| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 46 - n. 228 | 21 dicembre 2004 |
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Il presidente della Cia Giuseppe Politi ha inviato nei giorni scorsi una lettera al presidente del Copa Peter Gaemelke per sollecitare iniziative degli agricoltori europei contro la fame nel modo. Di seguito pubblichiamo il testo della lettera. Gentile Presidente, i dati sulla fame nel mondo, diffusi nei giorni scorsi dalla Fao, sono veramente allarmanti. Il drammatico fenomeno coinvolge un numero crescente di persone: nel periodo 2000-2002 sono state 852 milioni, 18 milioni in più dalla metà degli anni '90. Inoltre, i costi umani ed economici della fame non potranno che aumentare se questa tendenza non verrà invertita. Per la prima volta, rispetto alle cinque edizioni precedenti, il rapporto annuale della Fao sulla situazione mondiale dell' insicurezza alimentare, oltre a valutare la situazione alla luce degli obiettivi del vertice mondiale sull'alimentazione e di quelli di sviluppo del millennio (ridurre della metà il numero degli affamati entro il 2015), focalizza la sua attenzione anche sui costi economici. La fame e la malnutrizione, secondo la Fao, causano enormi sofferenze, uccidono ogni anno più di cinque milioni di bambini e costano ai Paesi in via di sviluppo miliardi di dollari in termini di perdita di produttività e di reddito nazionali. Il rapporto afferma che, senza i costi diretti cui la società deve far fronte per i danni causati dalla fame, ci sarebbero più fondi a disposizione per combattere altri problemi sociali. Tutto ciò dimostra che per combattere lo spettro della fame nel mondo si fa ancora troppo poco e le azioni intraprese si disperdono in maniera preoccupante e senza che si raggiunga il pur minimo obiettivo. Gli interventi e le politiche sono insufficienti. C’è, quindi, l’esigenza di iniziative nuove e soprattutto di strategie di ampio e solido respiro. Credo che gli agricoltori europei possono, anche in questo delicato frangente, fornire il loro concreto contributo. Ritengo, quindi, opportuno che il Copa, proprio per l’importante ruolo che ricopre nel contesto dell’agricoltura europea, dedichi un’apposita riunione, anche con il coinvolgimento della Fipa, per affrontare il drammatico fenomeno della fame nel mondo, cercando di individuare alcune iniziative propulsive che possano alleviare la sofferenza di migliaia di persone, in particolare bambini, delle zone più depresse del Pianeta. Certo che comprenderà i motivi che mi hanno spinto a sollecitare questa riunione, da tenersi in tempi brevi, e che ancora una volta gli agricoltori europei faranno emergere il loro spirito di solidarietà e di umanità, La saluto con cordialità.
Alcuni non c’erano per via del virus dell’influenza, ma gli altri non hanno voluto mancare all’incontro che la loro maestra “verde” Rosa Critelli e la Confederazione italiana degli agricoltori della Calabria ha organizzato in occasione della presentazione del libro “A scuola con la Cia”, il resoconto di un progetto che s’inquadra in quello più generale di “Scuola in fattoria”, un filone di attività della Cia nazionale rivolto ai temi dell’educazione alimentare, del consumo dei prodotti tipici e tradizionali, del valore del lavoro agricolo ai fini della protezione del territorio. Maria, Sara, Marilena, Rossana, Francesca, Matteo, Roberto, Teresa, Irene, Maria Chiara, Giorgia, Francesco, Giuseppe, Guido, Nicola, Maria Teresa, Alessia, Silvia e Chiara, tutti alunni della scuola elementare “Benedetto Citriniti” di Simeri Crichi sono stati i protagonisti del progetto. Con cappellino, bandana e gilettino verde i bambini accompagnati dalle loro maestre e dalla direttrice didattica Caterina Anania, hanno potuto rivedersi in un percorso, durato un intero anno, che la Critelli ha racchiuso nelle pagine di un libro arricchito da tante foto a colori e scritti che hanno evidenziato i momenti più belli di tutto il percorso progettuale. Ad aprire i lavori dell’incontro è stato il presidente della Cia Giuseppe Mangone il quale ha detto che “grazie alle visite guidate che i bambini hanno fatto all’interno delle aziende agricole siamo venuti a conoscenza di tanti aspetti del nostro territorio, principalmente economici, che spesso restano nascosti. La terra è un grande valore anche per i giovani e in Calabria, grazie a questo progetto, abbiamo scoperto che ce ne sono tanti che s’impegnano a lavorare nei campi”. Di seguito ha preso la parola la Critelli che, visibilmente emozionata, dopo aver spiegato ai presenti i punti essenziali del progetto che nel primo anno ha avuto come obiettivo quello di far conoscere ai bambini l’utilità dell’acqua e dei cereali, ha posto una riflessione sul motto “pensare globale ma mangiare locale”. “Esistono -ha detto- tanti buoni prodotti della nostra terra che andrebbero consumati di più per un mangiare più sano. Ci vorrebbe un insegnamento ad hoc verso questa cultura. Un compito che non spetta solo alla famiglia o alla scuola ma anche ad organizzazioni come la Cia che ha tutte le competenze per trasmettere i valori dell’agricoltura, un valore rurale che deriva dall’uomo e che quindi va protetto”. All’incontro era anche presente il vice presidente della Cia Michele Drosi. L’assessorato regionale all’Agricoltura era rappresentato da Salvatore Siviglia, dirigente del settore sviluppo rurale il quale, dopo aver lodato l’iniziativa a tal punto da spingere la Cia ad una capillare diffusione dell’iniziativa nelle scuole calabresi, ha sollecitato i bambini a non lasciarsi contagiare dalla pubblicità televisiva e abbagliare dagli effetti della globalizzazione che sta trasformando la società in cui viviamo. “Andate nei campi -ha detto- correte a piedi nudi tra l’erba, assaporate il profumo della natura, solo così potrete capire le cose belle della vita”. Il presidente dell’Assogal, Angiolina Oliveti, ha sottolineato quando sia importante partire dai più piccoli per impostare quelle “rivoluzioni culturali che servono a valutare le scelte della vita. “Decidere -ha riferito la Oliveti- di praticare o meno la raccolta differenziata dei rifiuti appartiene ad un fatto di scelta che distingue gli uomini civili. Anche in questo caso scegliere di difendere la terra e l’agricoltura è una condizione umana che porterà i bambini, che oggi hanno preso parte al progetto, ad essere uomini del domani, civili e rispettosi dell’ambiente”. La dirigente Anania ha parlato di un progetto che ha colto nel segno: “Intanto – ha detto – perché è riuscito a realizzare gli obiettivi posti oltre ogni aspettativa e poi perché s’inquadra nella scuola dell’autonomia e riforma, dato che i bambini hanno lavorato ed appreso attraverso i laboratori. Saper fare significa anche saper essere”. Ha concluso i lavori dell’incontro Giulio Fantuzzi vice presidente vicario della Cia nazionale il quale ha precisato come tra i progetti a livello nazionale di “Scuola in fattoria”, il progetto calabrese “A scuola con la Cia” sia quello che sta ottenendo risultati eccellenti: “Tutta l’equipe si sta dando da fare per far conoscere i prodotti genuini della terra e lasciare un’eredità inalterabile a tanti e fortunati bambini”. Un’iniziativa importante, pensata e sviluppata per avvicinare tra loro il mondo agricolo e quello della stampa, perché non è sempre facile comunicare e conoscere una realtà complessa come quella dell’agricoltura e perché, viceversa, gli stessi agricoltori vanno costantemente aggiornati sui cambiamenti e sulle riforme che interessano il loro lavoro, che mai come in questo settore coincide con la vita intera. E’ nato in quest’ottica il progetto "Agrovendita nella Marca Anconetana", promossa dalla Cia Marche: una serie di incontri e seminari condotti da tecnici del settore, secondo una linea di azione tesa alla divulgazione, all’animazione e all’informazione su tutto ciò che riguarda il mondo agricolo, con particolare riferimento alle novità che verranno introdotte nella riforma della Politica agricola comunitaria. E proprio sugli effetti e sulle conseguenze della nuova Pac è stato incentrato il seminario che si è tenuto il 15 dicembre scorso alla presenza di numerosi giornalisti, ai quali il Franco Fiori, presidente della Cia Marche, ha illustrato i risvolti che la riforma porterà nel mondo agricolo marchigiano, mettendone in luce sia gli aspetti positivi che quelli negativi. La dialettica che la Cia vuole istaurare con la stampa è innanzitutto di carattere informativo, ma si colloca in un contesto ben più ampio di conoscenza dell’intera realtà marchigiana, dal momento che l’evoluzione del mondo agricolo, che sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni, va ad incidere globalmente nella società. Per questo conoscere l’agricoltura significa possedere una chiave di lettura più ampia di dinamiche più vaste, così come una maggiore competenza e completezza dell’informazione data dai giornalisti sul mondo agricolo, agevolerà gli stessi agricoltori nel districarsi tra le varie norme che deriveranno dall’applicazione della Pac, così come nel cercare forme di vendita più consone che permettano di ottenere un reddito maggiore. "Questo di oggi -ha commentato Franco Fiori- è solo una delle molte iniziative che la Cia porta avanti per coinvolgere la stampa nelle sue attività, per dare un contributo concreto ad un’informazione corretta e completa".
L’Assessore regionale all’agricoltura Ugo Cavallera si è impegnato a convocare, entro il mese di gennaio, il Comitato vitivinicolo regionale per discutere del futuro della Barbera. Essendo la Barbera il vino piemontese quantitativamente più rilevante, è come se si aprisse la discussione sul futuro dei rossi piemontesi. L’occasione prossima, che ha spinto l’Assessore regionale ad impegnarsi a convocare in tempi brevissimi il Comitato vitivinicolo, è stata la richiesta -afferma la Cia del Piemonte- del Consorzio di Tutela della Barbera di aumentare le rese per ettaro delle uve destinate a Barbera Piemonte doc a 140 quintali. La richiesta è appoggiata da molti vinificatori, imbottigliatori e cantine sociali. In sostanza -rileva la Cia regionale- il Consorzio ritiene necessario che il Piemonte si doti di un vino rosso a doc di buona qualità, di resa elevata e, di conseguenza, a costi contenuti, accessibile anche a quei consumatori di fascia medio bassa che non vogliono rovinarsi per comprare una bottiglia di vino e che rappresentano in questo momento l’unico mercato del vino in espansione, sia in Italia che all’estero. I consumi di vino sono stabili, ma stanno aumentando i consumi di vino di fascia media o da tavola (i vini quotidiani da 3 o 4 euro) a discapito dei grandi vini. Il Consorzio -continua la Cia del Piemonte- vuole una doc rossa che assomigli molto ad una Igt (indicazione geografica), tant’è che nell’ultimo Comitato vitivinicolo regionale (tenutosi venerdì scorso 17 dicembre) qualcuno ha colto la palla al balzo per suggerire che il Piemonte ritorni sui suoi passi rispetto alla scelta, ormai decennale, di una vitivincoltura tutta a Doc o a Docg. L’Assessore Cavallera ha dato la sua disponibilità ad aprire la discussione. La questione non è di poco conto. L’apertura alle Igt o alle Doc da 140 quintali di resa in uva per ettaro (che sarebbero delle Igt mascherate) significherebbe un mutamento di strategia per il Piemonte. Se così avvenisse, in Piemonte convivrebbero vini grandissimi o grandi vini, prodotti a partire da rese molto contenute in uva per ettaro e vini di media qualità, apertamente dichiarati come tali, prodotti a partire da rese molto elevate. Il vino piemontese –rimarca la Cia regionale-non aspirerebbe più quindi a collocarsi, almeno ufficialmente, solo in cima alla piramide della qualità dei vini, ma scenderebbe in parte verso la base della piramide. Il mercato, secondo i sostenitori dell’ipotesi di un Barbera da 140 quintali di resa uva/ettaro, lo impone : i soli intenditori non sono più in grado di assorbire tutto il vino piemontese, il quale deve ormai rivolgersi anche ad un target più popolare per non rimanere invenduto. C’è chi teme -aggiunge la Cia del Piemonte- che un eventuale aumento delle rese possa aprire la strada verso le frodi, da cui deriverebbe un danno di immagine per tutto il vino piemontese. Il vino di altre Regioni potrebbe diventare più facilmente vino piemontese, insinuandosi tra le maglie troppo larghe di una Doc di “massa” o di una Igt. A costoro i dirigenti del Consorzio di Tutela della Barbera rispondono proponendo la fascetta da apporre su ogni bottiglia, la cui distribuzione controllata sarebbe un impedimento alle frodi. Non va dimenticato, infatti, che una delle ragioni per cui il Piemonte vitivinicolo scelse di diventare tutto a doc o a docg fu, insieme alla volontà di qualificare il vino e di farlo apprezzare per il suo valore sui mercati, quella di impedire le frodi e le sofisticazioni, grazie alle regole severe imposte le Doc e, ancor di più, per le Docg. Noi -sottolinea la Cia del Piemonte- concordiamo con la decisione dell’Assessore regionale: la discussione sul futuro della Barbera e dei rossi piemontesi va aperta, con molto pragmatismo.La discussione non va indirizzata e può avere molti sbocchi. L’importante però è che si discuta. Lo impongono gli orientamenti del mercato, che sembrano sempre più privilegiare nei consumi il rapporto prezzo qualità. Non si può rimanere chiusi nei vecchi stereotipi di un Piemonte che si propone solo come eccellenza dell’eccellenza in campo vinicolo, un po’ snob ed indifferente alle esigenze dei consumatori.
La legge finanziaria regionale non dà risposte alle esigenze dell’agricoltura siciliana. E’ questo il pesante giudizio espresso dalla Giunta regionale della Cia che si è riunita ieri pomeriggio a Palermo per analizzare i contenuti della manovra economica varata venerdì scorso dall’Ars. Nulla di quanto si ritiene urgente e necessario per le aziende agricole colpite è stato inserito nella legge finanziaria regionale. “Le aziende agricole che stentano a riprendersi dal grave colpo inferto dalla crisi di mercato, hanno bisogno -ricorda Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia- non solo di interventi idonei a fronteggiare l’emergenza, ma anche di norme capaci di far superare loro i nodi strutturali e di renderle capaci di affrontare e aggredire il mercato in condizioni di maggiore competitività”. “Ma né l’assessore all’Agricoltura, Leontini, né il Presidente Cuffaro -aggiunge Gurrieri- sembrano preoccuparsi del futuro dell’agricoltura siciliana che rappresenta una parte importante dell’economia isolana, manifestando assoluta disinteresse verso un comparto produttivo che è a serio rischio di sopravvivenza”. Questo disinteresse e disimpegno verso i gravi problemi dell’agricoltura si è manifestato anche nella finanziaria nazionale che, facendo il paio con quella regionale, ha eluso qualsiasi pur minima risposta alle rivendicazioni degli agricoltori. L’inserimento delle solite misure che prevedono la possibilità -tra l’altro a discrezione delle banche e con oneri finanziari a totale carico delle aziende- di rinviare le scadenze della cambiali agrarie, non servono né a dare risposte all’emergenza, né a dare fiducia alle imprese agricole siciliane. Si aggiunge, poi, la norma inserita nella finanziaria regionale che istituisce il ticket di due euro per l’acquisto dei prodotti fitosanitari che deve essere prescritto da professionisti abilitati e convenzionati. Tutto ciò va in controtendenza rispetto alle aspettative degli agricoltori che invece chiedono lo snellimento delle procedure burocratiche e la riduzione dei costi. Il nuovo “balzello” si aggiunge a quelli imposti dalla finanziaria nazionale che ha aumentato le tasse si concessione governativa, le imposte di registro e altre imposte indirette che interessano anche l’agricoltura. La Giunta regionale della Cia ha valutato positivamente la mobilitazione attuata nei giorni scorsi grazie alla quale è stato ottenuto l’impegno dell’assessore Leontini a predisporre un disegno di legge organico contenente interventi per il rilancio, la ristrutturazione finanziaria, il recupero di competitività delle imprese agricole, lo sviluppo dell’associazionismo e della cooperazione e la riduzione dei costi di produzione da quelli energetici a quelli previdenziali. La Giunta della Cia, al fine di raggiungere in tempi rapidi l’approvazione del disegno di legge preannunciato da Leontini, ha deciso di mettere in campo ogni iniziativa possibile, da quella concertativa a quella della mobilitazione dei produttori agricoli.
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