| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
|
Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 51 - n. 147 | 21 luglio 2009 |
|
||||||
|
La Cia sottolinea che ordinanze come quelle del comune di Milano possono innescare ingiusti contraccolpi per la nostra produzione vitivinicola, sempre più orientata alla qualità. Sviluppare adeguate campagne informative sulla stregua del progetto europeo “Wine in moderation”. Sono i superalcolici e i cosiddetti “alcolpops” a provocare gli effetti più deleteri tra le nuove generazioni. Meglio educare e prevenire che reprimere. Il rischio è che campagne e ordinanze di divieto possono penalizzare prodotti come il vino, che fa parte della nostra cultura, delle nostre tradizioni e della nostra storia. Con la demonizzazione non si ottiene nulla, se non colpire l’immagine della produzione vitivinicola italiana. Bisogna, invece, fra crescere, soprattutto tra i giovani, la logica di una degustazione consapevole, moderata. Ben diversa dall’uso sregolato di alcolici. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito all’ordinanza del sindaco di Milano sul divieto di vendita di alcol al di sotto dei 16 anni. La generalizzazione dei divieti -afferma la Cia- fa soltanto danni. In questo caso a pagarne le spese maggiori sarebbe proprio il vino “made in Italy”. Sarebbe molto più efficace ed opportuno fare delle adeguate campagne d’informazione per educare ad un bere moderato e consapevole. Altrimenti, si corre il pericolo di innescare una spirale negativa che porti alla discriminazione dei vini, con conseguenze facilmente immaginabili per i nostri produttori vitivinicoli che, in questi anni, hanno tanto investito in qualità. Oltretutto, è dimostrato dai dati che -rileva la Cia- non è assolutamente il vino la causa di tanti incidenti stradali, ma bevande, come i cocktail, i superalcolici e gli “alcolpops”, particolari bibite fatte spesso con vodka, rum, mescolati ad analcolici che favoriscono consumi all’eccesso. E così gli effetti, in particolare sui giovani diventano devastanti. Per la Cia è, quindi, indispensabile sviluppare la prevenzione e l’educazione facendo conoscere il valore del vino ai giovani. E questo può realmente dare un apporto significativo ad evitare il bere eccessivo di alcol tra le nuove generazioni. D’altra parte, proprio il vino -rimarca Cia- non può essere assolutamente catalogato tra le bevande alcoliche. Il vino è il “prodotto principe” delle nostre terre il suo uso moderato e consapevole non è motivo delle tante tragedie che purtroppo funestano le strade italiane. Lungo questa direzione si muove e si articola il progetto europeo “Wine in moderation”, che ha come obiettivo prioritario quello di diffondere la cultura del buon bere senza esagerazioni. E’, dunque, importante -conclude la Cia- impedire l’adozione di abitudini potenzialmente dannose, attraverso la comunicazione, la promozione di stili di vita virtuosi che educhino il consumatore. E questo appare lo strumento più idoneo che, con l’utilizzo di informazioni precise e pertinenti, occorre sviluppare per ridurre con successo il consumo smodato di alcolici.
La Cia commenta positivamente l’emendamento al decreto anticrisi delle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera. E’ una misura contenuta già nel progetto “Agricoltura futuro giovane” della Confederazione e dell’Agia. Destinare i terreni demaniali ai giovani è una delle proposte contenute nel progetto “Agricoltura futuro giovane” elaborato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori e dall’Agia, l’Associazione dei giovani imprenditori agricoli. Per questo motivo l’emendamento al decreto anticrisi approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera va nella direzione giusta e può rappresentare un positivo contributo per dare prospettive adeguate alle nuove generazioni del mondo agricolo, favorendo il ricambio generazionale. D’altra parte, senza ricambio generazionale non ci sarà futuro per la nostra agricoltura. E il progetto di Cia e Agia, oltre a prevedere l’utilizzo agricolo dei terreni demaniali, ha proprio come obiettivo quello di definire un piano di azione organico per l’imprenditoria giovanile, per sostenere, appunto, il ricambio generazionale dei titolari d’azienda e la costituzione di nuove imprese e per favorire l’attrattività e la sostenibilità dell’attività agricola. A differenza dei Paesi europei, in Italia i giovani -afferma la Cia- non vedono nell’agricoltura delle prospettive economiche interessanti: fra le difficoltà principali di insediamento giovanile ci sono la scarsa mobilità fondiaria e l’accesso al bene terra, gli alti costi di avviamento, l’incertezza delle prospettive economiche, la scarsità di formazione e servizi di consulenza adeguati. Inoltre, vanno considerati gli oneri amministrativi connessi all’esercizio dell’attività agricola, gli elevati prezzi di affitto e di acquisto dei terreni, gli alti costi dei macchinari, ed in generale, degli investimenti. Barriere fiscali e legali e in alcuni casi il forte rischio di “marginalità” delle aree rurali, la carenza di infrastrutture, di logistica, di mobilità, dei servizi civili e socio-sanitari, che ne condizionano la qualità della vita, completano il quadro. Il progetto della Cia prevede la disponibilità del fattore terra: trasferimento di proprietà, affitto, integrità aziendale, riordino fondiario finalizzati all’incremento delle dimensioni aziendali. Progetti e capitali “giovani”: progetti d’impresa per utilizzare al meglio le risorse finanziare disponibili per i giovani (Ismea, politiche nazionali, regionali e comunitari). Strutture societarie innovative: favorire partnership tra “anziani proprietari” e “giovani gestori”. Impresa facile: mercato, semplificazione, supporto alla gestione.
La Cia, in vista della presentazione del Piano della Commissione esecutiva di Bruxelles, mette in evidenza le gravi difficoltà del settore lattiero-caseario in tutti i paesi dell’Unione europea. Aiuti diretti alle imprese ed etichettatura di origine per i formaggi. La crisi che sta investendo il settore lattiero-caseario in Europa sta diventando sempre più grave e ora finalmente anche Il problema del latte, quindi, non è solo italiano. Ormai ha assunto una dimensione europea e il fatto che il Copa (Comitato delle organizzazioni agricole Ue) e il Cogeca (Comitato generale della cooperazione agricola dell’Unione europea) siano intervenuti per sollecitare una rinnovata politica per il settore, evidenzia -afferma Per questa ragione Tanti, infatti, sono i problemi da risolvere, a cominciare da quello dei costi, che ormai hanno raggiunto livelli insostenibili, e da quello del prezzo del latte alla stalla che è più basso di venti anni fa. E proprio la caduta del prezzo alla stalla che preoccupa gli allevatori. Oltretutto -come rileva la stessa Commissione Ue- questo crollo non ha generato una riduzione dei prezzi al consumo dei prodotti lattiero-caseari che sono scesi -sottolinea Altro elemento allarmante -rimarca Un altro fronte sul quale intervenire -avverte
“Vietare quando si è impotenti di fronte alla propria capacità di distinguere ed educare è un fatto semplice che però non garantisce nulla alle nuove generazioni”. Questo il commento di Carlo Ricagni, presidente provinciale della Cia di Alessandria, al riguardo dell’ordinanza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, e del disegno di legge presentato ieri dall’Udc. “In tutta questa vicenda -prosegue Ricagni- era necessario saper cogliere sfumature che invece, come al solito, sfuggono ai nostri amministratori. In questo modo si va a colpire indiscriminatamente tutti gli alcolici compreso il vino quando, invece, è risaputo che il dilagare del fenomeno dell’alcolismo tra i minori, e non solo tra di loro, è legato all’uso smodato di superalcolici e di mix degli stessi”. “Il vino -sostiene il presidente della Cia di Alessandria- fa parte della nostra cultura e pertanto deve essere salvaguardato. Ordinanze e disegni di legge che fanno di tutta un’erba un fascia rischia di danneggiare, sia direttamente sia indirettamente, un importante settore del mondo agricolo che a fatica sta cercando di rialzare la testa”. “Naturalmente una campagna negativa -sottolinea Carlo Ricagni- rischia di coinvolgere tutti, non solo i minori di anni sedici e le loro famiglie, e può portare a gravi contraccolpi ai bilanci, peraltro già sofferenti, delle aziende vitivinicole. Bisogna, invece, muoversi nella direzione dell’educare al bere consapevole e non all’allontanamento dei consumatori”. “Quindi, rischiamo di vedere esercenti e genitori sanzionati -evidenzia Ricagni- o addirittura la chiusura di locali come previsto dal disegno di legge dell’Udc, se un quindicenne decide di bere un bicchiere di vino mangiando un panino”. “Il nostro appello -conclude il presidente della Cia di Alessandria- è rivolto ai sindaci della nostra provincia, molti situati in zone vitivinicole per eccellenza: sarebbe un errore seguire le orme della Moratti, un fatto deleterio proprio per l’economia dei loro paesi avviare azioni che reprimono. Piuttosto diventa necessario che i primi cittadini si muovano nella direzione di educare le nuove generazioni al bere consapevole”.
“Esprimiamo le felicitazioni della Cia Puglia all’on. Paolo De Castro per la sua elezione a presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo”. Lo ha sostenuto il presidente regionale della Cia Antonio Barile. “E’ una elezione ancora più significativa perché -ha aggiunto Barile- vede alla guida della più importante Commissione dell’Assemblea di Strasburgo per la prima volta un italiano, un uomo della nostra regione e del Mezzogiorno. Paolo De Castro, per la sua straordinaria competenza, è l’uomo giusto per un ruolo così delicato in un momento difficilissimo per l’agricoltura europea, italiana e della Puglia. Ritengo che dalla importantissima postazione della presidenza della Commissione potrà dare un contributo a sconfiggere l’economia dell’inganno che strangola la nostra agricoltura e falcidia i redditi degli agricoltori”.
Malgrado i prezzi all’origine abbiano toccato il minimo storico, grossisti e Gdo non acquistano pesche, uva da tavola, angurie, meloni, ortaggi e grano duro prodotti in Sicilia. Stessa sorte da mesi è riservata anche al comparto lattiero-caseario e zootecnico. Infine,
Si è svolta nei giorni scorsi a Catania la riunione del Gruppo di interesse economico regionale del comparto cerealicolo della Cia Sicilia che, a chiusura della campagna di mietitura, ha fatto il punto della situazione del grano duro. Il Gruppo di interesse economico della Cia Sicilia ha evidenziato la pesante riduzione delle rese medie per ettaro calcolate intorno al 35-40 per cento che si aggiunge alla riduzione del 28 per cento della superficie investita. Si tratta di dati che in sintesi mettono in luce il dimezzamento della produzione del grano duro siciliano rispetto al 2008. Il prezzo del grano duro all’origine, però, continua ad essere mantenuto su valori estremamente bassi, malgrado la forte contrazione della produzione siciliana e di quella nazionale, che l’Ismea ha calcolato in oltre il 23 per cento. La situazione è, quindi, preoccupante, soprattutto perché ancora una volta prevalgono azioni speculative che penalizzano il reddito degli agricoltori siciliani ai quali, tra l’altro, viene riconosciuto in assoluto il prezzo più basso praticato sulle principali piazze cerealicole nazionali. Il Gruppo di interesse economico ha evidenziato la inderogabile necessità di avviare un profondo processo di riorganizzazione del comparto per sottrarlo alla speculazione e contrastare la svalutazione la produzione di grano duro della Sicilia. Per questo ritiene necessaria un’azione del governo regionale che miri al sostegno del raggiungimento di accordi di filiera e a una più incisiva attività di controllo sulle partite di grano duro d’importazione, basata più su azioni di intelligence che su azioni estemporanee troppo spesso finalizzate al risalto mediatico.
|
|
|
|
|