| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
|
Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 53 - n. 33 | 15 febbraio 2011 |
|
||||||
|
Il pecorino siciliano “Piacentinu Ennese” taglia il nastro delle mille registrazioni di qualità da parte dell’Europa. La Cia esprime soddisfazione. Salgono a 221 i prodotti tutelati del nostro Paese. Un premio al lavoro dei nostri agricoltori. Tra i marchi trionfa l’agricoltura dei paesi mediterranei: ad essi appartiene oltre l’80 per cento delle produzioni certificate. Con il riconoscimento europeo Dop del formaggio pecorino siciliano “Piacentinu Ennese”, si rafforza la leadership dell’Italia in fatto di tipicità e di qualità. Nel giorno in cui l’Europa consacra la millesima denominazione d’origine, il nostro Paese raggiunge la quota record di 221 specialità a marchio, oltre il 22 per cento del totale dei prodotti Ue tutelati. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che esprime soddisfazione per il consolidamento del primato del “made in Italy”. E’ stato proprio il pecorino siciliano a tagliare il nastro delle mille registrazioni di qualità da parte dell’Ue. Un successo -commenta la Cia- che premia l’impegno degli agricoltori italiani che con il loro impegno tutelano e valorizzano un patrimonio insostituibile di tradizioni e tipicità delle nostre terre. La Cia ricorda che questi prodotti hanno, in Italia, un fatturato al consumo di circa 9 miliardi di euro ed un export di 1,9 miliardi di euro. Non solo. Tale particolare settore dà lavoro, tra attività dirette e indotte, a più di 300 mila persone. Sono marchi che rappresentano una risorsa insostituibile per l’economia locale, in particolare per alcune zone marginali di montagna e di collina che, altrimenti, non avrebbero molte altre possibilità di sviluppo. Per quanto riguarda i consumi, la Cia sottolinea che la spesa per Dop, Igp e Stg è così ripartita: 65 per cento i formaggi, 16 per cento i salumi, 18,4 per cento i vini, 0,3 gli oli extravergine d’oliva, 0,3 gli altri (ortofrutticoli, pane, miele). E gli acquisti di tali prodotti sono concentrati per il 65,5 per cento negli iper e supermercati, il 18,5 nei negozi tradizionali e il 16,0 per cento negli altri canali di vendita. Da rilevare anche i dati relativi alle produzioni di qualità a denominazione di origine, certificate dall’Ue, che confermano il trionfo dell’agricoltura mediterranea. I riconoscimenti, oltre al nostro Paese, premiano, infatti, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia. Paesi dove si esaltano e si valorizzano le produzioni agricole tipiche e di qualità che caratterizzano il Bacino del Mediterraneo. Dei mille marchi riconosciuti, oltre l’80 per cento -rimarca la Cia- appartiene all’Italia, ai nostri cugini d’Oltralpe, ai paesi iberici e quello greco. E questo conferma che in Europa vince l’agricoltura diversificata. Vince quell’agricoltura fondata su tradizioni millenarie, fortemente legata al territorio. Un’agricoltura, quindi, che ha bisogno di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni comunitarie, visto anche il ruolo che essa ricopre nel contesto europeo.
Il settore primario spinge le esportazioni nazionali, che mettono a segno nei dodici mesi una crescita tendenziale pari al 15,7 per cento. Per la Cia ora è necessario continuare con l’opera di valorizzazione e promozione del “made in Italy” nel mondo. L’agricoltura concorre alla ripresa dell’export italiano nel mondo. Nel 2010 i prodotti tipici del “made in Italy” agroalimentare hanno contribuito a trainare le esportazioni nazionali, che nell’anno sono cresciute del 15,7 per cento, con una dinamica più vivace verso i paesi extra Ue. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sul commercio estero diffusi oggi dall’Istituto di statistica. In particolare, nel 2010 le esportazioni dei prodotti agricoli freschi hanno registrato un aumento “boom” del 21,3 per cento a livello tendenziale, mentre l’export dei trasformati alimentari ha segnato quota più 10,8 per cento. Un bilancio positivo -spiega la Cia- su cui ha inciso anche la dinamica straordinaria delle esportazioni agricole a dicembre. Nell’ultimo mese dell’anno, infatti, il segmento dei prodotti freschi è cresciuto eccezionalmente del 26,7 per cento e quello dei trasformati del 19,3 per cento. Le esportazioni complessive a dicembre 2010 si sono “fermate” a quota 21,2 per cento. Per l’agricoltura si tratta di un risultato importantissimo -osserva la Cia-. In un anno in cui il valore aggiunto del settore primario è calato del 3 per cento e la produzione del 2 per cento, i costi e gli oneri amministrativi e burocratici sono saliti del 4 per cento e i redditi degli imprenditori sono rimasti con il segno meno, l’export ha rappresentato l’unica boccata d’ossigeno per le aziende, lo sbocco necessario anche per tenere a bada il calo dei consumi sul mercato interno. Ecco perché, ora più che mai, è importante continuare con l’opera di valorizzazione dei prodotti simbolo della nostra agricoltura nel mondo -conclude la Cia- evitando però di muoverci in ordine sparso, ma percorrendo una nuova e più efficace azione sinergica per il settore, portando avanti una valida promozione che esalti a livello globale la qualità del “made in Italy”.
Il presidente della Cia Giuseppe Politi: “così si distrugge il settore; risponderemo con la piazza”. “E’ semplicemente una vergogna”. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commenta il maxi-emendamento sul “Milleproroghe” presentato oggi dal governo al Senato e sul quale è stata posta la fiducia. “E’ assurdo -afferma Politi- che per l’agricoltura in grave crisi non sia previsto nulla, mentre arriva il solito premio ai ‘furbetti’ delle quote latte. Per coloro che non hanno rispettato la legge si trovano i soldi; per le imprese agricole, oberate da costi onerosi, da prezzi non remunerativi e da redditi in drastico calo, nessun sostegno. Il disinteresse più assoluto. Un atteggiamento inqualificabile da parte di governo e maggioranza che ancora una volta calpestano la legalità e umiliano gli agricoltori che sono costretti a operare tra incertezza e vincoli asfissianti e che ogni giorno di più vedono allontanarsi sviluppo e competitività”. “Davanti a questo ennesimo colpo di mano non resteremo certo fermi. La nostra mobilitazione -avverte il presidente della Cia- riprenderà massiccia e più forte, con iniziative di piazza anche di carattere unitario. Diciamo basta a una discriminazione inconcepibile verso l’agricoltura, che in questo modo rischia di essere distrutta. Un gioco al massacro che contrasteremo con ogni mezzo e con la massima determinazione”.
La Cia sottolinea che nel quarto trimestre è tornato a crescere il valore aggiunto, dopo la caduta registrata nei mesi precedenti. Il presidente Giuseppe Politi: “Ma la situazione per le imprese resta difficile. I gravi problemi degli agricoltori continuano a essere ignoratati dal governo. il settore primario, tuttavia, mostra segni di vitalità”. Dopo mesi di dati negativi, il valore aggiunto dell’agricoltura torna a crescere, ma la situazione del settore resta sempre estremamente difficile. L’incremento congiunturale registrato nel quarto trimestre del 2010 (ancora non quantificato) segue, infatti, i cali, sempre congiunturali, del primo trimestre (meno 3,1 per cento), del secondo trimestre (meno 2,7 per cento) e del terzo trimestre (meno 1,2 per cento). Una ripresa, quindi, ancora lontana. Il dato, però, conferma la grande vitalità delle imprese agricole, nonostante i problemi con i quali sono costrette a confrontarsi. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alle rilevazioni preliminari sul Prodotto interno lordo (Pil) rese note oggi dall’Istat. “La crescita messa a segno dall’agricoltura è un elemento confortante, ma va preso -avverte il presidente della Cia Giuseppe Politi- con le dovute cautele. Non è oro tutto quel che riluce. Il settore, pur in presenza di una crescita del valore aggiunto, fa ancora i conti con aziende oberate da onerosi costi produttivi, contributivi e burocratici, da prezzi sui campi non remunerativi, da redditi sempre più falcidiati. Non solo. Si deve anche pensare che l’incremento del quarto trimestre dello scorso anno viene dopo un lungo periodo di continue e preoccupanti flessioni che non sono state affatto recuperate”. “Indubbiamente, siamo in presenza di un segnale -afferma Politi- che apre un flebile spiraglio nel fosco panorama dell’agricoltura italiana. Ma da qui a dire che la crisi è superata ce ne vuole. Il settore continua a vivere una delle crisi più dure degli ultimi trent’anni. Ancora tante questioni attanagliano le aziende, sia sotto il profilo dello sviluppo che della competitività. E non è un caso che da tempo sollecitiamo misure realmente incisive in grado di dare concreti sostegni agli imprenditori e di avviare al più presto un nuovo progetto di politica agraria”. “Comunque, il dato positivo -aggiunge il presidente della Cia- non deve essere un alibi perché il governo continui a non riservare la giusta attenzione al mondo agricolo. Anzi, crediamo indispensabile che da parte dell’esecutivo vi sia un reale presa di coscienza della gravità delle questioni che condizionano i produttori. C’è l’urgenza di interventi mirati e concreti per contrastare l’attuale emergenza”. “Per questo motivo abbiamo espresso tutto il nostro malcontento nei confronti del ‘Milleproroghe’, un provvedimento che non dà alcuna risposta agli agricoltori, ma che premia unicamente i furbi delle quote latte. Il ‘bonus gasolio’, gli interventi a sostegno del settore bieticolo e i finanziamenti alle Associazioni degli allevatori -rimarca Politi- rappresentavano misure importanti in grado di dare un sollievo agli imprenditori, che non possono continuare a operare in una crisi profonda e nella perenne incertezza. Il governo e la maggioranza, invece, le hanno completamente ignorate”.
Per ridurre il rischio alluvioni e dissesto del suolo e prevenire la dichiarazione dello stato di calamità, come l’ultima da parte del governo a seguito delle piogge alluvionali che hanno colpito nei mesi di ottobre e novembre 2010 alcuni territori delle Regioni Veneto, Toscana e Basilicata, sono necessari a livello nazionale Accordi di programma e a livello regionale patti territoriali. E’ questa la posizione dell’ Associazione nazionale bonifiche irrigazioni (Anbi) e presentata stamani a Roma nel corso di un convegno al quale ha partecipato il vicepresidente nazionale Anbi e presidente della Cia Basilicata Donato Distefano. Gli eventi alluvionali nel solo 2010, dalle prime stime -è stato sottolineato- hanno prodotto danni per oltre 3 miliardi di euro; è stato calcolato che in 40 anni, dal 1950 al 1990, si sono persi 8,5 milioni di ettari di suolo (un consumo medio annuo di Tra le proposte presentate dall’Anbi -ha detto il vicepresidente Distefano- un patto territoriale tra istituzioni, agricoltori, associazioni ambientaliste per realizzare un piano di manutenzione del territorio. Disboscamento, abusivismo edilizio, cementificazione dei letti dei fiumi e costruzione incontrollata di infrastrutture, sono alcune delle cause alla base dei problemi idrogeologici, ovvero frane, smottamenti, inondazioni. E secondo un sondaggio commissionato dall’Anbi, circa 6 italiani su 10 si sono trovati ''almeno una volta'' a dover affrontare qualche ''disastro legato a fenomeni naturali''. Il 43 per cento della popolazione ha dovuto affrontare alluvioni, esondazioni o frane o, ancora, smottamenti, i cui danni, se non evitati completamente, potevano essere senz'altro limitati con un'opportuna opera di prevenzione e manutenzione. Il piano proposto per il 2011 -ha spiegato Distefano- contiene 2.519 interventi per una spesa complessiva di 5 miliardi 723 milioni di euro, di cui in Basilicata 27 interventi per 105 milioni 766 mila euro. Siamo consapevoli dell’entità della spesa, ma -ha continuato- è indispensabile individuare soluzioni idonee per il reperimento delle risorse se non vogliamo comunque spendere dieci volte di più nel giro di un triennio solo in termini di danni provocati al territorio e alle attività produttive, per lo più agricole, ed occupazionali. Pertanto, le azioni più urgenti da effettuare sono: sistemazioni idrauliche, regimazione di fossi e corsi d’acqua minori; rifacimento e ammodernamento delle reti di bonifica; realizzazione, adeguamento e rifacimento briglie ed altre opere di bonifica; realizzazione nuovi impianti idrovori; consolidamenti arginali, stabilizzazioni degli alvei e delle sponde. Il rischio di disastri idrogeologici, rispetto alla zona di residenza, preoccupa quasi la metà della popolazione italiana che ''richiede a gran voce'' un attento e costante monitoraggio territoriale e un'attività di prevenzione. Secondo uno studio del ministero dell'Ambiente citato dall’Anbi, il 9,8 per cento del territorio nazionale è interessato da aree ''ad alta criticità idrogeologica'' che riguardano circa 3 milioni di ettari.
Si è tenuto ieri a Nardò, presso la Masseria Bellimento, un incontro di lavoro sull'attività dei Gruppi di azione locali della provincia di Lecce, in preparazione dei bandi di prossima emanazione. L'incontro è stato introdotto dal presidente provinciale della Cia di Lecce Giulio Sparascio e dal responsabile provinciale Cia Gal e Parchi Giovanni Parente. Ha partecipato all'incontro Domenico Mastrogiovanni, del Dipartimento Sviluppo agroalimentare e territorio della Cia nazionale. Il presidente Sparascio ha ricordato l'esigenza di dare una valenza sempre più significativa alla presenza della Cia all'interno dei Consigli di amministrazione dei Gruppi di azione locale, per migliorare la qualità della vita degli agricoltori e delle aree rurali e per affermare la validità di un nuovo ruolo dell'agricoltore, anche in previsione della nuova Politica agricola comune. Giovanni Parente ha poi ricordato il ruolo decisivo e propositivo dei Gal per lo sviluppo rurale e delle aree presidiate prevalentemente dagli agricoltori, dagli agriturismi, dalle masserie didattiche. Ha confermato tutto il suo impegno e tutta la sua disponibilità per il coordinamento delle esperienze Cia in questo settore. Sono intervenuti diversi dirigenti ed agricoltori ed ha concluso i lavori Domenico Mastrogiovanni che ha ribadito l'importanza di vigilare affinché le azioni dei Gal siano destinate per lo sviluppo rurale nelle campagne e non nelle città e spostare i servizi dai centri urbani alle campagne. I centri di informazione da individuare in campagna a tutela dell'ambiente e della vivibilità delle aree scarsamente popolate, prevedendo l'accessibilità a nuove tecnologie, alla banda larga, tale da rompere l'isolamento degli agricoltori e la promozione di uno sviluppo rurale armonico con la società.
|
|||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||