| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 49 - n. 11 | 16 gennaio 2007 |
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E’ stata siglata nei giorni scorsi dalle Organizzazioni che costituiscono l’Organismo interprofessionale ortofrutta l’intesa di filiera del pomodoro da industria. In particolare, proprio per consentire l’equilibrio del mercato dei derivati a base di pomodoro, si è concordato che l’obiettivo di produzione per la campagna 2006 è previsto in 4,6 milioni di tonnellate, con una riduzione del 10 per cento rispetto al 2005.
La Cia sottolinea l’esigenza di un’azione realmente incisiva che permetta di sfruttare al meglio le opportunità offerte dal mondo agricolo per dare il suo apporto ad assorbire L’agricoltura italiana, specialmente se condotta correttamente dal punto di vista ambientale, può ridurre le sue emissioni in atmosfera e contribuire ad assorbire Insomma, l’agricoltura, sebbene partecipi in misura ridotta alla emissione dei gas-serra (secondo i dati forniti con la metodologia dell’Intergovernamental panel for climate change, il settore incide per il 5,4 per cento delle emissioni di CO2 ed il comparto forestale è addirittura responsabile attivo di un assorbimento di CO2 pari al 5,8 per cento delle emissioni dello stesso gas; per avere un ordine di grandezza: mezzo ettaro di bosco assorbe le emissioni prodotte da un autoveicolo per il periodo di vita del conducente), rappresenta -afferma Oggi finalmente sembra che si registri una larga condivisione sulla grande opportunità offerta dall’agricoltura come riduttore di emissioni di gas-serra. A tal proposito la Cia ricorda il recente accordo quadro di filiera firmato presso il ministero delle Politiche agricole per produrre 70.000 tonnellate di biodiesel da 70.000 ettari coltivati a colza e girasole e Dunque, la Cia, consapevole del rischio che corre il nostro Paese di non poter o sapere rispettare gli obblighi imposti dal Protocollo di Kyoto e, quindi, di essere obbligato al pagamento di multe che lo stesso ministro dell’Ambiente arriva a quantificare in diversi miliardi di euro, ritiene urgente la predisposizione di un vero Piano di sviluppo delle energie rinnovabili in agricoltura che preveda finanziamenti a quei produttori agricoli che possano produrre bioenergie o partecipare alla gestione di impianti di microcogenerazione da 1 e 2 megawatt. Ciò, oltretutto, darebbe uno sbocco significativo alla multifunzionalità come nuova opportunità del settore primario. Tuttavia, la complessità della materia e la sua stretta interconnessione con altre problematiche (desertificazione, effetto serra, penuria idrica, salvaguardia della biodiversità, diffusione degli incendi) impongono preliminarmente, a giudizio della Cia, un approfondimento, che, tra l’altro, faccia un bilancio tra i costi degli interventi del Piano complessivo e i costi ambientali che il Paese sarebbe costretto ad affrontare per il suo disimpegno in questo campo. Da tempo la Cia sostiene e si batte perché sia riconosciuto il ruolo essenziale (già assunto dalla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e dal Protocollo di Kyoto) che possono avere le modalità di gestione dei suoli agricoli e delle foreste nelle strategie di mitigazione dell’effetto serra, primo responsabile dell’aumento medio della temperatura atmosferica. Rivendicazione, sempre più largamente supportata da autorevoli studi e ricerche scientifiche, che assume maggiore consistenza all’indomani della recente comunicazione della Commissione europea al Consiglio in materia energetica, che fissa l’obiettivo di coprire entro il 2020 almeno il 20 per cento del fabbisogno dell’Ue con le energie rinnovabili e il 10 per cento del consumo nei trasporti con i biocarburanti. Un’ imposizione che deve valere e può essere proficua in modo particolare nella situazione italiana, nella quale, da una parte si registra negli ultimi anni addirittura una diminuzione percentuale della porzione di fabbisogno energetico coperto dalle fonti rinnovabili, con conseguente aumento delle emissioni e, dall’altra -fa notare Ecco, pertanto, l’importanza -conclude
La Cia ribadisce la sua ferma opposizione alla nuova norma europea e sottolinea che il provvedimento del ministro De Castro va salvaguardato ed esteso, oltre alle Doc e alle Docg, anche alle Igt. Riaprire il confronto a livello europeo affinchè venga rivista la decisione comunitaria. Il problema del vino ai “trucioli” rischia di aggravarsi ulteriormente e di penalizzare così sia produttori e consumatori. Se, infatti, venisse accolto il ricorso al Tar contro il decreto del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro, verrebbero annullati gli effetti del provvedimento teso a tutelare le produzioni Doc e Docg dall’utilizzo di un sistema artificiale di invecchiamento. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale, sarebbe, invece, quanto mai opportuno ampliare il decreto ministeriale anche alle produzioni Igt (Indicazione geografica tipica). Nel rilevare che l’iniziativa contro il decreto ministeriale è dannosa, poiché se accolta dal Tar darebbe il “via libera” all’utilizzo dei “trucioli” per tutti i vini, anche quelli di qualità, come deciso a suo tempo dall’Ue, la Cia sottolinea che il provvedimento del ministro è fondamentale perchè tutela le nostre produzioni tipiche ed argina la nuova normativa comunitaria. Per questa ragione sarebbe importante ampliarlo anche ai vini Igt. In tal modo si avrebbe una protezione più efficace per la qualità del vino “made in Italy”. Quello da contrastare, dunque, è, per la Cia, il regolamento europeo che consente l’uso dei “trucioli” per invecchiare il vino che introduce un pericoloso precedente. I consumatori sono praticamente indifesi davanti ad un’etichettatura, prevista dal provvedimento, tutt’altro che chiara. Mentre i produttori risultano fortemente danneggiati. Si confonde, infatti, un prodotto invecchiato con tecniche tradizionali in botti di legno, che ha tempi lunghi e soprattutto costi notevoli, con un metodo “rapido”, meno oneroso sotto il profilo economico e certamente molto inferiore sotto l’aspetto qualitativo. Bisogna impegnarsi, quindi, per la tutela sia dei consumatori che dei produttori, in particolare quelli che usano metodi tradizionali e che con la nuova misura sono danneggiati enormemente sotto il profilo della competitività europea. Occorre -afferma la Cia- una corretta informazione in etichetta. Una valida trasparenza che permetta di riconoscere la provenienza del prodotto e con quale sistema sia stato invecchiato. Pertanto, sarebbe opportuno, secondo la Cia, riaprire un confronto a livello comunitario affinché venga rivista la norma comunitaria, che rischia di pregiudicare le tradizioni e il legame con il territorio delle nostre produzioni vitivinicole, a tutto vantaggio di quelle dove è crescente l’utilizzo del truciolo, dal Cile agli Stati Uniti, dall’Australia al Sud Africa. Produzioni queste che risulterebbero molto più competitive sui mercati internazionali, in quanto l’invecchiamento in “barrique” è più costoso.
I sessanta posti della “Sala Grande” del Comune di Corinaldo (Ancona) non sono stati sufficienti ad ospitare tanti agricoltori intervenuti all’Assemblea pubblica inserita dalla Confederazione italiana agricoltori -zona di Corinaldo- in un programma di iniziative organizzate su tutto il territorio della provincia di Ancona, per portare a conoscenza delle imprese agricole le novità introdotte dalla nuova Politica agricola comune tra cui il Registro dei Trattamenti e il nuovo rapporto agricoltura e società. I lavori sono stati aperti dal responsabile di zona della vallata Misa-Nevola Matteo Principi, che ha brevemente illustrato l’importanza di queste iniziative per far conoscere al pubblico quelli che sono i ruoli e il contributo degli agricoltori nel contesto sociale (tutela del paesaggio agrario, presidio delle campagne, rispetto dell’ambiente). Ruolo che viene solo in parte riconosciuto dall’Ue con gli aiuti della Pac, ma non adeguatamente sostenuto dalle politiche agricole nazionali e regionali. Le tematiche della serata sono state illustrate dal Dimitri Giardini, il quale ha approfondito quelle che sono le norme e gli atti predisposti dall'Ue, che si traducono in obblighi e vincoli per gli agricoltori, all’interno della cosiddetta “condizionalità”, in quanto per percepire gli aiuti Pac gli agricoltori sono “condizionati” al rispetto delle suddette norme. Conclusioni del presidente della Cia provinciale di Ancona, Evasio Sebastianelli, che ha precisato la posizione della Confederazione, favorevole alla “condizionalità”, in quanto segnale positivo per migliorare il “consenso sociale” degli aiuti Pac., ma critica verso le istituzioni che dovrebbero riconoscere e sostenere anche economicamente l’opera pubblica svolta dalle imprese agricole. Il programma delle Assemblee pubbliche, indette dalla Cia. provinciale di Ancona sulla “condizionalità”, che ha già interessato le zone di Jesi e Arcevia, si concluderà nei prossimi giorni nelle zone di Senigallia e Ancona.
Immobili all’asta, avvisi di pignoramento, iscrizioni di ipoteca, cartelle esattoriali. In Sicilia non si fermano le procedure attivate dalla Serit per la riscossione coattiva dei debiti contributivi oggetto di “cartolarizzazione”. La soluzione del “piano di ristrutturazione” trovata dal ministro dell’Agricoltura per risolvere i problema dei debiti contributivi, ad oggi ha prodotto soltanto aspettative deluse e determinato una situazione di totale incertezza per migliaia di aziende agricole che hanno aderito con fiducia al progetto di ristrutturazione auspicato e sostenuto dal ministro De Castro. L’operazione, infatti, registra un ingiustificato stop da parte del CdA dell’Inps. Stop che mette a repentaglio la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole siciliane. “E’ giunto il momento -dichiara Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia- che il governo nazionale intervenga urgentemente a dirimere la questione in modo da concretizzare gli impegni presi con gli agricoltori dal ministro delle politiche agricole De Castro, ridando fiducia e certezze al mondo agricolo siciliano che rischia seri danni a causa delle azioni di riscossione coattiva”. “Fu lo stesso ministro De Castro -ricorda Gurrieri- ad evidenziare che il piano di ristrutturazione era l’unica strada percorribile, non essendo praticabili agevolazioni diverse, o condoni. Adesso sempre De Castro dovrà immediatamente attivarsi affinché vengano bloccate le azioni intraprese dalle società di riscossione e reso operativo il piano di ristrutturazione”.
Con oltre 1800 dipendenti, il commissariamento che dura da 12 anni, e la mancanza di piani di classifica, i consorzi di bonifica siciliani rappresentano un’anomalia rispetto al resto d’Italia. Una situazione che Coldiretti, Cia e Confagricoltura della Sicilia ritengono non più sostenibile anche alla luce dei cosiddetti “ruoli istituzionali” che gli agricoltori sono costretti a pagare. Per questo le organizzazioni, stamani, hanno incontrato il presidente e il direttore generale dell’Associazione nazionale delle bonifiche, delle irrigazioni e dei miglioramenti fondiari (Anbi), Massimo Gargano e Anna Maria Martuccelli, e il presidente dell’Associazione siciliana dei consorzi ed enti di bonifica (Ascebem), Alfonso Costa. L’obiettivo è quello di elaborare una proposta per avviare una riforma del sistema mirata all’effettiva funzionalità degli enti. L’incontro è servito ad evidenziare gli aspetti cruciali di un sistema di erogazione idrica che non risponde più alle esigenze dell’imprenditoria agricola siciliana anche alla luce dell’evoluzione che questa ha avuto negli ultimi anni e che ha bisogno di certezze per gli investimenti produttivi di qualità. Determinante appare anche la definizione del ruolo dei consorzi di bonifica nel contesto del territorio e dell’ambiente siciliano. La proposta, che sarà presentata durante un convegno organizzato da Coldiretti, Cia e Confagricoltura, che si svolgerà a febbraio, ha l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare tutte le istituzioni interessate per fare in modo che si segni una svolta nella politica della gestione acque per il settore agricolo.
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