizzato proviene da terreni confiscati alla criminalità organizzata. L’annuncio è stato dato direttamente da Don Luigi Ciotti, dal presidente di “Libera” alla V Assemblea elettiva nazionale della Cia in corso a Roma, presso il palazzo dei Congressi dell’Eur.

L’accordo tra la stessa Cia e da “Libera”, firmato nel luglio 2008 dal presidente confederale Giuseppe Politi e da Don Luigi Ciotti, ha messo così un altro importante tassello. I “paccheri” si aggiungono al vino, all’olio, ai legumi, alla farina, agli ortaggi, alle conserve. Tutti prodotti e sapori della legalità che rappresentato un alleato in più nella lotta alle mafie.

Il protocollo di collaborazione prevede, infatti, che la Cia metta a disposizione, tramite le proprie attività, consulenza e assistenza tecnica in modo da fornire un valido supporto alle cooperative e ai soci dell’associazione “Libera”. Un contributo, insomma, alla crescita di tutti quei giovani che hanno trovato, grazie al progetto “Libera Terra”, un’opportunità di lavoro in un settore importante dell’economia nazionale ed europea, quale è l’agricoltura. Insomma, un’azione finalizzata ad un’adeguata gestione dell’attività agricola in tutti quei terreni che sono stati sottratti dalle mani della criminalità e assegnati soprattutto a giovani che hanno inteso, con il loro lavoro, restituire legalità a beni che sono della collettività.

“Il nostro impegno contro la criminalità organizzata -ha affermato Politi- è stato sempre fermo e deciso. In ogni frangente abbiamo sviluppato un’iniziativa forte in difesa della legalità e per il rispetto della legge. In questo contesto s’inserisce l’accordo con l’associazione ‘Libera’, che la commercializzazione dei ‘paccheri della legalità’ si arricchisce di un nuovo di strumento di lotta alla criminalità. Un’intesa che conferma il nostro solidale sostegno nei confronti di chi è mobilitato per la sicurezza e cerca di contrastare qualsiasi tipo di attività criminale”.

“Attraverso tale intesa -ha aggiunto Politi- intendiamo riaffermare l’esigenza di un’iniziativa propulsiva nei confronti del fenomeno della criminalità che da tempo si è accanita anche nei confronti degli agricoltori in numerose regioni. I reati, infatti, si estendono dal furto di attrezzature e mezzi agricoli, alla sottrazione di prodotto, ai danneggiamenti, al caporalato, alle macellazioni clandestine e agli scarichi abusivi, alle aggressioni, alle truffe verso l’Unione europea”.

Quindi, quello della Cia è un servizio sociale importante che s’inserisce nel contesto di una strategia che vede proprio la Confederazione fortemente impegnata, con le proprie strutture periferiche e centrali, per il rispetto delle leggi e delle regole sui temi della sicurezza e della legalità. D’altronde, anche le imprese agricole e gli agricoltori sono oggetto di intimidazioni e di atti di illegalità da parte della criminalità organizzata che la Cia, con la sua azione, cerca di contrastare con la massima determinazione.

 

 

 


Assemblea Cia: il messaggio del Presidente Giorgio Napolitano. Una strategia di sviluppo per l’agricoltura, un settore essenziale dell’economia del Paese

 

Il Capo dello Stato sottolinea l’importanza di sostenere le imprese ad investire nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione del capitale umano. Attenzione alla trasparenza e alla legalità del mercato del lavoro.

 

“Nell’attuale difficile congiuntura economica e di fronte ad un mercato in costante evoluzione e fortemente concorrenziale l’agricoltura italiana, che costituisce un comparto essenziale dell’economia del Paese, per sua natura legato al territorio e particolarmente sensibile e attento alla difesa dell’ambiente e alla genuinità del prodotto, è chiamato -ancor più del passato- ad accrescere il proprio ruolo di impulso ad una crescita economica del Paese equilibrata e sostenibile”. E’ questo uno dei passaggi del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla V Assemblea elettiva nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori, apertasi oggi a Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur.

Nel messaggio, fatto pervenire tramite Donato Marra, segretario generale della Presidenza della Repubblica, il Capo dello Stato ribadisce che “in questo quadro le organizzazioni associative hanno il delicato compito di sostenere le imprese ad investire nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione del capitale umano”.

“E’, inoltre, importante -afferma il Presidente Napolitano- promuovere e sviluppare la costituzione di forme cooperative e consortili al fine di contenere i costi di produzione e di rafforzare la presenza dell’imprenditoria agricola nell’intera filiera di trasformazione e distribuzione del prodotto”.

“Alle istituzioni -evidenzia, nel messaggio, il Capo dello Stato- spetta, infine, con il contributo propositivo delle associazioni, di sostenere lo sviluppo del comparto agricolo, assicurando l’indispensabile rete di infrastrutture e garantendo il rispetto delle norme, con particolare attenzione alla trasparenza e alla legalità del mercato del lavoro”.

 

 


Assemblea Cia: i messaggi di Schifani e Fini. Una nuova politica di sviluppo per l’agricoltura italiana

 

I presidenti di Senato e Camera evidenziano la grande importanza del settore nell’ambito economico e sociale. Auspicato che dall’iniziativa possano scaturire proposte e contributi per aprire una fase di crescita.

 

L’agricoltura è un grande patrimonio che va tutelato e valorizzato. Occorre una politica di rilancio che permetta alle imprese agricole, oggi in grave difficoltà, di riprendere la via dello sviluppo e della competitività. Questo il concetto espresso nei messaggi che i presidenti del Senato Renato Schifani e della Camera Gianfranco Fini hanno inviato alla V Assemblea elettiva nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori apertasi oggi a Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur.

L’Assemblea della Cia -afferma il presidente Schifani- “ha il merito di costruire un significativo foro di dialogo e di confronto sulle prospettive di sviluppo del settore agricolo italiano, motore autentico e fondante dell’economia nazionale”.

Il presidente del Senato auspica che “dalla discussione emergano idee e progetti che consentano agli agricoltori di superare la situazione di crisi congiunturale e di affrontare con sempre più efficaci strumenti le sfide del mercato mondiale”.

“In una fase complessa in cui la produzione agro-alimentare deve confrontarsi con i cambiamenti radicali prodotti dalla globalizzazione dei mercati e con una crescente competitività, è necessario -scrive il presidente della Camera Fini- che le istituzioni e la società civile si impegnino congiuntamente per la promozione di una politica volta a rilanciare il settore agricolo italiano, individuando nuove potenzialità di sviluppo”.

Il presidente Fini auspica, quindi, che i lavori della V Assemblea della Cia “possano contribuire a determinare gli obiettivi di un percorso di rinnovamento e di crescita dell’agricoltura italiana, nella consapevolezza del ruolo significativo che essa svolge per l’incremento economico e sociale del nostro Paese”.

 

 

 

 

 


Assemblea Cia: per l’agricoltura è urgente un nuovo progetto. Tutti d’accordo: serve un salto di qualità per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese

 

Alla manifestazione nutrita la presenza di esponenti delle istituzioni, delle forze politiche, economiche e sociali. Gli interventi del ministro Luca Zaia, di Pierluigi Bersani, di Antonio Di Pietro, di Don Luigi Ciotti, di Dario Stefano. Sottolineata l’esigenza di un radicale cambiamento di rotta nella politica agraria nazionale.

 

Le imprese agricole hanno difficoltà ad agire in un mercato sempre più ampio e concorrenziale. È necessario un salto di qualità delle politiche, un progetto per lo sviluppo dell’agricoltura, per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese agricole, per promuovere e difendere il “made in Italy” alimentare. Occorre una politica agraria nazionale che consenta al nostro sistema produttivo di superare le difficoltà ed essere parte attiva della ripresa economica del Paese. E gli agricoltori devono svolgere un ruolo di veri protagonisti. Questo uno dei messaggi scaturito oggi nella prima giornata della V Assemblea elettiva nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori. Messaggio che è stato accolto con grande favore dai tantissimi rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche, economiche e sociali che hanno partecipato ai lavori.

L’esigenza di un radicale cambiamento di rotta nella politica agraria nazionale è stata messa in risalto sia negli interventi in Assemblea (è il caso del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia, del segretario del Pd Pierluigi Bersani, del presidente dell’Idv Antonio Di Pietro, del presidente di “Libera” Don Luigi Ciotti e del coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura Dario Stefano) che nelle dichiarazioni rilasciate a margine dei lavori, nonché dai messaggi inviati dalle tre più alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Senato Renato Schifani e il presidente della Camera Gianfranco Fini. Tutti d’accordo, pur con alcuni distinguo sulle strategie da attuare, sulla necessità di fronteggiare la grave situazione in cui versano le imprese con politiche propulsive ed incisive al fine di rilanciare sviluppo e competitività.

Da tutti è stata rimarcata la precarietà della situazione agricola italiana, che sta attraversando una delle crisi più difficili degli ultimi trent’anni. Un quadro reso complesso dal crollo dei prezzi sui campi, dal calo record dei redditi degli agricoltori, dall’aumento vertiginoso dei costi produttivi, contributivi e burocratici.

Aspetti, questi, che sono stati sottolineati dallo stesso presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi nella sua relazione di apertura ai lavori. Una relazione attraverso la quale è stata sollecitata l’attenzione di istituzioni e forze politiche sui pressanti problemi del mondo agricolo italiano che richiedono risposte immediate e soprattutto concrete.

Su questi temi, e in particolare sull’unità del modo agricolo (che Politi ha richiamato più volte nella sua relazione), si svilupperà il dibattito in Assemblea che si concluderà nella tarda mattinata di venerdì prossimo 26 febbraio.

Tra i partecipanti, molti dei quali di organizzazioni agricole internazionali (Fipa e Copa), alla prima giornata dell’assemblea Cia, ricordiamo, Sergio Marini, presidente della Coldiretti, Federico Vecchioni, presidente della Confagricoltura, Franco Verrascina, presidente della Copagri, Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, Marco Venturi, presidente della Confesercenti.

 

 

 


A tavola con frodi, sofisticazioni e prezzi “stracciati”. Prodotti “clandestini” per 2 miliardi di euro invadono i mercati italiani. Rischi per i consumatori e danni per gli agricoltori

 

E dalla Cina arriva di tutto; dai pomodori all’aglio, dai funghi alle mele, dai sughi già pronti agli ortaggi, ai legumi. Tante le importazioni “illegali” e frutto di strane “triangolazioni”.

 

La Cia lancia l’allarme: molti prodotti non sono sicuri e sono contaminati da elementi nocivi alla salute. Vengono spacciati per italiani e l’etichetta è un vero rebus. Manca sempre la scadenza. Triplicati i sequestri da parte delle autorità competenti.

 

Ogni anno entrano nel nostro Paese prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane nel 2008 sono più che triplicati rispetto all’anno precedente, ma il rischio di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente. I più colpiti dalle sofisticazioni sono i sughi pronti per la pasta, i pomodori in scatola, il caffè, la pasta, l’olio di oliva, la mozzarella, i formaggi, le conserve alimentari. E l’allarme maggiore è per ciò che viene dalla Cina che, nonostante il calo delle esportazioni “ufficiali” in Italia nel 2009 (meno 12 per cento), riesce a far entrare nella Penisola grandi quantità di prodotti che possono mettere a repentaglio la salute, oltre a provocare gravi danni all’economia agricola nazionale. E’ quanto messo in risalto durante la V Assemblea elettiva nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori in corso a Roma.

Troppa la merce che entra “clandestinamente” e attraverso strane “triangolazioni”. Ma quello che è più grave è che arrivano prodotti alimentari di scadente qualità e soprattutto non sicuri sotto l’aspetto della salubrità. Ci troviamo a fronteggiare una vera invasione di alimenti e prodotti agricoli che, poi, grazie all’incessante opera delle forze dell’ordine, in tantissimi casi vengono sequestrati. Però, molti finiscono sulle nostre tavole, anche a causa della crisi che spinge i consumatori ad acquistare prodotti a basso costo e di dubbia provenienza.

Il pericolo per l’agroalimentare italiano ed europeo viene, quindi, dal grande Paese asiatico. Un dato per tutti: il 75 per cento degli articoli contraffatti sequestrati, nel 2008, nell'Unione europea provengono dalla Cina. Oltre che dal paese asiatico, che ormai sta invadendo con prodotti “taroccati” i mercati di tutta Europa, e soprattutto quello italiano, gli agroalimentari sequestrati provengono -afferma la Cia- per il 14 per cento da Hong Kong e per il 4 per cento dal Taiwan. A seguire Svizzera, Repubblica Araba, Turchia, Ucraina, Russia.

Le esportazioni cinesi, tuttavia, rappresentano l’elemento più preoccupante. In Italia, in particolare, si registra una vera e propria invasione di derivati del pomodoro (cresciuti di oltre il 130 per cento), di aglio (più del 120 per cento), mele e funghi e di verdure in scatola. Tutti prodotti che possono essere facilmente spacciati come “made in Italy”, proprio per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza. Non solo. Ci possono essere anche rischi per la salute, visto che tantissime confezioni -come è stato denunciato dalle stesse forze preposte ai controlli e alla vigilanza- mancano nell’etichetta elementi essenziali, come quello relativo alla scadenza. Non solo: in tantissimi casi la stessa etichetta è un vero rebus.

La Cina, peraltro, è il paese che ha ricevuto dall'Unione europea il maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge. Notifiche sono state rivolte alla Cina anche per pericoli derivanti dalle contaminazioni dovute sopratutto a materiali a contatto con gli alimenti, non solo di metalli pesanti, ma anche di ammine aromatiche per nascondere la bassa qualità degli alimenti, ftalati ed adipati. Numerosi anche i casi di presenza di residui farmaci veterinari.

Un esempio per tutti: funghi freschi e refrigerati (180 mila chili) cinesi che- come è stato denunciato dall’Unione europea- contengono nicotina e consumarli può comportare alcuni rischi. In Italia le importazioni di questi funghi, anche conservati e preparati (180 mila chili), sono più che raddoppiate nel 2008 .

Negli ultimi tre anni è stata, comunque, una vera invasione di ortofrutta “made in China”. Le importazioni, nonostante il calo dell’anno scorso anche a causa delle vicende relativa al latte contaminato alla melamina, sono cresciute del 380 per cento. Così i nostri mercati, oltre che di “pummarola”, sono pieni di mele, pere, agli, cipolle e pinoli del grande paese asiatico. E ora, addirittura, spunta anche il vino cinese, le cui esportazioni ancora non si sono riversate in quantità massicce, ma nei prossimi anni potrebbero assumere dimensioni rilevanti.

In particolare, l’import di aglio cinese, anche per effetto di strane “triangolazioni” con le quali si simula una falsa origine del prodotto, è cresciuto nel 2009 del 120 per cento per un valore di 3,5 milioni di euro. Ma parliamo sempre di importazioni “ufficiali”. Se si considerano quelle “illegali” la cifra triplica.

I nostri mercati ortofrutticoli -avverte la Cia- hanno visto in questi ultimi anni una vera e propria “calata cinese” e non solo. Alla Cina si sono, infatti, affiancati paesi non tradizionali esportatori di frutta e verdura, come il Cile, l’Argentina, l’Uruguay, il Brasile, l’Africa del Sud. Così dobbiamo fare i conti con importazioni sempre più massicce di pomodori, cicorie, cipolle, zucchine, carciofi, kiwi, mele, pere, ciliegie, nocciole, mandorle. Tutti prodotti per i quali abbiamo mantenuto per anni la leadership non solo in Europa.

Ma la minaccia cinese incombe pericolosa. Si stima -sottolinea la Cia- che la Cina attualmente, tra l’altro, possieda, per la produzione di ortofrutta, circa 350.000 ettari di serre ed 850.000 ettari di coltivazioni protette, mentre è stato avviato e sostenuto lo sviluppo di liberi mercati all’ingrosso. Ci sono, inoltre, altri programmi che prevedono l’ammodernamento della rete infrastrutturale tra province, in modo da migliorare le possibilità di commercio tra aree produttive ed aree di consumo, queste ultime localizzate prevalentemente nel Nord.

I funghi cinesi e la vicenda del latte alla melamina non sono che l’ulteriore conferma della presenza di gravi difficoltà da parte del gigante asiatico ad adeguarsi alle norme di sicurezza alimentare nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale, dopo la messa sotto accusa per i rischi alla salute di dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi.

Davanti a questi problemi -afferma la Cia- occorre immaginare un approccio diversificato alla tutela delle nostre produzioni di qualità. Tra gli strumenti a disposizione vi sono i rapporti bilaterali con i paesi partner, le sinergie di sistema tra produttori e distributori, il rafforzamento della tutela legale contro i fenomeni dell’agropirateria. E’ necessario, in primo luogo, impostare una vera politica commerciale, che fissi obiettivi e priorità oggi non ancora evidenti in Italia. Le attività di promozione devono essere considerate una parte del tutto, non devono sostituirsi ad una visione complessiva, di sistema, della valorizzazione dell’economia agroalimentare italiana di qualità.

Non serve innalzare barriere protezionistiche che a loro volta scatenerebbero altre “guerre commerciali”, ma occorre tolleranza zero nei confronti della concorrenza sleale fondata sulla falsificazione, sulla sofisticazione e sul dumping sociale e lavorare in funzione della trasparenza, della qualità. Da qui l’esigenza per tutti i prodotti di un’etichetta chiara e con l’obbligo dell’indicazione d’origine.

 

 

Prodotti importati in modo clandestino

e potenzialmente ad elevato rischio

Sughi pronti

Funghi freschi, conservati e preparati

Pomodori in scatola

Pasta

Olio d’oliva

Formaggi

Conserve alimentari

Pesce fresco e trasformato, crostacei

Riso

Aglio

Uova

 

 

I principali prodotti che entrano illegalmente

in Italia o che sono oggetto di “triangolazioni”

 

Frutta e verdura

Arrivano dai Paesi del Nord Africa, dalla Turchia, dal Sud Africa, dalla Cina per essere esportate verso il Nord Europa, invece, restano in Italia.

Latte

Il prodotto viene importato illegalmente, soprattutto dai Paesi dell’Est.

Animali vivi

Entrano nei nostri mercati da importazioni clandestine (in particolare ovini) dall’Est europeo.

Pollame

Negli ultimi anni si è registrata una crescita, seppur contenuta, di importazioni illegali di pollame dalla Cina e dai Paesi del Sud-Est asiatico. Fortunatamente gran parte del prodotto è stato sequestrato dalle forze dell’ordine.

Formaggi, salumi, prosciutti

Sono soprattutto false imitazioni dei nostri prodotti e provengono dalla Cina, dall’Est europeo, da Paesi del Sud America (Argentina, Brasile), dall’Africa del Nord e del Sud. I prodotti sono scadenti e la salubrità non è certo garantita.

Olive

Vengono importate per essere trasformate in olio d’oliva che dovrebbe poi essere esportato, mentre invece rimane in Italia. E viene venduto come olio d’oliva nazionale.

Olio d’oliva

Grandi quantitativi provengono dai Paesi del Bacino Mediterraneo e il prodotto viene poi venduto per italiano. In alcuni casi olio di colza viene spacciato per olio d’oliva.

Olio di nocciole

Viene spacciato in Italia olio di nocciole (nella stragrande maggioranza marce e di provenienza illegale dalla Turchia) per olio d’oliva.

Grano

Il prodotto viene importato in modo massiccio da Usa, Canada, Australia, Argentina, Kazakistan e altri Paesi dell’Est. Però, si verificano anche casi di import “clandestino” -come denunciato in Puglia-  e il prodotto è fortemente scadente.

Tè verde

Proviene dalla Cina ed è contaminato da piombo

Gamberetti

Sono importati dalla Cina e in essi si riscontrano polifosfati e nitrofurani.

 

 

 

 

L'etichetta con l'origine sulle tavole degli italiani

 

I cibi con la carta d’identità

 

Carne di pollo e derivati

Carne bovina

Frutta e verdura fresche

Uova

Miele

Latte fresco

Vini

Olio di oliva

Pesce

E quelli senza

 

Pasta

Carne di maiale e salumi

Carne ovina

Carne di coniglio

Frutta e verdura trasformata

Derivati del pomodoro

Latte a lunga conservazione

Derivati dei cereali

Formaggi

 

Il disciplinare per le Dop (Denominazione di origine protetta) obbliga la materia prima italiana.

 

L’invasione alimentare “gialla”

 

-          Negli ultimi tre anni le importazioni “ufficiali” di prodotti alimentari dalla Cina sono cresciute del 380 per cento, per un valore complessivo di 1,7 miliardi di euro.

-          Nel 2009 le importazioni alimentari cinesi sono ammontate a 575 milioni di euro.

-          Ortaggi, funghi e legumi (secchi, conservati e loro preparazioni) per 180 milioni di euro. Solo di pomodoro concentrato sono arrivate 170 milioni di chili (oltre 100 milioni di euro) in fusti per essere lavorati e messi in commercio con il marchio “made in Italy”.

-          Pesci, crostacei e molluschi per 45 milioni di euro.

-          Semi e piante medicinali per 15 milioni di euro.

-          Frutta (soprattutto mele, le cui importazioni, nell’ultimo triennio, sono cresciute del 400 per cento) per 28 milioni di euro.

-          Gomme, resine e estratti vegetali per 13 milioni di euro.

-          Aglio (le cui importazioni sono cresciute, nel 2009, del 120 per cento) per 3,5 milioni di euro.

 

 


I tentacoli della criminalità sulle campagne: oltre 150 reati al giorno. Un agricoltore su tre colpito da furti, racket, usura, pizzo e aggressioni. Un “business” da 50 miliardi di euro per l’azienda “Mafie S.p.A.”

 

Nel corso della V Assemblea elettiva nazionale presentato il terzo rapporto predisposto dalla Cia. L’attenzione verso l’agricoltura è rilevante perché il settore è un terreno nel quale si sviluppano affari illeciti di grosse dimensioni. Gli agricoltori sono sempre più terrorizzati dalla delinquenza organizzata. Un fenomeno che fino a pochi anni fa si riscontrava unicamente alle regioni del Sud, ma che adesso si sta espandendo in tutta Italia. Crescono l’abigeato (ogni anno spariscono più di centomila animali) e le truffe verso l’Unione europea. Macellazione clandestina e discariche abusive. Ecomafie e abusivismo entrano di prepotenza anche nel settore primario. Il cancro del “caporalato”, del lavoro nero, dello sfruttamento della manodopera, soprattutto extracomunitaria.

 

Più di 150 reati al giorno, sei ogni ora, un agricoltore su tre che ha subito e subisce gli effetti della criminalità organizzata che sempre più allunga i suoi micidiali tentacoli sulle campagne italiane. Furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, il cosiddetto “pizzo”, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, truffe nei confronti dell’Unione europea, “caporalato”, abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo. Atti delinquenziali che mettono in moto ogni anno un “business” l’azienda “Mafie S.p.A.” di 50 miliardi di euro, pari a poco meno di un terzo dell’economia illegale nel nostro Paese (169,4 miliardi di euro). E' questa la denuncia che viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che in occasione della sua V Assemblea elettiva nazionale, in svolgimento a Roma, ha presentato il terzo rapporto sulla “Criminalità in agricoltura”.

L’attenzione rivolta dalla criminalità all’agricoltura -si legge nel rapporto Cia- è particolarmente rilevante perché il settore è un terreno nel quale si sviluppa un “business” di grosse dimensioni. La ragione può essere facilmente ricercata nel fatto che questo particolare e delicato segmento produttivo provvede in maniera sostanzialmente diretta al fabbisogno primario di milioni di persone per garantire loro la sopravvivenza, specie in questi momenti di crisi alimentare, dove il cibo diventa indispensabile e insostituibile. Da qui l’interesse ad investire, riciclare e mantenere una schiera di “sudditi” per il lavoro di manovalanza. Attraverso le campagne è possibile esercitare il controllo del territorio per utilizzarlo come base per nascondigli, oppure come punto di partenza per ulteriori sviluppi imprenditoriali.

L’interesse delle organizzazioni criminali, dunque, non riguarda unicamente i settori sui quali c’è ormai una consolidata letteratura: edilizia, smaltimento dei rifiuti, autotrasporto, la sanità. Incomincia ad interessarsi e pesantemente anche dell’agricoltura, in particolare nei territori e nei segmenti meno industrializzati.

Tutti elementi che si ritrovano in diversi “dossier”, fra i quali quelli della Direzione nazionale antimafia, della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Confesercenti “Sos Imprese”, che hanno permesso, con le loro analisi e i loro dati, di arricchire il rapporto predisposto dalla Cia.

La criminalità, grazie ad una serie di connivenze e di una rete delinquenziale sul territorio, è in grado di condizionare tutta la filiera agroalimentare, agendo nei vari passaggi e -come si rileva anche nel dossier della Confesercenti- alterando la libera concorrenza, influenzando la formazione dei prezzi, la qualità dei prodotti, il mercato del lavoro. Il problema non è di poco conto. “Si tratta, in buona sostanza, del passaggio -sottolinea il rapporto “Sos Impresa”- dalla gestione di mercati illegali e prodotti illegali (droga, prostituzione etc), a quelli legali, cioè quelli che interessano tutti gli italiani che, attraverso l'egemonia criminale sul prodotto e sulle reti, si ritrovano le mafie dentro casa, e per quanto riguarda i prodotti agricoli, addirittura a tavola”.

Insomma, l’intero comparto agricolo, anche a causa della grave crisi economica che sta attraversando, rischia più di altri di essere completo ostaggio delle mafie che nelle campagne nascono e nelle campagne continuano a mantenere molti interessi di mafia come le aziende agricole, che rappresentano uno dei maggiori investimenti delle organizzazioni criminali. Oltre a ciò le mafie delle campagne, coniugando modernità e arcaicità, praticano abigeato e caporalato, usura ed estorsioni, furti e “cavallo di ritorno”, truffe e imposizioni di merce.

L’agricoltura italiana è, quindi, sempre più terrorizzata da mafia, camorra, sacra corona unita, ‘ndrangheta. Un fenomeno che fino a pochi anni fa si riscontrava soltanto alle regioni del Sud, ma che adesso si sta espandendo in tutta Italia, in particolare nelle aree del Nord, dove la criminalità organizzata sta trovando terreno fertile per i suoi loschi affari. E così molti produttori agricoli sono preda di una malavita violenta e spregiudicata. Sono soggetti a pressioni, minacce e ad ogni forma di sopruso.

Prima -si legge nel rapporto della Cia- erano solo Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna le regioni in cui l’attività delle organizzazioni malavitose concentravano la loro azione ai danni dell’agricoltura. Ora la malavita ha allargato il suo giro d’azione. Altre regioni del Centro e del Nord sono finite nel mirino dei criminali e gli agricoltori ne pagano le spese.

Al primo posto, per numero, fra i reati troviamo i furti di attrezzature e di mezzi agricoli. Il racket è il secondo reato -sempre per numeri di crimini commessi- che si registra. Segue a debita distanza l’abigeato, un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno circa 100.000 animali spariscono, la gran parte destinata alla macellazione clandestina. Si tratta essenzialmente di bovini e maiali, ma anche di cavalli e in prossimità delle feste pasquali agnelli e pecore. Nello scorso biennio diverse e importanti operazioni delle forze dell’ordine hanno messo in risalto la vastità del fenomeno, che non si esaurisce alle regioni meridionali, ma tocca tutta l’Italia. Il sequestro di allevamenti di cavalli è una costante che compare in diverse inchieste.

Anche i furti di prodotti agricoli sono, di poco, meno frequenti dell’abigeato. Ma non si tratta di occasionali furtarelli. Siamo in presenza di massicce sottrazioni del prodotto (spesso direttamente dalla pianta), che prevede una scientifica e organizzata operazione di raccolta.

Tra i reati si segnalano, inoltre, il danneggiamento alle colture e le aggressioni nei confronti delle persone. Reati tipici dell’avvertimento mafioso a chi si dimostra restio a cedere ai ricatti. Più distinti, fenomeni di usura e il pascolo abusivo.

Non meno grave è l’odioso “caporalato”, con lo sfruttamento, da parte della criminalità organizzata, soprattutto di extracomunitari (come ha messo in risalto la recente vicenda di Rosarno), molti dei quali irregolari. Meno frequenti, ma presenti, sono i furti di centraline per l’irrigazione, soprattutto nelle regioni dove c’è il problema cronico della carenza d’acqua. Per le stesse ragioni, si verificano allacciamenti abusivi ed estrazione dell’acqua da pozzi non regolari.

Crescente è anche la minaccia di cedere i raccolti dei prodotti a prezzi “stracciati”. Non vi sono scrupoli che tengano e il coltivatore si trova costretto a scegliere o accettare l’infame avvertimento o correre il rischio di vedere compromesso l’intero raccolto e con esso il lavoro di tanti anni.

Vengono riscontrati anche fenomeni come la macellazione clandestina e le discariche abusive, ambedue presenti in tutte le regioni meridionali. Reati che travalicano gli interessi diretti dell’agricoltura, colpendo l’intera collettività e, più precisamente, la qualità dei prodotti e, conseguentemente, la salute pubblica.

Per quanto riguarda le discariche abusive e il traffico illecito dei rifiuti, il fenomeno, sempre più in espansione, si riscontra in quasi tutte le regioni, assumendo dimensioni nazionali e transnazionali.

Come è stato affermato dall’apposita Commissione parlamentare, i rifiuti non si muovono solo dal Nord verso il Mezzogiorno, dove vengono smaltiti in discariche non autorizzate, cave dismesse, sprechi d’acqua o nel sottosuolo di fondi a destinazione agricola. Oggi si registrano anche le rotte che dal Nord-Ovest vanno a Nord-Est, che dal Nord arrivano al Centro e anche quelle che dal Sud portano a Nord, con la nascita di veri e propri cartelli di trafficanti che operano sia a livello regionale che interregionale.

La criminalità impone anche i prezzi per i prodotti agricoli, pesature dei prodotti inferiori a quelle reali, compie estorsioni attuate mediante previo furto di mezzi destinati alla coltivazione, esercita il controllo del mercato fondiario, compie furti di grano, con devastazione dei campi coltivati, commerci illegali e intromissioni nell’acquisto dei prodotti.

In alcune regioni il furto della strumentazione agricola è legato ad un’attività di esportazione del ricavato verso paesi esteri a fronte, verosimilmente, di partite di droga.

In altre zone, invece, i mezzi agricoli vengono trasformati in pezzi di ricambio che hanno necessariamente bisogno di altri mercati. Per non parlare del bestiame che, sia se dirottato alla macellazione clandestina che verso viaggi “illeciti” verso l’estero , deve essere “affidato” ad organizzazioni pronte allo smercio.

Nel “dossier” della Cia si rileva che la criminalità in campagna è autoctona, che può servirsi anche di extracomunitari (per lo più clandestini), ma che adopera per lavori di semplice manovalanza (carico e scarico di merce). Non si è in presenza di semplici banditi rurali, ma loro spietata arroganza, la spregiudicatezza delle azioni confermano che siamo di fronte ad una vera e propria criminalità organizzata o comunque a persone strettamente collegate a forti organizzazioni malavitose che provvedono a trasformare in pingui affari il risultato delle azioni criminose.

Infatti, una parte consistente del ricavato mette in moto una serie di mercati illeciti che hanno bisogno, per essere sostenuti, di un’organizzazione efficiente, disposta a tutto e spesso legata, a sua volta, ad altre organizzazioni per assicurarsi la copertura dell’intero territorio nazionale e anche quello, per alcuni prodotti, internazionale.

La gravità della pesante presenza della criminalità nelle campagne è ben presente nell’autorità giudiziaria e di polizia. Sta di fatto che nel 2003 è stato istituito, nell’ambito della Direzione nazionale antimafia, uno specifico servizio per combattere l’allarmante fenomeno.

L’istituzione di questo servizio è importante soprattutto perché, a differenza della criminalità nei centri urbani dove c’è un preciso punto di riferimento che sono le forze dell’ordine, nelle campagne l’agricoltore è spesso solo, disarmato, inerme, per cui, quando gli va bene, non gli rimane che scendere a patti. La paura, l’insicurezza, le preoccupazioni, nel mondo agricolo, hanno un altro sapore. Il bersaglio è bene individuale, non può nascondersi, né pararsi. Non si corre il pericolo di coinvolgere estranei nell’oppressione violenta. Solo la capacità imprenditoriale, la fatica, il lavoro sono a rischio. Oggetti di azioni criminali che, molte volte, la cronaca trascura o, peggio, ignora, con un atteggiamento colpevole che non tiene conto quanto esse incidono sulla produttività delle aziende agricole e sullo stesso sistema di vita dei produttori.

 

 

 

Il “business” dell’azienda “Mafie S.p.A.” in agricoltura

 

Furti e rapine                                                                                 4,5 miliardi di euro

Racket                                                                                            3,5 miliardi di euro

Usura                                                                                              3,0 miliardi di euro

Truffe                                                                                              1,5 miliardi di euro

Contraffazione e agro pirateria                                                    0,5 miliardi di euro

Macellazioni clandestine                                                              1,0 miliardi di euro

Abusivismo edilizio (saccheggi patrimonio boschivo

idrico, faunistico e agricolo)                                                           20,5 miliardi di euro

Ecomafie (rifiuti e reati contro l’ambiente)                                    16,0 miliardi di euro

Totale                                                                                              50 miliardi di euro

 

 

 

I “nuovi mercati” delle mafie in agricoltura

 

 

Usura: aumenta il fenomeno non quantificabile per tutte le attività economiche e sociali. Le difficoltà nel credito diventano drammatiche.

 

Contraffazione e adulterazione dei prodotti agricoli (esempio il pane della camorra, sofisticazioni di molti prodotti alimentari).

 

Truffe all’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) che non sempre coinvolgono, direttamente, gli agricoltori, ma mettono in cattiva luce il mondo agricolo. L’Unione europea, nell’ambito delle politiche economiche e sociali, eroga, ogni anno, miliardi di euro per il settore agroalimentare. Tale volume di denaro ha da tempo attirato l’attenzione del crimine comune ma, soprattutto, di quello organizzato che ha visto in ciò una duplice possibilità: da un lato una cospicua rendita alla quale attingere per finanziare le attività illecite, a fronte di un rischio molto inferiore rispetto ai tipici reati commessi dalle organizzazioni criminali e, dall’altro, una concreta possibilità di riciclare i proventi di affari illegali. Per raggiungere questi obiettivi il crimine si avvale di molteplici forme, dall’estorsione -al fine di acquisire, non sempre la completa proprietà, ma anche il semplice controllo della produzione di fondi o di industrie agricole- fino alle frodi alla Comunità europea. Quest’ultimo aspetto serve a introitare denaro attraverso le false dichiarazioni di coltivazione di appezzamenti di terra (a volte neppure nella disponibilità di chi dichiara), confidando sull’assoluto silenzio dei reali detentori.

 

Controllo della filiera agroalimentare Un fenomeno sempre più forte, con intimidazioni ai produttori, controllo della produzione e del commercio.

 

Lavoro nero in agricoltura. Imposto agli agricoltori e controllato dalla grande criminalità organizzata, specie e soprattutto nelle zone tradizionali della criminalità.

 

Modifica del paesaggio agricolo. Investimenti in grandi strutture varie e zone limitrofe. Terreni che modificano radicalmente ai quali non sono estranei interessi mafiosi.

 


“Profondo rosso” per l’agricoltura: meno produzione, calo record per redditi e valore aggiunto, crollo dei prezzi e costi alle stelle 30 mila imprese hanno chiuso. 2009, un “anno nero” da dimenticare

 

Cia: bilancio drammatico dell’annata agraria. Si conferma una grave crisi, la più difficile degli ultimi trent’anni. Le aziende in grande affanno. In picchiata gli investimenti. Il settore, nonostante i proclami del “G8 agricolo”, continua a non essere al centro delle scelte del Governo e del Parlamento.

 

Per l’agricoltura italiana è "allarme rosso". Il 2009 si è chiuso con il segno fortemente negativo. Trentamila imprese sono state costrette a cessare l’attività. In calo produzione (meno 3,8 per cento rispetto al 2008) e investimenti (meno 3,8 per cento). Crolla il valore aggiunto che subisce un taglio del 5,2 per cento. A picco i prezzi (meno 13,5 per cento). I redditi degli agricoltori, che lo scorso anno avevano bloccato il trend al ribasso, tornano a scendere in maniera drammatica (meno 25,3 per cento), mentre i costi (produzione, oneri sociali e burocrazia) s’impennano ancora una volta (più 8,5 per cento). I consumi agroalimentari, dal canto loro, segnano una lievissima ripresa (più 0,6 per cento). Questi i dati dell’annata agraria appena conclusa elaborati dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, anche sulla base delle rilevazioni Ismea, e presentati oggi nel corso della V Assemblea nazionale elettiva in corso di svolgimento a Roma.

Sono dati che confermano pienamente il momento grave che sta vivendo l’agricoltura italiana. Uno dei più difficili momenti degli ultimi trent’anni. Le imprese agricole -sottolinea la Cia- sono bloccate da oneri insostenibili, da un’asfissiante rapporto con l’Amministrazione pubblica, nazionale e locale, da un accesso al credito praticamente nullo e da prezzi che in molti settori sono ormai sottocosto. In questo modo appare sempre più difficile recuperare margini di efficienza e produrre reddito da destinare ai consumi, all’innovazione e agli investimenti.

Tutti problemi che hanno fatto sentire il loro peso nel corso dell’annata agraria appena conclusasi. E così -evidenzia la Cia- le conseguenze si sono avute sotto il profilo produttivo: le coltivazioni agricole segnano, infatti, un calo del 5,5 per cento, mentre la zootecnia diminuisce dell’1,1 per cento.

Proprio sul fronte della produzione agricola totale a valori costanti, la contrazione è attribuibile agli scarsi risultati del primo e, in modo particolare, del secondo trimestre del 2009, che ha registrato, a consuntivo, una variazione congiunturale del meno 5,4 per cento rispetto al trimestre precedente.

Tra i singoli comparti delle produzioni vegetali, il calo più consistente è quello dei cereali (meno 21 per cento), con un drastico crollo per il grano duro (meno 39 per cento), mentre quello tenero subisce una contrazione pari al 15 per cento. In leggera flessione anche il settore delle patate e degli ortaggi (meno 1 per cento). Lieve aumento, invece, per frutta e agrumi (più 1,2 per cento). In crescita anche le colture industriali (più 4,8 per cento), per la forte ripresa nei volumi di soia e girasole, mentre la barbabietola da zucchero registra una nuova flessione.

Per quanto riguarda le produzioni animali, si ha una diminuzione per il comparto di bovini e bufalini (meno 0,7 per cento) e per quello dei suini (meno 0,5 per cento). L’avicolo mostra, al contrario, un’ulteriore crescita dell’1,6 per cento. Per le consegne di latte, invece, si assiste ad una diminuzione di circa un punto percentuale.

Stesso discorso per il valore aggiunto che nel primo semestre del 2009 ha visto una flessione tendenziale dell’1,6 per cento, a cui si aggiunge un’ulteriore flessione congiunturale del terzo trimestre dell’anno (meno 1 per cento), dopo la riduzione del 2,4 per cento che aveva caratterizzato il secondo trimestre. Analogo andamento è stato per il quarto trimestre. Per l’intero arco del 2009 si ha, quindi, un calo record del 5,2 per cento.

A lievitare, invece, sono i costi produttivi e gli oneri contributivi e quelli causati dagli adempimenti burocratici (più 8,5 per cento). Ad essi si aggiunge il crollo verticale (meno 13,4 per cento) dei prezzi all’origine di tutti i prodotti agricoli. Un quadro negativo che viene offuscato dalla caduta libera dei redditi degli agricoltori. Una tendenza -segnala la Cia- che, tranne per il 2008 (più 2 per cento), si è registrata negli ultimi anni, visto che nel 2005 la diminuzione era stata del 10,4 per cento, nel 2006 del 3,4 per cento e nel 2007 del 2 per cento. E ciò ha provocato una nuova flessione degli investimenti (meno 3,7 per cento) da parte delle imprese agricole, di cui quest’anno il 2,2 per cento (oltre 30 mila) sono state costrette a chiudere.

Questi dati -sostiene la Cia- riaffermano la necessità di una rinnovata attenzione nei confronti dell’agricoltura italiana in grave emergenza. Si impone una politica propulsiva, un cambiamento di rotta, un progetto valido che permetta il rilancio dello sviluppo e della competitività. Insomma, occorrono misure straordinarie e concrete per dare un reale sostegno alle imprese, riducendo i costi produttivi e contributivi e gli oneri di una burocrazia che oggi tolgono importanti energie imprenditoriali.

Un giudizio di sintesi ci porta a dire -afferma la Cia- che, dal punto di vista dell’agricoltura, la campagna 2009 si è chiusa all’insegna del “meglio dimenticare, pensiamo al futuro”. Dimentichiamo un anno che ha visto gli agricoltori perdere reddito e riconoscimento economico della loro produzione; un’agricoltura che non è stata al centro, nonostante i proclami del “G8 agricolo”, anzi ha perso peso, nelle scelte del Governo e del Parlamento. Pensiamo al futuro, perché c’è bisogno di più agricoltura, competitiva per dare prospettive economiche e sociali a chi da essa ricava reddito; per contribuire ad affrontare le sfide che le questioni alimentare, climatica ed energetica pongono alla nostra società.

 

I conti dell’agricoltura nel 2009

Produzione:

-Coltivazioni

-Zootecnia

-3,8%

-5,5%

-1,1%

Prezzi all’origine

-13,5%

Valore aggiunto

-5,2%

Costi delle imprese

+8,5%

Redditi dei produttori

-25,3%

Investimenti

-3,8%

Consumi agroalimentari

+0,6%

Import

-0,3%

Export

-6,9%

Numero di imprese

-2,2%

Superficie agricola persa negli ultimi 10 anni

-18,7 mila Kmq

                              Dati Cia-Confederazione italiana agricoltori

 

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