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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 50 - n. 143 15 luglio 2008
COMUNICATI
  • Inflazione: sei famiglie su dieci costrette a cambiare il menù. I rincari fanno crollare gli acquisti dei prodotti alimentari
TERRITORIO
  • Cia di Alessandria: la grandine flagella la provincia. Ingenti i danni all’agricoltura
  • I giovani agricoltori della Cia di Treviso tracciano il futuro dell’agricoltura della Marca guardando all’europa

 

COMUNICATI


Inflazione: sei famiglie su dieci costrette a cambiare il menù. I rincari fanno crollare gli acquisti dei prodotti alimentari

 

La Cia, in relazione ai dati Istat sui prezzi a giugno, sottolinea che, negli ultimi dodici mesi, le abitudini a tavola si sono modificate e la “dieta mediterranea” mostra segni di crisi. Nel primo semestre 2008 calano del 2,5 per cento i consumi. Solo per il pane si registra una flessione del 5,5 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2007. 

 

Sei famiglie su dieci, praticamente più del 50 per cento, hanno cambiato, negli ultimi dodici mesi, le abitudini alimentari soprattutto a causa dei rincari che si sono registrati nei prezzi, anche di prodotti di prima necessità come il pane e la pasta. Non solo. Rispetto a dieci anni fa la spesa alimentare, che oggi si avvicina ad un quinto del reddito familiare, è cresciuta del 28 per cento. Ogni famiglia, in media, spende per l’alimentazione 466 euro al mese. E’ quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori in relazione ai dati Istat sull’inflazione del giugno scorso che confermano un’impennata del 6,1 per cento, rispetto allo stesso mese del 2007, dei prodotti dell’agroalimentare.

Nel primo semestre dell’anno, secondo le prime stime della Cia, si è avuta una caduta, in quantità, dei consumi alimentari di oltre il 2,5 per cento nei confronti dello stesso periodo del 2007. I cali più accentuati si hanno per i derivati dei cereali (meno 4,8 per cento, con il pane che mette a segno una flessione del 5,5 per cento, per gli ortaggi (meno 5,5 per cento), per la frutta (meno 1,8 per cento), per l’olio d’oliva (meno 5,0 per cento), per la carne bovina (meno 3,4 per cento). Dati che confermano il trend negativo già registrato nel 2007. Soltanto latte e derivati (più 3 per cento), carni avicole (più 1,5 per cento), vino e spumante (più 2,5 per cento) vanno in controtendenza.

Dunque, a subire le conseguenze più eclatanti del calo dei consumi alimentari delle famiglie sono stati, in particolare, i prodotti delle cosiddetta “dieta mediterranea” che, proprio a causa della frenetica corsa dei prezzi (il pane, a giugno scorso, ha messo a segno un aumento del 13 per cento, la pasta addirittura del 22,3 per cento, la frutta del 7,6 per cento e gli ortaggi del 3,2 per cento), comincia -sostiene la Cia- ad evidenziare preoccupanti segni di crisi. Nei piatti dei nostri connazionali ci sono, infatti, sempre meno pane, pasta (anche se per questo prodotto si nota, in questi ultimi mesi, una ripresa), frutta e verdure e olio d’oliva.

La percentuale di coloro che hanno ridotto e mutato la spesa per l’alimentazione -evidenzia la Cia- si trova principalmente nelle fasce di età superiori ai 55 anni (con picchi elevati soprattutto negli over settanta) e nelle famiglie con redditi bassi.

Attualmente -ricorda la Cia- la spesa alimentare degli italiani è così ripartita: 23,4 per cento carne, salumi e uova; 18,2 per cento latte e derivati; 16,8 per cento ortofrutta; 14,8 per cento derivati dei cereali; 8,9 per cento i prodotti ittici; 5,7 per cento le bevande analcoliche; 5,5 per cento le bevande alcoliche; 3,9 per cento olio e grassi; 2,8 per cento zucchero, sale, caffè, the. L’incidenza sulla spesa complessiva mensile è pari al 18,8 per cento.

La cautela dei consumatori -conclude la Cia- ha interessato un pò tutte le tipologie distributive. Le famiglie italiane, comunque, hanno preferito acquistare nei supermercati, negli ipermercati e nei discount, anche se si registra una leggera crescita negli acquisti presso i mercati rionali e direttamente in campagna nelle aziende agricole.

 

Così i consumi alimentari domestici nel primo semestre 2008

(variazioni, in quantità, rispetto allo stesso periodo del 2007)

 

Derivati dei cereali

 -4,8%

Ortaggi

 -5,5%

Frutta

 -1,8%

Olio d’oliva

 -5,0 %

Carni bovine

 -3,4%

Carni avicole

 +1,5%

Latte e derivati

 +3 %

Vino e spumante

 +2,5%

 

                                                                                                  Stime Cia-Confederazione italiana agricoltori

 

 

 

 

 

 

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TERRITORIO


Cia di Alessandria: la grandine flagella la provincia. Ingenti i danni all’agricoltura

 

Nella notte tra domenica e lunedì la grandine ha fatto “presenza” su quasi tutto il territorio della provincia di Alessandria. “Siamo particolarmente preoccupati -sottolinea Carlo Ricagni, presidente provinciale della Cia - per i danni che già si possono considerare ingenti: tra qualche settimana potremo quantificare al meglio, solo con il prosieguo dello sviluppo vegetativo delle colture, quale sarà il vero danno anche se per certe colture come le orticole, il pomodoro da industria e il pisello questo danno sembra irreparabile con produzioni difficilmente recuperabili anche in parte”.

“Un fatto -prosegue Ricagni- è però da sottolineare con forza: i danni da grandine alla vite vanno a sommarsi ai danni procurate dagli eccessi di pioggia dei mesi scorsi con un conseguente incremento di costi aggiuntivi che i produttori dovranno sostenere per garantire la sanità del prodotto rimasto”.

Particolarmente colpite -evidenzia la Cia- le zone di Casale Monferrato, Ovada e Tortona, in parte l’Alessandrino e solo marginalmente l’Acquese e il Novese.

Il Casalese risulta particolarmente colpita nei comuni di Sala Monferrato, Treville, Ozzano Monferrato, Cella Monte, Rosignano Monferrato, Cereseto, Ottiglio, Olivola e San Giorgio Monferrato. I danni sono molto elevati, in particolare nei vigneti, con segnalazioni che raggiungono una perdita di prodotto tra il 50 e il 70 per cento, con punte che raggiungono anche il 100 per cento. Inoltre, la grandine accompagnata dal vento ha causato ingenti danni alla struttura dei vigneti con pali spezzati ed interi filari coricati a terra.

Altrettanto corposa l’azione grandinigena nella zona di Ovada. Il centro zona, Rocca Grimalda, Molare, Lerma, Tagliolo Monferrato, Carpeneto ed in parte Cremolino sembrano essere, ad oggi, i comuni più colpiti dove mediamente si stima un danno tra il 20 e il 30 % con la presenza di punte anche più elevate. Naturalmente il settore colpito è quello viticolo particolarmente diffuso nella zona.

Il Tortonese risulta interessato dai danni nella pianura che la collega con Alessandria fino ai confini con Castelnuovo Scrivia: in questa realtà i danni principali interessano le colture orticole, in particolare i meloni e i pomodori da industria; sul mais, invece, una stima più precisa la si potrà avere solo fra qualche tempo, anche se qualche danno viene evidenziato. La collina della zona di Tortona risulta interessata nell’area dei comuni di Garbagna e Avolasca dove ad essere colpite sono state le produzioni frutticole.

La zona di Alessandria è stata interessata nella Fraschetta con danni analoghi, per vicinanza, alla pianura tortonese: pomodoro da industria, orticole e mais in particolare.

Marginalmente colpite la zone dell’Acquese e del Novese dove non si segnalano particolari danni.

“Ci siamo subito attivati -dichiara il direttore provinciale della Cia Giuseppe Botto- affinché venga riconosciuto lo stato di calamità naturale. Bisogna, però, ricordare che tutte le colture colpite dal fenomeno dell’altro giorno rientrano tra quelle assicurabili e, pertanto, risulterà difficile un loro inserimento tra quelle ammesse al contributo a fondo perduto. Le strutture danneggiate, invece, se, come auspichiamo, verrà riconosciuto lo stato di calamità naturale, potranno beneficiare di eventuali aiuti”.

“In un momento così delicato -conclude Botto- dove a rischio c’è il reddito di molte imprese, ci pare necessario segnalare come l’assicurazione, sia contro la grandine sia quella multirischi, debba diventare sempre più una buona pratica nella gestione della propria azienda, visti i mutamenti climatici che ci portano ad eccessi di ogni genere con conseguente riduzione delle nostre produzioni”.


I giovani agricoltori della Cia di Treviso tracciano il futuro dell’agricoltura della Marca guardando all’europa


In quale direzione dovranno investire le proprie risorse i giovani agricoltori trevigiani nei prossimi anni? Il tema del futuro delle giovani generazioni in agricoltura è stato approfondito nel corso del convegno dal titolo “Riforma di medio termine della Pac: una riflessione per i giovani” che si è svolto sabato 12 giugno al Castello di Roncade nel corso della prima “Festa dei giovani agricoltori” promossa da Cia Treviso. 

A mezzo secolo esatto dalla nascita della Pac, la Politica agricola comunitaria, la Cia di Treviso ha aperto una riflessione sul futuro dell’agricoltura trevigiana, con un occhio di riguardo ai giovani coltivatori. La domanda viene posta alla vigilia della riforma della Pac di medio termine, che entrerà in vigore a partire dal 2013, ma sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea entro fine anno e non a caso si rivolge ai giovani.

L’agricoltura trevigiana, infatti, si caraterizza  rispetto alle altre province del Veneto, soprattutto per la presenza di giovani. Nel 2006 nella Marca i coltivatori tra i 18  e i 40 anni, iscritti come titolari di una azienda agricola, erano 634. A questo numero va sommato circa un migliaio di giovani agricoltori che lavorano come coaudiuvanti nelle aziende agricole di famiglia. 

All’incontro hanno partecipato Denis Susanna, presidente della Cia di Treviso, Alessandro Ghiro, presidente della Cia Veneto, Enzo Mastrobuoni, responsabile nazionale dell’Area economica Cia, Franco Manzato, assessore all’Agricoltura Regione Veneto, e Simonetta Rubinato, sindaco di Roncade.

“La prima versione della Pac –ha spiegato Denis Susanna- risale al luglio del 1958  Nel corso dei decenni si sono alternati momenti di penuria alimentare a periodi di eccedenza di produzione. Ora la nuova verifica dello stato di salute della Pac entrerà in vigore nel 2013  e sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea entro il 2008. Per questo serve aprire subito una riflessione per dare indicazioni ai giovani, affinché possano fare scelte compatibili con la futura politica comunitaria”.

L’evento ha, inoltre, ufficializzato la costituzione di Agia Treviso, l’Associazione giovani imprenditori agricoli della Cia: “Lo scopo della nuova associazione che a Treviso conta già una trentina giovani agricoltori -ha aggiunto il presidente di Cia Treviso-  è quello di diventare un laboratorio di idee, di iniziative e di innovazioni tecnologiche, in quanto le aziende condotte da giovani per competere a livello internazionale dovranno subire forti processi di modernizzazione”.

Nella Marca, in particolare, i processi di modernizzazione riguarderanno le energie alternative, la formazione professionale a 360° gradi, l’export. Alla politica locale i giovani agricoltori trevigiani chiedono un intervento sui problemi ancora aperti in Avepa, l’Agenzia veneta per l’agricoltura.  In particolare gli imprenditori agricoli domandano maggiore semplificazione per ridurre il peso dell’eccessiva burocrazia che incide sul lavoro delle aziende. Il “caso” Treviso, citato dal presidente della Cia Veneto, spinge, inoltre, a rivedere con maggiore attenzione l’uso del suolo per mantenere le aree agricole attuali e frenare l’avanzamento di quelle urbane e industriali. I settori trainanti dell’agricoltura trevigiana puntano alla specializzazione: la viticoltura, il radicchio, il latte, i funghi, gli asparagi, il settore della carne avicola e cunicola.

Al neo-vicegovernatore della Regione Veneto e assessore regionale all’agricoltura, Franco Manzato la Cia Treviso ha chiesto di affrontare alcune problematiche che affliggono l’agricoltura trevigiana: i danni da selvaggina nelle aree della Pedemontana con la relativa richiesta di aumento di fondi e la maggiore celerità nelle liquidazioni; l’eliminazione del ticket introdotto per la gestione della banca dati nazionale e dell’anagrafe bovina; la definizione dell’autorizzazione e regolarizzazione dei pozzi; la semplificazione delle procedure del piano di sviluppo rurale. 

Nel quadro, invece, della situazione e degli inerventi di mercato della Pac,  in una fase delicata di cambiamento, i giovani imprenditori agricoli trevigiani chiedono di riequilibrare il pilastro degli aiuti diretti al reddito in agricoltura. Nel 2006, infatti, gli aiuti al reddito rappresentavano l’87 per cento delle risorse della Pac. mentre i fondi destinati allo sviluppo rurale soltanto il 13 per cento. Lo scenario che si prospetta entro il 2013 vede scendere gli aiuti diretti al reddito al 59,2 per cento e salire quelli rivolti allo sviluppo rurale al 40,8 per cento. Dal confronto con i nuovi grandi agglomerati economici (Cina, India, paesi del Sudamerica, che si affacciano al negoziato con i paesi dell’Unione Europea anche sul terreno dell’agricoltura) la proposta dei giovani della Cia è quella di favorire importanti alleanze per proteggere  le denominazioni di origine i prodotti Dop e Igp che devono essere salvaguardati dal rischio di imitazioni.  Al tempo stesso verranno tutelati i prodotti tipici degli altri Paesi.

 

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