| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 53 - n. 257 | 22 dicembre 2011 |
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“Bandiera Verde Agricoltura”, premio nazionale della Confederazione italiana Aagricoltori giunto alla IX edizione, è riservato alle aziende agricole ed agli enti locali che si contraddistinguono per la qualità ed il rispetto dell’ambiente naturale. La cerimonia di consegna dei riconoscimenti per l’anno 2011 si è svolta a Roma presso la Sala Promoteca del Campidoglio. Tra i premiati, per la salvaguardia, la valorizzazione e la promozione dell’agricoltura, dell’ambiente e delle qualità e tipicità agricole ed enogastronomiche locali, i Comuni abruzzesi di Casoli e Gessopalena. Soddisfazione per l’ambito riconoscimento è stata espressa dai sindaci Sergio De Luca e Antonio Innaurato che, accompagnati da una folta delegazione di concittadini, hanno ritirato le “Banidere Verdi”. Domenico Falcone, presidente della Cia d’Abruzzo, nel congratularsi con i premiati, ha evidenziato che, con questi ultimi due riconoscimenti, salgono a 26 le realtà abruzzesi, aziende agricole e comuni, alle quali sono state assegnate la Bandiera Verde. “Ciò -ha concluso Falcone- a dimostrazione della grande sensibilità e professionalità dei nostri imprenditori e degli Enti locali nei confronti della qualità e tipicità delle produzioni e nell’opera di tutela e valorizzazione dell’ambiente, del territorio, della cultura, della storia e delle tradizioni che, nell’insieme, sono un grande patrimonio della nostra regione”.
Festività natalizie all’ insegna del risparmio per le famiglie italiane. Niente acquisti folli e voluttuari per prodotti esteri come champagne, salmone, ostriche, caviale e frutta esotica. Per l’ occasione la Cia dell’Umbria invita a rivolgere grande attenzione ai prodotti tipici con le loro inimitabili caratteristiche, non solo per le ridotte disponibilità di spesa dei consumatori, conseguenza diretta della pesante crisi economica, ma soprattutto perché la qualità della nostra tradizione enogastronomica vince ogni possibile concorrenza. Sulle tavole, perciò la Cia umbra consiglia di consumare le tante eccellenze del made in Italy dell’agroalimentare, carni, insaccati, formaggi, ortofrutta, vino e spumanti, prodotti tipici delle nostre regioni ed in particolare dell’ Umbria che può vantare un notevole assortimento di produzioni certificate: 2 Dop (Olio extravergine di oliva “Umbria” e Farro di Monteleone di Spoleto), 3 Igp (Prosciutto di Norcia, Vitellone Bianco dell’ Appennino Centrale e Lenticchia di Castelluccio), 2 Vini Docg, 13 Vini Doc e 6 Vini Igt, ben 70 prodotti tradizionali (v. tabella) e tantissimi prodotti biologici. Un’ offerta molto varia che rappresenta il meglio dei territori umbri, dalla Valnerina al Parco del Monte Cucco, dal Trasimeno all’ Orvietano, dal Ternano alle Valli del Tevere. Insomma, per le festività natalizie c’è un’ ampia scelta tra le tante eccellenze enogastronomiche nostrane, frutto della paziente e secolare opera dei nostri agricoltori. Tipicità che, oggi, possono essere acquistate direttamente nelle aziende agricole che le producono; in questo caso gli acquisti risultano decisamente più convenienti rispetto ai centri commerciali e ai negozi delle città con risparmi medi non inferiori al 30 per cento. E’ possibile, infatti, contattare le aziende ed acquistare prodotti attraverso il sito web www.laspesaincampagna.net promosso dalla Cia Umbria: il contatto diretto tra produttori e consumatori, con l’eliminazione di tutti i passaggi che normalmente si frappongono, costituisce una garanzia assoluta di qualità e di risparmio oltre ad offrire l’ opportunità di scoprire, visitando le aziende, angoli incantevoli della nostra regione normalmente esclusi dai circuiti turistici. Insomma, con la tradizione e la tipicità dell’ Umbria sulle nostre tavole imbandite sarà ancora più piacevole scambiarsi i migliori auguri di Buone Natale e Felice Anno Nuovo.
La Cia evidenzia come la crisi economica influisca sempre di più sugli acquisti per il cibo. Gli italiani si rivolgono in maniera crescente ai discount e guardano con grande attenzione alle vendite promozionali. Dopo mesi di continui crolli, i consumi alimentari nel nostro Paese hanno fatto registrare, nello scorso mese di ottobre, una leggera ripresa (più 0,9 per cento), ma sei famiglie su dieci hanno dovuto modificare il menù quotidiano, una famiglia su tre è stata costretta a “tagliare” gli acquisti per la tavola, mentre oltre il 30 per cento è stato obbligato, a causa delle difficoltà economiche, a comprare prodotti di qualità inferiore. Analoga la percentuale di chi si rivolge ormai agli hard-discount (dove gli acquisti sono cresciuti del 2,9 per cento) e guarda esclusivamente alle “promozioni” commerciali, sempre più frequenti soprattutto nella Grande distribuzione. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati resi noti oggi dall’Istat sul commercio al dettaglio. Sul fronte dei “tagli” -come risulta da una recente indagine della Cia condotta a livello territoriale- si riscontra, in particolare, che negli ultimi dodici mesi il 41,4 per cento delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e di verdura, il 37 per cento quelli di pane e il 38,5 per cento quelli di carne bovina, i cui consumi, comunque, mostrano segni di risveglio. Se invece si analizza la ripartizione geografica, si rileva -sostiene ancora l’indagine Cia- che nelle regioni del Nord il 32 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti; in quelle del Centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi sale al 37 per cento. Mentre nel Sud si arriva al 49 per cento. Per quanto concerne la scelta di prodotti di qualità inferiore, l’orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato il pane per il 40,2 per cento, la carne bovina per il 46,2 per cento, la frutta per il 44,5 per cento, gli ortaggi per il 39,7 per cento, i salumi per il 32,5 per cento. In più -aggiunge la Cia- è aumentata la percentuale di famiglie (oltre l’11 per cento del totale) che si rivolge agli hard-discount, anche se gli iper- e i supermercati restano ancora i punti vendita dove si concentra la maggior parte degli acquisti degli italiani con il 69,4 per cento (con punte del 75 per cento nel Centro-Nord).
La Cia commenta le prime stime di Eurostat. L’inversione di tendenza (più 11,4 per cento nel 2011) non colma il pesante crollo del 30 per cento registrato nell’ultimo decennio, in particolare dal 2005. I redditi degli agricoltori italiani tornano finalmente a rivedere la luce. L’aumento registrato nel corso del 2011 (più 11,4 per cento rispetto al 2010) è un positivo segnale di inversione di tendenza, anche se non è stato colmato il pesante crollo del 30 per cento degli ultimi dieci anni. Non solo. Il livello raggiunto è ancora inferiore a quello del 2005. La manovra economica del governo Monti, che aumenta pesantemente i costi per le imprese (vedi i contributi, i rincari del gasolio e la tassazione sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli), rischia di cancellare questo primo importante risultato. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento delle prime stime di Eurostat sul reddito agricolo reale per attivo in Europa. La ripresa dei redditi, tuttavia, rappresenta un elemento significativo poiché -avverte la Cia- interrompe una flessione continua che aveva accresciuto i problemi dei nostri agricoltori. Dal 2000, infatti, non solo si è avuta una costante corrosione del reddito, ma anche una lievitazione (più 20 per cento) dei costi per i mezzi di produzione, dei contributi e di quelli burocratici che sono cresciuti di oltre il 15 per cento, mentre i prezzi praticati sui campi sono scesi del 15 per cento. Il colpo di grazia per i redditi degli agricoltori italiani è venuto -afferma la Cia- nel 2009 quando sono crollati di oltre il 20 per cento: il calo più accentuato degli ultimi dieci anni che, nonostante i dati positivi del 2004 e del 2008 (rispettivamente più 3,5 per cento e più 2 per cento) che avevano segnato, appunto, un continuo andamento al ribasso, con punte del meno 10,4 per cento nel 2005 e del meno 3,4 per cento nel 2006. La Cia rileva che il reddito agricolo reale per agricoltore è aumentato in Europa del 6,7 per cento nel 2011, dopo un primo aumento del 12,6 per cento nel 2010. Questo incremento deriva in particolare dalla crescita del reddito agricolo reale (più 3,9 per cento), accompagnato da una riduzione della manodopera agricola (meno 2,7 per cento). C’è tuttavia da evidenziare che -come segnala Eurostat- tra il 2005 e il 2011, il reddito reale per lavoratore agricolo è aumentato del 18,3 per cento, mentre l'apporto di manodopera è diminuita del 15,2 per cento.All’interno dell’Ue -afferma la Cia- è stato registrato un incremento significativo in Romania (43,7 per cento), Ungheria (41,8 per cento), Irlanda (30,1 per cento), Slovacchia (25,3 per cento), Lussemburgo (25,2 per cento), Repubblica Ceca (23,5 per cento), Bulgaria (23,2 per cento) e Danimarca (20,2 per cento), mentre le maggiori diminuzioni sono avvenute in Belgio (22,5 per cento), Malta (21,2 per cento), Portogallo (10,7 per cento) e Finlandia (9,6 per cento).A loro volta, i costi di produzione per gli agricoltori europei -come rileva Eurostat- sono aumentati nel 2011 del 9,7 per cento, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi di mangimi (16,8 per cento), di concimi e fertilizzanti (14,6 per cento), di energia e lubrificanti (11, 8 per cento), di sementi e piante (4,3 per cento), insieme alla manutenzione delle strutture (3,8 per cento). Variazione percentuale dei redditi agricoli in Europa nel 2011
In un documento Agia-Cia, presentato al ministro Catania, le priorità dei giovani imprenditori della Confederazione italiana agricoltori per superare le criticità che frenano il “turn over” nei campi. Un’agricoltura giovane è anche un’agricoltura innovativa e di qualità. Per questo è diventato sempre più urgente invertire il progressivo invecchiamento nella conduzione aziendale, dove solo il 2,9 per cento ha meno di 35 anni contro il 44 per cento che ne ha più di 65, mentre sono proprio gli “under 40” a creare in media il 35 per cento in più del valore aggiunto, rispetto ai colleghi “senior”. Eppure dal bene terra all’accesso al credito, passando per il fardello della burocrazia, gli imprenditori agricoli alle prime armi devono percorrere un vero e proprio percorso a ostacoli. Lo ha affermato l’Agia-Cia, in occasione della presentazione al ministro delle Politiche agricole Mario Catania di un documento che sintetizza le priorità per svecchiare il settore e per portarlo così sulla strada delle competitività. Sei i punti fondamentali della ricetta dei giovani dell’Agia-Cia: costituire la Banca della Terra anche attraverso l’uso dei terreni del demanio; istituire il Fondo comunitario di garanzia riservato ai giovani e finanziato dalla Pac; incentivare la formazione con la diffusione della banda larga e l’utilizzo del programma “Erasmus per giovani imprenditori”; creare un Osservatorio europeo che alleggerisca le pratiche burocratici; mettere in atto una politica sul reddito agricolo sia in sede nazionale che europea, escludendo completamente i giovani dal pagamento dell’Imu sui fabbricati rurali e incrementando le agevolazioni agli “under 40” contenute nel I pilastro della Pac. Se si vuole dare slancio al settore, -sostiene l’Agia-Cia- la prima regola è puntare sui giovani. Ma per innescare un “turn over” nei campi la prima barriera da eliminare è la difficoltà nell’accesso alla terra. È sempre più urgente in questo senso l’istituzione della Banca della Terra, un inventario telematico completo dei terreni agricoli disponibili, tra cui quelli di proprietà dello stato o di enti pubblici, da destinare a imprenditori alle prime armi, con la possibilità di affittarli a prezzi agevolati. “In questo senso l’Agia ribadisce le sue perplessità nei confronti del provvedimento sulla vendita dei terreni pubblici, contenuto nella Legge di Stabilità. Sebbene sia un passo in avanti nella direzione di un ricambio generazionale, va rivisto perché, così com’è, porta con sé il rischio reale di speculazione, associato al fatto che prevede solo 5 anni di vincolo di destinazione d’uso, oltreché garanzie insufficienti per dare la precedenza ai giovani”, ha affermato il presidente dell’Agia, Luca Brunelli, in occasione dell’incontro tra i dirigenti Cia e il ministro Catania, che si è svolto lunedì 19 dicembre. Piuttosto è auspicabile incrementare forme di conduzione alternative come l’affiancamento, facilitato dallo strumento del “factoring”, per consentire il passaggio del testimone tra imprenditori “senior” e “junior”, che in Italia rappresentano solo il 40 per cento dei casi di conduzioni d’azienda contro l’80 per cento nei Paesi membri. Sul fronte dell’accesso al credito, “chiediamo al ministro -ha continuato Brunelli- di intervenire per superare il contrasto tra i tre soggetti istituzionali preposti: il Sistema bancario, i Consorzi Fidi e l’Ismea. E allo stesso tempo, in sede comunitaria, di sostenere l’istituzione di un ‘Fondo di Garanzia’ riservato ai giovani Agricoltori, finanziato dalla PAC o reso compatibile con le regole degli aiuti di Stato”. “I numeri ci dicono che sono i giovani a condurre imprese vitali e di successo capaci di modernizzare l’agricoltura -ha sottolineato Brunelli- e di renderla davvero multifunzionale. Anche per questo è fondamentale alleggerire i vincoli e il carico della burocrazia italiana che certo non incoraggia a fare impresa. Basti pensare che gli oneri burocratici costano a ogni azienda più di 7mila euro l’anno”.
Secondo la Cia, le feste alle porte segnano il crollo delle mode esotiche in cucina, mentre trionfa il prodotto nazionale. Nove italiani su 10 festeggeranno a casa con parenti e amici, spendendo 1,6 miliardi solo per il pranzo del 25 dicembre. Sempre più famiglie comprano direttamente nelle aziende agricole e nei mercatini allestiti dagli agricoltori soprattutto nelle zone rurali. Tutto pronto per le tavole di Natale. Tavole “casalinghe” e rigorosamente “made in Italy”. A vincere anche quest’anno, infatti, saranno i “banchetti” in famiglia con prodotti legati alla tradizione e al territorio. Fatte fuori le mode esotiche e ridotti all’osso viaggi e vacanze, ben 9 italiani su 10 hanno deciso di trascorrere le feste tra le mura domestiche con parenti e amici e di cancellare i menù esterofili, prediligendo portate “tricolore” nel 75 per cento dei casi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori alla vigilia delle festività. Certo la crisi si fa sentire. Ma gli italiani -spiega la Cia- preferiscono tirare la cinghia su regali (meno 3,5 per cento) e viaggi (meno 7 per cento), piuttosto che rinunciare ai piaceri della tavola. Secondo i nostri dati, quest’anno solo il 19 per cento degli italiani spenderà meno per cibo e bevande, mentre ben l’81 per cento lascerà praticamente inalterato il budget per il cenone della vigilia e per i pranzi di Natale e Santo Stefano. Più in dettaglio, ogni famiglia sborserà in media 140 euro per imbandire le tavolate del prossimo week-end. Con una spesa complessiva stimata in 1,6 miliardi di euro per il solo pranzo di Natale e intorno a un miliardo per il cenone del 24 dicembre. Ma gli acquisti saranno comunque più oculati -osserva la Cia- con prodotti e specialità enogastronomiche legate al territorio e alle tipicità regionali. Niente spese folli, quindi: salmone, ostriche e frutta esotica verranno consumate con il contagocce. Mentre sarà un trionfo di ragù, bollito, tortellini in brodo, torte rustiche e dolci artigianali. Soprattutto in vista del cenone, che vedrà al centro del menù il pesce (che registra proprio in questi giorni il consumo più elevato dell’anno), le famiglie compreranno pesce azzurro e capitone invece del “modaiolo” e costosissimo caviale. E poi ancora una volta lo spumante trionferà sullo champagne, con oltre il 95 per cento dei brindisi “made in Italy”. A crescere sarà anche la “spesa in campagna”, con un incremento del 15 per cento rispetto al 2010 -aggiunge la Cia-. Più di 9 milioni di italiani si recheranno nelle aziende agricole che fanno vendita diretta e nei mercatini allestiti in questi giorni dagli agricoltori, soprattutto nelle zone rurali. Una scelta che premia non soltanto la qualità, la tipicità, la freschezza e la salubrità dei nostri prodotti agricoli, ma alleggerisce lo scontrino. Nelle aziende agricole, infatti, si acquista a prezzi molto più contenuti rispetto a quelli praticati da supermercati e centri commerciali, con un risparmio che può arrivare fino al 30 per cento. In particolare -conclude la Cia- la spesa alimentare delle feste natalizie sarà così ripartita: carni e salumi (18,5 per cento); pesce (11,8 per cento); pasta e pane (14,2 per cento); formaggi e uova (13,1 per cento); ortaggi, conserve, frutta fresca e secca (15,3 per cento); vini, spumanti e altre bevande (14,7 per cento); pandori, panettoni, torroni e dolci in generale (12,4 per cento).
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