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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 46 - n. 115 18 giugno 2004
COMUNICATI
  • Anguria: il frutto più amato in estate costa oggi il 400% in più rispetto al 2001
TERRITORIO
  • Latte “made in Piemonte” ? Meglio un marchio “ombrello” per tutte le produzioni di eccellenza regionali
APPUNTAMENTI
  • Cia di Ancona: appuntamento con “Fattoria in Festa”
  • Cia Firenze: tre giornate per la zootecnia biologica

 

COMUNICATI


Anguria: il frutto più amato in estate costa oggi il 400% in più rispetto al 2001

 

Nell’estate di 3 anni fa un chilo di anguria oscillava al dettaglio dalle 400 alle 600 lire, quest’anno fino a tutto agosto sarà difficile trovarlo a meno di 1 euro.

 

Anche se rimane uno dei frutti più a “buon mercato”, pur considerando il rilevante scarto della buccia,  l’anguria costa oggi quattro volte in più rispetto al 2001. Un fenomeno prevalentemente riscontrabile alla vendita al dettaglio, perché di fatto, le richieste degli agricoltori, negli ultimi tre anni, sono rimaste quasi invariate con un aumento contenuto alla normale crescita dei costi di produzione. Il prezzo registrato in questi giorni  dovrebbe attenuarsi con l’avanzamento dell’estate, anche se appare alquanto improbabile che si scenda sotto un euro al chilo.  E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

Quindi, con quello che oggi spendiamo per un frutto di pezzatura media, tra i 5 e i 7 chilogrammi, solo tre estati fa avremmo acquistato un’anguria di circa 40 chili. Le angurie italiane concorrono con quelle sudamericane, nordafricane, greche e spagnole, già reperibili  dallo scorso maggio nei negozi e nei supermercati del nostro Paese.

Sul fronte della qualità e della quantità, viste le abbondanti piogge autunnali e primaverili, dovremmo essere su standard ottimali e, se le prossime settimane saranno  calde e  assolate, potrebbero migliorare ulteriormente -sottolinea la Cia- le caratteristiche del frutto nostrano, arrivando a livelli mai raggiunti nell’ultimo mezzo secolo.

Conosciuta fin dai tempi antichi, l’anguria è stata ed è tuttora molto amata per la sua polpa fresca e dissetante. L’anguria, detta anche cocomero, (Cuccumis citrullus o Citrullus vulgaris) è -rileva la Cia- pianta a ciclo vegetativo annuale; ha fusto erbaceo, lungo prostrato, a portamento strisciante, foglie pelose, picciolate, fiori gialli a corolla campanulata. Il frutto è un peponide con forma varia, dallo sferico all'ovoidale, buccia di colore dal verde scuro al biancastro, polpa rossa (ma in alcune varietà biancastra o rosea) di sapore dolce per il contenuto di zuccheri. Le dimensioni del frutto sono variabili, secondo le varietà botaniche della pianta, dal “vulgaris maximus”, grossissime, alle varietà ibride a frutto piccolo con diametro di circa 20 cm.

Per l'elevata percentuale d'acqua, l'anguria -afferma ancora la Cia- è un alimento scarsamente nutritivo, ma sufficientemente energetico per il buon contenuto di zuccheri assimilabili. Si ritiene in genere che sia un frutto piuttosto indigesto, ma ciò può attribuirsi appunto al notevole contenuto idrico, che diluisce fortemente i succhi gastrici, e all'abitudine a consumarla molto fredda, quando si è accaldati, con effetto tipico delle bibite ghiacciate. L'anguria è un alimento voluminoso, che soddisfa il senso di sazietà abbastanza a lungo e per questa prerogativa viene consigliata nelle diete dimagranti, in sostituzione di qualche pasto. La sua polpa deliquescente, croccante, particolarmente dissetante, si presta alla preparazione di frullati privi di zucchero, molto utili anche per gli effetti diuretici, lassativi e disintossicanti. Con l'anguria sì può fare una periodica cura, analoga alla ben nota "cura dell'uva". La polpa deve essere perfettamente matura, cioè uniformemente rossa; le parti bianche, soprattutto in prossimità della buccia, vanno scartate.

 

Origine e alcune varietà. Il frutto è originario dell’Africa tropicale, le varietà più coltivate sono: il cocomero di “Pistoia” e di “Faenza”, l'ibrido “Baby Funn” grandi e quest'ultimo resistente alle malattie, “Black Diamone”, Il “Klondike Blue Ribbon” a frutto oblungo grande, la “Sugar baby” medio, la “Charleston gray 133” a frutto oblungo, tardiva, la “Blue Belle” Ibrido F1 rotonda, molto produttiva, “la Florida Giant”, la “Blue Ribbon”, la “Ashai Miyako” Ibrido F1 precoce con frutto rotondo.

 

Il terreno ideale. Profondo, organico, di elevata capacità idrica; ph tendenzialmente acido.


La propagazione. Si effettua direttamente a dimora nell'orto all'inizio primavera al sud e in aprile-maggio al nord. I semi, in numero di 2 o 3, vengono posti in buchette distanziate 1-1,5 metri tra loro sulla fila e 2-2,3 m tra le file, alla profondità di circa 3-4 cm. La semina per la produzione normale avviene in aprile, in buche distanti fra loro un metro e mezzo in ogni senso e profonde una cinquantina di centimetri. Poiché il raccolto inizia in luglio si può sfruttare lo spazio fra una pianta e l'altra con un ortaggio in consociazione di assai rapido sviluppo, che possa concludere il suo ciclo prima che i cocomeri siano sviluppati al massimo. Alla semina si fanno cadere cinque o sei semi in ogni buchetta, per lasciare poi solo le due piante che si presentano più robuste.  

 

Come si semina. A dimora: aprile-maggio, 5-6 semi in buchette distanti tra loro m 1-1,5; profondità di semina cm 2; quantità di seme g 15-20/mq; diradamento: piantine alte cm 3; 1-2 piante per buca;· in semenzaio: protetto, gennaio febbraio; in vasetti di cm 10 di diametro (2-3 semi per vasetto); profondità di semina cm 1; trapianto: marzo-aprile, 20-30 giorni dopo la semina; piante alte cm 10, con 4-5 foglie; distanza: tra le file, cm 150, sulla fila cm 100 germogliazione: giorni 4-15; temperatura ottimale 25-28°C, temperatura minima 20°C.

 

Come si irriga: l'anguria riesce molto bene in esposizioni caldissime, purché le venga assicurato un abbondante rifornimento idrico; in periodi siccitosi si usa la sommersione notturna del campo. Rispetto alle elevatissime necessità di acqua, l'anguria è dotata di un apparato radicale poco profondo; le varietà d'importazione tuttavia hanno radici più sviluppate in profondità e quindi sono meno esigenti.

 

La raccolta: procede a scalare durante l'estate. Solo l'esperienza permette di staccare il frutto a maturazione ideale. Indicativamente il viticcio del peduncolo deve presentarsi secco e sulla scorza del frutto si deve evidenziare la tipica pruina. Al disseccamento del viticcio prossimo al frutto, lieve depressione della buccia attorno al peduncolo, comparsa della patina cerosa (pruina) che riveste la scorza, scricchiolio della polpa sotto pressione, tipico suono sordo che si avverte alla percussione; luglio-settembre, 90-150 giorni dopo la semina; scalare, per 1 mese.


Le possibili avversità: tra le crittogame segnaliamo la peronospora che pur causando danni gravi ha manifestazioni sporadiche, l'oidio, la cladosporiosi, la tracheofusarosi e il marciume radicale, la peronospora. Tra i parassiti animali portano attacchi gli afidi, il grillotalpa, il maggiolino, le nottue, i nematodi, gli acari.

 

Conservazione: 20-30 giorni a 3-4°C.

 

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TERRITORIO


Latte “made in Piemonte” ? Meglio un marchio “ombrello” per tutte le produzioni di eccellenza regionali

Latte “made in Piemonte” ?  Meglio un marchio “ombrello” per tutte le produzioni di eccellenza regionali

 

Di fronte alla crisi del comparto del latte -causata dal basso prezzo pagato per il latte alla stalla non più remunerativo dei costi di produzione- il Governatore Ghigo ha lanciato l’idea ( che in futuro dovrebbe tramutarsi in progetto) di un marchio Piemonte, con cui etichettare il latte prodotto nello nostra Regione. La proposta -afferma la Cia del Piemonte- è stata accolta con qualche perplessità dagli industriali lattiero-caseari, che si sono limitati a commentare che”non può fare male”.

Neanche agli allevatori farà troppo bene, in quanto solo il 20 per cento del latte prodotto in Piemonte diventa latte fresco e quindi un eventuale aumento del prezzo al consumo del latte perché “made in Piemonte” - ammesso che l’aumento venga trasferito almeno in parte ai produttori - non potrà determinare una ripresa significativa del comparto.

Il latte fresco commercializzato nella nostra Regione ( il latte fresco di origine locale è per altro pochissimo commercializzato fuori Regione ) ha già inoltre una forte caratterizzazione piemontese, percepita dagli stessi consumatori, in quando -sottolinea la Cia regionale- prodotto da Centrali del latte (di Torino, di Asti/Alessandria e dall’Abit, ecc.) largamente conosciute come aziende regionali che si approvvigionano di latte locale.

Le aziende piemontesi già si distinguono perché producono “Latte fresco di alta qualità”, secondo la normativa comunitaria. Poco aggiungerebbe quindi il marchio “Piemonte”, soprattutto se non accompagnato da un disciplinare di produzione che -evidenzia la Cia- qualifichi il nostro latte come un latte superiore per qualità, diverso dal latte prodotto altrove, e da un efficiente sistema di tracciabilità, per evitare  frodi.

Alcune ricerche però  dimostrano che -avverte la Cia del Piemonte- non c’è comunque la disponibilità da parte dei consumatori a spendere di più di quel che già spendono per il latte fresco e quindi un eventuale vantaggio ai produttori ed agli industriali lattiero/caseari potrebbe derivare solo dal fatto che la Grande Distribuzione Organizzata (attraverso cui passa la quasi totalità della commercializzazione del latte fresco) riduca il proprio margine di guadagno.La qual cosa, se non impossibile, dovrebbe almeno essere contrattata prima di iniziare l’avventura del latte targato Piemonte

Se  per il latte fresco l’etichetta “made in Piemonte” non avrebbe un significato economicamente rilevante, molto più significato avrebbe invece -conclude la Cia regionale- un marchio ombrello “Piemonte” , di proprietà della Regione, da attribuirsi a tutte quelle produzioni di qualità piemontesi che rispondono a determinati requisiti stabiliti dalla stessa Regione, utili per la promozione dell’immagine e soprattutto per garantire i consumatori da eventuali contraffazioni. Insieme al marchio bisogna predisporre adeguati investimenti per farlo conoscere ed un efficace sistema di controlli.

 

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APPUNTAMENTI


Cia di Ancona: appuntamento con “Fattoria in Festa”

 

Organizzata dalla Confederazione italiana agricoltori della provincia di Ancona, dall’Associazione prodotti di fattoria tipici marchigiani, dal comune di Maiolati Spontini, dall’assessorato alle Politiche Agricole della provincia di Ancona e dall’Associazione ricreativa Scisciano, a Scisciano (Maiolati Spontini) domenica prossima 20 giugno si svolgerà prima grande festa d’estate: “Fattoria in festa”. Si tratta della festa di quelle aziende agricole (nel caso della provincia di Ancona), che hanno fatto della produzione tipica locale e dell’alta qualità l’essenza della loro attività (vini, olio, salumi, formaggi, miele, farro, prodotti da agricoltura biologica, ecc.). Ospite Turi ( Bari ) Città delle ciliegie. In mattinata incontro, dopo il saluto del Sindaco, di esperti con un tema centrale: la creazione in questa parte delle Marche del “Distretto Rurale di Qualità”. Relatore Marco Giardini, presidente Cia della provincia di Ancona. Sarà anche presentata (da Giardini e da Franco Fiori, presidente regionale Cia) la nuova Guida “Strada delle fattorie”, caratterizzata da una  utile novità, molto sentita e richiesta da consumatori e comitive di turisti: oltre alla denominazione delle fattorie interessate saranno indicati anche i loro punti vendita nell’ambito delle varie filiere.

La giornata si aprirà con un convegno sul tema della creazione, in questa parte delle Marche, di un “Distretto rurale di qualità”. Dopo la relazione di Marco Giardini, il dott.  Roberto Luciani, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Marche, illustrerà il logo del nuovo marchio Qualimarche. Per la Cia la giornata sarà anche il momento per affermarsi sempre di più come interlocutore privilegiato verso il mondo della ristorazione marchigiana: “Stiamo lavorando -spiega Marco Giardini- per diffondere e promuovere le tipicità presso i ristoratori delle Marche, che spesso, purtroppo, non conoscono le caratteristiche di questi eccezionali prodotti”.

Al pranzo sociale delle 13 a Scisciano  e nel pomeriggio, alla mostra dei prodotti tipici, si potranno gustare la porchetta di Scisciano, la frittata con l’erba caciola, la crescia di polenta, il ciauscolo e la “venella” (inimitabile guancia di maiale)  di S. Elia, il lonzino di fico, le varie specialità di Verdicchio, olio e miele. Grazie alla nuova “Guida” si saprà  dove reperirli e sceglierli per gustarli anche in casa. In serata  ciliegie di Turi e orchestra “Burro e Salvia”.


Cia Firenze: tre giornate per la zootecnia biologica

 

Su iniziativa della Cia di Firenze e di Agricia Srl, dal 28 al 30 giugno prossimi si svolgeranno tre giornate dedicate alla zootecnia biologica. La manifestazione, che prevede, incontri, convegni e seminari e che s’inserisce nelle iniziative della Cia di Firenze per un’adeguata divulgazione in agricoltura, si terrà presso la Cooperativa Agriambiente Mugello, in località Galliano, a Barberino di Mugello. Nella prima giornata si parlerà di normativa comunitaria sulla zootecnia biologica relativa agli interventi veterinari, di prevenzione e benessere degli animali, di interventi terapeutici possibili in zootecnia biologica, di fitoterapia; nella seconda giornata di fondamenti della medicina omeopatica, di metodologia omeopatica negli allevamenti, di confronto tra terapia omeopatica e di terapia convenzionale. La terza giornata sarà dedicata alla visita dell’azienda cooperativa.

 

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