| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 54 - n. 14 | 20 gennaio 2012 |
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Secondo Turismo Verde-Cia, la misura contenuta nella manovra rischia di dare un colpo mortale all’agricoltura e alle attività connesse come l’ospitalità in campagna, già alle prese con un aumento dei costi di gestione e un calo annuo delle presenze dell’8 per cento. L’Istat ha documentato ieri lo stato di “buona salute” degli agriturismi italiani nel 2010, evidenziando l’aumento del 5 per cento tendenziale dell’ospitalità “verde”, con un numero di aziende che ha sfiorato le 20 mila unità sul territorio nazionale. Ma la situazione oggi non è più così rosea: nel corso del 2011, infatti, le difficoltà economiche delle famiglie e la necessità di risparmiare hanno ridotto spostamenti, viaggi e villeggiature. E anche gli agriturismi hanno pagato questa crisi della “vacanza”, con una flessione delle presenze superiore all’8 per cento. Nonostante i prezzi sostanzialmente fermi da oltre un anno. Ora il futuro si fa ancora più cupo: la manovra del governo, attraverso la tassazione degli edifici rurali, taglierà fino al 20 per cento il reddito degli agriturismi, con un aggravio di costi vicino ai 2 mila euro per ogni azienda. Lo afferma Turismo Verde-Cia, l’associazione agrituristica della Confederazione italiana agricoltori. Questo vuol dire che nel corso del 2012 moltissime aziende, già oberate dai costi di gestione e costrette a fare i conti con il calo costante di pernottamenti e prenotazioni -spiega Turismo Verde- saranno costrette a chiudere i battenti, non potendo assolutamente sostenere una tassazione così elevata. Non è possibile chiedere al settore un sacrificio del genere -continua l’associazione agrituristica della Cia-. C’è bisogno di correggere al più presto il tiro, anche se la fiducia comincia a mancare, visto che si è persa anche l’occasione del Milleproroghe. Ma gli agricoltori non possono pagare l’Imu per i terreni, poi per i fabbricati rurali e poi anche per i beni strumentali all'attività agricola. E’ una follia che va a colpire non solo “la dispensa” del Paese, ma anche tutte le attività connesse come l’agriturismo. Una tipologia di ospitalità “ecocompatibile” che ha cambiato il modo di intendere la vacanza e che, soprattutto tra i giovani, riscuote molto successo. Va ricordato infatti, conclude Turismo Verde-Cia, che l’agriturista “tipo” ha un’età media compresa tra i 30 e i 45 anni, ama la natura e ha a cuore le tematiche ambientali e sociali, ma è anche un buongustaio sempre alla ricerca di piatti tipici locali e con una propensione forte verso il biologico. Più in generale, secondo una recente indagine della Cia, la scelta di fare le vacanze in agriturismo è dettata principalmente dal desiderio di stare a contatto con la natura (48 per cento), di riposarsi in assoluto relax e tranquillità (23 per cento), di gustare la cucina tradizionale e le specialità enogastronomiche locali (19 per cento), di avere vicino luoghi che hanno attrattive culturali o religiose (10 per cento). In più, dall’indagine viene fuori che la scelta agrituristica ha un altro dei suoi punti di forza nell’accoglienza “familiare” dell’azienda, che è preferita al rapporto impersonale tipico degli alberghi.
“Le parole del ministro dell’Agricoltura rilasciate ieri alla stampa rappresentano un importante segnale per rivedere il quadro della tassazione fiscale per l’agricoltura”. Lo afferma Salvatore Ciardiello della Cia interprovinciale di Napoli-Caserta, tornando a evidenziare “la particolare debolezza della politica agricola nella nostra regione, vittima sacrificale di tagli per coprire gli sprechi di altri settori”. Le imprese agricole, osserva la Cia di Napoli-Caserta, sono tartassate da innumerevoli costi e adempimenti burocratici e tantissime rischiano di chiudere o andare fuori dal mercato. Ecco perché si deve intervenire urgentemente sulla tassazione su fabbricati rurali e terreni agricoli e anche sul caro-gasolio. Inoltre, bisogna semplificare al più presto le procedure amministrative a partire dal settore vitivinicolo. Per Ciardiello “la mancanza di una governance dell’agricoltura in Campania è un incomprensibile atto politico che relega il settore di eccellenza dell’economia regionale ai margini dell’economia: il presidente Caldoro si assuma la responsabilità piena della delega e convochi un tavolo regionale per una proposta campana da portare al ministro Catania, vista la sua disponibilità, per la tutela dell’agricoltura: occorre rivedere i meccanismi della tassazione e definire con chiarezza la disponibilità delle risorse da vincolare per l’agricoltura della nostra regione. Non si possono tollerare manovre di bilancio che deviano verso altri settori le risorse per l’agricoltura. Non si può andare avanti così. Sarebbe il fallimento dell’agricoltura”.
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