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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 48 - n. 44 24 febbraio 2006
COMUNICATI
  • Aviaria: bene il “via libera” Ue sull’etichetta obbligatoria
  • Aviaria: l’etichetta obbligatoria non si tocca
  • Aviaria: oltre 18 milioni di polli stipati nei frigoriferi. Gli allevamenti bloccano ogni attività per la riproduzione
  • Vendita diretta: ora l’agricoltore punta al supermercato. Sugli scaffali prodotti a prezzi ridotti per battere il caro-vita
TERRITORIO
  • Convegno della Cia Emilia-Romagna su “Sicurezza e qualità alimentare: una politica agricola comune a garanzia dei consumatori”
  • La Cia di Ancona dà vita al “Tavolo di concertazione”
APPUNTAMENTI
  • Cia Liguria: un “salone” per gli “over 55”

 

COMUNICATI


Aviaria: bene il “via libera” Ue sull’etichetta obbligatoria

 

La Cia-Confederazione italiana agricoltori accoglie positivamente il documento approvato oggi a Vienna dai ministri della Salute dell’Ue che praticamente accoglie il provvedimento italiano sull’etichettatura obbligatoria delle carni avicole e dei prodotti derivati.

Inoltre, la Cia sottolinea l’importanza dell’invito rivolto dai 25 ministri a verificare la possibilità di etichettare la carne fresca di pollame in tutti paesi dell’Unione europea.

Tutto ciò va nella direzione delle richieste della Cia che ha sempre ritenuto l’etichettatura uno degli elementi fondamentali per garantire la  sicurezza sanitaria e la qualità delle produzioni.


Aviaria: l’etichetta obbligatoria non si tocca

 

La Cia sottolinea l’importanza, soprattutto in questo momento di crisi dei consumi, della “carta d’identità” per le carni avicole. Anzi, questo strumento deve essere esteso anche ad altri prodotti al fine di garantire sempre di più i consumatori.

 

L’etichetta obbligatoria per il pollo non si tocca. Anzi, deve diventare la carta di identità di tutti prodotti: deve permettere ai consumatori di identificarne la provenienza e tutte quelle caratteristiche che ne contraddistinguono il percorso della produzione al consumo. E’ quanto sostenuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Consiglio dei ministri della Salute Ue che in Austria discute proprio del nostro provvedimento che ha reso obbligatoria l’etichettatura delle carni di pollame  e dei suoi derivati

Per la Cia risulta, quindi, fondamentale il mantenimento di tale obbligo. La Confederazione crede, anzi, che questo provvedimento, che può influenzare positivamente i consumi di carni avicole, possa coinvolgere altri prodotti  per rendere sempre più consapevoli le scelte dei consumatori e permettere loro di preferire non solo quelli garantiti dal punto di vista sanitario, ma anche quelli di maggiore quantità.

Negli ultimi anni -ricorda la Cia- molti fatti hanno scatenato crisi nel settore agroalimentare, mai viste nei periodi precedenti (metanolo, Bse, diossina, influenza aviaria). Sono crisi che spesso rischiano di distruggere, uno alla volta, i vari comparti della nostra agricoltura. Poi ovviamente, ci vuole tempo per la ripresa che a volte  rischia di essere difficile o impossibile per i danni che l’imprese agricole hanno subito.

L’Italia deve necessariamente organizzarsi per contrastare queste vere e proprie emergenze del settore. D’altra parte, oggi nel nostro Paese -sostiene la Cia- resta insufficiente l’educazione del consumatore svolta dalle istituzioni e, inoltre, siamo gli unici nell’Unione europea  a non  avere un’ Autorità nazionale della sicurezza alimentare, pur avendo sul territorio nazionale la sede di quella europea.

La Cia ribadisce come sia importante, anche durante questa profonda crisi del settore avicolo, informare i consumatori e garantirli della salubrità degli alimenti (carni di pollo e derivati per primi). Questa informazione passa inevitabilmente per le politiche di etichettatura.


Aviaria: oltre 18 milioni di polli stipati nei frigoriferi. Gli allevamenti bloccano ogni attività per la riproduzione

 

Fermi anche tre milioni tra tacchini e altre specie di carni avicole. La Cia lancia l’allarme: questa è la morte dell’avicoltura. Non è più possibile procedere all’immagazzinamento dei prodotti. Distrutte centinaia di migliaia di uova destinate alla riproduzione. Chiusi gli incubatoi per i pulcini. Paralizzato tutto l’indotto per un’ingiustificata “psicosi da aviaria”. 

 

Oltre 18 milioni di polli, pari a più di 34 mila tonnellate, 3 milioni tra tacchini e altre specie di carni avicole (tra queste, galline, faraone, quaglie, anatre) sono stipati nei magazzini frigoriferi. Una quantità considerevole (pari a 45 mila tonnellate) accumulata dall’inizio della crisi a causa del crollo dei consumi. Un fardello enorme che rischia di far chiudere moltissimi allevamenti, in particolare quelli rurali e biologici, che non ricevono  da due settimane ordinativi e attendono l’attuazione delle misure predisposte per poter respirare. Ma sicuramente gli stanziamenti non saranno sufficienti per coprire i danni che giorno dopo giorno diventano sempre più consistenti. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che torna a lanciare l’allarme rosso per il settore e a invitare Parlamento e governo a bruciare le tappe per rendere subito disponibili gli stanziamenti.

Purtroppo -avverte la Cia- gli allevatori sono ormai alla disperazione. I polli invenduti (quelli congelati si possono conservare solo per sei mesi) continuano a crescere. Per il momento sono bloccate tutte le operazioni indispensabili per la riproduzione. Così vengono distrutte migliaia e migliaia di uova e si arrivano a chiudere gli incubatoi per i pulcini. I polli che erano destinati al mercato restano nei frigoriferi e si attende l’ammasso per lo smaltimento.  In tantissimi allevamenti l’attività è praticamente bloccata, mentre le spese continuano a crescere. Un patrimonio enorme che per un’ingiustificata “psicosi da aviaria” sta andando drammaticamente in fumo, con danni che si ripercuotono per tutta la filiera, sino al dettagliante finale.

Con i frigoriferi stracolmi -avverte la Cia- alcuni allevamenti stanno rivedendo i loro programmi produttivi. Non possono, d’altra parte, procedere solo all’immagazzinamento del prodotto. Così l’attività viene fermata, si procede alla riduzione del personale, non si acquistano prodotti, come i mangimi e gli altri strumenti necessari per l’allevamento

avicolo. E’ una catena che trascina con sè tanti settori (dai trasporti all’industria di trasformazione, al commercio all’ingrosso e al dettaglio, ai fabbricanti di materiali per il confezionamento delle carni di pollame). Insomma, un vero disastro.

Senza una pronta inversione di tendenza, fatta soprattutto da una ripresa dei consumi, l’avicoltura italiana, in queste condizioni, è destinata al tracollo. Oltretutto, le notizie che in queste ore vengono dalla Francia e dalla Germania -afferma la Cia- possono rendere l’intera situazione ancora più difficile.

Altro che emergenza Bse. Oggi -sostiene la Cia- siamo davanti ad una crisi che non ha precedenti e occorrono, quindi, misure adeguate per fronteggiare un dramma di così vasta portata. Le misure varate rischiano di dare solo risposte limitate agli allevatori. Bisogna fare di tutto per evitare la morte dell’avicoltura italiana, fino a pochi mesi fa era uno dei fiori all’occhiello della nostra zootecnia sia in fatto di qualità e salubrità. Ma pare che gli italiani lo abbiano dimenticato.

 


Vendita diretta: ora l’agricoltore punta al supermercato. Sugli scaffali prodotti a prezzi ridotti per battere il caro-vita

 

Accordo tra la Cia e il Coordinamento dei “Comitati per la IV settimana” per avviare iniziative comuni. Obiettivi sono la grande distribuzione organizzata (avere spazi all’interno dei centri commerciali) e i Comuni (che devono attrezzare apposite aree). Il presidente Politi: in prima linea in difesa dei produttori e dei consumatori.

 

Accordi con la grande distribuzione organizzata per costituire presso i supermercati punti di vendita diretta da parte degli agricoltori; più “farmers” che vendono prodotti direttamente ai cittadini; iniziative comuni per calmierare i prezzi dei prodotti agroalimentari i cui rincari pesano in maniera sempre più eccessiva sulle famiglie italiane. Questo il risultato dell’incontro svoltosi a Roma tra il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi e i responsabili del Coordinamento nazionale dei “Comitati per la IV settimana”.

Le parti hanno convenuto sul fatto che l’aumento vertiginoso del costo della vita -dai generi di prima necessità alle tariffe- falcidia in maniera drammatica il potere di acquisto dei cittadini, soprattutto quelli delle fasce più deboli (pensionati in particolare), determinando un profondo disagio. Ormai è assodato che molti, con il loro reddito, non riescono ad arrivare alla fine del mese.

Il presidente Politi, nel ricordare le battaglie che la Cia ha condotto per frenare la corsa dei prezzi al dettaglio dei prodotti agricoli (in particolare quella sul doppio prezzo per la quale si sono raccolte centinaia di migliaia di firme in tutta Italia) e che i prezzi sui campi nel 2005 sono scesi del 4,4 per cento, mentre quelli al consumo sono continuati a lievitare, si è detto disponibile a portare avanti, insieme ai “Comitati per la IV settimana”, iniziative per rafforzare e rendere capillare la vendita diretta da parte degli agricoltori.

Da qui l’impegno di trovare forme di collaborazione con la grande distribuzione organizzata e con i Comuni. E proprio con quest’ultimi s’intendono sviluppare accordi affinché predispongano aree attrezzate per la vendita diretta che siano facilmente accessibili sia ai produttori agricoli che ai consumatori.

Queste aree -è stato ribadito durante l’incontro- devono essere dotate dei servizi fondamentali e fruibili da tutti i cittadini. In tal senso va svolta anche un’informazione precisa da parte degli stessi Comuni.

Il Coordinamento dei “Comitati per la IV settimana” ha annunciato per il prossimo primo aprile la manifestazione nazionale “Caro-vita day”. Vi saranno iniziative all’esterno dei centri commerciali e dei supermercati per rivendicare l’abbattimento dei prezzi e sensibilizzare l’attenzione verso la vendita diretta da parte degli agricoltori. Iniziative alle quali -come ha assicurato Politi- anche la Cia intende dare il suo contributo.

Tra la Cia e il Coordinamento dei “Comitati per la IV settimana” hanno, infine, concordato di approfondire e sviluppare altre iniziative per dare risposte sempre più esaurienti a chi oggi -la stragrande maggioranza dei cittadini- è alle prese con un “caro-vita” fortemente penalizzante.

 

 

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TERRITORIO


Convegno della Cia Emilia-Romagna su “Sicurezza e qualità alimentare: una politica agricola comune a garanzia dei consumatori”

 

La quarta gamma, ovvero i prodotti pronti per essere consumati, ormai raggiunge il fatturato di spesa della pasta e le caratteristiche che cerca il consumatore negli alimenti sono la vicinanza territoriale e “l’italianità”, mentre è disposto a rinunciare alla standardizzazione del “look” ed a confezioni appariscenti.

E’ questo uno dei temi affrontati nel corso del convegno “Sicurezza e qualità alimentare: una politica agricola comune a garanzia dei consumatori”, una iniziativa promossa dalla Cia Emilia-Romagna oggi  a Bologna nell’ambito di un articolato progetto comunitario.

Durante la giornata è stato fatto il punto sul rapporto tra la qualità e la sicurezza delle  produzioni agricole nonché sulla società dei consumi in continua evoluzione che in questi ultimi mesi ha dovuto affrontare  la psicosi influenza aviaria. A questo proposito è stata ribadita l’esigenza della sicurezza alimentare come forte contributo di rigenerazione tra agricoltura e società e soprattutto come elemento di competitività e distinzione.

“Cerchiamo un dialogo diretto con i consumatori a seguito dell’allungamento della filiera produttiva e della accresciuta distanza tra produzione e grande distribuzione organizzata (Gdo) -ha detto Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna- e il primo anno di applicazione della Pac ha determinato conseguenze negative per alcune produzioni  (bietole, ad esempio) e non vorremmo essere costretti ad importare prodotti per surrogare la mancanza dei nostri”.

E’ opinione della Cia che l’indicazione d’origine venga percepita  come una garanzia di eccellenza, un valore aggiunto da parte dell’utente finale ed al tempo stesso corrisponda all’esigenza, da parte dei produttori, di identificazione culturale con il territorio e di valorizzazione economica.

Al dibattito sono intervenuti Maria Luisa Bargossi, della Regione Emilia-Romagna, sottolineando che “ occorre diversificare e attribuire specificità al prodotto, collegarlo all’immagine di un territorio presidiato nelle qualità delle sue matrici ambientali (suolo, acqua, biodiversità), valorizzare il patrimonio di tradizioni agroalimentari, sostenere e trasferire alle filiere tutte le innovazioni volte a mantenere gli elementi della qualità intrinseca e percepita”.

Mario Cifiello, responsabile di Coop Italia, ha registrato una progressiva riduzione dei consumi alimentari “ma il consumatore -ha precisato- cerca di combinare il massimo della qualità ed il minor prezzo possibile. Inoltre, ha comportamenti ’polarizzati’, ossia spende il minimo per alcuni prodotti ‘comuni’, ma sui generi alimentari cerca l’eccellenza”.

Per quanto riguarda il settore ortofrutticolo, Cifiello ha ricordato che il consumatore apprezza nella quarta gamma, che ormai raggiunge il fatturato di spesa della pasta, la rapidità di utilizzo”. Per quanto riguarda il fresco, le caratteristiche che cerca l’acquirente finale sono la vicinanza territoriale e l’italianità, “ed è disposto a rinunciare alla standardizzazione del ‘look’ ed a confezioni appariscenti”.

Nel corso della giornata, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Leo Bertozzi, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Gabriele Squintani del Servizio veterinario regionale e Pino Cornacchia, della Cia nazionale, si è svolta una tavola rotonda a cui hanno partecipato l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni e Paolo Carnemolla, presidente di Prober. Ha moderato l’incontro Alessandra Furlani, direttrice del periodico della Cia “Agrimpresa”.


La Cia di Ancona dà vita al “Tavolo di concertazione”

 

In vista della propria Assemblea provinciale elettiva (3 marzo a Jesi), la Cia di Ancona, date le attuali, irte difficoltà dell’agricoltura e le sfide che attendono tutte le organizzazioni agricole, ha invitato presidenti e direttori della Federazione italiana Coldiretti, Unione provinciale agricoltori e Copagri ad un incontro -una sorta di “Tavolo di concertazione”-  presso la propria sede nella mattina di mercoledì 1 marzo. Nelle lettere di invito sottolineati  i pesanti oneri sull’agricoltura (costo del lavoro, contributi previdenziali, credito bancario, caro gasolio, ecc.), tradotti nel 2005 in un taglio netto del 9,6 per cento dei redditi agricoli. Gravi problemi anche sul piano internazionale. Nessun soccorso dalla manovra finanziaria 2006, priva di una rotta di ripresa e sviluppo. Di qui un’esigenza fortemente sentita dalla Cia, ovvero un nuovo “Patto con la Società” per l’apertura di una nuova, più positiva e dinamica fase, una vera e propria  “Costituente”, a cui sono interessate tutte le organizzazioni degli agricoltori, chiamate altresì a dar vita ad una “Consulta Permanente”. In sintesi, un appello per una linea di convergenze: “per consolidare -scrive nelle lettere d’invito il presidente provinciale della Cia, Marco Giardini- approcci ed azioni comuni che possano favorire un adeguato reddito ed un futuro all’agricoltura ed alla società nel suo insieme”.

Come prima rilevato, l’Assemblea elettiva della Cia di Ancona si svolgerà -sotto lo slogan “Patto, Unità, Reddito”- a Jesi, con inizio il mattino, presso il “Centro Docens” (Consorzio Zipa): circa 100 delegati, rappresentanti di istituzioni pubbliche e private, fra cui anche il sindaco della città Belcecchi, ed il presidente della provincia Giancarli. Concluderà Carla Donnini, della Cia nazionale e responsabile dell’Area Ambiente e Sviluppo locale. Seguirà il 16 marzo l’Assemblea regionale.

A Jesi Marco Giardini lascerà il “ timone” al suo vice, Evasio Sebastianelli. Un rinnovamento nella continuità. Marco Giardini, consigliere provinciale, rimane, tuttavia, nell’ambito Cia con la prestigiosa carica di responsabile nazionale del premio Bandiera Verde Agricoltura, a capo dell’Associazione  Prodotti di Fattoria Tipici Marchigiani e, a livello provinciale, curerà il comparto territorio, turismo, agriturismo e prodotti tipici.

 

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APPUNTAMENTI


Cia Liguria: un “salone” per gli “over 55”

 

Si apre a Genova, il Salone “Altraetà - Turismo, tempo libero, prevenzione, benessere”. La manifestazione, che si svolge dal 24 al 26 febbraio, è dedicata interamente al mondo della terza età attiva: gli “over 55”, cioè 14 milioni di persone. La Confederazione italiana agricoltori della Liguria è presente alla manifestazione con uno sportello informativo agricolo su due temi di sicuro interesse, le aziende agrituristiche e le fattorie didattiche per illustrare quali sono le peculiarità del settore ed offrire l’immagine di un territorio che ha puntato sulla qualità per far conoscere all’ospite le tradizioni, la cultura e la cucina tipica del luogo.

 

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