| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 48 - n. 44 | 24 febbraio 2006 |
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Inoltre, Tutto ciò va nella direzione delle richieste della Cia che ha sempre ritenuto l’etichettatura uno degli elementi fondamentali per garantire la sicurezza sanitaria e la qualità delle produzioni.
La Cia sottolinea l’importanza, soprattutto in questo momento di crisi dei consumi, della “carta d’identità” per le carni avicole. Anzi, questo strumento deve essere esteso anche ad altri prodotti al fine di garantire sempre di più i consumatori. L’etichetta obbligatoria per il pollo non si tocca. Anzi, deve diventare la carta di identità di tutti prodotti: deve permettere ai consumatori di identificarne la provenienza e tutte quelle caratteristiche che ne contraddistinguono il percorso della produzione al consumo. E’ quanto sostenuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Consiglio dei ministri della Salute Ue che in Austria discute proprio del nostro provvedimento che ha reso obbligatoria l’etichettatura delle carni di pollame e dei suoi derivati Per la Cia risulta, quindi, fondamentale il mantenimento di tale obbligo. La Confederazione crede, anzi, che questo provvedimento, che può influenzare positivamente i consumi di carni avicole, possa coinvolgere altri prodotti per rendere sempre più consapevoli le scelte dei consumatori e permettere loro di preferire non solo quelli garantiti dal punto di vista sanitario, ma anche quelli di maggiore quantità. Negli ultimi anni -ricorda la Cia- molti fatti hanno scatenato crisi nel settore agroalimentare, mai viste nei periodi precedenti (metanolo, Bse, diossina, influenza aviaria). Sono crisi che spesso rischiano di distruggere, uno alla volta, i vari comparti della nostra agricoltura. Poi ovviamente, ci vuole tempo per la ripresa che a volte rischia di essere difficile o impossibile per i danni che l’imprese agricole hanno subito. L’Italia deve necessariamente organizzarsi per contrastare queste vere e proprie emergenze del settore. D’altra parte, oggi nel nostro Paese -sostiene la Cia- resta insufficiente l’educazione del consumatore svolta dalle istituzioni e, inoltre, siamo gli unici nell’Unione europea a non avere un’ Autorità nazionale della sicurezza alimentare, pur avendo sul territorio nazionale la sede di quella europea. La Cia ribadisce come sia importante, anche durante questa profonda crisi del settore avicolo, informare i consumatori e garantirli della salubrità degli alimenti (carni di pollo e derivati per primi). Questa informazione passa inevitabilmente per le politiche di etichettatura.
Fermi anche tre milioni tra tacchini e altre specie di carni avicole. La Cia lancia l’allarme: questa è la morte dell’avicoltura. Non è più possibile procedere all’immagazzinamento dei prodotti. Distrutte centinaia di migliaia di uova destinate alla riproduzione. Chiusi gli incubatoi per i pulcini. Paralizzato tutto l’indotto per un’ingiustificata “psicosi da aviaria”. Oltre 18 milioni di polli, pari a più di 34 mila tonnellate, 3 milioni tra tacchini e altre specie di carni avicole (tra queste, galline, faraone, quaglie, anatre) sono stipati nei magazzini frigoriferi. Una quantità considerevole (pari a 45 mila tonnellate) accumulata dall’inizio della crisi a causa del crollo dei consumi. Un fardello enorme che rischia di far chiudere moltissimi allevamenti, in particolare quelli rurali e biologici, che non ricevono da due settimane ordinativi e attendono l’attuazione delle misure predisposte per poter respirare. Ma sicuramente gli stanziamenti non saranno sufficienti per coprire i danni che giorno dopo giorno diventano sempre più consistenti. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che torna a lanciare l’allarme rosso per il settore e a invitare Parlamento e governo a bruciare le tappe per rendere subito disponibili gli stanziamenti. Purtroppo -avverte la Cia- gli allevatori sono ormai alla disperazione. I polli invenduti (quelli congelati si possono conservare solo per sei mesi) continuano a crescere. Per il momento sono bloccate tutte le operazioni indispensabili per la riproduzione. Così vengono distrutte migliaia e migliaia di uova e si arrivano a chiudere gli incubatoi per i pulcini. I polli che erano destinati al mercato restano nei frigoriferi e si attende l’ammasso per lo smaltimento. In tantissimi allevamenti l’attività è praticamente bloccata, mentre le spese continuano a crescere. Un patrimonio enorme che per un’ingiustificata “psicosi da aviaria” sta andando drammaticamente in fumo, con danni che si ripercuotono per tutta la filiera, sino al dettagliante finale. Con i frigoriferi stracolmi -avverte la Cia- alcuni allevamenti stanno rivedendo i loro programmi produttivi. Non possono, d’altra parte, procedere solo all’immagazzinamento del prodotto. Così l’attività viene fermata, si procede alla riduzione del personale, non si acquistano prodotti, come i mangimi e gli altri strumenti necessari per l’allevamento avicolo. E’ una catena che trascina con sè tanti settori (dai trasporti all’industria di trasformazione, al commercio all’ingrosso e al dettaglio, ai fabbricanti di materiali per il confezionamento delle carni di pollame). Insomma, un vero disastro. Senza una pronta inversione di tendenza, fatta soprattutto da una ripresa dei consumi, l’avicoltura italiana, in queste condizioni, è destinata al tracollo. Oltretutto, le notizie che in queste ore vengono dalla Francia e dalla Germania -afferma la Cia- possono rendere l’intera situazione ancora più difficile. Altro che emergenza Bse. Oggi -sostiene la Cia- siamo davanti ad una crisi che non ha precedenti e occorrono, quindi, misure adeguate per fronteggiare un dramma di così vasta portata. Le misure varate rischiano di dare solo risposte limitate agli allevatori. Bisogna fare di tutto per evitare la morte dell’avicoltura italiana, fino a pochi mesi fa era uno dei fiori all’occhiello della nostra zootecnia sia in fatto di qualità e salubrità. Ma pare che gli italiani lo abbiano dimenticato.
Accordo tra Accordi con la grande distribuzione organizzata per costituire presso i supermercati punti di vendita diretta da parte degli agricoltori; più “farmers” che vendono prodotti direttamente ai cittadini; iniziative comuni per calmierare i prezzi dei prodotti agroalimentari i cui rincari pesano in maniera sempre più eccessiva sulle famiglie italiane. Questo il risultato dell’incontro svoltosi a Roma tra il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi e i responsabili del Coordinamento nazionale dei “Comitati per Le parti hanno convenuto sul fatto che l’aumento vertiginoso del costo della vita -dai generi di prima necessità alle tariffe- falcidia in maniera drammatica il potere di acquisto dei cittadini, soprattutto quelli delle fasce più deboli (pensionati in particolare), determinando un profondo disagio. Ormai è assodato che molti, con il loro reddito, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Il presidente Politi, nel ricordare le battaglie che Da qui l’impegno di trovare forme di collaborazione con la grande distribuzione organizzata e con i Comuni. E proprio con quest’ultimi s’intendono sviluppare accordi affinché predispongano aree attrezzate per la vendita diretta che siano facilmente accessibili sia ai produttori agricoli che ai consumatori. Queste aree -è stato ribadito durante l’incontro- devono essere dotate dei servizi fondamentali e fruibili da tutti i cittadini. In tal senso va svolta anche un’informazione precisa da parte degli stessi Comuni. Il Coordinamento dei “Comitati per Tra
La quarta gamma, ovvero i prodotti pronti per essere consumati, ormai raggiunge il fatturato di spesa della pasta e le caratteristiche che cerca il consumatore negli alimenti sono la vicinanza territoriale e “l’italianità”, mentre è disposto a rinunciare alla standardizzazione del “look” ed a confezioni appariscenti. E’ questo uno dei temi affrontati nel corso del convegno “Sicurezza e qualità alimentare: una politica agricola comune a garanzia dei consumatori”, una iniziativa promossa dalla Cia Emilia-Romagna oggi a Bologna nell’ambito di un articolato progetto comunitario. Durante la giornata è stato fatto il punto sul rapporto tra la qualità e la sicurezza delle produzioni agricole nonché sulla società dei consumi in continua evoluzione che in questi ultimi mesi ha dovuto affrontare la psicosi influenza aviaria. A questo proposito è stata ribadita l’esigenza della sicurezza alimentare come forte contributo di rigenerazione tra agricoltura e società e soprattutto come elemento di competitività e distinzione. “Cerchiamo un dialogo diretto con i consumatori a seguito dell’allungamento della filiera produttiva e della accresciuta distanza tra produzione e grande distribuzione organizzata (Gdo) -ha detto Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna- e il primo anno di applicazione della Pac ha determinato conseguenze negative per alcune produzioni (bietole, ad esempio) e non vorremmo essere costretti ad importare prodotti per surrogare la mancanza dei nostri”. E’ opinione della Cia che l’indicazione d’origine venga percepita come una garanzia di eccellenza, un valore aggiunto da parte dell’utente finale ed al tempo stesso corrisponda all’esigenza, da parte dei produttori, di identificazione culturale con il territorio e di valorizzazione economica. Al dibattito sono intervenuti Maria Luisa Bargossi, della Regione Emilia-Romagna, sottolineando che “ occorre diversificare e attribuire specificità al prodotto, collegarlo all’immagine di un territorio presidiato nelle qualità delle sue matrici ambientali (suolo, acqua, biodiversità), valorizzare il patrimonio di tradizioni agroalimentari, sostenere e trasferire alle filiere tutte le innovazioni volte a mantenere gli elementi della qualità intrinseca e percepita”. Mario Cifiello, responsabile di Coop Italia, ha registrato una progressiva riduzione dei consumi alimentari “ma il consumatore -ha precisato- cerca di combinare il massimo della qualità ed il minor prezzo possibile. Inoltre, ha comportamenti ’polarizzati’, ossia spende il minimo per alcuni prodotti ‘comuni’, ma sui generi alimentari cerca l’eccellenza”. Per quanto riguarda il settore ortofrutticolo, Cifiello ha ricordato che il consumatore apprezza nella quarta gamma, che ormai raggiunge il fatturato di spesa della pasta, la rapidità di utilizzo”. Per quanto riguarda il fresco, le caratteristiche che cerca l’acquirente finale sono la vicinanza territoriale e l’italianità, “ed è disposto a rinunciare alla standardizzazione del ‘look’ ed a confezioni appariscenti”. Nel corso della giornata, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Leo Bertozzi, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Gabriele Squintani del Servizio veterinario regionale e Pino Cornacchia, della Cia nazionale, si è svolta una tavola rotonda a cui hanno partecipato l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni e Paolo Carnemolla, presidente di Prober. Ha moderato l’incontro Alessandra Furlani, direttrice del periodico della Cia “Agrimpresa”.
In vista della propria Assemblea provinciale elettiva (3 marzo a Jesi), Come prima rilevato, l’Assemblea elettiva della Cia di Ancona si svolgerà -sotto lo slogan “Patto, Unità, Reddito”- a Jesi, con inizio il mattino, presso il “Centro Docens” (Consorzio Zipa): circa 100 delegati, rappresentanti di istituzioni pubbliche e private, fra cui anche il sindaco della città Belcecchi, ed il presidente della provincia Giancarli. Concluderà Carla Donnini, della Cia nazionale e responsabile dell’Area Ambiente e Sviluppo locale. Seguirà il 16 marzo l’Assemblea regionale. A Jesi Marco Giardini lascerà il “ timone” al suo vice, Evasio Sebastianelli. Un rinnovamento nella continuità. Marco Giardini, consigliere provinciale, rimane, tuttavia, nell’ambito Cia con la prestigiosa carica di responsabile nazionale del premio Bandiera Verde Agricoltura, a capo dell’Associazione Prodotti di Fattoria Tipici Marchigiani e, a livello provinciale, curerà il comparto territorio, turismo, agriturismo e prodotti tipici.
Si apre a Genova, il Salone “Altraetà - Turismo, tempo libero, prevenzione, benessere”. La manifestazione, che si svolge dal 24 al 26 febbraio, è dedicata interamente al mondo della terza età attiva: gli “over
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