| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
|
Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 49 - n. 227 | 23 novembre 2007 |
|
||||||||||
|
Come programmato, si è svolto nell’accogliente cittadina termale di Fiuggi, in provincia di Frosinone, nei giorni 20 e 21 novembre scorsi, il primo incontro degli operatori del sistema Caa-Cia sul tema “I centri di assistenza agricola sono utili agli agricoltori e servono alla società”, con la partecipazione di oltre 300 interessati provenienti da tutte le regioni d’Italia. Tutta l’attività convegnistica è stata accompagnata dalle note dell’inno dell’Unione europea a significare l’importanza del profondo legame fra le istituzioni, con le quali i Caa operano in stretta sussidiarietà, ed il ruolo di assistenza agli agricoltori nella erogazione degli aiuti comunitari. In apertura dei lavori, Pietro Palumbo, amministratore unico del Caa-Cia srl ha ricordato come, seppure tra mille difficoltà, la mole del lavoro svolto dal sistema Caa-Cia riguarda circa 300 mila pratiche l’anno che generano una erogazione agli agricoltori di quasi 650 milioni di euro di aiuti comunitari. “La recente scelta confederale di assegnare al Caa la propria funzione istituzionale di sussidiarietà nella tenuta del fascicolo aziendale e nella compilazione, presentazione e tutoraggio delle richieste di aiuto fino al loro accoglimento, costituendo, invece, per tutti gli aspetti consulenziali Agricoltura è vita associazione -ha detto Palumbo- ci consente di poter svolgere al meglio il nostro lavoro. Per questo riporre in tutti noi una grande fiducia non è vano, anzi ci deve dar modo di cogliere le condizioni favorevoli per migliorare e crescere.” Palumbo ha poi insistito sull’utilità del lavoro dei Caa nei confronti degli agricoltori che, grazie a questo modello di erogazione, riescono a percepire gli aiuti comunitari in tempi accettabili e sul fatto che, una puntuale e trasparente erogazione degli aiuti, serve alla società nel suo complesso in quanto da una parte sostiene la continuità dell’attività agricola, che è sicurezza alimentare dei cittadini e miglior mantenimento dell’ambiente, e, dall’altra, garantisce il ritorno di ricchezza per tutto il paese che contribuisce in maniera cospicua alla sua appartenenza all’Unione europea. Domenico D’Amato, direttore del Caa-Cia srl ha approfondito, in maniera puntuale e precisa, la necessità di uniformare, costituire e tenere diligentemente il fascicolo aziendale, sia per adempiere agli obblighi della sussidiarietà che per poter contare su una base informativa necessaria e preziosa per il miglior servizio agli agricoltori e per tutto il sistema CIA, a supporto delle proprie attività di servizio complessivo alle imprese agricole e di politica agricola confederale. Sull’importanza della completezza dei dati, ha insistito Pino Cornacchia, presidente di “Agricoltura è vita associazione”, che ha presentato lo stretto legame e l’interdipendenza delle attività di consulenza dell’associazione da lui presieduta ed il web-service in via di costituzione da parte del Caa. Affrontare il contenzioso è una delle priorità dei Caa. Esso, infatti, riguarda diversi aspetti del lavoro, da quello degli agricoltori e dei Caa verso gli organismi pagatori a quello inverso, fino alla questione assicurativa. Su questi temi Massimiliano Morganti, dell’ufficio tecnico-normativo del Caa-Cia srl, dopo una disamina dello stato del contenzioso verso l’Agea, ha insistito sull’importanza in fase di correttiva di ogni tipo di domanda, di rispettare i termini e le modalità imposte al fine di evitare il passaggio delle pratiche al contenzioso legale o assicurativo, ben più onerosi e complessi. L’avvocato Enrico Scoccini del foro di Roma e consulente del Caa-Cia srl, ha illustrato l’andamento ed il procedimento dei diversi tipi di contenzioso legale nonché la rinnovata operatività della Camera arbitrale in agricoltura cui si può far ricorso, raccomandando di analizzare il pregresso ed attivare, ogni volta, al più presto, l’intervento legale, anche in presenza di una necessaria valutazione di opportunità da parte degli uffici territoriali e centrale del Caa in maniera da poter condurre a soluzione in tempi normali il contenzioso stesso. Rossana Zambelli, responsabile Area organizzazione e amministrazione della Cia, ha quindi illustrato la complessa gestione della polizza assicurativa e delle richieste di danno fornendo ai convenuti le modalità organizzative di accesso, mediante l’intervento di una apposita commissione di valutazione, nonché i nuovi criteri di pagamento del premio adottati dalla Cia che fanno entrare nel computo del dovuto, oltre ai dati numerici, anche la sinistrosità delle singole province. Dopo alcuni interventi, di Francesco Ritrovato dell’ufficio 50 Caa-Cia di Cosenza, Enrico Bergami, responsabile tecnico del Caa-Cia Emilia Romagna, Graziano Scardino, responsabile Caa-Cia di Catania, Giovanni Cera, responsabile del Caa-Cia della Puglia e Davide Vena, responsabile Caa-Cia della Calabria, che hanno tutti sottolineato l’inadeguatezza del compenso concesso dagli organismi pagatori per la tenuta del fascicolo, le difficoltà nella condivisione in tempo reale della comunicazione interna e la necessità di una più diffusa ed efficace formazione degli addetti, Enzo Pierangioli, vicepresidente nazionale Cia ha tratto le conclusioni della prima giornata di lavoro. Pierangioli ha insistito sullo stretto legame fra tutte le attività confederali, illustrando il precorso innovativo intrapreso dall’organizzazione che, nel rispetto dei relativi ruoli, vuole rilanciare la propria presenza sul territorio a partire da un miglioramento dei servizi offerti alle aziende agricole ed alla affermazione della necessità di specializzazione nei servizi di consulenza. Alla ripresa dei lavori, nella giornata del 21, Concetta Lo Conte, direttore dell’area pagamenti dell’Agea ha illustrato con chiarezza e dovizia le novità della domanda unica 2008 già in linea per potervi operare, nonché lo stato di attuazione della riformata PAC ed il percorso dei pagamenti delle domande 2007. Una dimostrazione tecnica della domanda 2008 è poi stata fatta da Alessandro Mucci, dell’ufficio comunicazione e sistema informativo Caa-Cia srl, quindi Enrico Bergami si è soffermato sui numerosi diversi compiti che la pubblica amministrazione sta via via attribuendo ai Caa, come il Psr, il vitivinicolo, l’ortofrutta, l’Uma ed atro, che, se da una parte appesantiscono il lavoro dei Caa, dall’altro ne fanno punto imprescindile per l’applicazione di tutta la politica agricola. Dopo un intervento di Salvatore Maimone, responsabile Caa-Cia di Enna, che si è augurato che possano essere messi in pagamento i titoli non fissati negli anni precedenti, ma riattivati per il 2007, Giuseppe Politi, presidente nazionale Cia, ha tratto le conclusioni delle due intense giornate di lavoro. Il presidente Politi, dopo una ampia disamina delle tendenze e delle proposte di politica agricola comunitaria e nazionale, ha voluto sottolineare come l’ampia partecipazione degli operatori Caa-Cia sia testimonianza dell’importanza del complesso lavoro confederale che coinvolgendo oltre 700 mila associati, 300 mila capi azienda e circa 3 mila operatori, consente ogni giorno di aprire una porta in tanti comuni e in tante frazioni del nostro paese per accogliere e dare risposta, a seconda di chi liberamente entra nei nostri uffici, ai problemi delle imprese e ai problemi dei cittadini. “Ogni giorno -ha detto Politi- mettiamo in campo le nostre professionalità attraverso quelli che sono, anzi siamo, i nostri gioielli di famiglia. Il lavoro che voi fate, che comunque dobbiamo fare, non è solo rivolto alla pubblica amministrazione, perché ci sono 28 euro, che sono pochi e devono essere di più, ma è utile per l’intero sistema agricolo nazionale a cominciare dalla individuazione delle politiche da perseguire”. “Il vostro lavoro -ha proseguito Politi- è la piattaforma logistica per sviluppare i servizi e le politiche confederali dove tutti siamo importanti e per questo possiamo e dobbiamo fare di più scommettendo su un futuro migliore dell’agricoltura italiana”.
Dopo il definitivo riconoscimento Ue del Salame Cremona Igp, salgono a 164 i prodotti tutelati a denominazione d’origine del nostro Paese. Ma è anche un trionfo per l’agricoltura dei paesi mediterranei: ad essi appartiene oltre l’80 per cento delle produzioni certificate. Con il definitivo riconoscimento europeo Igp (Indicazione geografica protetta) del Salame Cremona raggiungono la quota record di 164, su un totale comunitario di 776, le denominazioni di origine italiane. Una leadership in Europa conquistata da tempo e che sempre più si consolida. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale ricorda che questi prodotti hanno un fatturato al consumo di circa 9 miliardi di euro ed un export di 1,9 miliardi di euro. Non solo. In tale particolare settore dà lavoro, tra attività dirette e indotte, a più di 300 mila persone. Il Salame Cremona (il riconoscimento Ue è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale europea di ieri 22 novembre) -ricorda la Cia- è frutto della lavorazione della carne suina selezionata ed aromatizzata al sale e aglio pestato, insaccato in budelli naturali di suino, bovino, ovino ed equino. In base alla pezzatura è stagionato da un minimo di 5 settimane a un massimo di 4 mesi. La zona di elaborazione di questo prodotto comprende il territorio della Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. Nei primi 8 mesi del 2007 -sostiene la Cia- sono stati prodotti quasi 130.000 chili di Salame Cremona Igp, con un incremento, rispetto all'anno precedente, di circa il 60 per cento. I dati sulle produzioni di qualità a denominazione di origine, certificate dall’Ue, confermano anche il trionfo dell’agricoltura mediterranea. I riconoscimenti, oltre al nostro Paese, premiano, infatti, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia. Paesi dove si esaltano e si valorizzano le produzioni agricole tipiche e di qualità che caratterizzano il Bacino del Mediterraneo. Dei 776 marchi riconosciuti, oltre l’80 per cento -rimarcala Cia- appartiene all’Italia, ai nostri cugini d’Oltralpe, ai paesi iberici e quello greco. E questo dimostra che in Europa vince l’agricoltura diversificata. Vince quell’agricoltura fondata su tradizioni millenarie, fortemente legata al territorio. Un’agricoltura, quindi, che ha bisogno di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni comunitarie, visto anche il ruolo che essa ricopre nel contesto europeo. Tra formaggi, prodotti a base di carne, ortofrutticoli e cereali, oli, prodotti di panetteria, l’Italia -afferma la Cia- detiene 109 Dop (Denominazione di origine protetta) e 55 Igp (53 prodotti ortofrutticoli, 38 oli extravergini di oliva, 33 formaggi, 29 prodotti a base di carne, 3 prodotti da panetteria, 3 spezie o essenze, 2 aceti, 2 prodotti di carne e frattaglie fresche e 1 miele). Sono prodotti -rileva la Cia- che rappresentano una risorsa insostituibile per l’economia locale, in particolare per alcune zone marginali di montagna e di collina che, altrimenti, non avrebbero molte altre possibilità di sviluppo. Per quanto riguarda i consumi, la Cia sottolinea che in Italia la spesa per Dop e Igp è così ripartita: 65 per cento i formaggi, 16 per cento i salumi, 18,4 per cento i vini, 0,3 gli oli extravergine d’oliva, 0,3 gli altri (ortofrutticoli, pane, miele). E gli acquisti di tali prodotti sono concentrati per il 65,5 per cento negli iper e supermercati, il 18,5 nei negozi tradizionali e il 16,0 per cento negli altri canali di vendita.
L’approvazione del Piano di sviluppo rurale 2007-2013 ci consente di guardare al futuro con la certezza di risorse importanti per il rinnovamento dell’agricoltura umbra. E' quanto ha affermato il presidente regionale della Cia Umbra Antonio Sposicchi. “Dalla concertazione con la Commissione europea -ha aggiunto- è scaturito un programma che adegua il Programma operativo regionale ai grandi cambiamenti intervenuti con la riforma di medio termine del 2003 tanto che possiamo dire che siamo di fronte a un Piano profondamente cambiato rispetto al programma del 2000-2006. Ora si potrà procedere con forte speditezza verso l’emanazione dei bandi, previa concertazione, che favoriscano una nuova impostazione in cui divengano centrali i progetti che presenteranno gli agricoltori”. “Ma il Psr da solo -ha sottolineato Sposicchi- non basta occorre procedere alle riforme di sistema e quindi delle Agenzie regionali, della struttura dell’Assessorato, al fine di garantire una reale “semplificazione amministrativa” che si raggiunge anche con una “armonizzazione delle diverse normative trasversali”. Se il “sistema umbro” che opera nel settore agricolo e dello sviluppo rurale sarà capace di fare questo allora saremo in grado di mantenere un’alta efficienza della spesa, che significa spendere tutte le risorse disponibili, ma soprattutto potremo elevare l’ efficacia della gestione amministrativa e quindi consentire il pieno raggiungimento degli obiettivi del Psr stesso. “La progettazione integrata, che resta l’Asse fondamentale su cui è impostato il Psr, è una sfida che -ha rilevato il presidente regionale- gli agricoltori umbri hanno già accettato e utilizzato nel precedente Piano. Si tratta, ora, di proseguire il lavoro di progettazione dello sviluppo delle aziende e proprio attraverso la progettazione integrata, affrontare tutti i problemi delle filiere, dalla produzione alla trasformazione , fino alla commercializzazione nella visione del mercato”. “Le risorse messe a disposizione -ha evidenziato Sposicchi- sono molte, in totale 1.046.493 milioni (quota pubblica e quota privata) di cui euro 334,430 milioni euro è la quota dell’Ue dal Fondo Feasr; 425,638 milioni da fondi dello Stato e della Regione che sommati ai precedenti danno una spesa pubblica pari 760,068 milioni euro e infine 286,425 milioni di euro dai soggetti privati. Gli agricoltori dovranno essere supportati dal sistema bancario che dovrà impegnarsi a dare credito alle imprese vitali, che potranno realizzare così gli investimenti necessari per migliorare la propria capacità competitiva, continuando il loro lavoro verso la qualità e il collegamento con il territorio. La Cia dell’Umbria metterà a disposizione delle proprie imprese un staff di tecnici specialistici della consulenza e sarà impegnata con le proprie diverse associazioni: Agia per i giovani agricoltori, Donne in Campo per l’Imprenditoria femminile, Turismo Verde per l’agriturismo e il Turismo rurale, il Consorzio filiera agroalimentare umbra per la valorizzazione dei prodotti tipici e per la vendita diretta”.
Il Forum Latte, che si terrà a Brescia il prossimo 29 novembre con la partecipazione della commissaria europea Fischer Boel e del ministro De Castro, può essere una reale opportunità per incidere nelle imminenti decisioni nazionali e comunitarie per la tutela degli interessi degli allevatori lombardi. Questo appuntamento nasce infatti in un contesto e nell’ottica di un consolidato sistema regionale di relazioni tra istituzioni e organizzazioni agricole. In Lombardia l’esperienza unitaria della Cia, Coldiretti e Confagricoltura ha prodotto significativi risultati sul piano economico, come nel caso del prezzo del latte alla stalla, assumendo un ruolo di rilievo nazionale. Purtroppo l’orientamento che sta maturando in questi giorni nella ricorsa alla “piazza”, rischia di sminuire fortemente la possibilità che questo “sistema” si affermi come interlocutore affidabile nel percorso di riforma dell’Ocm Latte, con un atteggiamento difficilmente comprensibile ai produttori di latte protagonisti dei tanti momenti unitari di questi ultimi mesi. Le questioni di carattere prettamente nazionale, pur legittime, avranno infatti scorso peso nelle scelte europee sul futuro delle regole produttive e quindi sul destino degli allevamenti lombardi. La Cia Lombardia è oggi impegnata per ottenere, in presenza di una condizione straordinaria di mercato, la possibilità per gli allevatori rispettosi delle regole di poter produrre coerentemente con le loro scelte imprenditoriali, con un deciso recupero del reddito perso negli scorsi anni segnati dalle difficoltà di mercato. Per questo lavoriamo per un aumento immediato delle quote latte nazionali per un paese deficitario con il nostro e, successivamente, per un aumento diversificato tra gli Stati membri per il prossimo periodo 2008/09. La Cia da tempo sostiene con forza che la riflessione sul destino del settore è ben più complessa della mera discussione sul superamento delle quote latte e che il futuro dipende dalla definizione di un contesto più generale di carattere strutturale, con politiche comunitarie e nazionali mirate alla qualità, alla tipicità territoriale, al sostegno all’esportazione e alla definizione di ammortizzatori e indennizzi economici e finanziari diretti, a tutela degli investimenti e dei diritti delle imprese. Occorre, quindi, una nuova politica di svolta, un progetto che collochi la zootecnia, ed in particolare quella del latte, nelle priorità di sviluppo dell’agricoltura, dunque, un Piano strategico nazionale per la zootecnia da latte. Per queste ragioni la Cia interverrà a Roma come a Bruxelles, sostenendo con chiarezza la richiesta di assicurare alle imprese un’opzione stabile di futuro. La Cia ha un solo modo di porsi nell’agricoltura e nella società e lo manterrà con coerenza fino in fondo.
Il presidente provinciale Ivan Bertolini, in nome e per conto della Confederazione italiana agricoltori di Reggio Emilia, esprime il cordoglio e la partecipazione di tutta l'Organizzazione al dolore della famiglia per l'improvvisa scomparsa (avvenuta in circostanze tragiche), di Franco Incerti. Socio della Cia da lungo tempo, in passato era stato anche componente il Consiglio provinciale dell’Organizzazione, Incerti era un agricoltore conosciuto e stimato, che ha svolto per l'intera sua esistenza con passione e competenza il proprio lavoro. Bertolini ricorda in particolare come la realizzazione della nuova stalla, nella quale purtroppo ha trovato la morte, era per lui la realizzazione di un sogno, avvenuta tra l’altro in età non più tanto verde. Aveva anche saputo superare i problemi connessi con una grave malattia tumorale, per fare ritorno alla piena attività in campagna ed in allevamento. Incerti va ricordato inoltre come un leader tra gli agricoltori della propria zona, e questo è dimostrato dal fatto che gli fosse stata affidata la presidenza della latteria di cui era socio. Imprenditore capace ma anche appassionato del proprio lavoro, la sua passione per l'allevamento si era espressa anche nel ruolo importante che aveva svolto, da autentico pioniere, nel recupero e nella valorizzazione dei bovini dell’antica razza Rossa Reggiana; in questo contesto il suo contributo di lavoro e di conoscenza è stato di grande rilievo, essendo stato tra i primi a rilanciarne l’allevamento e tra i fondatori dell’associazione che ne conserva la tradizione. La Cia di Reggio Emilia lo ricorda con affetto.
L’appuntamento è fissato per le ore 11 con vini bianchi e rossi del territorio, e poi con formaggi, salumi, miele, torte.
|
|
|
|
|