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ATTUALITÀ
Presentata la manifestazione dela filiera italiana del tabacco
Presentata la manifestazione dela filiera italiana del tabacco contro la proposta della Commissione Europea
Si è tenuta, presso la Sala Multimedia-Palazzo Cesaroni (sede del Consiglio Regionale) la conferenza stampa organizzata dal Comitato per la difesa del Tabacco. Walter Trivellizzi, presidente regionale della Cia, Gianpiero Bocci, assessore regionale all’agricoltura dell’Umbria, il Sindaco di Città di Castello Fernanda Cecchini, Alfredo Monacelli direttore regionale di Confagricoltura, Graziano Pedetti, presidente regionale Anca-Lega Coop, Oriano Gioglio, direttore Unitab e Luciano Campani in rappresentanza di Flai Cgil – Fai Cisl – Uila Uil, hanno presentato il programma della manifestazione che si terrà lunedì 27 ottobre a Città di Castello, organizzata dai sindacati di settore Cgil, Cisl e Uil. “La manifestazione ha come obiettivo quello di combattere la proposta di riforma Ocm presentata dalla Commissione Europea nel settembre scorso, una proposta del tutto inaccettabile perché sposa il principio del disaccoppiamento totale che comporterebbe la fine della tabacchicoltura europea e causerebbe 135.000 nuovi disoccupati, oltre 9.000 solo in Umbria”. Queste le parole di Walter Trivellizzi che continua illustrando il programma della manifestazione “La manifestazione inizierà, lunedì 27 ottobre alle ore 9.30 con ritrovo allo Stadio Comunale di Città di Castello, percorrerà via Diaz e Piazza Garibaldi, giungerà a piazza Matteotti dove sono previsti gli interventi di Massimo Pacetti (presidente nazionale Cia), Augusto Bocchini (presidente nazionale Confagricoltori), Fernanda Cecchini (Sindaco Città di Castello), Giampiero Bocci che interverrà in rappresentanza delle regioni tabacchicole, Maurizio Ronconi per il Comitato nazionale in difesa del tabacco, Chidichimo presidente nazionale APTI (industrie di trasformazione del tabacco), Di Bucchianico (presidente nazionale Unitab), Maria Rita Lorenzetti (presidente della regione Umbria) che concluderà la manifestazione. Sono previsti circa 20.000 partecipanti. Inoltre il Ministro Alemanno è riuscito ad ottenere l’apertura di un tavolo di confronto che si terrà il 10 novembre a Bruxelles, un tavolo di confronto tra Commissione e Governi degli stati tabacchicoli, in quella sede andremo forti del risultato sicuramente positivo della manifestazione del 27. Ogni scelta rispetto a questa riforma sarà poi definita il 19 novembre nel corso del consiglio dei Ministri. Dal tavolo del 10 novembre dipenderà la nostra mobilitazione per l’eventuale manifestazione europea del 19 novembre a Bruxelles”. L’assessore all’Agricoltura Giampiero Bocci invita all’unità per la lotta contro la proposta della Comunità Europea che colpisce direttamente al cuore della filiera “Occorre riunire le energie delle istituzioni, regioni, Governo nazionale, nel rispetto dei ruoli competenti. Ci aspettiamo molto dal Governo, una mobilitazione concreta per la difesa di un settore in cui soprattutto l’Umbria ha investito sia in termini economici che di posti di lavoro”. Città di Castello è pronta ad accogliere la manifestazione, nelle parole del Sindaco Cecchini c’è grande aspettativa:” Oltre alla nostra regione si sono attivati anche i sindaci di tutti i territori interessati dal problema della riforma del tabacco. Aspettiamo molte autorità politiche e chi è direttamente o indirettamente toccato dal problema. Dobbiamo difendere un settore che ha investito molto”. Conclude la conferenza Alfredo Monacelli, direttore regionale Confagricoltura: ”Con questa riforma, nel giro di 3 anni scomparirà l’agricoltura del tabacco. La nuova proposta che dovrà scaturire dal tavolo del 10 novembre dovrà puntare ad una durata nel tempo del sistema tabacco almeno fino al 2012. Ai coltivatori va data una certezza pari a quella delle altre colture, dovrà esserci una parità di trattamento tra categorie e compatibilità della proposta con le strutturazioni della filiera del tabacco della nostra regione”. E’ inoltre previsto per il 23 ottobre alle ore 20,30 a Marsciano presso la Sala Capitini (P.zza degli Uffici) un incontro dal titolo “Tabacco, riforma dell’O.c.m. Prospettive e proposte” organizzato dalla Cia regionale e che vedrà la presenza del suo presidente regionale, Walter Trivellizzi.
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COMUNICATI
Quanto ci costa mangiare: ogni famiglia spende 77 euro in più al mese
. In 22 mesi alimentari “salati”: dalle nostre tasche usciti 1.694 euro
Indagine della Cia: dall’entrata in vigore dell’euro la spesa alimentare è cresciuta in termini monetari, mentre i consumi per alcuni prodotti (frutta e verdura) sono crollati. Ogni italiano ha pagato 594 euro in più. Troppi rincari, anche ingiustificati. Urgente una riforma del sistema. Più dialogo nella filiera agro-alimentare e maggiore informazione per i consumatori. Le conseguenze del maltempo e della lunga siccità.
Euro, siccità, gelate, alluvioni, “tagli” della produzione agricola nazionale, speculazioni, rincari nella stragrande maggioranza delle volte ingiustificati dei prezzi dei prodotti agro-alimentari, sono costati salati agli italiani. In ventidue mesi, da quando è entrata in vigore la moneta unica, ogni famiglia ha speso in più 1.694 euro per la spesa alimentare, in pratica 77 euro in più al mese rispetto a quanto si spendeva fino al 2001. Quindi, ogni italiano ha speso in più 594 euro, in pratica 27 euro al mese. Un aumento medio che, però, si è andato accentuando negli ultimi sei mesi, con vere e proprie impennate dei prezzi. La Cia-Confederazione italiana agricoltori ha condotto a questo proposito uno studio relativo, in particolare, agli acquisti degli alimentari. Gli incrementi si riscontrano in tutta la filiera agro-alimentare. Ma essi non sono equamente distribuiti tra i vari soggetti della catena alimentare. All’origine troviamo, infatti, aumenti, dovuti soprattutto agli effetti causati dalle avverse condizioni metereologiche (specialmente la persistente siccità dell’estate scorsa che ha provocato danni ingenti alle coltivazioni), che si sono mantenuti in linea con il tasso d’inflazione programmato, eccezion fatta per alcune produzioni ortofrutticole. Aumenti che, tuttavia, si sono moltiplicati negli altri passaggi (anche sei-sette) sino al consumo finale. Nel 2002 la spesa alimentare in Italia è stata pari a 116 miliardi di euro, 468 euro per ogni famiglia al mese e 168 euro per ogni cittadino al mese. Cifre che sono destinate a crescere proprio per effetto dei rincari registrati soprattutto nell’ultimo semestre del 2003. La spinta maggiore è venuta dai prodotti ortofrutticoli, i cui acquisti incidono per il 18,1 per cento nella spesa alimentare degli italiani. I rincari sono stati abbastanza articolati e hanno contraddistinto un po’ tutte le coltivazioni. I consumatori si sono trovati davanti aumenti medi del 15 per cento, con punte per alcuni prodotti che hanno superato abbondantemente il 50 per cento (è il caso delle zucchine, dei fagiolini, dei pomodori, del radicchio,delle albicocche, delle pesche). Sta di fatto che, anche a causa di questi incrementi, gli italiani hanno diminuito i consumi di frutta e verdura (tra il 10 e il 12 per cento nei primi dieci mesi del 2003). Nonostante ciò, la spesa quotidiana ha subito un aumento in termini monetari. Secondo i dati della Cia elaborati su indagini Istat, ogni cittadino consuma all’anno 218,5 kg di ortaggi, 140,8 kg di frutta e 43,2 di patate. E’ risultata analoga, ma con spinte diverse e certamente meno accentuate, la tendenza registrata per tutti gli altri prodotti agro-alimentare. Nel settore della carne gli aumenti sono stati poco al di sopra del tasso d’inflazione, mentre per pane, pasta, latte e formaggi gli incrementi hanno oscillato dal 5 all’8 per cento. Lievi rincari si sono avuti anche per l’olio extravergine d’oliva (che nelle prossime settimane dovrebbe ancora aumentare a causa di un calo produttivo delle olive vicino al 30 per cento) e per il vino. I consumi di questi prodotti sono cresciuti nel corso del 2002 e del 2003. Un aumento del 2,6 per cento si è avuto per il pane e per tutti i prodotti derivati dai cereali, dell’1,7 per cento per latte e formaggi, dell’1,2 per cento per le uova. Un leggerissimo incremento (0,3 per cento) si è registrato per la carne bovina che, comunque, ha mostrato segni di ripresa dopo il tracollo degli acquisti causato dalla vicenda della “mucca pazza”. La Cia rimarca, inoltre, che la spesa per la carne da parte degli italiani incide del 21,9 per cento negli acquisti alimentari, per il pane e i trasformati di cerali del 17,0 per cento, per i prodotti lattiero-caseari e per le uova del 13,6 per cento, per oli e grassi vegetali del 4,7 per cento e per il vino e le bevande alcoliche del 4,6 per cento. Un quadro del genere mette in evidenza la necessità di affrontare Il problema dei prezzi dei prodotti alimentari, in particolare quelli dell’ortofrutta in maniera chiara e definitiva. E’ indispensabile sviluppare il confronto che si è aperto tra governo e parti sociali in modo da poter discutere la questione in tutti suoi aspetti. Ma non basta. Per contrastare i rincari occorre anche un concreto dialogo tra tutta la filiera agro-alimentare per arrivare da una completa trasparenza e garantire, così, i consumatori che troppe volte si trovano frastornati sia dagli aumenti che da una informazione confusa e parziale. Per la Cia, dunque, l’attuale sistema non va e deve essere riformato.
Spesa alimentare in Italia nel 2002 Gli italiani spendono 116 miliardi di euro l’anno Ogni famiglia spende 468 euro al mese Ogni italiano spende 167 euro al mese
I consumi alimentari in Italia nel 2002 (kg pro-capite)
| Cereali e derivati |
122,6 |
| Riso |
5,5 |
| Patate |
43,2 |
| Ortaggi |
218,5 |
| Frutta fresca e agrumi |
140,8 |
| Carni bovine |
22,7 |
| Carni suine |
37,9 |
| Latte |
59,6 |
| Formaggi |
19,7 |
| Vino |
48,5 |
| Oli e grassi vegetali |
25,9 |
| Zucchero (equivalente di zucchero bianco) |
24,2 |
Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Istat
Così gli italiani nel 2002 hanno ripartito la spesa alimentare
| Carne |
21,9% |
| Pane e trasformati di cereali |
17,0% |
| Lattiero-caseari e uova |
13,6% |
| Ortaggi e patate |
11,5% |
| Pesce |
7,1% |
| Zucchero e dolci |
6,2% |
| Frutta |
6,6% |
| Acqua minerale e bevande |
5,1% |
| Oli e grassi vegetali |
4,7% |
| Vino e bevande alcoliche |
4,6% |
| Caffè, tè e cacao |
1,4% |
| Altri alimentari (spezie, prodotti per l’infanzia, ecc.) |
0,3% |
Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Istat
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TERRITORIO
Due giorni di festa a Pisa per le "Donne in campo" toscane
Due giorni di festa a Pisa per le "Donne in campo" toscane
Presentata la Terza Festa Regionale dell’Associazione Donne in Campo della Toscana, che si tiene a Pisa sabato 25 e domenica 26 ottobre. In programma una Mostra Mercato dei prodotti delle aziende agricole femminili, conferenze con donne della cultura, dell’informazione e dell’agricoltura, e la presentazione dei primi dati di un’indagine conoscitiva sulle imprenditrici agricole toscane
L’Associazione Donne in Campo Toscana, rappresentativa di oltre 320 aziende agricole della regione a conduzione femminile, si dà appuntamento a Pisa, sabato 25 e domenica 26 ottobre per la terza edizione della festa regionale. La manifestazione è stata presentata oggi in Comune, assieme ai primi risultati di un’indagine conoscitiva sulla categoria, condotta nell’ambito del progetto di sviluppo rurale “Indagine Tematica e Territoriale – ruralità toscana: Imprenditrici agricole e rurali, reti professionali e solidali”, promosso nel 2003 dall’Associazione con il supporto dell’Arsia (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione agro-forestale). Il progetto, che coinvolge gruppi di imprenditrici in tutte le province della Toscana, rappresenta la prosecuzione di un lavoro avviato da tempo dall’Associazione e si propone di individuare, sperimentare e monitorare azioni innovative per lo sviluppo rurale e avviare “una rete di scambio professionale e solidale” di informazioni e di esperienze tra imprenditrici agricole e rurali. L’indagine conoscitiva, che si concluderà a dicembre, si basa su un campione di duecento imprenditrici agricole, ed è mirata a individuare soprattutto i loro fabbisogni nella comunicazione, intesa come strumento di sviluppo economico e di crescita personale. Dai primi dati dell’indagine - relativi alle risposte di un centinaio di imprenditrici agricole presenti su tutto il territorio regionale - emerge un quadro positivo dell’imprenditoria femminile in agricoltura che si rivela dinamica e professionalmente motivata. anche se bisognosa di interventi specifici e innovativi. La maggioranza delle agricoltrici fa questo mestiere per scelta, se ne sente realizzata e non intende cambiarlo. Molte gestiscono un’impresa ereditata dalla famiglia. L’arco di età delle intervistate va dai 20 ai 60 anni ma il 75% è compreso nella fascia dai 30 a 50 anni. La maggioranza ha almeno un diploma e circa il 10% è laureata. L’indagine conferma che le imprese al femminile sono presenti in tutti i settori delle produzioni tipiche toscane: dall’olio, al vino, all’allevamento. La loro aspirazione più forte è di poter ottenere il prodotto finito all’interno dell’azienda, realizzando autonomamente i processi di trasformazione. Tutte ritengono indispensabile incrementare la comunicazione a sostegno della promozione aziendale anche attraverso l’uso di internet (oltre il 50% ha un computer in azienda). Ma condividono la convinzione che sia più efficace lavorare in ‘rete’ fra donne per attivare scambi di formazione e informazione e promuovere assieme aziende, prodotti e territorio.
Piemonte: in vendita il patrimonio fondiario dell'Ordine Mauriziano
Piemonte: in vendita il patrimonio fondiario dell'Ordine Mauriziano
La Regione convoca il prossimo 28 ottobre una riunione con le Organizzazioni professionali e l'Ismea
L’immenso patrimonio fondiario dell’Ordine Mauriziano in Piemonte è in vendita per sanare il pauroso deficit. Lo ha deciso il Commissario Straordinario, per chiudere un buco nel bilancio che a gennaio di quest’anno ammontava a 376 milioni di euro.. La Cia del Piemonte nutre molti dubbi sul fatto che l’operazione di vendita possa dare i frutti sperati se condotta in modo rapido ed approssimativo. Gli agricoltori, affittuari dei terreni, sono comunque molto preoccupati e per questo hanno chiesto l’intervento dell’Ismea, l’Ente statale erede della Cassa per la proprietà contadina, che ha tra i suoi compiti istituzionali quello di acquisire i terreni per poi cederli agli agricoltori. La Regione si è fatta interprete delle preoccupazioni degli agricoltori ed ha convocato un riunione per martedì 28 ottobre, convocando Organizzazioni professionali ed Ismea. Verranno messi in vendita dall’Ordine Mauriziano, tutti insieme ed in poco tempo, 6.400 ettari di terreno. E’ prevedibile uno sconvolgimento del mercato fondiario agricolo in Piemonte, che non ha mai visto operazioni di vendita così massicce. Basti pensare che la metà della superficie agraria del Comune di Centallo, una dei Comuni più agricoli del Cuneese, verrà ceduta. Gli agricoltori, affittuari dell’Ordine Mauriziano, temono che grandi gruppi privati possano inserirsi nelle vendite ed acquistare gran parte del patrimonio fondiario, sottraendo loro dei terreni che sono parte essenziale delle loro aziende. Anche se gli affittuari potranno esercitare teoricamente il diritto di prelazione, non sempre sarà loro possibile in mancanza dei mezzi finanziari necessari. Per questo è auspicato un intervento dell’Ismea, la quale però non dispone attualmente dei capitali necessari per poterlo fare. La Cia del Piemonte chiederà quindi al Governo –ed in particolare al Sottosegretario all’agricoltura Delfino– di dotare di risorse straordinarie l’Ismea in modo che l’alienazione del patrimonio fondiario dell’Ordine Mauriziano sia condotta in modo da non recare un grave danno agli attuali affittuari.
Siena: pensioni, servizi sociali e aree rurali al centro dellassemblea
Siena: pensioni, servizi sociali e aree rurali al centro dell’assemblea pubblica della Cia e dell’Associazione Pensionati Toscana
“Potenziare i servizi alla persona per evitare di andare incontro ad un’eutanasia sociale”: questa frase dell’ex ministro della Sanità Rosy Bindi sintetizza bene la campagna di mobilitazione lanciata dall’Associazione pensionati della Confederazione italiana agricoltori, che per la Toscana è partita ieri da Siena, che si snoderà attraverso cento assemblee che porteranno poi alla manifestazione in programma a Roma il prossimo 25 novembre. Un incontro, quello organizzato alla Camera di Commercio di Siena in una sala piena di pensionati e non, volto a rendere pubbliche le proposte dell’associazione pensionati e dell’organizzazione di rappresentanza del mondo agricolo, per continuare quella “battaglia di democrazia e di civiltà” che necessariamente passa attraverso una revisione di alcuni punti delle attuali politiche previdenziali. “Non è possibile che una pensionata, che ha versato oltre quarant’anni di contributi, non abbia avuto diritto ad alcun aumento -ha spiegato il presidente provinciale dell’Anp-Cia Antonio Mugnaini- questo è purtroppo ciò che sta succedendo nel nostro Paese. Così come non è possibile che una persona possa vivere con appena 402 euro al mese. Noi non chiediamo la luna, vogliamo soltanto una maggiore giustizia sociale”. “Parità dei diritti e un nuovo Stato sociale per le campagne”: erano questi i due temi al centro dell’iniziativa senese che ha visto la partecipazione anche dell’onorevole Rosy Bindi: “Il ministro Tremonti ci dice che noi siamo tutti malati di welfarismo… Noi pensiamo invece che il rispetto dei diritti della persona, la coesione sociale siano fondamento dello Stato sociale che sappia guardare ai bisogni e alle esigenze dei singoli. Se i servizi sono pubblici il benessere generale aumenta. Oggi assistiamo invece ad un preoccupante impoverimento perché manca la volontà di investire sul sociale”. “Siamo di fronte a delle false riforme –commenta Enio Niccolini, presidente regionale dell’Associazione pensionati Cia– Le promesse si sono rivelate un inganno per milioni di persone. La situazione attuale rischia di ampliare ancora di più la fascia di povertà nella popolazione anziana. Per questo abbiamo deciso di dare vita a questa mobilitazione, per ottenere delle pensioni più dignitose, riportando al centro dell’attenzione pubblica i concetti di persona, lavoro e solidarietà”. Giordano Pascucci, vicepresidente regionale Cia, ha puntato l’attenzione non solo sulle necessità attuali degli anziani ma anche su coloro che pensionati diventeranno domani. “Il sistema attuale è penalizzante, c’è un profondo squilibrio tra addetti e pensionati. In questi anni abbiamo assistito ad un aumento dei contributi previdenziali che è oscillato su cifre incredibili, tra il 100 ed il 500%, a fronte di un aumento delle pensioni davvero modesto. Passando poi ai servizi è forte la preoccupazione per i tagli prospettati alle finanze degli enti locali. Per questo motivo ribadiamo la necessità di attuare la Conferenza regionale sui servizi nelle aree rurali, per guardare all’oggi ma soprattutto progettare quello che sarà il domani”. Roberto Bartolini, presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori di Siena, ha ribadito la necessità di arrivare “ad un patto per il territorio, affinché di concerto con le istituzioni, l’economia ed il sociale, si possa giungere a disporre di uno strumento di programmazione delle strategie, per far fronte alle emergenze attuali e quindi risolvere i problemi del comparto agricolo (basti pensare al nodo delle risorse idriche) e pianificare gli interventi dell’agricoltura del futuro”. A conclusione è stato votato un Ordine del giorno che sarà inviato al Governo e al Parlamento.
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APPUNTAMENTI
Agrumicoltura della Piana di Gioia Tauro: seminario della Cia di Reggio Calabria
Agrumicoltura della Piana di Gioia Tauro: seminario della Cia di Reggio Calabria
Si terrà il 28 ottobre prossimo un seminario organizzato dalla Cia di Reggio Calabria sui problemi degli agrumicoltori della Piana di Gioia Tauro. Svolgerà la relazione introduttiva Giuliana Roncolini responsabile dell'Ufficio ortofrutta, sementi e biotecnologie della Cia nazionale.
Premiare la qualità per vincere sul mercato: assemblea degli olivicoltori baresi
Premiare la qualità per vincere sul mercato: assemblea degli olivicoltori baresi
Venerdì 24 ottobre, alle ore 18.00 a Bari presso l'Hotel Ambasciatori (via Omodeo 51), si terrà un'assemblea degli olivicoltori baresi organizzata dalla Cia provinciale con la partecipazione di Massimo Pacetti, Presidente nazionale della Cia, sul tema: "Premiare la qualità per vincere sul mercato". L'impegno della Cia per una riforma dell'aiuto comunitario a sostegno dell'olivicoltura produttiva. All'assemblea parteciperanno Francesco Caruso, presidente provinciale, Antonio Barile, presidente regionale e Gennaro Sicolo, presidente dell'Associazione olivicola. E' previsto inoltre un intervento dell'on. Enzo Lavarra, parlamentare europeo vicepresidente della Commissione Agricoltura e direttamente impegnato nella discussione per la riforma dell'Organizzazione Comune di Mercato per l'olio di oliva. E' prevista in mattinata una conferenza stampa nel corso della quale saranno illustrati i temi dell'iniziativa e saranno forniti i dati relativi alla corrente annata olivicola.
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