| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 50 - n. 124 | 21 giugno 2008 |
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Una tavola rotonda sulla crisi dei mercati internazionali ha concluso della seconda Conferenza economica della Cia. Ai lavori è intervenuto l’arcivescovo di Lecce mons. Ruppi. Il presidente Politi: “la soluzione dei problemi alimentari del mondo richiede strategie mirate. Bisogna dare una svolta radicale”. Avvio di programmi seri e concreti per aiutare i paesi più poveri della Terra a sviluppare le loro agricolture; decisa azione per contrastare con la massima fermezza le gravi speculazioni che stanno facendo lievitare a prezzi record le materie prime agricole (grano, mais, riso) e provocando una drammatica emergenza di cibo; abolizione dei sussidi per le coltivazioni destinate ai biocarburanti; fermo “no” a politiche neo-protezionistiche e all’utilizzo degli Ogm. Sono questi gli aspetti più significati emersi oggi a Lecce dove una tavola rotonda, sul tema “Crisi dei mercati agricoli internazionali, quali risposte?”, si è conclusa la seconda Conferenza economica promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori Nel corso della tavola rotonda -alla quale ha partecipato, fra gli altri, mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo di Lecce- sono stati individuate strategie mirate per cercare di ribaltare una tendenza che si fa sempre più pericolosa per il futuro stesso dell’umanità. “L’emergenza cibo -come ha affermato il presidente della Cia Giuseppe Politi- è divenuta sempre più drammatica. Occorre dare una svolta. La soluzione dei problemi alimentari dei Paesi in via di sviluppo richiede politiche nuove. Fino ad ora abbiamo assistito ad una crescita consistente di importazioni di prodotti agricoli in questi paesi. In pratica, anziché favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli locali, si è preferito optare per l’acquisto dall’estero. E’ una politica sbagliata che va abbandonata. E’ vero che davanti all’emergenza di milioni di persone che muoiono di fame occorre intervenire con aiuti; ma è altrettanto vero che bisogna cominciare a pensare in maniera diversa cercando di far crescere le agricolture di questi paesi attraverso ricerca e innovazione”. Per i più poveri del mondo -è stato rilevato durante la tavola rotonda- i rincari si sono tradotti in maggiore povertà e vulnerabilità ad ulteriori possibili squilibri. Gli alimentari rappresentano il 10-20 per cento della spesa nelle economie industrializzate, il 60-80 per cento nei paesi in sviluppo, molti dei quali sono importatori netti. Il che, ovviamente, rende i nuclei familiari di questi paesi estremamente sensibili alle oscillazioni dei prezzi dei generi alimentari. La tavola rotonda è stata anche l’occasione per Durante i lavori è stato anche sottolineato il pericolo incombente del neo-protezionismo. Per questo motivo -è stato rilevato- occorre evitare l’innalzamento delle barriere doganali e nuove politiche dei dazi che avrebbe un effetto fortemente negativo specialmente per i paesi più poveri. Alla tavola rotonda -introdotta dal vicepresidente della Cia Enzo Pierangioli- sono intervenuti, fra gli altri, Antonio Buonfiglio, sottosegretario alle Politiche agricole, Enzo Russo, assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, il sen. Alfonso Andria, ministro ombra dell’Agricoltura del Pd, Fernanda Guerrieri, responsabile Operazioni d’emergenza della Fao.
La tre giorni di Lecce ha visto la partecipazione di circa mille persone e l’intervento di esponenti delle istituzioni europee, nazionali e regionali, di autorità civili e religiose, di rappresentanti del mondo economico, accademico, agricolo, agroalimentare e cooperativo. Il presidente Politi nelle conclusioni sottolinea la validità di questo appuntamento che diventerà annuale proprio per affrontare i grandi problemi del settore. Un vero successo. La seconda Conferenza economica promossa a Lecce dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori ha rappresentato un momento di grande confronto dove sono stati affrontati ed esaminati i principali problemi che riguardano l’agricoltura: dall’emergenza mondiale del cibo alla politica per i paesi più poveri della Terra, dalla Pac alle trattative commerciali Wto, dalle questioni interne agricole del nostro Paese agli Ogm e ai biocarburanti. Un appuntamento, quindi, che ha focalizzato tematiche di primaria importanza verso le quali occorre sviluppare strategie sempre più incisive per avere entro tempi brevi valide e concrete risposte. La tre giorni della Cia -i lavori si sono aperti il 19 giugno scorso e si sono conclusi oggi con una Tavola rotonda sulla crisi dei mercati internazionali- ha visto la partecipazione di circa mille persone e l’intervento di autorevoli rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali, regionali (15 assessori all’Agricoltura regionali) e locali, di autorità civili e religiose, di esponenti del mondo economico, accademico, agricolo, agroalimentare e cooperativo. Tra i partecipanti, il commissario all’Agricoltura Ue Mariann Fischer Boel, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia, dell’arcivescovo di Lecce mons. Cosmo Francesco Ruppi. Il successo dell’iniziativa è stato confermato dai tanti relatori che si sono alternati negli interventi durante i quali sono venute indicazioni e proposte costruttive per affrontare e cercare di risolvere le questioni sia di carattere economico che alimentare. Questioni che affligono una larga parte del mondo gettando nella disperazione quasi un miliardo di persone. Ma non solo. Dalle varie relazioni, che si sono articolate nella traccia propositiva della Cia, si è avuto un valido contributo per dare alla nostra agricoltura una svolta realmente efficace in grado di aprire prospettive e certezze per gli imprenditori. La validità di questa Conferenza -come ha sottolineato nelle conclusioni il presidente Politi- costituisce la base forte per dare seguito ad un appuntamento che diventa così annuale e che continuerà a rappresentare una fase di dialogo e di confronto sulle grandi tematiche dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano ed internazionale.
Nel corso della seconda Conferenza economica della Cia, evidenziato il primato nella Ue della qualità dell’agricoltura italiana: 171 marchi su un totale di 799 (oltre il 21 per cento). Nel 2007 i consumi, però, rallentano. L’export è il vero motore di queste produzioni. Giù i consumi, ma il “made in Italy” di qualità è sempre più apprezzato all’estero: per i nostri prodotti Dop (Denominazione d’origine protetta), Igp (Indicazione geografica protetta) e Stg (Specialità tradizionale garantita) il 2007 è stato un anno “double face”: un export in grande spolvero (con aumenti anche del 20 per cento rispetto al 2006) e un mercato interno in evidente difficoltà (meno 1,6 per cento il calo degli acquisti). I dati sono emersi a Lecce durante Le nostre Dop, Igp e Stg, nonostante l’andamento non esaltante dei consumi nello scorso anno, continuano però a brillare. L’agricoltura italiana è, infatti, sempre più leader incontrastata in Europa in fatto di qualità e tipicità. Il nostro Paese ha consolidato il suo primato con il maggior numero di prodotti a denominazione di origine tutelata. Sono così 171 i riconoscimenti su un totale di 799. Una quota che supera il 21 per cento del “paniere europeo”. Ci seguono Nello scorso anno il valore alla produzione delle denominazioni italiane -segnala Tornando ai dati del Diverso il discorso per i consumi. Anche questi prodotti a marchio si sono, in pratica, allineati al calo che si è registrato nell’intero settore agroalimentare. A determinare la flessione sono stati, tuttavia, soprattutto i formaggi Dop che hanno registrato un meno 2 per cento. Stabili, invece, le vendite di salumi, mentre crescono gli oli. Per gli ortofrutticoli la flessione è stata dello 0,5 per cento. Consumi di Dop, Igp, Stg nel 2007 Formaggi -2% Salumi e prosciutti 0,0% Ortofrutticoli - 0,5% Oli +3,8% COSI’ I DOP E GLI IGP NELL’UE
DOP, IGP, STG IN CIFRE (in milioni di euro)
La qualità italiana in cifre Dop 112 Igp 58 Stg 1 Formaggi 34 Salumi e prosciutti 30 Ortofrutticoli 53 Oli 38
Nel corso della seconda Conferenza economica di Lecce, la Cia mette in risalto un fenomeno che ormai supera la metà del valore dell’agroalimentare del nostro Paese. Crescono i sequestri dei “falsi”. Negli Usa il boom delle imitazioni dei prodotti italiani. E’ un fenomeno che sta crescendo in maniera allarmante e che genera un giro d’affari da capogiro: oltre 60 miliardi di euro l’anno, pari a più della metà del valore dell’agroalimentare italiano e tre volte superiore alle esportazioni nazionali del settore. Si tratta dell’”Italian sounding”, cioè il mercato parallelo dei falsi. Vale a dire quei cibi e quelle bevande che, grazie a una normativa internazionale quantomeno lacunosa, vengono prodotti e venduti utilizzando in maniera impropria parole, immagini, marchi e ricette che si richiamano all’Italia. Ma che non hanno nulla a che fare con la nostra gastronomia. Non solo, quindi, una falsa garanzia per i consumatori stranieri, ma soprattutto un business che è destinato ad aumentare enormemente. Questo è uno degli aspetti messi in luce a Lecce durante All’estero possiamo trovare di tutto, all’insegna del falso italiano. Spaghetti di grano tenero venduti come cento per cento “made in Italy” sugli scaffali dei supermercati statunitensi, canadesi e inglesi; pomodori, con l’etichetta “Napoli” e “Campania”, inscatolati in Cina o in qualche paese del Nord Africa; salse dai sapori improponibili, pizze napoletane che hanno tutto meno che le caratteristiche del “prodotto emblema” della nostra immagine all’estero. Non basta: nei ristoranti troviamo un piatto di penne all’amatriciana, con pasta e sugo (un’improbabile miscela di bacon, pomodoro e cipolle) che arrivano dal Wisconsin; formaggi come il parmigiano, la fontina e il gorgonzola, provenienti da chi sa quale paese, o Mortadella tipo Bologna, o un Chianti prodotto in Cile. Siamo in presenza di un assalto crescente degli “agropirati”. Basti pensare che solo negli Stati Uniti il giro d’affari relativo alle imitazioni dei formaggi italiani supera abbondantemente supera abbondantemente i 2 miliardi di dollari. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera difesa dei nostri prodotti tipici legati al territorio, in particolare Dop, Igp e Stg, che comprendono formaggi, oli d’oliva, salumi, prosciutti e ortofrutticoli. Una difesa che non significa soltanto la tutela di un patrimonio culturale, dell’immagine stessa dell’Italia, ma anche la valorizzazione di un settore. L’Italia, subito dopo La situazione è, quindi, di estrema gravità: ci troviamo -è stato rimarcato durante l’iniziativa della Cia- davanti ad un immenso supermarket del “falso”, dell’”agro-scorretto”, del “bidone alimentare”. Il più “copiato” tra i prodotti Dop e Igp è il Parmigiano Reggiano. Ad esso appartiene il primato delle imitazioni. Il suo “tarocco” lo troviamo in Argentina, in Brasile, in Giappone, ma anche in Germania e nel Regno Unito. Seguono il Prosciutto di Parma e quello di San Daniele, il Grana Padano, Ma per trovare i “falsi” Dop e Igp non c’è certo bisogno di andare all’estero. E’ sufficiente navigare in Internet per poter avere una vera e propria vetrina del “tarocco”. In molti siti si possono acquistare formaggi come il Parmesan o il Regianito, il Provolone e l’Asiago, prodotti nel Wisconsin (Usa), Per comprendere la gravità del problema delle imitazioni, nella seconda Conferenza economica della Cia è stato messo in risalto che durante il 2007 si sono più che triplicati i casi di sequestri di prodotti Dop e Igp contraffatti o falsificati effettuati alle dogane dei Paesi dell’Unione europea. Importazioni “taroccate”, come formaggi, vini, mele, salumi, che provenivano dai Paesi più disparati: Cina, Brasile, Australia, Sudafrica, Argentina, Canada. La diffusione sul mercato globale di imitazioni di bassa qualità, oltre a colpire direttamente gli imprenditori nazionali, ai quali vengono tolti spazi di mercato, danneggia gravemente l'immagine del “made in Italy”, sia sui mercati tradizionali che su quelli emergenti come
In occasione della seconda Conferenza economica, la Cia e la Banca della Nuova Terra Spa hanno firmato un protocollo d’intesa per favorire lo sviluppo di questa energia alternativa nelle campagne. Trenta milioni di euro per finanziare l’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica da parte delle aziende agricole. Questa la somma messa a disposizione degli agricoltori prevista dall’accordo siglato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori e L’accordo, che ha validità fino al 31 dicembre 2010 e potrà essere rinnovato, prevede procedure rapide e agevolazioni per le richieste di finanziamento da parte delle imprese agricole aderenti alla Cia. Nel protocollo d’intesa si evidenzia l’importanza strategica delle fonti energetiche alternative, come quella dei pannelli fotovoltaici, che per le imprese agricole costituiscono una grande opportunità anche in termini di risparmio dei costi produttivi, che negli ultimi resi ancora più pesanti dai forti rincari del petrolio. Costi, come quelli del gasolio, che sono cresciuti in maniera notevole con riflessi negativi per la nostra agricoltura. Nello scorso mese di aprile la “bolletta energetica” per l’agricoltura è, infatti, aumentata di circa il 7 per cento rispetto all’analogo periodo del 2007. Ma gli aumenti hanno inciso anche sui mangimi, i fertilizzanti, gli antiparassitari, le sementi. Un aggravio che nel primo quadrimestre dell’anno ha superato i 300 euro milioni di euro. L’intesa tra Cia e Banca della Nuova Terra Spa rappresenta, quindi, un elemento importante e può spianare la strada dello sviluppo delle fonti alternative, come quella fotovoltaica, indispensabili per attenuare gli attuali costi di produzione e favorire nuovi investimenti.
L’anziano da problema a risorsa per la società. Deve essere una parte di cittadinanza attiva, impegnata nella società perché è ancora in grado di offrire molto, a livello sociale, economico e umano. Uno sbocco concreto è l’agricoltura sociale. Oggi, le regioni del centro Italia, hanno un’alta densità di persone ritenute della terza età: in Toscana ogni 100 giovani ci sono 200 anziani. E’ quanto emerso nel corso della prima giornata della Festa interregionale del pensionato, in corso fino a domani 22 giugno, promossa dall’Associazione Pensionati della Cia Toscana. La manifestazione si è aperta a Bibbiena (Ar), con la tavola rotonda dal tema “Anziani e popolazioni rurali: diritti e cittadinanza” che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Adriana Lombardi, dirigente del servizio socio assistenziale della Regione Umbria, di Patrizio Nocentini – Responsabile Settore integrazione socio sanitaria e non autosufficienza della Regione Toscana; dell’assessore alle politiche sociali del Comune di Pesaro, Marco Savelli, della parlamentare europea Catiuscia Marini e del presidente nazionale Anp/Cia, Mario Pretolani. “E’ stato -ha sottolineato Valentino Vannelli, vicepresidente della Cia toscana- un momento di approfondimento fondamentale, è necessario conoscere appieno le possibilità e le risorse da dedicare agli anziani perché rappresentano una grande risorsa per la nostra società”. Molte le similitudini fra Toscana, Marche e Umbria: se nelle città popolate gli anziani hanno a disposizione molti servizi di assistenza e di qualità; nelle aree rurali, nei piccolissimi centri urbani, ancora sopravvive una tradizionale forma di solidarietà, fatta di volontariato e di assistenza anche a domicilio. Una risorsa che non potrà durare all’infinito considerato che anche nelle aree rurali, dove ci sono meno servizi, la società tende a modificarsi, causa anche maggiori spostamenti lavorativi. Bisogna quindi prevenire una possibile problematica, adoperandosi per far si che l’anziano rimanga attivo e possa contribuire al proprio benessere essendo impegnato in modo attivo nella società. Ecco che fra le “ricette” emerse dal convegno dell’Anp/Cia, che ha visto una grande partecipazione di pubblico, l’impegno in agricoltura può rappresentare una carta vincente. L’agricoltura sociale, nello specifico, che nelle aree rurali permette all’anziano di trasmettere delle conoscenze alle generazioni future, partecipando alla vita sociale e culturale. “Una vita dignitosa” per gli anziani è anche uno dei principi della Comunità europea. Nella giornata di domani, domenica 22 giugno, a Poppi (Ar) si assisterà ad una vera e propria invasione da parte dei pensionati della Cia dalla Toscana, delle Marche e Umbria: tre regioni che insieme possono contare su oltre 100mila iscritti, di cui oltre 70mila soltanto in Toscana. Sono previsti 40 pullman e tantissime auto proprie per un esodo in Casentino fatto di allegria, produzioni tipiche e momenti di approfondimento. Nella mattina (ore 11) presso il castello di Poppi si svolgerà un incontro con i dirigenti della Cia e dell’Anp locale e regionale, con gli interventi di Graziano Agostini, sindaco di Poppi; di Vincenzo Ceccarelli, presidente della Provincia di Arezzo, e del presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi. Inaugurazione poi, delle mostre e i concorsi di fotografia e di pittura e, con l’arrivo delle delegazioni delle regioni partecipanti alla Festa, si aprirà anche la mostra mercato e sono previste visite al castello di Poppi e ai musei. Sarà possibile degustare le migliori produzioni Casentinesi con i prodotti delle aziende della Cia Arezzo, e i prodotti umbri e marchigiani nel Mercatale che si svolgerà nel centro storico. Nel pomeriggio (dalle 16.30) sono poi in programma intrattenimenti musicali e spettacoli folk itineranti delle Marche (con il gruppo “Bandino dei brutti” di Piobbico-Pu) e dell’Umbria (Gruppo folcloristico Spoletino-Spleto-Pg); mentre alle 17, nella Sala delle feste del Castello Conti Guidi si svolgerà la cerimonia di premiazione dei concorsi di foto e di pittura. La manifestazione è patrocinata dal Parlamento Europeo, dalla Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Comune di Poppi. All’interno della Festa del Pensionato 2008 si terrà la terza edizione del concorso di fotografia: il tema principale è dedicato all’architettura rurale del paesaggio toscano, oltre ad una sezione a tema libero. Le foto -numerosi i partecipanti da tutta Italia in questa edizione- saranno esposte presso l’antica biblioteca del castello. Si svolgerà poi la seconda edizione del concorso di pittura sul tema: “L’entroterra toscano in punta di pennello”. Assieme alle 22 opere in concorso vengono esposte altre 13 opere fuori concorso. La mostra occupa due sale del prestigioso castello oltre ai ballatoi in legno. Trentacinque opere che mettono assieme diverse tecniche di pittura ma anche artisti affermati e non. Insomma due eventi di grande valore da visitare. Le mostre rimangono aperte tutti i giorni, presso il Castello dei Conti Guidi a Poppi, da domenica 22 giugno a domenica 6 luglio dalle 10 alle 18.
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