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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 53 - n. 37 21 febbraio 2011
COMUNICATI
  • Alimentare: l’etichetta d’origine è essenziale per tutti i prodotti. Un forte impegno di squadra per sostenere la legge italiana
  • Commercio extra Ue: boom export è anche merito del vino “made in Italy”
  • Crisi: pensioni sempre più “povere”,servizi sociali insufficienti, interminabili liste d’attesa nella sanità. Cresce il disagio. Così l’Italia non è un paese per anziani
  • Pomodoro: un passo avanti, ma il prezzo non è remunerativo
TERRITORIO
  • Basilicata, Vulture-Alto Bradano: Cia, un progetto per rafforzare sistema agroalimentare
  • La Cia Veneto chiede alla Regione l’istituzione di un Tavolo tecnico per il corretto utilizzo dei pozzi agricoli
  • Pomodoro, Cia Emilia Romagna: “bene la coesione delle Organizzazioni dei produttori ma c’è ancora da fare sul prezzo
  • Puglia: la Cia incontra l’assessore Stefano sulle cartelle esattoriali del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara

 

COMUNICATI


Alimentare: l’etichetta d’origine è essenziale per tutti i prodotti. Un forte impegno di squadra per sostenere la legge italiana

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi: l’approvazione di Bruxelles per l’indicazione della provenienza delle carni è solo un primo passo. Bisogna portare avanti un’azione decisa perché l’obbligo sia globale. Dobbiamo far valere le nostre giuste ragioni.

 

“Oggi a Bruxelles è stato compiuto soltanto un passo avanti. Bisogna, comunque, impegnarsi a fondo e con determinazione. Ci vuole una forte azione. E’ necessario fare gioco di squadra per sostenere la legge italiana appena approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. L’indicazione d’origine è essenziale per tutti i prodotti”. Lo ha detto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, commentando il via libera del Consiglio agricolo Ue all’estensione dell’obbligo in etichetta dell’indicazione della provenienza per tutte le carni messe in commercio. Quindi non più solo quelle bovine (già tutelate da anni), ora anche quelle suine, ovi-caprine e avicole.

“Indubbiamente -ha sottolineato Politi- la nostra aspettativa era quella di allargare l’obbligo a tutti i prodotti agricoli, come prevede la nostra legge sull’etichettatura che è ora al vaglio dell’Ue, e come indicato dallo stesso Parlamento europeo e dalla Commissione Agricoltura dell’Assemblea di Strasburgo. Non possiamo accettare una normativa a metà. Se chiarezza va fatta, deve riguardare indistintamente tutte le produzioni agroalimentari. Altrimenti la completa trasparenza, tanto importante sia per i consumatori che per gli agricoltori, rischia di rimanere un’opera incompiuta”.

“Siamo, quindi, d’accordo con Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. La battaglia è tutt’altro che finita. Bisognerà sviluppare -ha concluso il presidente della Cia- una concreta iniziativa e far sì che le ragioni del nostro Paese su una materia così rilevante trovino il giusto accoglimento a livello comunitario. E’ dunque importante presentarsi al confronto Ue con idee chiare, con una posizione negoziale condivisa. Con quello spirito bipartisan che in Italia ha permesso, a suo tempo, l’approvazione della legge sull’etichettatura”.


Commercio extra Ue: boom export è anche merito del vino “made in Italy”

 

Fuori dai confini comunitari, le produzioni vitivinicole nazionali spiccano il volo: nel 2010 il 33 per cento del vino importato in Usa “parla” italiano. Raddoppiate del 100 per cento le esportazioni in Cina, va benissimo anche con la Russia (più 52 per cento).

 

Dopo un 2010 “super”, continua anche a gennaio il boom dell’export italiano verso i paesi extra Ue. L’anno scorso le esportazioni complessive sono cresciute del 15,7 per cento, con una dinamica più vivace proprio sui mercati non comunitari, e nel primo mese del 2011 questo trend è stato confermato: più 34,9 per cento su base tendenziale e più 8,7 per cento rispetto al mese precedente. Un rialzo eccezionale a cui ha contribuito fortemente l’agroalimentare, e in particolare il vino, che proprio nel 2010 ha segnato il suo record storico delle esportazioni. Con incrementi senza precedenti in paesi come Usa, Russia e Cina. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi dall’Istat sul commercio estero extra Ue.

Anche se non ci sono ancora stime sulle performance del vino “made in Italy” a gennaio -spiega la Cia- i risultati del 2010 fanno ben sperare. Nel corso dell’anno passato, il vino ha messo a segno un fatturato straordinario pari a 3,5 miliardi di euro, in aumento del 10 per cento sul 2009, e diventando così la prima “voce” dell’export agroalimentare nazionale. Merito di bottiglie “certificate” come il Brunello, il Chianti, il Lambrusco, il Montepulciano, il Vermentino, il Barolo etc. 

E il primo mercato extracomunitario di sbocco, con un quarto del valore totale delle esportazioni, è rappresentato proprio dagli Stati Uniti -continua la Cia- dove il vino nostrano ha conquistato il podio battendo tutti i concorrenti e scalzando paesi come Francia e Australia. In dettaglio, nel 2010 l’export vitivinicolo verso gli Usa è cresciuto in valore del 9 per cento, e oggi ben il 33 per cento del vino bevuto nella nazione “parla” italiano. Ma i grandi mercati “a stelle e strisce” per il nostro paese restano soprattutto New York, California, New Jersey e Michigan.

Anche a gennaio, vino incluso, i partner più dinamici all’export italiano extra Ue sono gli Stati Uniti (più 64,9 per cento). Ma vanno bene -conclude la Cia- anche gli scambi commerciali con Mercosur (più 62,5 per cento), Turchia (più 45,2 per cento), Russia (più 35,5 per cento) e, in misura più contenuta, Cina (più 29,8 per cento). E proprio Mosca e Pechino sono le altre due “potenze” che nel 2010 hanno importato in maniera esponenziale vino “made in Italy”, con un incremento annuo superiore al 100 per cento per la Cina e con un rialzo del 52 per cento per la Russia.

 

 


Crisi: pensioni sempre più “povere”,servizi sociali insufficienti, interminabili liste d’attesa nella sanità. Cresce il disagio. Così l’Italia non è un paese per anziani

 

L’Associazione nazionale pensionati (Anp) della Cia si mobilita: dal 28 febbraio al 13 marzo due settimane di iniziative in tutto il territorio. Sollecitato un confronto sereno ma fermo con le istituzioni. Indispensabile un nuovo welfare legato ai bisogni dei cittadini e delle comunità locali. Più attenzione e interventi nelle zone rurali.

Pensioni sempre “più povere”, tagliate dalla crisi e dalla ripresa dell’inflazione; servizi sociali totalmente insufficienti, soprattutto nelle zone rurali; liste d’attesa nella sanità diventate una vera e propria odissea; scarse le risorse per la non autosufficienza; trasporti inadeguati. L’Italia non è più un paese per anziani. E così il disagio cresce in maniera preoccupante. L’Associazione nazionale pensionati (Anp) della Cia-Confederazione italiana agricoltori dice basta e scende in piazza per tutelare gli interessi di tante persone che hanno difficoltà a tirare avanti. Dal 28 febbraio al 13 marzo prossimo sono state proclamate due settimane di mobilitazione. Obiettivo: pensioni adeguate, servizi diffusi, qualificazione del sistema socio-sanitario.

Nell’ultimo decennio -sottolinea l’Anp-Cia nel manifesto predisposto per la mobilitazione- il potere d’acquisto delle pensioni è stato notevolmente corroso. E sono cresciute le difficoltà degli anziani che continuano a tirare la cinghia e sono costretti ad affrontare le tante difficoltà del quotidiano. Per questa ragione, prefigurare il sostegno al rilancio dell’economia (e dell’agricoltura in particolare) non può prescindere “da coraggiose politiche di espansione economica e dalla crescita anche dei consumi”. Ciò è possibile anche attraverso la lotta all’evasione fiscale, agli sprechi e ai privilegi. Ma soprattutto -avvertono i pensionati Cia- non deve essere “tassata la povertà”.

Per tale motivo -rimarca l’Anp-Cia- il percorso per la difesa economica dei pensionati, coniugando equità e qualità, parte dal recupero del “fiscal drag”, da un alleggerimento del prelievo fiscale, dall’eliminazione dei ticket sanitari. E specialmente per le zone rurali è fondamentale l’organizzazione dei servizi sanitari, sociali e civili, “fattore decisivo per determinare il livello dello sviluppo economico, la qualità della vita, la difesa e il presidio del territorio”.

Le risposte finora date dal governo sono state totalmente insufficienti. La pesante contrazione delle risorse e degli investimenti -fa notare l’Anp-Cia- mettono in discussione il livello minimo di sevizi ai cittadini e la possibilità per gli Enti locali di garantire una adeguata assistenza agli anziani, con il reale rischio di accentuare le disuguaglianze sociali e territoriali.

Davanti a questa realtà i pensionati della Cia si mobilitano su tutto il territorio nazionale per rivendicare la salvaguardia del potere d’acquisto delle pensioni e per far conoscere il disagio sociale in cui vivono. Da qui una serie di precise richieste: diminuzione della pressione fiscale sui trattamenti pensionistici, specie per le fasce medio basse; ripristino della doppia indicizzazione delle pensioni, non solo in base alle variazioni dei prezzi al consumo, ma anche in base alle dinamiche salariali; creazione di un paniere Istat mirato ai consumi reali dei pensionati per la rivalutazione annuale delle pensioni; ripristino della percentuale di adeguamento al costo della vita (dal 90 al 100 al cento).

L’Anp-Cia punta soprattutto il dito sulla sanità che deve rispondere in maniera adeguata agli anziani. Pur in un contesto di razionalizzazione e contenimento della spesa socio sanitaria, vengono sollecitati precisi e concreti interventi: dotazione nelle aree rurali di poliambulatori specialistici e attrezzati al pronto intervento; abolizione dei ticket sanitari per le fasce medio basse; “Piani regionali” taglia liste d’attesa; potenziamento delle risorse per la non autosufficienza; garanzia di trasporti locali adeguati per la permanenza dei cittadini nei centri e nelle aree rurali marginali.

Nel sottolineare l’esigenza di un confronto sereno ma fermo con le istituzioni, i pensionati della Cia riaffermano, nella logica della multifunzionalità dell’azienda agricola, la volontà di essere protagonisti di un nuovo welfare legato ai bisogni dei cittadini e delle comunità locali. Insieme alle strutture associative e di volontariato presenti nelle aree rurali -rileva l’Anp- si vogliono assicurare equità e giustizia sociale, servizi efficienti, fruibili a costi contenuti, collaborando e integrandosi con i servizi pubblici più aperti al dialogo, alla collaborazione ed alla concertazione.

 

 

 


Pomodoro: un passo avanti, ma il prezzo non è remunerativo

 

Nel commentare l’accordo sul contratto tra produttori e Aiipa per il Nord Italia, la Cia rileva apprezzamento per la coesione delle Organizzazioni dei produttori. I costi restano gravosi. Sottolineata l’esigenza di una maggiore collaborazione di filiera.

 

Il prezzo fissato, anche grazie alla coesione delle Organizzazioni dei produttori di pomodoro, rappresenta un passo avanti, ma non è certo remunerativo. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la conclusione della trattativa sul rinnovo del contratto per la campagna di commercializzazione 2011 tra produttori e Aiipa (associazione degli industriali) per il Nord Italia.

Il prezzo fissato (da 70 a 88 euro a tonnellata), infatti, non copre i pesanti costi di produzione del pomodoro. Non solo: sulla trattativa hanno inciso anche i ritardi di efficienza di una parte dell’industria di trasformazione che ha condizionato l’intero negoziato. A ciò si deve aggiungere che il prossimo anno gli agricoltori non usufruiranno più del premio accoppiato previsto dalla Pac.

La Cia auspica, quindi, che questi ritardi possano essere recuperati da qui alla prossima campagna anche grazie alla collaborazione di filiera.

Ed è per questo motivo che la Cia ribadisce l’esigenza di una fase di lavoro unitario che deve accompagnare la discussione sulla riforma della Pac dal 2013 idonea a sostenere il comparto nella competizione internazionale.

Nella formazione del prezzo -rileva la Cia- è stato introdotto un sistema premiante per valorizzare la qualità del prodotto e incentivare la raccolta di pomodori con un basso contenuto di difetti. Il prodotto consegnato con una percentuale di difetti inferiore al 3 per cento potrà avere un incremento di prezzo fino a un massimo del 3 per cento del prezzo base.

E’, infine, stato aumentato -conclude la Cia- il rimborso del trasporto per gli agricoltori che consegnano il prodotto con mezzi propri.

 

 

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TERRITORIO


Basilicata, Vulture-Alto Bradano: Cia, un progetto per rafforzare sistema agroalimentare

 

Un’idea-progetto per rafforzare il sistema agroalimentare del Vulture-Alto Bradano da candidare al Ministero per lo Sviluppo economico come Contratto di sviluppo rurale, a completamento del Programma Pif (Progetti integrati di filiera) della Regione Basilicata: è la proposta progettuale definita dalla Cia- dell’area Potentino Nord, presieduta da Leonardo Moscaritolo.

Intanto, i “numeri” del sistema agro-alimentare del Vulture Alto Bradano alla base della proposta: nel comprensorio, un’azienda su due iscritte alla Camera di Commercio di Potenza è agricola (circa 4mila in totale); l’ammontare della Sau (Superficie agricola utile) è di 100 mila ettari; il comprensorio da solo realizza un quarto del Prodotto lordo vendibile regionale in agricoltura; un terzo della forza lavoro complessiva dell’area è agricola; da tempo esiste un “paniere di prodotti di eccellenza”, dall’Aglianico, all’olio, alla cerealicoltura.

“Ci sono tutte le condizioni -spiega Moscaritolo- per un marchio di produzioni alimentari e di qualità provenienti da quest’area che ha bisogno di un programma di interventi più complessivi in grado di rilanciare il “sistema territorio” con tutte le sue potenzialità riferite non solo all’attività di aziende agricole e zootecniche e all’impresa agro-alimentare ma allargate alla ricettività agrituristica, agli itinerari enogastronomici, ai beni culturali ed ambientali”.

Il presidente della Cia del Potentino Nord sollecita una verifica dello stato di attuazione dei Pif che si suddividono in sei filiere produttive (ortofrutticola, cerealicoltura, zootecnia, da carne e da lette, vitivinicoltura e olivicoltura), con una dotazione finanziaria complessiva di 90 milioni di euro, per “comprendere le ricadute dirette sui produttori agricoli del Vulture-Alto Bradano. Si tratta di verificare -aggiunge- il raggiungimento degli obiettivi così sintetizzabili: rafforzare e ampliare le iniziative imprenditoriali che superano l’approccio individualistico; consolidare l’aggregazione, la condivisione e la cooperazione tra gli attori della filiera; razionalizzare le attività economiche; favorire la concentrazione dell’offerta e la competitività delle imprese; promuovere la tipicità e aumentare il potere contrattuale delle imprese”.

Per il presidente regionale della Cia Basilicata Donato Distefano, inoltre, “le novità annunciate dall’assessore regionale Mazzocco sullo sblocco del progetto “Distretto G Marascione” fondamentale per completare lo schema idrico-irriguo Basento-Bradano, vanno nella direzione richiesta da anni dagli agricoltori di quest’area che credono nelle possibilità di sviluppo produttivo legate al più efficace ed efficiente utilizzo delle risorse idriche. Vigileremo -aggiunge-  perché i tempi tecnico-amministrativi siano immediati”.

Nell’annunciare un convegno a Venosa per il 25 febbraio prossimo sulla viticoltura, elemento fondamentale della qualità agricola dell’area, la Cia del Potentino Nord lancia infine la proposta di un gruppo di lavoro, composto da rappresentanti di tutte le organizzazioni professionali agricole, Dipartimento Agricoltura della Regione e della Provincia di Potenza, Comuni, Alsia, aziende agricole dimostrative e sperimentali, associazioni di imprese agro-alimentari con l’obiettivo di rafforzare il sistema agroalimentare del Vulture-Alto Bradano.

 


La Cia Veneto chiede alla Regione l’istituzione di un Tavolo tecnico per il corretto utilizzo dei pozzi agricoli

 

La Cia Veneto ha chiesto alla Regione un incontro per discutere la necessità di istituire  un tavolo tecnico di lavoro, allo scopo di definire le modalità del monitoraggio e il controllo del consumo di acqua dai pozzi ad uso agricolo. Chi utilizza acqua da pozzo in agricoltura è soggetto a concessione da parte del Genio Civile.

Cia Veneto ha già interpellato in merito l’assessore regionale alla Programmazione per la salvaguardia ambientale, Maurizio Conte, chiedendo una valutazione rispetto a ciascuna provincia.

 Cia Veneto è preoccupata dell’ipotesi ventilata dal Genio Civile di Treviso che ha proposto di misurare il consumo di acqua ad uso agricolo, indipendentemente dalle produzioni, attraverso l’utilizzo di un contatore. Una soluzione che risulterebbe alquanto onerosa per gli agricoltori visto che il costo del meccanismo di misurazione si aggira intorno ai 5 mila euro.

Cia Veneto ha, dunque, chiesto di riunire intorno allo stesso tavolo tutti gli enti competenti in materia: assessorato alla salvaguardia ambientale, Arpav, Genio Civile e organizzazioni professionali agricole per trovare soluzioni alternative in grado comunque di garantire un corretto uso delle risorse idriche. La legge che disciplina il corretto uso della risorsa idrica regionale è la Legge regionale 5/98. Il pozzo agricolo è soggetto a concessione per uso irriguo da parte del Genio Civile.

Il sistema di monitoraggio permette la gestione sostenibile della risorsa idrica, la protezione e la ricarica delle falde, il mantenimento del rifornimento idrico della regione e un controllo quantitativo delle falde sotterranee. La gestione della rete di monitoraggio è stata delegata all’Arpav che ha il compito, insieme alla Regione, di fare il bilancio idrico tra risorse disponibili e attività produttive.


Pomodoro, Cia Emilia Romagna: “bene la coesione delle Organizzazioni dei produttori ma c’è ancora da fare sul prezzo

 

“Rileviamo carenze nell’ efficienza di alcune imprese del settore del pomodoro, che devono necessariamente essere recuperati da qui alla prossima campagna”. E’ il commento di Antonio Dosi, presidente Cia Emilia Romagna, a seguito dell’accordo sul rinnovo del contratto interprofessionale del pomodoro da industria per la campagna 2011, concluso con l’incremento formale del prezzo che passa da 70 a 88 euro a tonnellata “a fronte però della scomparsa dell’aiuto accoppiato”, osserva ancora Dosi.

La Cia Emilia Romagna esprime da una parte apprezzamento per la coesione delle Op-Organizzazioni dei Produttori del pomodoro nel corso della  trattativa che ha portato al miglior risultato possibile in queste condizioni negoziali, dall’altra sottolinea il disappunto per un  risultato che -aggiunge Dosi- “ha determinato quotazioni al di sotto dei costi di produzione del pomodoro e che riteniamo improponibile per le prossime occasioni”. I ritardi di efficienza di una parte dell’industria di trasformazione del pomodoro hanno condizionato la trattativa “ma non possono continuare a gravare sui bilanci dei produttori”.

Questo modello di lavoro coeso, unitario -conclude la nota della Cia- deve accompagnare la discussione sulla riforma della Pac dopo il 2013 idonea a sostenere il comparto nella competizione internazionale”.


Puglia: la Cia incontra l’assessore Stefano sulle cartelle esattoriali del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara

 

In data odierna, su sollecitazioni e pressioni di molti agricoltori, la Cia di Taranto ha incontrato l'assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Dario Stefano, sulla questione cartelle esattoriali del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara.

La delegazione era composta da Antonio Barile (presidente Cia Puglia), Franco Passeri (vicepresidente Cia Taranto) e una nutrita delegazione di agricoltori.

Nel corso dell'incontro la Cia ha evidenziato la preoccupazione in merito alla questione delle cartelle esattoriali acqua, dal 2005 al 2010, che in questi giorni la Soget sta recapitando tramite raccomandata alle aziende agricole; dalle cartelle emerge che il costo dell'acqua è di circa euro 1.300,00 per ettaro di acqua prenotato. Questo importo è il frutto dell'accordo di programma tra Puglia e Basilicata che gli allora presidente Fitto e Bubbico stipularono, in virtù del quale la Puglia dovrebbe ristorare la Basilicata del danno ambientale dovuto al prelievo di acqua.

Nel corso dell'incontro la Cia ha evidenziato il grave momento che le aziende stanno attraversando e l'impossibilità a poter sostenere tali costi.

Peraltro va evidenziato che nella vicina Basilicata il costo dell'acqua è pari a circa euro 200 per ettaro e per una disponibilità di acqua per circa dieci mesi l'anno, al contrario della nostra provincia in cui l'acqua è disponibile al massimo per tre mesi.

Pertanto la Cia ha proposto alla Regione Puglia un congelamento delle cartelle esattoriali del 2005 e anni successivi per ridiscutere il tutto, poiché è inconcepibile che a distanza di cinque anni dopo che gli agricoltori hanno già versato euro 485,00 per ettaro si torni a chiedere una ulteriore somma pari ad euro 890 circa.

Invece per gli importi relativi all'acqua 2010, la Cia ha proposto il pagamento di euro 485,00 per ettaro; la restante somma dovrà essere ridiscussa tenendo conto anche della ridefinizione del vecchio accordo di programma del 2004 tra Puglia e Basilicata.

Inoltre, la Cia chiede al Commissario del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara, Vito Latorre, al fine di evitare problemi di ordine pubblico, il ritiro di tutte le cartelle esattoriali inviate alla Soget.

La Cia preannuncia sin d'ora azioni di lotta nel caso in cui il commissario del consorzio di bonifica non provveda al ritiro dei ruoli esattoriali.

La Cia intende, inoltre, sensibilizzare il prefetto di Taranto e i sindaci della zona occidentale, in quanto questo stato di cose potrebbe quasi sicuramente degenerare.

 

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