| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 47 - n. 150 | 13 agosto 2005 |
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Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori in moltissimi sceglieranno di mangiare nelle zone rurali. Per l’occasione il vino bianco sarà preferito a quello rosso. Sarà un menù nel rispetto delle più antiche tradizioni rurali, un pasto austero e consigliato dalla stagionalità delle produzioni. Questa è la previsione della Cia-Confederazione italiana agricoltori per il prossimo pranzo dell’Assunta. Il pollo sarà il grande protagonista di ferragosto, un po’ in tutte le regioni, la Cia stima che se ne consumeranno più di 150.000 e principalmente verranno cucinati alla brace e alla “cacciatora” con aggiunta di vino bianco. I romani lo cucineranno con il pomodoro, nel Nord lo mangeranno “alla diavola” arrostendolo su di una pietra e aromatizzandolo con il rosmarino. Quindi, la passione degli italiani per il pollo non è stata scalfita dal virus asiatico. Per il primo piatto – spiega l Cia - la pietanza, proposta un po’ovunque, sarà la pasta all’uovo. Ogni regione punterà sulle proprie paste tipiche, dai cannelloni alle lasagne, dagli agnolotti alle fettuccine. I contorni che verranno maggiormente consumati saranno: insalata verde o mista con pomodori, condita con un giro di olio extravergine d’oliva ed una goccia di aceto, sempre più spesso, balsamico. Non mancheranno le patate al forno, piatto che ingolosisce sempre i bambini. Il vino più richiesto, per l’occasione, sarà il bianco, le aziende agrituristiche ne hanno messe in fresco circa 250.000 bottiglie, pronte ad integrarle con la mescita dello sfuso delle botti della campagna 2004. I frutti, che guarniranno le ceste a centro tavola, dovranno essere: fichi, uva, pesche,susine,albicocche e pere, e in fresco sotto l’acqua corrente l’immancabile anguria che i latini conoscevano come “cucurbita citrullus”. Per il dolce si punterà sulle crostate di frutta e di marmellate. Per il digestivo: nocino fresco e liquori alle erbe o, in alternativa, tisane calde. Le oltre 12.000 aziende agrituristiche italiane possono ospitare oltre mezzo milione di persone, sommandole a quelle che preferiranno il pic-nic e quelli che andranno con amici e famiglie nelle case rurali. La Cia stima che, circa 4 milioni tra italiani e turisti stranieri trascorreranno “ferragosto” in campagna e a contatto con la natura, con la possibilità di riportare in città un po’ di prelibatezze dell’agricoltura italiana (salumi, formaggi, marmellate, salse, miele, sottoli e sottaceti) facilmente reperibili in tutte le aziende. Qualche numero sul pranzo di ferragosto: 150.000 polli 380.000 uova di gallina 420.000 litri di vino 600.000 chili di frutta fresca 350.000 chili di insalata, pomodori e patate 650.000 chili di farina ( pane, pasta e dolci) 55.000 litri di olio extravergine di oliva
La Cia denuncia una situazione di emergenza per i produttori agricoli che vedono ridurre redditi e competitività. A rendere più difficile lo scenario sono il calo dei consumi e il crescente aumento dei costi produttivi e previdenziali. Per frutta e verdura è crisi continua. I prezzi sui campi sono sempre più in picchiata libera e si hanno anche riduzioni (pesche, pomodori, angurie, meloni) del 25 per cento rispetto ad un anno fa. Nell’ultimo mese il crollo delle quotazioni è stato in media del 20 per cento, mentre i costi produttivi, in particolare quello relativo ai carburanti, e previdenziali, che gli agricoltori sono costretti a fronteggiare, registrano un rialzo preoccupante. Il quadro è delineato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che denuncia una situazione drammatica per i produttori che vedono ridurre drasticamente i loro redditi. E sullo sfondo si consolida una crescente diminuzione dei consumi che rende lo scenario agricolo ancora complesso. Sul fronte della frutta -rileva la Cia- si riscontrano problemi un po’ in tutte le regioni e i prezzi all’origine, in particolare per pesche, meloni, angurie e susine, hanno imboccato un’inarrestabile china, mentre l’invenduto ormai sfiora il 18 per cento del totale. Analogo il discorso per gli orticoli, dove insalate, zucchine, melanzane e tutte le tipologie di pomodori, a grappolo, verde, da industria e ciliegino, hanno una netta flessione nei prezzi sui campi (meno 30 per cento rispetto allo scorso anno) e un calo del 15-20 per cento nei consumi. Drastica anche la flessione del prezzo del grano duro sceso del 35 per cento. Si sta, insomma, consolidando la tendenza già registrata nel 2004 quando -fa notare la Cia- le quotazioni di frutta e verdura sono calate in media del 18 per cento, mentre i consumi hanno avuto una flessione tra l’8 e il 10 per cento. Ma è il caro-benzina -rileva la Cia- a destare maggiore allarme, anche perchè sta avendo effetti devastanti per le aziende agricole. Negli ultimi sette mesi il prezzo sostenuto dagli agricoltori per acquistare gasolio è cresciuto di oltre il 40 per cento. La Cia sottolinea che questo pesante costo, aggiunto alla costante riduzione dei prezzi dei prodotti praticati sui campi e agli oneri contributivi che le aziende devono sostenere, rende sempre più difficile la situazione per i produttori agricoli che vedono diminuire la loro competitività sui mercati. Gli incrementi maggiori dei carburanti agricoli -segnala la Cia- si sono avuti soprattutto negli ultimi due mesi in cui si è avuto un rialzo dei prezzi che ha toccato il 20 per cento. Non solo. Davanti ai continui rincari del petrolio, il futuro che si prospetta non è dei più confortanti. A tal proposito la Cia rinnova la sua proposta: per ridurre il costo energetico in agricoltura, al settore va riconosciuto un contributo sotto forma di credito d’imposta (una sorta di “bonus fiscale” come quello praticato per gli autotrasportatori) sulla base dei consumi di carburante
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