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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 54 - n. 87 23 aprile 2012
ATTUALITÀ
  • Allarme per il caro-gasolio agricolo: in Toscana aumento del 53 per cento in 3 anni
  • Emilia Romagna: convegno a Ravenna sul ricambio generazionale in agricoltura promosso da Cia, Agia, Donne in Campo e Anp. Interviene il presidente Politi
  • Piemonte: convegno a Cavour sulla crisi del comparto bovino da carne e la nuova Pac
COMUNICATI
  • Banche: l’agricoltura è in profonda sofferenza, indebitate due aziende su tre
  • Crisi: a picco la fiducia dei consumatori e anche le tavole diventano sempre più povere
APPUNTAMENTI
  • Pavia: venerdì 27 aprile Assemblea costitutiva dell’Agia provinciale

 

ATTUALITÀ


Allarme per il caro-gasolio agricolo: in Toscana aumento del 53 per cento in 3 anni

 

L’aumento del gasolio agricolo non è più tollerabile per le aziende agricole toscane: più 53 per cento sul 2009; più 41 per cento sul 2010; più 13 per cento sul 2011. Insomma, un’escalation senza freni che non accenna regredire. La Cia Toscana lancia l’allarme: nonostante qualche segnale di ripresa delle vendite, in particolare su alcuni mercati esteri, i recenti dati Ismea parlano di un calo delle quotazioni all’origine dei prodotti agricoli.

“Le difficoltà e le sofferenze delle imprese agricole -commenta Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana- sono ormai note; una forte oscillazione dei prezzi sui campi, aumento insostenibile dei costi, in queste condizioni è difficile far ‘quadrare’ i conti anzi si genera sia una riduzione della competitività delle imprese che un drastico calo del reddito, come conferma il trend degli ultimi anni. Sul fronte dei costi -aggiunge Pascucci- anche in questa campagna lo scenario è cupo: avremo una impennata tra Imu, oneri contributivi e costi produttivi, tra questi la voce energetica è sicuramente quella più preoccupante. Occorrono misure urgenti per ridurre i costi, azzerare l’accisa sul gasolio agricolo per ridare competitività alle imprese”.

Aumento prezzo gasolio- L’aumento del prezzo del gasolio agricolo (prezzo al litro, franco domicilio azienda, escluso trasporto): nel marzo 2009 costava 0,670 €/lt; nel marzo 2010 il prezzo era di 0,730 €/lt; nel 2011 di 0,905 €/lt e nel marzo 2012 1,030 €/lt. Insomma, aumenti di questa portata (più 53 per cento sul 2009; più 41 per cento sul 2010; più 13 per cento sul 2011), secondo la Cia Toscana, non sono più sostenibili.

In Toscana ogni anno mediamente si utilizzano per le coltivazioni agrarie oltre 130 milioni di litri pari ad un costo complessivo che è passato da 90 milioni di euro del 2009, a 95 milioni nel 2010, a 120 nel 2011, agli oltre 135 milioni stimati con le attuali quotazioni.

L’agricoltura toscana alle prese con il caro-gasolio: alcuni casi

- Azienda orticola a Piombino (Li): sei ettari a carciofo, zucchino, cardo e cavolo utilizza mediamente 9.000 litri passa dai 6.120 euro del 2009 a 9.270 per il 2012 (più 51,4 per cento).

- Azienda floricola a Viareggio (Lu): con 0,5 ha di serra che consuma oltre 31.000 litri passa da 20.770 euro del 2009 ai 31.930 del 2012 (più 53,7 per cento).

- Azienda cerealicola a Piancastagnaio (Si): 45 ettari a cereali, utilizza mediamente 15.000 litri passa da 10.050 euro del 2009 ai 15.450 del 2012 (più 53,7 per cento).

- Azienda mista a Manciano (Ar): 55 ettari a cereali ed ortaggi, utilizza oltre 41.000 litri passa da 27.500 euro a 42.230 del 2012 (più 53,5 per cento).

- Azienda vite – olivo a Loro Ciuffenna (Ar): 3 ha vite e 5 ad olivo, utilizza 3.000 litri passa da 2.010 euro del 2009 ai 3.090 del 2012 (più 53,7 per cento).

- Azienda vite – olivo a Tavarnelle Val di Pesa, 8.5 ha a vite e 5 ha ad olivo, utilizza circa 7.000 litri passa da 4.700 euro a 7.210 del 2012 (più 53,4 per cento).

Prezzi di produzione - L’andamento dei prezzi dei mezzi correnti di produzione è chiaro: dal febbraio 2011 al febbraio 2012 si è registrato un aumento medio del 2,5 per cento per le sementi, del  5 per cento per i concimi, del 10 per cento per le assicurazioni e gli allevamenti animali, di oltre il 13% per il gasolio agricolo.

“E’ per queste ragioni -aggiunge Pascucci- che abbiamo chiesto, inascoltati da troppo tempo, l’azzeramento delle accise sul gasolio agricolo. Se si vuol puntare alla crescita economica del Paese occorre rilanciare l’agricoltura ed alleggerire i costi di produzione delle imprese, è una misura indispensabile che deve riguardare tutte le imprese agricole che -prosegue-, diversamente, sarebbero costrette a sostenere un peso rilevante e condizionante per il futuro dell’attività imprenditoriale pregiudicando ulteriormente sia la capacità competitiva delle imprese che i redditi degli agricoltori”.

Ricerca e innovazione - Il tema del costo energetico -aggiunge la Cia Toscana- ha bisogno comunque di approfondimenti, occorre promuovere e sostenere ricerca, sperimentazione e innovazione per ridurre i consumi, per agevolare il risparmio energetico anche attraverso specifici incentivi, sia modulando il peso dell’accisa che attraverso specifiche agevolazioni per chi all’assegnazione del gasolio si impegna per finalità ambientali ad intraprendere percorsi per una progressiva riduzione dei consumi di gasolio anche ricorrendo a fonti alternative.

In particolare per il settore florovivaistico andrebbero individuate adeguate progettualità di approvvigionamento “alternative” da intraprendere a livello di distretto produttivo, quali la diffusione delle rinnovabili (biomasse, fotovoltaico, eolico).


Emilia Romagna: convegno a Ravenna sul ricambio generazionale in agricoltura promosso da Cia, Agia, Donne in Campo e Anp. Interviene il presidente Politi

 

La storia di un caso, un progetto imprenditoriale di un giovane agricoltore, preso come esempio per dare un forte impulso al ricambio generazionale. E’ così che Stefano Francia, imprenditore agricolo ventiduenne di Ravenna,  ha raccontato -e spiegato- il suo progetto vincente fornendo dettagli utili per i suoi colleghi ‘under quaranta’.

Il tema del ricambio generazionale e la promozione di esperienze per accompagnare ed agevolare gli  agricoltori a  fine carriera professionale che si trovano nella situazione di dover passare l’attività di imprenditori agricoli è l’ obiettivo del convegno organizzato oggi a Ravenna da Cia Emilia Romagna, l’associazione giovanile di imprenditori Agia, Donne in Campo e pensionati della Cia.

La Confederazione, nell’elaborazione del progetto pilota presentato, si propone di consolidare una metodologia adeguata a far evolvere il servizio di assistenza al ricambio generazionale nell’ottica di costruzione della “Banca della Terra”.

Al centro del progetto, presentato dal presidente di Donne in Campo Sofia Trentini, c’è la stipula di patti di relazione tra cedente e giovane, basati sulla tutela del valore fondiario dei terreni e sulla redditività degli stessi, costruendo forme contrattuali o societarie in grado di comprendere le reciproche e future convenienze (affitti, società di capitale, promesse di vendita).

“La fase iniziale del progetto prevede l’utilizzo di uno schema di business plan adeguato che verifichi la fattibilità della relazione  e il coinvolgimento di diversi  settori  professionali che vanno da quello fiscale a quello previdenziale -ha detto Francia- ma soprattutto è il fondiario, la  gestione del fattore terra attraverso le diverse forme contrattuali e di compravendita che entrano in gioco prepotentemente assieme  alla opportunità di accesso al credito e degli aiuti”.

Supporto che viene, ha precisato il presidente della Cia Emilia Romagna, attraverso il Centro di assistenza fiscale e la  nostra società di mediazione creditizia AgriService Italia srl.

E importante creare un business plan da presentare agli istituti di credito per finanziare  la proposta, ha spiegato inoltre il giovane imprenditore Francia, “poi occorre ridurre i costi fissi e l’aumento redditività, senza trascurare il fattore umano, ovvero il rispetto di chi cede il testimone”.

“L’88 per cento delle imprese in Emilia Romagna non ha il successore e il recente  censimento ci dice che ci sono 250 mila ettari condotti da imprenditori che hanno più di 65 anni -è intervenuto l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni-  inoltre è vero che è aumentata la superficie media aziendale, ma l’incremento interessa quelle imprese che hanno più  di 50 ettari. E’poi aumentata la superficie a colture estensive ed è diminuita la frutticoltura e la  viticoltura: non è esattamente la fotografia che abbiamo in mente delle nostre produzioni”. Sono tre le tipologie che propone la Regione: “sostegni in via prioritaria a i giovani attraverso il Psr, percorsi facilitati di subentro,  un modello di agricoltura che tenga conto delle criticità, come ad esempio la scarsa remunerazione dei prodotti”.

Di grande impatto emotivo la testimonianza di un imprenditore anziano che ha ripercorso le proprie tappe nel percorso professionale, difficile ma simile in molti aspetti alle problematiche attuali.

Sono intervenuti, tra gli altri, la senatrice Maria Teresa Bertuzzi, il presidente della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati, Paolo Russo, Marco Ercolani (Agia Emilia Romagna) il presidente nazionale dei giovani imprenditori agricoli Luca Brunelli, che ha condiviso il progetto “riproponibile sul territorio nazionale”.  

Ha concluso l’iniziativa il presidente nazionale della Confederazione Giuseppe Politi che ha messo in risalto l’importanza del progetto e ha ribadito l’esigenza di favorire sempre più il ricambio generazionale in agricoltura

 

Giovani in Emilia Romagna

 

Il Censimento generale dell’agricoltura del 2010 ha evidenziato come, nonostante l’insediamento dall’anno 2000 di 5.173 giovani, le aziende con titolare giovane si siano dimezzate, e come si siano ridotte anche le aziende il cui titolare ricade nella fascia di età tra i 40 e i 49 anni. Un tasso di ricambio insufficiente che giustifica il  progetto Cia.

Problematiche che sussistono per l’insediamento dei giovani in agricoltura rilevate da Agi-Cia: la scarsa accessibilità al Bene Terra; gli alti costi burocratici di avviamento; la difficoltà di accesso al credito per effettuare investimenti; la mancanza di condizioni giuridiche per la gestione da parte degli agricoltori di filiere corte, trasparenti e di qualità; la necessità di rafforzare gli strumenti di aggregazione dell’offerta; nonché l’incertezza delle prospettive economiche e la scarsità di servizi di consulenza e formazione professionale.

Da una ricerca interna alla Cia Emilia Romagna sono stati evidenziati i seguenti dati riferiti alla dimensione media aziendale: le aziende condotte da imprenditori con meno di 40 anni dispongono una superficie media di 23,87 ettari di cui 17,61 in affitto, quelle condotte dagli ultrasettantenni di 6,87 ettari in proprietà.

Con la Banca della Terra Cia e Agia intendono evitare che i terreni vadano in mano a pochi grandi proprietari o che diventino esclusivamente un bene rifugio per capitali di terzi che non hanno alcun interesse a mantenere la produttività, la biodiversità e le eccellenze e le peculiarità dei territori.

 

 


Piemonte: convegno a Cavour sulla crisi del comparto bovino da carne e la nuova Pac

 

La filiera della carne bovina è un pilastro dell’agroalimentare piemontese, ma gli oltre 7.000 allevamenti di bovini da carne e gli oltre 4.000 allevamenti misti, concentrati soprattutto lungo l’asse della pianura Torino-Cuneo, sono nella morsa della crisi. Le cause sono molteplici: l’aumento dei costi di produzione e degli oneri burocratici, la normativa sullo spandimento dei reflui, le nuove regole per le emissioni in atmosfera, la diminuzione dei consumi, l’insufficiente organizzazione economica del prodotto, la pressione competitiva degli altri Paesi, la scarsa valorizzazione del prodotto nazionale.

L’allarme è stato lanciato nel corso di un vivace e partecipato convegno dal titolo: “La zootecnia piemontese da carne e la nuova Pac”, che si è tenuto a Cavour il 20 aprile scorso, organizzato dal Cipa.at Piemonte, con la collaborazione della Cia regionale e della Cia di Torinio. Ai lavori hanno portato un importante contributo di idee numerosi esperti del settore: Stefano Cavaletto, ricercatore Ires, Kees De Roest, esperto del Crpa di Reggio Emilia, Daniel Blanc, funzionario dell’Ambasciata di Francia in Italia, Giuliano Marchesin, direttore del Consorzio Italia Zootecnica, Giuseppe Cornacchia, responsabile del Dipartimento sviluppo agroalimentare e territorio della Cia nazionale.

Il convegno è stato introdotto dal presidente regionale Roberto Ercole. Le conclusioni sono state tratte da Dino Scanavino, vicepresidente nazionale della Cia. Ha presieduto i lavori Lodovico Actis Perinetto, presidente della Cia di Torino.

Gli allevatori temono che un ulteriore colpo ai loro redditi possa venire dalla Pac post 2013 che non consentirà di mantenere livelli di aiuti diretti differenziati per settore. Tra gli orientamenti produttivi che attualmente beneficiano maggiormente dei pagamenti diretti ci sono proprio gli allevamenti bovini da carne. Gli aiuti incidono per il 22 per cento sul valore aggiunto e consentono alle aziende di raggiungere soglie minime di redditività, ma la Pac del dopo 2013 presenterà agli allevatori un conto molto salato. Ciò renderà necessario, è stato affermato nel corso del convegno, trovare nuovi strumenti per salvaguardare il comparto delle carni bovine.

Il vicepresidente Scanavino, nelle conclusioni, ha centrato tre argomenti: il ruolo strategico della zootecnia da carne (in Italia, ma in particolare in Piemonte); la “battaglia” unitaria per migliorare la Pac da parte del mondo agricolo italiano, ed in particolare della Cia; la necessità di non fermarsi alla Pac e l’importanza dell’azione confederale sia sul piano della organizzazione della filiera e della qualità, sia su quello dell’innovazione tecnologica e della ricerca.

Gli allevatori -è stato detto nel convegno- sono preoccupati anche per le ricorrenti campagne di stampa contro il consumo di carne rossa -basate il più delle volte su studi e ricerche prive di criticità, superficiali, con molte incongruenze e con conclusioni viziate dai pregiudizi- e per certe prese di posizione degli ambientalisti contro gli allevamenti bovini da carne che sarebbero responsabili, seppur indirettamente, del riscaldamento del globo.

Il ragionamento degli ambientalisti è il seguente: l'alimentazione dei bovini da carne è a base di foraggi e soprattutto di mais, la cui coltivazione richiede l'uso di fertilizzanti azotati. L'azoto dei fertilizzanti si trasforma, per opera dei microorganismi presenti nel terreno, in protossido d'azoto, che è un gas serra. Dunque, il consumo di carne rossa riscalda il pianeta.

Non si comprende, però, perché gli ambientalisti -è stato detto nel convegno di Cavour- mettano sotto accusa unicamente la carne bovina. L'impiego del mais, come pianta intera, trinciato o insilato, o come pastone di pannocchia, è diffuso anche nell'alimentazione delle bovine da latte. Perché allora non invitare la gente a consumare meno latte e meno formaggi? O a consumare meno carne di pollo e di maiale (compresi prosciutti e salami) visto che la granella di mais, in diverse forme fisiche, rappresenta la fonte energetica per eccellenza dei monogastrici e non solo dei ruminanti? I fertilizzanti azotati sono impiegati anche per concimare il grano duro con cui si fa la pasta che è alla base della dieta mediterranea.

Gli agricoltori da tempo sono impegnati a razionalizzare e ridurre l’uso dei fertilizzanti azotati con ottimi risultati. Risultati ancora migliori potrebbero essere raggiunti se fosse accolta la proposta della Cia di allestire un piano per le proteine vegetali. Infatti, le leguminose sono in grado di fissare l'azoto e di trasformarlo in sostanze assimilabili dalle piante, riducendo sia il bisogno di fertilizzanti azotatati sia il rischio di lisciviazione dei nitrati. Nonostante la mancanza di un piano per la produzione di proteine vegetali, dal 1990 al 2008, come ha sottolineato Laura Valli del Centro ricerche produzioni animali di Reggio Emilia, le emissioni di gas serra dall’agricoltura hanno mostrato un calo del 12 per cento, ben superiore all’obiettivo di riduzione del 6,5 per cento, fissato dall’Italia nell’ambito del protocollo di Kyoto 2008-2012. E questo contro una emissione complessiva di tutti i settori che è aumentata del 4,7 per cento.

Gli agricoltori e gli allevatori -queste le conclusioni- sono gente responsabile, determinati a soddisfare le esigenze alimentari dei cittadini e nel contempo ad aumentare e migliorare i sistemi di produzione e di allevamento sostenibili. Meritano sostegno e non critiche senza fondamento.

 

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COMUNICATI


Banche: l’agricoltura è in profonda sofferenza, indebitate due aziende su tre

 

La Cia commenta i dati dell’Osservatorio sul credito diffusi da Confcommercio. Nel settore primario il “credit crunch” ha raggiunto livelli insostenibili. Le imprese non riescono più a stare sul mercato, oberate anche dall’aumento dei costi di produzione e dal peso eccessivo degli oneri burocratici e fiscali.

 

Nel settore primario il “credit crunch” ha raggiunto livelli insostenibili: oltre la metà delle aziende agricole italiane denunciano difficoltà enormi nell’accesso a finanziamenti e prestiti. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi dall’Osservatorio di Confcommercio sul credito alle imprese del settore nel primo trimestre del 2012.

Se nel terziario il 37 per certo delle aziende ottiene meno credito di quello richiesto o non lo ottiene affatto, il quadro si fa ancora più cupo in agricoltura, dove all’assenza di liquidità corrisponde un aumento delle situazioni debitorie delle imprese. Ad oggi infatti -spiega la Cia- ben due aziende agricole su tre sono gravate da debiti e tre su dieci non riescono più a fronteggiarlo, con il rischio di finire nella rete dell’usura e della criminalità organizzata.

Ma non basta: accanto alla stretta creditizia, le imprese agricole scontano anche il peso eccessivo della burocrazia, che costa al comparto oltre 4 miliardi l’anno -continua la Cia- e soffrono l’aumento dei costi di produzione (soltanto il gasolio agricolo è raddoppiato in un anno con un onere aggiuntivo di oltre 5mila euro ad azienda), non compensati da una parallela crescita dei prezzi sui campi, che restano non remunerativi.

Tutto questo scoraggia le imprese e le getta nella disperazione: nel primo trimestre dell’anno -ricorda la Cia- l’agricoltura ha perso 13.335 aziende (-1,6 per cento), in valori assoluti il saldo più pesante tra i comparti produttivi del Paese.

Ecco perché è indispensabile che ci sia un avvicinamento tra mondo bancario e pmi del comparto, un atteggiamento diverso e più aperto alle esigenze degli agricoltori. Anche perché -conclude la Cia- l’assenza di credito e il prossimo arrivo dell’Imu rischiano di diventare un mix letale per il settore.


Crisi: a picco la fiducia dei consumatori e anche le tavole diventano sempre più povere

 

La Cia commenta i dati dell’Istat. Le difficoltà economiche, complice anche il caro-benzina, spingono quattro famiglie su dieci a tagliare la spesa alimentare. Il 60 per cento cambia menù e il 35 per cento è costretto ad acquistare prodotti di qualità inferiore.

 

Gli italiani e la crisi. Non solo crolla a picco la fiducia dei consumatori, ma anche la tavola, complice soprattutto il “caro-benzina”, subisce gli effetti di una situazione sempre più difficile per il nostro Paese. E così quattro famiglie su dieci tagliano la spesa alimentare; il 60 per cento cambia addirittura menù; mentre il 35 per cento è costretto a optare per prodotti di qualità inferiore. Analoga la percentuale di chi si rivolge agli hard discount (i cui acquisti nel 2011 sono cresciuti di oltre 3 per cento) o guarda esclusivamente alle “promozioni” commerciali. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat di oggi sul clima di fiducia dei consumatori che ha toccato il livello più basso dal 1996.

Sul fronte dei “tagli” -rileva la Cia - si riscontra, in particolare, che negli ultimi dodici mesi il 41,4 per cento delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e di verdura, il 37 per cento quelli di pane e il 38,5 per cento quelli di carne bovina.

Se, invece, si analizza la ripartizione geografica, si rileva -sostiene la Cia- che nelle regioni del Nord il 32 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti (il 39 per cento ha ridotto le “voci” pane e pesce); in quelle del Centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi sale al 37 per cento (il 38 per cento ha ridotto il pane, il 46 per cento il pesce, il 35 per cento la carne bovina). Mentre nelle regioni del Sud si arriva al 49 per cento (il 38 per cento ha ridotto il pane e il 48 per cento la carne bovina).

Per quanto riguarda la scelta di prodotti di qualità inferiore, l’orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato -afferma la Cia- il pane per il 40,2 per cento, la carne bovina per il 46,2 per cento, la frutta per il 44,5 per cento, gli ortaggi per il 39,7 per cento, i salumi per il 32,5 per cento

Nel 2011 i consumi di cibo e bevande -ricorda la Cia- sono diminuiti del 2 per cento. Gli italiani, quindi, continuano a comprare poco e, quando lo fanno, passano per sconti e promozioni commerciali o cercano il massimo risparmio nelle cattedrali del “low-cost”. Significa che oggi quasi 10 milioni di famiglie riempiono di meno le buste della spesa, spesso perdendo anche in qualità del prodotto. Una situazione che non sembra destinata a cambiare, visto che le difficoltà economiche delle famiglie restano forti e che il clima di fiducia è sempre più basso.

 

 

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APPUNTAMENTI


Pavia: venerdì 27 aprile Assemblea costitutiva dell’Agia provinciale

 

L’Assemblea costitutiva dell’Associazione giovani imprenditori agricoli (Agia) della Confederazione italiana agricoltori di Pavia è stata convocata per venerdì prossimo 27 aprile, alle ore 17.00, presso l’agriturismo Mora, in strada Mora, a  Pavia

Dopo i saluti del sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo e del presidente della Provincia di Pavia Daniele Bosone, il programma prevede la relazione di Davide Bulgarelli, presidente regionale Agia Lombardia. Seguirà il dibattito. Le conclusioni saranno a cura di Gabriele Carenini, vicepresidente nazionale Agia. Si procederà poi alle elezioni degli organi dirigenti dell’Agia provinciale di Pavia. Ai lavori parteciperanno Giovanni Daghetta, presidente provinciale Cia Pavia, e Mario Lanzi, presidente regionale Cia Lombardia. A conclusione aperitivo con prodotti del territorio.

 

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