| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 46 - n. 72 | 19 aprile 2004 |
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"Le proposte avanzate dalla Commissione Ue per il settore del tabacco sono inaccettabili". Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che spiega:"esiste il rischio concreto del collasso del settore tabacchicolo, sarebbe un colpo durissimo e insostenibile per il tessuto socio-econimico del Paese, con produttori e operatori che rischiano di rimanere con un pugno di mosche in mano". La Cia, nei prossimi giorni, sarà presente con una delegazione a Lessemburgo, e proprio in concomitanza con lo svolgimento del Consiglio Agricolo Ue, farà sentire la sua voce affinché si vari una riforma della Ocm (Organizzazione comune di mercato) più equa e rispondente alle reali esigenze del settore.
In questi giorni è in uscita il numero uno del 2004 della Rivista Nuovo Diritto Agrario, testata “storica” della Confederazione italiana agricoltori, rilanciata recentemente in una nuova veste economico-giuridica in collaborazione con le Università di Firenze, Bologna e Ferrara. Il numero è incentrato sul tema delle biotecnologie in agricoltura ed ospita numerosi contributi italiani ed internazionali. Tra gli altri, segnaliamo l’articolo di Jennifer A. Thomson, dell’Università di Città del Capo sul rapporto tra colture Gm e scambi commerciali, l’intervento di Clive James, presidente dell’Isaaa (Servizio internazionale per l’acquisizione delle applicazioni agrobiotecnologiche) sulla diffusione del mais Bt nel mondo, e l’articolo di Eduardo J. Trigo, del Ceo di Buenos Aires, sull’impatto dell’introduzione di Ogm sull’agricoltura argentina. Tra gli italiani, il prof. Luciano Mauro, dell’Università di Trieste, affronta gli effetti economici dell’introduzione degli Ogm in agricoltura, Dario Casati e Dario Frisio analizzano il tema delle biotecnologie in rapporto alle scelte strategiche per l’agricoltura italiana, mentre il dott. Roberto Defez, del Cnr, si sofferma sul ruolo degli arbitri. Nella sezione giuridica la rivista ospita, tra gli altri, i contributi del prof. Luciano Costato e del prof. Ferdinando Albisinni sulla riforma della Pac.
“Lingua blu cosa fare?” è il titolo del convegno organizzato dalla Cia sabato scorso 17 aprile ad Amandola (Ascoli Piceno) presso la sala convegni della Carisap, sul tema della zootecnia ovina e bovina della nostra provincia, che ha visto presenti numerosissimi allevatori attenti e partecipi in una giornata dedicata ad un problema tanto attuale e scottante. Numerosi i relatori che si sono susseguiti ad affrontare le varie tematiche e a porre in discussioni problematiche, leggi e azioni da svolgere. Tra le importanti relazioni quella di Renato Cidda, tecnico dell’Ovica e funzionario della Cia. ascolana , di Roberto Tomarelli, del Servizio veterinario Regione Marche, di Graziella Gattafoni, del Servizio Agricoltura Marche, e di. Nevio Lavagnoli, vicepresidente della Cia Regionale e tecnico della filiera zootecnica. Ha presieduto all’importante incontro Tonino Cioccolanti, presidente della Cia ascolana. Hanno portato i saluti varie autorità: Franco Rossi, sindaco di Amandola, Domenico Ciaffaroni, presidente della Comunità montana dei Sibillini, e Giulio Saccuti, vicepresidente della Provincia di Ascoli Piceno. Presenti al convegno anche Domenico Falcone, presidente della Cia d’Abruzzo, Walter Trivellizzi, presidente della Cia Umbria, Lino Severini, presidente della Cia di Macerata, Franco Cicarilli, presidente Ara Marche, Sandro Scotucci, presidente dell’Apa di Ascoli Piceno, Giancarlo Travaglini, responsabile Servizio Veterinario Dipartimento di Prevenzione Asl di Ascoli Piceno. Nel corso dei lavori sono venute fuori le vive contestazioni all’obbligo della vaccinazione contro il morbo che prevede il Governo. E’ stato sostenuto che ciò nella provincia ascolana, dove la malattia non è presente nella maniera più assoluta, potrebbe portare solo danni visto che le controindicazioni al vaccino prevedono effetti collaterali molto pericolosi e deleteri per i capi del bestiame. Dopo gli interventi tecnici è seguito un vivo, acceso e costruttivo dibattito che ha coinvolto moltissimi degli allevatori presenti, a dimostrazione che la paura per la “lingua blu” è molto presente, ma lo è ancor di più la convinzione che il vaccino non deve essere assolutamente fatto, proprio per non mettere a repentaglio inutilmente la sicurezza e la salute dei tanti capi di bestiame. Le conclusioni sono state tratte da Umberto Borrelli, responsabile nazionale Cia per il settore zootecnico, che ha analizzato i vari aspetti del problema e sottolineato che la confederazione sta seguendo con grande attenzione l’evoluzione della situazione e per questo ha costituito un apposito gruppo di coordinamento.
E’ stato presentato questa mattina il programma dell’iniziativa promossa dall’Associazione Donne in Campo dell’Umbria, associazione che raggruppa imprenditrici agricole aderenti alla Cia Umbria e che si svolgerà nei giorni 24 e 25 aprile all’interno della Fiera di Primavera a Pian di Massiano, Perugia. Sabato 24 aprile, alle ore 10.30, Paola Ortensi, presidente dell’Associazione nazionale Donne in campo, e Daniela Sarnari, della presidenza della Cia Umbria interverranno sul tema “Donne in Campo per uno sviluppo della qualità”, a cui farà seguito un dibattito e la presentazione dei progetti imprenditoriali da parte delle allieve che hanno frequentato il corso di formazione professionale. Domenica 25 aprile, alle ore 9.30, convegno sul tema “Produttori, consumatori e giovani agricoltori per promuovere e sviluppare l’agricoltura biologica” su cui interverranno Pina Eramo, presidente nazionale Anabio, Alfredo Fasola, presidente associazione Probio, e Giuseppe Natale, vicepresidente Cia Umbria. Alle ore 11.30 incontro promosso dall’Associazione nazionale pensionati su “25 aprile, attualità di una data”. All’iniziativa interverranno Walter Trivellizzi, presidente della Cia Umbria, Palmiro Marini, Gualtiero Ceci, Angelo Moretti, Giovanni Baccellini, Ezio Valecchi, che racconteranno la propria esperienza personale di quel periodo storico, ricordando soprattutto quello che ha significato il giorno della Liberazione. “Una data che mai come in questo momento è importante ricordare -ha dichiarato Trivellizzi- vista la necessità di richiamare i valori di libertà e di unità posti a base della nostra Repubblica”. Trivellizzi ha poi sottolineato l’importanza delle donne e dei giovani per il futuro dell’agricoltura, evidenziando il ruolo svolto in questi anni dall’Associazione Donne in Campo: “che ha permesso di raggiungere importanti risultati in pochi anni permettendo con successo quell’innovazione che nel campo imprenditoriale non sempre è semplice”. “Scopo della nostra associazione -ha spiegato Daniela Sarnari- è quello della valorizzazione delle imprese a conduzione femminile e dimostrare che questa caratteristica di multifunzionalità dell’agricoltura riveste un ruolo primario: quello di produzione di beni alimentari ma, anche, di servizi ricreativi e culturali. Non a caso, il mercato si chiama dei sapori e delle tradizioni per cui, accanto ai prodotti tipici, saranno presenti anche produzioni dell’artigianato della civiltà contadina che venivano realizzati soprattutto nei cosiddetti tempi morti”. Venticinque le aziende aderenti all’associazione che saranno presenti alla Fiera di Primavera. 60mila i visitatori della scorsa edizione della Fiera che rappresenta, come hanno sottolineato Enzo Santucci, assessore allo Sviluppo economico del comune di Perugia, e Riccardo Salvadori, della Cosap (Consorzio operatori su aree pubbliche), uno tra i più importanti appuntamenti fieristici del Comune. I pomeriggi di sabato e domenica saranno offerti degli assaggi dell’olio Dop curato dall’Associazione umbra produttori olive ed olio (Apoo).
“Occorre determinare le condizioni perché dall’Europa giungano garanzie di tutela degli agricoltori e dei consumatori accomunati in un’unica strategia di difesa della qualità e della tipicità delle produzioni legate al territorio”. Lo ha affermato il vicepresidente vicario nazionale della Cia, Giuseppe Politi, a conclusione dell’affollata assemblea generale della Kmecka Zveza (Associazione agricoltori), svoltasi il 16 aprile scorso a Trieste sul tema: “Nella nuova Europa con migliori aspettative per la nostra agricoltura”. “Vogliamo -ha detto ancora Politi- stare con maggiore determinazione al passo con i problemi di fondo della nostra agricoltura e della società tenendo presente che un’organizzazione che non traduce in progetto politico le proprie intuizioni, inevitabilmente sarà costretta ad essere penalizzata”. “Oggi -ha continuato il vicepresidente vicario- siamo di fronte a sfide epocali, ad una sfrenata globalizzazione di metodi e processi produttivi, all’interno della quale occorre fare i conti con la nascita di potentati economici che tendono a monopolizzare il mercato e ad annullare gli sforzi e i sacrifici delle piccole e medie aziende”. “A queste -ha sottolineato- noi dobbiamo rivolgere tutta la nostra attenzione per fare in modo che possano continuare a lavorare e produrre ed essere messe nelle condizioni di imprimere un marchio di qualità e di tipicità alle loro produzioni che è poi la premessa essenziale per vincere la competizione e garantire un reddito adeguato”. “Dobbiamo -ha affermato- promuovere un’agricoltura che abbia la fiducia dei consumatori e che sia nel contempo presidio di difesa e tutela del territorio e dell’ambiente”. “Dall’Europa -ha poi detto Politi- dovrà giungere un segnale forte anche in direzione delle zone rurali più svantaggiate, attraverso incentivi che valorizzino il grande patrimonio di cultura, di esperienze e di tradizioni antiche di vastissime aree che pur rappresentando un valore aggiunto per la nostra economia vengono tenute ancora ai margini del processo produttivo”. “L’allargamento dell’Ue -ha concluso Politi- potrà rappresentare certamente non solo una opportunità di sviluppo economico e sociale delle popolazioni rurali del Carso, ma anche un decisivo contributo al rafforzamento dei rapporti dell’organizzazione Kmecka Zveza con la Confederazione italiana agricoltori, un legame che ha radici lontane e che vuole andare lontano”. Nella sua relazione introduttiva, il presidente dell’organizzazione locale, Luigi Debelis, ha precisato che la Regione Friuli Venezia Giulia, può incidere sulle scelte della nuova politica agricola comunitaria. “La Regione deve presidiare -ha detto- le scelte nazionali, soprattutto sull’applicazione del disaccoppiamento e sulla distribuzione delle risorse, affinché non vengano introdotte distorsioni o penalizzazioni per l’agricoltura regionale”. “Deve inoltre -ha continuato Debelis- avere particolare attenzione per le zone montane e svantaggiate , di particolare interesse per noi , perché in esse si svolge l’agricoltura della comunità nazionale. Il problema coinvolge, però, anche altre amministrazioni locali che sono preposte alla gestione del territorio e che debbono , ciascuna per le proprie competenze, adoperarsi affinché le opportunità offerte dal piano agricolo comunitario trovino una ottimale realizzazione”. L’intervento del segretario Edoardo Bukavec ha sottolineato gli impegni assunti e disattesi da parte della Regione. “Nonostante gli impegni -ha detto Bukavec- che le classi dirigenti regionali hanno assunto sul piano politico, economico, programmatico e finanziario, il ruolo dell’agricoltura e degli agricoltori nel contesto sociale ed economico della nostra provincia resta in misura sempre maggiore una questione di prome4sse e di dichiarazioni di principio , di volta in volta dettate dalla circostanza, come chiaramente dimostrano i vari documenti approvati e mai attuati, quali l’accordo sul Sincrotrone e il progetto speciale per lo sviluppo dell’agricoltura nella provincia di Trieste, nonché l’impegno per il ripristino della Comunità montana del Carso”. “Infatti -ha concluso Bukavec- non si è ancora fatta realmente strada la convinzione che , per uno sviluppo equilibrato della società e del territorio. È indispensabile che anche l’agricoltura completi il processo del proprio sviluppo, in chiave di progresso e sostenibilità”. Al dibattito hanno partecipato, tra gli altri, Franc But, ministro dell’Agricoltura della Repubblica slovena, ed Enzo Marsilio, assessore regionale alle Risorse agricole.
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