Stampa il documento

Invia un commento sul documento

Chiudi la finestra

  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 48 - n. 13 18 gennaio 2006
COMUNICATI
  • Aviaria: ancora danni per gli allevamenti sempre più in crisi. Mancano interventi concreti per fronteggiare l’emergenza
  • Energia: dai campi un reale contributo di sviluppo. Occorrono politiche mirate per far decollare l’agrienergia
  • Tavolo verde: bene la riduzione dei pesanti oneri previdenziali
TERRITORIO
  • Cia di Siena: seminario e tavola rotonda sulle sfide dell’agricoltura

 

COMUNICATI


Aviaria: ancora danni per gli allevamenti sempre più in crisi. Mancano interventi concreti per fronteggiare l’emergenza

 

La Cia sottolinea come davanti ad una situazione molto grave per i produttori non siano stati varati provvedimenti realmente incisivi. Solo misure limitate ed insufficienti. Così non si tutela la qualità e la salubrità delle produzioni italiane.

 

L’onda lunga dell’aviaria continua a provocare danni ingenti ai produttori avicoli italiani. Il calo continuo dei consumi, causato da un infondato allarmismo, ha ormai riflessi pesantissimi per il settore e da parte del governo non sono state varate misure idonee e incisive per fronteggiare una crisi che non ha precedenti nel nostro Paese. A rimarcare questo aspetto è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che torna a denunciare la grave mancanza di concreti interventi a sostegno degli allevamenti, in particolare quelli rurali e biologici, che stanno vivendo una situazione di completa emergenza.Nel sottolineare che oggi presso l’Agea si è svolta  una riunione sull’applicazione del ritiro dal mercato di carne avicola come previsto dal decreto ministeriale, la Cia rileva  come lo stanziamento (20 milioni per l’ammasso di 17 mila tonnellate di prodotto) previsto dal provvedimento, oltre ad essere di difficile attuazione, non inciderà per nulla nel mantenimento dell’attuale tessuto produttivo dell’allevamento avicolo italiano. Infatti, oltre al pericolo di vedere abrogata dall’Unione europea  l’etichettatura obbligatoria del pollame che permette ai consumatori di riconoscere la carne avicola italiana, nessun provvedimento del governo sta andando nella direzione di difendere e conservare il patrimonio di produzione nazionale che ci consente l’autosufficienza delle carni avicole.Per questa ragione la Cia continua a chiedere ai ministri competenti reali e concreti interventi a favore degli allevatori che permettano di difendere e valorizzare le produzioni di qualità italiane che garantiscono i consumatori dal punto di vista del benessere animale e della salubrità delle carni avicole.

 


Energia: dai campi un reale contributo di sviluppo. Occorrono politiche mirate per far decollare l’agrienergia

 

In occasione di Vegetalia, la Cia sottolinea l’importanza del settore agricolo per la crescita e la valorizzazione delle fonti energetiche. Sono necessarie strategie adeguate e interventi propulsivi.

 

Nel nostro Paese vi sono grandi potenzialità per far decollare l’intero settore agrienergetico in tempi brevi, ma è necessario che da parte del governo e del Parlamento si punti con decisione a politiche di sviluppo per le fonti energetiche rinnovabili di origine agricola e forestale e di supporto alle imprese agricole che si organizzano per coltivare, produrre e vendere energia. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione della presentazione di Vegetalia, in programma a Cremona dal 27 al 29 gennaio prossimi.

Biodiesel, bioetanolo, olio vegetale puro e biogas, tutti combustibili prodotti da materie prime agricole, possono rappresentare -rileva la Cia-  una concreta opportunità per le imprese agricole e una risposta significativa agli obiettivi di riduzione delle emissioni in atmosfera.

D’altronde, l’agricoltura e gli agricoltori -aggiunge la Cia- hanno il diritto di entrare a pieno titolo nel panorama delle energie rinnovabili perché dai campi, dai boschi, dagli allevamenti è possibile, oggi, produrre e risparmiare  tanta e buona energia pulita. Basti pensare alla produzione del biodisel, del bioetanolo, alla produzione di energia elettrica o termica con la combustione del legno e così via, attraverso cui è possibile creare sviluppo economico locale, occupazione, miglioramento ambientale, e, quindi, riduzione dell’inquinamento atmosferico, che è alla base del protocollo di Kyoto.

Non a caso, nei mesi scorsi la Cia ha aderito al “Patto per Kyoto” che ha come obiettivo un futuro sostenibile che valorizzi ancora di più le risorse del nostro Paese. Un documento che si propone di fornire proposte e indicazioni per favorire il risparmio energetico e lo sviluppo di un mercato dell’energia efficiente, rinnovabile e a basso impatto ambientale sia a livello nazionale che locale.

La Cia ha sempre evidenziato che l’impegno efficiente dell’energia è fattore di competitività e di sviluppo sostenibile. Per questo motivo è necessario dare massimo impulso ad un progetto che valorizzi in maniera adeguata la produzione di fonti energetiche rinnovabili.

 

 

 


Tavolo verde: bene la riduzione dei pesanti oneri previdenziali

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi prende atto della disponibilità mostrata dal Ministro Alemanno ad affrontare i pressanti problemi della previdenza agricola. Sollecitate le forze politiche ad impegnarsi in questa direzione. Sviluppare le bioenergie.

 

“Prendiamo atto della disponibilità del ministro Alemanno a ridurre i pesanti oneri previdenziali che oggi opprimono le aziende agricole. Sollecitiamo, quindi, le forze politiche ad impegnarsi in questa direzione prima che si concluda la legislatura”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione Italiana agricoltori Giuseppe Politi al Tavolo verde svoltosi oggi al ministero delle Politiche agricole.

Nel ribadire che l’agricoltura italiana è in una preoccupante crisi strutturale, Politi ha sottolineato l’impellente esigenza di una riduzione degli oneri previdenziali, di misure di sgravio per i contributi pregressi e di interventi per riordinare le prestazioni temporanee e per incentivare l’emergenza del lavoro irregolare. Insomma, serve una riforma della previdenza agricola che consenta alle aziende di operare con nuove prospettive e senza gli attuali vincoli.

Il presidente della Cia ha messo in risalto anche la necessità di dare impulso alle fonti energetiche alternative, soprattutto quelle agricole, e a rapporti più stretti di filiera.

Politi ha comunque rilevato che bisogna operare in maniera adeguata in questo breve scorcio di legislatura, al fine di evitare il rischio di lasciare aperti i nodi che oggi condizionano l’agricoltura.

 

 

 

torna al sommario

TERRITORIO


Cia di Siena: seminario e tavola rotonda sulle sfide dell’agricoltura

 

Dal vino ai cereali, dall’olio alla zootecnia: lo stato di salute dell’agricoltura senese e toscana analizzato in ogni suo aspetto, affrontando problemi attuali e progettualità per il futuro. Il seminario e la tavola rotonda, organizzati lunedì scorso 16 gennaio  dalla Cia  provinciale di Siena nell’auditorium Confesercenti, hanno rappresentato un momento importante nel corso del quale, di fronte ad una folta platea di operatori, addetti ai lavori e rappresentanti istituzionali, sono state esaminate proposte e progetti per la filiera agroalimentare di qualità per quanto riguarda prodotti tipici e tradizionali.

Un “doppio” incontro: al mattino il seminario vero e proprio, incentrato sui contributi tecnici, con una disamina completa dell’agricoltura senese e regionale. Nel pomeriggio, invece, sono stati affrontati i temi della politica del settore, nel corso di una tavola rotonda, moderata dal giornalista Carlo Cambi, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore provinciale Claudio Galletti, il presidente della Fondazione Qualivita Paolo De Castro, il presidente della Camera di Commercio Siena Vittorio Galgani. Il bilancio dell’intera giornata di lavori è stato al centro delle conclusioni del presidente regionale della Cia Giordano Pascucci.

“Deve cambiare l’approccio ai problemi dell’agricoltura. Se vogliamo fare della filiera un punto fermo -ha commentato Pascucci- dobbiamo fare in modo che ci sia un governo del settore: è necessario costruire delle scelte di governo del sistema. Il singolo produttore deve essere protagonista, anche nei processi di filiera lunga. Questo sarà possibile attraverso la riscoperta dei valori dell’associazionismo e della cooperazione per la valorizzazione e la commercializzazione delle produzioni. L’autogoverno dei produttori rappresenta una strada da percorrere per un nuovo rapporto, più diretto, con il mercato, anche a livello locale. Il ruolo delle istituzioni è di fondamentale importanza per riuscire a gettare le basi, in un lavoro di concertazione, per creare una nuova prospettiva per il domani dell’agricoltura, un futuro dove si sappia guardare alle sfide che arrivano dal mercato”.

“Nonostante l’agricoltura senese mostri segnali di dinamicità i pesanti effetti della crisi economica iniziano a farsi sentire anche sul nostro territorio. L’agricoltura -ha commentato Bartolini, presidente della Cia di Siena- ha un ruolo strategico visto il suo legame con altri comparti economici. Devono essere create le condizioni per poter guardare con fiducia al futuro. Va rafforzata la capacità competitiva delle nostre aziende, incentivando i processi di filiera corta, l’associazionismo di prodotto e la cooperazione. Oggi l’aggregazione può rappresentare infatti uno strumento importante per il futuro di alcuni comparti dell’agricoltura”.

“La nuova Pac -ha spiegato Luciano Rossi, direttore di Toscana Cereali- ha dato una svolta radicale al sistema che adesso è più orientato verso il mercato. La nostra forza è rappresentata dalla qualità del prodotto e dalla sicurezza alimentare, fattori determinanti per la nostra competitività sul mercato. Noi dobbiamo puntare alla qualità: produrre sano, bene e di alta qualità. Questo il senso dei nostri progetti, dalla Dop per il pane toscano al marchio Agriqualità. Vogliamo dare risposte al mercato con produzioni legate al territorio, salvaguardandone al tempo stesso la tradizione”.

“Qualità, tradizione e ambiente sono i caratteri distintivi delle nostre produzioni.  Il riconoscimento del valore di eccellenza dei nostri vini -ha affermato Flavio Tattarini, presidente dell’Enoteca Italiana- non ci mette però al riparo dai tempi di crisi.  Fondamentale sarà fare sistema, lavorare per l’organizzazione dell’offerta, attraverso strumenti di promozione che sappiano valorizzare le particolarità delle produzioni senesi. Si stanno aprendo nuovi mercati: pensiamo a quello giapponese, a quello brasiliano, a quello, vastissimo, della Cina. Comunicazione e promozione, anche con iniziative mirate, saranno momenti fondamentali per il settore. Allo stesso tempo noi vogliamo rilanciare due proposte: quella relativa alla creazione di un osservatorio permanente sul mercato dei vini della filiera senese - strumento importante per definire in tempi brevi gli interventi progettuali in questo settore - ed un forum permanente sulle Docg, un organismo che possa raccogliere le varie istanze, da quelle normative a quelle sull’offerta, che arrivano da questi territori”.

Importanti contributi ai lavori del seminario sono giunti dagli interventi di Giampiero Cresti, direttore Ota-Olivicoltori toscani, sui percorsi di valorizzazione e le strategie di vendita nella filiera dell’olio; dal dirigente Arsia Natale Bazzanti, su “I prodotti tipici e tradizionali”, con la presentazione del marchio collettivo geografico, un’ipotesi di sistema alternativo di riconoscimento per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari; di Paolo Bucelli, dirigente dell’assessore provinciale all’agricoltura di Siena, su “La rete e le strategie di valorizzazione dei prodotti agroalimentari nel contesto senese” ed infine di Luciano Nocciolini, presidente della Atpz- Produttori zootecnici, che ha affrontato i temi relativi alla filiera zootecnica con un intervento su “Il marchio Agriqualità e la sfida del mercato”.

“Oggi non basta più il prodotto di qualità eccellente -ha spiegato il presidente della Fondazione Qualivita Paolo De Castro nel suo intervento alla tavola rotonda- c’è la necessità di avere una nuova capacità organizzativa per stare sul mercato. Si deve continuare a guardare al tipico e al tradizionale affrontando, allo stesso tempo, la dimensione economico-produttiva. Occorrono progetti e proposte, una capacità di tenuta del sistema, un gioco di squadra. Con una definizione, credo che ci voglia più Europa, un’Europa che sia più attenta ai problemi dell’agroalimentare. Purtroppo oggi l’Italia è assente in questi processi decisionali, subiamo delle decisioni che vengono adottate da altri”.

Per il presidente della Camera di Commercio di Siena Vittorio Galgani “il nostro tessuto economico è fatto di imprese di piccole dimensioni la cui forza sta nel legame con il territorio che deve rappresentare un valore aggiunto per le nostre produzioni. In futuro dovremo investire sempre di più in questa direzione: basti guardare a quanto sta avvenendo per la definizione ricciarelli di Siena. Questo significa che il nome Siena, il legame con il territorio, costituisce un punto di forza per le nostre produzioni”.

Puntare anche sulla commercializzazione locale, su un nuovo rapporto tra produttori e ristorazione, è una delle strade da percorrere per il futuro secondo il dirigente Arsia Natale Bazzanti: “Vanno reinventate delle forme di commercializzazione locale, abbiamo notato che ci sono dei positivi segnali di attenzione da parte dei consumatori. Non esiste un’unica ricetta per la valorizzazione dei prodotti, nella nostra regione infatti le produzioni sono estremamente diversificate. La base di partenza è la riscoperta delle produzioni locali, con forme di valorizzazione che siano studiate ad hoc”.

“Come toscani non dobbiamo aver paura della toscanità.  Superiamo le contrapposizioni tra i vari localismi, la nostra regione -ha detto Roberto Scalacci, responsabile Qualità della Cia regionale- può rappresentare un grande veicolo di promozione, caratterizzando anche gli interventi sui diversi tipi di produzione”.

Per l’assessore provinciale all’Agricoltura Claudio Galletti “la politica nazionale non è stata attenta ai problemi del settore: l’agricoltura deve tornare al centro delle politiche di sviluppo. Grande importanza rivestiranno le politiche di filiera. Oggi la frammentarietà ci rende deboli. Il settore ha bisogno di nuove politiche pubbliche ma anche di un ruolo più incisivo dei produttori che passi attraverso un rinnovato modo di confrontarsi con il mercato”.

 

torna al sommario