| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 49 - n. 222 | 16 novembre 2007 |
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Nonostante l’euro forte, i prodotti “made in Italy” -avverte la Cia- tornano a conquistare fette di mercato all’estero. Le importazioni totali agricole cresciute dell’8,2 per cento. Vino e ortofrutta tirano la volata dell’export agricolo, con aumenti (nei primi nove mesi dell’anno), rispettivamente del 10,5 per cento e dell’11 per cento. Continua, invece, a crescere la spesa per l’import di cereali (più 7,5 per cento). E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat di settembre sul commercio estero. Nello scorso mese di settembre -avverte Vino e ortofrutta -sottolinea Il vino, quindi, continua ad essere la principale voce dell’export agroalimentare italiano con oltre 3,1 miliardi di euro (771 milioni di euro solo negli Usa). Praticamente un terzo dell’intero fatturato globale del settore pari a più di 9 miliardi di euro. Al grande spolvero dell’export agricolo italiano ha contribuito anche l’ortofrutta che, dopo anni di difficoltà, ha avuto significativi risultati. In sensibile crescita la frutta fresca con un più 12 per cento, seguita dagli ortaggi con un più 10,1 per cento e dai trasformati con un più 3,2 per cento. Sul fronte dell’import agricolo, la cui dinamica -sottolinea
Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive al ministro De Castro e a tutti rappresentanti della filiera. L’intesa è fondamentale per garantire il regolare andamento dell’attività produttiva e di trasformazione. Avviare al più presto il confronto per la rapida sottoscrizione dell’accordo interprofessionale sul pomodoro da industria. E’ quanto sollecita il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in una lettera inviata al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo de Castro e a tutti i soggetti della filiera. Nella lettera Politi rileva che si è ormai giunti “all’avvio della riforma dell’Ocm ortofrutta ed alla vigilia del periodo transitorio di disaccoppiamento parziale per il settore del pomodoro da industria. Il nuovo regime di aiuti cambierà dal prossimo gennaio le modalità dei rapporti tra produttori, Organizzazioni di prodotto e industria di trasformazione. Proprio per questa ragione, nell’intesa sottoscritta il 4 luglio scorso, alla presenza del ministro, le 11 organizzazioni firmatarie si erano impegnate formalmente a pervenire alla stipula di un accordo interprofessionale triennale, avviando il confronto tra i diversi soggetti interessati della filiera a partire dallo scorso settembre”. Tale impegno -ricorda il presidente della Cia- era considerato fondamentale al fine di “accompagnare il settore verso la nuova condizione di disaccoppiamento senza negativi contraccolpi e con l’obiettivo di salvaguardare i livelli occupazionali e la qualità della filiera, compreso il lavoro dipendente”. “La volontà comune di non indebolire questo importante comparto economico italiano, che è alla base dell’intesa, ha impegnato -scrive Politi- il ministro nella scelta del periodo triennale caratterizzato da un disaccoppiamento parziale al 50 per cento dell’aiuto. Il presidente della Cia esprime, quindi, meraviglia per il fatto che, ad oggi, “non sia stato ancora convocato il Comitato interprofessionale di prodotto per il pomodoro per avviare il tale confronto, mentre sarebbe ormai il momento di pervenire già alla firma di un testo di accordo triennale condiviso da tutta la filiera, per offrire l’impalcatura indispensabile al sistema di relazioni tra i diversi soggetti economici, tenendo conto, soprattutto, che gli aiuti saranno erogati con modalità e tempi diversi rispetto al passato”. “L’accordo interprofessionale -conclude Politi- dovrà diventare uno strumento fondamentale per garantire il regolare andamento dell’attività produttiva e di trasformazione e per abituare ognuno dei soggetti economici a confrontarsi e condividere le modalità dei rapporti, a prescindere da norme più o meno vincolanti poste dalle autorità nazionali e dalla Ue”.
Nei giorni scorsi Ilenia Rosi è stata designata responsabile del “Gruppo regionale di interesse economico per il settore zootecnico della Cia Emilia Romagna. Una scelta, quella di Ilenia, che la Cia di Parma aveva indicato per la professionalità e competenza da tempo espressa i più occasioni, negli ultimi anni. Giovane, 34 anni, laureata in diritto zootecnico alla facoltà di Agraria di Piacenza, Ilenia Rosi, dopo aver portato un fattivo contributo all’interno dell’Agia (Associazione giovani imprenditori agricoli) provinciale e regionale, si occuperà in senso più stretto delle problematiche zootecniche. “Un impegno che spero di portare avanti con la collaborazione di tutti gli allevatori presenti nel gruppo -osserva Rosi- l’idea è quella di avere uno strumento agile e concreto per confrontarci tra di noi sulle problematiche del settore, il passaggio successivo sarà quello di riportare all’interno della Confederazione argomenti ed elementi utili per tutti”.
Cambia il modo di fare agricoltura, di produrre e vivere nello spazio rurale ed è importante riaffermare il ruolo degli agricoltori a tutela dell’ambiente. La riforma di medio termine del 2003 della Pac ha portato profondi cambiamenti: dal sostegno dei prezzi si è passati agli aiuti diretti legati al rispetto di una serie di vincoli, compresi nel nuovo ambito della condizionalità.. Questi i temi affrontati a Terni dalla Cia dell’Umbria nell’incontro su “Pagamento unico e condizionalità: problematiche ed opportunità per affermare cultura d’impresa e sostenibilità”, al quale hanno preso parte numerosi esperti e che si inserisce, dopo quello di Città di Castello del settembre scorso, nell’ambito del progetto Agripolis (Agricultural Policy Information & Society). Promosso dal Centro di istruzione professionale agricola e assistenza tecnica della Cia dell’Umbria, il progetto rientra fra i pochi finanziati dalla Commissione europea, Direzione generale agricoltura e sviluppo rurale, nel quadro del regolamento 814/2000, azioni di informazione riguardanti la politica agricola comune. “Gli agricoltori -ha spiegato Antonio Sposicchi, presidente della Cia dell’Umbria- per beneficiare di ‘aiuti alla produzione’, riformati nel 2003 e che sono diventati ‘premio unico’, devono rispettare gli impegni di corretta gestione agronomica dei terreni, di salvaguardia dell’ambiente, della salute e del benessere degli animali». La non conformità a tali condizioni comporta l’attivazione di un meccanismo di riduzione dei pagamenti diretti cui ciascun agricoltore avrebbe diritto. Ma gli agricoltori italiani, quelli umbri in particolare, come hanno recepito i cambiamenti? “La condizionalità non è stata ancora compresa appieno nei suoi aspetti pratici, nonostante alcune norme siano già in vigore”, ha affermato nella sua relazione introduttiva Franco Agostini, segretario dell’ambito territoriale della Cia ternana. In Italia l’applicazione della condizionalità è stata infatti definita per la prima volta con il decreto del ministero delle Politiche agricole del dicembre 2004. E’ facoltà di ogni Regione emanare provvedimenti che adattino la normativa alle caratteristiche dei singoli territori. L’Umbria ha emanato tre provvedimenti di recepimento. A parlare dell’esperienza umbra è stata Stefania Petrillo, dell’assessorato regionale all’Agricoltura e foreste. La condizionalità però -è quanto emerso dall’incontro- non deve essere vista solo come una serie di vincoli all’impresa, bensì come un’opportunità per andare verso un modello di agricoltura multifunzionale e per riaffermare il ruolo positivo e insostituibile del presidio sul territorio da parte dell’agricoltore. Da qui la proposta della Cia dell’Umbria di un “nuovo patto con la società”, che vuole sottolineare il ruolo vitale delle imprese agricole, capaci di produrre ricchezza per il paese e che per essere realizzato necessita di un impegno degli agricoltori a produrre alimenti di qualità, e a dare utilità e valore commerciale a ciò che l’agricoltura rappresenta in termini di qualità della vita, cultura, storia, ambiente. A fronte di ciò però deve esserci una società capace di riconoscere e dare risultati economici ai valori complessivi che l’agricoltura è capace di produrre a beneficio di tutta la società. Affinché la condizionalità incentivi le aziende a ristrutturare i propri sistemi produttivi, è necessario che essa non dia luogo a ulteriori oneri e appesantimenti burocratici. Per questo è importante -ha affermato la Cia dell’Umbria- la semplificazione e l’opportuna consulenza aziendale. A tal fine la Confederazione ha messo a punto un sistema informativo e formativo, Se.T.A. (Servizi Telematici per Agricoltura), in grado di individuare i vincoli e gli impegni che interessano le singole aziende in base alla loro collocazione territoriale e alle attività svolte. Esempi concreti di un rinnovato rapporto tra istituzioni, associazioni professionali e imprese per una riduzione di impatto delle coltivazioni, sono stati portati da Paolo Stranieri, tecnico agronomo dell’Azienda regionale per la Protezione ambientale dell’Umbria (Arpa) che ha parlato dell’esperienza del progetto Life Ambiente di Petrignano sulla riduzione dei nitrati. Un progetto sperimentale preso a modello dalla Commissione europea. Louis Montagnoli, dirigente della Comunità montana associazione dei comuni Trasimeno-Medio Tevere, ha invece illustrato l’esperienza di Agenda 21 Locale come esempio di sviluppo locale sostenibile. Era presente all’incontro anche Antonio Boggia, docente dell’Università di Perugia, Dipartimento di Scienze economiche estimative ed alimentari della stessa facoltà, che ha scientificamente dimostrato che esiste un punto di equilibrio tra la “redditività dell’impresa” e la “tutela dell’ambiente” . Ai lavori ha portato il saluto il vicesindaco del Comune di Terni Felciano Polli che ha rimarcato l’impegno e l’attenzione che le istituzioni locali hanno nei confronti dell’agricoltura e dello sviluppo rurale sottolineando l’importanza e il ruolo nel modello di sviluppo territoriale e integrato sul quale l’Umbria e quindi la Provincia di Terni hanno scelto di cimentarsi nei prossimi anni. I successivi appuntamenti previsti dal progetto Agripolis saranno a Castiglione del Lago il 25 gennaio 2008 con un incontro su “Qualità dei prodotti e marchi europei per una maggiore tutela dei consumatori, un’identità del territorio ed una valorizzazione delle produzioni”; a Gubbio ad aprile 2008 dove si parlerà di “Tracciabilità, sicurezza, tradizione alimentare: l’Europa di fronte ai mercati ed alle istituzioni internazionali”. La conferenza finale, dal titolo “Ruralità e società civile: un confronto aperto” punterà ad offrire uno scenario di sintesi dei diversi ruoli che l’agricoltura e lo sviluppo rurale possono assumere nel presente e nel futuro della società europea e si articolerà in tre tavole rotonde con la partecipazione di esperti italiani, spagnoli, danesi ed olandesi. Per la conferenza finale del maggio 2008 sono previste le conclusioni del presidente della Cia nazionale Giuseppe Politi, del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro e di un rappresentante della Commissione europea Dg Agricoltura e Sviluppo rurale.
Si è costituito il Tavolo di coordinamento agricolo in vista dell’ imminente trattativa per la definizione del contratto del pomodoro da industria per l’annata 2008. L’organismo ha preso il via ufficialmente il 15 novembre scorso alla presenza dei vertici di tutte le Organizzazioni di prodotto (Op) del centro e del nord Italia, dirigenti di Cia e Confagricoltura Emilia Romagna. Il significato di questo tavolo, che era e rimane aperto a tutte le rappresentanze agricole, è quello di coordinare le varie componenti del mondo della produzione, definendo una piattaforma contrattuale riferita al prezzo ed agli altri parametri di consegna, qualitativi, normativi e finanziari. Dalla discussione è emersa una forte compattezza del mondo produttivo sui contenuti e sulla necessità di presentarsi uniti in questo momento di forti cambiamenti e di radicale riforma dell’Organizzazione comune di mercato (Ocm ortofrutta). Alcuni fattori concomitanti, quali il disaccoppiamento degli aiuti comunitari, i forti incrementi dei costi di produzione e l’elevata convenienza di colture alternative, richiedono necessariamente un sostanziale adeguamento della redditività della coltura del pomodoro da industria, che alimenta e sostiene una delle filiere di punta dell’agroalimentare italiano che ha rilevanza mondiale. Questa trattativa è il primo, vero, banco di prova per la tenuta della filiera produttiva, che deve agire in modo coordinato per affrontare le nuove sfide che si apriranno con la progressiva liberizazzione dei mercati. Nei prossimi anni dovrà essere realizzato un miglioramento dell’efficienza agricola ed industriale, per migliorare le relative redditività e nel contempo assicurare ai consumatori produzioni garantite e di qualità . Da sottolineare il fatto che nell’ambito della riforma dell’Ocm, la parte agricola ha già pesantemente contribuito al mantenimento del sistema pomodoro. Si chiederà pertanto che tale senso di responsabilità venga riconosciuto in sede contrattuale con una adeguata remunerazione della materia prima. Il tavolo, che è stato convocato dalle due maggiori Op di settore dell’area, Ainpo ed Asipo, ha affidato ad esse il ruolo di coordinatori nell’ambito della prossima trattativa interprofessionale.
E’ difficile capire cosa è avvenuto all’improvviso sui mercati agricoli mondiali, tanto da portare impennate su alcuni prezzi (cereali, latte) tali da avere ricadute visibili anche sui prezzi al consumo. “Il mercato agricolo è impazzito?”, si chiedeva il titolo dell’Assemblea annuale dei dirigenti Cia di Reggio Emila tenutasi la sera di giovedì 15 novembre alla Cantina Albinea Canali. “Sì, è impazzito ? -è stata la risposta del prof. Corrado Giacomini dell’Università di Parma- e non sembra voler rinsavire, almeno in tempi brevi”. Una battuta che spiega un pò la sorpresa ed un po’ la difficoltà che il mondo accademico, non diversamente da quello agricolo, trova nel capire ed affrontare le nuove situazioni. Con il professore, commentatore di economia e politica di settore anche per il settimanale “Informatore Agrario”, hanno affrontato il tema il direttore della Cia reggiana Francesco Zambonini, il presidente provinciale Ivan Bertolini e quello regionale Nazario Battelli, mentre il dirigente dell’assessorato provinciale agricoltura Antonio Tamelli ha portato un contributo incentrato sul Piano rurale integrativo provinciale appena approvato. Integrare le strutture dell’agro-alimentare ed internazionalizzare la presenza sui mercati, perché a questo livello oggi si compete, è la direzione di marcia per le imprese agricole, perché se oggi parte di esse hanno il sollievo di ricavare dai propri prodotti una maggiore remunerazione, è un dato di fatto che le produzioni agricole stanno diventando sempre più appannaggio e punto di forza di alcuni paesi emergenti (il Brasile è un caso esemplare). Conquistarsi un futuro nella competizione è perciò indispensabile, ma questo richiede un cambiamento nei rapporti all’interno delle catene (o filiere) agro-alimentari, con maggior attenzione agli interessi comuni rispetto a quelli particolari; lo strumento per fare questo sono i contratti interprofessionali, e Battelli, in particolare, ha citato in positivo il recente esempio dell’accordo per il pomodoro da industria nelle regioni del nord Italia sottoscritto da 11 rappresentanze, dai produttori fino agli industriali. Le politiche sono un altro punto di fondo per affrontare i nuovi scenari, ed è ormai assodato che quelle europee fanno fatica ad adeguarsi ai tempi rapidi di evoluzione delle situazioni dei mercati. Rispetto alla situazione reggiana, c’è notevole interesse per il destino delle quote latte, ormai destinate ad essere abbandonate alla data del 2015. Il tema che si è posto nella discussione è quello di affrontare questa prospettiva dandosi il tempo di organizzare un “atterraggio morbido”, in particolare per chi in questi anni ha rispettato le regole ed investito sui “diritti a produrre”. Numerosi sono stati gli spunti di analisi offerti dall’introduzione di Zambonini, che aiutano a capire costa sta avvenendo sui mercati agricoli. Il processo di liberalizzazione degli scambi, l’incremento della domanda alimentare ed i processi di urbanizzazione nei paesi in via di sviluppo, aprono la strada a nuovi Paesi protagonisti del commercio mondiale. Crescita demografica e transizione alimentare sono due fattori che spingono ad un aumento della domanda globale di alimenti. I Paesi in via di sviluppo rappresenteranno l’85 per cento dell’incremento della domanda mondiale di carni e cereali nei prossimi 20 anni. Ciò avverrà in un contesto sempre più di risorse limitate. Per corrispondere alla domanda aggiuntiva, la produzione mondiale di cereali dovrebbe aumentare del 40 per cento. Negli ultimi 30 anni le aree agricole del mondo sono aumentate dell’8 per cento; nello stesso tempo la popolazione mondiale è aumentata del 70 per cento. I recenti picchi dei prezzi di molti prodotti agricoli sono da addebitare in larga misura a fattori transitori come la siccità e la diminuzione delle scorte. Alcuni cambiamenti strutturali però, come l’accresciuta domanda di bio-combustibile e la riduzione delle eccedenze derivate dalle riforme agricole, potrebbero mantenere i prezzi al di sopra dei livelli di equilibrio nei prossimi 10 anni. Di fatto, il prezzo del frumento all’ingrosso passa in pochi mesi da 152 a 204 dollari la tonnellata, quello del granoturco da 103 a 140 dollari e viaggia verso i 160. Il prezzo del riso è salito del 23 per cento e risalendo la catena alimentare, l’Onu prevede che burro, formaggio carne e latte rincareranno almeno del 15 per cento l’anno prossimo. Il motivo immediato del sommovimento in corso è che in sei degli ultimi sette anni il mondo ha consumato più cereali di quanti ne abbia prodotto. Ha cioè svuotato i magazzini. Contemporaneamente, una gravissima siccità ha colpito alcune delle principali aree di produzione.
Martedì prossimo, 20 novembre, alle ore 15,30, si terrà a Firenze, presso la sede dell’Arci (Via dei Ciompi, 11) una tavola rotonda promossa dalla Cia Toscana, sul tema “Piano di sviluppo rurale. Le opportunità per l’agricoltura e le aree rurali”. Aprirà i lavori Alessandro Del Carlo, della presidenza della Cia Toscana. Parteciperanno Susanna Cenni, assessore all’Agricoltura della regione Toscana, Claudio Galletti, rappresentante Upi e coordinatore assessori provinciali all’Agricoltura, Oreste Giurlani, presidente Uncem, Giovanni Alessandri, presidente AssoGal, Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana. Coordinerà i lavori Valentino Vannelli, vicepresidente della Cia Toscana.
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