| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 53 - n. 82 | 21 aprile 2011 |
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Degustazioni guidate, conferenze, animazione didattica. Sono solo alcuni degli elementi che compongono il programma della mostra mercato “Per Corti e Cascine”, che si terrà il primo maggio a Rozzano, in provincia di Milano, dalle 10 alle 18.30 presso il centro culturale ‘Cascina Grande’. L’iniziativa, organizzata dalla Cia in collaborazione con Turismo Verde Lombardia e con la Fondazione Rudh del Comune di Rozzano la prima domenica del mese, rappresenta una vetrina importante delle produzioni agricole lombarde. Sarà possibile acquistare prodotti freschi e trasformati, soprattutto biologici, direttamente dai produttori regionali. Si tratta, quindi, di un’occasione per consolidare un rapporto diretto e di fiducia tra i consumatori e il mondo agricolo. Il programma della giornata, dal titolo “Il fiore questo sconosciuto”, prevede in mattinata una dimostrazione gratuita sui segreti dei decori floreali, con idee e suggerimenti per creare composizioni e centrotavola inediti con fiori ed erbe (a cura di Fernanda Riva e Elena Robbiani dell’azienda ‘Il Vivaio’ di Milano). Ci saranno poi degustazioni varie, tra cui quella del “Pan de mej”, il dolce tipico milanese con i fiori di Sambuco (a cura di Enea Radice, agriturismo ‘L’Aia’ di Cassinetta di Lugagnano), e alle 16 una conferenza dal titolo “Il fiore nel piatto: conoscere e riconoscere i fiori, piante dell’orto e erbe spontanee con il loro utilizzo in cucina…”, dove saranno fornite alcune ricette della tradizione. Per i bambini dai 3 ai 10 anni, invece, c’è il laboratorio “Una magia dai mille colori”. Le attività proposte prevedono la scoperta dei fiori attraverso osservazioni a occhio nudo o mediante l’uso di adeguati strumenti scientifici, attività sensoriali, giochi tematici, laboratori creativi con petali e altri materiali naturali. Il progetto della mostra mercato - tra prodotti tipici di qualità, tradizione, cultura e didattica - ha ottenuto il patrocinio della Regione Lombardia, Direzione Generale Agricoltura, Provincia di Milano, Unioncamere Lombardia.
La Cia prende spunto dall’intervento del Governatore del Veneto per chiedere una rigorosa designazione delle “aree vulnerabili”, che non gravi solo sulla zootecnia nazionale ma che si basi su un’effettiva verifica delle varie fonti di inquinamento sul territorio. L’intervento del Governatore del Veneto richiama l’attenzione su una vicenda da tempo oggetto di discussione da parte del mondo agricolo. Recenti studi scientifici hanno già avvalorato l’ipotesi che la presenza di nitrati nelle falde acquifere non sia riconducibile solo ad aspetti settoriali agricoli, e in particolare al carico zootecnico. Ecco perché adesso è ora di cambiare rotta e di arrivare a soluzioni equilibrate, che finalmente distribuiscano il peso della direttiva Ue tra le diverse fonti di inquinamento sul territorio. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando le dichiarazioni di Luca Zaia sugli effetti della direttiva nitrati. Finora di fatto è stata attribuita ogni responsabilità sull’eventuale eccesso di presenza di azoto nelle acque al comparto zootecnico -spiega la Cia- con ripercussioni pesanti sugli allevamenti, e quindi sulla produzione nazionale di carne e latte. E’ ora, invece, di procedere verso una rigorosa designazione delle “aree vulnerabili ai nitrati” che si basi su un’effettiva verifica delle fonti puntuali e diffuse di inquinamento, con particolare riferimento alle acque reflue urbane. In questo contesto -aggiunge la Cia- va anche rivisto il decreto ministeriale del 7 aprile 2006 sulla disciplina dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, per renderlo più facilmente applicabile attraverso una semplificazione degli adempimenti dal punto di vista tecnico e amministrativo.
Secondo la Cia, il menù di casa per il 24 aprile costerà in media 155 euro a famiglia, con un incremento sul 2010 del 3,3 per cento. La spesa complessiva è stimata intorno a 1,4 miliardi di euro. Sulle tavole degli italiani “spariranno” in poche ore circa 260 mila tonnellate di carne di agnello. Il pranzo di Pasqua si fa a casa. La pensano così tre italiani su cinque, che quest’anno festeggeranno il 24 aprile tra le mura domestiche. Con una spesa complessiva di 1,4 miliardi di euro. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in base alle rilevazioni compiute lo scorso fine settimana. In particolare -spiega la Cia- il menù per imbandire la tavola di Pasqua costerà in media 25,83 euro a persona, per un totale di 155 euro per famiglia. Rispetto al 2010, si tratta di un aumento del prezzo della spesa del 3,3 per cento. Ovviamente, protagonisti della tavola saranno i piatti della tradizione culinaria, a partire dal classico agnello. Arrostito, “brodettato”, al sugo o in bianco, con le patate o con “cacio e ova”, l’agnello è un “must” del pranzo di Pasqua. Solo domenica -ricorda la Cia- se ne mangeranno circa 260 mila tonnellate, bruciando in poche ore circa il 50 per cento del consumo totale annuo di carne ovina. E non mancheranno neppure le torte tipiche, sia salate che dolci, per tutti i gusti e per tutte le regioni. Si va dal “Casatiello” alla “Pastiera” napoletana, dalla Pizza dolce di Pasqua del Lazio alla “Schiacciata” toscana, dalla “Fugassa” veneta alla “Torta pasqualina” della Liguria, dal “Currucolo” e dalle “Scarcelle” pugliesi alla “Pignolata” calabrese, dalla “Casadina” della Sardegna alle “Cassatelle siciliane”. Dolci tradizionali che il 65 per cento delle famiglie italiane preparerà a casa, con un risparmio del 40 per cento sullo stesso prodotto industriale. Sul fronte delle nuove tendenze, infine, la Cia segnala la sempre maggiore diffusione della “Pasqua vegetariana”, che quest’anno dovrebbe movimentare oltre 200 milioni di euro. Infatti, accanto ai menu tradizionali della Pasqua italiana, fortemente basati sulla carne, cresce l’esigenza di proporre, soprattutto negli esercizi di ristorazione, una scelta diversa con piatti a base vegetale, come lo strudel di verdure o i carciofi ripieni, che sono diventati il simbolo della Pasqua alternativa.
Nella Giornata mondiale della Terra il presidente della Cia Giuseppe Politi ricorda il grande contributo del mondo agricolo alle grandi sfide ambientali. Tutela della biodiversità, salvaguardia del suolo e della stabilità dei versanti, produzione di energia pulita da biomasse e biogas: questi i principali obiettivi dello sviluppo agricolo sostenibile. “L’agricoltura può fare molto per l’ambiente. Essendo l’attività che interagisce maggiormente con la natura, se sceglie la via della sostenibilità, può giocare un ruolo da protagonista nelle emergenze ambientali. Oggi gli agricoltori si mettono sempre più in gioco nella sfide urgenti che il nostro pianeta è costretto ad affrontare, correggendo la propria condotta in chiave ecologica”. Lo afferma Giuseppe Politi presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della quarantunesima Giornata mondiale della Terra, che si celebra domani il 22 aprile in 192 paesi. “Il nostro è un impegno concreto a favore dei temi ambientali, che la Cia porta avanti da anni coinvolgendo un numero sempre maggiore di agricoltori. Abbiamo lanciato -continua Politi- un programma ambientale preciso che prevede diversi obiettivi importanti: la riduzione del 15 per cento del consumo di acqua, del 20 per cento dell’impiego di fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni superficiali dei terreni e, contemporaneamente, l’aumento del 25 per cento delle produzioni delle biomasse, del 10 per cento del biologico e del 3 per cento dei rimboschimenti”. “Abbiamo costruito progetti volti alla riduzione delle emissioni di CO2 in azienda o alla loro compensazione, tramite operazioni di rimboschimento. L'agricoltura e soprattutto la zootecnia -sottolinea il presidente della Cia- vengono spesso chiamate in causa come produttrici di gas serra (azotati e metano); mentre l’agricoltura integrata e biologica sono neutrali rispetto a questi gas o, più spesso, hanno un bilancio positivo, perché fissano più carbonio di quanto ne emettono”. “La scelta delle coltivazioni biologiche, inoltre, preserva il suolo dall’inquinamento dovuto all’impiego di fertilizzanti e fitofarmaci e dall’impoverimento legato alle stressanti lavorazioni del terreno e ai fenomeni di desertificazione, che negli ultimi 40 anni hanno determinato un calo del 30 per cento della sua capacità di ritenzione e di regimazione delle acque, accrescendo di tanto le situazioni di rischio idrogeologico e il verificarsi di eventi catastrofici. Per questo, lo scorso 17 febbraio la Cia ha sottoscritto il ‘Manifesto per la difesa del suolo’, teso a salvaguardare questa preziosa riserva di patrimonio genetico e di materie prime, quindi di “biodiversità”, altra parola d’ordine dell’impegno ambientale in agricoltura. In questo senso, abbiamo costruito -continua Politi- diversi progetti di recupero di antiche coltivazioni, custodi di corredi genetici in via di estinzione e capaci di contribuire alla sicurezza alimentare del futuro”. “Molto si è fatto, inoltre, nella direzione di un altro obiettivo fondamentale: raggiungere l’autosufficienza energetica in azienda, promuovendo -aggiunge il presidente Politi- il riutilizzo degli scarti agroforestali, di cui l’agricoltura è una fonte eccezionale, reimpiegati per la produzione di energia verde. La Cia crede molto nel ruolo dell’agricoltura nella produzione di energia pulita da biomasse, produzione che è cresciuta dal 2008 del 60 per cento all’anno, giungendo -secondo i dati di Nomisma energia- a fatturare 13 miliardi di euro nel 2010”. “La correzione in chiave ambientale -conclude il presidente della Cia- dei consumi delle aziende prevede oltretutto l’utilizzo di soluzioni per l’irrigazione che favoriscano il risparmio idrico, come gli impianti a goccia o la produzione di specie idro-resistenti”.
“Disagio sociale: affrontiamolo insieme”: è questo il titolo che ha dato vita alle sette assemblee zonali dell’Anp-Cia di Padova, svolte in aprile con una campagna informativa mirata sulle richieste della categoria a favore dei pensionati e delle fasce più deboli. Agli incontri erano presenti tutti i sindaci dei Comuni interessati, i dirigenti provinciali della Cia di Padova, il presidente e il segretario dell’Anp-Cia Bruno Rettore e Dino Milanello. Ora, spiega la Anp di Padova, si dovrà dare seguito ad altre iniziative già annunciate, come quella di una grande manifestazione davanti alla Prefettura della città, con la consegna di un nostro documento di richieste al Prefetto. Nelle assemblee si è discusso delle pensioni medio-basse, chiedendo un aumento dignitoso per vivere “una vecchiaia degna di essere vissuta”; la detassazione Irpef sulle pensioni fino a 15 mila euro (in Spagna, Francia e Germania le pensioni non sono tassate, in Inghilterra solo l’1,6 per cento, mentre in Italia si paga un’Irpef dal 23 al 43 per cento, a seconda degli importi). Oltre al tema della previdenza, si è ampiamente dibattuto sul problema dei tagli che la Regione Veneto ha votato con il bilancio di previsione 2011 sul settore socio-sanitario. L’Anp di Padova farà molta attenzione a evitare che i tagli vadano a pesare sulle fasce più deboli. Complessivamente, nel bilancio appena approvato dal Consiglio Regionale, per interventi sul sociale ci sono 11.483.278 euro in più (con un aumento dell’1,3 per cento rispetto al 2010). Questa percentuale di crescita è stata determinata dall’aggiunta di 38 milioni di euro per i non autosufficienti ma, nello stesso tempo, sono diminuite di 28 milioni 877 mila euro tutte le altre spese per il sociale. Per quanto riguarda il terzo settore si segnala meno 93,1 per cento; per gli interventi di contrasto alle situazioni di emergenza sociale meno 58,1 per cento; per le strutture di contrasto alle situazioni di emergenza meno 87,8 per cento; per le persone disabili si è passati da 11 milioni e 497 mila euro a 5 milioni e 823 mila. I tagli sono avvenuti anche a livello del Fondo sanitario per i livelli essenziali di assistenza, con una riduzione di 44,3 milioni di euro dirottati sulla non autosufficienza, mentre sono stati 17 i milioni tagliati dal Fondo nazionale per le politiche sociali e 2 quelli tolti agli investimenti. Si tratta di tagli pesanti, conclude la Anp-Cia di Padova, anche alla luce delle attuali necessità del Paese, che condurranno fatalmente a una riduzione dei servizi sociali da parte dei Comuni e a un aumento delle quote di partecipazione alla spesa a carico degli utenti. In altre parole, nel momento in cui servirebbero più risorse da dedicare al settore sociale, per compensare una grave crisi economica queste vengono ridotte contribuendo ad acuire gli effetti della crisi stessa sulle famiglie più fragili.
E’ in ginocchio uno dei comparti di eccellenza della zootecnia italiana. Colpa dei costi di produzione alle stelle e dei prezzi alla stalla in drastico calo, ma anche delle massicce importazioni dall’estero di carni suine. Solo nel 2010 sono state importate oltre 900 mila tonnellate di carne di maiale, per un valore di circa 1 miliardo di euro. Ormai tre prosciutti (cotti e crudi) su quattro sono stranieri, senza contare che con nomi di fantasia si cerca anche di confondere il consumatore spacciando per “made in Italy” prosciutto che non lo è. E’ quanto emerso a Reggio Emilia nel corso della 51° edizione della Rassegna Suinicola Internazionale. Ancora più drammatica, secondo la Cia dell'Umbria, è la situazione della suinicoltura regionale, denunciata nei giorni scorsi da molti imprenditori in occasione del convegno “Allevatori, quale futuro?” promosso dalla Ceam (Cooperativa Ecologica Allevatori Marsciano). In Umbria, infatti, alle difficoltà del contesto nazionale, si aggiungono problematiche che scaturiscono da un assetto normativo assai restrittivo, specie nelle aree ad alta vocazione zootecnica. In particolare la Cia segnala il disagio che vivono da quasi due anni, in seguito alla chiusura dell’impianto consortile di Olmeto, le aziende suinicole del marscianese. “E’ ora di azioni politiche concrete -sottolinea Domenico Brugnoni, presidente della Cia dell'Umbria- che, coinvolgendo tutte le istituzioni interessate, risolvano con procedure e tempi certi, come previsto dal Piano di Tutela delle Acque, le criticità emerse nel progetto di ammodernamento dell’impianto di Olmeto e nelle pratiche necessarie per il ripristino dell’area. “E' venuto il momento di valutare con una Conferenza dei servizi preliminare la fattibilità dei progetti avanzati dalla Commissione istituita dall'amministrazione comunale -continua Brugnoni- e di sciogliere definitivamente i dubbi tecnici che ne ostacolano l'approvazione e la sua realizzazione. Per la Cia dell’Umbria una soluzione non è più rinviabile, tanto più che da mesi sollecitiamo le istituzioni a dare risposte certe alle decine di imprese che rischiano, in assenza di sicurezze, di soccombere per i tanti adempimenti normativi aggiuntivi e per i ricordati costi produttivi”. Si registra invece, purtroppo e da più parti, una pericolosa sottovalutazione dell’impatto sull’economia regionale della crisi del comparto suinicolo che, nel dicembre 2010, secondo la rilevazione dell’Istat contava oltre 262 mila capi suini allevati in Umbria, con migliaia di addetti tra titolari di azienda, dipendenti, operatori dell’indotto nei settori della mangimistica, della vendita dei mezzi tecnici, dell’assistenza tecnica, dei trasporti, dei servizi bancari ed assicurativi. “In un momento di grande difficoltà -afferma Brugnoni- gli allevatori hanno la necessità di recuperare competitività ed esprimere al meglio le loro capacità imprenditoriali, programmando investimenti per accrescere il valore della filiera suinicola italiana nell’ottica di uno sviluppo sostenibile sia sul versante ambientale che su quello economico”. Inoltre, “in assenza di un qualsiasi sistema obbligatorio di indicazione della provenienza che informi il consumatore rispetto al luogo di produzione e macellazione delle carni, per far fronte a un’agguerrita e sleale concorrenza estera che sta mettendo sotto assedio il prodotto ‘made in Italy’ c'è bisogno anche in Umbria -conclude il presidente regionale della Cia- di una pianificazione di comparto di medio e lungo periodo che torni a sostenere le produzioni di qualità e favorisca la tracciabilità del prodotto umbro e italiano”.
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