| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
|
Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 52 - n. 54 | 17 marzo 2010 |
|
||||||
|
La Cia lancia di nuovo l’allarme: servono immediati interventi per sostenere le aziende oggi in grave difficoltà. Subito l’”accisa zero” per il gasolio e la proroga della fiscalizzazione delle spese contributive, che negli ultimi due anni sono aumentate del 26 per cento. I costi delle imprese agricole sempre più alle stelle. Tra mezzi di produzione (concimi. mangimi, sementi, antiparassitari, gasolio), oneri contributivi e burocratici, siamo in presenza di un peso insostenibile. Dal 2000 ad oggi, si è assistito a rincari considerevoli. Per alcuni prodotti i prezzi pagati dall’agricoltore sono praticamente triplicati. Tra questi, soprattutto la “voce” energia ha inciso in modo grave sulla gestione aziendale. Una situazione allarmante che, sommata alla caduta libera delle quotazioni sui campi, diventa esplosiva e rischia di trascinare nel baratro migliaia di aziende che non riescono più a stare sul mercato. Il campanello d’allarme è il crollo dei redditi, che nel 2009 sono stati tagliati di oltre un quarto (meno 25,3 per cento). La denuncia viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che rinnova la sua vibrante richiesta affinché vengano prese misure, a cominciare dall’”accisa zero” per il gasolio e alla proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali, in scadenza il prossimo 31 luglio, per dare reali sostegni agli agricoltori in grave difficoltà. D’altra parte, i dati parlano da soli. Nello scorso mese di gennaio -come conferma anche l’Ismea- il fattore costi produttivi ha segnato una nuova crescita: più 2,8 per cento rispetto a dicembre 2009. Un aumento -rileva la Cia- sul quale ha influito pesantemente il rincaro dei prezzi dei concimi (più 12 per cento). A seguire quello del materiale vario (più 5,6 per cento), degli animali da allevamento (più 5,5 per cento), dei prodotti energetici (più 4,4 per cento) e dei mangimi (più 1,3 per cento). Incrementi, anche se più contenuti, si sono registrati per gli antiparassitari (più 0,9 per cento) e le sementi (più 0,7 per cento). Aumenti significativi si riscontrano anche nei confronti dello stesso periodo dello scorso anno: animali di allevamento (più 16,1 per cento), lubrificanti (più 10 per cento), assicurazione (più 6,5 per cento), materiale vario (più 3,6 per cento), carburanti (più 3,2 per cento), mangimi (più 2,8 per cento), antiparassitari (più 2,8 per cento). Oggi i costi produttivi -avverte la Cia- incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85 per cento per cento. Solo nello scorso anno l’incremento, secondo le ultime stime, è stato tra il 9 e l’11 per cento rispetto al 2008. Non solo. A questi aumenti, che negli ultimi anni hanno frenato l’attività imprenditoriale con un crescendo impressionate, si sono aggiunti -nota la Cia- anche gli oneri previdenziali (in poco meno di due anni sono cresciuti del 26 per cento) e quelli di carattere burocratico. Oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività.
Cia-Confederazione italiana agricoltori
Per Scatta l’allarme per l’olio d’oliva “made in Italy”. Reiterare l’autorizzazione della procedura comunitaria di Traffico di perfezionamento attivo (Tpa), che consente la temporanea importazione di oli stranieri da lavorare e imbottigliare in Italia per poi esportarli fuori dall’Europa, mettere, infatti, a rischio la tipicità e la qualità dei nostri prodotti sui mercati mondiali. A sottolinearlo è Si tratta di una misura -avverte Sarebbe un duro colpo per il “made in Italy”. D’altronde, nei paesi dove non vale l’obbligo di indicare l’origine delle olive in etichetta, a differenza dell’Unione europea, queste produzioni straniere di bassa qualità sono spacciate come italiane, togliendo spazio di mercato, incrinando l’immagine e la credibilità delle coltivazioni nazionali. Oltretutto, possono esserci -afferma A parere della Cia, è necessario, dunque, riflettere sulle condizioni per l’autorizzazione al Traffico di perfezionamento attivo (Tpa), prevista dal Reg. (CE) n.993/2001. Va ricordato a tal proposito che la procedura è attivabile in presenza di giustificate e particolari situazioni di mercato, come differenziale di prezzo elevato tra prodotto comunitario e quello dei paesi terzi. Una situazione che, al momento, nel settore non si è verificata e, quindi, è auspicabile che l’Ue riduca l’operatività di questo provvedimento che risulta fortemente dannoso per gli agricoltori italiani, mettendo in pericolo la produzione di olive, con conseguenti fenomeni di abbandono di territori e di una tradizione che ha radici profonde nella cultura del nostro Paese.
Il presidente della Cia di Salerno Domenico Oliva ha scritto a tutti i sindaci della provincia chiedendo di ricostituire il vincolo terra e cibo e di prevedere, in occasione della stipula dei contratti d'appalto dei servizi di ristorazione collettiva delle scuole e degli ospedali, la somministrazione di prodotti agroalimentari di stagione e di qualità, provenienti da coltivazioni ed allevamenti della provincia di Salerno. La valorizzazione del territorio, la tutela dell’ambiente, la promozione delle produzioni locali, lo sviluppo dell’impresa agricola e la sua crescita culturale ed economica rappresentano le sue principali priorità per lo sviluppo dell’agricoltura salernitana. Già da molto tempo Il filo conduttore di questa campagna di promozione è, appunto, “Qualità e Stagionalità”, elementi irrinunciabili per garantire il giusto valore nutrizionale e salutistico dei prodotti alimentari. Riteniamo -sottolinea il presidente della Cia di Salerno- che “Qualità e Stagionalità” debbano rappresentare i principi ispiratori nei servizi di ristorazione collettiva delle scuole del nostro territorio. Un consumo critico e consapevole degli alimenti, orientato verso alcune categorie quali frutta, cereali, verdura, olio extravergine di oliva ( prodotti base della dieta mediterranea e facilmente reperibili sul territorio provinciale) garantiscano il diritto alla salute e un alto livello qualitativo dell'alimentazione. Occorre rieducare i bambini a mangiar sano, aprendo le porte della scuola all’agricoltura locale e ricreare quel nesso inscindibile tra cibo e terra. I bambini, soprattutto nelle città, non riescono più a cogliere il legame tra produzione e consumo: il cibo è semplicemente quello che si trova negli scaffali del supermercato. È necessario creare una coscienza alimentare, che faccia comprendere l’origine dei prodotti e l’importanza di nutrirsi correttamente utilizzando, preferibilmente, prodotti agroalimentari provenienti dal territorio locale.
|
|||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||