| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 52 - n. 241 | 13 dicembre 2010 |
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La Cia esprime preoccupazione per le produzioni di ortaggi in campo aperto. Dopo le abbondanti piogge che hanno provocato allagamenti ai terreni agricoli, si preannunciano ulteriori conseguenze per le basse temperature. Dopo la pioggia, gli allagamenti, gli smottamenti dei terreni e la neve, con danni di decine di milioni di euro, per le nostre campagne è scattata l’“emergenza gelo”. Si annunciano, infatti, in molte zone, specialmente quelle del Nord Italia, temperature sotto zero. Soprattutto gli ortaggi a campo aperto sono a rischio altissimo. A segnalarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori allarmata dalle ulteriori conseguenze che le intemperie possono provocare all’agricoltura che già fa i conti con una situazione molto difficile. La Cia rileva che sono a forte rischio gli ortaggi (spinaci, finocchi, radicchio, cavolfiori, insalate, carciofi, asparagi) e i fiori coltivati all’aperto o in strutture non riscaldate. Un’ondata di gelo che provocherà anche un aumento dell’utilizzo del gasolio per riscaldare serre e stalle. E questo, visto gli ultimi rincari e la mancata reintroduzione delle agevolazioni, provocherà nuovi problemi per gli agricoltori. Una preoccupazione che -avverte la Cia- è avvalorata anche dalle previsioni del tempo che preannunciano per le prossime ore un ulteriore brusco abbassamento della colonnina di mercurio. In particolare, nelle regioni del Nord dovrebbero, secondo i metereologi, scendere anche di 10 gradi sotto lo zero. Quindi, gelate al primo mattino e durante la notte. Un’eventualità, questa, che potrebbe provocare pesanti danni, in special modo se il freddo è accompagnato dal vento. Ma anche al Centro e al Sud la situazione non è certo migliore. Ad alimentare le ansie dei produttori agricoli -sottolinea la Cia- ci sono anche le conseguenze che il gelo può avere per coltivazioni come la vite e l’olivo che, in presenza di una discesa delle temperature abbondantemente sotto lo zero, possono subire pesanti danni.
Un’indagine della Cia mette in evidenzia uno spreco di risorse e un danno rilevante per l’ambiente (una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di Co2). Frutta, verdura, pane, latticini e carne, i prodotti che più degli altri finiscono nei cassonetti dell’immondizia. Una dissipazione che proprio nelle feste di fine anno raggiunge il suo apice negativo (si getta il 5 per cento del totale). Ogni anno si gettano nei rifiuti 25 milioni di tonnellate di alimenti consumabili. Una cifra che corrisponde alla metà delle importazioni alimentari dell'intera Africa. Circa 18 milioni di tonnellate vengono buttate da case private, negozi, ristoranti, hotel e aziende alimentari. Il resto viene distrutto nel percorso tra le fattorie o i campi e i negozi. E questo ci costa circa 37 miliardi di euro (il 3 per cento del Pil), senza contare lo spreco di risorse e i danni all'ambiente. Un vero schiaffo alla miseria che durante i 15 giorni delle feste di fine d’anno toccherà il suo apice negativo: tra pranzi di Natale e cenoni di Capodanno, per finire con le tavole imbandite per l’Epifania, finiranno nella spazzatura più di 500 mila tonnellate di cibo, circa il 25 per cento della spesa totale alimentare per le festività. Andranno così in fumo 1,5 miliardi di euro. Quasi 80 euro a famiglia. Il tutto frutto di cattive abitudini che, nonostante la crisi economica, continuano, purtroppo, a sussistere. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha compiuto un’indagine dalla quale si rileva che tra i prodotti più sprecati troviamo il pane, l'ortofrutta (circa il 40 per cento dello spreco), il latte e i formaggi, la carne. Gli sprechi maggiori -sostiene la Cia- si avranno soprattutto a Natale (cene e pranzi del 24, 25 e 26 dicembre), quando le famiglie italiane getteranno nei cassonetti dell’immondizia una cifra pari a un miliardo di euro, più di 50 euro a famiglia. Tra Capodanno e l’Epifania nella spazzatura troveranno, invece, alloggio più di 165 mila tonnellate di cibo, per un valore, a nucleo familiare, poco meno di 30 euro. In pratica, circa un terzo delle portate preparate per allestire le tavole delle feste finisce nel bidone della spazzatura. A questi dati -rimarca la Cia- vanno aggiunte le tonnellate di cibo che scade, che non raggiunge le nostre tavole, che viene gettato via da negozi, mense e ristoranti, che rimane nei campi senza neanche essere raccolto. Dunque, nei giorni delle feste natalizie -evidenzia la Cia- le famiglie italiane gettano nell’immondizia circa il 5 per cento del totale degli sprechi alimentari di un anno. E in questo periodo nella classifica dei prodotti a finire nella spazzatura troviamo al primo posto latticini, uova, carni (39 per cento): a seguire pane (19 per cento), frutta e verdura (17 per cento), pasta (4 per cento della pasta). Percentuali che, al contrario, per dolci risultano assai ridotte (2-3 per cento). Per vini e spumanti lo spreco è quasi nullo. La Cia ricorda che in un anno ogni famiglia butta 515 euro in alimenti che non consumerà, sprecando circa il 10 per cento della spesa mensile. Una cifra assurda che fotografa un fenomeno in espansione che neanche la difficile congiuntura è riuscita a frenare. D’altra parte, oltre alla valenza etica ed economica, non bisogna tralasciare -afferma la Cia- l'impatto ambientale del fenomeno: basti pensare che una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di Co2. E in questo impegno dissipatorio siamo in buona compagnia. La “maglia nera” degli spreconi -come evidenziato recentemente dal prof. Andrea Segrè, presidente della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna- spetta agli Stati Uniti, che nel complesso buttano via il 40 per cento degli alimenti prodotti; in Svezia il 25 per cento, in Cina il 16 per cento. In Gran Bretagna si gettano nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo all´anno. Comunque, dal 1974 ad oggi nel mondo gli sprechi alimentari sono cresciuti del 50 per cento e, purtroppo, continua a crescere.
Il Consorzio per l’export “Consapor Puglia”, promosso dalla Cia di Taranto, comunica che, in occasione delle celebrazioni del quarantennale della nascita della Concattedrale di Taranto, sarà presente con proprie aziende che esporranno i prodotti e li offriranno alla Diocesi. Questa iniziativa appartiene alle attività promozionali che il Consorzio già da tempo ha avviato per sostenere il “made in italy” sui mercati internazionali ma anche sui mercati interni. I prodotti in vetrina saranno olio, vino, latticini e formaggi, tonno e prodotti da forno. Al Consorzio aderiscono trenta aziende agroalimentari delle provincie jonico-salentine. Fra i programmi del Consorzio vi è quello di portare i suoi prodotti in Uzbekistan su iniziativa della costituenda Camera di Commercio Italo Uzbeka e della sede Ice presente a Tashkent, capitale dell’ Uzbekistan.
Piccoli progettisti del verde crescono. Un centinaio di alunni delle scuole elementari di Conegliano e Vittorio Veneto sono stati i veri protagonisti questa mattina della 1350° edizione delle Fiere di Santa Lucia di Piave, all’apertura della manifestazione. Nel padiglione convegni delle Fiere, davanti a un’affollata platea di genitori e insegnanti si è svolta la premiazione del concorso “Come vorrei il giardino della mia scuola” organizzato dalla Cia di Treviso e dall’Azienda speciale Santa Lucia Fiere e rivolto agli alunni delle scuole primarie. Fin dall’’inizio dell’anno scolastico alle scuole di una ventina di Comuni del coneglianese e vittoriese è stato chiesto di ridisegnare lo spazio verde della propria scuola. Le classi hanno così dato forma ai loro progetti attraverso disegni, descrizioni, plastici di diversi materiali. Un luogo più verde e accogliente dove coltivare non solo le piante, ma anche le amicizie ed essere liberi di esprimere la fantasia. Lo scorso 11 dicembre è stata premiata la loro creatività. Le classi vincitrici, divise in due categorie: primo ciclo (classi prime e seconde) e secondo ciclo (classi terze, quarte e quinte) delle scuole elementari, hanno ricevuto un premio in denaro. Per il primo ciclo le scuole vincitrici sono: Primo classificato: Scuola primaria S. Crispi – Vittorio Veneto, classi II A e II B. Secondo classificato: Scuola primaria Manzoni- Vittorio Veneto, classe II A. Terzo classificato: Scuola primaria Manzoni- Vittorio Veneto, classe I A. Per il secondo ciclo: Primo classificato: Scuola primaria Mazzini – Conegliano, classi III A e III B. Secondo classificato: Scuola primaria Kennedy – Conegliano, classi IV A e IV B. Terzo classificato: Scuola primaria S. Francesco – Conegliano, classe III A. La Cia di Treviso ha preso l’impegno, nei confronti delle classi assegnatarie del primo premio, di mettere a dimora alcune piante nel cortile della scuola, affinché il giardino dei sogni inizi a diventare realtà. I lavori di tutte le classi partecipanti saranno esposti in Fiera per tutta la durata della manifestazione.
“E’ finita la politica della polenta e costicine. Gli agriturismi oggi sono diventati operatori turistici prestati all’agricoltura che guardano a un ambito internazionale”. Così il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, si è rivolto ai numerosi addetti ai lavori del settore agrituristico questa mattina in Fiera a Santa Lucia di Piave facendo tappa al convegno “Agriturismo Agriturismi, verso la classificazione nazionale” organizzato da Turismo Verde-Cia Veneto, in collaborazione con Fiere Santa Lucia di Piave e l’Osservatorio nazionale dell’agriturismo del ministero delle Politiche agricole. Un incontro “a tutto campo” sull’agriturismo allo scopo di valutare le nuove tendenze del mercato, analizzare i nuovi strumenti a disposizione degli operatori e mettere a fuoco la necessità di arrivare quanto prima a una classificazione nazionale. Ospite di Turismo Verde Veneto, il governatore Zaia ha auspicato che si giunga al più presto a una classificazione degli agriturismi, valida in tutto il territorio nazionale, la stessa dalla Val d’Aosta alla Sicilia: “E’ dal ’95 che -ha continuato Zaia- parliamo di classificazione per l’agriturismo come attività connessa all’agricoltura L’offerta turistica nazionale non può più prescindere dalla presenza degli agriturismi. Il turismo nella nostra regione conta 62 milioni di presenze con 12 milioni di fatturato. Di questi 62 milioni di turisti 13 milioni vanno a Venezia. Il resto in giro per il Veneto”. Per Turismo Verde, la classificazione delle strutture agrituristiche deve valutare tutti i parametri dell’ospitalità rurale, ma soprattutto dovrà prendere in considerazione gli aspetti più tipici dell'offerta agrituristica, quelli legati all'agricoltura, alle produzioni tipiche, alla cultura contadina, all'ambiente e al paesaggio rurale: “La classificazione nazionale degli agriturismi -ha spiegato il presidente di Turismo Verde Veneto, Giuseppe Gandin- è ormai fondamentale per questo abbiamo voluto chiedere al ministero dell’Agricoltura a che punto siamo. Soprattutto ora che siamo chiamati a confrontarci con un mercato europeo serve un inquadramento che permetta all’agriturista di avere una chiara identificazione della struttura ricettiva e dell’attività di ristorazione”. Da parte sua, l’Osservatorio nazionale dell’agriturismo ha annunciato nel corso del convegno che entro i primi mesi del 2011 sarà portata a termine la bozza di classificazione nazionale, tenendo conto delle indicazioni giunte dalle Regioni. Sarà inoltre messo in campo un programma promozionale del turismo rurale e verrà redatto l’Albo nazionale degli agriturismi.
Dopo la partecipata iniziativa sulla Pac dopo il 2013, tenutasi il 6 dicembre e nella quale Roberto Scalacci, responsabile dell’Ufficio della Cia di Bruxelles, e Mario Lanzi, presidente della Cia Lombardia, hanno illustrato agli agricoltori e ai numerosi rappresentanti delle Istituzioni mantovane e lombarde lo stato attuale della discussione sulla riforma e le posizioni della Confederazione, continuano le iniziative pubbliche della Cia di Mantova in occasione del ciclo “San Martino 2010” Mercoledì prossimo 15 dicembre si terrà a Bagnolo San Vito (Mantova), presso l’agriturismo Colombarola, via Campione 12, alle ore 10.00, il convegno “Produrre carne, fra vincoli, criticità e prospettive” al quale parteciperanno autorevoli rappresentanti della filiera produttiva delle carni bovine e suine. I lavori saranno aperti dal presidente provinciale della Cia Luigi Panarelli e porterà i saluti dell’Amministrazione comunale di Bagnolo San Vito il vicesindaco Maria Rosa Borsari. Il settore delle carni bovine e suine non sta vivendo un periodo tranquillo: i prezzi riconosciuti ai produttori sono sempre bassi, la trasformazione e la vendita non sono contenti ed i vincoli sanitari e burocratici appesantiscono l’intero settore. Il sistema politico fatica a dare risposte concrete e gli allevatori rischiano di chiudere le proprie aziende. L’obiettivo del convegno è, quindi, quello di far discutere i rappresentanti della filiera, analizzando insieme le possibili soluzioni alla crisi del settore . Sarà Matteo Bernardelli, giornalista esperto del settore agricolo, a coordinare il confronto fra i relatori sul tema proposto. Al dibattito parteciperanno Fabrizio Guidetti, presidente Unipeg; Lorenzo Fontanesi, presidente Opas; Marco Guerrieri, responsabile Coopitalia – carni fresche e prodotti tipici; Marco Carra, Commissione Agricoltura Camera dei Deputati, e il presidente nazionale della Cia Giuseppe Polititi. L’appuntamento per la prossima iniziativa del “San Martino 2010” è fissato per il 22 dicembre. Questa volta saranno i giovani dell’Agia ad affrontare il tema “Promuovere l’agricoltura : dai sistemi tradizionali al web”.
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