| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 54 - n. 58 | 14 marzo 2012 |
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L’iniziativa è promossa da Cia e Agia. Obiettivo è quello di creare le premesse per un futuro imprenditoriale di reali certezze. Le sfide poste dalla riforma della Pac post 2013. Tutela del paesaggio, cambiamenti climatici, approvvigionamenti alimentari, assetto del territorio, dinamismo socio-economico, i temi affrontati nei cinque seminari preparatori. Ai lavori interverranno il presidente confederale Giuseppe Politi, il ministro Mario Catania e il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro. “Il futuro dell’agricoltura europea dipende dai giovani agricoltori: il ruolo della Pac attuale e di quella post 2013”. Il progetto “Agriyou-Terra giovane”, promosso dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori e dall’Agia-Associazione giovani imprenditori agricoli, arriva al suo appuntamento più importante. Il percorso, che si è snodato lungo cinque seminari (Firenze, Palermo, Bari, Pescara e Verona), trova il suo apice nella Conferenza europea che si svolgerà a Roma il 20, 21 e 22 marzo. Il 20 marzo i lavori si terranno presso il Centro Frentani (via dei Frentani, 4); mentre il 21 e il 22 marzo presso il Tempio di Adriano (piazza di Pietra). La Conferenza prenderà avvio, alle ore 14.30, nella giornata del 20. Gabriele Carenini, vicepresidente Agia, dopo la registrazione dei partecipanti, coordinerà i lavori durante i quali i giovani agricoltori si confronteranno sui temi dei seminari preparatori: tutela del paesaggio, cambiamenti climatici, approvvigionamenti alimentari, assetto del territorio, dinamismo socio-economico. Il 21 marzio i lavori della Conferenza europea si sposteranno presso il Tempio di Adriano. Aprirà il presidente della Cia Giuseppe Politi e presiederà il presidente dell’Agia Luca Brunelli. Dopo i saluti del sindaco di Roma Gianni Alemanno, interverranno Antonio De Napoli, portavoce Forum nazionale giovani, e Dario Stefàno, coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura. Tema conduttore “I giovani delle aree urbane e la Pac”. Seguirà la presentazione dei risultati dei seminari preparatori da parte di Antonio Sposicchi, segretario nazionale Agia. A seguire la presentazione di esperienze imprenditoriali di giovani (due esperienze europee e due esperienze italiane). Nel pomeriggio, sotto la presidenza di Alberto Giombetti, coordinatore della Giunta nazionale Cia, ci saranno le relazioni di Giuseppe Cornacchia, responsabile del Dipartimento sviluppo agroalimentare e territorio della Cia (“Le posizioni della Cia sulla riforma della Pac”), di Matteo Bartolini, delegato Agia al Ceja (“La posizione di Agia in seno al Ceja”), di Andrea Segrè, presidente della Facoltà di Agraria di Bologna e professore ordinario di politica agraria internazionale e comparata (“Una strategia europea per evitare lo spreco di alimenti”), di Francesco Pennacchi, preside della Facoltà di Agraria Università di Perugia (“Pac tra passato e futuro: il ruolo della multifunzionalità”), di Cosimo Lacirignola, direttore Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari (“Agricoltura e sicurezza alimentare: scenari di medio termine”) e di Francesco Adornato, preside della Facoltà di Scienze politiche Università di Macerata (“La Pac e il diritto: i cambiamenti in atto con la riforma”). Dopo il dibattito, ci sarà la presentazione del documento di sintesi dei lavori da parte di Rossana Zambelli, direttore nazionale Cia. Nella terza e ultima giornata, il 22 marzo, si terrà una tavola rotonda sul tema-guida di Agriyou “Il futuro dell’agricoltura europea dipende dai giovani agricoltori: il ruolo della Pac attuale e di quella post 2013”. Modererà Giuseppe De Filippi, caporedattore area economica TG5-Mediaset. Interverranno Mario Catania, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Aldo Longo, direttore Dg-Agri Commissione europea, Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Joris Baecke, presidente del Ceja-Consiglio europeo dei giovani agricoltori, e Luca Brunelli, presidente Agia, si confronteranno su “I giovani agricoltori europei ed i cambiamenti della Pac”. Dopo il dibattito, le conclusioni di Giuseppe Politi, presidente nazionale Cia.
La Cia commenta il voto del Parlamento europeo. Ok alla conferma del blocco alla carne agli ormoni prodotta nel Nord America e alla revoca delle sanzioni doganali per alcuni nostri prodotti. L’aumento dell’import da Stati Uniti e Canada avrà, tuttavia, riflessi negativi per i nostri produttori. Un passo avanti importante che, tuttavia, lascia aperti alcuni problemi per l’agricoltura e per i consumatori del nostro Paese. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha commentato il voto del Parlamento europeo che ha approvato l’accordo che pone la parola fine alla ventennale “guerra della bistecca” tra Europa, Usa e Canada. E’ significativo -afferma la Cia- il fatto che è stato confermato e reso definitivo il blocco da parte dell’Unione europea delle importazioni di carni dal Nord America, dove è prassi abituale trattare i bovini con ormoni per accelerarne la crescita. Per i consumatori europei c’è, tuttavia, il rischio di una nuova criticità perché -afferma la Cia- le autorità veterinarie americane hanno autorizzato il trattamento antisettico delle carcasse di animali con acido lattico, prodotto che non è approvato dall’Ue. A questo si deve aggiungere -rimarca la Cia- che l’accordo prevede la possibilità di aumentare di 25 mila tonnellate le importazioni di carni di qualità da Usa e Canada nell’Ue, più del doppio della quota attuale. Ciò per un paese deficitario, in termini zootecnici, come l’Italia, potrà avere ripercussioni sulla stessa sopravvivenza della nostra zootecnia da carne. Nel sottolineare i vantaggi che l’Italia può trarre dalla revoca delle sanzioni doganali da parte americana per alcuni nostri prodotti tipici, la Cia invita, comunque, i consumatori a scegliere, consultando l’etichetta d’origine che è obbligatoria, le carni bovine nel nostro Paese che, oltre a garantire la salubrità, sono tra le migliori del mondo.
Il presidente della Cia Giuseppe Politi presenta a Roma l’ultimo libro del prof. Andrea Segré. Le risorse della terra sono abbastanza per tutti. Il problema sta nella loro distribuzione. È la crisi attuale, di natura ambientale ed etica oltre che economica, a indicarci, secondo il Prof. Andrea Segré, la via della “società della sufficienza”, in cui vige la regola del “quanto basta” per tutti. Questo è il modello a cui guarda l’ultimo testo del preside della Facoltà di Agraria di Bologna e presidente di Last minute market, presentato oggi dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori a Roma al Café de Paris. “Basta il giusto (quando e quanto)”, pubblicato da “altraeconomia edizioni”, è un piccolo manifesto per costruire un nuovo modello economico e sociale che elimini gli sprechi e che si fondi su un’“economia ecologica”, in grado di affrancarsi dalle contraddizioni della logica della crescita, che sono alla base dell’attuale crisi economica e ambientale. Segrè affida a una lettera a un ipotetico studente le sue riflessioni, in cui guarda all’economia dal basso, a partire proprio dall’agricoltura e dalla produzione alimentare, leve fondamentali del nostro sistema produttivo. “La pratica del ‘quanto basta’, allargata all’intera umanità, può costituire una chiave per la grande sfida planetaria della sicurezza alimentare, in cui il settore primario ricopre un ruolo centrale -ha affermato il presidente della Cia Giuseppe Politi in apertura della presentazione del libro-. Dietro le cifre ancora oggi impressionanti della malnutrizione globale si nasconde una grande ingiustizia sociale. Ed è proprio la “mission” degli agricoltori, cioè quella di produrre risorse e nutrimento, ad assumere in questo contesto un significato strategico, sia economico che etico. È proprio per questo che non mi stanco di ripetere lo slogan che la Cia ha fatto proprio da anni: serve più agricoltura per sfamare il mondo”. In un Pianeta in cui -spiega la Cia- si produce tanto cibo da assicurare ad ognuno di noi la disponibilità di 2800 kcal, quindi abbastanza per tutti, la malnutrizione continua a colpire quasi un miliardo di persone. Una contraddizione insostenibile, che si spiega anche con le cifre spropositate degli sprechi alimentari, che oltretutto hanno un costo economico altissimo, se si somma la mancata vendita allo smaltimento. Nel 2010 in Italia gli sprechi di prodotti alimentari dal campo alla tavola sono costati 11,2 miliardi di euro: una cifra pari allo 0,72 per cento del Pil. “Abbiamo perso il valore del cibo -ha detto il professor Segrè nell’incontro di oggi-. Ognuno di noi produce bene 550 kg di rifiuti solidi urbani, di cui un 20 per cento è imballaggio e un altro 30 per cento è perfettamente consumabile. Dobbiamo fare della crisi economica un’occasione di riflessione sul nostro paradigma economico ed etico, che considera lo spreco un rifiuto, mentre molto spesso è ancora utilizzabile e va usato o riciclato”. Oltre al professor Segrè e al presidente Politi, sono intervenuti nell'incontro, costruendo un dibattito attento e profondo sui limiti e le contraddizioni del nostro sistema economico, il prof. Adolfo Pepe, direttore della Fondazione Di Vittorio, il prof. Silverio Ianniello, docente dell'Università di Trieste, il dottor Antonio Gaudioso, vicepresidente di Cittadinanzattiva.
I presidenti delle associazioni del mondo imprenditoriale, tra cui la Cia, scrivono al ministro dell’Ambiente Clini. Il sistema di tracciabilità dei rifiuti continua a essere per le aziende motivo di preoccupazione e di malcontento. Sopprimere il pagamento del contributo del Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) per il 2012 e che è fissato per il prossimo 30 aprile. La richiesta, contenuta in una lettera inviata al ministro dell’Ambiente Corrado Clini, viene dalle associazioni del mondo imprenditoriale italiano (Cia-Confederazione italiana agricoltori, Confindustria, Rete Imprese Italia, Confapi, Confagricoltura, Aci-Alleanza delle cooperative italiane e Claai-Confederazione libere associazioni artigiane italiane). “Il sistema di tracciabilità dei rifiuti -scrivono nella lettera i presidenti delle associazioni- continua a essere per le imprese motivo di preoccupazione e di malcontento. I rinvii dell’operatività, che si ripetono trimestralmente da due anni, testimoniano, infatti, una situazione non gestibile, che richiede la rivisitazione totale del progetto”, come peraltro indicato ancora nelle scorse settimane dallo stesso ministro dell’Ambiente Clini. “In questa situazione, il pagamento del contributo Sistri per l’anno 2012, fissato per il 30 aprile, viene percepito da tutte le nostre imprese -rimarcano le associazioni imprenditoriali- come una vessazione ingiustificata” tanto più che le aziende stesse “hanno già versato, per l’anno 2010 e per l’anno 2011, settanta milioni di euro, senza averne ritorno alcuno”. “In periodi di profonda difficoltà economica come quello attuale, l’obbligo di nuovi versamenti, ad avviso di tutti, non trova giustificazione. Quello del pagamento del contributo per il 2012 è diventato, dunque, un problema importante e cruciale, che il ministero deve affrontare da subito: le imprese -conclude la lettera inviata a Clini- ne aspettano legittimamente la soppressione”.
Vivo cordoglio ha suscitato nella cittadinanza di Ruviano, piccolo centro agricolo della provincia di Caserta, l'immatura scomparsa del presidente della sede locale della Cia Antonio Coppola. Colpito da un male incurabile, ha lasciato nella costernazione la moglie e i figli Filippo, Roberto e Mauro. Quest'ultimo attento allevatore e giovane della nostra organizzazione impegnato nella produzione di latte bovino. Del presidente Coppola vogliamo ricordare la sua vivacità nell'organizzare manifestazioni, reclutare coltivatori invogliandoli alla partecipazione alle iniziative che i dirigenti nazionali o provinciali promuovevano. Come dimenticare le sue partecipazioni alle grandiose manifestazioni di Roma in piazza San Giovanni in Laterano con il presidente Giuseppe Avolio o in piazza del Popolo e la "trasferta" di Brescia per la questione delle quote latte. Celebri sono rimasti i suoi vivaci scontri con la Cirio prima e con la Parmalat poi per la definizione del prezzo del latte alla stalla. Sempre pronto alle visite alle grandi manifestazioni fieristiche, come l'Agrilevante di Bari, l'Eima di Bologna o la Fiera di Verona. Aveva per tutti un momento da dedicare loro, un consiglio da dare, un aiuto che la Cia zonale o provinciale poteva assicurare agli allevatori. Rimane un esempio per la sua dedizione al lavoro dei campi, alla sua famiglia, alla Cia. Il destino ha voluto che se ne andasse proprio nel giorno in cui la Cia scendeva in piazza Montecitorio a Roma per rivendicare una modifica all'iniqua norma dell'Imu sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali. Questa volta il presidente Coppola non c'era!
“Una buona alleanza tra agricoltori, amministratori regionali e locali, politici ed espressioni della società civile può rappresentare, in prosecuzione della ‘Carta di Matera’, la risposta per scongiurare il rischio di mettere fuori mercato centinaia e centinaia di imprese lucane”. A sostenerlo è il presidente della Cia Basilicata Donato Distefano sottolineando che “è questo il messaggio della manifestazione degli agricoltori italiani che si è svolta ieri a Roma alla quale ha partecipato una numerosa delegazione di agricoltori della Cia lucana L’agricoltura è una risorsa vitale per l’intero Paese e non si può -è sempre il messaggio del sit-in davanti alla Camera dei Deputati- frenarne la competitività e affossarla con insostenibili tasse. Questo non significa che il mondo agricolo voglia, vista la fase critica che attraversa il Paese, sottrarsi alle proprie responsabilità. Non è stato valutato l’effetto devastante che l’Imu potrà avere sulle imprese agricole. Siamo pronti ai sacrifici, ma non possiamo accettare misure distruttive dell’imprenditoria agricola. Il governo Monti ha fondato il suo programma sull’equità, ma questo provvedimento non è per nulla equo. Non possiamo assistere passivamente alla fine delle imprese agricole italiane che oggi scontano redditi inferiori a quelli del 2005; al contrario, ci batteremo con determinazione per difenderle e garantire loro un futuro di reali certezze. Se l’obiettivo del governo è quello di rilanciare l’economia, non si può dimenticare che l’agricoltura ha un ruolo centrale per la crescita del Paese. Ecco perché chiediamo una maggiore attenzione da parte del governo, delle istituzioni, delle forze politiche. Chiediamo -evidenzia Distefano- di rivedere l’impatto dell’Imu, dal momento che l’imposizione fiscale anche sui fabbricati rurali, strumentali all’attività di coltivazione o di allevamento, è una profonda iniquità, che non trova giustificazione alcuna. Per questo diciamo un fermo “no” all’Imu così com’è posta. Sarà un impatto devastante che metterà in crisi tutto il settore, che già vive un momento di estrema difficoltà, con costi produttivi (in particolare il “caro-gasolio”), contributivi e burocratici giunti ormai a livelli insostenibili. La Cia di Basilicata per attutire le ripercussioni negative di questa ingiusta tassazione ha già svolto diverse decine di assemblee territoriali aprendo un positivo confronto con sindaci ed amministratori comunali, a cui va dato atto che seppure sono stati caricati di un incredibile peso nel risanamento delle finanze pubbliche e chiamati dallo Stato a svolgere il ruolo di “gabellieri” o “tassatori” dei propri cittadini, stanno offrendo risposte positive alle richieste che vengono dagli agricoltori ed alle proposte della Cia. “E’ questo -ha concluso il presidente della Cia regionale Donato Distefano- la conferma di una alleanza strategica tra agricoltura ed istituzioni locali per dare nuovo impulso allo sviluppo produttivo locale, valorizzando risorse e vocazioni dei territori, coesione sociale e sostenibilità ambientale difendendo origine, qualità ed eccellenze delle produzioni agro-alimentari italiane e lucane, così come sancito con la sottoscrizione del manifesto programmatico avanzato dalla Cia con la ‘Carta di Matera’ sintetizzato nello slogan il futuro che vogliamo: più agricoltura!”.
“E’ un primo importante e significativo risultato, ma la mobilitazione continua fino a che non vedremo un concreto risultato”. Lo ha dichiarato Ivano Moscamora, presidente regionale della Cia Liguria, in merito all’ordine del giorno approvato dalla Camera che impegna il governo a rivedere la normativa Imu in agricoltura “La presenza di tanti agricoltori ieri davanti al Parlamento sotto le bandiere di Cia, Confagricoltura e Copagri, hanno rafforzato le ragioni della nostra protesta. Abbiamo incontrato -ha aggiunto Moscamora- tanti parlamentari spiegando loro le nostre ragioni. Il voto di ieri pomeriggio è anche frutto di questa iniziativa” “Si tratta di un primo punto a nostro favore, ma è necessario proseguire in questa civile ma assolutamente decisa e convinta azione a tutela della categoria”. Per questo già domani la Cia -ha proseguito Moscamora- sarà dal prefetto di Imperia con una folta delegazione di agricoltori, per illustrare e ribadire le nostre rivendicazioni” “Credo che le ragioni dell’ agricoltura siano evidenti, non penso che avremmo trovato tanto ascolto se non risultassero così chiari iniquità ed eccessivo peso della manovra sull’agricoltura e siamo convinti che ci siano i margini per una soluzione in grado di rispondere sia alle esigenze del bilancio dello Stato quanto a quelle delle imprese agricole. L’autorevole posizione espressa dalla camera -ha concluso Moscamora– ne è la riprova. Ora è necessario che il governo faccia proprie le tante sollecitazioni che provengono dalle categorie e dalle istituzioni locali modificando la norma”.
“La nostra mobilitazione -commenta Giordano Pascucci, Si tratta di un primo risultato -afferma La decisione della Camera -rileva
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