| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 52 - n. 147 | 21 luglio 2010 |
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Un’indagine di Turismo Verde-Cia evidenzia che il comparto risente dei problemi economici delle famiglie italiane, le cui spese sono sempre più oculate, e si allinea al trend di crisi dell’agricoltura italiana. Già nello scorso anno si era avuto un calo di oltre il 6 per cento delle presenze. Per “catturare” l’ospite si fa ricorso ad “offerte” e “promozioni”. E i giorni di permanenza si riducono sensibilmente: le settimane sono diventate “week-end lunghi”. Non sarà certo un’estate facile per i circa 18.000 agriturismi che operano in Italia. Da un’indagine effettuata da Turismo Verde, l’associazione per l’agriturismo della Cia-Confederazione italiana agricoltori, le previsioni non sono allegre e c’è il rischio che si ripeta il trend negativo dello scorso anno, che aveva avuto un calo superiore al 6 per cento delle presenze. E così anche la vacanza in campagna si allinea a tutte le altre attività agricole che continuano ad avere difficoltà e non riescono ad uscire dal “tunnel” di una preoccupante crisi, complice la scarsa attenzione del governo nei confronti del settore primario sempre più in affanno. D’altronde, i segnali -avverte Turismo Verde-Cia- si erano già avuti dalla metà dello scorso mese di giugno, con l’arrivo della bella stagione e la chiusura delle scuole. I giorni di permanenza, nelle aziende, si sono sensibilmente ridotti: le “settimane” si sono trasformate in “week-end lunghi”, possibilmente sfruttando le “promozioni” e le “offerte” aziendali che, nella migliore delle ipotesi, vedono i prezzi fermi allo scorso anno, nella peggiore (per il reddito aziendale) la classica formula “3x2”. Anche l’agriturismo, quindi, come un qualsiasi prodotto di largo consumo, si vede costretto a fare i “saldi di alta stagione” per “catturare” l’ospite. E’ uno scenario complesso che si registra su tutta la penisola e per la maggior parte delle aziende. Ma all’interno del settore, proprio in questa fase così difficile per le famiglie italiane e, in generale, anche per molti degli ospiti stranieri, è sempre più evidente -rimarca Turismo Verde-Cia- una netta diversificazione dell’offerta nel panorama generale. Si tratta di quelle aziende che presentano una serie di caratteristiche che ben rispondono alle richieste di agrituristi particolarmente “esigenti”, nella migliore accezione del termine. Sono quelle aziende che, anche grazie al fatto di essere dislocate in aree immerse nel verde, magari in zone a vincolo naturalistico o paesaggistico, o in un edificio di particolare pregio, ben raggiungibili, ma lontane dal caos cittadino, che offrono sì un ritorno al passato, ma ben dosato, con alcune comodità a cui si è ormai abituati ed anche qualcosa di più. Ed è proprio quel qualcosa in più che fa la differenza. L’azienda agrituristica che meno risente della crisi è, infatti, quella che -afferma Turismo Verde-Cia- ha saputo ben investire nell’attività di ospitalità, a cominciare dalla formazione e dalla naturale predisposizione all’accoglienza da parte dell’imprenditore agrituristico per finire ai servizi offerti; fondamentali la conoscenza del territorio e delle tradizioni. Non solo. Anche una ristorazione attenta alla stagionalità dei prodotti ed al loro utilizzo, attraverso la quale si propongono menù locali e legati alle diverse ritualità agresti, e un’offerta di attività ricreative che siano innanzitutto occasioni di relax e di svago sia per gli adulti che per i bambini. Un particolare gradimento da parte degli ospiti è la presenza -segnala Turismo Verde-Cia- di una sala comune di lettura, con il servizio “wireless” e la presenza di un’area benessere che attraverso menù particolarmente attenti e attività guidate completino l’offerta di una ideale vacanza verde. Ormai in quasi tutte le regioni molte aziende hanno fatto questa scelta di ospitalità molto curata e attenta e Turismo Verde-Cia analizzando le rilevazioni web (www.turismoverde.it) ha potuto evidenziare che queste aziende sono non solo le più “visitate” ma anche le più “prenotate”. Per le prossime settimane, nel culmine dell’estate, Toscana, Puglia, Sicilia, Liguria con il mare, l’enogastronomia e le città d’arte risultano essere le regioni più gettonate, soprattutto dagli americani e dai giapponesi, mentre nei giorni di ferragosto l’Abruzzo, il Veneto ed il Piemonte registrano già la quasi totalità delle prenotazioni soprattutto da parte degli appassionati dell’agriturismo delle regioni limitrofe. Nelle altre regioni sarà risolutivo il last minute, ma appare fin d’ora chiaro che gli spostamenti degli ospiti italiani saranno di breve chilometraggio. Ed è questo un chiaro sintomo di una crisi che impone alle famiglie spese mirate ed oculate non solo nei consumi ma anche per la scelta di qualche giorno di vacanza.
Bisogna evitare allarmismi inutili e dannosi. Il caso di Livorno è isolato e soltanto il secondo registrato nel nostro Paese e, quindi non deve suscitare alcuna preoccupazione. I controlli sono ferrei e funzionano. A sostenerlo è La carne italiana -sottolinea Per tale ragione -ricorda
Il presidente della Cia Giuseppe Politi: dopo il parere negativo della Commissione Politiche comunitarie e il voto contrario di quella Agricoltura della Camera, l’esecutivo deve prendere atto che la misura è illegittima. “Il parere negativo in commissione Politiche comunitarie e il voto contrario di quella Agricoltura della Camera dimostrano che il provvedimento sulla proroga del pagamento delle rate sulle multe delle quote latte è illegittimo e che, quindi, deve essere abbandonato dal governo”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi. “Il governo -aggiunge Politi- su questo tema non ha più la maggioranza, visto che anche al suo interno ci sono posizioni molto differenziate. Bisogna, di conseguenza, porre al più presto fine a questa vicenda che ha soltanto causato polemiche in Italia e la risentita reazione dell’Ue. Un intervento attraverso il quale si vogliono premiare esclusivamente i furbi. Noi domani scenderemo in piazza a Roma davanti alla Camera e ribadiremo con forza la nostra contrarietà a questa misura che va cancellata dalla manovra finanziaria. La nostra Confederazione è per la legalità e il rispetto della legge”.
Centinaia di agricoltori abruzzesi parteciperanno domani giovedì 22 luglio, a Roma, alla grande mobilitazione promossa dalla Cia per la modifica, nella discussione alla Camera, della manovra finanziaria approvata, con il voto di fiducia, dal Senato. Una manovra che, sostiene Domenico Falcone, presidente regionale della Cia Abruzzo, ignora la drammatica crisi che sta vivendo l’agricoltura e che non ripristina né i pesanti tagli subiti dal settore, 1 miliardo nel 2010, né alcuni provvedimenti di riduzione dei costi di produzione, di vitale importanza per la sopravvivenza delle aziende agricole. Provvedimenti, quali la proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali per l’assunzione di manodopera da parte di aziende ubicate nelle zone montane e svantaggiate, con scadenza al prossimo 31 luglio, e la reintroduzione del “bonus gasolio”, annunciati dal governo e dalla maggioranza che, ancora una volta, non hanno tenuto fede alle promesse ed agli impegni dimostrando un totale disinteresse e disprezzo nei confronti del settore primario. L’agricoltura ha registrato, nel 2009, una riduzione del reddito degli addetti pari al 21 per cento. Falcone sottolinea che siamo di fronte alla peggiore crisi degli ultimi 30 anni ed aggiunge che la vergognosa decisione di premiare i soliti furbi, produttori di latte fuori dalle regole, penalizza ed offende i produttori onesti. L’assenza di provvedimenti, mortifica l’intero settore ed accelera il processo di chiusura di migliaia di aziende agricole accentuando i problemi economici, sociali e di difesa e valorizzazione dell’ambiente e del territorio. Con la manifestazione del 22 luglio, davanti a Montecitorio in concomitanza con la discussione della manovra finanziaria,
“ La manovra finanziaria, che al Senato ha avuto il voto di fiducia, ignora completamente la profonda crisi delle imprese agricole. Si sono trovati i soldi soltanto per l’annosa vertenza delle quote latte. Nulla per ridurre gli opprimenti costi produttivi, contributivi e burocratici. C’era l’impellente necessità di una proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali (che scade il prossimo 31 luglio) per le aziende delle zone svantaggiate e di montagna che assumono manodopera e della reintroduzione del “bonus gasolio” per le serre. Governo e maggioranza si sono ben guardati di dare le opportune risposte. La situazione è drammatica. “Per questo motivo la nostra mobilitazione e quella di tutto il mondo agricolo - spiega il presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori- sarà forte e decisa”. In questi anni abbiamo avuto la chiara dimostrazione di una discriminazione del mondo agricolo, dicono ancora alla Cia del Friuli Venezia Giulia. Basti pensare che, con la legge finanziaria del 2010, l’agricoltura ha visto sottratte risorse per un miliardo di euro. Il tutto in presenza di uno scenario allarmante per le aziende che non fanno i conti solamente con i costi alle stelle, ma anche con il verticale crollo dei prezzi all’origine e con redditi falcidiati. Si dimentica anche che l’Italia è attesa da un difficile confronto a livello europeo sulla Pac post 2013, che già ha avuto un appuntamento molto importante con La nostra mobilitazione, dice
Non ci sono nemmeno i presupposti per avviare un serio dialogo per giungere ad un'intesa ragionevole sul prezzo del latte alla stalla: l'atteggiamento di totale chiusura di Assolatte -rileva Nella rappresentanza industriale -sottolinea Assolatte continua a fingere di non sapere -lo testimonia anche l'inserzione a pagamento comparsa sui quotidiani gli scorsi giorni- che il successo delle produzioni casearie “made in Italy” trova la sua ragione d'essere negli allevamenti italiani con il loro straordinario livello qualitativo e con il loro indissolubile legame con il territorio. Con queste posizioni il mondo industriale sfugge a qualsiasi ricerca di strategia di ampio respiro, all'apertura imprenditoriale, all'opportunità quindi di garantire un reale futuro per l'intera filiera. Ed è per questo che
Oltre 100 volontari provenienti da tutt’Italia, che in questi giorni stanno svolgendo il campo di volontariato e di studio “Estate Liberi” a Castelvolturno sulle “Terre di Don Peppe Diana”, saranno protagonisti nella mattina di domani giovedì 22 luglio alla mietitura del grano seminato a Pignataro Maggiore sui terreni confiscati al clan Nuvoletta-Lubrano. Questa l’iniziativa organizzata dalla Cia interprovinciale Napoli-Caserta e l’associazione “Libera Terra”. Dopo la mietitura, alle ore 12.00, appuntamento sul bene di Masseria Pratilli (Strada Statale 7 Appia), per la degustazione in anteprima dei “Paccheri di Don Peppe” Diana pasta artigianale di Gragnano, realizzata con il grano mietuto l'estate scorsa sulle stesse terre. Con quel grano sono stati prodotti circa 35.000 pacchi (500 gr.) di paccheri in confezione speciale. La prima confezione è stata consegnata ai genitori del parroco di Casal di Principe, ucciso dalla camorra il 19 marzo del 1994. Il pacco reca la scritta "Il g(i)usto di Campania - Le terre di don Peppe Diana" e contiene paccheri artigianali fatti dai pastai di Gragnano, per sostenere la nascita della cooperativa "Le terre di don Peppe Diana". L'iniziativa s'inserisce nell'ambito del progetto sostenuto dalla Fondazione per il Sud, Mozzarella della Legalità, che ha tra i suoi obiettivi quello della nascita della prima cooperativa “Libera Terra” in Campania. La neo-cooperativa, i cui soci sono stati selezionati attraverso bando pubblico, dovrà produrre la mozzarella giusta in un caseificio di Castel Volturno, realizzato in un bene confiscato alla camorra e dovrà coltivare i circa
Prorogare la fiscalizzazione dei contributi e azzerare l’accise sul gasolio agricolo: sono le richieste della Confederazione italiana agricoltori di Bari illustrate nel corso di un incontro al quale hanno partecipato i parlamentari Pd Giusy Servodio e Giovanni Procacci, il neo eletto presidente provinciale della Cia Vito Scalera e il direttore provinciale Cia Francesco Caruso. Ai parlamentari è stato consegnato un promemoria con le proposte che gli agricoltori baresi avanzano al governo, da presentare nella discussione della manovra finanziaria. “La proroga della fiscalizzazione e l'azzeramento delle tasse sul gasolio agricolo -ha detto Scalera- rappresentano la nostra priorità. Queste sono misure che nell’immediato servono a favorire lo sviluppo e la competitività del settore: noi abbiamo bisogno in questa fase del sostegno dei parlamentari baresi”. Le oltre 90 mila imprese della provincia (più di 130 mila se si considerano le imprese minori) sono al limite della sopravvivenza, con ovvie conseguenze sui livelli produttivi e occupazionali. E' a rischio quel presidio umano che oggi è anche salvaguardia e tutela dell’ambiente e del territorio rurale. A partire dal prossimo primo agosto la mancata proroga della fiscalizzazione dei contributi per le zone montane e svantaggiate costerà alle sole imprese oltre 57 milioni di euro in più. Un colpo mortale per il settore. A proposito delle richieste al governo nazionale Scalera ha sottolineato che “ad oggi, nonostante i reiterati solleciti, non vi è traccia alcuna della volontà di risolvere definitivamente la questione”. L’80 per cento delle giornate lavorative nazionali in agricoltura -ha proseguito - si svolge in zone montane e svantaggiate, coinvolgendo oltre il 55 per cento delle imprese agricole totali: per questo L’agricoltura -ha continuato il presidente della Cia di Bari- “vive un momento di estrema crisi. All’incessante aumento dei costi si aggiungono le terribili difficoltà di mercato. I prezzi di vendita dei prodotti agricoli sono in continuo calo”. Scalera ha ricordato che “per il grano duro, nonostante la buona qualità prodotta dai nostri cerealicoltori continuiamo ad assistere a prezzi di 16-17 centesimi per chilo, rispetto ai 25 - 26 centesimi per quintale di venti anni fa, con una perdita netta di ben 21,6 milioni di euro. Mentre un chilo di pasta negli anni Ottanta costava tra i 37 e i 38 centesimi al chilo, oggi costa tra 1,30 e 1,40 euro al chilo; un chilo di pane costa 2 euro al chilo”. I prezzi dell’uva da vino nelle ultime due annate sono crollati da Il settore zootecnico in provincia di Bari, con i suoi 180 milioni di litri di latte, rappresenta circa il 50 per cento della produzione lattiero casearia della Puglia, l’attuale prezzo di circa 34 centesimi al litro sta facendo perdere 36 milioni di euro per le circa 1.500 aziende zootecniche baresi di allevamento bovino. Contestualmente i costi aziendali per tutti i settori produttivi sono aumentati di oltre il 25 per cento, con punte superiori al 40 per cento “Esprimiamo la nostra forte preoccupazione -ha aggiunto il direttore della Cia di Bari Francesco Caruso- per la scarsa attenzione che fino ad oggi è stata dedicata all’agricoltura nel suo complesso, pur rappresentando una grande opportunità per il Paese, componente indispensabile per le importanti filiere agroalimentari del ‘made in Italy’, garanzia per i consumatori e fattore di coesione sociale e di tenuta ambientale. Fra i costi produttivi il costo dei carburanti ha una notevole incidenza. L’azzeramento delle accise sui prodotti petroliferi utilizzati nel settore agricolo, consentirebbe una riduzione considerevole dei costi. Il costo delle tasse e delle accise incide per oltre il 50 per cento del costo dei carburanti. Negli ultimi quattro anni il costo del carburante agricolo è aumentato del 20 per cento. Un provvedimento per introdurre ‘l’accisa zero’ darebbe una boccata d’ossigeno alle imprese agricole”. Il presidente Scalera ha ripreso, inoltre, l’annoso problema delle massicce e incontrollate importazioni che ormai riguardano tutti i comparti produttivi agricoli: cereali, latte e suoi derivati, olio extra vergine di oliva, ortofrutta, vino e produzioni floricole. “Queste importazioni -ha affermato Scalera-stanno determinando un calo spaventoso dei prezzi alla produzione. Al ministro Galan -ha concluso Scalera- chiediamo una task force per il controllo delle importazioni per debellare i fenomeni speculativi in atto a danno del reddito degli agricoltori italiani e della salute dei cittadini. Alla Regione Puglia, invece, chiediamo l’attivazione del monitoraggio delle scorte di vino prima dell’inizio della vendemmia e interventi per il consumo dell’uva da tavola, non a vantaggio di pochi e soliti commercianti, ma da concordare con gli agricoltori e le loro strutture associate: cooperative, consorzi, associazioni”.
Domenica scorsa 18 luglio si è votato per il rinnovo del Consiglio di amministrazione della Coop Ucflor, titolare della gestione del Mercato dei fiori di Sanremo. La prima elezione dopo il rinnovo della convenzione con il Comune di Sanremo e la modifica statutaria che prevede la partecipazione di tre consiglieri, sui nove che compongono il Cda, espressi dall’Amministrazione comunale. Alta la partecipazione al voto ed importanti i risultati: sui sei consiglieri espressione diretta della produzione, tre sono andati alla Cia, due alla Coldiretti e uno alla Confagricoltura. Un ottimo risultato che conferma la fiducia che
Gli agricoltori della Lombardia parteciperanno domani 22 luglio al sit-in organizzato dalla Cia davanti alla Camera dei Deputati a Roma, dove in sono in discussione la manovra finanziaria e i temi della crisi economica che interessano direttamenteanche le imprese agricole. Gli allevatori della Cia Lombardia sono, inoltre, da settimane in prima linea per contrastare con una forte mobilitazione l’iniqua norma in materia di quote latte che un emendamento della maggioranza di governo intende apportare nella manovra finanziaria. Non solo, in queste ore l’impegno è concentrato anche nella difficile trattativa per un accordo equo sul prezzo del latte allastalla. Pur nelle forti difficoltà del momento e nel pieno delle attività aziendali, gli agricoltori non rinunciano, quind,i alla strenua difesa di quello che rimane in termini di prospettive per aziende e famiglie.
L’Assemblea elettiva provinciale ha riconfermato all’unanimità presidente provinciale Luigi D’Amico, ed ha eletto, dopo aver anche approvato il nuovo statuto provinciale, il nuovo vicepresidente Giannicola D’Amico, la nuova Giunta provinciale, composta da Franco Ferrara, Salvatore De Luca e Cosimo Santoro, e la nuova direzione provinciale, composta da 21 componenti. Con l’elezione di una giunta e di una direzione provinciale composta per la quasi totalità da imprenditori agricoli, anche a Brindisi Nel corso della Assemblea di lunedì scorso -alla quale hanno partecipato il presidente regionale della Cia Antonio Barile ed il vicepresidente regionale vicario Donato Petruzzi- è stato, infatti, nominato il nuovo direttore provinciale della Cia, Vito Murrone, che dirigerà a livello gestionale le due organizzazioni provinciali di Brindisi e Lecce. L’incontro dell’altra sera è servito, inoltre, per fare il punto sulla ormai cronica situazione di crisi che sta letteralmente portando sul lastrico numerose aziende agricole e per ribadire con forza le richieste della Cia al governo nazionale e regionale. Dalla proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali in scadenza al 31 luglio per le aziende delle zone svantaggiate che assumono manodopera, alla eliminazione dell’accise dell’Iva sul gasolio agricolo per tutte le colture, alla semplificazione burocratica, alla istituzione di una cabina di regia contro le frodi e le sofisticazioni alimentari, alla maggiore sicurezza nelle campagne, e a tutta una serie di altre questioni che stanno penalizzando di non poco le imprese agricole pugliesi e brindisine in particolare. Richieste che saranno ribadite nel corso della mobilitazione indetta a livello nazionale dalla Cia per domani giovedì 22 luglio, alla quale
Ormai per le imprese agricole è “allarme rosso” e gli agricoltori toscani della Cia scendono in piazza a Roma per protestare, direttamente davanti a Montecitorio. La situazione è drammatica. I costi produttivi, contributivi e burocratici sono alle stelle , i prezzi praticati sui campi sono da tempo in crollo verticale, i redditi sono sempre più falcidiati. Così decine di produttori -sottolinea “Non si tratta -afferma Giordano Pascucci presidente Cia Toscana - di una scelta causale. La manifestazione si terrà, infatti, in concomitanza della discussione alla Camera della manovra finanziaria, appena approvata dal Senato”. In particolare, “E’ vergognoso -dice Pascucci- che in questi anni si siano trovati 1,7 miliardi (a spese dei contribuenti italiani) per pagare le multe delle quote latte che i soliti furbi si sono ben guardati dal versare e per l’agricoltura, che sta vivendo una crisi drammatica, non si è riusciti a reperire un solo centesimo con la manovra finanziaria. Il settore vive una delle crisi più difficili degli ultimi trent’anni. E’ assurdo -prosegue
Seguirà alle ore 11.30 una conferenza stampa, sempre in piazza, per spiegare ai media il motivo dell’iniziativa e le ragioni che hanno spinto I cambiamenti sostanziali contenuti nella proposta di modifica della legge della Confederazione italiana agricoltori del Veneto riguardano innanzitutto il riconoscimento delle funzioni e la valorizzazione dei consorzi di bonifica, attraverso un’adeguata e certa dotazione finanziaria che permetta di reperire le risorse adeguate allo svolgimento delle loro funzioni. Il rischio di questa legge è di mettere in serio pericolo la sopravvivenza stessa dei 10 Consorzi di bonifica del Veneto. Il taglio di risorse non consente, infatti, di reperire la copertura finanziaria adeguata per poter svolgere i compiti richiesti ai consorzi di difesa idraulica e idrogeologica del territorio, contro il rischio sempre più frequente di alluvioni ed esondazioni. Il pericolo è che si giunga al blocco delle attività di manutenzione e adeguamento della rete scolate di irrigazione. Cia Veneto chiede di rivedere il ruolo delle infrastrutture (parcheggi, strade, piazzali), degli immobili urbani (abitativi e produttivi) e dei terreni agricoli nella questione della sicurezza idraulica del territorio. Tra i punti messi in discussione dalla Confederazione c’è anche la composizione della rappresentanza dei consorzi di bonifica nonché dei criteri delle elezioni. Partecipano alla conferenza stampa Daniele Toniolo, presidente di Cia Veneto, Mario Quaresimin, presidente di Cia Venezia, Claudio D’Ascanio, presidente di Cia Padova, Denis Susanna, presidente di Cia Treviso. Intervengono Gennaro Marotta, coordinatore regionale Italia dei Valori e consigliere regionale Lucio Tiozzo, consigliere regionale Pd, Gabriele Scaramuzza, Pd Veneto.
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