| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 46 - n. 205 | 17 novembre 2004 |
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Si è svolto a Milazzo, organizzato dal dott. Bambara di Italia Nostra e con la partecipazione della Cia, un convegno su “I Giardini di Federico”, per riuscire a dare alla città di Milazzo, sotto il profilo della riqualificazione urbanistica e ambientale, una propria immagine coerente e riconoscibile, è il segno di una rinnovata cultura. Questa idea di Bambara è riuscita a realizzare una grande partecipazione dove sono stati impegnati come relatori, alcuni tra i più importanti uomini di cultura botanica ed agraria, tra questi il prof. Francesco Raimondo, che oltre ad essere docente della Facoltà di Scienze dell’Università di Palermo, ricopre anche l’incarico di direzione dell’Orto botanico di Palermo, tra i più importanti d’Italia e d’Europa. Dopo di lui l’intervento prof. Pietro Mazzola, anche lui docente dell’Università di Palermo, che ha affrontato con grande capacità l’influenza dell’Orto botanico di Palermo nell’agricoltura e nel paesaggio mediterraneo. Inoltre, è intervenuto il prof. Paolo Grassoni, della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, che ha messo in evidenza il ruolo degli orti botanici nella conservazione e valorizzazione del patrimonio vegetale legato ai giardini storici. Ed infine l’intervento di Giovanni Li Volti, responsabile Cia per il florovivaismo, che rappresentando la storia del giardino storico e dell’orto botanico, ha saputo attualizzare questi elementi condividendo le idee progetto del convegno e si è dichiarato d’accordo con la nascita di un orto botanico con caratteristiche tematiche che tengano conto delle produzioni locali e del patrimonio vegetale della biodiversità esistente nel territorio Li Volti ha anche proposto un possibile centro di ricerca e valorizzazione del vivaismo locale, con un adeguato laboratorio per la conservazione del germoplasma e della conseguente micropropagazione, legati alle Università e alle aziende florovivaistiche che per le loro caratteristiche e dimensioni anche quantitative, lo fa essere tra i punti più importanti del vivaismo italiano, insieme all’Emilia Romagna al Veneto ed alla Toscana. Un aspetto positivo che deve essere messo in evidenza, è stato che non solo nella discussione, ma sul progetto si sono trovati d’accordo tutti i movimenti ambientalisti delle organizzazioni nazionali del Wwf, di Legambiente, oltre che ad alcune presenze di naturalisti e botanici. Anche la presenza istituzionale è stata importante, dal sindaco di Milazzo Nino Nastasi, che ha dichiarato le aree disponibili per questo progetto, alla presenza della Provincia di Messina, ai rappresentanti qualificati delle Soprintendenze dei Beni Culturali di Messina e dei settori archeologici, agli ordini professionali e alle varie Università, che si sono impegnate nella stessa manifestazione di iniziare un corso universitario di florovivaismo come elemento concreto alla costruzione di una professionalità ed occupazione del territorio. Questa aggregazione così diversa e professionalmente capace è un patrimonio importante non solo di unità, ma anche di condivisione di un progetto che dovrebbe essere di esempio per altre realtà, nella difesa e conservazione della natura, attraverso proposte di sviluppo con caratteristiche ambientali, culturali, tecnico scientifiche,turistiche ed economiche, affinché l’alleanza dell’uomo con la natura trovi quell’equilibrio necessario e vitale per il futuro dell’umanità. La conclusione del convegno è stato fatta dal vicepresidente nazionale di Italia Nostra Giuseppe Giliberti, che, nel sottolineare la positività dell’iniziative, si è augurato che queste forze siano possano contribuire, la dove viene richiesto, come un supporto capace di realizzare una cultura adeguata su queste tematiche per migliorare il nostro paese.
Il 12 novembre scorso, a Bologna, nell’ambito della XXXV edizione dell’Eima (Esposizione delle Industrie delle macchine agricole e il giardinaggio), si è svolto il convegno “Territorio e agricoltura: nuove opportunità per l’impresa” promosso da Agia, Cia e Cia Imprese. Forte la partecipazione all’iniziativa, che ha riportato al centro dell’attenzione un tema ormai guida per l’Agia, l’Associazione dei giovani imprenditori agricoli: il ruolo strategico dei servizi che l’impresa agricola, in forza della mutata disciplina normativa, può realizzare senza perdere lo “status” agricolo. Il presidente dell’Unacoma, Massimo Goldoni, nell’apprezzare il taglio dell’iniziativa, ha sottolineato come l’industria italiana delle macchine agricole sia una delle più variegate al mondo e che quest’industria ha compiuto un grande sforzo per rispondere ai bisogni di un’agricoltura in continuo cambiamento. Il presidente dell’Agia, Gianluca Cristoni, nella sua ampia relazione, ha evidenziato il ruolo strategico della giovane impresa agricola per “interpretare” in modo innovativo il fare impresa in agricoltura. I giovani, più delle generazioni che li hanno preceduti, sono i soggetti più pronti ad introdurre quegli elementi d’innovazione del fare impresa che mai come in questo particolare momento, di grandi cambiamenti sia normativi che dello scenario del mercato, si vanno presentando. L’impresa è diventata un insieme complesso di competenze che s’intreccia con un altrettanto complesso sistema di relazioni tra i soggetti pubblici e privati che operano sul territorio. Ed è proprio nella capacità di gestione della complessità della conoscenza e del sistema di relazioni che si misura oggi l’impresa di successo. Sulla nuova figura dell’imprenditore agricolo si è incentrato l’intervento di Massimo Bagnoli. Il responsabile dell’Ufficio fiscale della Cia ha rilevato i tratti salienti dell’articolo 2135 del codice civile, la sua forte connotazione a favore di un’agricoltura multifunzionale, non più ancorata alla sola produzione, ma proiettata invece verso nuove opportunità, legate alla valorizzazione dei propri prodotti, mediante l’esercizio delle attività agricole connesse di produzione di beni, ma anche alla tutela, salvaguardia e valorizzazione del territorio, attraverso la fornitura di servizi in stretta connessione con le attività agricole tradizionali. In questo ambito, Bagnoli ha sottolineato l’importanza della definizione di accordi quadro e di convenzioni con gli enti pubblici territoriali, allo scopo di concretizzare in azioni di intervento le proposte contenute negli articoli 14 e 15 del D.Lgs 228/01. L’attenzione è stata poi centrata sull’analisi della nuova figura dell’imprenditore agricolo professionale, sia per le ricadute in ambito giuridico e fiscale, sia soprattutto per gli effetti che ciò produce a favore anche delle nuove società agricole, che, come lo IAP individuale, possono invocare condizioni agevolative, tanto in campo previdenziale che creditizio e tributario. L’iniziativa ha visto l’autorevole presenza del dott. Annibale Dodero, dirigente dell’Agenzia delle Entrate, responsabile dell’Ufficio redditi d’impresa, che ha illustrato il pensiero dell’Amministrazione finanziaria sulla nuova fiscalità prevista dalla Finanziaria 2004 a favore delle attività agricole connesse sia alla produzione di beni che alla fornitura di servizi. Il suo intervento è stato molto apprezzato per la puntualità e la capacità di analisi, che hanno consentito alla numerosissima platea di comprendere appieno come la disciplina fiscale ha inteso misurarsi con queste attività mediante la previsione di specifici regimi fiscali e contabili di natura forfetaria, mutuati, nella loro genesi, dal regime fiscale previsto a suo tempo a favore dell’attività di agriturismo. Il vicepresidente dell’Anbi, Alfonso Pascale, ha sostenuto come la collaborazione con la pubblica amministrazione nella gestione del territorio, mediante la diffusione di rapporti contrattuali e forme societarie, costituisce un'opportunità che le imprese agricole devono saper cogliere. Esse potranno così accentuare quel connotato multifunzionale e quell'agire socialmente responsabile utili per fare sistema e contribuire alla competitività dei territori. Gerardo Diana, presidente nazionale Anga, ha condiviso la necessità di procedere insieme con l’obiettivo di promuovere, senza troppa burocrazia ed apparati, non solo l’insediamento, ma anche la permanenza delle giovani imprese, sottolineando l’importanza del dialogo e del confronto tra le organizzazioni. Il segretario del Comitato esecutivo Unió de Pagesos de Catalunya, Joan Masdemont Berga, che accompagnava una delegazione di giovani imprenditori agricoli spagnoli, ha illustrato come la multifunzionalità dell’impresa agricola venga “inquadrata”, da un punto di vista normativo, in Catalogna. Nel richiamare la storica collaborazione con la Cia, ha auspicato una rinnovata e più forte collaborazione su temi così strategici per le imprese agricole europee. Il vicepresidente nazionale vicario della Cia, Giulio Fantuzzi, nelle sue conclusioni, ha richiamato come con i decreti della legge di orientamento uno e due su multifunzionalità, attività connesse e definizione giuridica dei soggetti agricoli, si è compiuto nel nostro Paese un affondo normativo di grande portata innovativa. Adesso occorre che le opportunità di reddito e di lavoro per le imprese, in tutte le loro varianti vecchie e nuove, vengano colte e valorizzate, superando i ritardi e le inerzie burocratiche di sempre. L’impresa agricola, nonostante la crisi dei prezzi all’origine di questi giorni, ripetutamente denunciata dalla Cia, dimostra una straordinaria reattività fatta di versatilità e capacità di innovazione. Ma tutto ciò non basta più. Ciò che serve, ciò di cui abbiamo assolutamente bisogno è di una politica nazionale per l’agricoltura, che raccolga il testimone che la nuova Pac, riformata del disaccoppiamento e del nuovo sviluppo rurale, consegna agli Stati membri e alle Regioni. In Francia, il Governo ha aperto una sessione straordinaria di lavoro per varare la nuova legge di modernizzazione dell’agricoltura che getti le basi del futuro agricolo e rurale da qui al 2020. Noi ci accontentiamo anche di meno. Purché, finalmente, si progetti qualcosa di utile e la si smetta con la stagione dei proclami verbali. Per questo insistiamo. Si convochi una conferenza nazionale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale da parte della conferenza Stato-Regioni e si gettino le basi per una nuova stagione di misure e provvedimenti orientati al rilancio della competitività dell’agricoltura italiana, oggi messa a così dura prova.
Schiera una dozzina di trattori in piazza della Vittoria la Cia reggiana, ma senza sfilate e con rumore ridotto al minimo: l’agricoltura attraversa una fase difficile e la parola d’ordine è “contatto con il consumatore”, con il quale occorre dialogare senza arrecare disturbo. Ecco, quindi, un gruppo di agricoltori intenti al volantinaggio per far capire le ragioni delle proteste e le proposte dell’organizzazione agricola, ed ecco soprattutto una raccolta di firme in calce ad una petizione -che sarà inviata al Presidente del Consiglio- in cui si chiede una legge che renda obbligatoria l’esposizione di doppi prezzi sui cartellini nei luoghi di vendita, quello alla produzione e naturalmente quello finale al consumo. Il perché della petizione, che si inserisce nell’ambito della mobilitazione “Così non va”, è stato spiegato poi alla Sala convegni della Camera di commercio, dove sono intervenuti il presidente provinciale della di Reggio Emilia Ivan Bertolini, il responsabile dell’Osservatorio economico nazionale della Cia Paolo Surace, il presidente della Federconsumatori Franco Pedroni, l’assessore provinciale all’Agricoltura Roberta Rivi, e per l’intervento conclusivo il vicepresidente vicario nazionale e presidente regionale Giulio Fantuzzi. “Il doppio prezzo è un elemento di trasparenza e la petizione vuole dire sollecitare la costruzione di un sistema informativo sui prezzi”. La crisi attuale del settore agricolo, su cui sono intervenuti anche alcuni agricoltori, si evidenzia con alcuni dati che sono stati esposti da Surace: nell’ultimo anno (ottobre ’03-ottobre ’04) i prezzi all’origine del complesso delle coltivazioni sono diminuiti del 21 per cento, dell’intera agricoltura del 16,5 per cento. Nello stesso periodo i prezzi al consumo degli alimentari, secondo l’Istat, sono sostanzialmente stabili. La produzione quest’anno è cresciuta del 6 per cento sul 2003, ma dopo ben quattro anni di cali, non c’è stata quindi sovrapproduzione ma un recupero rispetto agli anni scorsi. Questo rende incomprensibile e pericoloso il tracollo dei prezzi agricoli. Nello stesso tempo, infatti, c’è stata una diminuzione del 3% dei consumi alimentari, il che dimostra l’esistenza di un problema vero di sopravvivenza per un certo numero di famiglie, e soprattutto sono aumentate le importazioni dall’estero, tanto che -per la prima volta- anche la bilancia ortofrutticola è andata in rosso. Per quanto riguarda Reggio, è toccata anch’essa dalla crisi del settore ortofrutta, ma nutre preoccupazioni anche e soprattutto per i settori decisivi delle proprie produzioni: il Parmigiano-Reggiano nel 2004 ha perso circa il 20-21 per cento sui prezzi pagati ai produttori, ed anche il vitivinicolo segnala prezzi in discesa, fenomeno già iniziato da parecchi mesi, nonostante l’annata 2003 fosse stata particolarmente scarsa, e che la vendemmia “normale” per quantitativi di quest’autunno ha accentuato. Dalla Cia viene perciò la richiesta al Governo di avviare una vera politica agricola, ed a tutti i soggetti che operano sui prodotti agricoli-alimentari la sollecitazione ad un lavoro comune per togliere di mezzo le inefficienze che pesano sulle filiere ed operazioni di trasparenza per rendere chiaro ai consumatori se i guadagni che ogni passaggio realizza sono giusti o eccessivi. Ad esempio, l’incidenza dei costi della logistica sembra piuttosto elevato nella composizione del prezzo: 30-35 per cento sull’ortofrutta, 18-25 per cento su latte e derivati, 15-20 per cento sulle carni; nella maggior parte dei casi i costi dei trasporti superano il valore del prodotto all’origine. Ai consumatori infine, la Cia propone di “mangiare come parlano”, cioè italiano: cibo più sicuro e di qualità.
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che autorizza un’ulteriore quota di lavoratori stagionali neocomunitari (16.000) risponde al fabbisogno espresso dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori già prima dell’estate scorsa. Il decreto giunge, comunque, a conclusione di tutte le principali attività stagionali e riguarda unicamente i lavoratori provenienti dai paesi di nuova adesione all’Unione europea, mentre per quelli provenienti dai paesi extracomunitari sono previste solo quote di lavoro subordinato non stagionale ottenute utilizzando quote residue. Positiva -anche se tutta da verificare nella sua attuazione - è la priorità riconosciuta alla domande di autorizzazione al lavoro presentate dal settore agricolo, dando con ciò atto alla Cia che il fabbisogno espresso dalle imprese agricole e ripetutamente manifestato al governo e ai ministeri competenti è un fabbisogno reale e attendibile, che in futuro meriterà maggiore considerazione e un più attento confronto con le organizzazioni professionali agricole.
L’agricoltura paga di nuovo un prezzo altissimo. Negli ultimi decenni, a causa dell’incuria, spesi 50 miliardi di euro per fronteggiare le calamità naturali La Cia denuncia: se si fosse speso il 20 per cento di questa cifra (100 mila miliardi di vecchie lire) in opere di manutenzione si sarebbero evitate molte perdite umane e gli effetti devastanti sul territorio si sarebbero enormemente limitati. L’ultima ondata di intemperie ha devastato serre e fabbricati rurali e distrutto diverse colture (olivi, ortaggi). Molti campi dovranno essere riseminati. Negli ultimi 50 anni in Italia si sono spesi oltre 50 miliardi (circa 100.000 miliardi di vecchie lire) per riparare i danni causati da calamità naturali; sarebbe bastato destinare il 20 per cento di questa cifra ad opere di manutenzione del territorio per limitare i danni e soprattutto le perdite umane. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale sottolinea come i recenti eventi alluvionali che hanno colpito in questi giorni le regioni centro-meridionali (in particolare le Marche, la Puglia, la Calabria, la Basilicata, l’Abruzzo, il Molise, la Sicilia) ripropongono con forza le tematiche legate all’assetto idrogeologico e alla sicurezza delle persone e delle attività produttive, soprattutto in agricoltura. Il repentino cambiamento climatico degli ultimi giorni -fa notare la Cia- ha prodotto danni per centinaia di milioni di euro (molti dei quali nel settore agricolo). Sta di fatto che alcuni governi regionali hanno richiesto lo stato di calamità. Richiesta sollecitata dalla Cia che si è subito attivata per cercare di fronteggiare la situazione. Danni si sono avuti per i vigneti, gli oliveti, le serre, fabbricati rurali, i macchinari, mentre, a causa degli allagamenti e dagli smottamenti, alcune colture (grano, orzo e avena) devono essere riseminate. Conseguenze negative si sono avute anche per gli ortaggi (finocchi, cicorie, insalate). Per tale ragione la Cia ha chiesto al governo l’emanazione immediata di un decreto legge che aiuti l’opera di ricostruzione e di riattivazione delle attività produttive, in primis quelle agricole e di attivare tutte le procedure previste dalla legislazione con una dotazione finanziaria sufficiente. Secondo la Cia, accanto agli interventi legati all’emergenza necessaria ed urgente, appare indispensabile un’azione coordinata e programmata del governo e delle Regioni volta all’attività di prevenzione dei disastri naturali. Il ripetersi ciclico degli eventi calamitosi non può portare alla rassegnazione perché essi sono incontrollabili e ineluttabili. Al contrario, è necessario superare atteggiamenti passivi o superficiali, adottando strategie dinamiche di progetto e di azione, attraverso gli strumenti ordinari della programmazione: progettare in sicurezza per assicurare un territorio tutelato e al tempo stesso produttivo. Le considerazioni che da tempo la Cia offre alla riflessione delle forze di governo sono note: 1) in caso di eventi disastrosi, l’attenzione è rivolta essenzialmente agli ambiti urbani, mentre in secondo piano viene posto il mondo agricolo e le aree rurali; 2) eventi legati al dissesto idrogeologico, sia pure di dimensione limitata, si verificano continuamente e in ogni realtà territoriale del nostro Paese. La Cia ribadisce, pertanto, le proposte avanzate in più occasioni: 1) predisporre un programma pluriennale di manutenzione ordinaria del territorio, partendo dal livello, che appare ottimale, di Bacino idrografico, con il concorso di tutti gli Enti locali interessati, coinvolgendo, per la realizzazione, gli agricoltori e le loro strutture organizzate con particolare riferimento ai Consorzi di Bonifica; 2) esame dei Piani attuativi regionali delle politiche strutturali, anche per verificarne la rispondenza alle esigenze di tutela del territorio; 3) valorizzazione dell’agricoltura e degli agricoltori nelle politiche di difesa dell’assetto idrogeologico del territorio, nell’ottica europea della multifunzionalità. E’ in questa ottica che -rimarca la Cia- si conclude la rincorsa all’emergenza derivante da calamità naturali ed inizia la fase della prevenzione, dell’organica e razionale sistemazione e delle regole condivise per l’uso corretto del suolo e delle acque. Questo vuol dire saper cogliere le nuove opportunità offerte dalle politiche dell’Unione Europea, (riforma della Pac, proposta di nuova programmazione dei fondi per lo sviluppo rurale 2007/2013). Vuol dire, insomma, dare sostanza e applicazione a leggi nazionali e regionali di grande importanza, quali la legge sulla montagna, la legge del 18 maggio 1989 n.183 che introduceva le Autorità di bacino e il concetto di Piani di Bacino e le modifiche ed integrazioni ad essa apportate con la legge 493/93, le leggi 267/98 (Sarno) e 365/200 (Soverato). Dunque, l’agricoltura italiana -conclude la Cia- si pone quale soggetto protagonista per la tutela del territorio, la creazione (o ricostruzione) di paesaggi di qualità, per garantire un corretto equilibrio ecologico e un controllo dei fenomeni naturali.
La Cia della Basilicata scende in campo per discutere e riflettere sui problemi sempre più urgenti che attraverso il mondo agricolo della regione. Per tale ragione ha organizzato nei giorni scori a Scanzano Jonico un convegno sul tema “Agricoltura nel Metapontino, tra crisi e aspettative di sviluppo”, tenutosi presso l’Hotel Miceneo. All’incontro, presente il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi, hanno partecipato molti agricoltori e i rappresentanti della Cia lucana e pugliese. Nel suo intervento, il presidente nazionale della Cia ha detto che si farà portavoce con il governo del problema degli agricoltori del Metapontino. La crisi in cui versa il comparto agricolo italiano e in particolare quello meridionale ha radici profonde. Di qui –ha detto Politi- l’esigenza di una politica attiva, di una strategia propulsiva, di un progetto nuovo di sviluppo. In tal senso è rivolta la mobilitazione della Cia che sotto lo slogan “Così non va” intende richiamare l’attenzione del governo, delle istituzioni nazionali e locali, dell’opinione pubblica sui gravi problemi che affliggono il settore.
Nell’ambito della Giornata mondiale della donna rurale e sotto il Patrocinio del Presidente della Repubblica, venerdì prossimo 19 novembre a Roma, presso il St. Regis Grand (via Vittorio Emanuele Orlando, 3), si svolgerà il convegno “Con le donne per la biodiversià e la sicurezza alimentare” al quale seguirà la cerimonia di consegna del premio De@terra. L’iniziativa è promossa dall’Onilfa (Osservatorio nazionale per l’imprenditoria e il lavoro femminile in agricoltura) è avrà inizio alle ore 9,30. I lavori saranno aperti da Veronica Navarra, presidente delegato di Onilfa, e vedranno la partecipazione del presidente della Cia Giuseppe Politi. Le conclusioni saranno del ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno.
Su iniziativa della Cia-Ufficio zona di Caiazzo (Caserta), domenica prossima 21 novembre si celebrerà la tradizionale Festa del Ringraziamento nel comune di Piana di Monte Verna. Alle ore 9.00 le macchine agricole si raduneranno nei pressi del campo sportivo comunale e alle ore 9.30 inizieranno il giro per le principali strade del paese. Al termine della sfilata, nella centrale piazza XXI Maggio, il vicario generale della Diocesi di Alife e Caiazzo, mons. Giulio Farina, figlio di agricoltori, celebrerà la S. Messa. Al momento dell’offertorio, gli allevatori presenteranno all’altare i prodotti della terra. Al termine della celebrazione avverrà la benedizione delle macchine agricole. Alla manifestazione parteciperanno il sindaco del Comune di Piana di Monte Verna, i funzionari di zona della Cia e il presidente provinciale Lino Martone. Nell’occasione proseguirà per la raccolta delle firme della petizione popolare per il doppio prezzo sui prodotti agricoli. Petizione lanciata nel corso della mobilitazione “Così non va”.
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