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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 54 - n. 59 15 marzo 2012
ATTUALITÀ
  • Cia Abruzzo: domani convegno a Chieti sulla sicurezza in agricoltura
  • Convegno della Cia di Reggio Emilia: superare il “blocco generazionale” che frena il futuro dell’agricoltura
  • Grande successo del convegno della Cia di Torino sull’agricoltura di montagna a Bobbio Pellice
COMUNICATI
  • Agroalimentare: organizzazioni agricole e cooperative insieme per un nuovo progetto di sviluppo e competitività
  • Made in Italy: tra falsi e tarocchi l’agroalimentare perde 160 milioni di euro al giorno. Ma la lotta non può essere solo a livello nazionale Serve un’azione propulsiva in Europa e nel mondo
  • Ogm: non siamo d’accordo con il ministro Clini. Il biotech non serve alla nostra agricoltura tipica e diversificata. Ma siamo pronti a una riflessione con scienza e ricerca
  • Vino: l’export vola a quota 4,4 mld, ma i consumi nazionali restano al palo. Nel mondo più di una bottiglia su cinque è “made in Italy”
TERRITORIO
  • Consorzi bonifica: il presidente Distefano rilancia il progetto “Best practice lucano”
  • La Cia di Taranto interviene sul Consorzio di bonifica e le cartelle pazze 2005
  • Prosegue la collaborazione tra la Cia Lombardia e la Tdsy, l'associazione allevatori della Turchia
  • Riforma della Pac: incontro a Venezia
APPUNTAMENTI
  • Canapa: opportunità per gli agricoltori. Se ne parlerà domani a Perugia nella sede della Cia Umbria
  • “Le società agricole: passaggi generazionali e gestione dell’impresa efficiente e dinamica”. Domani a Jesi convegno della Cia e del Consiglio notarile di Ancona

 

ATTUALITÀ


Cia Abruzzo: domani convegno a Chieti sulla sicurezza in agricoltura

 

La Confederazione italiana agricoltori d’Abruzzo, in partnership con Inail regionale, ha organizzato per domani 16 marzo, alle ore 9.00, presso la “Sala Rossa” della Camera di Commercio di Chieti , in Via Pomilio n. 1 Centro Espositivo di Chieti Scalo un convegno inerente il progetto “Agricoltura Sicura”, sul tema “sensibilizzazione, prevenzione, informazione…buone prassi per la sicurezza in agricoltura”.

Questo evento sarà strutturato in due sessioni di lavoro e rappresenta  un importante appuntamento per discutere e mettere in risalto quali  azioni di sistema possono essere approntate,in maniera sinergica tra loro, per  provare a ridurre, in maniera sensibile, la percentuale degli infortuni sul e nei luoghi di lavoro nelle filiere dei comparti agricolo ed agroalimentare.

Durante i lavori del convegno verranno presentati i primi dati dell’indagine territoriale, condotta dalla Cia d’Abruzzo, che ha visto coinvolte 600 aziende nelle diverse realtà della  regione e saranno, altresì’ approfondite tematiche e problematiche legate alla applicazione  del nuovo accordo Stato/Regioni sulla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Gli approfondimenti saranno curati da esperti di entità istituzionali  quali le Asl di Chieti e Pescara, l’Ufficio regionale del Lavoro, l’Istituto tecnico agrario di Alanno, l’Università di Teramo, le organizzazioni datoriali e naturalmente Inail Abruzzo.

Per la Cia d’Abruzzo e per Inail Abruzzo  questo evento rappresenta una importante ribalta per  concorrere a radicare, nelle imprese e nei loro conduttori, la “cultura della sicurezza sul lavoro e per il lavoro”.

“Cultura della Sicurezza” vuol dire essere capaci di ridisegnare nuovi comportamenti e nuovi modelli che rappresentino un assett strategico per  tutte quelle aziende che hanno scelto la qualità e la competitività quali obiettivi primari della propria attività.

E’ importante sottolineare che i lavori del convegno ed i temi affrontati sono in piena sintonia con la strategia generale del “Progetto Agricoltura Sicura” che è incentrata su  fasi ed azioni quali:

-sviluppare efficaci strategie di comunicazione ed informazione, sui temi della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, destinate a target diversi a vario titolo coinvolti;

-sviluppare nuove metodologie e nuove modalità gestionali che prevedano un sempre maggiore utilizzo delle nuove tecnologie nei processi di accesso alle informazioni ed alle conoscenze  nella logica dei processi di semplificazione procedurale;

-lavorare concretamente a ridurre la percentuale degli infortuni nei luoghi di lavoro.

 


Convegno della Cia di Reggio Emilia: superare il “blocco generazionale” che frena il futuro dell’agricoltura

 

E’ ben riuscito il convegno della Cia di Reggio Emilia e dei suoi giovani, donne ed anziani, dedicato al ricambio generazionale in agricoltura. Un appuntamento non tradizionale, in cui interventi e relazioni sono stati intervallati da stacchi musicali e testimonianze filmate di giovani intervistati in azienda.

E’ un grosso problema quello del ricambio generazionale per la nostra agricoltura: lo ha ricordato in apertura la responsabile dei giovani Cia Arianna Alberici citando i dati dell’ultimo censimento agricolo, secondo il quale a Reggio, in linea con l’andamento regionale, appena l’8 per cento dei titolari di azienda ha meno di 40 anni (età alla quale nel settore si è ancora ‘giovani’), un tasso che non garantisce il futuro di questa fondamentale attività.

Inoltre, ha aggiunto l’assessore provinciale all’Agricoltura Roberta Rivi, oltre metà manca del tutto di un ricambio in azienda. E’ uno dei problemi di fondo, ha rimarcato nelle conclusioni il presidente della Cia reggiana Ivan Bertolini, insieme alla salvaguardia del territorio e del bene terra, temi sui quali la Cia ha proposto ai Comuni la condivisione della “Carta di Matera”, che appunto anche di queste problematiche si occupa.

La Cia, in particolare le sue Associazioni di persone Agia (giovani), Donne in Campo (imprenditrici) ed Anp (pensionati), ha avviato su scala regionale questi incontri che si svolgono in tutte le province e che si concluderanno verso la fine di aprile, con una proposta che porterà a sperimentare forme di passaggi di aziende da realtà che mancano di ricambio a giovani intenzionati ad "intraprendere", ovvero incominciare invece questa attività.

Questo perché, lo ha sottolineato l’assessore Rivi, i terreni, in genere molto costosi, rischiano di andare soprattutto a soggetti non agricoli e di diventare oggetto di "speculazione" finanziaria. I giovani -ha ricordato l’Alberici- in agricoltura sono al livello più basso dal dopoguerra, questo naturalmente non porterà ad una scomparsa dell’agricoltura, ma ad una accelerata evoluzione in senso estensivo ed industriale. Quel tipo di agricoltura -secondo il prof. Luca Lombroso, docente all’Università di Modena e Reggio e noto meteorologo- che più ‘impatta’ sul pianeta quanto a produzione di gas ad effetto serra. Le peculiarità dell’agricoltura reggiana, ha ricordato ancora la responsabile Agia sono le produzioni di qualità a marchio Dop e Igp che rappresentano circa l’85 per cento del valore della produzione agricola reggiana, una peculiarità che può sopravvivere se sopravvive l’azienda media a conduzione familiare, secondo l’assessore.

Proprio nell’Anno europeo dedicato alla solidarietà tra generazioni, ha puntualizzato Arianna Alberici, c’era il contesto ideale per promuovere un’iniziativa tesa ad affermare il ricambio generazionale nel settore agricolo. La rarefazione dei giovani ha cause di tipo culturale, legate al retaggio di pregiudizi passati, altre più attuali che riguardano la bassa redditività del lavoro agricolo, l’elevato impegno di capitali e personale richiesto, il difficile accesso al credito, il costo dei terreni e dei canoni d’affitto. Come contrastare questo "blocco" generazionale -si è chiesta-: cominciando a rendere più facile l’accesso al bene terra e al credito. La Cia cerca di fare la sua parte in quest’ottica.

Tra gli interventi nella mattinata, aperta (per scelta) sulle note de “il vecchio e il bambino” di Guccini, da sottolineare quelli delle responsabili reggiane di Donne in Campo (Loredana Maurilli) e dell’Anp (Deanna Ferrari).


Grande successo del convegno della Cia di Torino sull’agricoltura di montagna a Bobbio Pellice


Grande successo del convegno organizzato dalla Cia di Torino e dal Comune di Bobbio Pellice, dedicato alle problematiche dell’agricoltura di montagna, svoltosi lo scorso sabato 10 marzo. La sala del centro culturale "La Dogana" era, infatti, stracolma di agricoltori e rappresentanti delle Istituzioni. 

Particolarmente significativa la presenza degli assessori all’Agricoltura di Regione e Provincia, Claudio Sacchetto e Marco Balagna, rimasti fino al termine dei lavori. Altrettanto significativa la partecipazione al convegno di molti giovani margari, cui la Cia di Torino ha voluto dar voce, che con passione ed impegno proseguono questa difficile attività.

La manifestazione è stata aperta dal sindaco di Bobbio Pellice Patrizia Geymonat e dal presidente della Cia di Torino Lodovico Actis Perinetto i quali hanno posto l’accento sulla necessità di dedicare più attenzione e più risorse all'agricoltura di montagna, ancora alla base dell'economia di queste zone, nonostante che produrre e vivere in montagna comporti costi e sacrifici altrove sconosciuti.

"Rispetto all’agricoltura forte e abbondante che caratterizza la pianura - ha detto Actis Perinetto - c’è un’agricoltura di montagna complicata, in molti casi perfino ‘eroica’, che si scontra con terreni e climi difficili. E che, però, svolge un ruolo strategico nella conservazione dell’ambiente e nel mantenimento dell’ecosistema, garantendo la sopravvivenza di un paesaggio rurale e la valorizzazione delle attività tradizionali".

La relazione introduttiva è stata svolta dal vicesindaco di Bobbio Pellice, nonché apprezzato margaro, Pier Claudio Michelin Salomon, il quale ha evidenziato le particolarità naturali e culturali dell’arco alpino e le relative difficoltà nella coltivazione del territorio. Salomon ha poi sottolineato che le piccole aziende operanti in zone svantaggiate, quali quelle di montagna, necessitano di aiuti specifici e di semplificazioni burocratiche.

"Lo sforzo che devono compiere gli agricoltori del posto per perpetuare la propria attività è considerevole –ha concluso Salomon-, ma è premiato dall’alto pregio di alcune eccellenze che scaturiscono da questo territorio, come il "serass del fen", formaggio tipico per il quale è in dirittura di arrivo il riconoscimento della Dop".

Molto apprezzati anche gli interventi di Marzia Verona, responsabile del progetto dell’assessorato regionale "Pro Pastorizia", e del funzionario regionale Luigi Ferrero, che hanno indicato una serie di strumenti necessari per la creazione di condizioni per la sopravvivenza dell’agricoltura di montagna quali: adeguati pagamenti compensativi, approccio intersettoriale, ricerca, formazione e sostegno alla commercializzazione dei prodotti di montagna.

Il vicepresidente provinciale della Cia Claudio Rivoira,moderatore della manifestazione, ha rivolto al termine dei lavori un particolare ringraziamento ai sindaci delle vallate ed al presidente della Comunità montana del Pinerolese Andrea Coucourde che, con la loro presenza, hanno dato risalto all'iniziativa della Cia di Torino.

 

 

 

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COMUNICATI


Agroalimentare: organizzazioni agricole e cooperative insieme per un nuovo progetto di sviluppo e competitività

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi interviene alla 15ª Assemblea nazionale dei delegati Legacoop Agroalimentare a Roma. Rilanciata la proposta di un Tavolo comune per aprire nuove prospettive al settore.

 

“Lavorare insieme per un nuovo progetto dell’agroalimentare in grado di dare nuove prospettive di rilancio e di competitività”. Questa la proposta che il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha rilanciato al mondo cooperativo nel corso della 15ª Assemblea nazionale dei delegati Legacoop Agroalimentare a Roma.

“Attualmente l’agricoltura del nostro Paese, ma anche tutto il sistema agroalimentare, stanno vivendo un momento assai difficile e con molti complessi problemi. E’, pertanto, importante individuare una strategia realmente propulsiva che -ha aggiunto Politi- possa ridare vigore alle imprese che operano in questo strategico settore. Da qui nasce il nostro invito all’Alleanza delle cooperative di operare in maniera congiunta attraverso un Tavolo di lavoro e confronto. Portare avanti azioni condivise tra organizzazioni agricole e cooperative significa sviluppare un’iniziativa capace di rafforzare gli strumenti necessari per un sano e duraturo processo di sviluppo”.

Politi, che ha condiviso pienamente la relazione svolta all’Assemblea dal presidente di Legacoop Agroalimentare Giovanni Luppi, e ha rilevato che “oggi più che mai in agricoltura un ruolo importante va ancora assegnato alla cooperazione e all’associazionismo che, anche se con storie e ruoli diversi, hanno svolto una funzione positiva per il settore primario e la difesa dei redditi degli agricoltori. Da questa convinzione deriva il nostro impegno a promuovere e valorizzare l’esperienza della cooperazione e dell’associazionismo”.

“Il confronto che proponiamo alle tre centrali cooperative è, dunque, l’occasione per mettere insieme le forze e dare consistenza ad un progetto che ci permetta di affrontare le nuove sfide, a cominciare dalla riforma Pac post 2013. Nostro auspicio -ha ribadito il presidente della Cia- è che si possano trovare punti convergenti e mettere in moto un progetto reale che possa finalmente imprimere una decisa e positiva svolta per l’intero agroalimentare italiano”.

“Non da adesso sosteniamo la necessità -ha aggiunto il presidente della Cia- di privilegiare i rapporti di filiera, le interprofessioni e di puntare sull’associazionismo e sui valori della cooperazione, che restano strumenti economici degli agricoltori da valorizzare e rafforzare, operando scelte imprenditoriali efficaci e mirate alla crescita del mondo agricolo-alimentare”.

“Per tale motivo -ha affermato Politi- rinnovo l’invito affinché tutti insieme, organizzazioni professionali agricole e cooperative, si possa aprire un serio confronto per ridare vigore all’agricoltura e dare nuove prospettive di sviluppo e competitività agli imprenditori agricoli, oggi in grave difficoltà. Crediamo fondamentale, pertanto, la ricerca di un processo condiviso che punti con decisione sul prodotto dei nostri agricoltori, che devono diventare reali protagonisti nella filiera. Il loro associazionismo è un passaggio di grande rilevanza per il futuro delle aziende”.

 


Made in Italy: tra falsi e tarocchi l’agroalimentare perde 160 milioni di euro al giorno. Ma la lotta non può essere solo a livello nazionale Serve un’azione propulsiva in Europa e nel mondo

 

La Cia ribadisce che vanno nella giusta direzione tutte le iniziative tese a difendere un grande patrimonio della nostra nazione. Tuttavia, bisogna assolutamente uscire dai confini e lavorare a livello internazionale per sconfiggere un fenomeno che rischia di mettere fuori gioco tante imprese. Stimolare l’Ue ad una posizione più chiara e decisa nella Wto.

 

L’agroalimentare italiano, sempre più attaccato dall’agropirateria, con falsi e tarocchi, perde ogni giorno nel mondo oltre 160 milioni di euro che in un anno diventano 60 miliardi di euro. Un business enorme che danneggia le nostre aziende che si trovano spiazzate sui mercati. Parlare di “rapina”, di “scippo”, di assalto indiscriminato e senza tregua non è affatto azzardato. Ormai siamo di fronte ad un vero e proprio accerchiamento e a cifre da capogiro. I prodotti “made in Italy” sono i più clonati nel mondo. Dai prosciutti all’olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli. Una vera e propria “guerra” che non si può combattere soltanto a livello nazionale, ma occorre portare avanti una strategia ben precisa e mirata sia in Europa che nel contesto internazionale. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori, fortemente preoccupata da un fenomeno crescente che danneggia pesantemente la stessa agricoltura che già vive un momento di grande difficoltà.

E’ giusto e positivo -rileva la Cia- che si promuovano iniziative nel nostro Paese per difendere l’agroalimentare made in Italy, ma da sole sono insufficienti per affrontare e vincere una battaglia da giganti. Per questo motivo è opportuno muoversi con decisione fuori dai confini nazionali. Occorre mettere in pratica un’azione di ampio respiro che vada a intaccare i problemi che sono alla radice dell’agropirateria che senza interventi efficaci continuerà a imperversare a danno delle migliaia di nostre aziende agroalimentari e agricole.

Ecco perché è indispensabile -ribadisce la Cia- rafforzare gli strumenti di servizio e di supporto all’internazionalizzazione delle aziende, soprattutto quelle piccole e medie. La proiezione internazionale del nostro sistema agroalimentare è una priorità da favorire e sviluppare. In questo contesto occorre fare in modo che vengano attivate misure in grado di tutelare la nostra imprenditoria tipica e di qualità.

La Cia, quindi, sollecita di sviluppare interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per sostenere l'assistenza legale di chi promuove cause (in particolare i consorzi di tutela) contro chi falsifica i prodotti alimentari. A ciò si deve aggiungere l’istituzione di una "task force" nell'Ue per contrastare tutte le truffe e le falsificazioni alimentari e sanzioni più severe (anche con l'arresto) nell'Ue contro chiunque imiti prodotti a denominazione d'origine. Occorre, inoltre, un’azione più decisa da parte dell'Ue nel negoziato Wto per un’effettiva tutela per le Dop, Igt e Stg. A questo si deve affiancare una politica di promozione delle nostre produzioni non episodica e frammentata in mille rivoli istituzionali.

Non solo. C’è la necessità -sottolinea la Cia- di una ristrutturazione degli strumenti deputati all’internazionalizzazione ed alla promozione. Occorre creare agenzie snelle, efficaci e partecipate dal mondo delle imprese. Nello stesso tempo c’è bisogno di rafforzare l’azione delle rappresentanze commerciali nei paesi emergenti, integrandole il più possibile con le Ambasciate, anche prevedendo la figura dell’addetto agricolo.

Insomma, occorre -conclude Cia- dare assistenza e sostegno legale alle aziende orientate al mercato estero contro le falsificazioni e l’uso scorretto di marchi e denominazioni, facilitare l’adozione e contrastare inappropriate norme sanitarie e tecniche. E con esse l’introduzione di regole chiare e affidabili che consentano l’etichettatura dell’origine dei prodotti, garantendo trasparenza e informazione nei confronti dei consumatori.


Ogm: non siamo d’accordo con il ministro Clini. Il biotech non serve alla nostra agricoltura tipica e diversificata. Ma siamo pronti a una riflessione con scienza e ricerca

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi: la nostra non è una posizione oscurantista. Va, però, rispettato il principio di precauzione e della tutela delle esigenze peculiari delle produzioni agricole dei territori agricoli italiani. Contro gli organismi geneticamente modificati c’è un fronte compatto composto da tantissime associazioni. E gli italiani hanno già espresso il loro rifiuto.

 

“Il ministro dell’Ambiente Clini è partito con il piede sbagliato sugli Ogm. Non condividiamo alcune delle tesi esposte e siamo fermamente convinti che gli organismi geneticamente modificati non servono alla nostra agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. La nostra contrarietà non è ideologica. Siamo, infatti, convinti che in Italia ed in Europa è possibile produrre colture proteiche libere da biotech, con beneficio per l’ambiente, per la salute, nonché per migliorare il reddito degli agricoltori e degli allevatori”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito all’intervista rilasciata dall’esponente di governo al “Corriere della Sera”.

“Il responsabile dell’Ambiente -aggiunge Politi- deve sapere che sulla delicata questione dell’utilizzo degli Ogm in agricoltura non ci sono soltanto due organizzazioni agricole, come citato nell’intervista. C’è, invece, un fronte molto più ampio di cui fa parte anche la nostra Confederazione. La Coalizione "ItaliaEuropa-Liberi da Ogm", alla quale hanno aderito tantissime associazioni, ha indetto pochi anni fa una Consultazione nazionale dove su oltre tre milioni di voti degli italiani, oltre il 99 per cento si è espresso contro gli organismi geneticamente modificati. Un parere di cui -credo- bisogna tenere conto. La sicurezza alimentare, il principio di precauzione, la qualità delle produzioni sono argomenti che stimolano gli interessi dei nostri concittadini, i quali, anche in quell’ occasione, hanno ribadito l’intenzione di voler mangiare bene e sano, di mangiare tipicità”.

“Questo, tuttavia, non significa che la nostra posizione sia oscurantista. Da parte della Cia -avverte il presidente- non c’è alcuna preclusione nei confronti della scienza e della ricerca. D‘accordo, quindi, con il ministro Clini sulla proposta di una riflessione seria che deve coinvolgere la ricerca e la produzione agricola. Il tutto, comunque, deve essere fatto -ripeto- nel pieno rispetto del principio di precauzione e della tutela delle esigenze peculiari delle produzioni di qualità e tipiche dei territori agricoli italiani”.

“Nessuno ha mai pensato che fine farebbero i prodotti tipici e di qualità delle nostre terre con le coltivazioni Ogm. Quei prodotti che sono il frutto di una biodiversità eccezionale che contraddistingue e rende unica l’agricoltura italiana. Con il biotech c’è il rischio di far scomparire dalle tavole una varietà straordinaria di produzioni d’eccellenza. Non potremo così mangiare e assaporare, ad esempio, le mele annurca, le pesche di Romagna, il pomodoro Pachino e San Marzano, le nocciole del Piemonte, le arance di Ribera, le clementine di Calabria, la pasta fatta con grano duro italiano, il Brunello di Montalcino, il Dolcetto d’Alba, l’Amarone, il Primitivo di Manduria, gli oli d’oliva della Sabina, di Brisighella, della Daunia. Sarebbe, in pratica, la morte di un mondo agricolo che ha permesso all’agroalimentare ‘made in Italy’ di conquistare i mercati internazionali”.


Vino: l’export vola a quota 4,4 mld, ma i consumi nazionali restano al palo. Nel mondo più di una bottiglia su cinque è “made in Italy”

 

Nel 2011 il vino tricolore diretto all’estero ha superato i 24 milioni di ettolitri, mettendo a segno un più 12 per cento rispetto al 2010. In Italia invece si beve meno, ma vince la qualità. Occorre, tuttavia, una migliore redistribuzione del valore aggiunto nella filiera.

Più di una bottiglia su cinque nel mondo “parla” italiano. Il vino tricolore mette a segno anche quest’anno performance eccezionali sui mercati oltreconfine, facendo registrare un nuovo record per il 2011, che si è chiuso con un balzo in avanti in valore del 12 per cento e in volume del 9 per cento. Cifre che consolidano il primato mondiale dell’Italia per quantità di vino esportato nel mondo. Ma se da una parte il comparto continua a segnare un record dopo l’altro oltre confine, in patria i consumi restano al palo e il vino venduto all’estero ha superato per la prima volta quello consumato in patria. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

A gradire più di tutti il nostro vino sono la Germania, il Regno Unito e gli Usa. Ma la classifica si inverte se guardiamo alla qualità: a confermarsi i più affezionati delle nostre etichette certificate, infatti, sono gli Stati Uniti con un import di 948 milioni di euro, seguiti dai 919 milioni della Germania e dai 509 del Regno Unito.

Il vino italiano gode di un successo ormai planetario, rappresentando ben il 22 per cento del mercato mondiale, con più della metà delle bottiglie “made in italy” che hanno varcato i confini nazionali: degli oltre 44 milioni di ettolitri che rappresentano la produzione complessiva del 2011, infatti, sono 24 quelli consumati all’estero contro i 20 che sono rimasti in Italia.

Se, quindi, si brinda sul fronte dell’export, meno entusiasmante è il risultato dentro i confini nazionali, dove continua il trend in ribasso dei consumi che va avanti dagli anni ’70, quando la quantità procapite si aggirava intorno ai 100 litri e che solo negli ultimi 15 anni è calata di 12 litri, passando da 55 a 43 litri. In compenso, gli italiani stanno affinando i propri gusti, dimostrando di ricercare sempre più la qualità: le uniche bottiglie a fare un passo avanti nei dodici mesi del 2011, infatti, sono quelle di fascia alta, in particolare quelle a denominazione d’origine, che registrano un aumento dell’11,1 per cento in volume, mentre le vendite di vino nella Grande distribuzione sentono gli effetti della crisi. Proprio il contrario di ciò che succede oltreconfine, dove i vini italiani che migliorano le proprie performance sono i vini sfusi.

Nonostante i successi collezionati in tutto il mondo, però, il comparto vinicolo mantiene delle contraddizioni su cui bisogna intervenire, a partire dalla più equa distribuzione dei guadagni nella filiera. “Non tutti gli attori del mondo del vino raccolgono gli stessi risultati dalle performance positive del settore -afferma il presidente della Cia Giuseppe Politi-. A soffrire di più è proprio il primo ‘anello’ della catena, costituito dai produttori di uva, che del prezzo al consumo della bottiglia ‘mettono in tasca’ meno del 15 per cento. Ecco perché è necessaria una coerente politica che migliori il funzionamento del mercato, riposizionando gli aiuti e i sostegni che erano destinati alla distillazione e ai mosti per aumentare le capacità competitive del settore, a partire dalla base produttiva”.

 

 

 

 

 

 

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TERRITORIO


Consorzi bonifica: il presidente Distefano rilancia il progetto “Best practice lucano”

 

“Dopo il “Patto civico” tra agricoltura e società sui temi della qualità ambientale-territoriale, dell’acqua e della bonifica, che abbiamo lanciato negli anni passati, specie dopo il superamento dell’Eipli, e in particolare a partire dal Mezzogiorno, è indispensabile definire il grave problema della governance del settore idrico, attraverso una regolamentazione definitiva ed organica ed avviare una nuova stagione di protagonismo degli agricoltori”. E’ quanto ha sostenuto Donato Distefano, vicepresidente nazionale dell’Anbi (Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni) e presidente regionale della Cia- della Basilicata, intervenendo a Napoli alla settima Conferenza organizzativa dell’Anbi, nel “Foyer storico” del teatro San Carlo a Napoli. Quattro i temi di lavoro: situazione economico-finanziaria, interventi pubblici per la difesa del suolo e la gestione delle acque, collaborazione con Autorità di bacino ed enti locali, risorse idriche ed energia.

Distefano ha parlato di un progetto nell’ambito delle risorse idriche ed energia che -ha detto- partendo dal “modello lucano” può diventare una “Best practice” per il Mezzogiorno e l’intero Paese. Partiamo da un’esigenza che tocca direttamente le tasche degli agricoltori e le finanze regionali: in Basilicata solo per il sollevamento dell’acqua destinata all’irrigazione spendiamo 3,5 milioni di euro l’anno di costi di energia a cui si aggiungono tra i 3 e i 4 milioni di euro per il cosiddetto costo all’ingrosso.

E’ evidente che disponendo di ingenti risorse idriche e di un potenziale di produzione energetica, a parte quella petrolifera e del gas, diventa possibile abbattere i costi candidando i tre Consorzi di Bonifica, oltre ai titolari di aziende agricole, a progetti di risparmio energetico, con l’installazione di mini-impianti idroelettrici, eolici, fotovoltaici e a biomasse. I 3,2 milioni di euro che la Regione riceverà dal cosiddetto “Fondo Kyoto” sono pertanto un’opportunità insieme ad altre azioni da mettere in campo, in stretta sinergia con la Società energetica lucana, destinando una quota delle royalties petrolifere e incrementando la produzione idroelettrica, da noi ancora in una percentuale estremamente ridotta. L’acqua diventa in questo modo -ha sostenuto Distefano- leva fondamentale per la competitività dell’agricoltura e per la sostenibilità ambientale.

Nel ricordare che i tre CdB (Bradano-Metaponto, Alta Agri e Vulture-Alto Bradano) comprendono circa 475 mila ettari di cui il 40 per cento da irrigare, il vice presidente dell’Anbi ha evidenziato che “ sono un grande patrimonio di strutture e risorse umane. Occorre pertanto rendere più funzionali tali strutture, riorganizzando dove c'è bisogno per aumentarne l'efficienza e ridurne i costi, semplificando i rapporti con la contribuenza e puntando a soluzioni che unifichino le riscossioni. Il futuro dei Consorzi non può che andare dal beneficio al vasto campo del presidio del territorio, con competenze per l'irrigazione, il ciclo integrale dell'uso dell'acqua, la sicurezza idraulica, la difesa del suolo e la produzione di energia”.

“Gli enti gestori -ha aggiunto Distefano- devono essere in grado di inglobare nell’ambito delle loro funzioni le evoluzioni che si registrano e si manifestano sui territori consortili oltre a questo creare le basi per una bonifica dedicata e produttiva, in grado di misurarsi con attività nuove, come ad esempio quelle riconducibili al riutilizzo delle acque secondarie e rinaturalizzate, quelle legate alla produzione energetica da fonti rinnovabili; i piani agrovegetazionali comprensoriali e la forestazione protettiva e produttiva; nuovi sistemi di controllo e uso del suolo; i servizi e la gestione delle aree demaniali e del territorio rurale pubblico”.

In definitiva -ha continuato il presidente della Cia lucana - la gestione delle risorse idriche ha bisogno di una reale politica di svolta rispetto al passato. Non si può unicamente intervenire in presenza dell'emergenza. Occorre programmare. E' necessario un Piano efficace che permetta, nelle iniziative volte alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici e delle politiche ambientali, un approccio integrato e multidisciplinare. Un Piano che abbia il suo punto fermo nell'Autorità unica nazionale, con il supporto di valide Cabine di regia in ogni bacino. L'obiettivo da raggiungere è quello di una bonifica moderna, dedicata, in grado di riposizionarsi, di appropriarsi andare oltre il ruolo e le funzioni storiche, proiettata nei nuovi scenari e verso nuove sfide”.


La Cia di Taranto interviene sul Consorzio di bonifica e le cartelle pazze 2005

 

La Cia di Taranto evidenzia che in questi giorni la Soget sta richiedendo il pagamento di somme aggiuntive relative all'anno 2005 per il prelievo di acqua per irrigazione, per conto del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara.

Le aziende agricole hanno già pagato oltre cinque anni fa quanto previsto nel contratto sottoscritto; nel corso del 2011 hanno ricevuto una ulteriore richiesta di pagamento; tale richiesta scaturiva da una delibera dell'ex commissario del consorzio Vito Latorre che chiedeva il pagamento di somme aggiuntive per il 2005 ed anni successivi fino al 2009.

A quel punto la Cia di Taranto manifestò il suo disappunto ritenendo non dovute tali somme richieste dopo oltre cinque anni; infatti, nel corso del 2011, occupandosi della questione, la Cia manifestò con un sit-in a Bari presso la Regione Puglia ed a Taranto presso la sede del Consorzio di Bonifica e furono inviati numerosissimi ricorsi alle cartelle notificate agli utenti. Tale attività fra l'altro portò anche alle dimissioni del commissario Vito Latorre e la nuova nomina del commissario unico regionale dei consorzi di bonifica.

Dopo lunghe trattative ed incontri condivisi anche dalla Coldiretti di Taranto, il commissario unico Giuseppantonio Stanco ha annullato quella delibera che prevedeva tali pagamenti. Pertanto, nonostante le comunicazioni inviate alla Soget e la richiesta di discarico dei ruoli,  non si comprende come mai da diverse settimane a numerosi utenti la stessa Soget continua a notificare la richiesta di pagamento tramite ingiunzione.

A tal proposito la Cia è intervenuta più volte sulla questione chiedendo al commissario e al direttore del consorzio di fare chiarezza su questa “telenovela”; ad oggi riscontriamo che purtroppo la questione non è stata ancora risolta e pertanto la Cia preannuncia che, qualora il consorzio non rimuoverà immediatamente questa ingiustizia, procederà alla mobilitazione generale della categoria prendendo atto che a nulla sono valsi gli annunci fatti circolare nelle scorse settimane dallo stesso consorzio di bonifica.


Prosegue la collaborazione tra la Cia Lombardia e la Tdsy, l'associazione allevatori della Turchia

 

In questi giorni, su invito della Tdsy, l'Associazione allevatori della provincia turca di Aydin, sono in corso incontri tra allevatori turchi ed italiani in occasione del convegno sulla zootecnia da latte organizzato dall'associazione.

Grazie alla collaborazione tra la Cia Lombardia e la Tdsy (Associazione allevatori della Turchia), Dario Olivero, allevatore e dirigente della Cia milanese, insieme all'allevatrice Inge Hofmann, docente all'Itas “Mendel” di Villa Cortese (Milano), sono ospiti dell'associazione turca per promuovere uno scambio tra le esperienze tecniche ed imprenditoriali tra i due Paesi.

Con questa occasione prosegue dunque il rapporto tra la Cia lombarda con l'associazione allevatori turca. La Turchia vive una fase di grande crescita economica e di protagonismo nella politica

dell'area est del Mediterraneo e del medio-oriente.

Per la Cia Lombardia vanno, quindi, rafforzate le relazioni con le imprese e le istituzioni turche, nella convinzione che l'agricoltura resta centrale non solo negli scambi economici, ma anche come fattore di crescita equilibrata e sostenibile.


Riforma della Pac: incontro a Venezia

 

Si è svolto a Venezia mercoledì 14 marzo  un incontro sulla Riforma della Politica agricola comune a cui hanno partecipato i componenti della direzione provinciale e Giuseppe Cornacchia, responsabile Dipartimento  di Sviluppo agroalimentare e territorio della Cia nazionale.

Dopo una breve introduzione del presidente Cia di Venezia Paolo Quaggio, che ha informato sulle ultime iniziative svolte a livello nazionale e locale sulla questione dell’Imu e sul programma di assemblee che si terranno in tutte le zone nei prossimi giorni, ha preso la parola Giuseppe Cornacchia che ha illustrato puntualmente la situazione della Riforma e la posizione espressa dalle organizzazioni agricole.

Cornacchia ha sottolineato che fra giugno e settembre 2012 si arriverà alla definizione della nuova Pac e che tra le questioni più importanti da definire sicuramente il budget di spesa è quella prioritaria, andrebbe corretto il criterio di integrazione al reddito basato solo sulla superficie perché penalizzante per il nostro paese e va sicuramente rivisto il greening troppo complicato e burocratico, che limita fortemente le scelte agronomiche degli imprenditori.

Anche sul versante del secondo pilastro la gestione dei Psr è risultata particolarmente complessa e poco rispondente alle necessità degli imprenditori.

Dagli spunti dei vari interventi è emersa la necessità di intervenire per una sostanziale semplificazione della gestione della nuova Politica agricola comunitaria, di correggere il meccanismo per la distribuzione dei fondi del primo pilastro quale risultante sia delle superfici che della Plv e del lavoro impiegato.

Altra riflessione emersa riguarda la definizione di agricoltore attivo, considerando che all’interno di tale figura, debbano essere premiati in modo più significativo gli agricoltori professionali.

Sulle organizzazioni di prodotto, ritenute strategiche per il futuro dell’agricoltura, serve una nuova modalità di operare, più rispondente alle esigenze degli imprenditori agricoli, di tutela del reddito e di programmazione delle produzioni, superando quelle strutture che non rispondono a tali esigenze ma soprattutto favorendo una maggior presenza decisionale degli imprenditori.

 

 

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Canapa: opportunità per gli agricoltori. Se ne parlerà domani a Perugia nella sede della Cia Umbria

 

Domani venerdì 16 marzo, dalle ore 18, a Perugia, nella sede della Cia in via Angeloni 1, si terrà un incontro nel corso del quale saranno illustrate e discusse le questioni legate alla coltivazione, alla trasformazione ed all’utilizzazione industriale della canapa. Una coltura molto diffusa in Umbria fino agli anni ’50 del secolo scorso, soppiantata da altre fibre tessili negli ultimi decenni, che oggi è al centro dell’ attenzione non solo come valida alternativa produttiva per gli agricoltori e per gli imprenditori del settore tessile e di altri settori collegati, ma anche perché può consentire la creazione di una filiera di grande qualità, perfettamente in linea con gli orientamenti più recenti della politica agricola comunitaria.

Non a caso la Cia dell’Umbria, insieme ad altre associazioni, ha dato vita lo scorso anno al progetto Tun (Tessile umbro naturale)per mettere insieme tutte le figure imprenditoriali della nostra regione con l’ obiettivo di valorizzare non solo la canapa ma anche altre fibre tessili sia vegetali (lino) che animali (seta, lana ovina e di alpaca) per creare una filiera tutta umbra. All’incontro di domani parteciperanno, tra gli altri, il direttore del Museo della Canapa di Sant’ Anatolia di Narco, Glenda Giampaoli e, per la Cia dell’ Umbria, Anna Chiara Baiocchi e Walter Trivellizzi.


“Le società agricole: passaggi generazionali e gestione dell’impresa efficiente e dinamica”. Domani a Jesi convegno della Cia e del Consiglio notarile di Ancona

 

Fino ad un recente passato, per poter godere dei benefici che la legge concede a chi esercita l’attività agricola, non c’erano molte alternative riguardo alla veste giuridica da dare alla propria impresa: il coltivatore diretto risultava titolare di una ditta individuale, avvalendosi eventualmente di uno o più collaboratori familiari. Ora, invece, anche in agricoltura si possono adottare strumenti giuridici e societari più adatti alle varie esigenze dell’impresa. Le società “agricole” possono anche beneficiare delle agevolazioni riservate all’imprenditore agricolo professionale (Iap), inclusa l’opzione per la tassazione indiretta sui trasferimenti, notevolmente più leggera di quella ordinaria; condizione essenziale per accedere a questi rilevanti benefici è quella di attribuire alla società in questione l’attività agricola come esclusivo oggetto sociale e inserire nella ragione sociale o denominazione la dicitura “società agricola”, oltre ad alcuni requisiti soggettivi di alcuni soci/amministratori. Grazie a questa innovazione legislativa perfino una classica società di capitali può diventare uno strumento di cooperazione agricola

Le società agricole risultano uno strumento utile per il ricambio generazionale e  per una gestione dell’impresa efficiente e dinamica. Una opportunità per il rilancio del settore in un momento di forte crisi, consentendo di reperire risorse aggiuntive da nuovi soci da utilizzare in investimenti aziendali ed una più razionale gestione delle risorse umane.

Ma vi sono anche problematiche aperte,ad esempio le questioni legate ai diritti di prelazione o alle agevolazioni fiscali nelle compravendite dei terreni, ai vincoli ecc.

Al fine di fare chiarezza sul mondo delle società agricole e far conoscere tale opportunità, la Cia ed il Consiglio notarile di Ancona organizzano un’incontro per domani 16 marzo, a Jesi, ore 9-13.00, presso il Centro Direzionale Esagono Banca Popolare di Ancona, via Don Battistoni, 4.

Il convegno vedrà l’intervento di esperti del settore. Parleranno Evasio Sebastianelli, direttore Cia Ancona, Massimo Bagnoli, responsabile settore consulenza fiscale e finanziaria della Cia  nazionale (“Dalle società in agricoltura alle società agricole professionali”), Pietro Ciarletta, notaio in Osimo e presidente Consiglio notarile di Ancona  (“La società agricola: vicende costitutive e modificative”), Dario Bigoni, commercialista in Ferrara e collaboratore Ipsoa (“L’evoluzione della fiscalità delle società agricole”), Catia Cancellieri, Ufficio consulenza Direzione regionale Marche Agenzia delle Entrate (“I trasferimenti di terreni da socio a società Iap  e la Dgr Marche n. 276”), Flavia Nicolello, Direzione Inps Ancona (“Le società professionali e l’Inps”), Simone Baglieri, responsabile Staff pianificazione monitoraggio e pricing Banca Popolare di Ancona (“La  società agricola e l’accesso al credito/finanziamenti agevolati”). Presiederà il dott. Andrea Massei, notaio in Ancona e segretario Consiglio notarile di Ancona

 

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