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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 49 - n. 77 17 aprile 2007
COMUNICATI
  • Alimentare: bene la mozione in Senato sull’origine in etichetta
TERRITORIO
  • Agricoltura: anche nel 2006 preoccupante la situazione in Toscana
  • Donne in Campo di Ravenna: grande successo dell’iniziativa “La terra delle donne nel segno dell’innovazione”
  • La Cia Basilicata lancia un segnale di forte preoccupazione in vista della fase conclusiva del Psr 2007-2013
APPUNTAMENTI
  • Cia di Bari: convegno sulla semplificazione in agricoltura
  • Donne in Campo di Bari: incontro sulle nuove forme di finanziamento alle imprese

 

COMUNICATI


Alimentare: bene la mozione in Senato sull’origine in etichetta

 

La Cia esprime soddisfazione e sottolinea l’esigenza di aprire un tavolo di confronto con il governo affinchè  si porti avanti un’energica azione a Bruxelles  su questa importante materia.

 

L’ indicazione di origine dei prodotti agroalimentari è fondamentale. Essa garantisce sia i prodottori che i consumatori. Un’etichetta chiara e trasparente  è una scelta irrinunciabile per contrastare ogni tipo di falsificazione e per favorire il successo del “made in Italy” sui mercati internazionali. Così la Cia-Confedferazione italiana agricoltori commenta l’approvazione all’unanimità in Senato di una mozione che impegna, fra l’altro, il governo “ad intervenire in tutte le istanze dell’Unione europea per estendere l’etichettatura di origine ai prodotti agroalimentari ancora non soggetti a tale obbligo”. 

La Cia, quindi,  sprime soddisfazione e sottolinea che la mozione del Senato rappresenta un passo avanti nell’azione per far sì che il provvedimento in materia venga ripristinato immediatamente, così come richiesto più volte dal mondo agricolo. In questo modo si permette di riconoscere la provenienza dell’origine dei prodotti e si salvaguardia l’agricoltura di qualità. Cosa che, del resto,  già avviene in Europa per alcuni importanti prodotti, quali la carne bovina, le uova, gli ortofrutticoli freschi, il miele. 

La Cia, infine, evdienzia la necessità di aprire al più presto un tavolo di confronto con il governo  per assumere un’iniziativa forte a Bruxelles e fare in maniera che venga assicurata l’etichettatura di origine anche  a prodotti come l’olio d’oliva, le carni di maiale e agnello, le conserve vegetali e i succhi di frutta, la pasta e i derivati dei cereali, i derivati del latte.

 

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TERRITORIO


Agricoltura: anche nel 2006 preoccupante la situazione in Toscana

 

“La crisi strutturale del settore agricolo della Toscana continua a necessitare di risposte forti da parte di tutto il sistema politico-economico della Regione; occorre un maggiore impegno che parta da tutti i fronti per risollevare l’agricoltura toscana e quella italiana, risorsa non solo economica, ma anche ambientale e per questo patrimonio di tutti”. E’ questo il parere deciso di Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana, circa il documento di analisi dell’Irpet sull’andamento dell’agricoltura toscana nel 2006.

I dati riferiti all’anno precedente  fanno, infatti, intendere che l’agricoltura in Toscana continua a soffrire di una crisi strutturale che deve trovare, a detta della Cia Toscana, delle soluzioni rapide ed efficaci per non peggiorare lo stato delle cose.

“In vista dell’attuazione del Psr 2007/2013 (Piano di sviluppo rurale) -afferma il presidente della Cia Toscana- occorre che le forze politiche siano tutte d’accordo nell’intervenire in maniera diretta individuando strategie mirate al rilancio del settore”.

“Il 2006 -continua Pascucci- è stato il secondo anno di disaccoppiamento dei premi come previsto dalla nuova Pac e in questo anno i produttori hanno acuito il già forte scoraggiamento maturato con l’avvio della riforma che anche in Toscana ha determinato in molti casi l’abbandono di certe colture mettendo a rischio l’equilibrio economico del settore con conseguenze anche al patrimonio ambientale”.

La Cia Toscana sollecita, inoltre, interventi urgenti da parte del governo nazionale per cercare di recuperare competitività del settore, soprattutto nei confronti degli altri paesi dell’Europa. “Non sarà sufficiente la sola capacità individuale delle singole imprese a rilanciare il settore -specifica Giordano Pascucci- ma serviranno strategie condivise e una maggiore concertazione tra il governo nazionale, quello regionale e le forze sociali oltre all’attuazione di un piano economico regionale che coinvolga l’impresa agricola, che nella regione rappresenta un ruolo importante e decisivo per altri settori, basti pensare al turismo attratto dalla paesaggistica di certi posti data proprio dalla cultura rurale. La Regione prima di tutto, però, dovrà svolgere in questo senso un ruolo più marcatamente a favore del settore. Durante la Conferenza regionale dell’Agricoltura si è parlato di strategie: le condividiamo, ma che vengano messe in atto quanto prima per non rischiare di lasciare i nostri agricoltori un passo indietro rispetto allo sviluppo economico della regione e del Paese”.

Alla luce di questi primi dati poco promettenti e in attesa del rapporto Irpet-Arsia, la Cia Toscana si aspetta un lavoro sulle filiere, elemento fondamentale per il rilancio di un’economia in scala; uno sviluppo locale integrato; un rapporto diretto tra l’agricoltura e gli altri settori economici; più credito ai produttori per reinvestire nelle colture tradizionali e nell’innovazione del sistema secondo la multifunzionalità dell’azienda. “Non dimentichiamo inoltre -conclude Pascucci-  il ruolo che il Prs (Piano regionale di sviluppo) potrà e dovrà avere anche nei confronti dell’agricoltura, settore che dovrà fare parte dell’intero progetto economico della regione per il rilancio della competitività di tutta l’economia, agricoltura e aree rurali comprese”.


Donne in Campo di Ravenna: grande successo dell’iniziativa “La terra delle donne nel segno dell’innovazione”

 

Donne in campo di Ravenna, in collaborazione con Udi comitato di Alfonsine, ha concluso il 14 aprile scorso  il progetto “La terra delle donne nel segno dell’innovazione” che ha visto la realizzazione di una vera sinergia tra le donne, la Cia e le istituzioni pubbliche, amministrative e scolastiche.

Sono stati i ragazzi del quinto A dell’Istituto Tecnico Agrario “L.Perdisa”  i protagonisti dell’ultima giornata che, con grande capacità professionale  e passione, hanno presentato la conclusione del progetto che consiste nella realizzazione di uno studio trasformato in vero e proprio piano applicativo di riconversione di un’azienda agricola reale (quella di una loro compagna di classe) nel concetto di multifunzionalità e innovazione nella riscoperta di tradizioni e valori del territorio. Un progetto che gli ospiti presenti hanno trovato professionalmente ben realizzato e che dimostra la capacità dei giovani e delle donne di trovare risposta nel nostro mondo agricolo sia in termini di occupazione che di reddito.

Sono intervenuti all’iniziativa Angelo Antonellini, sindaco del Comune di Alfonsine (Ravenna), Paola Morigi, segretario generale Camera di Commercio di Ravenna, Nadia Simoni, assessore Pari Opportunità Provincia di Ravenna, Libero Asioli, assessore all’Agricoltura Provincia di Ravenna, Isa Ferraguti, rappresentante nazionale Udi. E’ intervenuta, inoltre, Mara Longhin, presidente nazionale di Donne in Campo. Ha concluso i lavori la senatrice Leana Pignedoli, vicepresidente commissione Agricoltura del Senato.

Per l’occasione l’Associazione Donne in Campo ha ringraziato l’Associazione di Ravenna, la Cia che le ha accompagnate e a quanti hanno partecipato, perché hanno dimostrato con questa iniziativa che la sinergia non è un concetto astratto ma può essere concretizzato a cominciare da piccoli grandi progetti. Insieme per esserci.


La Cia Basilicata lancia un segnale di forte preoccupazione in vista della fase conclusiva del Psr 2007-2013

 

La Cia Basilicata dà atto all’assessore regionale all’Agricoltura Gaetano Fierro dei risultati prodotti frutto di una sapiente e puntuale azione politica e istituzionale, che ha visto la nostra regione destinataria di 372 milioni di euro di quota Europea che,  aggiunti ai fondi sponda dello Stato e della regione, portano ad una disponibilità totale di oltre 648 milioni di euro complessivi sul Psr.

Apprezzamento, inoltre, viene espresso per il prezioso lavoro svolto dall’apparato e dallo staff tecnico del Dipartimento, che tenuto conto delle indicazioni e dei vincoli dell’Ue e di quelli ministeriali ha proceduto sotto il profilo tecnico amministrativo a metter in campo il miglior PSR possibile, che sicuramente ha risentito di scelte e opzioni effettuate nelle precedenti fasi di programmazione.   

Ulteriore nota positiva riguarda il metodo di lavoro adottato fondato su un continuo e qualificato confronto con le organizzazioni agricole che nel corso dei lavori hanno potuto esprimere le proprie posizioni ed avanzare le relative proposte.

Al di là di queste formali note positive, a parere della Cia Basilicata, il risultato finale che si prospetta su questo Psr è estremamente deludente per l’agricoltura e per gli agricoltori lucani. Infatti, questo strumento di programmazione rischia di divenire il “solito libro dei sogni”  perché, come recita un noto detto lucano, “senza soldi non si cantano messe”.

Le scelte in materia di politica agricola regionale registrate negli ultimi 10 anni ed i gravi errori commessi, oggi pesano come macigni e vengono al pettine nodi che condizionano in maniera estremamente negativa la nuova programmazione ed in particolare sul versante delle disponibilità finanziarie e delle risorse che necessariamente la devono accompagnare .

Delle risorse finanziarie disponibili (648 milioni di euro) ben 235 milioni sono da utilizzare per far fronte ad impegni già assunti con le precedenti programmazioni (effetto trascinamento) quali, ad esempio,  il finanziamento dei programmi di “ritiro ventennale dei seminativi” (approvati nella programmazione 1994/99 e che impegnano non solo la programmazione in corso ma ulteriori 4 anni e cioè fino al 2017).

A questi si aggiungono ulteriori 63 milioni per sostenere la forestazione pubblica ed altri 60 milioni tra programmi Leader ed assistenza tecnica. Quindi, circa 360 milioni a destinazione vincolata ed impegnati che rappresentano il 55 per cento circa delle risorse complessivamente disponibili.

Sarà difficile e complesso rilanciare e traghettare l’agricoltura produttiva di Basilicata nel contesto europeo e nell’area del libero scambio del Mediterraneo? Si può dare una risposta “vera” agli agricoltori lucani con una disponibilità di circa 290 milioni in 7 anni?

Molti sono gli interrogativi che la Cia di Basilicata ha posto (e pone ancora in questi giorni) alla classe politica ed alle Istituzioni ed al governatore della Basilicata:

- In che modo l’agricoltura regionale può imboccare la strada della competitività?

- Come portare a compimento la complessa e difficile fase tutt’ora in atto della modernizzazione, dell’innovazione tecnologica fattore fondante della produttività e redditività aziendale?

- Come il comparto si può candidare e concorrere ad una reale e concreta coesione dei nostri territori e dei nostri sistemi produttivi, per un nuovo e reale sviluppo locale coerente con le vocazioni e le risorse endogene della nostra regione;

- Come raggiungere gli obiettivi indicati dall’Unione Europea per una nuova qualità della spesa?

- Come concretizzare in Basilicata un modello di sviluppo integrato, sostenibile imperniato su un moderno sistema agro-alimentare e agro-ambietale di qualità?

- Come sostenere i segmenti di prodotto, le filiere, gli areali produttivi, i distretti e l’intero sistema agro-alimentare regionale?

- Come partecipare e concorrere ai Programmi plurifondo, alla loro “governance”, per un effettivo e diffuso sviluppo integrato all’interno del quale l’agricoltura e il territorio dovrebbero svolgere una parte primaria e rilevante?

Questi interrogativi -sostiene la Cia Basilicata- rappresentano in modo eloquente, il taglio, gli obiettivi strategici, le finalità intorno alle quali doveva ruotare il Psr della nostra regione.Non è nostra intenzione effettuare analisi pessimistiche, ma siamo altrettanto convinti che un sano realismo aiuta ad aguzzare impegno e ingegno.L’agricoltura lucana sarà costretta a muoversi sapendo sin d’ora che i prossimi anni saranno difficili e con risorse limitate.

Probabilmente solo una parte degli obiettivi previsti dall’Ue e richiamati nel Psr saranno raggiunti e realizzati, siamo consapevoli che dobbiamo attrezzarci per vivere l’ennesima fase che richiama tutti a responsabili, ad una oculata gestione delle risorse residue, che proprio perché poche e ridimensionate devono essere utilizzate al meglio, elevando  la qualità dei progetti e in direzione degli unici e legittimi beneficiari, gli agricoltori lucani.

L’analisi fatta e i comportamenti che seguiranno dovranno rappresentare il tangibile segnale di una inversione di rotta, netta, evidente, nella nostra regione, che chiama ad una rinnovata responsabilità in primis il Governo regionale, a cui spetta in questa fase trovare le adeguate e appropriate soluzioni.

Sono troppe le risorse vincolate  e troppo poche quelle libere per quanto c’è da fare e quanto abbisogna l’agricoltura di Basilicata.

Per questa ragione, oltre che per coerenza e assunzione di responsabilità, avvertiamo l’esigenza di mettere in campo una sapiente e lungimirante regia da parte del governo regionale, teso a riequilibrare programmi e risorse a favore del comparto agricolo, che pur volendo onorare e sostenere in un quadro integrato altri segmenti produttivi, oggettivamente oggi richiede e rivendica maggior attenzione e la disponibilità di maggiori poste finanziarie.

Certamente tutto questo -sottolinea la Cia Basilicata-  va incastonato in contesto nuovo, che rompono definitivamente con il passato, anche recente, si tratta di sostenere e rafforzare le imprese e le produzioni, chiudere definitivamente con l’assistenza e la rendita, praticare azioni e processi virtuosi, a partire da una attenta allocazione delle risorse, verso e in direzione di quella parte della nostra società e della nostra economia più viva,  più sana e più responsabile.

Tutto questo anche se non potrà cancellare lampanti errori in materia di politiche agricole, oltre a non poter rimuovere la dequalificante gestione delle risorse, anche di un  recente passato, può di certo rappresentare -conclude la Cia Basilicata- il miglior biglietto da visita di una area del mezzogiorno d’Italia, che ritrova nei settori produttivi, negli imprenditori quelli agricoli in primis, la linfa e la leva per recitare nonostante tutto un ruolo da protagonista per uno sviluppo effettivo in Europa e nel Mediterraneo.

 

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APPUNTAMENTI


Cia di Bari: convegno sulla semplificazione in agricoltura

 

In occasione dell’oltre settecentenaria Fiera S. Giorgio di Gravina in Puglia, la Cia provinciale di Bari venerdi 20 aprile prossimo, alle ore 18.00, presso la sala congressi del quartiere fieristico terrà un convegno sul tema: “Sburocratizzare e semplificare. Rafforzare la competitività in agricoltura”. Al convegno, oltre a Francesco Caruso, presidente provinciale della Cia barese, parteciperanno l’assessore provinciale all’Agricoltura Anna Paladino, la dottoressa Manuela De Chaud del Formez ed il professor Domenico Viti, dell’Università degli Studi di Foggia.


Donne in Campo di Bari: incontro sulle nuove forme di finanziamento alle imprese

 

Nell’ambito dell’annuale edizione di “Expolevante”,   presso il Padiglione 150  della Fiera del Levante a Bari  è in corso dal 14 aprile (si concluderà domenica prossima 22 aprile),  con lo slogan  “In primavera sbocciano nuove idee”, è tempo di fare impresa, è tempo di  “donnacreaimpresa” , l’iniziativa del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Bari. Un’ iniziativa che nasce con l’intento di promuovere servizi per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, favorendo la cultura dell’impresa tra le donne mediante incontri, dibattiti, vetrine espositive di prodotti, desk informativi, consulenza e formazione.

La Cia provinciale di Bari, rappresentata nel Comitato dalla responsabile provinciale di Donne in Campo Rosa Anna Devito, ha allestito uno spazio in cui le aziende femminili presentano i loro prodotti ed i loro manufatti :  Azienda Agrituristica Chinunno dei fratelli Lanzolla con la sua produzione aziendale, Colli della Murgia di Lanzolla Brigida con i suoi vini,  Francesca Orfino con i suoi dipinti e decoupage, Isma di Isa Scaramuzzi con i prodotti biologici.

Nel corso della manifestazione saranno tenuti incontri tematici quotidiani che affronteranno svariate tematiche inerenti l’imprenditoria femminile. Fra gli altri, nel pomeriggio di domani 18 aprile si terrà un incontro sul tema “Nuove forme di finanziamento alle imprese”, a cura di Rosa Anna Devito, cui parteciperanno Federica Angelucci,  della Cia nazionale, Antonio Barile, presidente della Cia regionale della Puglia, la dottoressa Toni per Sviluppo Italia ed il dottor Rendina per Banca Nuova Terra e in cui verranno affrontati fra gli altri il tema  degli aiuti sui contributi Pac. Nel corso della manifestazione saranno tenuti anche laboratori tematici.

 

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