| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 48 - n. 12 | 17 gennaio 2006 |
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La Cia sulla circolare dell’Agea: può essere un supporto per le aziende e evitare ulteriori penalizzazioni. Dopo molte sollecitazioni da parte dalle organizzazioni agricole, la Cia-Confederazione italiana agricoltori in testa, la circolare dell’Agea che permetterà anche quest’anno gli affitti in corso d’annata delle quote latte è diventata finalmente operativa. La Cia auspica che, pur in ritardo, la circolare possa aiutare le imprese da latte a governare senza ulteriori penalizzazioni le proprie produzioni. Tutto ciò, tra l’altro, in una annata estremamente importante per gli allevatori che -conclude la Cia- vede le assegnazioni dei “titoli” della nuova riforma della Politica agricola comune applicata al settore lattiero.
Si è svolta nei giorni scorsi, presso la sede della Cia provinciale, l’Assemblea dei pensionati di Arezzo, alla quale hanno partecipato numerosi pensionati ed i massimi dirigenti locali della Cia , per esaminare lo stato dei livelli minimi di pensione. E’ stato approvato un ordine del giorno nel quale si sottolinea che le motivazioni che portarono l’Anp-Cia, nel lontano 1999, alla raccolta di un milione di firme per l’aumento delle pensioni minime ad un milione di lire sono tuttora valide, anzi l’aumento dell’inflazione, ed il complessivo aumento del costo della vita, hanno reso maggiormente necessario l’accoglimento di tale richiesta. La soglia di povertà relativa minima stimata dall’Istat è di 488,73 euro, mentre le pensioni integrate al minimo, che sono la gran parte, sono a 402,12 euro. E’ stato anche aggiunto che incoraggiare una logica secondo la quale chi non ha pagato contributi raggiunge l’aumento del minimo, chi ha regolarmente pagato i contributi non ha nessun aumento porta alla disgregazione del sistema. Nell’ordine del giorno si evidenzia che i provvedimento del governo di intervento sociale che porta una parte delle pensioni a 516,46, oggi 525 euro, a causa delle norme troppo restrittive, ne hanno beneficiato solamente il 10 per cento dei coltivatori pensionati. Per questo motivo i pensionati della Cia di Arezzo chiedono: - l’aumento del trattamento minimo delle pensioni dei coltivatori, attraverso l'elevazione del limite di reddito coniugale, previsto dall'articolo 38, comma 5, della legge 488/2001, fino al doppio del limite di reddito individuale in modo tale da consentire, la maggiorazione a 516,46 euro mensili, di tutte le pensioni al di sotto di tale soglia. - la rivalutazione dei contributi versati. Affinché le pensioni a carico delle gestioni speciali dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, degli artigiani e commercianti integrate al trattamento minimo, liquidate prima dell'1/1/2001 e conseguite con un numero di settimane di assicurazione e contribuzione effettiva, figurativa, volontaria ed al riscatto non inferiore a 781, così come avviene per le pensioni dei lavoratori dipendenti, siano aumentate mensilmente in misura di 5,16 euro per ogni anno di contribuzione; - l’adeguamento degli assegni al nucleo familiare. Con la legge n. 153 del 1988 è stato introdotto "l’assegno per il nucleo familiare", come intervento di sostegno alla famiglia e non ha alcun legame con il reddito. Tale assegno per i lavoratori dipendenti è passato sino ad un massimo di 54,23 euro, mentre per i lavoratori autonomi è ancora fermo a 10,21 euro. La famiglia deve essere sostenuta anche se è di coltivatori; - il recupero dei contributi figurativi. Per i soggetti con contribuzione mista si chiede la possibilità di riscattare il numero di giornate assicurative intercorrente tra le 104 giornate previste per i giovani e le donne e le 156 previste per gli uomini. Al fine di assicurare la copertura piena degli anni contributivi. - recuperare i periodi di maternità pregressa, "si chiede l'estensione, ai lavoratori autonomi, dell'articolo 25 del D.l.vo 151/2001, relativo all'accredito figurativo del periodo corrispondente all'astensione obbligatoria per maternità intervenuta al di fuori del rapporto di lavoro". - individuare forme di assicurazione volontaria per gli infortuni, alla stregua della vecchia copertura Inail attiva fino al 1993, per coloro che pur in pensione od attivi in altro settore, lavorino ancora nell’azienda di famiglia pur non raggiungendo il requisito minimo per l’iscrizione all’Inps. L’Assemblea dei pensionati ha ritenuto pertanto necessario impegnare il governo ed i gruppi parlamentari a riesaminare nell’insieme il sistema previdenziale del fondo coltivatori e mezzadri all’interno dell’Inps in quanto anche il bilancio consuntivo 2002 ha evidenziato ancora una volta che la gestione del fondo coltivatori necessita di interventi radicali onde evitare un pericoloso avvitamento. Le ragioni di questa situazione vanno ricercate nella storia del Paese, cioè il peso della trasformazione dell’economia da agricolo ad industriale e del conseguente invecchiamento della popolazione agricola. Infatti, questo avviene nonostante che i coltivatori pagano i contributi più elevati di tutti i lavoratori autonomi, ed i livelli medi di pensione sono tra i più bassi. Il forte sbilanciamento tra contribuenti e pensionati rappresenta la ragione di tale situazione. Nei lavoratori dipendenti per ogni pensionato vi è un contribuente, negli artigiani ogni 2 pensioni vi sono tre contribuenti, nei commercianti ogni pensionato vi sono 5 contribuenti. Nei coltivatori per 100 pensionati ci sono 30 contribuenti. Occorre evidenziare che su 2 milioni delle aziende agricole censite nel 2000 dall’Istat, meno di 500.000 pagano i contributi. Gli interventi necessari per sanare questa situazione, secondo i pensionati della Cia di Arezzo, sono di due ordini: - un intervento dello Stato ad azzeramento del deficit della gestione agricola, come previsto dalla legge 233 del 1990, di riforma del sistema pensionistico dei lavoratori autonomi, avvenuto fino alla fine del 1998 e poi interrotto; - un intervento di revisione della platea dei contribuenti, attraverso la definizione di un sistema misto, fiscale previdenziale, in grado di portare a contribuzione tutte le aziende agricole, comprese quelle i cui addetti svolgono altre attività, eliminando in questo modo una concorrenza sleale tra aziende che sopportano costi diversi. Il settore non è in condizione di sostenere ulteriori aumenti contributivi, come sta avvenendo automaticamente in questi anni. L’Associazione pensionati della Cia di Arezzo non ha escluso, infine, di attivare ogni forma di azione e di pressione sui livelli superiori della propria organizzazione, affinché si operi per l’adeguamento delle pensioni minime a 600 euro al mese.
Il rinnovo del Consiglio di amministrazione nella Cantina sociale di Marsciano, che si terrà domenica prossima, 22 gennaio, dovrà rappresentare, secondo La cantina da un punto di vista strutturale, ha le carte in regola per affrontare la difficile sfida di un mercato sempre più competitivo. Inoltre, aspetto certamente non secondario, si trova ad operare in una realtà dove i produttori, scommettendo su questo settore, hanno profondamente rinnovato i loro vigneti, adeguandoli sia da un punto di vista quantitativo, che, cosa più importante, qualitativo. Quello che ha frenato lo sviluppo della cooperativa in questi ultimi anni è stata una gestione non sempre all’altezza delle grandi potenzialità prima ricordate che, oltre a mandare in sofferenza la struttura stessa ha, nello stesso tempo, fortemente penalizzato i produttori. Da questo punto di vista è perciò necessario aprire una pagina nuova che dovrà caratterizzarsi con una netta discontinuità con il passato più recente. E’ per la nostra piena convinzione del ruolo fondamentale che possono svolgere le cantine come importante momento di gestione e di organizzazione del prodotto, con la finalità di aumentare il peso contrattuale degli agricoltori all’interno della filiera, che -afferma E’ solo attraverso questo percorso che si potranno creare le condizioni per assicurare un reddito dignitoso ai produttori, l’aspetto della vicenda che come Organizzazione agricola ci sta più a cuore. Ed e’ per questo motivo che, come Cia, riteniamo importante sostenere con convinzione la lista che candida alla presidenza della Cantina Gianluigi Dominici. Una lista che, per la presenza di imprenditori giovani e motivati in rappresentanza di aziende importanti, gli unici ad avere un interesse reale affinché le cose procedano in maniera differente, segna un profondo rinnovamento del gruppo dirigente, elemento per noi di assoluta garanzia per l’inizio di un nuovo corso in grado di ridare centralità a questa cooperativa nel tessuto economico locale e regionale.
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