| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 51 - n. 56 | 17 marzo 2009 |
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Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive al premier chiedendo un immediato intervento a sostegno di un settore sempre più in emergenza. Servono misure per ridurre i costi produttivi e gli oneri contributivi e burocratici. Va rifinanziato il Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali. Al decreto legge sulle quote latte vanno apportate dalla Camera ulteriori modifiche. Intanto la Confederazione continua la sua battaglia: giovedì 19 marzo grande sit-in a Roma in piazza Montecitorio. “Come si sta facendo per gli altri settori dell’imprenditoria italiana, vogliamo che venga ascoltata anche la ‘voce’ dell’agricoltura. Per questo chiediamo un incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per poter esporre le drammatiche difficoltà che oggi sono costrette ad affrontare le aziende agricole del nostro Paese”. E’ quanto sottolinea il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che, in una lettera, ha chiesto direttamente al premier di intervenire nella profonda crisi del settore primario, annunciando, nel contempo, un grande sit-in giovedì prossimo 19 marzo a Roma in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei deputati. “Le imprese agricole -scrive Politi nella lettera a Berlusconi- sono alle prese con gravissimi problemi: dai pesanti costi produttivi agli asfissianti oneri contributivi e burocratici, dal continuo crollo dei prezzi all’origine alla mancanza di risorse per il Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, all’indebitamento con le banche, al decreto sulle quote latte che, nonostante le modifiche apportate dal Senato, non risponde pienamente alle esigenze degli allevatori e, quindi, “Sono tutte questioni -afferma il presidente della Cia- che ci hanno spinto a promuovere una forte mobilitazione sull’intero territorio durante la quale abbiamo sollecitato l’attenzione di governo e forze politiche sull’emergenza agricoltura. Un settore che, nonostante sia l’unico che nel “Uno scenario dalle tinte fosche che -avverte Politi- rischia di aggravarsi ulteriormente nel corso di quest’anno se non verranno adottate misure anche di carattere straordinario nei confronti delle imprese. Già nel 2008 oltre 20 mila aziende agricole sono state costrette a chiudere e più del doppio corrono il pericolo di andare fuori mercato nei prossimi mesi, con le relative devastanti conseguenze sull’occupazione. Per tale ragione sollecitiamo un intervento autorevole da parte del governo per ridare slancio e vigore ad un settore che vede allontanarsi sempre di più sviluppo e competitività”. Nella lettera al premier, il presidente della Cia ribadisce, in particolare, l’importanza di rifinanziare adeguatamente il Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, “rappresenta uno strumento fondamentale che anche l'Unione europea considera idoneo per sostenere le imprese agricole che, a differenza di altre, oltre alle difficoltà del mercato, subiscono condizionamenti dovuti a calamità naturali e ad eventi imprevedibili”. “Non secondario -scrive Politi- è il problema dei contributi. La proroga al 31 dicembre prossimo delle agevolazioni previdenziali nei territori montani e nelle zone svantaggiate, che erano in scadenza al prossimo 31 marzo, è senza dubbio un risultato positivo, ma non è una soluzione definitiva. Andrebbe, infatti, studiata e varata una misura di carattere strutturale al fine di dare respiro alle aziende agricole che operano in territori particolarmente difficili”. “Interventi -rileva il presidente della Cia- sono indispensabili anche sul fronte dei costi produttivi. “Occorrono misure di carattere straordinario, anche agendo sulla leva fiscale, per dare un deciso taglio ad oneri divenuti insostenibili per le imprese. Non solo. E’ necessario anche adottare agevolazioni per permettere la rottamazione delle macchine agricole, come, del resto, è già stato fatto per il settore dell’auto e degli elettrodomestici”. “Sono problemi -conclude, nella lettera, Politi- che interessano tutti i comparti della nostra agricoltura: dalla zootecnia al vino, dall’olio ai cereali, dall’ortofrutta al florovivaismo, alle colture industriali. Problemi che richiedono soluzioni immediate per salvare un patrimonio, quello agricolo, che è alla base dei successi del ‘made in Italy’ agroalimentare nel mondo, oltre ad essere fonte diretta di lavoro per più di 2 milioni e mezzo di persone”. Di qui la richiesta di un incontro con il presidente Berlusconi durante il quale esporre i problemi oggi sul tappeto e presentare un articolato documento di proposte elaborato dalla Confederazione.
La sera di lunedì 16 marzo, presso il presidio di Carmagnola, ad un mese esatto dall’ insediamento, si sono riunite le rappresentanze dei partecipanti ai presidi di tutto il Nord Italia. Centinaia di allevatori hanno fatto il punto sull’iter di conversione in legge del decreto sulle quote latte, attualmente all’esame della Camera ed hanno discusso sulle iniziative da assumere in futuro. Al termine della serata gli allevatori hanno bruciato simbolicamente il decreto sulle quote latte: i trattori si sono messi a cerchio illuminando con i loro fari il falò acceso al centro. Il momento è stato molto suggestivo ed ha mostrato più di tante parole quanto i produttori “onesti” siano decisi a portare avanti la protesta, almeno fino a quando non saranno accolte le loro richieste. I produttori, presenti a Carmagnola, sono quelli che affollano da un mese a questa parte i presidi di Cremona, Marmirolo, Pegognaga, Parma, Piacenza, Brescia. Questi produttori che hanno sempre manifestato pacificamente il proprio dissenso, vogliono testimoniare con la presenza l’attenzione con cui seguono l’evoluzione parlamentare dell’iter del decreto, ora al vaglio della Camera. I rappresentanti dei presidi, nel corso di una animato dibattito, hanno focalizzato le principali richieste tra cui: -una norma chiara che condizioni le assegnazioni di quota agli splafonatori alla rinuncia dei contenziosi pendenti, leggasi sospensive, ed al conseguente pagamento del pregresso tramite la rateizzazione; -la definizione di un tetto massimo (entro il doppio della quota detenuta) per la assegnazioni; -un sistema di riparto delle quota che non dimentichi i titolari di sola quota A; -criteri di compensazione dal 2009/2010 in linea con le priorità definite dalla legge 119/03 e non un riferimento secco al 2007/08 che premierebbe ulteriormente gli splafonatori e danno di tutti gli altri; -la costituzione di un Ffondo certo, e sufficientemente dotato, per indennizzare coloro che hanno investito enormi risorse (circa 2000 milioni di euro) dal 95/96 ad oggi per rispettare il regime delle quote latte; -la definizione di un principio che blocchi l’attività e la commercializzazione del latte di coloro che non rispetteranno la legge. A conclusione dell’incontro è stato costituito il coordinamento dei presidi con l’intesa di una aggiornamento a breve, onde concordare iniziative mirate ed unitarie, nel caso non vengano ottenuti i risultati desiderati. Nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 10 marzo scorso, il presidente della Coldiretti piemontese Paolo Rovellotti ha elogiato l'atteggiamento "realista" della sua organizzazione che ha scelto la via dell’ ”operosa trattativa” con il mnistro per modificare il decreto sulle quote latte ed ha criticato le “restanti” organizzazioni di categoria che invece hanno preferito accendere i trattori e scendere in strada tra slogan e bandiere. “La Coldiretti ha il pieno diritto di sostenere -ha dichiarato il vicepresidente regionale della Cia Lodovico Actis Perinetto- che è stata la sua “operosa trattativa” a far modificare il decreto sulle quote latte. Noi, invece, siamo convinti che senza la grande mobilitazione dei produttori il decreto Zaia non sarebbe stato modificato dal Senato e che se non continuiamo nella protesta difficilmente sarà modificato alla Camera”. “Gli allevatori -ha proseguito Actis Perinetto- chiedono in particolare le seguenti modifiche: che vengano assegnate nuove quote in ragione di quelle storiche detenute dalle aziende e non degli sforamenti successivi, che venga aumentato il fondo a sostegno degli allevatori indebitatisi per comprare quote - evitando che questo provochi tagli di finanziamenti ad altri settori agricoli - e che vengano stanziate, tramite lo stesso decreto, come è avvenuto per la proroga delle agevolazioni contributive, adeguate risorse per il Fondo di solidarietà nazionale. I 35 milioni di euro a sostegno di chi ha fatto sacrifici nell’acquisto delle quote sono del tutto insufficienti, mentre il mancato rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le assicurazioni agevolate mette a rischio la copertura assicurativa delle imprese, la cui attività senza la certezza della copertura del Fondo, sarebbe condizionata in modo devastante da calamità naturali e ad eventi imprevedibili”.
Il Concorso regionale per gli Oli di oliva extravergini a Denominazione di origine protetta (Dop) “Umbria” ha proclamato i vincitori della X Edizione a cui hanno partecipato 25 aziende e 6 piccoli produttori provenienti da tutte le sottozone a vocazione olearia della regione (Colli Assisi-Spoleto, Colli del Trasimeno, Colli Martani, Colli Amerini e Colli Orvietani) a testimonianza dell’ampia diffusione di imprese che producono olio Dop. La giornata conclusiva del Concorso si è tenuta sabato 14 marzo ad Assisi presso Tra i vincitori di questa decima edizione I vincitori del concorso regionale per gli oli extravergine a Denominazione di Origine Protetta parteciperanno alle giornate finali del XVII Concorso nazionale "Ercole Olivario" la cui conclusione si svolgerà sabato 28 marzo prossimo a Bevagna. A fronte dell’elevato standard di qualità anche il prodotto umbro -afferma Sul mercato nazionale il trend del prezzo dell’olio extravergine di oliva è ormai da mesi in continua discesa tanto da essere quotato oggi intorno a 1,77 euro il chilogrammo. La diminuzione del prezzo è riconducibili ad una riduzione degli acquisti sul mercato nazionale del 16 per cento e dell’export del 13,5 per cento a partire da gennaio 2009. Una situazione di mercato nazionale e regionale che rende indispensabile l’individuazione di una strategia concertata tra le istituzioni e l’intera filiera nazionale. Una prima risposta -rileva Il vero rilancio del settore si può e si deve, tuttavia, trovare nel Piano olivicolo nazionale, attualmente in discussione, per la cui definitiva stesura devono essere coinvolte da subito le Regioni proprio per condividere gli obiettivi strategici. Insomma, serve un atto di forte indirizzo, valido sia per le politiche nazionali che per quelle regionali, modificabile secondo necessità o secondo emergenze congiunturali. La riduzione dei costi produttivi, la semplificazione amministrativa, la promozione restano elementi irrinunciabili di primaria importanza per la competitività delle imprese agricole che operano nel settore olivicolo-oleario. Coerentemente con tali obiettivi vanno aggiornati gli indirizzi per il settore nei Piani di sviluppo rurale regionali.
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