| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 53 - n. 226 | 15 novembre 2011 |
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Occhi puntati sulla imminente raccolta di arance in Sicilia. Un comparto, questo, importantissimo, ma quasi sempre sottostimato e lasciato allo sbando. Le previsioni per la campagna 2011-2012 vedono la presenza di prodotto di qualità, ma di piccolo calibro che rischierebbe di incidere negativamente sulla commercializzazione e quindi direttamente sulle remunerazioni degli agrumicoltori. E proprio su questo punto i vertici di Cia e Confagricoltura Sicilia, in una lettera congiunta, datata 14 novembre, al presidente Lombardo e all’assessore al ramo D’Antrassi, manifestano l’assoluta necessità di operare per evitare l’intasamento dei mercati con merce di scarsa qualità. “Lombardo e D’Antrassi, convochino immediatamente -spiega Carmelo Gurrieri, presidente Cia Sicilia- le confederazioni e i rappresentanti della produzione per trovare assieme a loro una giusta rete di protezione che eviti il la crisi del settore in chiave economica e commerciale per la prossima campagna”. Dello stesso avviso il presidente Confagricoltura Gerardo Diana, secondo cui in questo momento “sono dannose le fughe in avanti che potrebbero alimentare fenomeni speculativi ad esclusivo danno dei produttori. Per questa ragione -aggiunge Diana- occorre intervenire per mantenere alti gli standard qualitativi, avviare campagne promozionali e dare finalmente attuazione al Marchio Sicilia di cui l’agrumicoltura costituisce il settore più rappresentativo”. Cia e Confagricoltura denunciano, allo stesso tempo, incontri più o meno ufficiali tra alcuni rappresentanti delle istituzioni e solo una parte della filiera agrumicola che lasciano fuori proprio gli attori principali della stessa filiera: gli agrumicoltori. L’urgente necessità di un Tavolo congiunto con tutta la filiera si rende indispensabile per evitare future azioni speculative ai danni degli agricoltori che porterebbe alla nascita di tensioni tra gli operatori della filiera.
Il presidente della Cia Sardegna Martino Scanu, intervenendo nella riunione della Giunta nazionale della Cia, ha espresso una forte preoccupazione per quanto sta avvenendo nel comparto suinicolo in Sardegna a seguito del blocco delle esportazioni dei prodotti a base di carne suina per il riesplodere della peste suina. “Il blocco delle esportazioni rischia di dare un colpo mortale agli allevamenti. Il blocco totale ed indiscriminato delle movimentazioni, macellazioni ed esportazioni è inaccettabile. Servono strategie e misure realmente incisive ed un’azione coordinata con le rappresentanze degli allevatori”, ha sottolineato il presidente Scanu. Al termine della riunione è stato approvato dalla Giunta nazionale il seguente documento, proposto dal presidente Scanu. La suinicoltura in Sardegna rischia di subire un colpo mortale. Alla difficile situazione che si è andata creando negli ultimi dieci anni, che ha portato a un vero e proprio sconvolgimento, ora si aggiunge la pesta suina, un fenomeno ormai ricorrente e mai debellato, che, con il blocco delle movimentazioni, mette in ginocchio centinaia di allevamenti. La Cia, fortemente preoccupata per uno scenario sempre più difficile che sta precipitando, nonostante i grandi sforzi compiuti dai produttori che hanno intrapreso una strada di razionalizzazione e modernizzazione, con la presenza di allevamenti validi e con una filiera che comprende processi di lavorazione e trasformazione importanti per l’agroalimentare sardo. In Sardegna i capi allevati nel 2000 erano 193.890. Nel 2010 sono scesi a 169.278 con una perdita del 12 per cento. Le aziende suinicole nell’Isola nel 2010 sono scese a 4.852, mentre nel 2000 erano presenti 12.577, con una perdita di 8.066 unità che equivale al 62 per cento. Imprese per la stragrande maggioranza piccole o medio-piccole. E’ inaccettabile che di fronte a processi di modernizzazione continuino a permanere allevamenti abusivi e non controllati che alimentano la macellazione clandestina. E questo a danno delle aziende che con sforzi enormi, anche dal punto di vista finanziario, hanno costruito strutture e allevamenti capaci di stare sul mercato. La situazione è, quindi, intollerabile e non può più essere accettata ed impone immediati e radicali cambiamenti nelle strategie perseguite finora in questo settore. Va ripensata, soprattutto, la politica di sanità animale. Il blocco di tutto il settore, movimentazione, macellazione ed esportazione, con gli animali che rimangono nelle aziende, causando problemi di sovraffollamento, difficoltà alla gestione sanitaria e ulteriori costi di mantenimento, non è più sostenibile. Occorrono cambiamenti profondi nella gestione del settore che salvaguardino gli allevamenti sani con provvedimenti differenziati, con deroghe controllate atte a consentire la macellazione dei capi prodotti. Una politica severa e rigida nei confronti di chi non riesce a gestire gli allevamenti rispettando le normative in materia sanitaria e con controlli sui capi bradi. Comunque, per uscire dalla crisi, è fondamentale un’azione coordinata delle Organizzazioni professionali agricole con una iniziativa forte, unitaria ed urgente, che imponga un progetto serio di tutela della sanità animale che consenta di rilanciare il settore suinicolo e l’intera zootecnia sarda falcidiata per troppi anni da ogni tipo di pestilenza che ne ha causato il disastro. Alla Regione sarda ed al nuovo ministro dell’Agricoltura chiediamo con forza che si muovano in sede comunitaria per far cogliere le esigenze di rimuovere un odioso blocco che finisce per premiare i disonesti a discapito delle aziende serie che hanno investito ingenti risorse per innovare e rinnovare un settore vitale dell’economia sarda.
Gli italiani oggi spendono più per carburanti, trasporti ed energia che per alimentari e bevande. Mentre nelle campagne gli imprenditori vedono schizzare in alto i costi di produzione. Il gasolio continua la sua corsa e raggiunge oggi il nuovo record storico a 1,570 euro a litro. Con conseguenze disastrose sulla spesa degli italiani e sui conti già “in rosso” degli imprenditori agricoli. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Fino a un anno fa la quota di spesa per generi alimentari e bevande rappresentava un quarto della spesa complessiva delle famiglie italiane. Da inizio anno -spiega la Cia- questa quota sta andando pian piano riducendosi: colpa del “caro-petrolio” che costringe i consumatori a togliere soldi a beni essenziali come pane, pasta e carne e destinarli invece ad altri capitoli di spesa. La conseguenza è che oggi il budget che ogni famiglia destina ad alimentari e bevande è sceso a 467 euro al mese, superato in volata da quello per carburanti, trasporti ed energia elettrica, che è salito a 470 euro mensili. Ma non solo per i consumatori -continua la Cia- anche per gli agricoltori si tratta di una nuova stangata e di un colpo durissimo. Il gasolio, infatti, è “re” nel settore: non solo è necessario per il riscaldamento delle serre, ma per l’alimentazione dei mezzi meccanici come i trattori. In più si fa indispensabile nei lunghi mesi in cui si avvicendano operazioni di semina, concimazione, diserbo, irrigazione, trinciatura e raccolta. Solo a settembre (ultimo dato disponibile), i rincari dei carburanti hanno fatto salire del 6,5 per cento annuo i costi di produzione degli agricoltori. Purtroppo -avverte la Cia- se la situazione non torna presto alla normalità, c’è il fondato pericolo che migliaia di imprese possano uscire dal mercato. Non riuscendo più a sostenere una realtà produttiva fatta di costi in continua crescita mentre prezzi sui campi e redditi restano fermi al palo.
Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri presentano un documento unitario. Occorre un forte momento di discontinuità. Politiche incisive per crescere e recuperare competitività. Difesa del “made in Italy”. Ferma e condivisa azione nel negoziato Pac. “Per l’agricoltura italiana è necessario un forte momento di discontinuità. Serve una politica incisiva e condivisa con le parti sociali, che affronti i problemi strutturali, recuperi competitività al settore, valorizzando le sue forti potenzialità intrinseche. Ma prima di tutto è indispensabile acquisire una comune visione strategica dell’agricoltura “made in Italy”. Lo sottolineano Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri che hanno consegnato un documento congiunto al presidente incaricato Mario Monti in occasione delle consultazioni con le forze sociali. “Investire sul valore del ‘made in Italy’ agroalimentare, pressing sul negoziato europeo di riforma della politica agricola, garantire parità di condizioni nella concorrenza lungo la filiera agroalimentare. Sono queste le tre priorità per l’agricoltura italiana che il governo e il nuovo ministro delle Politiche agricole dovranno affrontare”, ha affermato Sergio Marini, presidente della Coldiretti, intervenuto a nome delle quattro organizzazioni agricole. Per Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri occorre un quadro normativo e comportamentale che eviti il dumping sociale e ambientale e l’uso improprio del “marchio Italia” e dei nostri territori nelle produzioni agroalimentari riconoscendo il “made in Italy” quale leva competitiva del Paese in grado di valorizzare il lavoro, il capitale e il territorio italiano. Occorre -hanno continuato Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri- una presenza forte e qualificata a Bruxelles per condurre con determinazione il negoziato sulla riforma della politica agricola comune dove l’Italia rischia di perdere 1,4 miliardi di euro dal 2014 al 2020 con effetti sulla competitività delle nostre imprese rispetto a quelle degli altri Paesi. Occorre infine -hanno concluso Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri- un quadro normativo che garantisca condizioni di vera concorrenza lungo la filiera agroalimentare ed una semplificazione amministrativa non più rinviabile.
La Cia Sicilia plaude alla recente operazione di contrasto che ha portato alla scoperta di una fitta rete di criminalità mafiosa e camorristica che si era impossessata in monopolio dei trasporti di prodotti ortofrutticoli. "Questa è la prova -sostiene Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia Sicilia- di quanto diciamo ormai da tempo. la criminalità mafiosa è presente nella filiera agroalimentare e condiziona fortemente l'operato commerciale influenzando le logiche di acquisto e vendita dei prodotti. Tutto questo si ritorce sempre contro il produttore prima e contro il consumatore per ultimo. Vigilare alle dogane e dentro i mercati ortofrutticoli e' doveroso e giusto. Continuiamo a chiedere alle Autorità preposte maggiori controlli per contrastare i condizionamenti della criminalità organizzata e mafiosa nella filiera agroalimentare e garantire maggiori tutele agli agricoltori alle prese ogni giorno con mille problemi e con una crisi che non risparmia nessuno". "E' evidente -conclude il presidente della Cia Sicilia Gurrieri- come la malavita continui a lucrare alle spalle di tanti produttori e operatori onesti del settore agricolo che non solo devono affrontare le difficoltà della drammatica crisi che investe l'agricoltura ma si devono difendere anche dai taglieggiatori e mafiosi che impongono un loro sistema che penalizza ulteriormente il loro reddito e condiziona la loro attività aziendale. Bisogna, quindi, sostenere e rafforzare l'azione delle Forze dell'ordine perché venga debellata questa nefasta presenza criminale nel settore primario e nella filiera agroalimentare che opera non solo in Sicilia ma nell'intero territorio nazionale".
“La Cia del Piemonte -afferma Carlo Ricagni, rappresentante della Confederazione nel Comitato vitivinicolo regionale- esprime la propria soddisfazione in merito al fatto che il Comitato nazionale vini, nella riunione di oggi, con votazione a scrutinio segreto, non ha ritenuto ammissibile il ricorso presentato dall’azienda Zonin”. Pertanto, a seguito dell’esito della votazione, la richiesta di inserimento del Comune di Asti nel disciplinare delle uve Moscato non è passato. “I membri della Cia nel Comitato nazionale -evidenzia Carlo Ricagni- hanno espresso parere negativo e la nostra posizione è stata condivisa dalla maggioranza dei membri del Comitato stesso”. Anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, aveva recentemente ricordato che per accogliere le controdeduzioni presentate da chi richiedeva l’ampliamento si doveva ottenere i tre quarti dei voti del Comitato nazionale. “Il Comitato vitivinicolo Regionale -sottolinea Ricagni- aveva già espresso il suo parere negativo sull’inserimento del Comune di Asti nel disciplinare e rappresentava quello più volte ripetuto dalla Cia: la necessità di stralciare dalle modifiche del disciplinare l’ampliamento dell’area di produzione”. “Questa posizione -conclude Carlo Ricagni- era stata ribadita nel corso dell’Assemblea tenutasi lo scorso 11 novembre a Canelli, dove con forza si era evidenziata la necessità di mantenere inalterata la delimitazione territoriale di produzione del Moscato nella convinzione che non possa essere messa in discussione le denominazione nel rispetto delle nuove regole dettate dall’Unione europea”.
“Con la caduta del governo Berlusconi si apre una nuova, ed auspicabile migliore, fase politica. Ma la crisi economica rimane, però, in piedi in tutta la sua gravità. Da qui la richiesta di un governo autorevole in grado di debellare ulteriori attacchi speculativi alla nostra economia ed aprire una nuova stagione basata sul rilancio delle attività produttive e l’occupazione.” Lo ha affermato Enio Niccolini, vicepresidente vicario dell’Anp/Cia, concludendo la quarta edizione della Festa interprovinciale del pensionato (Livorno, Lucca, Massa e Pisa) che si è tenuta a S. Miniato (Pisa). Alla Festa erano presenti oltre duecento pensionati, il sindaco, il presidente della Provincia di Pisa, altre autorità, dirigenti locali e regionali dell’Associazione pensionati e della Cia. “Per raggiungere questi risultati -ha proseguito Niccolini- è necessaria la lotta all’evasione e alla elusione fiscale; battere i privilegi e basare la contribuzione su principi di equità. I pensionati dell’Anp/Cia -ha proseguito- sono contrari all’attacco indiscriminato al nostro sistema sociale, così com’è avvenuto fino ad oggi, ma sono altresì favorevoli alla sua riforma che dovrebbe avere a base un rapporto più diretto con il territorio, con i bisogni e le peculiarità locali. In questo contesto -ha concluso Niccolini- particolare attenzione va riservata alle popolazione anziane ed in particolare a quelle che vivono nelle comunità rurali”.
La Cia di Cuneo e il Cipa.At Piemonte, in collaborazione con Unicredit, hanno organizzato ad Alba, per giovedì prossimo 17 novembre, alle ore 16,30, presso la Sala Beppe Fenoglio (via Maestra - Cortile della Maddalena) un workshop sul tema “Rischi nel commercio internazionale, mezzi di pagamento e cenni sul trasporto delle merci”. L’export consente di ampliare l’offerta dei propri prodotti, ma è necessario che l’azienda sia consapevole dei rischi che corre e si attrezzi per evitare il mancato pagamento del proprio credito. È sempre più necessario conoscere i punti di forza e di debolezza dei vari mezzi di pagamento internazionale per sfruttarne al massimo tutte le potenzialità positive. UniCredit nel 2009 ha pubblicato, presso la casa editrice del Sole 24Ore, un libro dal titolo “Trade Finance”, scritto dai suoi specialisti di “Trade Finance” nel quale sono indicate le principali avvertenze da tener presente nella vendita internazionale. Ed è questa esperienza che volentieri viene messa a disposizione della clientela tramite gli specialisti di “Trade Finance” che quotidianamente sono presso le aziende per fornire le soluzioni più adeguate. Per favorire una cultura che sensibilizzi l’esportatore sulla problematiche del trasporto, non limitandosi alla sola resa merce Ex Works (Eew), vi sarà il contributo di Agility Global Integrated Logistics, con alcune indicazioni sul trasporto di merci.
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